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DT Swiss ERC1400 Dicut, che gran paio di ruote

12.01.2023
7 min
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Il progetto DT Swiss ERC è sviluppato per offrire un’alternativa alle ruote ARC, queste ultime più orientate alla performance legata alla velocità e all’aerodinamica. Le ERC si rivolgono ad una interpretazione maggiormente endurance, anche se una volta portate su strada sorprendono per scorrevolezza, reattività e per il blend ottimale tra rigidità e capacità di smorzamento.

Il biglietto da visita della ERC1400 Dicut in test sono un cerchio full carbon tubeless ready da 45 millimetri di altezza ed il mozzo Dicut 240. Le abbiamo provate.

Cerchio panciuto che si adatta alle gomme ciocciotte
Cerchio panciuto che si adatta alle gomme ciocciotte

Endurance per modo di dire

Il progetto ERC dimostra che il termine endurance non significa una seconda scelta. Le ruote DT Swiss ERC semplicemente si rivolgono ad un’utenza che, pur non sacrificando nulla in termini di prestazione, sfrutta la possibilità di montare anche gomme di una sezione maggiorata.

Iniziamo a categorizzare le ERC1400 con i numeri: 680 grammi per la ruota anteriore con tape tubeless e valvola inserita; 810 per quella posteriore, che diventano 830 con il corpetto Sram. Un peso di 1.490 grammi per la coppia sono pochi, se consideriamo inoltre che il cerchio ha un canale interno di 22 millimetri e la larghezza complessiva è di 28,5. I mozzi sono in alluminio della serie Dicut 240. Quello posteriore ha il Rachet System 36 (ovvero 36 denti per l’ingaggio).

Il mozzo anteriore con raggiatura incrociata da ambo i lati
Il mozzo anteriore con raggiatura incrociata da ambo i lati

I raggi sono in acciaio e sono piatti/aerodinamici Aero Comp, 24 per entrambe le ruote e tutti con incrocio in seconda. Nel punto di incrocio i profilati si toccano, ma quando si è in movimento non si sente il minimo scricchiolio, sintomo di una costruzione, campanatura e tensione ottimali, oltre ad una rigidità non secondaria. Abbiamo fatto alcune domande a Simon Wassmer Road Product Manager di DT Swiss.

A quale tipologia di utenza si rivolge la versione ERC1400?

ERC è il nostro set di ruote da strada più versatile. E’ destinato a un utente che non solo guida su asfalto perfetto e occasionalmente va in bici sulle strade sterrate. Si spiega l’utilizzo di un cerchio più largo, sviluppato per interfacciarsi con l’uso di pneumatici più grandi. Inoltre la forma del cerchio è ottimizzata per una guida più facile e sicura. Con le due diverse altezze del cerchio per i due diversi set, 35 e 45 millimetri, il cliente può scegliere tra una migliore agilità, oppure una ruota più aerodinamica.

Partendo dal cerchio, c’è una sezione ottimale di pneumatico che meglio si configura con il cerchio delle ERC?

Raccomandiamo una larghezza dello pneumatico sulla ruota anteriore di 28 millimetri, compresa tra i 28 e 32 per quella posteriore, poi dipende anche dal comfort che si vuole trovare con l’aiuto delle ruote. I cerchi DT Swiss ERC sono conformi alle norme pertinenti e agli standard ETRTO del settore. Funzionano con una configurazione tubeless e anche con una combinazione pneumatico/camera d’aria convenzionale.

Quale carbonio è utilizzato per il cerchio?

Utilizziamo strati di carbonio pre-impregnati di resina con un blend di fibre UD Uni-Directional, 3K e materiale intrecciato. Vengono inseriti nello stampo in varie dimensioni e direzioni specifiche. Poi induriti in un forno sottovuoto.

C’è un motivo preciso per il quale DT Swiss continua il suo percorso di ricerca e sviluppo sui cerchi tubeless, lasciando da parte l’hookless?

Ci sono alcuni motivi, ma il motivo principale è la maggiore sicurezza e facilità d’uso di un sistema di cerchi con l’uncino. Con questo l’utente non è limitato con l’utilizzo esclusivo di alcune tipologie di pneumatici. E neppure si deve confrontare con i limiti di pressione di 5 bar. Inoltre non vediamo un grande vantaggio con un sistema hookless per la costruzione del nostro cerchio, soprattutto in merito alla ricerca delle ruote aero.

Le ERC hanno gli stessi raggi delle ARC. Cambia il livello di tensione, oppure è uguale?

E’ sempre importante vedere le ruote come un sistema, quando parliamo della tensione dei raggi e quindi della rigidità delle ruote. Per questo devono essere considerati i tre componenti cerchio, mozzo e raggio. A seconda del livello di rigidità dei componenti del set di ruote, viene determinata la tensione dei raggi. I componenti della linea ARC ed ERC sono abbastanza simili, il che significa che la tensione dei raggi è a un livello simile.

Le sfere dei cuscinetti sono in acciaio?

Esatto, nel livello 1400 usiamo cuscinetti con sfere in acciaio. Nel nostro livello superiore 1100 utilizziamo il nostro cuscinetto in ceramica SINC.

Il sistema Rachet EXP 36. Quali sono i motivi che hanno spinto a scegliere i 36 punti d’ingaggio con l’inclinazione di 10°?

Il design di un sistema a ruota libera è sempre un compromesso tra i tre fattori: impegno, durata e peso. Per noi i 36 punti di ingaggio rappresentano una sorta di variabile per la guida su strada, ma consideriamo che i nostri team di professionisti utilizzano questo sistema. In tal senso offriamo anche un kit di aggiornamento/upgrade a 54 denti, per chiunque desideri un angolo di innesto ridotto a 6,7°.

I nostri feedback

Le DT Swiss ERC1400 non sono un compromesso forzato, ne un ripiego e neppure delle ruote “troppo comode”, tutt’altro. Sono il simbolo di una categoria di bicicletta, quella endurance, che è cambiata molto nel corso delle stagioni. Tanta versatilità, sono cresciute le performances e la qualità del comfort.

Insomma, le ERC1400 sono delle ruote che non ci si aspetta, perché oltre ad essere belle da vedere e capaci di vestire la bicicletta, sono anche parecchio gratificanti in termini di utilizzo. Non danno mai la sensazione di secchezza e nervosismo nelle fasi più tecniche, merito anche di un canale interno da 22 millimetri di larghezza che è la giusta interfaccia per gomme larghe (noi le abbiamo provate con degli pneumatici da 28, ma anche dei 30 non ci starebbero male).

