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Germani a Carnago: rabbia, grinta e un capolavoro tricolore

25.06.2022
4 min
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Dopo l’arrivo scoppia in lacrime Lorenzo Germani ed è comprensibile. Ha vinto il campionato italiano under 23 con un’azione che ha dell’incredibile, con metà gara in fuga. Lorenzo è uscito dal gruppo alla fine del quinto dei dieci giri previsti, a più o meno 90 chilometri dall’arrivo. 

Un’azione calcolata, meditata con una precisione scientifica. «Dietro, il gruppo andava abbastanza piano – racconta con i suoi occhi azzurri che ancora brillano dall’emozione – ed avevo paura che non saremmo riusciti a rientrare sui fuggitivi, così ho fatto da solo».

Una lettura perfetta della corsa, Germani ha fatto selezione in maniera lenta ma perentoria. Prima erano in sette e ad ogni passaggio sotto la linea dell’arrivo i compagni di avventura pian piano diminuivano. 

Dopo l’arrivo mani sul casco e commozione a non finire per Germani, il tricolore è suo (foto Benati)
Dopo l’arrivo mani sul casco e commozione a non finire per Germani, il tricolore è suo (foto Benati)

Un percorso tecnico 

Marino Amadori, cittì della nazionale under 23, ce lo aveva detto questa mattina: «E’ un percorso molto tecnico, nervoso, imprevedibile. Difficile pronosticare un vincitore, è una corsa che si presta a tante letture: può arrivare un piccolo gruppo in volata, oppure se qualcuno ha gamba può andare via da solo».

E’ stato proprio così, il corridore della Groupama FDJ Continental ha tagliato il traguardo in solitaria. Solo un corridore ha resistito più a lungo degli altri: Walter Calzoni della Gallina Ecotek.

«Sono uscito al terzo giro perché in gruppo si andava davvero piano. Allora ho pensato che sarebbe stato meglio andare piano in fuga che dietro. Così, se mi avessero ripreso sarei stato già davanti. Il secondo posto brucia – ammette con un lieve rammarico Calzoni – la bella azione rimane e oggi ha vinto un signor corridore».

Wlater Calzoni della Gallina Ecotek, per lui un secondo posto a due facce: dolce-amaro
Wlater Calzoni della Gallina Ecotek, per lui un secondo posto a due facce: dolce-amaro

Gruppo sornione

Non c’era un metro di pianura nei 17 chilometri del circuito di Carnago, provincia di Varese, dove si è corso questo campionato italiano under 23. Continui sali e scendi, strappi che mordono i polpacci, tornata dopo tornata. Mentre i professionisti, domani ad Alberobello saranno sotto la morsa di Caligola, il meteo è stato clemente con i giovani.

La corsa è partita alle 13, sotto un sole luminoso come solo d’estate. Il caldo viene alleviato da un leggero venticello fresco e dai tanti tratti boschivi del percorso. I partenti erano 175: tanti, verrebbe da pensare. Che il ritmo in gruppo non sia mai stato alto lo denota la poca selezione. Solo negli ultimi 30 chilometri si è tentato di alzare l’andatura, ma ormai era troppo tardi. Così Germani festeggia e più di qualcuno si mangia le mani.

Il gruppo ha tenuto un’andatura non elevata e questo ha favorito l’attacco da lontano di Germani e Calzoni
Il gruppo ha tenuto un’andatura non elevata e questo ha favorito l’attacco da lontano di Germani e Calzoni

L’abbraccio degli amici

Lorenzo taglia il traguardo e si perde nell’abbraccio degli amici Cristian e Gioele, coloro che lo hanno accompagnato in questa trasferta solitaria. Questa mattina avevamo visto il laziale parlare con l’ammiraglia neutra per capire in quale auto lasciare le ruote. Questo a sottolineare quanto sia stato difficile organizzarsi.

«Sono venuto qui per divertirmi – aveva detto prima del via il corridore di Roccasecca – i miei genitori non potevano venire con me e mi sono portato i miei due migliori amici. Siamo partiti ieri mattina ed abbiamo dormito a Gallarate, partivo senza pretese e torno a casa con la maglia tricolore».

Le parole faticano ad uscirgli dalla bocca, come fermate da un groppo in gola che fatica a sciogliersi.

