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Ursella, un altro italiano alla scuola del Team DSM

31.01.2022
5 min
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La valigia sarà migliore amica di Lorenzo Ursella per i prossimi mesi. Il 19enne nato a San Daniele del Friuli (in apertura nella foto Patrick Brunt-DSM) è passato al Development Team DSM, vivaio continental della formazione WorldTour, con cui ha firmato un contratto di due anni.

Fra qualche settimana inizierà a fare un viaggio avanti-indietro dal Friuli all’Olanda. Se esistesse un volo diretto da Buja (il suo paese) a Sittard (città in cui alloggiano gli atleti del team), probabilmente accumulerebbe molto in fretta miglia sulla tessera del frequent flier. In base al calendario agonistico farà un mese e mezzo su per le gare, quasi uno giù per recuperare e allenarsi.

Trofeo del Santo a Noventa Padovana, a fine agosto per Ursella la 10ª vittoria 2021 su strada (foto Scanferla)
Trofeo del Santo a Noventa Padovana, a fine agosto per Ursella la 10ª vittoria 2021 su strada (foto Scanferla)

Un anno importante

Ursella arriva da una stagione incredibile tra gli juniores con la Borgo Molino Rinascita Ormelle. Tredici piazzamenti totali nei dieci: due terzi posti, un secondo e soprattutto dieci vittorie. Che diventano quarantasette complessive nelle categorie giovanili. Il suo 2021 è stato impreziosito anche da quattro medaglie su pista. Due bronzi ai campionati italiani (omnium e velocità a squadre), un argento all’europeo juniores ad Apeldoorn nello scratch e un bronzo ai mondiali al Cairo nella stessa disciplina.

Normale che su di lui mettessero gli occhi tante squadre U23, non scontato invece che scegliesse di emigrare all’estero. E proprio su questa sua nuova esperienza, dopo che ieri Garofoli gli ha regalato alcuni preziosi consigli, abbiamo voluto sentire le sue parole.

Lorenzo, come è nata questa decisione?

Tramite il mio procuratore (Raimondo Scimone, ndr) a giugno erano arrivate diverse offerte, tra cui quella della DSM. Avendo fatto un istituto professionale di tre anni (è diplomato in meccanica aziendale, ndr) e non avendo quindi l’impegno della scuola, ho potuto accettare la loro proposta, anche di trasferirmi lassù. Così facendo credo che si possa entrare prima nel mondo del ciclismo. E poi mi ha influenzato anche il fatto che sarà comunque una scelta di vita sotto il lato umano. Anche i miei genitori sono contenti di questo nonostante ci vedremo poco, però sanno che al momento questo è il mio lavoro.

Dopo il prossimo ritiro di Calpe, Lorenzo si trasferirà nel quartier generale di Sittard, in Olanda (foto Patrick Brunt-DSM)
Dopo il prossimo ritiro di Calpe, Lorenzo si trasferirà in Olanda (foto Patrick Brunt-DSM)
Entriamo nello specifico. Quando inizierai a vivere in Olanda?

Appena finiamo il secondo ritiro a Calpe (dal 7 al 14 febbraio, ndr) farò ancora due settimane a casa, poi il 27 febbraio andrò su in aereo. Ci starò fino a metà aprile inoltrato. Poi tornerò in Italia ed il secondo periodo a Sittard sarà da metà maggio per altri quaranta giorni. E così via sempre, salvo cambiamenti dettati dai programmi delle gare.

Sei pronto a vivere da solo? 

Sì, certo. Per le restrizioni Covid dovrei vivere da solo, o al massimo con un compagno, in uno degli appartamenti di questo villaggio-residence (il Keep Challenging Center, ndr) di proprietà della squadra. Mi piace questo aspetto perché mi responsabilizza molto per quanto riguarda gli allenamenti e l’alimentazione. Poi ho la possibilità di imparare bene l’inglese, di viaggiare e di scoprire posti nuovi.

Con te ci sarà anche Lorenzo Milesi (prelevato dalla Beltrami TSA Tre Colli, ndr).

Sì esatto. Con Milesi sono già in contatto, ci sentiamo praticamente tutti i giorni. Senz’altro avere un altro compagno italiano favorirà il mio, anzi il nostro inserimento. Ci aiuteremo a vicenda, soprattutto nella vita di tutti i giorni. 