Sono molto veloci, ma il valore aggiunto è la scorrevolezza e la capacità di assecondare le sollecitazioni che arrivano dalle gambe e dalla strada. Il tutto va a vantaggio di un equilibrio ottimale, tanto sfruttabile da diverse tipologie di utenza. Per chi è più agonista, ma vuole un comparto rotante facile da condurre in discesa, senza eccessi e in grado di trasmettere sicurezza. Per chi è amante delle uscite condotte ad un ritmo costante, dove il piacere di guidare la bicicletta per tante ore consecutive fa parte della pedalata.

La gomma Schwalbe da 28 spancia a 29 millimetri
La gomma Schwalbe da 28 spancia a 29 millimetri

In offroad non è peccato

Di sicuro le DT Swiss ERC1400 Dicut non sono delle ruote per il fuoristrada impegnativo. Però, immaginarle in un contesto tipo strade bianche o quei sentieri che si affrontano facilmente con la bici da corsa, ci sta alla grande. Qui entra in gioco la qualità costruttiva e complessiva di DT Swiss, dove la sostanza è un fattore sempre presente e tangibile.

Look 765 Optimum, endurance alla francese

06.12.2022
7 min
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Ecco la nuova Look 765 Optimum di seconda generazione, la bicicletta che identifica il segmento endurance del marchio francese. Si posiziona sotto le categorie Aero e Altitude, con una fascia di prezzi compresi tra i 3.000 e 6.000 euro in base agli allestimenti.

Il comfort è l’obiettivo primario, per una bici che vuole abbracciare un’utenza che va dall’amatore appassionato, fino a chi pedala costantemente e senza velleità agonistiche. Entriamo nel dettaglio.

Nel complesso una linea che appaga l’occhio
Nel complesso una linea che appaga l’occhio

Un po’ road e un po’ gravel

Il design, le forme e l’impatto estetico mutuano alcune soluzioni dalla piattaforma gravel già esistente, ma anche quell’eleganza che da sempre contraddistingue le bici Huez. L’avantreno e tutta la sezione centrale sono piuttosto fini, per intenderci si distaccano molto dalle versioni Aero Look Blade. Il carro posteriore invece, in particolare i foderi obliqui hanno una curvatura identificativa, facilmente accostabile alla gravel.

L’applicazione del carbonio, insieme al design e alla geometria, collimano per offrire una bicicletta comoda e senza estremizzazioni, stabile e capace di affrontare strade con un manto sterrato, ma non eccessivamente complicato.

Come è fatta

Con il passare delle stagioni e delle collezioni, abbiamo imparato ad apprezzare le diverse applicazioni del carbonio di Look, ognuna specifica e dedicata. Questa differenziazione la ritroviamo anche nel frame-kit della nuova bicicletta, che utilizza un blend di 5 tessuti, 4 di matrice composita e una fibra di vetro. Le tipologie di carbonio sono 3, HM (alto modulo), IM (modulo intermedio) e HR (ad alta resistenza), ai quali si aggiunge una fibra specifica a base polimerica, elastica e resistente. Ogni pezza di tessuto composito è posizionata con un orientamento specifico, tenendo conto anche delle taglie, in modo da non sacrificare la resistenza del telaio e offrendo uno scudo contro le vibrazioni negative che provengono dal basso.

In termini di percentuali si scrive di una bicicletta più comoda del 20% (se messa a confronto con la precedente). Il valore alla bilancia dichiarato è di 1100 grammi (compresa la verniciatura) nella taglia media e 380 grammi per la forcella. In merito alla costruzione della seconda generazione della Look 765 Optimum, sentiamo cosa ci ha detto Fred Caron l’ingegnere che ha sviluppato il prodotto.

La forcella è aperta e si vede, ma c’è anche il nuovo stem Look che nasconde le guaine
La forcella è aperta e si vede, ma c’è anche il nuovo stem Look che nasconde le guaine
La nuova 765 Optimum ha un telaio monoscocca?

Sì e adotta il metodo di costruzione che prevede il triangolo principale in monoscocca, mentre la sezione posteriore è applicata in un secondo momento e non è un pezzo solo.

Perché avete deciso di utilizzare la fibra di vetro?

La fibra di vetro, combinata in maniera specifica con il tessuto composito ci ha permesso di incrementare l’elasticità dell’intero modulo e di creare una vera e propria barriera nei confronti delle vibrazioni.

Come vengono applicate le diverse tipologie di carbonio e con quali canoni?

La scelta del carbonio e del modo in cui vengono posizionate le pelli del tessuto sono uno dei passaggi fondamentali e più complicati che riguardano la parte ingegneristica. E’ sufficiente variare l’orientamento di un solo pezzo e cambia la resa tecnica. Nel caso della nuova Look 765 Optimum si è tenuto conto delle performances relative alla categoria, considerando in primis il rapporto tra la flessione verticale e la rigidità laterale, il trasferimento di potenza e ovviamente anche il range di prezzo di questa bicicletta.

Il blend di fibre della forcella
Il blend di fibre della forcella
I vari tipi di tessuto composito riguardano anche la forcella?

Esattamente, anche la forcella, che è tutta in carbonio, prende forma grazie ad un blend di tessuti, ma con percentuali differenti rispetto al telaio. Il mix ottimale è votato a garantire precisione di guida, comfort e anche un grande sostegno dell’anteriore.

Quali sono le differenze principali, rispetto alla generazione precedente?

Il blend delle fibre composite è stato completamente rivisto, nella matrice e nell’applicazione. E’ tutto nuovo anche lo shape delle tubazioni che adottano alcuni concetti aero e di pari passo è stata data una maggiore importanza all’integrazione, soprattutto delle guaine. Inoltre è stato aumentato lo spazio per il passaggio delle ruote e delle gomme, che possono arrivare fino a 34 millimetri di sezione. La bicicletta può montare anche i parafanghi. Inoltre la 765 Optimum fa parte della generazione con la scatola del movimento centrale T47.

Alcuni dettagli da sottolineare

Look 765 Optimum supporta i parfanghi, nella zona anteriore e in quella posteriore, grazie alle asole di alloggio integrate nel carbonio. Rispetto alla versione precedente è stata migliorata l’integrazione ed il passaggio interno di cavi e guaine, anche grazie al nuovo stem Look LS3 in alluminio. Tutti nuovi sono anche gli spacers tra battuta dello sterzo ed attacco manubrio.