«Non so quando realizzerà che cosa ha fatto – dice commosso il suo amico Gioele – è stato davvero incredibile, è forte e oggi lo ha dimostrato».

Lorenzo Germani con Gioele e Cristian, una trasferta tra amici che è valsa un tricolore
Lorenzo Germani con Gioele e Cristian, una trasferta tra amici che è valsa un tricolore

Via qualche sassolino dalla scarpa

Sul palco stringe i denti, quasi a ricacciare in gola le lacrime, ma la commozione è d’obbligo in questi casi. Diventa quasi contagiosa, anche chi gli sta intorno viene travolto dai sentimenti di un giovane che corre in terra francese e che ha fatto tanti sacrifici per arrivare fino a qui.

Dal Giro d’Italia under 23 era uscito con tanta rabbia nei confronti di chi aveva criticato il modo di correre della sua squadra. Questa rabbia l’ha scaricata pedalata dopo pedalata. Prima del via aveva detto: «Noi corriamo a modo nostro ed è giusto così, abbiamo trovato un ragazzo più forte ed ha vinto».

Pickrell vola su Chiavenna. E la Groupama-Fdj, cova sorniona

14.06.2022
7 min
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La Chiuro-Chiavenna, 101 chilometri, vola via in poco più di due ore. Doveva essere la tappa per mettere a posto le gambe e invece si è trasformata nella “rivincita del gruppo” nei confronti dei primi, se così possiamo dire. Una fuga di otto ragazzi che hanno mollato solo alla fine. Il gruppo tirato soprattutto da Israel-Academy e Bardiani Csf Faizanè ha ricucito e alla fine l’ha spuntata il canadese Riley Pickrell proprio della squadra israeliana.

Riley Pickrell (classe 2001) ha vinto di potenza
Riley Pickrell (classe 2001) ha vinto di potenza

Dal Pacifico a Chiavenna

Pickrell è un velocista puro. Almeno il suo fisico massiccio, con quadricipiti corti e potenti, dice questo. E tutto sommato lo conferma il canadese stesso nel ringraziare i compagni a fine tappa, parlando delle sue difficoltà in salita.

«Dopo aver superato l’ultima salita – racconta Pickrell – i ragazzi mi hanno riportato in testa. Ma non è stato facile, perché qualche volta sono scivolato indietro. Però sono arrivato all’ultima curva in seconda o terza ruota. A quel punto ho solo atteso di vedere il cartello dei 200 metri e lì ho spinto al massimo».

Pickrell viene da Victoria, cittadina su un’isola della costa del Pacifico nella British Columbia, in pratica è un po’ come Cavendish che viene dall’isola di Man. E’ la prima vittoria in Europa, è al primo Giro d’Italia U23, ma di corse a tappe ne ha già fatte tante. E lo scorso anno si è ben comportato al Giro del Portogallo.

Groupama-FDJ di rimessa

Ma forse la nota più curiosa di giornata è che tra i fuggitivi c’era anche Samuel Watson della Groupama-Fdj. Un segnale non da poco. Lo squadrone francese ha cambiato modo di correre dopo la batosta di ieri. Non ha più corso “da padrona”, come aveva fatto nella seconda e nella terza tappa, ma di rimessa.

Rimessa che però non fa rima con resa. E ce lo dicono sia il direttore sportivo Jérome Gannat, che Romain Gregoire, tra l’altro oggi terzo e affatto domo.

Jerome Gannat è il diesse della Groupama-Fdj
Jerome Gannat è il diesse della Groupama-Fdj

Esperienza preziosa

«Cosa è successo ieri? E’ successo – spiega Gannat – che ci abbiamo provato. Lenny Martinez era davanti con un vantaggio rassicurante, ma poi nel finale gli sono mancate un po’ di energie e ha avuto un principio di crisi di fame. Questo gli ha fatto perdere molto tempo nella salita finale. Se non ci fosse stata quella avrebbe perso molto, molto meno.

«In più c’era molto vento contro nella valle. Bisogna pensare che per Lenny, ma anche per Romain, questo è il primo anno nella categoria under 23. Non avevano mai fatto così tanti chilometri e cosi tanto dislivello nello stesso momento. Gli serve ancora un po’ di fondo. Quello che ha avuto Leo Hayter nel finale. E’ normale.

