Assalto francese. Paret-Peintre sogna. Bardet fa spallucce

14.05.2024
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CUSANO MUTRI – Succede che ad una dozzina o poco più di chilometri dall’arrivo Valentin Paret-Peintre e Romain Bardet si parlino. In francese ovviamente. Sono a ruota di Andrea Bagioli. Davanti c’è Jan Tratnik che continua a guadagnare.

Un segno. È il momento. I due scappano. E l’affondo è buono. Ora o mai più, altrimenti lo sloveno avrebbe guadagnato troppo.
Rapporto lungo per il corridore della Decathlon-AG2R La Mondiale, lunghissimo per quello della DSM-Firmenich. Sono due scalatori, se lo possono permettere.

Valentin Paret-Peintre (classe 2001) e Romain Bardet (1990) cercano di rintuzzare Tratnik
Valentin Paret-Peintre (classe 2001) e Romain Bardet (1990) cercano di rintuzzare Tratnik

Francesi all’attacco

Il più giovane dei francesi sembra più brillante. È pimpante sui pedali. L’altro giorno eravamo stati in fuga con lui verso Prato di Tivo. Nell’ammiraglia, il suo diesse Cyril Dessel approvava quell’attacco sul Gran Sasso.
«Bene, gli dà fiducia», diceva. Poi man mano che la UAE Emirates tirava, il gruppo dei big si assottigliava e lui era ancora lì, un po’ si stupiva. Forse neanche lui immaginava che il più piccolo dei Paret-Peintre stesse così bene.

«E’ stato stupendo – dice con un filo di emozione e occhi sinceri Valentin – è incredibile. La mia prima vittoria da professionista ed è una tappa in un grande Giro. Tra l’altro con un grande campione come Romain. Dall’ammiraglia mi dicevano di tenere d’occhio lui (come a Prati di Tivo, ndr)».

Ai -3 km dall’arrivo Valentin parte secco. Riprende e stacca Tratnik. Dopo quello di Thomas è il secondo successo francese in questo Giro
Ai -3 km dall’arrivo Valentin parte secco. Riprende e stacca Tratnik. Dopo quello di Thomas è il secondo successo francese in questo Giro

Dessel stratega

Oggi di nuovo in fuga, stavolta Valentin Paret-Peintre ha fatto centro. Gestito ancora magistralmente da Dessel, che gli spiegava il finale e gli immediati chilometri con precisione.

«Cyril – riprende Valentin – mi ripeteva di stare tranquillo, che la salita era lunga, che mi dovevo gestire. Però mi ha detto anche che gli ultimi tre chilometri erano i più duri. Ho capito che quello era il momento. Dovevo approfittare di quelle pendenze. E dopo che sono partito mi incitava. Mi diceva: “Vai, è il tuo momento”. “Ce la puoi fare”».

Campione in crescita

Valentin Paret-Peintre è il figlio di una nuova generazione di ciclisti cresciuti in casa. Non solo la Groupama-FDj in Francia lavora bene, anche la Decathlon-Ag2R La Mondiale, specie con gli juniores, vanta un bel vivaio. E Valentin, come suo fratello Aurelien, è un campioncino costruito in casa. E i suoi margini sono ampi.

«L’obiettivo era quello di andare in fuga – ha detto Paret-Peintre – sapevo che si poteva vincere, ma non era facile. Soprattutto nella prima parte con tutta quella pianura. E infatti mi hanno aiutato molto Touzé e Tronchon: mi hanno consentito di risparmiare molte energie. Ma tutta la squadra ha fatto un grande lavoro. La salita lunga, la fuga giusta, i compagni, le gambe buone… era questione di tante cose che si allineassero».

«Davvero sono felice. Ho preparato bene questo Giro d’Italia, ho fatto per la prima volta in carriera un ritiro in quota. Ho alzato il mio livello. Non so se in futuro vorrò puntare alla generale. Vedremo. Mi piace andare in fuga. So che ogni anno voglio puntare forte su uno dei tre grandi Giri: una volta il Giro, una il Tour, una Vuelta e poi ricominciare».

Romain Bardet all’arrivo di Bocca di Selva. Ha incassato 29″ da Valentin Paret-Peintre
Romain Bardet all’arrivo di Bocca di Selva. Ha incassato 29″ da Valentin Paret-Peintre

Ecco Bardet

Se Valentin Paret-Peintre è preso in carica dai ragazzi del podio, Romain Bardet può far scorrere la sua bici verso il massaggiatore, che lo attende con indumenti caldi ed asciutti e il bibitone per il recupero.

