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In Olanda con Affini, battute su Sobrero, il Giro e Dumoulin

23.06.2021
6 min
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Alla partenza dei campionati italiani da Bellaria, due giorni dopo quelli della crono, nella piazzetta del foglio firma Affini si è ritrovato accanto a Matteo Sobrero. Classe 1996 il primo, 1997 il secondo, il tenore delle battute era sul ridere. Gli altri intorno infatti apostrofavano il mantovano perché, in quell’unica volta con Ganna un po’ spento, fosse saltato fuori un altro che l’aveva anticipato. Per fortuna Edoardo non è permaloso e ne rideva a sua volta, ma certo nell’immediato lo stesso pensiero aveva colto quasi tutti. Salvo realizzare con il passare delle ore che anche il secondo posto è stato un’impresa, dato il percorso molto duro su cui si è disputata la maglia tricolore. La lunghissima fuga di cui sarebbe stato di lì a poco uno dei principali animatori avrebbe dimostrato che la condizione era molto buona e che il Giro d’Italia, concluso per la prima volta, ha prodotto nelle sue gambe l’effetto sperato.

Secondo nella crono tricolore di Faenza, a 26″ da Sobrero
Secondo nella crono tricolore di Faenza, a 26″ da Sobrero

Fuga olandese

Affini in questi giorni si trova a Peize, il paese vicino Groningen dove vive la sua ragazza. Racconta che la base di ogni conversazione è l’inglese, ma che l’olandese piano piano gli sta entrando nella testa e qualche parola riesce comunque a dirla. Il legame fra Edoardo e l’Olanda risale a quando da under 23 impacchettò le sue cose e si trasferì alla Seg Academy Racing, da cui spiccò il volo per approdare al professionismo. Prima con l’australiana Mitchelton-Scott e ora con l’olandese Jumbo-Visma. Siamo così abituati a incontrarlo, fra la nazionale sin da quando era junior e tutte le occasioni successive, da dimenticare che il 2021 è per lui la terza stagione da professionista, con il 2020 del Covid che vale quasi quanto un anno perso. Però certo il discorso sulla crono e la lunghissima fuga dell’indomani merita di essere ripreso. Perciò… eccoci qua!

Minaccia Sobrero

Il nome di Sobrero, in realtà, era saltato fuori proprio parlando con lui nel pomeriggio di vigilia, nel residence alle porte di Faenza in cui alloggiava assieme ai due corridori del Team Bike ExchangeKonychev e Colleoni – e i loro tecnici Algeri e Pinotti. Per i corridori isolati di squadre straniere il campionato italiano è una rincorsa agli amici per avere assistenza, così Affini si è affidato a Vittorio Algeri con cui ha vissuto i primi due anni da pro’.

«Che Sobrero andasse forte – racconta – me lo aspettavo, soprattutto dopo aver pedalato sul percorso. Il cronometro non mente, dopo averlo visto al Giro d’Italia e aver sentito come era andato in Slovenia, era uno degli osservati speciali. Anche io sono uscito bene dal Giro, ma per i miei standard, in salita sono uno di quelli che deve difendersi».

Le crono lunghe

Di fatto, la cronometro di 45,7 chilometri era un bel banco di prova con cui misurarsi. Già ieri avevamo parlato con Pinotti e poi con Fondriest della rarità di prove così lunghe, per cui sentire il parere di chi l’ha disputata chiude il cerchio.

Affini è entrato nella fuga di Imola per gioco, ma ha dato grande impulso. Qui con Tonelli
Affini è entrato nella fuga di Imola per gioco, ma ha dato grande impulso. Qui con Tonelli

«Secondo me – dice Affini senza fare troppe battute – è giusto che ci siano prove di varia lunghezza e quelle che assegnano dei titoli, dai tricolori alle Olimpiadi, va bene che siano lunghe. In palio, insomma, non c’è un pezzetto della maglia di leader, ma quella di specialità. Vero che l’anno scorso la crono dei mondiali di Imola fu poco più di 30 chilometri, perché probabilmente si trattò di salvare la baracca in un anno particolare. Ma ad esempio ricordo quella dello Yorkshire del 2019 che addirittura fu di 54, la più lunga che abbia mai fatto. Sono prove che premiano la predisposizione atletica, ma in cui devi comunque curare i dettagli. Più forte si va e più la posizione e i giusti materiali, scegliere una ruota piuttosto che un’altra, sono decisivi».

