Ciclismo in El Salvador? Il racconto di due italiane in corsa

20.03.2024
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Una settimana e mezzo di ambientamento, poi cinque gare, di cui una a tappe, per un totale di nove giorni di corse su dieci. Questa, in estrema sintesi, la trasferta in El Salvador che hanno affrontato alcune formazioni europee tra fine febbraio e metà marzo. Una destinazione non nuova per il ciclismo.

C’è stato un tempo infatti – a cavallo del Duemila – che si iniziavano a vedere… corse dell’altro mondo. La globalizzazione del pedale, attualmente sempre più completa, ha riportato il ciclismo femminile sulle coste pacifiche del Centro America a distanza di dieci anni. Di queste nuove gare in calendario ci aveva raccontato qualcosa Giorgia Vettorello, instillandoci una discreta dose di curiosità. D’altronde sulle strade di El Salvador (in apertura foto Secretarìa de Prensa de la Presidencia), per citare l’esempio più lampante, aveva vinto una ventunenne e già affermata Marianne Vos, così come in altre annate avevano sempre fatto bella figura diverse italiane. Così noi, spulciando la starting list, ci siamo affidati a due ragazze del Trentino-Alto Adige per avere un reportage: Elena Pirrone e Andrea Casagranda.

In El Salvador il livello non era altissimo, ma molte atlete hanno potuto mettersi in gioco, anche con un clima torrido (foto BePink-Bongioanni)
In El Salvador il livello non era altissimo, ma molte atlete hanno potuto mettersi in gioco, anche con un clima torrido (foto BePink-Bongioanni)

A casa di Contreras

Il viaggio intercontinentale per Elena Pirrone e la sua Roland era quasi un dovere istituzionale. Il general manager Ruben Contreras è salvadoregno ed è una sorta di filantropo del ciclismo del suo Paese.

«Le stesse gare di dieci-quindici anni fa – spiega la venticinquenne altoatesina di Laives – le organizzava sempre Ruben, che poi ha dovuto interromperle per motivi di sicurezza. Lui stesso ci ha raccontato che El Salvador aveva già vissuto una guerra civile negli anni ’80 poi dal 2010 in avanti era finito in mano a gang criminali che condizionava tantissimo anche l’aspetto politico. Ora da un po’ di anni è tornato nuovamente ad essere sicuro per gli stessi abitanti ed anche per i turisti. Noi atlete in effetti non abbiamo solo corso laggiù, ma abbiamo visitato la zona in cui eravamo.

«Abbiamo soggiornato a San Salvador per cinque giorni – continua Pirrone – poi ne abbiamo trascorsi altrettanti sulle alture dove c’era una delle tante piantagioni di caffè. Entrambe le volte eravamo in case di proprietà di Ruben, mentre dal 3 marzo in poi, giorno in cui iniziavano le gare, siamo state assieme a tutte le altre squadre in un campus universitario della Capitale, in un edificio completamente nuovo».

Organizzazione e tradizione

Una gara ciclistica a quelle latitudini in questa fase dell’anno solitamente deve convivere con un’organizzazione non dettagliata come quella europea. Questa era un’incognita per le atlete.

«Noi della BePink-Bongioanni – racconta Casagranda – sapevamo di venire in un Paese che aveva già ospitato il ciclismo. La nostra diesse Sigrid Corneo, che ci ha guidate in ammiraglia, c’era stata a correre, vincendo anche un paio di gare. Lo stesso roadbook riportava gli albi d’oro e abbiamo letto il nome di Marianne Vos e altre atlete importanti. Correre in El Salvador tuttavia è molto diverso che farlo in Europa, anche per il cibo. Essendo tutte assieme in questa università, ci siamo dovute adattare a sapori nuovi. Ogni giorno veniva un catering con i pasti. I piatti erano spesso a base di riso e pollo che siamo già abituate a mangiare, ma con spezie e condimenti forti.

Andrea Casagranda (seconda da sx) in El Salvador ha sofferto il caldo, ma ha saputo adattarsi (foto BePink-Bongioanni)
Andrea Casagranda in El Salvador ha sofferto il caldo, ma ha saputo adattarsi (foto BePink-Bongioanni)

Alla fine la realtà ha superato le aspettative. «Devo dire la verità – confida la diciannovenne di Borgo Valsugana – siamo rimaste sorprese in positivo. Certo, si sono notate alcune differenze. Le strade alternavano tratti perfetti ad altri non in ordine con buche o senza tombini. Spesso e volentieri ci siamo imbattute in cani randagi che si buttavano in mezzo alla corsa. Oppure alcuni diesse centroamericani non sapevano come si facevano certe operazioni o manovre in corsa. Tutto sommato però non ci possiamo lamentare perché alla fine siamo riuscite a fare tutto senza grandi problemi».

Nonostante il ciclismo non sia uno sport troppo seguito, il calore del pubblico non è mancato. «Ogni giorno che passava – va avanti Pirrone – l’organizzazione migliorava. Il tifo si faceva sentire a bordo strada e nel complesso c’era molta curiosità da parte della gente. Il prologo del Tour El Salvador lo abbiamo fatto attorno ad una grande piazza dove c’era una biblioteca di sette piani. Abbiamo sempre incontrato persone disponibili, che vivono senza stress. E poi siamo rimaste colpite in positivo perché nessuno trasgrediva o si lamentava nel traffico per il passaggio della gara. A livello organizzativo hanno margini di miglioramento e in futuro non è da escludere che potrebbero partecipare altre formazioni europee, alzando chiaramente il livello dell’evento».

Clima e gare

L’altra grande incognita per le squadre al via delle gare era il clima particolarmente torrido, mentre il fuso orario è stato ben assorbito da tutti.

«Abbiamo fatto scalo a New York – riprende Casagranda – e durante il volo per San Salvador, in cui siamo atterrate alla sera, ci siamo imposte di non dormire per non scompensare poi il sonno della notte. Ho patito invece, e tanto, il caldo. Io non mi sono adeguata tanto al clima, ma è un discorso soggettivo. Quattro giorni prima di partire ero in Belgio a correre con 4 gradi, mentre laggiù ne ho trovati 40. Inizialmente in allenamento mi piaceva finalmente pedalare al caldo, poi in gara, sotto sforzo, l’ho sofferto molto.

«Le gare partivano al mattino abbastanza presto – aggiunge Pirrone – proprio per evitare temperature troppo alte, anche se era un caldo piuttosto secco. Mi ha stupito perché quando siamo state in montagna, attorno ai mille metri, c’erano ugualmente più di 30 gradi. In allenamento abbiamo fatto la salita del vulcano sopra San Salvador (nel Paese ce ne sono più di 170, ndr), una strada di una dozzina di chilometri quasi sempre in doppia cifra di pendenza. Ruben ci raccontava che in gara Vos saliva a zig-zag. Fortunatamente noi abbiamo invece corso su salite lunghe uguali, ma ombreggiate e con curve ampie oppure su stradoni larghi e vallonati».

La maggior parte dei percorsi erano su strade larghe e vallonate, abbastanza curate (foto BePink-Bongioanni)
La maggior parte dei percorsi erano su strade larghe e vallonate, abbastanza curate (foto BePink-Bongioanni)

Un’esperienza per Elena e Andrea

Uno degli obiettivi nemmeno tanto velato di Roland e BePink era quello di fare incetta di punti UCI in questo lotto di gare classe .1, così come fare un’esperienza di vita per tutte le loro atlete.