Magro, anzi magrissimo: le sue costole sembrano quasi corpi esterni, Bardet si cambia con calma

E’ dispiaciuto ma non deluso. «Ho cercato di anticipare – ha detto Bardet – perché non stavo benissimo. Anzi, non avevo belle sensazioni alle gambe. Ma questo succede dopo il giorno di riposo, specie quando l’età avanza».

Aurelien completa la festa di famiglia Paret-Peintre. Stacca il drappello dei big, arriva quinto e festeggia per la vittoria del fratello
Aurelien completa la festa di famiglia Paret-Peintre. Stacca il drappello dei big, arriva quinto e festeggia per la vittoria del fratello

Parole da saggio

Intanto sfila Aurelien Paret-Peintre, fratello maggiore di Valentin ed ex compagno di Romain. I due si abbracciano.

Un sorriso e Bardet riattacca: «Vero, ci siamo parlati con Valentin. Volevamo capire come stesse davvero Bagioli. Gli ho detto che dovevamo andare perché perché Tratink aveva un bel vantaggio. Bisognava fare un buon ritmo. Abbiamo collaborato bene. Sapevo che gli ultimi chilometri sarebbero stati difficili per me, come detto le sensazioni non erano positive. Complimenti a Valentin, ha giocato bene le sue tappe».

Infine prima di congedarci, a Bardet viene fatto notare che in classifica generale ha recuperato un bel po’ (ora è 7° a 4’57”). Ma lui fa spallucce. Glissa del tutto. Dice che non ne sa nulla. Scaramanzia? O dubbio eterno degli uomini da corse a tappe se mollare o tenere duro? E’ chiaro che se tiene duro i pretendenti al podio e alle posizioni di vertice non gli lasceranno spazio. Come si è visto oggi con l’inseguimento della Bahrain-Victorious.

Il forcing e 9 secondi guadagnati. Il ringhio di Caruso

14.05.2024
6 min
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CUSANO MUTRI – Tiberi si avvicina a Caruso che sta rispondendo a qualche domanda. Gli poggia una mano sulla spalla e gli dice: «Grazie vecio». Il tirare forte di Damiano ha permesso al laziale di guadagnare 9 secondi su Uijtdebroeks per la maglia bianca. Un italiano non conquista il primato dei giovani dal 2015 di Aru, vale la pena tenerlo d’occhio.

La cima del monte finalmente è baciata dal sole, anche se i gradi sono 13. Un’ora prima dell’arrivo pioveva così forte che per seguire la tappa e mangiare un panino ci siamo rintanati in un bar pieno di gente in cerca di riparo. Caruso si volta e gli fa un sorriso. I corridori si stanno rivestendo, dovendo nuovamente affrontare la discesa verso i bus. Giubbino termico, la mantellina, il fischietto al collo e giù, come se non avessero appena finito un’altra tappa del Giro d’Italia. Una di quelle dure con l’arrivo in salita in un posto sperduto e splendido. Il luogo si chiama Bocca della Selva, ricorda Camigliatello Silano, fra pioggia, verde dei prati e bosco.

«Almeno proviamo a fare qualcosa, no? Nella fuga mi sono trovato un po’ per caso – prosegue Caruso – perché su quello strappo duro eravamo molto vicini alla fuga. La UAE Emirates li teneva nel mirino e allora ho provato a seguire, anche perché dalla radio ci avevano detto che c’era una discesa tecnica. Praticamente mi sono ritrovato all’attacco e ho visto che c’erano tanti uomini di semi classifica, comunque importanti come Bardet, e ho chiesto all’ammiraglia cosa fare.

«Sono rimasto lì, mi hanno detto di non spendere. Forse ho sbagliato e ho perso l’attimo quando hanno attaccato Bardet e Tratnik, ma perché non avevo in testa di andare per la tappa. Sapevo che nel finale volevamo provare qualcosa del genere. Insomma, alla fine è stata una bella giornata».

Alla partenza palloncini e migliaia di tifosi: la Campania si conferma amica dei “girini”
Alla partenza palloncini e migliaia di tifosi: la Campania si conferma amica dei “girini”

L’importanza di provarci

Che la Bahrain Victorious avesse qualcosa per la testa si è capito quando si sono messi a tirare nella scia di Tratnik e Bardet. Dopo esserci chiesti come mai, ci siamo detti che forse avessero messo nel mirino la maglia bianca, anche se l’attacco finale di Tiberi (al pari di quello a Prati di Tivo) è parso un allungo per vedere se qualcosa finalmente succedesse. E il qualcosa sono i 9 secondi guadagnati sul belga della Visma-Lease a Bike.

Quando si è deciso che il momento fosse propizio, a Caruso è stato chiesto di rialzarsi e il siciliano ha raccolto il testimone da Zambanini, che quando lo ha visto, si è finalmente rialzato.