Questo è il rendering del centro Keep Challenging, quartier generale del Team DSM, inaugurato a fine 2020
Questo è il rendering del centro Keep Challenging, quartier generale del Team DSM, inaugurato a fine 2020
Dovrai farti da mangiare da solo, curare l’ordine delle tue stanze…

Non sono spaventato particolarmente. Già qui in Italia mi arrangio facendomi da mangiare da solo quando torno dagli allenamenti visto che i miei genitori sono a lavorare. Uguale anche nella gestione della casa. Sono tutte cose che più o meno faccio già anche qua.

Col cibo come farai?

Ci arrangeremo, facendo la spesa o portandoci dall’Italia prodotti che in Olanda non si trovano. Non credo che avrò problemi. Avremo sempre a disposizione allenatori e preparatori che, oltre a controllare che tutto sia a posto come ci chiedono, potranno aiutarci nelle nostre esigenze. In ogni caso la mia intenzione è quella di abituarmi allo stile di vita olandese.

E il clima invece?

Sono già abituato a quello del Friuli, una delle regioni più fredde e piovose d’Italia. Non sono troppo preoccupato, anche perché poi inizieremo a girare per le gare.

Lorenzo Ursella ha compiuto 19 anni il 20 gennaio
Lorenzo Ursella ha compiuto 19 anni il 20 gennaio
E’ già stato fatto un programma di corse? Quando debutterai?

Farò il mio esordio il 5 marzo alla Craft Ster van Zwolle. Poi sempre gare di un giorno tra Olanda e Belgio. Non è previsto per me il Giro d’Italia U23, ma potrei fare il Giro di Sicilia (in programma dal 12 al 15 aprile, ndr). Infine mi hanno già inserito come riserva con il team WorldTour per il Giro di Danimarca (gara 2.Pro dal 16 al 20 agosto, ndr). Quella sarebbe una grande occasione, ma ora non ci penso.

Lorenzo, classica domanda di chiusura. Cosa ti aspetti dal 2022?

Voglio crescere mentalmente, questa è bella esperienza di vita. Ho già visto che la DSM ha una filosofia piuttosto rigida, molto metodica e a me questa cosa piace, perché anch’io sono più o meno così. Non ho troppa pressione dalla squadra, sanno che devo migliorare. Sono un velocista ma devo lavorare sulla resistenza, il fondo e la tenuta in certi tipi di salite. Sarò al servizio dei compagni più grandi e più forti ma so che, in base al mio stato di forma, potrei trovare spazio come prima punta. Al momento la mia condizione è buona. Sono emozionato, in fermento e non vedo l’ora di iniziare a correre.

Garofoli, consigli a Ursella e Milesi passati al Team Dsm

30.01.2022
5 min
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«La scorsa stagione, la mia prima tra gli under 23, è stato un bell’anno alla fine, però già all’Avenir ho iniziato a pensare di cambiare. C’erano delle distanze culturali tra me e la squadra, se così si può dire. La scuola italiana è molto diversa dalla loro». Questa la frase che Gianmarco Garofoli ci ha detto nella sua prima intervista in maglia Astana Qazaqstan Development Team (foto Getty in apertura).

Allora ci è venuto in mente di capire cosa ci sia effettivamente di diverso tra Olanda e Italia. Gianmarco è stato un apripista. La sua avventura nel Team DSM Development, anche se durata solamente per un anno, è stata intensa e piena anche di bei momenti. Dopo di lui, altri due ragazzi italiani sono andati a correre in Olanda: Ursella e Milesi. Quali consigli può dargli il giovane marchigiano?

I primi mesi al Team DSM sono stati i più difficili per Gianmarco (foto Team Dsm)
I primi mesi al Team DSM sono stati i più difficili per Gianmarco (foto Team Dsm)

Un anno di maturazione

«Penso che alla fine sia stata una bellissima stagione, dal punto di vista umano e sportivo – dice Gianmarco – il Team DSM mi ha dato tanto. E’ stata un’esperienza che mi ha permesso di conoscere tutti i lati della mia personalità e mi ha fatto confrontare con un modo di vedere le cose differente dal mio».

Qual è stata la difficoltà più grande che hai incontrato?

Tre mesi senza mai tornare a casa, più gran parte della stagione. All’inizio pensavo: «Perchè sto qui ad allenarmi? Fa freddo, ci sono zero gradi, a casa ce ne sono 12». Io sono uno che se la squadra gli chiede di fare qualcosa lo fa e devo dire con il senno di poi che tutto ciò che ho fatto mi è servito tantissimo.

Andrea Garofoli ha vinto la seconda tappa al Giro Val d’Aosta 2021 con arrivo a Cervinia
Andrea Garofoli ha vinto la seconda tappa al Giro Val d’Aosta 2021 con arrivo a Cervinia
E’ un’esperienza che consiglieresti di fare?