Purtroppo Pirrone è stata a mezzo servizio come spiega lei tra rammarico ed ironia: «Probabilmente sono delicata come un principessa e non so se sia stato il latte di cocco che ho bevuto nei primi giorni a mettermi fuori gioco (sorride, ndr). Battute a parte, come altre ragazze ho preso a fine febbraio un virus gastrointestinale che non sono riuscita a smaltire. Alla prima gara ho fatto seconda dietro la mia compagna Christoforou, però ho iniziato a sentirmi svuotata e disidratata col passare del tempo, tanto che le altre gare non le ho finite oppure arrivavo molto dietro. Visto che non passava, con lo staff della squadra abbiamo organizzato il mio rientro anticipato perché non aveva più senso restare giù. Peccato, ma mi riprenderò in fretta.

Al Tour a El Salvador, la BePink ha conquistato la maglia bianca dei giovani con Angela Oro
Al Tour a El Salvador, la BePink ha conquistato la maglia bianca dei giovani con Angela Oro

«Durante questa trasferta – conclude Casagranda – abbiamo imparato ad adattarci ad un posto nuovo, soprattutto convivendo con un forte sbalzo termico e con uno stile di vita che ci ha provocato qualche noia intestinale. Sul lato agonistico il livello non era altissimo, quindi abbiamo potuto metterci in gioco. Sicuramente potevamo raccogliere di più, però siamo contente perché nella gara a tappe Angela Oro ha conquistato la maglia bianca di miglior giovane».

Vettorello, una stakanovista al servizio della Roland

15.02.2024
6 min
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Attaccare il numero sulla schiena e prendere vento in faccia non l’hanno mai spaventata, ma c’è un dato che salta all’occhio della scorsa stagione di Giorgia Vettorello. Sessantanove giorni di gara (di cui tre open) ed un solo “DNF”, ovvero gara non portata a termine. Nel ciclismo moderno se non è un record poco ci manca.

Ed in questo avvio di 2024 ha iniziato sempre da stakanovista (nove corse in venti giorni), con l’unica ed importante differenza dei colori di maglia. Vettorello è entrata nel WorldTour passando alla Roland dopo due anni dalla BePink-Bongioanni con cui si è tolta la soddisfazione di cogliere un successo in Francia. Fra poche ore la ventitreenne di Mogliano Veneto atterrerà oltreoceano in America Centrale sulle sponde del Pacifico per un training camp sui generis. Insomma, per Giorgia la nuova avventura col team svizzero è iniziata in modo profondo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Vettorello (seconda da destra) in questo inizio di 2024 ha già accumulato nove gare in venti giorni
Vettorello (seconda da destra) in questo inizio di 2024 ha già accumulato nove gare in venti giorni
Cominciamo subito dalla trasferta intercontinentale. Cosa avrete in programma?

Andremo a El Salvador, Nazione del nostro general manager Ruben Contreras. Staremo via tre settimane, rientreremo il 14 marzo pronte per il Trofeo Binda a Cittiglio. Laggiù durante quel periodo soggiorneremo in montagna in una casa di proprietà di Ruben, anche se speravamo di stare nella sua villa al mare (sorride, ndr). Battute a parte, lui è molto attivo e in pratica ha contribuito ad organizzare nuovamente delle gare di classe 1.1. Faremo nove giorni di gara (la prima il 4 marzo, ndr), compresa la Vuelta a El Salvador, la gara a tappe del Paese.

Vi aspettate qualcosa da queste settimane?

Naturalmente puntiamo a fare dei risultati, ma credo che ci concentreremo su altro. Siccome non abbiamo fatto un vero e proprio ritiro in dicembre, in queste gare di inizio 2024 abbiamo visto che siamo un po’ più indietro rispetto alle altre squadre. Quindi per noi questo sarà un momento importante per fare anche un buon blocco di allenamenti e conoscerci meglio fra di noi. Sarà un bel periodo per gettare le basi per il resto della stagione.

Finora com’è stato l’impatto con la Roland?

Mi sto trovando veramente molto bene. Il primo approccio è stato buono, nonostante le mie difficoltà con l’inglese, che prima non parlavo così frequentemente. Per mia fortuna mi hanno aiutato tanto ad inserirmi sia Elena sia Sofia (rispettivamente Pirrone e Collinelli, ndr). Anche Dronova, che è russa ed è stata una delle mie prime compagne di camera, mi ha consigliato una applicazione per migliorare più in fretta il mio inglese.

Hai sentito il cambiamento di categoria?

Per ciò che riguarda le gare no, perché con la BePink abbiamo sempre avuto calendari importanti. Devo dire però che il livello in gara è sempre più alto di anno in anno. Ho notato invece differenze sulla struttura della squadra, che ha tante figure specifiche al seguito ad ogni gara. Sotto il punto di vista tecnico per il momento non c’è alcun tipo di stress per i risultati. Questo è merito del diesse Sergey Klimov, che ha una filosofia molto tranquilla. Mi piace perché finora ci ha fatto vivere l’attesa della gara senza pressioni. Ovvio che ci sia una tattica ben precisa con compiti ben precisi, ma è lui il primo a tranquillizzarci qualora dovessimo fare errori, spiegandoceli con calma.

Quali sono i compiti affidati a Giorgia Vettorello?

Rispetto al passato, adesso la realtà è cambiata. In BePink avevamo a turno i nostri spazi, qua alla Roland abbiamo ruoli definiti. Sono arrivata qua per aiutare la nostra velocista Maggie Coles-Lyster (atleta canadese che corre anche su pista, ndr). Sto lavorando per diventare una delle sue co-pilote, dato che sono abbastanza spericolata in volata e riesco a buttarmi abbastanza bene nei varchi. Per il resto, non mi tirerò indietro per aiutare la squadra o le compagne più forti. Così come non avrò paura a buttarmi in fuga, magari cercando di raccogliere il mio risultato migliore.

In questo modo l’anno scorso in Bretagna alla Kreiz Breizh hai conquistato la tua prima ed unica vittoria internazionale. Ce la ricordi?

E’ stata davvero una bella soddisfazione quella corsa. La fuga era partita grazie a me, anzi grazie a Walter (Zini, il team manager della BePink, ndr) che mi aveva suggerito quale poteva essere il momento giusto per approfittarne. Pioveva e siamo rimaste in quattro, comprese Malcotti e Silvestri. Ero molto fiduciosa perché nel circuito finale, da ripetere sei volte, al penultimo giro ero rimasta con Malcotti in cima alla salita. All’ultimo passaggio ho attaccato a circa due chilometri dal traguardo in prossimità di una curva a destra in contropendenza. E’ vero, sono stata fortunata perché proprio in quella curva Malcotti e Silvestri sono cadute ruotandosi, ma io avevo già allungato. Ho tentato il tutto per tutto ed è andata bene.

Come sei arrivata alla Roland?

E’ nato tutto un po’ per caso, verso fine estate. Attraverso qualche conoscenza in comune, ero andata a fare dei test da Fabio Vedana, preparatore della squadra ed ora mio allenatore, per capire meglio quali fossero i miei limiti e valori. Lui è stato molto disponibile e guardando i dati, mi ha segnalata alla Roland senza garantirmi nulla, pur spiegandomi come fosse strutturata la squadra. Il giorno dopo quel test, mi ha chiamato Ruben dicendomi che mi offriva il contratto per quest’anno. Naturalmente sono contentissima, visto che oltretutto io trevigiana corro su una bici trevigiana (sorride orgogliosa alludendo a Pinarello, fornitore della squadra, ndr).

L’anno scorso ha gareggiato tantissimo con la BePink. Ti sono pesate tutte quelle corse?

Onestamente no e devo dire che non ho finito la stagione particolarmente stanca. In realtà avevo fatto molta fatica nella prima parte del 2023 per un problema ad una spalla. Ho sempre corso, poi dal Giro femminile in avanti sono sempre stata meglio e ho tirato dritto sino in fondo. Anche in questo caso ringrazio Zini che mi ha fatto viaggiare tanto gestendomi bene. Anche perché siamo arrivati al limite massimo dei settanta giorni di gara consentiti.