Il reggisella ha una forma tonda ed un diametro da 27,2 millimetri ed è il naturale alloggio della battteria Di2 di Shimano. La scatola del movimento centrale ha una larghezza di 86,5 millimetri, con delle sedi T47 per i cuscinetti.

I perni passanti hanno delle misure e delle sedi standard.

Le taglie e le geometrie

Le misure disponibili sono 5 in totale: XS, S e M, L e XL. Tutte le taglie sono accomunate dai medesimi angoli del piantone e dello sterzo, rispettivamente 74° e 70,8°. Mutuato per tutte le misure è anche il rake della forcella, che è di 50 millimetri.

Interessante il dato che si riferisce all’altezza del tubo dello sterzo, che rispetto alla geometria racing (quella usata per i modelli Blade ed Huez) è più alto di 1 centimetro, taglia per taglia.

Cinque allestimenti

Tutti gli allestimenti hanno in comune il medesimo frame-kit, non ci sono differenze per quanto concerne il modulo di carbonio. Partendo dalla base, si parte dalla Look 765 Optimum con trasmissione Shimano Ultegra meccanico 2×11 (le ruote sono le Shimano RS in alluminio).

Sono tre le versioni intermedie (considerando il rapporto tra le qualità/prezzo/performance), una con il pacchetto Sram Rival AXS 2×12 (quella del test, con una livrea cromatica davvero bella, che cambia intensità e colore in base alla luce) e una con il Campagnolo Chorus (meccanico) 2×12 (queste versioni hanno le ruote Fulcrum in alluminio). La terza di questa fascia porta in dote la nuova trasmissione Shimano 105 Di2 a 12 velocità (5390 euro di listino).

Il top di questa nuova gamma Optimum è rappresentato dalla bicicletta con allestimento Shimano Ultegra Di2 12v e le ruote Look con cerchio full carbon. Il suo prezzo è di 6.290 euro.

Trek Domane SLR7 eTap, endurance oltre l’immaginario

04.12.2022
6 min
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Il test della nuova Trek Domane

Abbiamo provato la nuova Trek Domane SLR con allestimento 7 eTap. Il comfort e il piacere di guida emergono fin da quando si monta in sella per la prima volta, ma è la fluidità di marcia a fare la differenza, anche e soprattutto sullo sterrato.

La nuova Domane non è solo una bicicletta sviluppata per andare ovunque e con ogni tipo di ciclista, ma il mezzo da strada che si distacca in modo netto da Emonda e Madone, pur mantenendo un feeling diretto con la famiglia road di ultima generazione.

Nuova Domane, il comfort su tutto
Nuova Domane, il comfort su tutto

Domane SLR, geometria endurance

L’ultima versione della Domane SLR prevede una geometria endurance e un carbonio OCLV800, il medesimo utilizzato per Emonda SLR e Madone SLR, ma con delle quote geometriche molto differenti (la geometria H1.5 usata per le superleggera e per la bici aero è diversa). La Domane ha uno stack maggiorato e un reach più contenuto. A parità di taglia una Trek Domane è più alta. Tradotto: è più facile andare in presa bassa e farlo anche per chi non è avvezzo alla posizione, sfruttando una posizione efficiente e mai troppo esigente.

E’ più alta. Significa meno estremizzazioni per chi la guida, meno affaticamento anche per la parte alta del corpo e una respirazione senza costrizioni dell’addome. Un setting rialzato influisce anche sulla stabilità e sulla conduzione della bici anche sullo sconnesso importante.

La nuova Domane è questo e non solo, perché la componentistica contribuisce al completamento di un pacchetto con delle performances inaspettate quando si percorrono tratti di strada al limite della percorribilità.

Sterzo alto, ma rimane la forma sloping
Sterzo alto, ma rimane la forma sloping

La Domane SLR in test

Una 54 da 8,1 chilogrammi di peso (rilevati e con gli accessori nell’obliquo). Il framekit è un full carbon OCLV800 monoscocca, con scatola del movimento centrale bb86 e calotte T47.

C’è il nuovo IsoSpeed, il dissipatore/sdoppiatore delle vibrazioni, diverso rispetto a quello utilizzato sulle Domane delle generazioni precedenti. Il suo comportamento è simile a quello utilizzato sulla gravel Checkpoint SLR, progressivo e “soffice”, che sembra sparire quando si tratta la Domane come una bici da gara, sull’asfalto. Questa versione dell’IsoSpeed ha la variabile (rispetto alla Checkpoint) di un reggisella diverso, diciamo tradizionale e non integrato nel piantone.

C’è una trasmissione Sram Force AXS eTap 2×12 (46-33 e 10-33) con il power meter Quarq. Ci sono le ruote Bontrager Aeolus Pro37 tubeless ready con gli pneumatici tubeless R3 da 32. Una larghezza importante per uno stradista duro e puro, ma una soluzione che permette di sfruttare la stabilità della bicicletta anche su percorsi dove, non si andrebbe con una bici “standard”. Lo stem è il Bontrager RCS Pro in alluminio, mentre la piega è sempre Bontrager, ma in carbonio.

Orizzontale inconfondibile

Lo è perché vicino allo sterzo ci sono le due asole utili per posizionare un piccolo bag, soluzione spesso adottata per le bici gravel. E poi c’è l’IsoSpeed che è ancorato all’interno della tubazione, nella zona del nodo sella.

Questo profilato ha un design “ergonomico”, mutuato da Emonda e Domane, voluminoso alle estremità, più stretto nella parte mediana. Un vantaggio per chi tende a chiudere le ginocchia verso l’orizzontale.

Lo sterzo sagomato con una sorta di family feeling design
Lo sterzo sagomato con una sorta di family feeling design

Il vano portaoggetti

Uno spazio abbondante dove mettere un minitool e una sacca porta attrezzi, proprio come sulla Checkpoint e comunque presente anche sulla generazione più anziana. Per chi sfrutta la Domane nell’ottica del viaggio non è un aspetto secondario.

Alcuni numeri interessanti

Lo sterzo (nella taglia 54) è alto ben 16 centimetri. Il carro posteriore è lungo 42 centimetri, più corto rispetto alla media della categoria. Questo fattore si fa sentire in salita, perché la Trek Domane si sfrutta bene con il naso all’insù, pur non essendo una scattista. E’ ridotto anche il passo totale, con i suoi 101 centimetri, considerando che si scrive di una endurance.