Assolutamente sì, anche per uscire dalla propria routine, stare lontani da casa aiuta a crescere e maturare da diversi punti di vista. Il più importante è quello dell’approccio alle gare, io fino alla scorsa stagione mi ero rapportato con un solo modo di correre. Alla DSM ho imparato ad essere più metodico, non rinunciando alla mia vena creativa.

Avevi detto che la difficoltà più grande era legata alla lingua…

Sì, non parlando inglese mi sono dovuto adattare ed ambientare. E’ stato molto difficile all’inizio, con i diesse ed i compagni era complicato comunicare. Una difficoltà in più è quella del nutrizionista, avendo una dieta differente da quella mediterranea è stato complicato trovare un equilibrio. Loro basano la dieta su alimenti differenti, al posto della pasta mangiano le patate.

Hanno un carattere diverso dal nostro…

Sono più introversi, ma non bisogna farsi abbattere. Capiscono le esigenze e sono sempre aperti al confronto, anche se da alcune loro espressioni non sembrerebbe.

E per mangiare? Cucinavi da solo?

Non ho avuto problemi, anzi, appena i miei compagni hanno capito che ero bravo a cucinare venivano a bussare alla mia porta (ride di nuovo, ndr). Da bravo italiano ho esportato la nostra cucina in Olanda e loro hanno apprezzato molto.

Hai trovato qualche supermercato o ristorante italiano da consigliare a Ursella e Milesi?

No no, macché! Dai ristoranti “italiani” meglio stare alla larga, mi sono fatto la scorta di cibo prima di partire: pasta, passata di pomodoro, grana… Insomma le cose essenziali. Poi guardavo i tutorial su internet per imparare a cucinare gli alimenti che non sapevo fare. Direi che la tecnologia potrà dar loro una grande mano.

Come hai imparato l’inglese?

Imparato con tanta forza di volontà e voglia di mettermi in gioco, l’inglese scolastico non aiuta molto per affrontare un discorso. La cosa migliore è la pratica, essere curiosi, ed usare anche il correttore quando non ci si capisce (ride, ndr).

Gianmarco Garofoli ha corso il Tour de l’Avenir con la maglia azzurra, oltre a europei e mondiali
Gianmarco Garofoli ha corso il Tour de l’Avenir con la maglia azzurra, oltre a europei e mondiali
Cosa gli consiglieresti per combattere la solitudine?

Non la sconfiggi, impari a conviverci. Anche se sei con gli altri e sei in compagnia ti senti solo perché ti manca casa, ti mancano gli amici. E’ normale sentirsi solo, ma tutti i sacrifici ti danno maggiore motivazione, tutta la fatica che fai poi la trasformi in forza agonistica alle corse.

Alla fine di tutto sembrerebbe essere stata un’esperienza positiva…

Sì, se devo dare qualche consiglio a Milesi e Ursella è quello di non mollare e di resistere, devono mettersi in gioco e provare. Sicuramente ne trarranno dei benefici, i sacrifici da fare non sono pochi, ma valgono la pena. Penso sia parte di un cammino di crescita umana e sportiva. Io mi sento una persona ed un corridore diverso.

Garofoli, purosangue nelle mani di “Martino” e dell’Astana

23.11.2021
4 min
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Gianmarco Garofoli ha appena 19 anni, ma è già una “vecchia” gloria. Il marchigiano di Castelfidardo lo abbiamo imparato a conoscere in questa stagione: dal Giro U23 all’Avenir, dal Val d’Aosta agli assaggi di professionismo con la sua (allora) Development Team Dsm.

Già, allora. Garofoli infatti passerà nella fila della neonata Astana Qazaqstan Development Team. A volerlo, e non con poca voglia, è stato Giuseppe Martinelli. Ma forse sarebbe meglio dire che si sono incontrati.

Garofoli ha esordito con la Dsm quest’anno. Spesso si è messo a disposizione della squadra, soprattutto al Giro U23 (foto Team Dsm)
Garofoli ha esordito con la Dsm quest’anno. Spesso si è messo a disposizione della squadra, soprattutto al Giro U23 (foto Team Dsm)

Astana nel destino

«Con Martinelli – racconta Garofoli – ho un buonissimo rapporto. Ci conosciamo sin da quando ero uno juniores tanto che già a quei tempi feci un ritiro con l’Astana a Calpe. Ma poi optai per il Development Team Dsm.

«Questa stagione, la mia prima tra gli under 23, è stato un bell’anno alla fine, però già all’Avenir ho iniziato a pensare di cambiare. C’erano delle distanze culturali tra me e la squadra, se così si può dire. La scuola italiana è molto diversa dalla loro. E così ho chiesto aiuto anche a Martino. Si è presentata l’occasione della loro continental e ne ho approfittato».

