“Un primo, sessanta secondi”. Il lungo viaggio di Visconti

01.05.2023
8 min
Salva

Il 15 maggio arriverà nelle librerie “Un primo, sessanta secondi”, viaggio intimo e sorprendente nella vita e nella carriera di Giovanni Visconti. Un percorso letterario che inizia dal momento drammatico e catartico del ritiro e poi torna alle origini in Sicilia, in un mondo che per tanti lettori risulterà lontano e inaspettato (in apertura, il siciliano con i genitori Rosi e Nino alla Coppa Sabatini del 2006, vinta in maglia Milram).

Quello che segue è un piccolo estratto: il terzo capitolo che racconta gli esordi da ciclista, con la regia e la preparazione rigida gestita dal padre Antonino. Il corridore bambino. Il libro, scritto a quattro mani con Enzo Vicennati, è pubblicato da Mulatero Editore e fa parte della collana Pagine Al Vento. 

“Un primo, sessanta secondi” è pubblicato da Mulatero Editore nella collana Pagine Al Vento: 171 pagine al prezzo di 21 euro
“Un primo, sessanta secondi” è pubblicato da Mulatero Editore nella collana Pagine Al Vento: 171 pagine al prezzo di 21 euro

Il corridore bambino

La vita da corridore in Sicilia, che poi da bambini è anche sbagliato chiamarla così, dovrebbe essere un gioco, ma per me non lo è mai stato. E’ piuttosto una guerra tra genitori. Non dico solo tra mio padre e mio zio: quella si potrebbe anche capire. Io e mio cugino Agostino siamo compagni di squadra, ma anche avversari e a vincere è sempre lui. Io arrivo secondo, è una rivalità che sento proprio tanto. Proprio per questo, quello da giovanissimo è uno dei periodi più duri della mia vita. Se non altro, a livello di fatica.

Primo perché non mi vivo niente dell’infanzia e poi dell’adolescenza, ma niente davvero. Secondo perché faccio davvero tanta fatica. Mi alleno tutti i giorni: non come un giovanissimo, ma come se fossi uno junior. E non mi alleno solo in bici. C’è la palestra, c’è la piscina, c’è la corsa a piedi e c’è anche il ciclocross… Mischio tutto, non sto mai fermo.

Mi allena mio padre e la sera arrivo a casa stravolto. Mio cugino è fortissimo. Siamo due bambini della stessa età, ma lui è più sviluppato, anche muscolarmente. Usciamo da scuola, mangiamo qualcosa e ci portano su quello stradone a Brancaccio che fa una specie di cerchio, in cui si può pedalare fuori dal traffico e dove possiamo sentirci un po’ più liberi.

La prima bici è una Olmo bianca e azzurra. Le gare a Palermo richiamano gente sulle strade, ma spesso sono motivo di lite fra genitori
La prima bici è una Olmo bianca e azzurra. Le gare a Palermo sono spesso motivo di lite fra genitori

Mio cugino Agostino

Quando sono in bici con mio cugino, anche se abbiamo 8-9 anni, a meno di 30 all’ora non si va, con i nostri rapportini e tutte quelle pedalate. La fatica che faccio per stare con lui è pazzesca. E la fatica diventa stress mentale: già da bambino sono pieno di paure. Per cui la domenica corro, do sempre il massimo e dopo le gare vomito sempre, sempre, sempre. Non c’è una gara in cui io non vomiti.

Insomma, è dura per entrambi, ma io forse faccio uno sforzo superiore a quello che sono in grado di sostenere. In più mi pesa, perché so che c’è questa lotta tra i genitori. Ho paura di arrivare secondo, la paura di perdere e di vedere anche mio padre sempre un gradino sotto… Sicuramente tutte queste cose compongono un quadro impegnativo per un bambino come me. Una questione fisica e poi anche di testa.

Fra me e Agostino c’è un bel rapporto. In quei periodi si usa stare parecchio in famiglia. Non dico tutte le sere, ma i fine settimana siamo sempre da mia nonna Orsola giù al fiume. Chiamiamo così la sua casa perché effettivamente abita vicino al corso dell’Oreto. Andiamo da lei e ceniamo tutti insieme. Siamo in tanti, tra nipoti e i vari parenti.