Quale sarà il calendario di Giorgia Vettorello?

Dopo Cittiglio, avrò un bel blocco di gare al Nord, ma non dovrei correre la Roubaix. Se ci sarà, dovrei fare la Vuelta a maggio e poi il Giro Women a luglio. Il resto non è stato ancora definito, lo vedremo più avanti. Di sicuro saranno previsti più periodi di riposo rispetto all’anno scorso.

Pinarello sbarca nel WorldTour femminile con il Team Roland

11.02.2024
5 min
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Non solo Ineos, Pinarello entra ufficialmente anche nel WorldTour femminile al fianco del Team Roland. Si rafforza la presenza nel ciclismo delle quote rosa, perché l’azienda trevigiana resta partner anche del Team Top Girls Fassa Bortolo di matrice Continental.

Le ragazze del Team Roland avranno in dotazione la Dogma F con un montaggio dedicato che vede diversi players di altissima caratura. Per avere un quadro più completo abbiamo chiesto qualche dettaglio in più a Elena Pirrone, già parte della Israel-Premier Tech Roland, che è passata da una Factor ad una Pinarello, ma anche a Fausto Pinarello. Entriamo nel dettaglio.

Fausto Pinarello è da sempre accanto ai team sponsorizzati dall’azienda creata da suo padre Giovanni, detto “Nane”
Fausto Pinarello è da sempre accanto ai team sponsorizzati dall’azienda creata da suo padre Giovanni, detto “Nane”

Il ciclismo è costante ascesa ed è giusto esserci

«La fornitura delle bici al team svizzero – racconta Fausto Pinarello – è stata una cosa dell’ultimo minuto, ma non si poteva dire di no e si può quindi affermare che Pinarello è a tutti gli effetti nel WorldTour femminile. Non si poteva rifiutare perché oltre ad un discorso di sponsorizzazione e visibilità, la squadra femminile in questione è molto legata a Ivan Glasenberg, coinvolto anche nel progetto Q36.5 (il magnate sudafricano, che aveva già investito nella squadra maschile di Douglas Ryder, lo scorso anno ha acquisito l’80 per cento delle azioni Pinarello, ndr). Con questo, il supporto alla Top Girls Fassa Bortolo è confermato.

«Tornando alle ragazze del Team Roland, mi piace molto questo progetto anche nell’ottica futura, non è il più vincente del panorama, ma è sempre bene in vista. Dovevamo esserci e questo è il primo passo – prosegue Pinarello – anche se è da tenere ben presente che l’idea di un team femminile di matrice Ineos non è del tutto abortito, anche se per ora non si sa nulla di preciso. Si valuterà nell’anno post olimpico. Con le ragazze del Team Roland abbiamo un contratto che potrebbe rinnovarsi anno dopo anno».

La Dogma F della squadra svizzera è montata con Shimano Dura Ace con guarnitura FSA e ruote Vision (foto Team Roland)
La Dogma F della squadra svizzera è montata con Shimano Dura Ace con guarnitura FSA e ruote Vision (foto Team Roland)

La Dogma F di Pirrone

Una taglia 50 che monta il manubrio integrato Most Talon full carbon. La trasmissione è Shimano Dura Ace, con la variabile della guarnitura FSA (serie K-Force con pedivelle in carbonio) e power meter integrato PowerBox. Le ruote a disposizione delle atlete del Team Roland sono le Vision Metron di differenti altezze. La prima fornitura ha previsto i cerchi con predisposizione agli pneumatici tubolari, ma ci sarà una traslazione verso i tubeless. I pedali sono Wahoo su base SpeedPlay mentre la sella è di Selle Italia. Pirrone racconta così la sua nuova bici.

Factor e Pinarello, due bici molto diverse tra loro?

Tanto, tanto differenti. Dal punto di vista del peso la Factor era un pelo più leggera, ma è pure complicato fare un confronto, perché sono montate in modo diverso. Quello che mi ha impressionato della Dogma sono la rigidità e la reattività e proprio per questo è con tutta probabilità più adatta alle mie caratteristiche. La Pinarello è facile da rilanciare.

Tutta questa rigidità che percepisci la senti in discesa e nel tecnico?

Si sente eccome, infatti a mio parere nei contesti dove è necessario guidare tanto la bici, bisogna darsi del tempo per prendere la giusta confidenza. Nota molto positiva è la stabilità, tanto è briosa, quanto è stabile.

E invece per quanto riguarda le misure e la biomeccanica?

Sono riuscita a mantenere le stesse quote che avevo in precedenza, nonostante le differenti geometrie delle due bici. Un grande vantaggio per me che sono abbastanza delicata e sensibile, fattore che mi ha aiutato a trovare un buon feeling in tempi brevi. Solo in questi giorni dedicherò una giornata al controllo della posizione per valutare piccoli aggiustamenti.

Per le ragazze del Team Roland, un allestimento tutto diverso rispetto alle bici Ineos (foto Team Roland)
Per le ragazze del Team Roland, un allestimento tutto diverso rispetto alle bici Ineos (foto Team Roland)
Hai dovuto cambiare sella?

Per fortuna no. Abbiamo ancora Selle Italia e ho mantenuto lo stesso modello, la SLR con il canale di scarico centrale.

Per quanto riguarda le ruote?

Siamo passati da Black Inc. a Vision e per ora abbiamo la versione con i tubolari. Nel prosieguo della stagione ci verrà fornito il modello con i tubeless.

Una delle prime uscite delle ragazze sulle Pinarello (foto Team Roland)
Una delle prime uscite delle ragazze sulle Pinarello (foto Team Roland)
Meglio alte o basse?

Per estetica dico ruote alte, mi piace molto l’impatto estetico di una bici con un bel vestito e le ruote sono un po’ come un abito. Ma con tutta probabilità sceglierei una ruota con il profilo medio, più versatile su percorsi differenti.

Sempre con il power meter?

Ormai è uno standard, in gara ed in allenamento.

La Mendelspeck ed Elena. Papà Pirrone ci dice la sua

08.07.2023
6 min
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Come nel 2022, ma con un anno in più di esperienza, il Team Mendelspeck si trova a suo agio all’interno del Giro Donne. Mancano le due tappe in Sardegna dove l’anno scorso le ragazze della squadra altoatesina si erano fatta conoscere andando subito in fuga.

Il ciclismo femminile in gare come il Giro mette a confronto realtà distanti, molto di più di quanto succeda nel maschile. Non è facile per un team continental confrontarsi in una corsa dove dall’altra parte ci sono i team WorldTour e le continental più ricche che hanno i requisiti per il salto di categoria. La Mendelspeck compensa il divario economico con una buona organizzazione di squadra. Ne abbiamo parlato con il team manager Renato Pirrone e la nostra chiacchierata non poteva non finire a parlare anche di sua figlia Elena, in evidente fase di ripresa.

Attualmente al Giro Donne il Team Mendelspeck è secondo nella classifica dei team continental e primo italiano
Attualmente al Giro Donne il Team Mendelspeck è secondo nella classifica dei team continental e primo italiano
Renato rispetto all’anno scorso noti differenze?

Nel 2022 eravamo all’esordio nel circuito UCI. Era il nostro primo Giro ed era una sorpresa, una novità anche per le ragazze. Quest’anno siamo partiti con quella maturità in più nel bagaglio e siamo in linea con i risultati di un anno fa. Al momento abbiamo tutte e sette le atlete in corsa. Abbiamo Francesca Tommasi che si sta difendendo bene col gruppo di testa. Nelle ultime tappe è arrivata abbastanza davanti ed un buonissimo risultato per una ragazza che fino a pochi mesi fa era una mezzofondista dell’Esercito con tempi molto validi.