Scoperta Pinotti

Gli raccontiamo ridendo che proprio le sue ruote quella sera erano state motivo di interesse per Pinotti, che si era messo a studiarle con il meccanico, mentre Affini era ai massaggi.

«Le ruote sono state importanti a Faenza – dice – con le curve, le salite e le discese e quel primo tratto di asfalto abbastanza nuovo che, con il caldo che faceva, faceva l’effetto colla e non scorreva. Con Pinotti abbiamo continuato a parlare di ruote anche a cena, facendo battute e discorsi seri. Non lo conoscevo più di tanto, non l’ho mai incrociato prima, ma ho scoperto che è un grande. Ha un’esperienza incredibile, ci si potrebbe scrivere un libro…».

Si piazza 16° nella crono di Yorkshire 2019 (54 chilometri), alle prime battute fra i pro’
Si piazza 16° nella crono di Yorkshire 2019 (54 chilometri), alle prime battute fra i pro’

In fuga per gioco

La fuga del giorno dopo poteva andare più lontano, ma evidentemente il gruppo ha capito che là davanti c’era gente di spessore e non si è fidato.

«Sin dalle prime battute – ricorda sorridendo – ci sono entrato quasi per gioco, cercando un modo per passare la giornata. Il problema è che ci hanno lasciato poco margine. Guardavo la lavagna e più di 5’20” non mi pare di aver visto. Se fossimo andati a 8 minuti, sarebbe stato diverso. Eravamo un bel gruppetto, giravamo forte in pianura. E ci siamo andati vicini. Zoccarato ha fatto un bel numero a restare agganciato a Colbrelli, ma stavo bene anche io. Il Giro mi ha fatto bene. Ci sono arrivato con una buona gamba e ne sono uscito bene, segno che è stato difficile ma non l’ho subito. Tre settimane di corsa ti cambiano, come si dice: diventi più uomo, ti asciughi, migliori nella resistenza. E io che sono cronoman sin da allievo, magari col tempo migliorerò un po’ in salita. E anche se non diventerò mai uno scalatore, su certi percorsi avrò però un’arma in più».

Il Giro ha fatto crescere la sua condizione: eccolo nella discesa del Giau. Altro che il caldo di questi giorni…
Il Giro ha fatto crescere la sua condizione: eccolo nella discesa del Giau

Curiosità Dumoulin

Finita questa settimana di riposo, il programma prevede un ritiro a Tignes con la squadra dall’8 al 29 luglio, poi si ricomincerà a correre, probabilmente all’Arctic Race of Norway e poi al BinckBank Tour, entrambi ad agosto, mentre il programma di fine stagione è ancora da definire.

«Di sicuro – dice – mi piacerebbe arrivare bene per europei e mondiali, mentre sapevo che le Olimpiadi non fossero per me, anche se restano il sogno di qualunque sportivo e magari se ne potrà parlare nel 2024. Sono giovane, ci saranno spero delle altre occasioni. Intanto, oltre a tifare per Pippo, sono curioso di vedere come andrà il mio compagno Dumoulin. Non so molto più di voi. Come a inizio anno ci dissero che aveva lasciato il ritiro, così ci hanno comunicato che avrebbe ricominciato al Giro di Svizzera. Mi è venuto da pensare a Rohan Dennis, che nel 2019 si fermò durante il Tour e nella crono dello Yorkshire diede un minuto a Evenepoel e quasi due a Ganna. Se ha trovato la testa ed è sereno, quello è il suo percorso, anche più duro di Bergen dove vinse. Certo ci sono le variabili del caldo e dell’umidità, ma sa allenarsi. Di sicuro in una squadra come la nostra, al di là delle battute, non lo avrebbero mai portato in Francia per allenarsi, rinunciando a un uomo per la maglia gialla…».

