Veloplus, la scelta perfetta per chi fa agonismo

27.01.2024
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CASTELLO DI BRIANZA – In un nostro articolo di metà ottobre avevamo avuto modo di raccontare in maniera dettagliata del servizio che Veloplus mette a disposizione dei team amatoriali nella realizzazione della loro divisa. Ad aiutarci nel racconto era stato nell’occasione Matteo Spreafico che abbiamo ritrovato pochi giorni fa nell’elegante showroom che affianca la sede produttiva di Veloplus a Castello di Brianza. Siamo in una zona che vive di ciclismo, ai piedi del Colle Brianza e del Lissolo, le due salite che ogni anno caratterizzano la Coppa Agostoni. Argomento del nostro incontro questa volta è stato il rapporto che l’azienda lombarda ha con i team cosiddetti “agonistici”.

Veloplus veste i corridori del Team Corratec-Vini Fantini per la stagione 2024
Veloplus veste i corridori del Team Corratec-Vini Fantini per la stagione 2024
La stagione dei professionisti è ormai praticamente iniziata con le prime gare. Il prossimo mese scenderanno in gara anche gli Under 23 e a stretto giro gli juniores. Immaginiamo che questo per voi sia un periodo di grande lavoro…

Effettivamente è così. Quest’anno saremo nuovamente partner del Team Corratec (da pochi giorni Team Corratec–Vini Fantini, ndr). Per noi è un grande impegno, ma è nello stesso tempo un motivo di orgoglio. Essere partner di un team che ha partecipato al Giro d’Italia conferma l’ottima qualità dei nostri prodotti.

Il numero dei team che seguite quest’anno è aumentato con l’arrivo della MgKvis Colors for Peace, formazione continental. Ce ne sono anche altri al di sotto del professionismo?

Assolutamente sì. Sono arrivate anche So.L.Me. – Olmo, Pro.Gi.T Cycling Team, U.C. Pregnana, Onec Cycling, solo per citarne alcune. Non si tratta di formazioni professionistiche, ma under 23 ed elite. A queste poi si sono aggiunti tantissimi altri team nella categoria Juniores come G.S. Parmense, Ucab 1925 Biella, Velo Club Sarnico, Team Franco Ballerini. Siamo presenti anche nel mondo femminile vestendo il Team Gauss, il Racconigi Cycling Team e la S.C. Cesano Maderno.

Veloplus vestirà anche il team MgKvis, in cui correrà Matteo Spreafico (il secondo da sinistra)
Veloplus vestirà anche il team MgKvis, in cui correrà Matteo Spreafico (il secondo da sinistra)
Numeri importanti. Quale è il vostro segreto?

Non c’è alcun segreto, se non quello che rispettiamo sempre gli impegni presi con i team ed in particolare le tempistiche legate ai tempi di consegna. Tutto questo è dovuto alla professionalità delle persone che lavorano in Veloplus e che non smetterò mai di ringraziare per il loro impegno e la loro dedizione al lavoro. Quest’anno tanti team sono arrivati con le loro richieste in maniera inaspettata. Il poter contare su dei collaboratori come quelli che abbiamo qui in Veloplus ci ha permesso di rispondere al meglio a così tante richieste.

Oltre a rispettare le tempistiche c’è dell’altro alla base del vostro successo?

Credo ci sia un insieme di fattori. Sicuramente è fondamentale offrire prodotti di qualità. Quest’anno, come ben sapete, tornerò a gareggiare con la MgKvis Colors for Peace. Tornare in gruppo mi permetterà di testare personalmente in gara i nostri prodotti, ma nello stesso tempo cogliere in prima persona le esigenze che hanno i professionisti per quel che riguarda l’abbigliamento da gara. Tutte le informazioni che sarò in grado di raccogliere serviranno per proporre ai team, anche a quelli amatoriali, dei prodotti sempre più performanti. C’è poi una ulteriore novità nell’offerta Veloplus…

Veloplus fornisce anche un’ampia collezione di vestiario per gli amatori
Veloplus fornisce anche un’ampia collezione di vestiario per gli amatori
Di cosa si tratta?

Fino ad oggi ci siamo limitati a realizzare prodotti da gara. Da quest’anno ampliamo la nostra offerta per i team proponendo abbigliamento di qualità per il dopo corsa e il tempo libero. Mi riferisco a tute, felpe, magliette. Vogliamo offrire ai team un servizio completo. Questo servizio in qualche modo ha debuttato ai recenti campionati italiani di ciclocross organizzati a Cremona dalla famiglia Guerciotti. Nell’occasione tutto il personale addetto al percorso ha indossato un giubbino firmato Veloplus. 

Abbiamo parlato fino a questo momento di team agonistici. Il 2024 si annuncia per voi particolarmente importante anche per quel che riguarda il mondo delle Gran Fondo.