Secondo al Val d’Aosta, Garofoli festeggia con suo fratello Gabriele
Secondo al Val d’Aosta, Garofoli festeggia con suo fratello Gabriele

Investimento all’estero

Garofoli non rinnega l’anno passato all’estero. Anzi… Soprattutto per chi come lui vuole fare il corridore di alto livello è stato un vero investimento. Al pari di uno studente universitario che fa l’Erasmus. Oggi un’esperienza così è quasi imprescindibile.

«Vero – riprende Garofoli – mi ha fatto bene. Ho imparato l’inglese, ho imparato ad essere più autonomo e in generale a svolgere il mio lavoro da ciclista professionista. Comunque è un bell’ambiente per crescere».

 

«Sono stato più io che da italiano ho avuto qualche difficoltà. Pensandola in ottica futura, queste incompatibilità potevano emergere più spesso: allenamenti, gare da fare… Tanto che anche loro, in Dsm, alla fine sono stati d’accordo nel cambio di squadra».

Ancora Giro della Valle d’Aosta: il marchigiano ormai stremato in prossimità di Cervinia. Una vera impresa d’altri tempi
Ancora Giro della Valle d’Aosta: il marchigiano ormai stremato in prossimità di Cervinia. Una vera impresa d’altri tempi

Giro e Tour

Martinelli non vede l’ora di lavorare con Garofoli. Martino e i giovani sono un connubio sempre più imprescindibile. Il tecnico bresciano prima di altri ci aveva parlato dell’importanza di avere un vivaio. Di ragazzi da “plasmare”. Di Garofoli Martinelli conosce anche la famiglia e sa bene i valori extra ciclistici del ragazzo. Valori sui quali poter lavorare con una certa serenità.

«A 18 anni – dice Garofoli – scelsi a scatola chiusa la Dsm Development. Vedevo questo team straniero come un’opportunità grandiosa, una motivazione… come di fatto è stata. Firmai per due anni pensando ad un certo periodo di maturazione. Me ne è bastato uno, ne sono convinto».

«Adesso con l’Astana è come tornare un po’ a casa. Un altro ambiente. C’è Mazzoleni con il quale ho lavorato in passato e molti italiani. Farò qualche gara WorldTour. Magari quelle meno importanti e farò con la Development le corse maggiori. E poi ho un sogno. Fare Giro e Tour. E farli bene…

«A me piace correre in un certo modo. Nella tappa che ho vinto a Cervinia (noi c’eravamo, ndr) ho faticato tantissimo nel finale. Mi dicevano: “se fossi partito nell’ultima salita anziché a 70 chilometri dall’arrivo avresti guadagnato di più”. Ma a me non importava. Io volevo dare spettacolo. Per me il ciclismo è anche questo».

E se ci dovesse riuscire anche nei pro’… Una cosa è certa, Martinelli avrà pane per i suoi denti con questo ragazzo, un vero purosangue.

Impresa di Garofoli a Cervinia, fra incredulità e commozione

17.07.2021
7 min
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Ride. Poi si commuove. Puoi ride di nuovo. Si mette le mani nei capelli. Così come aveva fatto anche sul rettilineo d’arrivo. Non ci crede, Gianmarco Garofoli. Non crede neanche lui all’impresa che ha siglato a Cervinia nella seconda tappa del Giro della Valle d’Aosta. Un’azione d’altri tempi, come raramente si vedono. 

Lunga fuga solitaria (quasi 60 chilometri) attraverso valli, monti e discese. E l’arrivo sotto sua maestà il Cervino. Che deve aver visto bene quando ha alzato gli occhi al cielo.

Forcella rotta e sangue freddo

Con Gianmarco avevamo parlato al mattino proprio perché ieri si era fatto vedere parecchio. Aveva tirato per la squadra. Aveva tentato la fuga. Aveva forato. Era rientrato portando le borracce ai compagni e aveva vinto il traguardo volante.

«Eh sì stavo bene. In realtà quando mi avete visto cambiare bici non avevo forato. Bensì avevo rotto la forcella, proprio qui – e ci indica il punto – una paura con quelle discese. Volevo cambiarla prima ma la giuria aveva fatto il barrage delle ammiraglie e così appena ho potuto mi sono fermato».

Garofoli racconta poi del grande lavoro fatto dopo il Giro d’Italia U23, della grande opportunità che la Dsm WorldTour gli darà a breve, vale a dire fare il Tour de l’Ain in programma negli ultimi tre giorni di luglio.