Tra watt e posizione, nei segreti della crono di Sobrero

19.06.2021
5 min
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«Sapevo che nella parte finale della crono avrei dovuto difendermi – ha detto ieri Sobrero dopo aver vinto il tricolore – per non perdere il vantaggio della salita. E per questo abbiamo montato il 58×11. Ho dato tutto e negli ultimi 2 chilometri ho davvero raschiato il fondo del barile».

Barile ancora pieno

Le sensazioni del piemontese, la cui foto sul traguardo racconta veramente di un’immensa fatica, dicono il giusto anche se quel fondo del barile era ancora pieno di energie da grattare, come dimostra la lettura dei dati e come raccontano le parole di Claudio Cucinotta, preparatore dell’Astana-Premier Tech, che ieri era presente a Faenza. Il team kazako, da quest’anno anche un po’ canadese, si è presentato ieri con un grosso camper, Zanini in ammiraglia, Umberto Inselvini per massaggi e assistenza dopo l’arrivo e due atleti: Sobrero e Felline, che ha ottenuto il 5° posto.

«Matteo è uscito bene dal Giro – dice Cucinotta – ha fatto una settimana tranquilla, in cui ha svolto allenamenti di scarico. Quindi è andato allo Slovenia. Si è allenato lì, diciamo, ed è andato molto forte, facendo terzo in classifica e terzo nell’arrivo più duro, dietro Pogacar e Ulissi. Sapevamo che la condizione fosse buona. Anche per questo alla Adriatica Ionica Race abbiamo pensato di farlo fermare dopo la prima tappa, per puntare tutto su questo italiano».

Quarto nella crono finale del Giro, dopo che un’ammiraglia lo ha stretto alle transenne
Quarto nella crono finale del Giro, dopo che un’ammiraglia lo ha stretto alle transenne

Tutto previsto

I dati sono riservati, ma quel poco che ci viene detto conferma che la gestione della tattica è stata praticamente perfetta e poggiava su uno stato di forma davvero eccellente.

«Sobrero è predisposto per la crono – continua Cucinotta – è un ragazzo intelligente e molto preciso e questo aiuta molto. In più il percorso gli si addiceva, con le salite brevi ma molto ripide. Tanto ci hanno messo anche Ivan Velasco, il performance manager del team che ha fatto tutti i calcoli relativi ai wattaggi da tenere nelle varie sezioni, e il suo allenatore in Astana, che è Maurizio Mazzoleni».

Sullo Zoncolan al Giro, chiuso in crescendo con il 4° posto nella crono
Sullo Zoncolan al Giro, chiuso in crescendo con il 4° posto nella crono

Aerodinamica al top

L’allenatore bergamasco ha seguito la gara da casa e il risultato gli è parso in linea con i dati che aveva in mano.

«E’ stato fatto il miglior avvicinamento – spiega Mazzoleni – con il ritiro dopo la prima tappa della Adriatica Ionica per dargli il tempo di recuperare e fare la ricognizione sul percorso. In alternativa a quella tappa avrebbe dovuto fare un allenamento, ma in corsa è meglio. Matteo ha una bella predisposizione per la crono. Ormai il concetto del cronoman grande e grosso non è più la sola opzione: ci sono Ganna e Affini, ma anche Evenepoel e Sobrero. Dipende tutto dal Cda, il coefficiente di penetrazione aerodinamica, che valutiamo a inizio anno con Ivan Velasco. Se è buono e ci sono i giusti wattaggi, si può pensare di costruire l’atleta in questo senso. E Matteo essendo piccolino ha un volume della sezione frontale molto vantaggioso. Così se in salita è avvantaggiato per il buon rapporto potenza/peso, in pianura è tutto un fatto di watt e penetrazione aerodinamica».

Aveva già vinto il tricolore crono U23 nel 2019, su Aleotti e Puppio
Aveva già vinto il tricolore crono U23 nel 2019, su Aleotti e Puppio

Crono in crescendo

Si spiega così, oltre che per le ottime gambe, il finale in crescendo. Sobrero era indietro al primo intermedio (chilometro 17) posto in cima a Rocca di Monte Poggiolo, prima salita di giornata: 4° a 30” da Ganna. Come ha spiegato, sapeva che la prima frazione di gara invitava a spingere, ma lo avrebbe privato di energie dopo la prima salita.