Gravel, ma non gravel race

La nuova Trek Domane SLR è un gran cavallo sullo sconnesso, quei tratti percoribili da non capire più nulla, quelli che fanno ballare il cervello dentro la scatola cranica. Eppure avantreno e retrotreno, soprattutto quest’ultimo non fanno una piega, ecco perché questa bicicletta è al limite dell’utilizzo gravel.

L’eventuale utilizzo di gomme da 38 è un valore aggiunto non da poco. In discesa è una belva e ha una precisione invidiabile, comunque un marchio di fabbrica Trek, che ritroviamo anche sulla Emonda (non abbiamo ancora approfondito la nuova Madone).

In salita su asfalto l’Iso Speed sparisce
In salita su asfalto l’Iso Speed sparisce

In conclusione

Il distacco dalle bici road dedicate all’agonismo spinto come la Emonda e la Madone è netto. La nuova Trek Emonda è la bici comoda, che mette il comfort in cima alla scala dei valori. Di seguito vengono la stabilità, la fluidità di marcia e la possibilità di sfruttare la bici con diversi allestimenti e nei diversi contesti ambientali, ma sempre con la certezza di avere un mezzo meccanico che asseconda in tutto e per tutto le richieste di chi la guida.

Il prezzo di questa versione, la SLR7 eTap, è di quelli importanti, ma dalla sua possiamo scrivere che è una sorta di bici totale.

Trek Domane+ AL, l’elettrica agile e confortevole per tutti

18.11.2022
5 min
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Le fantastiche geometrie della Domane+ incontrano la propulsione elettrica per dare luce alla Domane+ AL. E’ questa la nuova e-road lanciata da Trek per conquistare il pubblico più vasto con doti e prestazioni uniche. Con il migliore rapporto qualità/prezzo, questa bici ha un telaio robusto in leggero alluminio e caratteristiche raffinate, come il display integrato sul tubo orizzontale e i pulsanti di controllo nascosti. Fino a 177 chilometri di autonomia per andare alla scoperta di nuove mete on the road concedendosi qualche fuori strada gentile. 

Cuore elettrico

Il cuore della Domane+ AL è il suo motore HyDrive. Una propulsione in grado di erogare un’assistenza naturale attraverso il mozzo posteriore. Grazie a una sottile batteria da 250Wh integrata all’interno del tubo obliquo, il sistema prevede un’autonomia di 90 chilometri circa con una singola carica. Il tutto con una coppia da 250W nominale, 358W di picco, e 40Nm. Per le avventure più lunghe, è possibile ricorrere ad un Range Extender che raddoppia la distanza assistita fino a 177 chilometri.

Il comando del sistema è il display minimalista montato a filo sul tubo orizzontale che non interferisce con l’aspetto pulito del manubrio, tipico di una bici tradizionale. Il display consente di attivare l’assistenza, di visualizzare l’autonomia della batteria e di impostare la modalità di aiuto. Grazie agli intuitivi comandi montati sui cappucci, Domane+ AL mette tutti i controlli direttamente a portata di mano. Con la semplice pressione di un pulsante, si può facilmente scegliere tra le tre modalità di assistenza senza staccare le mani dal manubrio.

Agile e versatile

Mentre molte bici elettriche entry-level prevedono forti penalizzazioni in termini di peso, Domane+ AL è abbastanza leggera da poter essere gestita con facilità. Pesando poco più di 13,5 kg, è facile da trasportare e adatta a più utilizzi, dalla performance al turismo fino allo spostamento urbano.

Le ruote sono 700c e il passaggio ruota permette di installare pneumatici fino a 38mm. Di serie monta coperture da 32mm, questo migliora la versatilità di guida su strada e fuoristrada. Questa caratteristica dei cerchi si abbina a un telaio con geometria endurance H1.5, che migliora il comfort sulle lunghe distanze grazie al tubo sterzo più alto e un passo più lungo per massimizzare la stabilità.

Caratteristiche e predisposizioni

Un’assistenza che arriva a 25 km/h e tanta strada a disposizione da poter affrontare. Oltre a questo, un’infaticabile trasmissione Shimano 105 2×11, ruote tubeless ready e manubrio antivibrazione Elite IsoZone. La Domane+ AL è la bici che completa la gamma e-road di Trek e aggiunge l’anello mancante alla proposta. A ciò si accompagna un design elegante che combina funzionalità e sicurezza. L’attacco manubrio Blendr Brontager consente di fissare gli accessori mantenendo un aspetto pulito. I freni a disco Flat Mount assicurano una frenata efficace e affidabile in qualsiasi condizione. 

Una bici versatile che vanta caratteristiche tecniche con prestazioni e solide. Il tutto rivolto anche ad un utilizzo che strizza l’occhio anche al turismo. Questa versione infatti vanta predisposizioni ai parafanghi e ai portapacchi per poter affrontare viaggi lunghi e proteggendosi dalle condizioni avverse. Tutte queste caratteristiche sono racchiuse in un prezzo che diventa un’altra forza per la determinazione di questa bici nel mercato attuale. E’ infatti disponibile a partire da 3599 euro. 

Trek

Assos Mille GTS anche per la mezza stagione

20.10.2022
5 min
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Assos propone un abbinamento davvero interessante con la salopette corta e la giacca antivento. Entrambe fanno parte della linea Spring-Fall Mille GTS Clima Code 2/3.

I bib short hanno un potere isolante di buon livello, sono idrorepellenti e sono dotati del pad Mille GTS C2, con un comfort e una stabilità eccellenti anche sullo sterrato. La maglia ha un peso ridotto e sfrutta diverse pannellature, maggiormente votate alla protezione davanti, traspirante dietro.

Il kit fa parte del concept Clima Code 2/3
Il kit fa parte del concept Clima Code 2/3

Soluzioni che fanno la differenza

La salopette Mille GTS C2 è un’icona in fatto di comfort e versatilità. La si può usare su strada, ma anche in ambito gravel (anche se non ha le tasche sulle cosce), quando il clima è asciutto e quando piove, perché è protettiva e repellente. Inoltre il fondello è uno dei massimi esponenti per adattabilità e comodità long distance, cosa per nulla scontata su capi tecnici sviluppati per le stagioni intermedie e fredde.