«Però Lenny ha mostrato di essere il più forte in salita».

De Pretto in maglia blu. Ieri ci aveva provato, ma Martinez gli aveva negato la gioia per un punto. Vincendo il Gpm è balzato in testa
De Pretto in maglia blu. Ieri ci aveva provato, ma Martinez gli aveva negato la gioia per un punto. Vincendo il Gpm è balzato in testa

Ingannati dal vantaggio?

I francesi però erano venuti in sopralluogo e tutto sommato sapevano ciò che li aspettava dopo il Mortirolo. Magari dalla macchina potevano fermarlo.

«C’erano due tappe decisive – riprende Gannat – per la classifica di questo Giro: una era quella di ieri e un’altra quella di venerdì, ma sapevamo che Lenny era tutto solo e che la discesa per lui non era un problema – ride, sapendo che è un vero funambolo e infatti ha guadagnato terreno – e che c’erano questi 30 chilometri per arrivare a Santa Caterina Valfurva».

«Gli abbiamo posto il problema, Lenny sapeva che sarebbe stata dura. Ma come faccio a dire a un ragazzo che ha 2’30” di vantaggio di fermarsi?

«Ne avevamo parlato e in funzione del vantaggio che avrebbe avuto in fondo alla discesa, avremmo deciso se continuare o fermarsi. Ma con 2’30” chi si sarebbe fermato?»

«E anche attaccare prima non avrebbe cambiato le cose. No, perché il lavoro era stato specifico per Lenny prima del Mortirolo e questa salita con queste pendenze era il terreno dove si sarebbe potuto esprimere al meglio. Non dimentichiamoci che si tratta di un giovane, che ha 19 anni. E lo stesso vale per Romain».

«Sono qui per crescere, per fare esperienza, per imparare. E di sicuro questa batosta gli servirà per il futuro. In più non dimentichiamoci che dopo il Mortirolo era diventata una sfida tra corridore contro corridore, non c’era più il gruppo. La corsa di ieri mi ha ricordato molto la vittoria di Ciccone al Giro. Uno ad uno sono saltati tutti. Per me era qualcosa di realizzabile».

La squadra francese ha mandato in fuga un uomo: sia per la tappa, sia per far correre coperti gli altri
La squadra francese ha mandato in fuga un uomo: sia per la tappa, sia per far correre coperti gli altri

Nuova tattica

Riordinate le idee, nella notte la Groupama-FDJ ha cambiato tattica. L’obiettivo è recuperare e stare nascosti, perché il Giro d’Italia U23 non è affatto finito. E loro restano la squadra più forte. Ne hanno tre fra i primi cinque, non dimentichiamo anche Reuben Thompson.

«Il Giro finisce sulla linea d’arrivo – dice Gannat – Adesso valutiamo le condizioni per vincere il “baby Giro”, che per me non è finito. Abbiamo quasi 6′ di ritardo. Un bel distacco, ma c’è la possibilità di fare qualcosa, sul Fauniera, ma anche sugli altri colli e sulle discese di alcune tappe – ride – tutto è aperto».

«Okay, Lenny ha avuto una piccola “defaillance” ieri, ma il Fauniera è una salita più adatta a lui. E’ lunga e dura (e la tappa è molto più corta e facile in precedenza, ndr). Ma bisogna vedere il vento, perché è un colle aperto, la strada è stretta. Spero solo che non sia a favore. E’ una salita di un’ora e un quarto, il tempo per guadagnare c’è. Magari per vincere la tappa va bene».

Altroché gettare la spugna: tra attacchi in discesa, vento contrario in salita, qui ci credono eccome. Covano sotto la cenere.

Gregoire (classe 2003) 2° nella generale è 1° nella classifica dei giovani. Corridore completo: ieri 2° in salita, oggi 3° in volata
Gregoire (classe 2003) 2° nella generale è 1° nella classifica dei giovani. Corridore completo: ieri 2° in salita, oggi 3° in volata

Gregoire al risparmio

Anche Gregoire non getta la spugna. Al termine della frazione di Chiavenna, Romain indossa la maglia di miglior giovane. 