Al secondo intermedio, collocato a San Mamante (chilometro 26,3) in un tratto pianeggiante dopo la seconda salita di Cima Sabbioni, Matteo è invece passato in testa, con 2 secondi di vantaggio.

Ma il vero capolavoro, dando davvero tutto e spingendo il 58×11, lo ha fatto nel tratto conclusivo. Sul traguardo, dopo 45,7 chilometri, il suo vantaggio su Affini è stato di 25”400.

Questi i dati del cronometro. Poi ci sono quelli del misuratore di potenza, cui però si può attingere con moderazione e limitatamente a quello che ci è stato concesso dall’Astana. 

Per scalare la prima salita (Rocca Monte Poggiolo, lunghezza 1,5 km) Sobrero ha impiegato 3’55” a 22,600 km/h e 421 watt medi.

Nel finale, dove più che raschiare il fondo del bicchiere ha prodotto uno sforzo eccezionale, Sobrero ha percorso gli ultimi 560 metri in 36” a 55,600 km/h e 475 watt medi, concludendo la crono in crescendo.

Finale in crescendo a Faenza, rettilineo finale a 475 watt medi
Finale in crescendo a Faenza, rettilineo finale a 475 watt medi

Adesso la salita

«La prima cosa che ho fatto al ritiro di inizio stagione – prosegue Mazzoleni – è stato il paragone con quello che nel 2020 fece Rohan Dennis sullo Stelvio, di cui tutti si sono stupiti. Ma se noi replichiamo in una salita regolare di 35 minuti i numeri di cui siamo capaci nella crono, possiamo ottenere delle buone prestazioni e tutto sommato ci è già visto nella tappa dura del Giro di Slovenia. Matteo ha margini molto ampi. E’ solo al secondo anno da professionista e il primo è stato quello del Covid, con tutte le sue limitazioni. Questa è stata la prima stagione in cui abbiamo potuto programmare e lavorare secondo il nostro metodo di lavoro e finalmente ha potuto scoprire il suo livello. Io ero sicuro, vedendo i suoi dati, che ci saremmo arrivati».

Questa maglia gli permetterà di spostare più in alto i suoi limiti
Questa maglia gli permetterà di spostare più in alto i suoi limiti

Sa ascoltare

Prima di andare via, l’ultima parola della serata l’abbiamo lasciata a Stefano Zanini, quello che al netto dei numeri e dei watt è stato capace di guardare negli occhi Sobrero e dirgli le giuste parole prima del via e durante la crono.

«Me la sentivo – ha detto Zazà – ci credevamo e sarebbe stato così anche senza i risultati delle ultime settimane. Matteo è un bravissimo ragazzo, ha alle spalle una buona famiglia che ho conosciuto e non poteva essere diversamente. Ma sapete qual è la sua dote più importante? Che ascolta. Matteo è un ragazzo che ascolta…».

Il ciclismo di Francesca, la figlia di Florido Barale

19.06.2021
4 min
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Francesca Barale è figlia di Florido e oltre alle iniziali, figlia e padre condividono la stessa passione per il ciclismo. Suo papà, classe 1968, è stato professionista per due anni e ha fatto in tempo a correre due Giri d’Italia: quello di Bugno nel 1990 e quello di Chioccioli nel 1991. Sua figlia è nata parecchi anni dopo il suo ritiro, quando il papà aveva già avviato il primo negozio di bici a Domodossola, ma il trapasso di nozioni ha funzionato davvero bene, favorito anche dal fatto che nonno Germano fu gregario di Coppi e lo zio Giuseppe fu campione italiano dei dilettanti. Allo stesso modo, lo scorso anno la ragazza ha conquistato per distacco il tricolore su strada al primo anno da junior (la rimetterà in palio il 4 luglio a Boario) e ieri a Faenza si è imposta nella cronometro con neppure mezzo secondo di vantaggio sulla compagna di squadra Carlotta Cipressi

«Sono molto contenta – dice – era da un anno non vincevo a crono, sono felice di aver preso la maglia tricolore. E’ stata dura, perché siamo arrivate tutte molto vicine, come si è visto dall’ordine di arrivo. Bisognava dare tutto e io sono riuscita a farlo».