Con Agostino giochiamo e facciamo di tutto, tranne che parlare di bici. Da più piccoli abbiamo giocato con le macchinine nella terra, ma ora che siamo più grandi diamo calci al pallone, anche se poi arrivano i nostri padri, si immischiano e rompono le scatole: non si può giocare, dicono, perché fa male alle gambe. Ci controllano nel mangiare, soprattutto mio zio nei confronti di mio cugino. Mi ricordo che tante volte se Agostino vuole mangiare un dolcino, deve farlo di nascosto. Mio padre è un po’ meno duro, però quando sono lì e c’è zio Angelo, anch’io mi sento di dover fare le sue stesse cose. 

Fatica e vomito

Non credo però che mio cugino vinca di più per la vita che fa. E’ semplicemente più forte. Io ci metto più tempo a sviluppare muscolarmente. Sono proprio un bimbetto e nei bambini la differenza la fa lo sviluppo: sarò così fino ai dilettanti. In più, lui fa anche tanta fatica negli allenamenti. La stessa mia, però con quel fisico così sviluppato vale doppio. Quindi per arrivare semplicemente con lui in volata e fare secondo o terzo, muoio ogni volta e vomito, mentre lui vince facile.

Comunque, dopo tanti di questi episodi nei giovanissimi, mio padre mi porta a fare una visita. Andiamo vicino allo stadio di Palermo e questo dottore, in tutta tranquillità, gli dice che evidentemente non sono in grado di sostenere certi sforzi e che è meglio mollare. Fare ciclismo come sport va bene, ma in tranquillità e basta. Dice che secondo lui non ci sono rimedi, è solo che io non ce la faccio. Così continuo a vomitare, finché passa da sé. Probabilmente è tutto legato allo sviluppo, ai mega sforzi, alla fatica per seguire mio cugino e a quello stress psicologico, perché poi di colpo passa da sé. Invece Agostino continua a vincere, anche se pure lui soffre questa rivalità tra genitori e lo stress che c’è sin da bambino.

In qualche modo sento che a me tutto questo serve. Ogni santa domenica, devo cercare quantomeno di arrivare in volata con lui e alla fine diventa il mio stimolo. Agostino è un tipo introverso, sembra un duro, ma in realtà è cattivo solo quando sale sulla bici e si trasforma.

Giovanni Visconti con la maglia del GS Boccadifalco, negli anni cui si riferisce questo capitolo
Giovanni Visconti con la maglia del GS Boccadifalco, negli anni cui si riferisce questo capitolo

La settimana tipo

La settimana tipo non esiste, esiste la vita tipo. Fissa, continua, sempre quella. Cambia solo in base ai periodi. Magari se siamo in inverno, mio padre mi porta su a Pioppo: un paesino sopra Monreale, per camminare in salita. Salite ripide e pareti spelacchiate. Da quelle parti le montagne sono parecchio scoperte, non ci sono boschi e sono il terreno delle mie camminate avanti e indietro. Quando torno, vado in bici e poi in palestra. Però prima di entrare, mio padre mi dice di fare 2 chilometri di corsetta a piedi.

Sono sempre un bambino di 9 anni, ma non fa niente. Due chilometri, una ventina di minuti a piedi. Pam, pam, pam. Torno. Vado in palestra per un’ora e poi passo subito in piscina al piano di sotto. Faccio 40 minuti di nuoto, 80 vasche. E così arriva la sera. Alle 20,30 sono a casa e tutte le sere mi metto a tavola, così morto che non ce la faccio a versarmi l’acqua. E allora chiedo a mia madre, che mi guarda e non dice niente: «Ma’, mi dai l’acqua?». Ce l’ho davanti al naso, ma non riesco a prenderla… 

Mia sorella Ursula

Mia sorella non è gelosa, non c’è mai stato questo tipo di problema a casa mia. Sin da bambina, Ursula ha la testa sullo studio e nel suo mondo. A volte anche lei mi prende in giro, perché sembro viziato. Ed effettivamente lo sono, perché ogni giorno sono stanco morto e non muovo un dito. Però lo stesso, mi aiuta a fare i compiti, perché io non ho tempo e mio padre le chiede di darmi una mano. 

In qualche modo certi giorni la aiuto anche io con lo studio. Mi metto disteso sul divano con la testa sulle sue gambe, lei mi fa le carezze, mi tira indietro i capelli, io mi rilasso e intanto mi ripete la sua lezione. Non c’è mai stata gelosia, perché Ursula è più grande e ben più matura di me. Si rende conto della fatica che faccio e magari pensa che per me possa essere la strada giusta per un futuro diverso.

Lopez schianta il Colorado e il suo diesse parla chiaro

28.01.2023
5 min
Salva

Miguel Angel Lopez conquista l’Alto del Colorado e, a dirla tutta, ce lo aspettavamo. Il colombiano del Team Medellin, licenziato dall’Astana assieme a un massaggiatore, aveva lo sguardo laser già da un paio di giorni. E quando si è creata l’occasione di attaccare, ha dato gas e tanti saluti a tutti.