«Ieri – dice Gregoire – è stata la giornata più dura che io abbia mai passato sulla bici. Ero veramente “a fuoco” negli ultimi 30 chilometri. Ho fatto di tutto per cercare di prendere il secondo posto. E sono contento di esserci riuscito perché Hayter era troppo forte per noi».

Gregoire fa chiarezza su un passaggio. Ad un tratto c’era lui all’inseguimento del compagno di squadra. Sembrava avesse staccato gli altri, ma invece era già davanti in fondo alla discesa.

«Non sono scattato. Io stavo molto bene e ho spinto, ma gli altri li avevo lasciati dietro nella discesa. In fondo mi sono trovato solo e ho pensato solo a spingere forte. E’ il contrario: sono stato ripreso».

«Il Giro non è finito – dice Romain mentre Pickrell fa festa sul podio – Sì, Leo Hayter è il più forte e sarà veramente complicato attaccarlo. Ma ci sono ancora tre tappe e può succedere qualsiasi cosa. Intanto oggi siamo rimasti più tranquilli. Watson è molto veloce e poteva fare bene in fuga, ma questo appunto ci ha consentito di restare in gruppo e risparmiare energie».

Oggi Romain ha fatto terzo, pronto a prendere l’occasione… e 4” di abbuono.

Germani ci apre le porte dello squadrone che fa già paura

06.06.2022
5 min
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Mancano pochi giorni al via del Giro d’Italia U23. La corsa rosa sta man mano trovando protagonisti e tra i nomi più gettonati in assoluto figurano quelli dei due francesi Lenny Martinez e Romain Gregoire. I due hanno un terzo compagno fortissimo, Lorenzo Germani il quale si è lasciato alle spalle un momento difficile che addirittura sembrava mettesse in bilico la sua presenza al “Giro baby”.

In pratica l’Equipe Continental Groupama-FDJ sarà il faro della corsa. Fino a qualche giorno fa restavano dei dubbi circa la presenza del figlio d’arte, Martinez appunto (suo papà Miguel ha vinto le Olimpiadi in Mtb nel 2000), ma adesso tutto è chiaro. Avranno onori e oneri della corsa… 

Lorenzo Germani (classe 2002) è alla seconda stagione nel team francese
Lorenzo Germani (classe 2002) è alla seconda stagione nel team francese
Lorenzo, ci siamo: pochi giorni al via del Giro under. Come stai?

Ho fatto la Corsa della Pace con la nazionale e le sensazioni sono state buone. Sono in crescita. Adesso c’è il Giro e già so che compito avrò: quello di aiutare la squadra.

Sei entrato subito nel pieno del discorso…

Sappiamo che abbiamo la possibilità concreta di conquistare la maglia rosa, di vincere le tappe in salita e di fare bene anche in quelle veloci.

E quale sarà appunto il tuo ruolo?

Non lo so ancora di preciso. Inizialmente cercherò di gestirmi e magari trovare qualche fuga. Poi so che dovrò lavorare. Magari sarò un battitore libero, ma certo se dovessimo avere la maglia dovrò tirare.

Siete senza dubbio la squadra più forte: come ci si sente ad avere gli occhi addosso?

Occhi addosso… noi pensiamo a fare la nostra corsa. La squadra sicuramente è ben disegnata, possiamo fare bene ovunque. Sì, siamo la squadra faro e correranno su di noi, ma per come gestiamo di solito noi la corsa non pensiamo agli avversari. A volte neanche guardiamo la starting list. Magari sembrerò uno “spaccone”, ma è per dire della mentalità che abbiamo. Per dire come interpretiamo noi le gare. Poi chiaramente è normale che in corsa man mano si gestiranno le situazioni. Però si parte per essere protagonisti.

Chi sarà il capitano: Martinez o Gregoire?

Quello che staccherà l’altro in salita! Non abbiamo un leader designato per ora.

Ma secondo te si metteranno l’uno a disposizione dell’altro o si “beccheranno”?