Non è una cosa da poco essere ancora al completo in un Giro Donne come questo.

No, anzi, sono molto contento. Anche le altre ragazze si stanno ben comportando. Pensate, nella classifica a squadre siamo il secondo team continental dietro alla AG Insurance-Soudal QuickStep, che ha una struttura quasi da WT, e primo team italiano. E’ una bella soddisfazione per noi della Mendelspeck. Siamo qua per farci vedere nelle tappe anche se sono un po’ impegnative. Lo abbiamo fatto nella tappa di Marradi che era la più accessibile ma è difficile mettersi in evidenza perché il livello è alto e si parte forte da subito. Speriamo nelle tappe sarde di fare bene.

Pozzobon in fuga nella tappa di Marradi. Per il Team Mendelspeck un buon modo per avere visibilità
Pozzobon in fuga nella tappa di Marradi. Per il Team Mendelspeck un buon modo per avere visibilità
In generale come sta andando la stagione?

Sta andando decisamente meglio. Siamo riusciti ad avere qualche invito in più. Il calendario WT si è allargato tanto, di conseguenza nella gare minori c’è un po’ più spazio per le formazioni continental come le nostre. Siamo stati a correre in Croazia, in Belgio, in Repubblica Ceca e in Francia. Ripeto, per un team come il nostro significa tanto. C’è un lato negativo però…

Quale?

Ovvero che i costi di tutto ciò si sono incrementati. Ovviamente con queste trasferte il budget ne risente ma noi stiamo già lavorando per l’anno prossimo per dare continuità al nostro lavoro, magari cercando di migliorare un’annata come questa. Sto guardando la fattibilità finanziaria. Aspetto la fine del Giro Donne e ci metteremo al tavolo con i nostri sponsor. Loro ci seguono tanto e non ci danno alcun tipo di pressione. Ci stanno aiutando a crescere con calma.

Il Team Mendelspeck è piccolo, ma ben organizzato. Al Giro Donne si è presentato con cinque mezzi
Il Team Mendelspeck è piccolo, ma ben organizzato. Al Giro Donne si è presentato con cinque mezzi
La Mendelspeck ha mai pensato di poter diventare una squadra Devo Team nei prossimi anni?

La strada migliore da seguire sarebbe quella, diventare una società satellite di qualche squadra estera, pur mantenendo un po’ di autonomia gestionale. Avere il supporto di formazioni più attrezzate come le WT, con accordi scritti, potrebbe essere un buon modo di proseguire a lavorare. Perché non dimentichiamoci che noi come obiettivo abbiamo quello di far crescere le giovani preparandole ad un salto maggiore. Oppure rilanciare quelle atlete che arrivano da stagioni difficili. Dico la verità che sto sondando a molto largo raggio ma senza aver parlato con nessuno in particolare. Magari qualcuno legge questo articolo e si possono aprire dei discorsi. Chissà (sorride, ndr).

Nel frattempo vi dovreste preparare a questa evenienza.

Sì certo. Attualmente noi dobbiamo migliorare diversi aspetti. La parte in lingua inglese, ad esempio, per eventuali arrivi di straniere. Poi anche la parte logistica. Al momento abbiamo tutte ragazze che abitano vicino alla nostra sede, però è anche vero che siamo in una zona turistica dove i costi degli affitti sono elevatissimi. Pertanto chi ha appartamenti li affitta a settimana che guadagna molto di più rispetto a contratti annuali. Stiamo pensando a trovare una soluzione anche in quel senso.

Francesca Tommasi viene dal mezzofondo. Per lei buonissimi piazzamenti nelle tappe dure al Giro Donne (Zollo Photo)
Francesca Tommasi viene dal mezzofondo. Per lei buonissimi piazzamenti nelle tappe dure al Giro Donne (Zollo Photo)
Al Giro Donne c’è in gara anche Elena, reduce da bei risultati. Che impressioni hai?

Ho letto la vostra intervista a lei. Sta tornando sui livelli che aveva da junior. Per la verità già nelle prime due annate da elite aveva fatto bei piazzamenti, fra cui spicca un buon quarto posto alla Freccia del Brabante nel 2019. Senza dimenticare due bronzi europei a crono nel 2019 e nel 2021. Purtroppo tra problemi fisici e sfortuna ha passato un periodo altalenante, accentuato dalla stagione del covid. Quest’anno i primi segnali della “vecchia” Elena li ho visti al Navarra Women’s Elite Classic. Sesto posto finale dopo quasi cento chilometri di fuga. Poi ha confermato di stare bene al Tour de Suisse e ai campionati italiani, specie nella prova in linea. Come lei anche sue vecchie compagne…

A chi ti riferisci?

A Vigilia e Paternoster. Sono tutte ragazze del ’99 e tutte della stessa regione. Hanno trovato tutte e tre un rilancio. La loro annata purtroppo è caduta dentro quel periodo di formazione proprio nel 2020 col covid. Questo le ha rallentate, credo che tutte e tre abbiano vissuto gli stessi problemi. Ma adesso mi fa piacere che stiano dando bei segnali.

Elena Pirrone “avversaria” di papà Renato. La classe ’99 ha ritrovato condizione e morale
Elena Pirrone “avversaria” di papà Renato. La classe ’99 ha ritrovato condizione e morale
Papà Renato Pirrone cosa si aspetta dalla figlia Elena?

Ha corso tanto in primavera e credo che dopo il Giro si prenderà un periodo di riposo. Naturalmente mi piacerebbe arrivasse una vittoria, perché penso che ora sia alla sua portata. Adesso è in una formazione (la Israel Premier Tech Roland, ndr) dove ha abbastanza spazio, spererei che avesse continuità nelle prestazioni. Nella seconda parte di stagione lei va sempre meglio. Vediamo in questo periodo lontana dalle gare come tiene la condizione e come tornerà in corsa. Ha tanti obiettivi, tra cui la nazionale. Il discorso è aperto per la cronometro mondiale ma magari potrebbe tornare comodo anche per la prova in linea. All’italiano ha dimostrato di sapere restare tanto tempo all’aria e poi lavorare ancora per la Cavalli, che era la sua capitana. Vedere quelle immagini mi viene in mente l’Elena del passato, quella che conosco io. L’importante che lei abbia ritrovato anche il morale, che sappiamo che fa tanto in una atleta.

Se Pirrone ritrova “quella pedalata”, ci farà divertire

05.07.2023
6 min
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CHIANCIANO TERME – Il primo lampo è arrivato al campionato italiano di Comano Terme, quando Elena Pirrone ha animato la prima fuga del mattino e poi ha avuto le gambe per stare con le ragazze che si sono giocate la corsa. Il decimo posto e il modo in cui è venuto, oltre al quinto nella crono, hanno fatto dire a Sangalli che la ragazza di Bolzano è stata una delle riscoperte della gara tricolore. A queste sue parole, se ne sono però aggiunte altre non meno eloquenti.

«La storia italiana – ha detto il cittì azzurro – è piena di ragazze che hanno vinto il mondiale junior e poi si sono perse, proviamo a invertire la tendenza».

Era il 2017 quando Pirrone, classe 1999 che nel frattempo è passata alla Israel-Premier Tech-Roland, vinse il campionato europeo della crono e poi concesse la replica vincendo il titolo iridato a Bergen, subito doppiato con la vittoria nella prova in linea. Ma a quel punto qualcosa ha smesso di funzionare. Lei sorride perché è un tipo solare e perché è di buon umore.

Era tanto tempo che non andavi così forte, l’hai notato anche tu?