All’arrivo, il suo vantaggio su Carlotta Cipressi è stato di 41 centesimi
All’arrivo, il suo vantaggio su Carlotta Cipressi è stato di 41 centesimi

Aspettative zero

Francesca è piemontese della Val d’Ossola, ma corre in provincia di Piacenza con la maglia della VO2 Team Pink e la settimana scorsa, nel Trofeo Giancarlo Ceruti a cronometro si era fermata al terzo posto, con 8 secondi di ritardo da Elena Contarin, ieri quinta.

«Oggi ero più tranquilla del solito – dice – non sentivo la gara, non essendo andata alla grande la crono di settimana scorsa. In realtà ero arrivata quarta e la mia compagna Cipressi aveva vinto dandomi 40 secondi. Poi però l’hanno squalificata per aver saltato la prova rapporti e sono arrivata terza. A Faenza non mi aspettavo troppo, però sapevo di avere una buona condizione. Questa crono era leggermente più breve del solito, sono partita forte e poi sono un po’ calata. C’era vento contro e dopo l’intermedio sapevo di essere lì a giocarmela. E visto il grande supporto della nostra squadra, dedico loro questa maglia tricolore, per quello che fanno per noi, tutto quello che ci danno».

La partenza e l’arrivo si sono svolti nel cuore pedonale di Faenza, in piazza del Popolo
La partenza e l’arrivo si sono svolti nel cuore pedonale di Faenza, in piazza del Popolo

Adatta ai Giri

Intanto la sua fisionomia di atleta si va delineando e la vittoria nella crono aggiunge un tassello di completezza alla sua carta d’identità.

«Aver vinto la crono – dice – mi fa piacere perché è una specialità cui tengo, immaginando di voler lottare nelle corse a tappe. Sono una scalatrice, ma posso difendermi anche così. Il prossimo anno avrò la maturità, così penserò a passare con calma, sapendo che il ciclismo adesso è una concreta possibilità di lavoro. Ci sono sempre più squadre in cui provare le proprie carte, anche se all’inizio – lo ammette e sorride – non ero per niente entusiasta dell’idea di correre. Però mio padre insisteva (al punto da aver aperto per lei la sezione femminile del Pedale Ossolano, ndr) ed evidentemente a un certo punto deve essere scattato qualcosa. Nello sport non vai avanti se non ne hai voglia…».

La medaglia d’oro delle donne junior. Le altre crono (junior uomini e U23) si svolgeranno a Romanengo il 26 giugno
La medaglia d’oro delle donne junior. Le altre crono (junior uomini e U23) si svolgeranno a Romanengo il 26 giugno

Le due Elise

Partecipò alla prima corsa che aveva sei anni e arrivò ultima. Si correva a Ornavasso e anche in questo si potrebbe leggere un segno, dato che a Ornavasso è nata e da lì ha spiccato il volo Elisa Longo Borghini, che un’ora prima di Francesca ha riconquistato la maglia delle elite.

Francesca Barale con suo padre Florido, ex professionista
Francesca Barale con suo padre Florido, ex professionista

«Elisa per noi tutte è un riferimento – dice Barale, che si dimostra posata e concisa come la più illustre concittadina – la conosco bene, è delle mie parti. Allo stesso modo mi piace molto anche Elisa Balsamo, anche lei piemontese. Per i risultati, ma anche per il suo percorso di studi. Io faccio lo scientifico, si tratterà di decidere a quale facoltà iscrivermi».

L’anno scorso durante la stagione del Covid sono venute cinque vittorie, quest’anno siamo già a tre. Francesca ha i lineamenti decisi e il fisico asciutto. Il prossimo anno passerà elite e il salto sarà inevitabilmente alto. La mancanza di una vera categoria under 23 per le ragazze è penalizzante: che per ora continui a correre e divertirsi. Quando lo sport diventerà finalmente un lavoro, starà a lei e chi la guida il delicato compito di mantenere le motivazioni anche quando le strade sembreranno improvvisamente durissime.