«Non pensavo di andare via da tanto lontano – dice dopo l’arrivo – avevo in testa uno sprint negli ultimi 500 metri. Il finale stagione è stato complicato. Ma passate le feste, dal primo gennaio ho ricominciato ad allenarmi nel modo giusto».

Alla partenza, i ragazzi dell’Astana avevano un anello nero al braccio, in ricordo di Inselvini
Alla partenza, i ragazzi dell’Astana avevano un anello nero al braccio, in ricordo di Inselvini

Un minuto per Umberto

Era cominciato come un pessimo giorno. La notizia della morte di Umberto Inselvini aveva gelato il gruppo di quelli che lo conoscevano. Al raduno di partenza si rincorrevano i ricordi degli aneddoti di vita con il massaggiatore bresciano, portatore sincero di umiltà, curiosità e di una cultura costruita in anni di attese, esperienze, domande, racconti, confronti. Lo vedevi alle partenze e agli arrivi, a volte anche negli hotel. E ogni volta che lo salutavi, ti sentivi più ricco e ti chiedevi se avessi lasciato qualcosa anche a lui.

I corridori dell’Astana e tutti gli italiani si sono schierati alla partenza con un giro di nastro nero sul braccio, poi la tappa era partita e il vento, i paesaggi, l’adrenalina avevano portato tutto con sé.

«E’ un grande dolore – dice Lopez commosso – perché Umberto era una persona con cui ho condiviso tanto. Mi ha massaggiato per un anno, ma mi restano i ricordi delle lunghe trasferte fatte insieme. Penso alla sua famiglia. Era un uomo che si è sempre preso cura di me».

Critiche all’Astana

La fuga di Tarozzi, ripreso dal vecchio Messineo. Poi l’allungo poco convinto di Evenepoel. Quindi l’attacco di Lopez con Higuita appresso e Ganna con Bernal sulle spalle. Egan voleva mettersi alla prova, ma si è visto che ancora qualcosa manca e probabilmente era questo il test che cercava.

Sul traguardo all’Alto del Colorado, con gli occhi rossi per l’emozione, il tecnico del Team Medellin è al settimo cielo e ne approfitta anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

«Quando abbiamo saputo che Miguel Angel era senza squadra – dice Jose Julian Velasquez – ci sono voluti 30 secondi per ingaggiarlo, non serviva di più. Credo in Superman. E’ uno dei migliori corridori al mondo, lo ha dimostrato e continua a dimostrarlo. Non so molto della situazione, l’unica cosa è che credo in lui, credo nei corridori colombiani. Mi sono affrettato a prendere una decisione per dargli una possibilità. Penso che l’Astana abbia sbagliato. Potrei dire che sono stati ipocriti e carenti di umanità. Perché prima ci sono le persone e poi i ciclisti».

Lopez voleva attaccare solo nel finale, poi ha preferito non correre rischi
Lopez voleva attaccare solo nel finale, poi ha preferito non correre rischi

Il futuro di Lopez

Dalle sue parole traspare orgoglio, lo stesso che in qualche modo abbiamo visto nei giorni scorsi negli occhi di Quintana, il quale giusto ieri ha annunciato che parteciperà ai campionati nazionali.

«Miguel Angel – prosegue Velazquez – aveva bisogno di una squadra che lo apprezzasse e lo sostenesse. Ed è quello che abbiamo fatto con lui in questi giorni, ma siamo anche consapevoli che forse fra un giorno, una settimana o un mese potrebbe ricevere l’offerta da una grande squadra. Sarebbe un piacere per me rompere il suo contratto, perché lui torni a rappresentare tutti i colombiani in un Giro d’Italia, una Vuelta a España o un un Tour de France. Tutta la squadra, a partire dal nostro capitano Sevilla, è stata orgogliosa di averlo e glielo dimostra con gesti piccoli ma importanti, ad esempio dandogli il posto davanti in macchina. Ma vedo anche la sua umiltà. L’organizzazione di questa gara gli ha offerto biglietti di prima classe, ma lui ha scelto di viaggiare con tutta la squadra in classe economica».

Una piccola squadra

Lopez adesso è al comando della Vuelta a San Juan, con 30 secondi giusti di vantaggio su Ganna, alla vigilia di due tappe veloci in cui il gigante piemontese potrebbe voler tentare l’allungo. Pippo ha commentato che dopo quattro giorni al servizio della squadra, questa volta la Ineos ha lavorato per lui.