«E magari poter andare al Tour de l’Avenir. Se penso anche al mondiale? Sì, quelle strade le conosco, ma intanto cerchiamo di lavorare per fare bene – le sue parole al mattino – e sono qui proprio per trovare la condizione».

Quello dell’Avenir è un desiderio che probabilmente Marino Amadori dopo la tappa di oggi sarà pronto ad esaudire.

Attacco folle

Valtournenche e Cervinia sono separate da una decina di chilometri, una più a valle dell’altra. Ma chiaramente il Giro della Valle d’Aosta ha fatto un altro percorso per unire le due località. Un percorso ricchissimo di salite. Dislivello monster, oltre 4.500 metri, ma almeno strade più pedalabili e larghe rispetto alla… gimkana di ieri.

Nella discesa dello Tsecore, terzultima scalata di giornata, ci sono diverse scivolate. Cade anche Garofoli, che si rialza, rientra e parte. I big si guardano. Ma dove vuoi che vada questo qui? Si vede proprio che è inesperto, avranno detto. Il ragazzo di Castelfidardo, nelle Marche, è il più piccolo in gara. Deve ancora compiere 19 anni. Nel momento in cui attacca, c’è un tratto di pianura. Stare in gruppo sarebbe ideale. E poi le due salite finali sono lunghissime. Quasi 15 chilometri il Saint Pantaleon e quasi 20 quella che porta a Cervinia.

Intanto Alessandro Verre, la maglia gialla, va in crisi. Garofoli guadagna subito tanto. E il vantaggio continua a crescere, ma in modo più regolare, sul Saint Pantaleon.

Garofoli all’arrivo. Si è alzato solo gli ultimi metri: pensava anche alla generale
Garofoli all’arrivo. Si è alzato solo gli ultimi metri: pensava anche alla generale

Mamma, papà e il Cervino

Lassù, sul Gpm, ci sono anche mamma Cristiana e papà Gianluca, pronti a fare il tifo e a dare l’acqua agli altri ragazzi della Dsm Develompment. Le urla della mamma, che intanto è scesa di qualche centinaio di metri, si sentono sin dal Gpm. Garofoli è super concentrato. Ma il suo volto è disteso e la pedalata è potente. Stamattina ci aveva detto di aver montato un 36×30, ma di certo sta spingendo qualche dente in meno.

Un anziano tifoso chiede al papà: «Come va in discesa?». E lui: «Benissimo». E infatti in fondo, il vantaggio che sul Gpm era superiore ai 2′ diventa di quasi 3’30”. La forcella stavolta è okay e le gomme da 26 millimetri che ha scelto si sono rivelate ideali.

Una cronoscalata

Adesso inizia una lunga cronoscalata per Garofoli. Il vento è anche un po’ contrario. Dietro c’è il compagno Vandenabeele. Poi Thompson, con El Gouzi e qualche altro che man mano si stacca.

Ogni tanto all’orizzonte fa capolino il Cervino. Il bianco è fresco e stacca tantissimo col verde degli alberi. Fino all’altro ieri c’era neve fresca. Di certo Gianmarco non avrà visto tutto ciò. Anche perché l’attraversamento di Valtournenche fa male e lui orami è fuori da tanto tempo.

La pedalata è meno fluida. Perde qualcosa ma assolutamente non crolla. Cinque chilometri, tre, uno… Il tunnel, la folla di Cervinia, l’arrivo e gli occhi al cielo dove il Cervino si gode lo spettacolo. Qui hanno vinto tanti campioni, non ultimo Fabio Aru. Ma un’impresa così in bici forse neanche la “Gran Becca” l’aveva mai vista.

Il marchigiano tra i suoi genitori, mentre fa i rulli per defaticarsi
Il marchigiano tra i suoi genitori, mentre fa i rulli per defaticarsi

Cocciuto sin da bambino

E ritorniamo alla commozione iniziale di Garofoli. Mentre è sui rulli per fare defaticamento, dietro di lui c’è Thompson che se la ride. Grazie alle sue accelerazioni finali infatti, il neozelandese è riuscito a prendere la maglia gialla.

«Mamma mia che numero – racconta Garofoli ancora col fiatone – Un qualcosa d’incredibile, non lo so neanche io… Stamattina il diesse mi diceva: stai calmo, resta con gli uomini della generale. Io gli ho risposto: no Bennie io oggi attacco, voglio rischiare. Voglio provare a vedere cosa succede».