La terza maglia piemontese sfugge a Ganna: trionfo di Sobrero

18.06.2021
5 min
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Terzo tricolore che parla piemontese, dopo Longo Borghini e Barale, ma questo se possibile è il meno atteso. Matteo Sobrero, cognato di Filippo Ganna, molla una spallata inattesa ad Affini e Cattaneo, spingendo Pippo addirittura giù dal podio. Il gigante iridato alla fine non era troppo contento e c’è da capirlo, dato che la crono di Tokyo sarà più dura di quella di Faenza. Come attenuante c’è il fatto che nei giorni scorsi Ganna ha lavorato sodo per la pista, compresi dei giorni sullo Stelvio. E come al Romandia pagò le dure sessioni in pista, qui potrebbe aver pagato i carichi degli ultimi giorni. Era forse impossibile pretendere che vincesse oggi, ma a Tokyo c’è da scommettere che Pippo ci sarà.

Ganna è partito senza grandi sensazioni, poi ha pagato il caldo
Ganna è partito senza grandi sensazioni, poi ha pagato il caldo

«Ho subito il caldo – dice – come a ogni italiano. Oggi è andata male. Non riuscivo a spingere. Sapevo che sto facendo una preparazione abbastanza mirata in pista, devo metabolizzare i lavori. Ci vuole tempo. All’inizio la velocità riuscivo a tenerla, avevo un buon intertempo, ma sulle salite non riuscivo a spingere. Se il limite è il peso, le Olimpiadi sono così. Per cui dobbiamo prepararci, altrimenti siamo indietro…».

Pippo non è imbattibile

Per un Ganna che si allontana sconsolato, mentre i suoi genitori si fanno un selfie con Sobrero e contano di mandarglielo per strappargli un sorriso (foto di apertura), il vincitore continua a passarsi le mani sulla maglia tricolore della crono che conquistò già da under 23, quando vestiva la maglia della Dimension Data for Qhubeka.

Sul traguardo, il piemontese dell’Astana è arrivato sfinito: «Ho raschiato il fondo»
Sul traguardo, il piemontese dell’Astana è arrivato sfinito: «Ho raschiato il fondo»

«Ero uno di quelli che pensava che Pippo fosse imbattibile – racconta – lo avevo anche chiamato ieri per dirgli che avrei corso per arrivare secondo. Invece probabilmente sono arrivato con una condizione superiore, il caldo mi ha aiutato e lui ha altri obiettivi che potrebbero averlo condizionato. E’ stata una crono pesante, fisicamente e mentalmente. Ho dovuto gestirla. Sapevo che i primi chilometri inducevano a spingere, ma sarei arrivato alle salite senza avere più nulla da dare. Non aveva senso insomma partire troppo forte».

Tattiche di gara

Ma la crono non la inventi. E se ti metti a studiare un percorso e capisci che l’inizio può fregarti, mentre in salita puoi accumulare vantaggio, allora devi capire anche che nel finale veloce, quelli grossi e forti come Ganna e Affini possono piombarti addosso e prendersi la tua corsa. Nelle squadre ci sono dei tecnici che studiano esattamente questi aspetti: quello dell’Astana, che ha studiato nei dettagli la tattica e i wattaggi da tenere, si chiama Ivan Velasco.

Terzo sul podio finale, Mattia Cattaneo torna ad alti livelli: e ora il Tour
Terzo sul podio finale, Mattia Cattaneo torna ad alti livelli: e ora il Tour

«Sapevo che nella parte finale avrei dovuto difendermi – sorride – per non perdere il vantaggio della salita. E per questo abbiamo montato il 58×11. Ho dato tutto e negli ultimi 2 chilometri ho davvero raschiato il fondo del barile. Ma sono arrivato con una grande condizione. Il quarto posto nell’ultima crono del Giro mi ha dato tanta fiducia e ho cercato di non pensare alle ammiraglie che mi hanno chiuso sulle transenne. Perciò sull’ultima salita ho cercato di dare tutto. Sapevo che mi stavo giocando la maglia tricolore».