«Siamo una piccola squadra – dice Lopez – non siamo al livello delle WorldTour, ma non ci manca niente. Sevilla è il nostro capitano di strada, ha grande esperienza, conosce bene il terreno e mi ha aiutato lui nel momento dell’attacco. Vedremo come andrà a finire. Siamo venuti qui per goderci questa corsa e aver raggiunto questo risultato mi mentalizza e mi dà un bel morale».

Gruppo ,Cesenatico, Porto Canale, Giro d'Italia 2020

EDITORIALE / Buon compleanno, bici.PRO

18.10.2021
6 min
Salva

Questa è la storia di un viaggio iniziato un anno fa. Il Giro d’Italia 2020 entrava nel vivo. Filippo Ganna aveva appena vinto la crono di Valdobbiadene, Almeida era ancora in rosa e l’indomani Tao Geoghegan Hart avrebbe posto a Piancavallo la prima pietra per la vittoria. Nell’hotel La Rosina di Marostica con un clic e un brindisi allo scoccare della mezzanotte, con questa stessa foto di apertura che ritrae il gruppo in partenza da Cesenatico, venne alla luce bici.PRO

Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020, Valdobbiadene
bici.PRO è andato online nella notte della crono di Valdobbiadene del Giro d’Italia 2020
Filippo Ganna, Giro d'Italia 2020, Valdobbiadene
bici.PRO è andato online nella notte della crono di Valdobbiadene del Giro 2020

La nostra casa

E’ passato un anno. Siamo nati durante il Covid, quando il mondo era chiuso e le prime riaperture stavano appena riportando il ciclismo sulle strade. Folle intraprendere una nuova iniziativa in quei giorni o la mossa migliore? Forse all’inizio avremmo impiegato qualche minuto per rispondere, oggi indichiamo senza dubbio la seconda opzione: è stata la mossa migliore. Si poteva scegliere di rannicchiarsi nell’attesa, invece siamo andati in fuga. Come tutte le aziende del settore che durante la chiusura hanno investito e acquistato e ora sono in vantaggio su chi si è lasciato intimidire.

Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Questa caduta di Alaphilippe ha deciso il Fiandre 2020? C’era da parlarne, non ci sono episodi che non meritino approfondimenti
Vout Van Aert, Mathieu Van der Poel, Julian Alaphilippe, caduta moto, Giro delle Fiandre 2020
Questa caduta di Alaphilippe ha deciso il Fiandre 2020? C’era da parlarne, non ci sono episodi che non meritino approfondimenti

Chilometro 162, la società editrice alle spalle del magazine nacque il 6 agosto 2020, fra la Strade Bianche e la Sanremo. Giorni di grande fervore. Per le corse da un lato e per l’amico Francesco Pelosi dall’altro, che con la sua Suntimes disegnava la struttura della nuova… casa seguendo le indicazioni ricevute.

Volevamo un magazine di fruibilità immediata. Elegante. Che permettesse di pubblicare foto grandi anche su dispositivi mobile. Che ci permettesse l’approfondimento del mensile per più volte al giorno. E ci consentisse di giocare anche in modo interattivo con le piattaforme social più diffuse. Caratteri. Grafica. Tipografia. Plugin. Template. Seo. Lo sguardo severo e insieme bonario di Lucia. La disponibilità di Emilio. In breve il mondo intorno a noi cambiò e ci imbarcammo nella più bella avventura professionale dopo anni di anni sempre uguali.

Con Alberto Dolfin da Tokyo abbiamo raccontato il fantastico oro degli azzurri del quartetto
Con Alberto Dolfin da Tokyo abbiamo raccontato il fantastico oro degli azzurri del quartetto

Il nostro stile

Una volta disegnata la struttura, la palla è passata alla redazione. Nessuna porta chiusa. Il ciclismo è un mondo vastissimo. Dalle parole di qualsiasi corridore nascono spunti per approfondimenti su temi tecnici, di alimentazione, salute, allenamento. Ogni attore sulla scena è portatore di storie e idee, ogni atleta è un gigante.

Volevamo passare dalla dimensione dei soliti nomi alla pluralità del gruppo, sfuggendo alla logica dei comunicati copiati e incollati, rifiutando la copertura frenetica di ogni notizia che altri fanno meglio di noi.

Non siamo nati per distruggere altri siti o per sotterrarli, come invece qualcuno si vanta di aver fatto. La terra è sotto piedi ben saldi che anche oggi, come ogni giorno da un anno a questa parte, sono già in cammino dalle prime luci dell’alba.