Vi regalo un aneddoto. Quest’anno Romain (Gregoire, ndr) ha vinto il Belvedere e quel giorno io sono arrivato poco dietro ma comunque tra i primi (settimo, ndr). Ebbene, subito dopo la corsa, appena finite le premiazioni, Romain mi ha detto: “Lorenzo, domani la corsa la facciamo per te”. Un altro corridore magari, fresco di vittoria, non lo avrebbe detto e lui sapeva bene che il giorno dopo avrebbe potuto vincere di nuovo. Poi magari lo pensava pure, ma non è quello che ha voluto dare a vedere o farmi capire. Quindi se Romain dovesse essere quello che andrà meno forte si metterà a disposizione tranquillamente. Credo che anche al Giro riusciremo a correre da squadra, come abbiamo dimostrato già in altre corse.

Tra i due chi è più “cannibale”, se così possiamo dire?

Sono due mentalità vincenti e se possono vincere entrambi vogliono farlo. Romain si vede che viene dall’Ag2R, che ha fatto gli juniores con loro che hanno già una mentalità molto professionale. Mentre Lenny da juniores in pratica ha corso da solo, però devo dire che sta imparando molto per quel che riguarda le dinamiche di squadra.

Sei nella squadra più forte con coloro che, almeno su carta, sono i favoriti. Questo un po’ ti limita? Oppure va bene così? Va bene lottare per la maglia rosa? 

Mah sapete – Germani risponde con una maturità pazzesca – io so già che non potrei vincere il Giro e da questo punto di vista non mi pesa più di tanto mettermi a disposizione. Fossi partito per vincerlo, sarebbe stato diverso. Magari sì, sarei potuto essere un po’ più libero in alcun tappe, avrei avuto più tappe su cui puntare, però vediamo strada facendo cosa viene fuori. E poi devo dire una cosa di questa squadra.

L’Equipe Continental Groupama-FDJ in avanscoperta sul Mortirolo. Germani è in giallo (foto Instagram)
L’Equipe Continental Groupama-FDJ in avanscoperta sul Mortirolo. Germani è in giallo (foto Instagram)
Cosa? 

In tutte le corse che ho fatto, prima di iniziare a tirare o di fare un determinato lavoro, il team ci ha dato la possibilità di entrare in fuga e quando ci sono riuscito ho raccolto dei buoni risultati. Insomma non si va al Giro sapendo già di dover solo tirare. E poi siamo under 23, spesso le carte si mischiano e tappe che su carta sembrano facili diventano le più difficili perché tutti ci vogliono provare o hanno la possibilità di stare davanti. Senza contare che siamo in Italia e da noi si corre più alla garibaldina.

Quindi Lorenzo ti possiamo tifare! Ti aspettiamo magari nella seconda tappa, quella di Pinzolo che è dura e la classifica, in teoria, non dovrebbe ancora essere delineata?

Eh – sospira Germani – ma anche nella prima se dovesse esserci vento… mai dire mai.

Avete fatto qualche sopralluogo? Conoscete il percorso? Gli Eolo-Kometa per esempio sono andati alla scoperta del Fauniera…

Abbiamo fatto un ritiro a Tirano, alla base dell’Aprica e del Mortirolo, pertanto abbiamo visto tutta la terza tappa, la più dura insieme a quella del Fauniera.

Germani e la scuola francese. A Besancon tra vento e crono

06.06.2021
5 min
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E mentre l’Equipe Groupama Fdj Continental è in Italia per il Giro U23, c’è un loro ragazzo che invece è rimasto in Francia, Lorenzo Germani, classe 2002 al primo anno nella categoria U23, ammesso si possa ancora definirla così. 

Con il laziale cerchiamo di capire come vanno le cose e perché non è al Giro, lui che è italiano in una squadra straniera.

Fino allo scorso anno Germani era uno junior
Fino allo scorso anno Germani era uno junior
Lorenzo, dove sei in questi giorni?

Sono in Francia. La squadra vuole che siamo qui nella sede-ritiro di Besancon (nella Francia centro-orientale, ndr).

Come ti trovi? Bidet e cibo a parte…!