E’ vero, piano piano mi sto ritrovando, sono contenta. Le cose sembrano andare un po’ meglio ed era anche ora. Spero di continuare con questo passo, vediamo cosa mi riserverà la seconda parte di stagione. Non farò il Tour, quindi dopo il Giro avrò un periodo di riposo. Ma intanto spero di sfruttare la condizione fino all’ultimo.

Proveresti a spiegare nello spazio di un tweet che cosa non sia andato fino ad ora?

Continui stop. Ho avuto un sacco di infortuni, chiamiamoli così, uno dietro l’altro. Appena mi riprendevo da uno, c’era subito qualcos’altro che mi ributtava giù. Non ho mai avuto continuità e ho sempre fatto fatica. Però quando avevo un periodo costante, riuscivo a dare segnali buoni (ad esempio il terzo posto nella crono degli europei di Alkmaar e poi di Trento, ndr), anche se poi dovevo fermarmi di nuovo e ripartire. E’ stato un continuo rincorrere ed è stato duro. Fermarsi a metà stagione è faticoso. E’ difficile ritrovare ogni volta il livello di prima, sei sempre un passo indietro. Però adesso ho trovato la mia dimensione, il modo giusto per fare le cose e reagire. Quindi sono contenta.

Come l’hai gestita psicologicamente?

E’ stata tosta, soprattutto perché parliamo di un periodo lungo: non mesi, ma anni. Però ho la testa dura da ciclista e ho continuato perché sapevo che potevo tornare. Dovevo solo avere tanta pazienza e ho cercato di lasciarmi alle spalle le pressioni che mi mettevo da me. Pretendevo tanto, mentre adesso la vivo diversamente. Ho i miei obiettivi, ma faccio in modo che non mi diano ansia. Non faccio più le cose pensando a cosa diranno gli altri e quindi sono più serena. In squadra mi lasciano crescere con calma e questo mi sta aiutando molto.

Quel mondiale di Bergen ti ha in qualche modo reso la vita più difficile?

Non ha accresciuto la pressione, quello no. E’ stato una consapevolezza del fatto che in futuro avrei potuto fare belle cose. Questo magari mi ha creato un po’ di aspettativa, ma il problema è stato che negli anni successivi “quella pedalata” non l’ho quasi più ritrovata. Quindi scoprirmi adesso a fare la cronometro degli italiani, tra virgolette (sorride, ndr), senza sentire fatica, è un buon segnale. Mi riporta al giorno in cui ho vinto i mondiali e questo è buono per me.

Che cosa ha significato essere davanti al campionato italiano?

Mi ha reso consapevole di quanto stessi andando forte. Neanche io sapevo cosa avrei potuto fare, ma non mi sarei mai aspettata che dopo tanti chilometri in fuga, sarei rimasta con le prime. Vuol dire che avevo una buona condizione e questo mi ha dato più consapevolezza.

Come vogliamo leggere la tua presenza al Giro?

Non mi sento ancora pronta per fare la generale. Non ho ancora il passo delle leader di classifica. Al momento nelle corse a tappe posso puntare a qualche traguardo parziale, cercando di stare nascosta fino al momento giusto. Sono partita con l’obiettivo di fare bene, trovare la gamba e provare a rimanere davanti con gli altri.

Al Giro d’Italia Donne, Pirrone è stata fra le… fortunate a correre la crono prima che venisse annullata
Al Giro d’Italia Donne, Pirrone è stata fra le… fortunate a correre la crono prima che venisse annullata
Il gruppo è fatto da squadroni e gruppi sportivi più piccoli. Pensiamo a tuo padre che fatica ogni anno per raggiungere il budget…

Da quando ho iniziato nel 2018, è cambiato tutto molto velocemente. Ormai anche le squadre continental iniziano a essere molto organizzate, come le WorldTour di cinque anni fa. Si va sempre di più verso il professionismo e quindi ci sta. Fra gli uomini questo cambiamento c’è stato nel corso degli anni, per noi è successo tutto in una stagione e mezza. Quindi le squadre più piccole, che facevano fatica a fare il calendario, adesso sono proprio tirate. C’è bisogno di sponsor, di soldi. Un cambiamento positivo, insomma, che però sta ammazzando le squadre più piccole. Lo vedo con mio padre, dite bene. Vivo ancora nella conca super calda di Bolzano con i miei genitori. Sono argomenti di cui si parla tutti i giorni.

Non solo ciclismo per la Israel femminile. Sentite qua…

25.10.2022
6 min
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Una vera e propria multinazionale del pedale. La prossima Israel Premier Tech Roland non sarà una formazione qualunque nel WorldTour femminile. Anima e corpo sono un mix di culture. Tra dirigenza e roster c’è tutto ciò che si può intendere per globalizzazione.

La licenza e la proprietà resteranno svizzere, ma nel 2023 saranno più corposi i sostegni degli investitori israeliani e canadesi con l’intenzione di proseguire nel tempo. Quattro grossi marchi (Cogeas, Roland, Israel e Premier Tech) che hanno stretto un rapporto di collaborazione che non si limita al solo ciclismo inteso come sport.

La nuova Israel

«Prima eravamo solo fidanzati – esordisce sorridendo Ruben Contreras, presidente del team svizzero e proprietario della Cogeas – mentre ora è come se noi sponsor ci fossimo sposati. Fino all’anno scorso avevamo un impegno forte, ma in parte limitato. Adesso abbiamo fatto il salto in avanti. Se nel 2022 il nostro era un progetto embrionale, o comunque per gettare le basi, dall’anno prossimo passiamo allo step successivo. Vogliamo fare sul serio, anche sul piano societario, tant’è che abbiamo fatto un accordo di otto anni, per crescere in modo graduale. Anzi, vi posso dire che per il 2024 abbiamo già avanzato delle proposte a due atlete molto importanti per venire da noi. Aspettiamo una loro risposta dai loro agenti, intanto noi vogliamo fare vedere come lavoriamo».

Per il momento scordiamoci di sapere chi possano essere queste due ragazze. I nomi che abbiamo fatto sono stati rispediti al mittente con simpatia da Contreras, persona dalla battuta pronta e che incarna quello spirito di internazionalità. Cinquantacinque anni di Losanna, nelle sue vene scorre anche il sangue centro-americano di El Salvador per le origini del padre. Proprio col numero uno del team svizzero abbiamo approfondito la mission che stanno sviluppando.

Alla Liegi 2022 presentate sul palco sia la Israel maschile che quella femminile
Alla Liegi 2022 presentate sul palco sia la Israel maschile che quella femminile
Ruben, che tipo di società sta nascendo?

Abbiamo in mente un buon programma tra ciclismo agonistico e azioni umanitarie. Nel 2023 avremo in pratica due team. Quello WorldTour ed uno Devo Continental per un totale di 27 ragazze. Nella formazione minore vogliamo formare delle atlete. Le abbiamo prese dall’Uganda, Rwanda, Etiopia, Ucraina, Afghanistan e Italia (sarà Ginevra Vezzi, ndr). Dietro c’è una scelta dovuta dal senso sociale perché non si può pensare solo agli affari. Molte di queste ragazze le stiamo aiutando ad allontanarsi dai problemi delle loro Nazioni, per avere una vita normale ed inseguire un sogno attraverso la bicicletta.

Qual è stato l’input per questa operazione?

Ne parlavo da tempo con Sylvan Adams, proprietario di Israel, filantropo e colui che di fatto ha regalato alla sua federazione il velodromo di Tel Aviv in cui si sono corsi i recenti mondiali juniores. Lui è un grande appassionato di ciclismo come me e anche lui voleva fare qualcosa attraverso questo sport. Ha finanziato l’uscita di 400 persone dall’Afghanistan per venire in Europa e scappare dalle mani dei Talebani che limitavano terribilmente la loro vita. Mi sono unito a lui nel lanciare questo messaggio di pace, dando la possibilità a queste persone di avere libertà di parola, di fare sport, di studiare e di crescere senza oppressioni. In mezzo al gruppo c’erano anche ragazze che volevano correre in bici. E a quel punto mi sono attivato per il loro campionato nazionale.