La Roubaix di Colbrelli, dopo l’europeo e l’italiano… Spunti a non finire in un anno di strepitoso ciclismo italiano
La Roubaix di Colbrelli, dopo l’europeo e l’italiano… Spunti a non finire in un anno di strepitoso ciclismo italiano

La nostra squadra

La squadra si è andata formando e ancora cambierà forma. Al fianco dei tre fondatori – Emiliano Neri, Luciano Crestani ed Enzo Vicennati – lavorano ogni giorno con passione Filippo Lorenzon dal suo borgo in Sabina. Gabriele Gentili e Giada Gambino dalla Sicilia. Umberto Toscanelli dalla Val d’Aosta. Simone Carpanini dall’Emilia e Gabriele Bonetti e Dalia Muccioli dalla Romagna. Stefano Masi dalla Lombardia e Alberto Dolfin dal Piemonte. Matteo Capobianchi da Roma e Carlo Alberto Melis dalla Sardegna.

La prima intervista con Elisa Balsamo proprio sul nascere di bici.PRO e poi fino a Leuven. Vittoria doppia…
La prima intervista con Elisa Balsamo proprio sul nascere di bici.PRO e poi fino a Leuven. Vittoria doppia…

Da pochissimo si sta sperimentando con noi anche Rossella Ratto, atleta azzurra laureata in Scienza dell’Alimentazione, che al momento di appendere la bici al chiodo, disse proprio al nostro Carpanini di volersi provare come giornalista. Era il 16 settembre, dieci giorni dopo abbiamo pubblicato il suo primo articolo, il terzo è andato online giusto ieri. Probabilmente questa scheggia di vita vissuta è l’esempio di come la voglia di fare, la capacità di farlo e di imparare siano la chiave d’accesso a un mestiere bellissimo ma per niente facile.

Con noi sin dal primo giorno, Roberto e Luca Bettini e tutti i fotografi della loro bettiniphoto.net, da Ilario Biondi a Dario Belingheri e Tommaso Pelagalli, ci hanno permesso di avere una copertura straordinaria dalle strade di tutto il mondo.

Qualcuno si è fermato lungo il cammino, davanti a difficoltà nel sostenere una vita ad alta velocità e i ritmi, la preparazione e le esigenze di un lavoro che non fa sconti. A loro va comunque il nostro abbraccio e la gratitudine per aver camminato al nostro fianco.

E a Leuven con la vittoria di Ganna nella crono si è come chiuso un cerchio: con lui abbiamo iniziato, da lui si riparte alla grande
E a Leuven con la vittoria di Ganna nella crono si è come chiuso un cerchio

Il vostro mondo

Punto Pro (.PRO) più che il nome di un dominio è uno stile di vita e un modo di lavorare che domani si estenderà anche agli altri ambiti che affronteremo. Storie. Tecnica. Approfondimenti. Corse. Viaggi. Incontri. Tutto ciò che è agonismo abita in queste pagine, qualsiasi sia la specialità, qualsiasi l’ispirazione.

Vi abbiamo raccontato i grandi nomi e anche i più piccoli. Abbiamo aperto le porte del ciclismo femminile, della pista e del cross senza la pretesa di essere i primi o i migliori. Altri c’erano prima di noi, altri verranno dopo.

Abbiamo però il nostro stile e il nostro rigore che rivendichiamo con orgoglio. Tutto questo ci ha portato a pubblicare finora 3.151 articoli. Ogni giorno a partire dalle 8,30, poi ogni due ore. E nel mezzo quel curiosare imperterrito fra le novità del mercato, componendo e scomponendo vetrine mai uguali a se stesse.

Pogacar Merckx 2021
Il ciclismo è il posto più bello in cui essere giornalisti, con incontri indimenticabili fra leggende. Qui Merckx e Pogacar
Pogacar Merckx 2021
Il ciclismo è il posto più bello in cui essere giornalisti, con incontri indimenticabili fra leggende. Qui Merckx e Pogacar

E’ il nostro mondo ed è anche il vostro. Nello spegnere la prima candelina ci stringiamo forte alla comunità che si è formata e si sta consolidando con numeri sempre crescenti. E con una stretta di mano alle aziende che prima per la fiducia e l’amicizia e ora per quegli stessi numeri hanno scelto di camminare con noi sulle infinite e bellissime strade del grande ciclismo.

Buon compleanno a bici.PRO. E buona settimana a tutti voi.