Ah, ah, ah… Educatamente per andare in bagno diciamo che si va a fare una doccia! Scherzi a parte mi trovo bene. Con il tempo ho migliorato molto sia l’inglese che il francese, perché qui è così e quando sei “costretto” a parlarci fai presto. La squadra ci mette a disposizione dei corsi, ma non è mai come parlare dal vivo. Una cosa che mi piace molto dei francesi però sono le boulangerie (i panifici, ndr): sono bellissimi, dovremmo importarli in Italia. Per il resto il meteo non sempre è dei migliori, ma mi sto abituando, non abbiamo salite lunghissime per allenarci, ma non esiste pianura e il vento è una costante. Però dai, mi trovo “da Dio”. Abbiamo tutto a disposizione.

Come è fatta la sede della squadra?

Sotto ci sono magazzini, uffici, palestra… e sopra i nostri piccoli appartamenti per una o due persone. Tutti forniti con smart tv, wi-fi, cucina, bagno… sono nuovissimi.

Però! E nel modo di correre come ti trovi?

Le corse sono molto più combattute, si corre più alla garibaldina rispetto a noi e c’è meno attesa del finale. I diesse sono molto aperti di mente e ci dicono sempre che non siamo la squadra WorldTour, ma la continental. E ognuno deve avere il suo spazio. Se c’è una corsa piatta, non tiriamo per il velocista dal primo chilometro.

Tutto è più aperto…

Poi chiaramente ci sono stati casi in cui si è corso in modo diverso. Alla Rhone-Alpes per esempio avevamo la maglia di leader, c’erano anche le professional e in quel caso si lavora per difendere la maglia, in modo più tradizionale. Anche perché poi non ti vogliono nella fuga. Serve anche questo: imparare a proteggere la maglia.

Che voto dà sin qui Germani alla sua stagione?

Sono soddisfatto di alcune corse e meno di altre. Al Tour de Mirabelle per esempio speravo in una buona prestazione, ma questa gara veniva tre giorni dopo la Rhone-Alpes, una corsa a tappe di cinque giorni, tra l’altro molto intensi in cui appunto ho tirato per il nostro leader, ed ero stanco. Se penso che ho corso alcune gare con i pro’ non mi aspettavo di finirle e invece. Dai, mi dò un 6,5, promosso!

Prima hai detto che lassù il vento è una costante, stai imparando a correrci?

Caspita se s’impara! La prima cosa che ho capito è che nel ventaglio è meglio girare che stare a ruota, perché in questo caso è più probabile che resti dietro e se prendi due metri è finita. Se invece giri vai più avanti. E quando ci riesci è una gran bella soddisfazione. Ti gasi. Alla Parigi-Trois e al Circuit de Wallonie ci sono riuscito, anche se eravamo in tanti.

Giro U23, come mai non ci sei? Ti sarebbe piaciuto farlo?

Certo che mi sarebbe piaciuto, ma forse è meglio così. Non so se sono pronto per dieci giorni di gara. Io ho fatto quest’anno le mie prime esperienze con le corse a tappe, non le avevo mai fatte prima. Sono un primo anno e si potevano portare solo cinque corridori.

Per Germani è molto il lavoro a crono (foto Instagram)
Per Germani è molto il lavoro a crono (foto Instagram)
Ma non ne hai parlato con loro?

Gli ho fatto capire che mi interessava, ma non ho insistito. Se pensavo razionalmente mi dicevo che non dovevo andare, se pensavo con il cuore sì: mi dividevo tra questi due pensieri. Io mi fido di loro, è così che arriveranno i risultati. In più la squadra punta molto al Giro ed hanno portato una formazione più “grande”, più esperta. Sono tutti di terzo e quarto anno. C’è un solo primo anno, ma è stato inserito all’ultimo perché avevano bisogno di una ruota veloce.

E adesso che gare farai?

Correrò la Mont Ventoux Challenge, in cui ci saranno anche delle squadre WorldTour, poi tornerò in Italia per fare i campionati nazionali a crono e su strada. Successivamente ritornerò in Francia intorno al 5 luglio e poi dovrei fare il Val d’Aosta. Avrei dovuto fare anche la Corsa della Pace con la nazionale, ma dovevo correre con la squadra che invece alla fine ha rinunciato. Mi è dispiaciuto molto, spero non manchino altre occasioni in futuro.

Anche a crono hai detto: usate la bici da crono lassù?

Si usa, si usa. E a volte proviamo anche la cronosquadre. La media è di due o tre volte a settimana ma siamo arrivati anche a quattro.