Ci racconti pure…

Lo abbiamo organizzato ad Aigle, dove c’è la sede dell’UCI e a pochi chilometri da casa mia. E’ stata una bella festa e soprattutto un bel segnale. Il futuro di questi popoli, afflitti da guerra o regimi totalitari, si può cambiare. Tutti assieme possiamo fare qualcosa. Sotto il punto di vista tecnico, ha vinto Fariba Hashimi (davanti alla sorella Yulduz, ndr). Lei inizierà il 2023 nel nostro Devo Team, poi dal 15 luglio si aggregherà alla squadra WT e le faremo correre il Tour de France. Sarà la prima volta di un atleta afgano in assoluto sulle strade francesi.

Il roster della prima squadra intanto sta cambiando pelle…

Esattamente. Abbiamo preso nove nuove ragazze, tra cui quattro italiane che conosco bene. Le capitane sulla carta saranno Baur, campionessa nazionale in carica, e Dronova che ha fatto seconda alla terza tappa del Romandia per pochissimi centimetri. Però puntiamo forte, per diversi motivi, su Vieceli, Pirrone, Collinelli e Magri. Abbiamo preso anche la vietnamita Nguyen che nel 2018 era stata capace di battere allo sprint nientemeno che Wiebes e Balsamo (alla Dwars door de Westhoek, ndr). Non avremo più Zabelinskaya, figlia del mitico Soukhorutcenkov (medaglia d’oro alle olimpiadi di Mosca, ndr) e per me come una sorella minore. Ha 42 anni, diventava impegnativo per lei e noi volevamo ringiovanire. Lavorerà per la federazione uzbeka, ma ci ha dato la disponibilità di darci una mano quando ne avremo bisogno.

La vostra squadra come sarà strutturata?

Avremo uno staff di 30 persone. Avremo dottori, nutrizionisti, fisioterapisti e altre figure per entrambe le nostre formazioni. Il diesse sarà Sergey Klimov mentre il preparatore atletico sarà Fabio Vedana. Lui ha collaborato per anni con la federazione svizzera di triathlon ed ha un centro a Settimo Milanese dove tutte le nostre atlete passeranno per fare i test. Abbiamo cercato di non lasciare nulla al caso. Vogliamo fare bene.

Tamara Dronova sfiora il colpaccio al Romandia. Seconda al fotofinish dietro Marta Lach della Ceratizit
Tamara Dronova sfiora il colpaccio al Romandia. Seconda al fotofinish dietro Marta Lach della Ceratizit
Obiettivi per il 2023?

Non ci manca che fare il grande risultato. Quest’anno abbiamo fatto tanta esperienza pur facendo buone prestazioni. Sentiamo di essere sulla strada giusta. Vincere una tappa a Giro, Tour o Vuelta sarebbe il massimo così come centrare una classica. Ma mi accontento di vincere una qualsiasi gara e crescere come squadra. Cogliere un successo con una delle ragazze su cui stiamo investendo adesso sarebbe più importante di uno raggiunto con un eventuale arrivo di un grosso nome.

Elena Pirrone, voglia di rilancio con la Israel femminile

24.10.2022
6 min
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«Spero di tornare presto ai miei livelli. Sarebbe anche ora». L’incipit dell’articolo ce lo dà proprio lei a metà della nostra chiacchierata. Elena Pirrone cambia aria. Lascia la Valcar-Travel&Service e dal 2023 correrà nel WorldTour con la Israel Premier Tech Roland.

A ben pensarci è stata una stagione piuttosto difficile quella appena trascorsa dalla 23enne di Laives. Tuttavia l’ex iridata junior 2017 di strada e crono è riuscita a concludere il 2022 con belle sensazioni e con un incoraggiante settimo posto alla Tre Valli Varesine Women. Per Pirrone entrare nella cosiddetta “off season” con un buon morale è probabilmente il primo punto da cui ripartire per l’anno prossimo. Di quello che l’aspetta e di ciò che è passato abbiamo parlato con lei durante il suo primo giorno di riposo assoluto.

Sulle strade della Tre Valli Varesine, Pirrone ha colto un incoraggiante 7° posto (foto Ossola)
Sulle strade della Tre Valli Varesine, Pirrone ha colto un incoraggiante 7° posto (foto Ossola)
Elena partiamo dalla strettissima attualità. Pensavamo di trovarti in vacanza all’estero e invece no…

In effetti sarei dovuta andare a Parigi per qualche giorno poi, complice qualche imprevisto, sono rimasta a casa. Vi dirò che la cosa non mi dispiace però. Onestamente è difficile avere voglia di prendere ancora un aereo dopo che per tutta la stagione sei in giro. Poi, a causa dei tanti stop che ho avuto quest’anno, ero riuscita a fare una settimana di mare in Toscana a luglio pur portando la bici. Diciamo che non ne sentivo il bisogno di fare altre vacanze lontano. Fino al 5 novembre starò a riposo poi riprenderò ad allenarmi.

A cosa sono stati dovuti i molti stop di cui parlavi?

Ad una serie di cose. Ho sempre inseguito la condizione. E’ stato un tira e molla. Dopo la preparazione invernale, a inizio gennaio ho preso il Covid. Sono rimasta ferma per diversi giorni, poi ho ricominciato in pratica col ritiro a Calpe con la nazionale. Ho ritrovato una discreta forma alla Vuelta Valenciana. Alla terza tappa però mi sono volate addosso mentre io avevo schivato la caduta. Lì per lì non riuscivo a agganciare la scarpa al pedale, ma sono ripartita. Al traguardo però mi faceva male la caviglia sinistra e si temeva una lesione ad un tendine. Per fortuna non era così, ma sono dovuta restare ferma due settimane facendo esercizi al piede ed allenamenti poco intensi.

Ne hai avuti altri dopo?

Sì, purtroppo. Alla Strade Bianche ho fatto solo 50 chilometri con un gran male. Ho saltato le classiche del pavé perché era già prestabilito dal programma iniziale e ho fatto rotta sulle Ardenne. Anche lì però altri problemi. All’Amstel mi si è infiammata la cartilagine del ginocchio destro. Ho finito la corsa benino, ma quando sono scesa dalla bici avevo un forte dolore alle ginocchia. Ho ripreso a maggio e solo a Burgos, verso fine mese, ho ritrovato un buon ritmo pur avendo fatto una grande fatica. Ci ho messo poi tanto ad entrare in forma. Al campionato italiano sono stata a lungo in fuga. Stavo bene, ma a luglio non ho corso, saltando Giro e Tour. Poi da agosto a ottobre ho corso il 60 per cento delle mie gare avvertendo finalmente buone sensazioni. Alla Tre Valli Varesine ho fatto una prestazione che non facevo da tanti anni. Sono contenta.

Com’è stato convivere con questa situazione?

Non facile, ma ho la testa dura, me lo hanno sempre detto, fin da quando ero ragazzina. Partivo alle gare WT dove andavano tutte come ventole, mentre io faticavo senza avere quella necessaria continuità di ritmo. Ci voleva tanta pazienza. Lo sapevo e sono sempre ripartita senza fretta. In tutto ciò devo ringraziare la Valcar che mi ha sempre aspettato e capita, anche nel 2021 quando sono iniziati i primi problemi fisici.

Che annate sono state quelle con loro?