«Mi sembra di cominciare a stare meglio – prosegue Caruso, cambiando tono con impeto deciso – giorno dopo giorno un miglioramento deve esserci per forza, sennò sarei andato a casa. E adesso andiamo avanti, perché se nessuno ci prova, possiamo tornarcene tutti a casa e il Giro è finito».

Infila la mantellina e si sposta accanto, dove lo attendono per un’intervista in inglese. Non tutti i giornalisti sono saliti in cima alla montagna, perché lassù non c’è segnale e, come a Prati di Tivo, ci ritroviamo a scrivere questo articolo in una pizzeria di Piedimonte Matese: un tavolo e una presa di corrente in cambio della cena? Si può fare, venite pure…

Zambanini è entrato in azione negli ultimi 6 chilometri di salita. Avuto il cambio da Caruso, ha mollato
Zambanini è entrato in azione negli ultimi 6 chilometri di salita. Avuto il cambio da Caruso, ha mollato

Il sorriso di Zambanini

Zambanini arriva con calma dopo essersi staccato alla fine del lavoro. Il distacco di 9 minuti non riesce a togliergli il sorriso dal volto. Quel piccolo margine e l’essere comunque riusciti a portare a casa qualcosa danno un senso alla fatica di questa giornata partita dall’ombra del Santuario di Pompei.

«Inizialmente i piani – racconta il giovane trentino – erano di vedere come stava Antonio dopo il giorno di riposo. Quando abbiamo visto che stava bene, che rispondeva bene anche la radio, abbiamo deciso di fare la gara per lui. Per questo abbiamo fermato Damiano e tutti abbiamo lavorato fino all’ultimo pezzo della salita, dove ha provato ad attaccare. Si cerca di smuovere la corsa, la maglia bianca è sicuramente un obiettivo: anche quella, almeno. Ci stiamo avvicinando, il Giro è ancora lungo».

Battaglia per la fuga

Pogacar oggi ha lasciato fare. C’è stato un momento che la fuga è salita a 6’28” di vantaggio e qualcuno ha pensato che la maglia rosa volesse cedere il passo a Bardet, staccato di 7’51” nella generale. Ma era tutta un’impressione, giacché il lavoro della Bahrain Victorious, che pure serviva per preparare l’attacco di Tiberi, ha rimesso il francese nel mirino. Bardet infatti aveva 3’27” di ritardo dall’italiano. E comunque, quando Tiberi ha attaccato o ha provato a farlo, Pogacar si è messo subito nella scia: in certi casi, è bene non lasciare spazio a nessuno.

E Tiberi arriva che ha ripreso fiato e si è stretto nella mantellina, con il cappellino asciutto sotto il casco e l’asciugamano attorno al collo. Ha appena salutato i genitori che lo aspettavano dietro la transenna.

«E’ stata una battaglia difficile dall’inizio – dice – una lunga battaglia per la fuga. Per questo, quando Damiano è andato via, per noi andava benissimo. In finale poi abbiamo deciso di iniziare a tirare, anche perché davanti c’era ancora Bardet. Tutti i compagni hanno fatto un ottimo lavoro sull’ultima salita lunga. Poi abbiamo fermato Damiano dalla fuga perché facesse l’ultimo sforzo. Ha tirato per due-tre chilometri a un passo davvero alto e io ho provato a fare qualche attacco, provare a smuovere le acque per vedere come stessero gli altri. Le gambe sono buone, cercherò di provare ancora, se posso».

Dopo l’arrivo e prima di tornare al pullman, Tiberi si è fermato a scambiare qualche parola con suo padre e sua madre
Prima di tornare al pullman, Tiberi si è fermato a scambiare qualche parola con suo padre e sua madre

L’orgoglio italiano

Dice di aspettare la cronometro, che sarà il prossimo momento della verità, e conferma di essere uscito bene dal giorno di riposo: un tema ch elo teneva leggermente in apprensione.

«Sì, è vero – sorride – questa mattina non sapevo come sarei stato, perché dopo il giorno di riposo potresti avere qualche problema. In effetti dopo la partenza avevo strane sensazioni, ma dopo qualche chilometro ho iniziato a migliorare. Cosa ho provato quando ho attaccato? Finalmente anche noi siamo in gioco e possiamo dire la nostra. Possiamo fare qualcosa, perché non è da me restare anonimo in gruppo senza fare nulla. Nel senso che se non mi muovo è perché magari non ho gambe super. Ma quando mi sento bene, ho sempre voglia di dimostrare qualcosa. E poi finalmente mi sono tolto un peso di dosso. Alla fine è sempre bello dimostrare di esserci, soprattutto noi giovani italiani. Penso sia bello anche dare un po’ di spettacolo sulle strade di casa».