Quest’anno abbiamo deciso di collaborare con il gruppo G.S. Alpi sponsorizzando tutte le gare del loro circuito. Debutteremo in occasione della Gran Fondo Laigueglia il prossimo 25 febbraio. Tutti i partecipanti troveranno nel pacco gara un gilet tecnico realizzato da noi. Il nostro logo comparirà poi sui numeri gara. Stiamo già lavorando al pacco gara delle prossime Gran Fondo oltre che a una bella novità che speriamo presto di poter svelare.

Veloplus

Oldani cambia “armatura” ed è pronto per entrare nell’arena

02.10.2023
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LISSONE – Stefano Oldani è l’ultimo corridore a scendere dal pullman della Alpecin-Deceuninck. Il 25enne nato a pochi passi da queste strade si nasconde dietro il nuovo modello di occhiali da sole e sotto al casco bianco di Canyon. Prende la bici con il numero 24 agganciato al tubo sella, e si dirige verso il foglio firma della Coppa Agostoni. Deve attraversare tutto il piazzale, lui in bici e noi accanto, trotterellando a piedi. 

Il passaggio alla Cofidis che avverrà il primo gennaio del 2024 è una notizia della quale abbiamo parlato con il suo nuovo diesse Damiani, ma mai con il diretto interessato. Le corse di fine stagione ci offrono questo spunto e noi lo cogliamo. 

Stefano Oldani si dirige verso il foglio firma della Coppa Agostoni, una delle ultime gare in maglia Alpecin
Stefano Oldani si dirige verso il foglio firma della Coppa Agostoni, una delle ultime gare in maglia Alpecin

Vincente

Nell’intervista di Damiani il tecnico aveva detto che Oldani deve correre per vincere, una bella iniezione di fiducia. Quel che serve per affrontare con la giusta motivazione il cambio di maglia, dimostrare di essere un vincente. 

«E lo sono – afferma Oldani sicuro di sé – la mia ambizione è quella di essere un vincente. Ho fatto qualche anno a mettermi a disposizione di capitani dal nome e dal palmares importante: come Van Der Poel e Philipsen. Ora andando in Cofidis e avendo la fiducia di Roberto (Damiani, ndr) potrò avere le mie occasioni».

A pochi passi da casa tanta gente che lo cerca e lo acclama
A pochi passi da casa tanta gente che lo cerca e lo acclama

Nuovo capitolo

Oldani parla con un tono di voce che non lascia dubbi riguardo le sue intenzioni. E’ nell’età giusta per provare a dare il massimo ed ottenere tanto dalla sua carriera, il momento di provare a scommettere su se stesso è ora. 

«Possiamo dire che tocca a me – conferma mentre continua a pedalare – assolutamente. Mi lancio verso questa nuova avventura ambizioso e da vincente, non vedo altri modi. Ho tanta voglia di iniziare, ma prima di tutto bisogna finire la stagione nel miglior modo possibile con le corse qui in Italia. Non vedo l’ora di cominciare questo nuovo capitolo, per avere ancor più possibilità di correre da vincente come ha detto Damiani e soprattutto con la fiducia della squadra. Avere l’aiuto e l’appoggio di una persona come lui, uno che nel ciclismo ha mostrato tanto, è sicuramente una spinta in più per me. Le nostre mentalità sono molto simili da questo punto di vista e sarà la combinazione perfetta».

Genova, 19 maggio: Oldani vince la 12ª tappa del Giro d’Italia, battendo Rota
Genova, 19 maggio: Oldani vince la 12ª tappa del Giro d’Italia, battendo Rota

Fiducia

Questa è la parola che emerge dalla chiacchierata con Oldani. La fiducia è quella cosa che serve ad un corridore per tirare fuori qualcosa in più, per emergere. 

«La fiducia della squadra è molto importante, se non fondamentale – spiega Oldani – è normale che a volte si debba lavorare per capitani che a livello pratico vanno più forte di te, ci sta. Ora penso che in Cofidis avrò le mie occasioni, probabilmente qualcuna in più».

Oldani nel 2022 ha ottenuto la sua prima vittoria da professionista e lo ha fatto nella tappa di Genova al Giro d’Italia. Una cassa di risonanza importante, che ha fatto riecheggiare il suo nome per tanto tempo. Nel 2023 alla corsa rosa non si è ripetuto, ma ha avuto maggior costanza, con cinque piazzamenti nei primi 10. 

«L’ambizione principale – dice ancora Oldani – è quella di togliermi l’etichetta di quello che ha vinto la tappa al Giro. Fin dalla tappa successiva a quella di Genova avevo l’obiettivo di non rimanere quello che ha vinto solo la tappa al Giro».