La Maglia Assos è una sorta di tuttofare. Se usata da sola con un intimo tecnico leggero si adatta bene anche nelle giornate autunnali soleggiate. Protegge dal fresco e dall’umidità del mattino, non diventa bollente quando il sole inizia a scaldare. Questo grazie anche alle diverse membrane che agevolano la ventilazione e lo scambio continuo di aria. Con un intimo termico (invernale) è un capo protettivo, caldo e ampiamente sfruttabile durante il training intenso. Non è ingombrante grazie alla sua ergonomia e vestibilità asciutta; Assos docet.

La salopette Mille GTS C2

Ci sono ben poche salopette che definiamo “felpate” e che sono in grado di far collimare un’aderenza e una stabilità ottimali, con un comfort superiore anche svariate ore di sella e un elevato grado di protezione. Questa di Assos mette insieme tutti questi fattori e il fondello è un valore aggiunto non da poco, ampiamente sfruttabile anche in off-road. Forse anche per questo motivo il pad Assos Mille GTS C2 è montato sul bib short gravel Mille GTC. La sua finitura esterna, quella a contatto con la pelle sembra alcantara, impercettibile anche quando si suda in modo importante. Sembra non creare frizioni sulla cute e permette di limitare l’utilizzo delle creme.

Non c’è il taglio vivo sulla coscia e il potere compressivo è buono, ma non eccessivo. Sono due aspetti da considerare e che portano dei vantaggi anche in termini di sfruttabilità durante la mezza stagione e l’inverno, momenti dell’anno nei quali è naturale prendere un po’ di peso e dove la tonicità muscolare scende. Una comodità maggiore non guasta. Questa salopette di Assos è da usare con o senza i gambali e anche per quanto concerne l’estetica è gratificante una volta indossata.

Il tessuto e la sua consistenza sono omogenei anche nella zona della parete addominale, non c’è la rete mesh e il taglio in vita non è troppo alto. Questi due fattori messi insieme “obbligano” ad usare un intimo tecnico, che sia leggero, oppure più spesso e termico.

Mille GTS Intermediate

Le maniche della maglia GTS Intermediate sono elastiche, idrorepellenti e dotate di un tessuto caldo all’interno. I polsi sono con taglio vivo. La medesima tipologia di costruzione è riproposta nella zona (nera) del collo. Tutta la parte gialla invece è una sorta di doppio strato differenziato, idrorepellente, anti-vento e più rigido rispetto al precedente. Il suo spessore è comunque contenuto e protegge alla grande dall’aria più fredda che si incontra in discesa.

La pannellatura sulla schiena (e subito sotto le tasche, queste ultime belle ampie e profonde, abbiamo apprezzato tanto questo dettaglio) è al pari di una rete sottilissima. Ha il compito di non bloccare l’aria e la fuori uscita dell’umidità prodotta durante lo sforzo, evitando accumuli e conseguenti raffreddamenti. Non è idrorepellente. Le tasche hanno una sorta di orlatura interna che permette di bloccare il contenuto, come una sorta di chiusura, un dettaglio non banale.

Infine il taglio arrotondato che scende sui glutei. Protegge senza dare fastidio e mantiene un’aderenza ottimale anche quando si è in presa bassa. La Assos Mille GTS non è comprimibile ed è un peccato, ma ci stà, perché è da integrare all’interno di un pool di capi tecnici che strizzano l’occhio alla stagione fredda. Tecnicamente è un capo che rasenta l’eccellenza.

Weider risponde alla chiamata dell’endurance

14.10.2022
5 min
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Gli integratori Weider della linea Victory Endurance sono un vero e proprio supporto all’attività agonistica e al training. Ci siamo messi alla prova in gara di lunga durata in ambito gravel e vi raccontiamo la nostra esperienza.

I super gel Carbo Boost, le barrette Endurance Bar e Energy Bar, ma anche i carboidrati solubili Weider IsoCarbo. Prima dello start ufficiale abbiamo provato ad assumere il pre-workout Total Rush 2.0.

I gel sempre a portata di mano, pronti per ogni richiesta
I gel sempre a portata di mano, pronti per ogni richiesta

Strategia alimentare corretta

Gli integratori di qualità – e quelli di Weider lo sono – hanno comunque bisogno di una strategia per l’assunzione, in modo da ottimizzare il loro effetto. Il corpo, già stressato in modo importante dallo sforzo, non deve essere sovraccaricato dalla digestione e deve avere sempre del carburante (buono) da utilizzare. Una corretta cadenza dell’integrazione però, deve tenere conto anche dell’assistenza che si può ricevere nel corso dello sforzo e della competizione. Gli integratori formulati come i Weider ci permettono anche di ovviare alla mancanza di supporto dall’esterno, limitando i cali di energia.

Il Total Rush 2.0 prima della partenza
Il Total Rush 2.0 prima della partenza

Total Rush 2.0 prima del via

Questa polvere solubile è una sorta di attivatore, un potente pre-workout da sciogliere in una quantità limitata di acqua. Caffeina, Citrullina e Arginina, ma anche Taurina e Beta Alanina, senza dimenticare le Vitamine. Ha un’effetto corroborante immediato (lo abbiamo assunto circa 30 minuti prima della partenza del mondiale gravel), non stimola la formazione di gas nello stomaco e non influisce in modo negativo sulle fasi digestive. Inoltre, la sua formula concentrata e la ridotta quantità di acqua evitano il richiamo di ulteriori liquidi che potrebbero condizionare le primissime fasi dello sforzo e la “partenza a freddo”.

Per quanto possibile ci siamo preparati pensando all’unsupported
Per quanto possibile ci siamo preparati pensando all’unsupported

Weider Carbo Boost

E’ un gel abbondante nella quantità, una sorta di alimento liquido completo (anche per la quantità), gratificante e dalla consistenza media. Senza ombra di dubbio è uno dei riferimenti in questa categoria di prodotti, grazie alla sua composizione ricca. E’ composto da 5 tipologie diverse di carboidrati che coprono tutte le richieste, dalle veloci alle più lente, per le attività di breve durata, fino all’endurance estrema. Inoltre contiene BCAA nella combinazione 2:1:1. Un gel Carbo Boost contiene oltre 200 Kcal.