Insomma aveva le idee chiare Gianmarco. E la mamma su quel Gpm ce lo aveva detto: «Le ha sempre avute le idee chiare. A tre anni ha fatto la sua prima corsa in bici, pensate aveva le rotelle, e la vinse. Da quel giorno mi disse: io voglio fare il corridore. E anche a scuola. Le professoresse mi dicevano: suo figlio scrive bene, ma parla solo di ciclismo! Ha sempre avuto questa passione. Mai un’incertezza. Giocava anche a calcio. Era bravo. Ma quando si è trattato di scegliere non ha avuto dubbi».

L’azione potente di Garofoli. Adesso è secondo nella generale a 1’57” da Thompson
L’azione potente di Garofoli. Adesso è secondo nella generale a 1’57” da Thompson

Computerino spento

Un’azione così non si vede tutti i giorni. Forse solo Garofoli se l’era studiata. Forse…

«Più spingevo e più mi sentivo più forte. Sentivo che stavo guadagnando minuti ed è stato un qualcosa d’incredibile. E arrivare qui, nella tappa regina, da solo… la tappa regina, capite!

«Cosa mi passava per la testa? Rivedevo tutti i sacrifici fatti. Perché le vittorie così sì, sono belle, ma si costruiscono a casa con il lavoro. E io dopo il Giro U23 ne ho fatto tanto. Quello è stato il mio punto d’inizio. Sono stato 20 giorni sulle Dolomiti, tra Moena e il San Pellegrino, da solo. Oggi ho avuto un momento di cedimento verso i 5 chilometri dall’arrivo. A quel punto ho spento il computerino, non volevo sapere più niente: chilometri, wattaggio, velocità… Spingevo come potevo. Perché era da tanto che ero a tutta ed ero stanco. Però anche Bennie (Lambrechts, il diesse, ndr) dall’ammiraglia mi ha dato un grande aiuto. Mi è stato vicino. Ma ha detto che stavo facendo un’impresa. Ho fatto qualcosa d’incredibile».

Thompson quarto e in giallo

Una giornata ricca di emozioni per Garofoli. «La dedica è per la mia fidanzata Chiara, che mi supporta tantissimo, per la mia famiglia e per la mia bisnonna Gilda che è morta proprio mentre facevo le ultime pedalate». I genitori gli hanno comunicato la notizia poco dopo l’arrivo.

Peccato solo che questa impresa non si sia conclusa con la maglia gialla. Ma Garofoli era fuori da tantissimo e da solo, mentre Reuben Thompson viaggiava con il drappello dei migliori. E, complice un minor dispendio energetico e la fatica (normale) di Garofoli, nel finale ha recuperato parecchio. Il neozelandese della Groupama-Fdj ieri era giunto secondo a 30” da Verre e la sua regolarità, oggi quarto, lo ha pagato. 

Ma nulla è chiuso. Perché domani si sale ancora e su queste montagne i minuti, si è visto, fioccano. Conta il recupero. Garofoli ha mostrato ottime qualità in tal senso. Lo si è visto anche al Giro. E poi ci è sembrato molto preparato. Mentre faceva i rulli, diceva al massaggiatore cosa passargli, alternando integratori ed acqua con una sapienza da veterano.

Vandenabeele, due podi al Giro U23: il WorldTour lo aspetta

18.06.2021
4 min
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Volto disteso, sguardo da adolescente che vuole conquistare il mondo e una grande maturità nel parlare. E’ questo il rapido quadro che descrive Henri Vandenabeele, il ragazzino belga che per il secondo anno di fila è sul podio del Giro U23. Dopo il secondo posto dell’anno scorso, ecco il terzo di quest’anno.

Sulla sua strada ha incontrato due veri fuoriclasse: Tom Pidcock e Juan Ayuso. Sono davvero pochi i ragazzi che vantano due podi nel “Giro baby”. Tra queste “perle rare” figura anche un certo Marco Pantani, il quale ha il record: terzo, secondo e primo tra il 1990 e il 1992.

Vandenabeele nella crono di Guastalla ha chiuso al 31° posto. Deve lavorare molto su questa specialità (da Instagram)
Vandenabeele nella crono di Guastalla ha chiuso al 31° posto. Deve lavorare molto su questa specialità (da Instagram)

Crono difficile

«Sono contento di come sia finito e di come sia andato il mio Giro – ci ha detto Vandenabeele – Io penso che la tappa di Campo Moro sia stata la più importante per me. E’ lì che si è deciso il podio. Quando Johannessen (Tobias, ndr) ha attaccato ho capito che lui ed io eravamo ad un certo livello e Ayuso ad un altro».