Ho fatto tanta esperienza, non posso che ringraziarli anche per questo. Nella Valcar sono maturata come persona ed atleta. Lascio la squadra sapendo di essere cresciuta per merito loro. Mi dispiace di non aver potuto dare quello che so che posso dare.

Ora ti aspetta la nuova avventura con la Israel Premier-Tech Roland. Com’è andata la trattativa?

Anch’io come vi ha detto Yaya (Sanguineti, ndr) ho iniziato a fare dei pensieri quando ho saputo che molte compagne sarebbero andate via. Però io dovevo pensare a me, a ritrovare condizione e risultati per potermi eventualmente proporre meglio. Solo ad agosto mi sono realmente guardata attorno, capendo che forse era giunto il momento per cercare nuovi stimoli. Non avevo alcun procuratore, però in quei giorni mi sono affidata all’agenzia GGLL Promotion che mi ha subito aiutata molto (è l’agenzia di Luca Mazzanti, ndr). Ho avuto diverse proposte ma alla fine ho scelto la formazione svizzera (contratto biennale, ndr).

Come mai hai deciso di andare lì?

Hanno mostrato molto interesse per me. So che hanno molta voglia di crescere e creare un buon gruppo tra atlete e staff. Stanno ringiovanendo un po’ il roster e puntano a fare risultati. Personalmente non avrò alcun ruolo in particolare, vedremo quando faremo il primo ritiro a Girona a dicembre. Mi fa piacere conoscere nuove compagne. Ci sarà Sofia (Collinelli, ndr), con cui non ho mai corso, e ritroverò sia Lara (Vieceli, ndr), mia compagna nel mio primo anno da elite alla Astana Women sia Silvia (Magri, ndr), che era con me in Valcar fino all’anno scorso.

Europei 2021, crono U23. Oro a Guazzini, bronzo a Pirrone. Per la bolzanina è stata l’ultima volta in nazionale
Europei 2021, crono U23. Oro a Guazzini, bronzo a Pirrone. Per la bolzanina è stata l’ultima volta in nazionale
Quali obiettivi ti sei posta per il 2023?

Ne ho diversi, che possono essere tutti uno la conseguenza dell’altro. A prescindere dal programma gare, la priorità sarà tornare a fare buone prestazioni con regolarità. I risultati poi potrebbero venire da sé. Dare il massimo e prendere il massimo dalle corse in cui posso farlo. Cercherò di rilanciarmi a crono, nelle quali mi è mancata la pedalata dell’Elena di una volta. Ho la volontà di riconquistarmi un posto in nazionale in quella specialità, anche su strada. Vorrei parlare con Paolo e Marco (rispettivamente il cittì Sangalli e il cittì delle prove contro il tempo Velo, ndr) non appena avrò il mio calendario agonistico. Come dicevo, le motivazioni non mi mancheranno.

Vittoria Guazzini, la notte in bianco e poi la crono dei sogni

09.09.2021
5 min
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Nomen omen. La seconda giornata degli Europei di Trento si apre con una Vittoria, di nome e di fatto, sul primo gradino. La prova a cronometro per donne under 23 va all’azzurra Guazzini che batte la tedesca Hannah Ludwig (campionessa uscente) di 39”. A completare il podio e la festa italiana c’è Elena Pirrone (a 46”) autrice di una seconda parte di gara in totale rimonta, scalzando la polacca Marta Jaskulska (a 51”) che già pregustava la medaglia di bronzo.

Al suo arrivo la toscana Guazzini – dopo aver scambiato un paio di battute di circostanza – ci aveva lasciato per andarsi a sedere sulla hot seat, col gesto delle dita incrociate sia per lei sia per la sua compagna di club e nazionale. Nel frattempo la bolzanina Pirrone, terza provvisoria, attendeva gli ultimi arrivi mentre alle transenne cercava di recuperare energie e fiato. Alla fine, quando hanno tagliato il traguardo sia la polacca che la tedesca, le nostre italiane si sono corse incontro per un abbraccio liberatorio. Oro e bronzo per due atlete che sanno come, nelle categorie giovanili, si vincono medaglie.

Un’altra raffica di medaglie per Dino Salvoldi, qui con Pirrone e Guazzini
Un’altra raffica di medaglie per Dino Salvoldi, qui con Pirrone e Guazzini

Vittoria, da Tokyo a Trento

Ce le portano in mixed zone, sono raggianti e hanno ragione di esserlo. Le sentiamo. 

Vittoria, questo di oggi è un podio quasi simile a quello degli Europei junior a Brno nel 2018: prima tu, seconda Ludwig e terza stavolta la tua compagna Pirrone. Una maggiore soddisfazione rispetto ad allora.

Sì, fino alla fine facevo il tifo per Elena (quarta all’intermedio a 2” dal podio, ndr) perché so che lei ci teneva molto e sono contentissima per questo doppio risultato. Hannah (Ludwig che correrà nella nuova Uno-X Pro Cycling Team nel prossimo biennio, ndr) è una atleta molto forte, sapevo che era la favorita ed essermi riconfermata anche in questa categoria ovviamente mi rende molto felice. Significa che i valori sono quelli, siamo buone atlete e speriamo di riconfermarci anche tra le elite.

Tra le elite sarà quello di continuare in questa specialità, portando risultati.

La cronometro mi piace molto. Anche se quando ho finito ho detto che le crono non sono belle, perchéè effettivamente bisogna un po’ volersi male per arrivare al traguardo esauste (ride, ndr). Ma il bello del ciclismo è questo. Spero, anzi sicuramente continuerò a lavorare su questa specialità.

E per il mondiale invece?

Non so ancora il cittì che scelte farà, intanto mi godo il momento. Domani farò la prova in linea, spero di recuperare perché sarà abbastanza impegnativa. Per il mondiale aspetterò di sapere cosa deciderà Salvoldi.

L’anno prossimo correrai nella Fdj Nouvelle Aquitaine Futuroscope. Un passaggio importante con l’opportunità di crescere.

Sì, ho fatto questa scelta per vedere cosa c’è al di fuori delle squadre italiane e sono contenta di averla fatta. Sono però altrettanto contenta di questi tre anni fatti nella Valcar Travel&Service perché mi hanno permesso di crescere in tutta tranquillità. Ci tengo a ringraziare il presidente Valentino Villa, il mio allenatore Davide Arzeni che con me hanno avuto tanta pazienza, mi hanno capita, ascoltata. Questa vittoria è anche per loro.

Quanti margini di miglioramento ti senti di avere?

Non so, spero tanti. Sicuramente con l’età, andando avanti, alcuni aspetti più professionali potrei migliorarli. Però per il momento credo che un po’ di spensieratezza faccia bene. Arriverà comunque il momento in cui dovrò limare su tutto.

Concentrazione prima della partenza per Vittoria Guazzini
Concentrazione prima della partenza per Vittoria Guazzini
Da Tokyo ad oggi, che percorso è stato soprattutto a livello morale?

L’obiettivo principale di quest’anno erano le Olimpiadi, ma era dall’inizio dell’anno che avevo fatto un cerchietto a questa giornata. Per scaramanzia non lo avevo mai sbandierato più di tanto, ma ci tenevo veramente. Stanotte è stato difficile dormire perché sentivo un po’ la pressione, volevo regalare un grande alla mia famiglia (si commuove un po’ mentre lo dice, ndr). 

Dopo le Olimpiadi hai staccato la spina, più per una questione mentale che fisica. 

Sì, ci voleva, sono stata un po’ a casa tranquilla con la mia famiglia. Forse qualcuno ha storto il naso per questo ma ne avevo bisogno, mi serviva e un po’ onestamente ho dovuto farmelo scivolare addosso. Poi ho ripreso a correre il Olanda, in Spagna e sono venuta qui. 