I Carbo Boost sono stati il pilastro della nostra avventura, perché forniscono una quantità di energia non trascurabile e perché non abbiamo ricevuto assistenza per le 5 ore di attività. Un prodotto come questo di Weider è gratificante per il palato e non è stucchevole, permette al nostro motore di mantenere un ritmo di giri adeguato e necessita dell’acqua a tutti i costi. E poi il gusto neutro è vantaggioso nei momenti di difficoltà (quello al caffé e alla mela verde sono davvero buoni), dove emergono i primi segni di stanchezza vera e ogni fattore esterno ha le forme di un macigno.

Insieme al gel Carbo Boost siamo riusciti a tenere con noi una borraccia di Iso Carbo, la polvere isotonica solubile a base di carboidrati. Questa soluzione ha un gusto tenue, non invasivo, adatto anche nelle giornate più calde e quando lo sforzo aerobico si protrae per lunghi periodi, momenti nei quali si raggiunge anche la fascia anaerobica della prestazione.

Una parte del nostro corredo alimentare
Una parte del nostro corredo alimentare

Le barrette

La Energy Bar è una sorta di barretta classica, per ingredienti, peso ed energia, per la sua duttilità d’impiego. Ci piace assumerla accompagnata da un gel EnergyUp con caffeina. La Endurance Bar invece è una sorta di pasto sostitutivo, con le sue (quasi) 400 Kcal. Nel corso del workout ne abbiamo mangiata una e mezza, dividendo ogni barretta in due/tre parti.

La Weider Endurance Bar è una barretta umida, ma che a contatto con il palato, la lingua e la saliva si sfalda in un attimo, il che porta dei vantaggi in fatto di masticazione. Non impasta la bocca, neppure quasi si pedala sotto sforzo e non è dolce, ma necessita di liquidi. Si presenta come un mattoncino da 85 grammi, un formato grande, ma come scritto in precedenza, divisa in base alle proprie esigenze e preferenze, è in grado di sostituire due/tre barrette classiche, limitando così anche gli ingombri nelle tasche.

Le polveri solubili di nuova generazione di alta qualità aiutano lo sportivo
Le polveri solubili di nuova generazione di alta qualità aiutano lo sportivo

Cosa ci è mancato

Ci è mancato il supporto dall’esterno, fondamentale quando si affrontano dei test di lunga durata, a meno che non ci si fermi a fare rifornimento di liquidi. Non abbiamo potuto beneficiare di un prodotto che a nostro parere non dovrebbe mai mancare nel taccuino degli atleti, ovvero l’Iso Nitro. E’ una polvere solubile e un potente vasodilatatore, che aiuta a “digerire” lo sforzo, come è usanza dire. IsoNitro ha anche una sorta di potere paragonabile al bicarbonato, fattore che evita l’assunzione di un’eventuale Coca-Cola e quindi limita l’assunzione di zuccheri semplici come il saccarosio.

La nuova Trek Domane+ SLR, meno di 12 chili

13.10.2022
5 min
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Dopo aver lanciato la nuova piattaforma Trek Domane, arriva anche la versione dotata di assistenza alla pedalata con suffisso +.

La nuova e-Bike Domane+ SLR è molto vicina alla bici tradizionale, per design e concept e adotta un inedito unità di supporto TQ. Il carbonio utilizzato per il frame-kit è l’OCLV800, il top di gamma.

Domane con il suffisso + (foto Trek-SNeedham)
Domane con il suffisso + (foto Trek-SNeedham)

Obiettivo leggerezza

La conferma che la leggerezza è ricercata anche in questa categoria di prodotti arriva anche da casa Trek. La nuova Domane+ SLR raggiunge un valore alla bilancia dichiarato di 11,8 chilogrammi (versione Domane+ SLR9). Oggi ci sono le tecnologie disponibili e c’è anche la richiesta, l’ambizione a la voglia di avere una e-road versatile e light.

E poi si tratta di una bicicletta che sfrutta la rinnovata piattaforma endurance del brand americano, che utilizza la geometria endurance e alcune soluzioni mutuate proprio dalla bicicletta tradizionale. Alcune di queste sono parte integrante del DNA Trek.

La zona centrale, davvero compatta e con il motore TQ (foto Trek-SNeedham)
La zona centrale, davvero compatta e con il motore TQ (foto Trek-SNeedham)

Power unit firmata TQ

E’ sviluppato dall’omonima azienda tedesca e fa parte della famiglia Harmonic Ping Ring. TQ non è una meteora e moda del momento, ma un’azienda che da anni sviluppa e produce unità elettriche, tra le più utilizzate su droni e rover. Si tratta di una unità elettrica compatta e leggera, silenziosa e con una buona autonomia, oltre ad avere ottimi margini di customizzazione.

La compattezza offre dei vantaggi anche per quello che concerne il fattore Q della zona centrale della bici (163 millimetri), molto vicina alle biciclette tradizionali. Le guarniture possono essere mono e/o con doppia corona.

La batteria, nascosta nella tubazione obliqua sviluppa 360watt/ora (50Nm di coppia) e come standard arriva a fornire il supporto fino a 95 chilometri (modalità eco). La distanza aumenta in caso di utilizzo del range extender (al posto del secondo porta-borraccia e con un peso dichiarato di 900 grammi). E’ previsto un display sulla tubazione orizzontale e dei pulsanti di controllo posizionati vicino agli shifters.

Non solo, perché c’è anche la nuova app Trek Central che permette di personalizzare le funzioni di base e di aumentare l’autonomia e le fasi di erogazione delle tre modalità di assistenza.

Frame-kit Trek Domane+ SLR

Come scritto in precedenza il telaio è full carbon e utilizza la fibra composita OCLV800, ha l’IsoSpeed posteriore e permette il passaggio di pneumatici fino a 40 millimetri di sezione (35 in caso di utilizzo dei parafanghi). Un pensiero ad un gravel leggero, in termini di viaggio e bikepacking non è peccato.

Inoltre, per gli amanti del peso, lo stesso telaio a parità di taglia è più leggero di 700 grammi.

La nuova Domane+ è una bicicletta votata all’endurance, la conferma arriva da alcune caratteristiche che collimano tra loro e dalla geometria: non è di matrice H1.5, quindi si differenzia dalla Madone e l’Emonda. La Domane+ non è compatibile con il manubrio integrato Bontrager RSL, ma adotta il nuovo stem RCS Pro che invece è compatibile con alcuni modelli tradizionali senza motore. La bicicletta è compatibile esclusivamente con le trasmissione base elettronica.