Quando arrivò, quel giorno, Henri era affaticato ma al tempo stesso disteso in volto come chi sa di aver dato tutto, ma non poteva proprio fare di più. Come a dire: “ragazzi, io il mio l’ho fatto”. E infatti dopo aver vinto la volata per il terzo posto fu il primo a complimentarsi con i compagni di scalata, a partire dall’inglese Gloag.

«Non credo di aver avuto mai una vera brutta giornata in questo Giro – riprende il belga – semmai la tappa più dura è stata la cronometro. Ho avuto qualche difficoltà contro il tempo perché non sono abituato a correrle, specie così lunghe. E’ stata la mia prima cronometro nella categoria U23 quest’anno. La squadra però mi è sempre rimasta vicino e questo ha agevolato molto la mia corsa. Anche l’ultimo arrivo in salita è stato molto duro, ma i miei compagni hanno fatto un ottimo lavoro per tutto il giorno e hanno cercato di lanciarmi al meglio nel finale. Li ringrazio per come hanno corso questo Giro U23».

Henri (a destra) con Gloag pochi istanti dopo l’arrivo di Campo Moro: il belga si complimentò subito con l’inglese
Henri (a destra) con Gloag pochi istanti dopo l’arrivo di Campo Moro: il belga si complimentò con l’inglese

Verso il WorldTour

E di questo grande lavoro ne sa qualcosa Gianmarco Garofoli, che ha tirato moltissimo e si è sempre messo al servizio del Development Team Dsm. Che Henri fosse il capitano lo si sapeva. La Dsm ha puntato su di lui sfilandolo alla Lotto Soudal durante l’inverno. E lo ha fatto anche correre già tra i grandi con la prima squadra. Un qualcosa che è già successo alla Coppi e Bartali, ma anche alla Freccia del Brabante, al Tour of the Alps…

«E’ stupendo correre con i pro’ – riprende Vandenabeele – Sono state belle esperienze. Mi sono messo al servizio della squadra, come ho fatto al Tour of the Alps dove ho lavorato per Bardet e Hindley cercando di osservarli bene. Ma ho anche avuto un po’ di spazio per me, come nell’ultima tappa in cui sono arrivato undicesimo. Anche alla Coppi e Bartali ho avuto un po’ di spazio nell’ultima tappa. Ma quando spingono forte ti rendi conto che sono ad un altro livello.

«Qual è il mio terreno preferito? Sono uno scalatore, senza dubbio, magari non puro ma il mio terreno è la salita e ho visto che quelle lunghe mi piacciono. Adesso correrò i campionati nazionali (nel week-end, ndr) e poi farò un piccolo periodo di riposo perché poi tornerò in Italia per il Val d’Aosta e poi andrò in Francia per il Tour de l’Avenir. E dal prossimo anno passerò con il team WorldTour».

Vandenabeele in testa a tirare per la Dsm al Tour of the Alps
Vandenabeele in testa a tirare per la Dsm al Tour of the Alps

Testa bassa e pedalare

Vandenabeele è un cavallo di razza. Il fiammingo appartiene alla categoria dei “bimbi fenomeni”, magari non è un “super bimbo” alla Ayuso, ma fa parte degli osservati speciali. Il suo percorso di crescita è più graduale, senza grandi exploit, ma ha mostrato una buona costanza di rendimento. E anche il passaggio alla Dsm ha segnato un bel cambiamento. Nel nuovo team è seguito in modo diverso rispetto alla Lotto, con una presenza più marcata della squadra anche nel quotidiano.

Henri segue un corso a distanza di management dello sport, ma la strada maestra è quella del ciclismo. E Vandenabeele è consapevole che ne deve fare tanta, di strada appunto, specie a crono. La posizione vista verso Guastalla non è male ma si deve migliorare, soprattutto per chi come lui punta a fare classifica.

Prima di congedarci lo “provochiamo” e gli chiediamo se sia il nuovo Remco Evenepoel. Lui sorride e taglia corto: «Io il nuovo Remco? Non scherziamo, al Giro di “Remco” ce n’era uno e quello era Auyso!». 

Il sorso amaro degli “sconfitti”, nel giorno del tris di Ayuso

09.06.2021
4 min
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A Campo Moro vince ancora Juan Ayuso. Lo spagnolo della Colpack-Ballan fa tripletta ma i suoi avversari non si può dire che non ci abbiano provato. Già dal mattino avevano le idee chiare. Chi doveva fare la tappa era visibilmente più concentrato di chi invece partiva per arrivare nel tempo massimo o non aveva particolari velleità di gara. Healy e il suo compagno Gloag, erano tra coloro che avevano qualcosa da giocarsi e infatti erano sfingi. Qualche ora dopo però faranno parte, di nuovo, degli “sconfitti” di giornata.