A chi dedichi questo successo?

A tutte le persone che mi hanno sostenuto, alla mia famiglia che anche loro come me hanno fatto tanti sacrifici.

Pirrone, filo ripreso

Ora è il turno di Elena Pirrone, che intanto abbraccia suo padre e sua sorella e poi ci raggiunge.

Elena uno splendido bronzo conquistato nella tua regione. Raccontaci la tua gara…

Non è stato facile, da subito ho fatto molta fatica. Sono partita senza aspettarmi nulla in realtà ma mi sono detta «Elena vai a tutta e vediamo cosa ci salta fuori». Sono contenta di essere qui, di aver potuto dimostrare quello che valgo, soprattutto perché l’anno scorso avevo avuto una brutta delusione agli Europei (nella stessa prova finì quarta a 3” dal podio, ndr). Mi ci voleva proprio questo podio, mi dà morale per il finale di stagione, mi apre una speranza per il mondiale. Spero di essere convocata per la crono. Poi sono felice perché ha vinto una mia compagna di squadra e sono contenta per lei.

E non poteva mancare l’abbraccio fra Vittoria Guazzini ed Elena Pirrone con Saul Barzaghi, fisio della nazionale
E non poteva mancare l’abbraccio fra Vittoria Guazzini ed Elena Pirrone con Saul Barzaghi, fisio della nazionale
Arrivavi da un periodo altalenante.

Sì, è stato un anno non tanto facile, mi sembra di essere sulle montagne russe. Ultimamente però stavo ritrovando una buona forma, la mia solita pedalata. Speriamo di continuare così e che il prossimo anno sia migliore.

Ti vediamo piuttosto tirata rispetto al passato. I tuoi margini di crescita quali sono?

Per quanto riguarda la cronometro c’è ancora tanto da lavorare, come spingere di più il rapporto e tanti dettagli da perfezionare. Ma credo di essere sulla buona strada. Mentre invece su strada la salita è una parte fondamentale, quindi lavorerò molto su quello. Sì, sono più magra di prima ma devo ancora perdere qualcosina nel peso.

A proposito della prossima stagione, dove sarai?

Rimango in Valcar, ho firmato ancora per un anno e poi si vedrà. Anzi colgo l’occasione per ringraziare la mia squadra che mi è stata molto vicina in questi anni.

Elena Pirrone

Pirrone: «Volevo solo sfidare papà in bici…»

01.12.2020
4 min
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Elena Pirrone è il presente e il futuro del ciclismo femminile italiano. La bolzanina viene da un paio di stagioni non al top. Due annate a rincorrere la condizione, ma se si vince un mondiale a crono e uno in linea non è una casualità (accadde nel 2017 quando era juniores). Significa che la stoffa c’è, che l’atleta deve solo adattarsi al passaggio di categoria. In più la stagione così particolare di certo non l’ha aiutata e lei ha sofferto più di altre la quarantena.

Il suo direttore sportivo alla Valcar, Davide Arzeni dice che Elena non si tira mai indietro, che è una combattente nata e al tempo stesso una ragazza generosa nel confronti del team.

Elena Pirrone
Elena Pirrone, piccolissima, alle corse tra mamma Barbara e papà Renato
Elena Pirrone
Elena, piccolissima, alle corse con papà Renato

Il ciclismo nel Dna

«In effetti – racconta Elena – sono stata abituata sin da piccola ad attaccare, a fare la corsa e non a subirla. Sono impulsiva. E questo non va bene, anche se a volte proprio d’impulso si ottengono bei risultati o magari si coglie la fuga giusta. Davide mi dice di ragionare un po’ di più ma non è facile farlo in quei pochi secondi in corsa, quando devi decidere se andare o meno».

Pirrone è una ciclista completa. Va certamente forte sul passo e anche sulle salite non troppo lunghe è tosta da staccare. E’ quella che si definirebbe una passista scalatrice.

La sua storia con il ciclismo nasce da piccolissima. Sorridiamo quando ci dice che il fatto che diventasse una ciclista fosse già scritto nel suo Dna.

«E’ genetica! Mia mamma Barbara ha corso. Idem i miei zii e lo stesso papà, Renato. Lui prima era un agonista e poi un amatore. Arzeni mi dice: vieni alla Roubaix che con il cognome di tua madre, Moser (anche se con l’accento diverso), la vinci!

«Mi sono innamorata di questo sport vedendo papà. Lo accompagnavo alle gare da quando avevo 10 mesi. Da piccola vedevo il gruppo sfrecciare e tutti quei colori delle maglie, delle bici erano… coinvolgenti. Solo che io volevo solo sfidare papà con il mio triciclo rosso, al quale sono ancora affezionata. E lui mi diceva: aspetta che cresci. Così a forza d’insistere mi hanno iscritto ad una squadra locale, l’Alto Adige».

Lo scorso anno è stata bronzo agli europei a crono U23
Lo scorso anno è stata bronzo agli europei a crono U23

Solo grandi obiettivi

Elena sta maturando, vuol lasciarsi alle spalle le difficoltà che si è trascinata dietro dalla quarantena. Era stata male, non era covid, ma si era dovuta fermare.

«Voglio iniziare a raccogliere dei veri risultati. Non mi sono fermata completamente in autunno, in quanto sono stata ferma cinque settimane a maggio. Per ora faccio ancora poca salita. Di solito preferisco quelle più brevi di 3-4 chilometri, ma dalle mie parti la scelta è ampia. Se devo farne di più lunghe vado sulla Mendola o verso l’Altopiano del Renon. Come detto, in autunno mi sono riposata ma senza mollare del tutto, anche perché nella mia testa ci sono le classiche delle Nord, le Ardenne soprattutto. E ho anche una piccola speranza per Tokyo. Senza contare che gli Europei poi si svolgeranno in casa e poi ci sono anche i mondiali».

Tokyo, Europei, mondiali, classiche: tutti grandi obiettivi. Segno di una mentalità vincente. Per perseguirli Pirrone sta lavorando molto anche sulla parte mentale: migliorare tatticamente, migliorare nelle gestione della sua vita di atleta e curando molto l’alimentazione.

«Ho capito – dice Elena – che il peso è la cosa che fa la differenza. E se negli ultimi due anni ho faticato a trovare la condizione dipendeva da quello. Messo a posto questo punto, sono certa che sarò tranquilla».

Elena Pirrone
Pirrone e l’ex iridata Van Vleuten sul Gavia
Elena Pirrone
Pirrone e l’ex iridata Van Vleuten sul Gavia

Longo Borghini nel cuore

«Elisa è il mio idolo. Un po’ ci assomigliamo. Lei attacca sempre, ci prova, non molla mai… io sono un po’ più veloce. Una cosa che mi “super gasa” è che correndo entrambe per la Polizia abbiamo lo stesso casco, gli stessi occhiali e a volte capita che mi dicano: ti ho scambiato per Elisa. E mi vengono gli occhi a stellina! Mi piacciono molto anche Elena Cecchini e Tatiana Guderzo. Lei al mondiale di Innsbruck (il primo da elite per Elena, ndr) mi ha aiutato davvero molto. Però, non me ne vogliano le altre, Elisa è la prima per me.

E tra le straniere?

«Van der Breggen – dice senza pensarci – ha uno stile unico, sempre composta agilissima. E la Van Vleuten: devi spararle per mandarla piano! Quando si alza sui pedali… ciao. A Livigno ci siamo allenate insieme. Abbiamo fatto il Gavia e poi lei ha proseguito per il Mortirolo. Ha una testa: se deve fare dieci, fa dieci. Non credo che rispetto a loro a noi italiane manchi qualcosa, semmai loro hanno altre strutture e più squadre femminili ed è questo nel complesso a fare la differenza».