In questo caso la colorazione bianca con allestimento 9 Dura Ace (foto Trek-SNeedham)
In questo caso la colorazione bianca con allestimento 9 Dura Ace (foto Trek-SNeedham)

Gli allestimenti

Un modello, ovvero la Domane+ SLR, tre versioni, ovvero 6, 7 e 9, per sei allestimenti in totale. Le versioni 6 e 7 hanno in dotazione le ruote Bontrager Aeolus Pro 37 tubeless ready, con dei pesi dichiarati compresi tra i 12,60 e 12,20 chilogrammi. Tutte le versioni hanno in comune la guarnitura Praxis Carbon.

Tutte le nuove Domane+ hanno il seat-post KVF2 in carbonio e da 27,2 millimetri di diametro, oltre alla piega Pro IsoCore. Lo stem previsto è per tutte l’RCS Pro, sempre Bontrager con 7° di angolazione.

Le due 6 hanno: una ha la trasmissione Shimano 105 Di2 a 12v, l’altra il pacchetto Sram Rival eTap.

Le 7: anche in questo caso sono due, una con Shimano Ultegra Di2 e la seconda con Sram Force XPLR (monocorona anteriore).

Trek Domane+ SLR9: ne è prevista una con la trasmissione Shimano Dura Ace (doppio plateau davanti) e una eTap con lo Sram Red eTap XPLR, sempre con la mono davanti.

Le Trek Domane+ SLR9 montano le ruote Bontrager Aeolus RSL 37, leggerissime e sempre tubeless ready. In questo caso il peso è di 12,15 chilogrammi per la eTap, 11,75 per quella con trasmissione Shimano Dura-Ace 12v.

Trek

Weider Victory Endurance, studiati per strada e gravel

04.10.2022
5 min
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Victory Endurance di Weider è la linea specifica di integratori sviluppati appositamente per gli sport di endurance. Ma non si tratta solo delle lunghe distanze, perché oggi lo sport è cambiato parecchio, combinando come mai prima d’ora le componenti aerobica e anaerobica anche per gli sport che prevedono un delta temporale dilatato.

Abbiamo provato alcuni prodotti, gel e barrette che si adattano perfettamente al ciclismo, sia strada sia gravel (Weider è partner della rassegna Mondiale Gravel UCI).

Gli integratori Weider sono moderni nella formula e non sacrificano il gusto
Gli integratori Weider sono moderni nella formula e non sacrificano il gusto

Una linea specifica

Come accennato in precedenza, la linea Victory Endurance è stata sviluppata per chi pratica gli sport di endurance, un pool di discipline formato da ciclismo (in tutte le sue desinenze), running e nuoto, triathlon e molti altri. E’ pur vero che, rispetto ad un decennio a dietro, l’educazione alimentare dello sportivo è profondamente cambiata, sono cambiati gli integratori ed è stato stravolto anche il modo di fare dell’endurance.

Il ciclismo delle lunghe distanze in particolare, oggi come oggi non è più “solo” sinonimo di tanti chilometri e tante ore di sella condotti ad un ritmo medio/basso. Non di rado, anche per le prove che si snodano per centinaia di chilometri si parte a tutta e la componente anaerobica è presente in maniera importante. Anche questo fattore, spiega (in parte) lo sviluppo di integratori ricchi di carboidrati provenienti da fonti diverse. I prodotti Weider ne sono un esempio. Abbiamo provato la barretta Nature’s e i gel Energy Boost, Carbo Boost e Hydro Energy.

La barretta a base di frutta
La barretta a base di frutta

Weider Nature’s Bar

Si tratta di una barretta da 60 grammi a base di avena e frutta. E’ adatta ad ogni momento della giornata e, prima, durante e dopo l’attività fisica. Un singolo pezzo contiene 39 grammi di carboidrati, è facilmente digeribile e non contiene olio di palma.

Si presenta come una sorta di mattonella di frutta, umida e mediamente morbida, gustosa, ma non invasiva. Non stimola eccessivamente la salivazione e non impasta la bocca. Sono due fattori che permettono anche di limitare l’assunzione di liquidi dopo che si è mangiata la barretta (utile quando le giornate sono calde e soleggiate). Una volta in bocca si sfalda da sola; ingerita sotto sforzo è un vantaggio non da poco.

Ha un effetto soddisfacente e non crea il picco glicemico, picco glicemico che talvolta è utile per alcuni aspetti (una sorta di inebriante), controproducente sotto altri punti di vista. Ha un prezzo di listino di 2,50 euro, in linea con la categoria.

Energy Boost, adatto anche al training intenso ma di breve durata
Energy Boost, adatto anche al training intenso ma di breve durata

L’Energy Boost Gel

E’ un gel monodose da 42 grammi che fornisce 94 Kcal, combinando carboidrati semplici e complessi, a lento e medio rilascio. E’ senza lattosio e senza glutine ed è arricchito con BCAA, taurina, elettroliti e con le vitamine B6 e B1. Abbiamo provato quello senza caffeina (ma a catalogo è presente anche la versione con caffeina). Il prezzo di listino è di 2,40 euro.

E’ un gel con una consistenza piuttosto liquida, non è pastoso. Ha un gusto minimamente dolciastro che si combina con l’aspro degli agrumi. E’ gratificante e non richiama l’acqua (anche se a nostro parere un sorso d’acqua dopo aver assunto un gel è sempre buona cosa). Anche nel momento in cui si scalda, dopo diverso tempo nelle tasche e/o durante le giornate più calde, il Weider Energy Boost Gel non modifica il suo gusto e l’impatto sulla salivazione, che rimane molto contenuta. Un pack da 42 grammi fornisce 23 grammi di carboidrati, non male.

Carbo Boost, importante per quantità e molto efficace
Carbo Boost, importante per quantità e molto efficace

Il gel Carbo Boost

Un energetico, un prodotto di sostegno e un gel davvero eccellente. A nostro parere è un gel tra i più moderni di questa categoria, perché è abbondante con i suoi 76 grammi ed è particolarmente ricco di elementi. E’ adatto ai vegani ed è senza glutine. Inoltre è disponibile anche nella versione con il gusto neutro e non è un dettaglio. Una singola confezione ha 50 grammi di carboidrati di diversa natura, capaci di garantire energia immediatamente e anche nel lungo periodo.

E’ composto con materie prime dalla qualità elevatissima, come il Cluster Dextrin (destrina ciclica ramificata) e il Palatinose (isomaltulosio), zuccheri con rilascio differenziato che limitano l’impiego del saccarosio. L’integratore risulta più efficace, con un buon sapore e non richiama l’assunzione di liquidi, neppure durante le giornate più calde.