Anche se ci vuole coraggio a chiamare sconfitti questi ragazzi che si trovano a lottare con una maglia rosa in tali condizioni e hanno corso una tappa da veri protagonisti.

Ayuso sigla il tris a Campo Moro (foto Isola Press)
Ayuso sigla il tris a Campo Moro (foto Isola Press)

Dsm tenace, Healy distrutto

La Dsm Development in particolare ha sempre tenuto sotto controllo la fuga. Non gli ha mai lasciato troppo spazio, un po’ come abbiamo visto fare alla BikeExchange nel Giro dei grandi quando cercava la vittoria con Simon Yates. I tedeschi volevano portare Henri Vandenabeele (a sinistra nella foto di apertura) davanti ai piedi della lunga salita finale.

«Abbiamo messo due uomini a tirare – spiega Garofoli mentre chiede dell’acqua dopo l’arrivo – per controllare la fuga e ridurre poi il distacco. Abbiamo sempre fatto il ritmo. Io poi ho fatto l’ultimo uomo in salita. Mi sono spostato quando mancavano 7 chilometri alla fine più o meno, per lanciare Henri. Ma contro un Ayuso così è dura. A proposito quanto ha preso Henri?».

Spieghiamo al laziale che il compagno ha fatto terzo a circa un minuto. Lui allarga le braccia e infila la maglia lunga.

Intanto alle sue spalle sfila Thomas Gloag (quarto di giornata), della Trinity Racing, forse il più stremato ai 2.000 e passa metri di questa strada all’ombra del Bernina. Va detto però che l’irlandese è stato anche il primo a complimentarsi con Vandenabeele per la buona scalata condotta insieme, seppur una scalata fatta ad inseguire.

Dsm in testa a fare il ritmo (foto Isola Press)
Dsm in testa a fare il ritmo (foto Isola Press)

Il sorriso di Vandenabeele

E il fiammingo, al via da Cesenatico considerato tra i favoriti, ci ha provato. Ha forzato, ha cercato di resistere all’affondo di Ayuso, ma poi si è dovuto “arrendere”. Dopo l’arrivo era però sorridente.

«Penso che il mio team oggi abbia fatto un lavoro incredibile per me – spiega il belga – E’ stata una tappa molto dura. Ho provato a resistere dopo l’accelerazione del ragazzo colombiano (Jesus Pena Jimenez, ndr) e di Auyso, ma poi loro avevano un passo troppo forte per me.

«Mi vedete sorridere? E cosa dovrei fare? In questo momento è così: Ayuso è più forte. Io posso solo promettere che continuerò a provarci. Veniamo da tappe difficili e altre difficili ne restano. Posso lottare per il podio e questo deve diventare il mio obiettivo».

Alla fine la sua analisi benché fatta a caldissimo è forse la più corretta: per ora è così. Si può solo continuare a dare il massimo.

I gemelli norvegesi, Tobias (in primo piano) e Anders Johannessen
I gemelli norvegesi, Tobias (in primo piano) e Anders Johannessen

Vichingo coraggioso

Mentre i corridori continuano a sfilare sotto l’arrivo di Campo Moro che molto ricorda quello di Ceresole Reale al Giro 2019, tra gallerie, rocce, nevai, dighe e stambecchi… anche il norvegese Tobias Johannessen si concede al massaggiatore. Lui fa parte degli “sconfitti” illustri. Come i suoi colleghi già citati era qui per vincere il Giro U23. Maglia aperta, il vichingo sembra non sentire freddo. Chiede una lattina di aranciata e resta lì, dietro all’arrivo, più di altri. Rispetto a Vandenabeele però lui ride meno, molto meno.

«Fin qui è stato per me un Giro molto duro e oggi c’era da fare una salita lunghissima – racconta Tobias con gli occhi semichiusi – Ho finito un po’ dietro, ma di più proprio non potevo fare».

Tobias è senza dubbio colui che sta cercando di attaccare di più l’asso spagnolo. Anche ieri aveva provato a scappare nella discesa del Selvino approfittando della pioggia e strappando qualche secondo alla maglia rosa a San Pellegrino Terme in volata. Oggi però li ha ripresi e, con gli interessi, pur arrivando quinto.

«E’ molto difficile, se non impossibile battere Auyso adesso – conclude il norvegese – Juan dovrebbe avere delle giornate no. Il podio è certamente il mio obiettivo, ma voglio vincere, almeno una tappa, ci proverò sempre e vediamo cosa succederà».