Piccoli passi

La sua è una storia di piccoli passi. Under 23 per quattro stagioni, prima alla Viris, poi alla Colpck e alla fine due stagioni in continental sotto la guida di Francesco Chicchi, in quella fantastica incubatrice di talenti che fu la Dimension Data di Sobrero, appunto, Battistella, Konychev e Mozzato.

Ma la prova di Ganna è stata falsata dai carichi pesanti fatti per la pista
Ma la prova di Ganna è stata falsata dai carichi pesanti fatti per la pista

«Sto raccogliendo i primi risultati – commenta Sobrero – sono al secondo anno da professionista e non ho mai avuto fretta. Ho fatto quattro anni da under 23, non credo che questo risultato sarebbe potuto arrivare prima, ma di certo la maglia tricolore è quello che sogna ogni italiano che inizia a correre. Sto provando le stesse emozioni di quel giorno del 2019, ma fra gli elite la gioia è ancora più grande. Ora però si stacca un po’. Non sono mai stato così magro, è da un pezzo che sono sulla corda. Credo sia arrivato il tempo di andare al mare».

Sobrero, piemontese di Alba, centra con il tricolore la prima vittoria da professionista
Sobrero, piemontese di Alba, centra con il tricolore la prima vittoria da professionista

Trionfo piemontese

Zanini e Cucinotta se lo mangiano con lo sguardo, Umberto Inselvini che di corridori ne ha visto più di qualcuno lo aiuta a togliere gli scarpini e i copriscarpe e gli passa le scarpe da tennis, con cui caminerà fino all’antidoping, poi questo primo giorno tricolore in Romagna sarà concluso. Con tre tricolori piemontesi. Quello di Elisa Longo Borghini. Quello di Francesca Barale. E l’ultimo, il più atteso, per il quale si era tutti pronti a scommettere su Ganna, finito sulle spalle promettenti di Matteo Sobrero. Che la festa sabauda abbia inizio…

Longo Borghini mantiene il tricolore e lancia la volata per Tokyo

18.06.2021
5 min
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Longo Borghini è l’unica che non si ferma dopo il traguardo, in un quadro di ragazze che lasciano cadere la bici e si sdraiano sul lastricato che scotta, cercando di riprendere fiato.

«Ho perso subito il contatto con l’ammiraglia – fa in tempo a dire – e anche il misuratore di potenza ha smesso di funzionare. Ho fatto tutta la crono a sensazione».

Con lei parleremo poi, quando si sarà rimessa in sesto e dopo il podio. A Faenza ci sono 35 gradi e un’umidità che ti si attacca addosso. Così, mentre Chiara Rozzini scorta la ragazza della Trek-Segafredo verso il gazebo in cui potrà cambiarsi, Tatiana Guderzo è qui davanti che ha appena ripreso fiato e confabula con Elena Cecchini, dicendole che la Longo l’ha praticamente ripresa.

«Ho un problema – dice Tatiana, avvicinandosi alla transenna – quando corro mi metto anche a pensare alla tattica, ma dopo vado, come dicono le gambe e il cuore. Finché ne ho. Poi penso: se scoppio, vuol dire che ho dato tutto. Se non scoppio, vuol dire che ne ho ancora. Sono arrivata al traguardo, dunque ne avevo ancora. Il percorso era duro. Tra il vento e una strada che comunque non è pianeggiante, ma tendeva a salire nella prima parte. Vento contro. Poi quando ti chiedi quanto manchi, ti ritrovi due salite, che se arrivavi troppo stanca, perdevi tanto».

Tatiana Guderzo ed Elena Cecchini tirano il fiato dopo l’arrivo
Tatiana Guderzo ed Elena Cecchini tirano il fiato dopo l’arrivo

Cuore azzurro

Le ragazze si giocano tanto, il tricolore è il pretesto, perché là in fondo ci sono le Olimpiadi e la chance di essere convocate è troppo ghiotta. Tatiana si sarebbe ritirata alla fine del 2020, se fosse andata a Tokyo, ma il covid l’ha quasi costretta a restare.