Weider Carbo Boost è mediamente denso e pastoso, gratificante al palato, comunque facile da assumere e facile da digerire. Sazia, ma non crea quel senso di pesantezza e di gonfiore, fattori che collimano con una tolleranza eccellente anche sotto sforzo. Ha un effetto che si manifesta in pochi minuti e al tempo stesso non è come la fiamma di un cerino. Inoltre, anche nel momento in cui esaurisce il suo effetto non dà mai quella sensazione di off. 202 Kcal per 76 grammi di prodotto in gel, sono da considerare un eccellente sostegno per l’attività endurance e anche per chi deve affrontare degli allenamenti specifici con una larga componente aerobica.

Hydro Energy, un gel con arginina, di sostegno all’attività e tonico
Hydro Energy, un gel con arginina, di sostegno all’attività e tonico

Weider Hydro Energy gel con caffeina

Anche in questo caso ci troviamo ad argomentare un gel energetico, con un elevato potere idratante e con quel boost che la caffeina sa fornire (è disponibile anche la versione senza). Questo gel, dal lato pratico ha due enormi vantaggi: il primo è quello di un elevato peso molecolare, fattore che limita il richiamo di liquidi da parte dell’organismo, aumentando la facilità di digestione. Il secondo è la sua versatilità. Se assunto in combinazione con una barretta o cibo solido, non crea interferenze e sensazioni di acidità. Inoltre contiene l’Arginina, un tonico che favorisce la performance.

Si presenta come un gel dalla formula liquida, particolarmente facile da deglutire e lo consideriamo una sorta di completamento ad una corretta integrazione spalmata nel tempo. Questo perché fornisce anche una idratazione ottimale. La consistenza di Hydro Energy lo rende adatto all’assunzione anche sotto uno sforzo estremo (ad esempio quando si fanno le ripetute fuori soglia oppure gli sprint in agilità), quando si ha la necessità di un boost aggiuntivo, ma anche una sicurezza mentale di avere qualche caloria in più a disposizione e non rimanere senza benzina.

Weider

Selle SMP VT20C Gel, una seduta ridefinita

09.07.2022
4 min
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Selle SMP lancia la versione Gel della famiglia VT, ovvero le selle corte dell’azienda veneta. Viene mantenuto lo scafo sagomato che caratterizza questa categoria di prodotti, ma l’inserimento del gel offre un feeling paragonabile ad una sella piatta. E’ una sella facile, comoda e un po’ per tutti.

Non solo, perché il gel è automodellante, non scalda e sembra avere una sorta di memoria di forma. L’abbiamo provata.

Il becco scende leggermente
Il becco scende leggermente

L’inserto nelle zone strategiche

L’ampio canale centrale e il naso che si rivolge verso il basso: due segni distintivi e iconici di tutte le selle di Selle SMP, ma anche il posizionamento del cuscinetto in gel, per nulla banale. Questo inserto è sotto il rivestimento (che sembra di velluto e quasi impalpabile) e copre buona parte delle due sezioni della VT20C Gel e si spinge anche verso i due punti di appoggio dove l’ischio appoggia e scarica le pressioni.

Quali sono i vantaggi che si percepiscono una volta in sella? Certamente il comfort e una morbidezza apprezzabile, ma anche stabilità e distribuzione ottimale di pesi e pressioni. Il gel è consistente, fattore che limita “l’effetto molla” quando si affrontano delle asperità e magari si va sullo sterrato. L’abbiamo apprezzata in un contesto gravel, dove si sfruttano a pieno le sue potenzialità.

La zona interessata dall’inserto in gel
La zona interessata dall’inserto in gel

Come è fatta

Abbiamo provato la versione con telaio in acciaio AISI (è disponibile anche la versione in carbonio) e con una larghezza di 144 millimetri. Si parte dallo scafo che è in nylon e caricato al carbonio, non è piatto ed è sagomato. Ha due depressioni posteriori, nella zone più larghe. Ha un’imbottitura di livello medio, con i due inserti (separati tra loro) di gel. Il design del prodotto si basa su una evidente sagomatura e dalle due parti laterali che scendono in maniera importante verso il basso. Non c’è nessuna scocca a vista.

Posizionarla in bolla con l’ausilio di un’asta dritta è più facile
Posizionarla in bolla con l’ausilio di un’asta dritta è più facile

Come si monta sulla bicicletta

Rispetto alle selle più “tradizionali” della gamma, quelle che prevedono delle depressioni pronunciate, la Selle SMP VT20C Gel è più facile da montare, da mettere in bolla e anche nei termini di approccio. Noi, ad esempio, l’abbiamo posizionata perfettamente in linea con l’orizzonte, soluzione che a nostro parere permette all’utilizzatore di sfruttare tutta la superficie di appoggio.

A chi si rivolge

Una sella che si rivolge agli amanti dell’endurance, delle selle comode e che hanno un’imbottitura omogenea e con uno spessore medio, ma la vediamo particolarmente efficiente in ambito gravel. Non solo, perché l’inserto in gel così strutturato dissipa e sostiene al tempo stesso, quasi non fa percepire il canale di scarico al centro. Per chi spinge schiacciandosi sulla sella e sfruttando anche il pavimento pelvico, questo fattore può essere molto positivo. Il prezzo di listino di questa versione è di 169 euro.

I nostri feedback

E’ una sella che invita fin da subito ad una seduta posteriore, ovvero scaricata verso il retro, invitando ad usare la parte larga della sella. E’ morbida, ma non è una sella che fa sprofondare la seduta e proprio dove c’è l’inserto in gel, il sostegno è evidente. Questa combinazione di fattori non è da far passare in secondo piano. Offre dei vantaggi nelle fasi di spinta, fa scaricare il peso verso il retro della sella e della bicicletta e il canale con i “binari” morbidi aiuta a piegarsi verso il basso senza punti di pressione.

L’apprezziamo in modo particolare nel contesto gravel (@sara carena)
L’apprezziamo in modo particolare nel contesto gravel (@sara carena)

Perché il gravel

Sembra la sella perfetta per chi vuole andare sullo sterrato, ma senza inventarsi nulla. Scriviamo questo perché offre un feeling immediato, dissipa parecchio e tende a far rimanere incollato il corridore alla sella, limitando si sobbalzi e la conseguente “perdita” della pedalata.

Selle Smp