«Ho dato il massimo – sorride – sono contenta, va bene così. Ho preso la bici da crono due giorni fa. A Tokyo mi basterebbe andarci. Nella crono c’è Elisa che è molto più preparata e con doti di me. Io sono a disposizione dell’Italia, come sono sempre stata. Le Fiamme Azzurre mi hanno insegnato e sempre ricordato che quando attacchi il numero, non lo attacchi per la Guderzo, ma per qualunque persona e atleta che sogni un giorno di raggiungere quell’obiettivo. Io sono qui con la voglia di fare emozionare le persone per quel sogno». Terza a 1’59”. Si sciacqua il viso e si avvia al podio. In Puglia, nella gara su strada, dovranno guardarsi da lei.

Soraya Paladin, secondo posto al primo assalto: è giovane nella crono
Soraya Paladin, secondo posto al primo assalto: è giovane nella crono

Prima crono

Soraya Paladin, la seconda all’arrivo, ha la mascherina col nome che maschera un sorriso bellissimo. Il secondo posto a 1’11” non è tale da farle mangiare le mani per l’occasione mancata e tutto sommato si tratta invece di un exploit.

«Sicuramente il caldo ha influito – dice – perché siamo scese direttamente dall’altura e sapevo che come soffrivo io, soffrivano anche le altre. E’ il primo anno che lavoro sulla crono e non ci sono tante gare prima. Mi sono fidata del mio preparatore e ho cercato di gestirla. Sono contentissima. Non avevo aspettative. Volevo divertirmi, dare il massimo, seguire i miei wattaggi e il mio ritmo. Non ho rammarichi, più di così non potevo dare, so che ho lasciato tutto sulla strada. Ora vado in Puglia con una consapevolezza in più, anche se l’italiano è sempre una gara a sé. Darò il massimo anche per meritarmi la convocazione alle Olimpiadi, ma non voglio diventino un chiodo fisso. Se arriverà, bene. Se avrò dato tutto e non andrò, ci sarà sicuramente una ragazza che l’ha meritata di più».

Sul podio, Elisa Longo Borghini con Soraya Paladin e Tatiana Guderzo
Sul podio, Elisa Longo Borghini con Soraya Paladin e Tatiana Guderzo

Sorriso tricolore

E adesso arriva Elisa Longo Borghini con quel sorriso che viene da dentro e una linea che parla di grande condizione e soprattutto di grande lavoro. Ringrazia le persone che le stanno accanto e che le fanno sentire amore: qualcosa che le ha cambiato l’umore e l’attitudine.

«Indossare una maglia tricolore – dice – è un grande orgoglio. Ieri mi è arrivato un messaggio con scritto che sarebbe stata una formalità, ma non è così, perché c’è stato da sudare. Confermo che sono rimasta senza riferimenti, ma avevo scaricato il percorso in Gpx, ieri l’avevamo provato in bici alla stessa ora di gara e stamattina in macchina e m’è parso anche più duro. Mi sono resa conto di essere andata forte, quando ho ripreso un paio di ragazze davanti a me. La prima maglia tricolore fu una sorpresa. La seconda ne fu la conferma. Le altre mi hanno visto con una maturità diversa, gusti differenti in base ai momenti. Questo è stato un anno difficile da programmare, per i tanti obiettivi e per aver dovuto sostituire alcune compagne. Non sono riuscita ad andare a Tokyo per ovvi motivi, però a maggio sono riuscita a staccare e a ricaricare le batterie. Le Olimpiadi sono chiaramente un obiettivo e in mezzo c’è il Giro d’Italia, in cui andrò a sondare la condizione delle rivali. E’ importante, è la nostra corsa a tappe. Non parlo di classifica, meglio pensare a un paio di tappe».

Verso la Puglia

Il programma del giorno va avanti con le crono delle donne junior e degli uomini elite. Longo Borghini e le altre ragazze hanno a breve un volo verso Bari per il tricolore della strada. Già buono averne uno, ha detto Elena Cecchini dopo l’arrivo in riferimento al fatto che fino a poche settimane fa non si sapeva se e dove avrebbero corso. Tutto sommato un altro viaggio è un piccolo prezzo da pagare.