Al Giro del 2023 nessun acuto ma maggiore costanza: 5 piazzamenti in top 10
Al Giro del 2023 nessun acuto ma maggiore costanza: 5 piazzamenti in top 10

Giuste corse

Un’altra parola chiave è calendario, Stefano Oldani vuole alzare l’asticella e potrà farlo mettendosi alla prova in ogni gara. Sarà importante però seguire il corretto cammino di avvicinamento.

«Come dicevo prima – conclude – si tratta di avere fiducia e anche fare il calendario giusto per le mie caratteristiche. Sono un corridore che ha bisogno di fare tante gare al fine di trovare la condizione migliore. Quindi aver qualcuno che crede in me al 110 per cento e che mi metta a disposizione o lasciarmi un po’ decidere il calendario. Il ritmo corsa lo fai solo quando metti il numero sulla schiena, aggiungi quel pezzettino che ti manca per essere competitivo. Forse è proprio questo che mi è mancato quest’anno».

Formolo in Brianza ritrova il dolce gusto della vittoria

28.09.2023
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LISSONE – L’abbraccio e l’amore che la gente riserva a Davide Formolo hanno sempre un sapore diverso. Quando taglia il traguardo di via Matteotti a Lissone per primo, ha anche il tempo per alzare le braccia al cielo e godersi il momento. Il veneto della UAE Emirates oggi alla Coppa Agostoni è stato sommerso dall’affetto dei tifosi, il motivo è semplice ma significativo, questa è la prima vittoria dopo tanto tempo. Era la terza tappa del Giro del Delfinato del 2020 l’ultima che ha visto “Roccia” salire sul gradino più alto del podio. 

Dopo più di tre anni Formolo torna ad esultare, per lui un successo che vale tantissimo
Dopo più di tre anni Formolo torna ad esultare, per lui un successo che vale tantissimo

Finalmente!

Non che in questi anni non ci abbia provato, anzi, tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023 il successo Formolo l’aveva sfiorato un paio di volte. Prima alla Veneto Classic a ottobre e poi al Saudi Tour a febbraio. Ora ha vinto e l’emozione forse lo accoglierà questa sera, una volta tornato a casa ed abbracciate sua moglie Mirna e sua figlia Chloe

«Dall’ultima vittoria è passato tanto tempo – racconta Formolo in una conferenza stampa rumorosa e affollata – siamo una squadra veramente forte. Molto spesso mi metto a disposizione dei miei compagni, come doveva essere oggi per Hirschi. In partenza infatti non dovevo provare a vincere, la corsa si era messa in una situazione tale che avrei potuto tirare fino alla fine per lui. Però sapevamo che c’era quello zampellotto a 7 chilometri dall’arrivo e che sarebbe stato una bella rampa di lancio. Ci ho provato ed è andata bene, davvero bene». 

La UAE Emirates ha preso in mano la corsa fin dai primi chilometri del circuito brianzolo
La UAE Emirates ha preso in mano la corsa fin dai primi chilometri del circuito brianzolo

In solitaria

Sul circuito che ha attraversato la Brianza per quattro volte, la UAE ha acceso la miccia e Formolo non si è fatto pregare due volte, come sempre d’altronde. Correre nel team che ogni anno si gioca il primato per la squadra più vincente non è semplice, le occasioni si contano sulle dita di una mano. Per questo quando l’occasione si presenta non bisogna sprecarla. 

«Formolo era davanti e tranquillo – spiega Hirschi – sull’ultima salita mi sono reso conto che non ero al 100 per cento e ho detto alla squadra che non sarei riuscito a fare lo sprint. A quel punto Davide ha attaccato e, diciamocelo pure, era forte oggi, molto più di me».

«Il percorso della Coppa Agostoni – dice ancora Formolo – mi piace molto. Non c’è mai un attimo di respiro, è davvero tanto selettivo. Ha tanti rilanci e in pochi chilometri hai tre salite impegnative e tutte diverse l’una dall’altra. Nonostante si scollini l’ultima salita quando si è ancora lontani dall’arrivo non si è mai presentato un gruppo numeroso, sinonimo di una corsa davvero dura. 

Formolo sorride, dopo tanti sacrifici è il suo momento di festeggiare
Formolo sorride, dopo tanti sacrifici è il suo momento di festeggiare

Il giusto equilibrio

La nostra chiacchierata con Formolo prosegue nella zona dei pullman, dopo una doccia il veneto scende e si siede in macchina, e lontano dal trambusto scioglie la lingua. 

«Alla fine serve sempre il risultato – con addosso quegli occhiali da vista che un po’ lo fanno ritornare Clark Kent – la gente guarda quello. Però anche settimana scorsa al Giro di Toscana e al Memorial Pantani ho dimostrato di essere in forma. La vittoria è quella cosa che ripaga sempre i sacrifici e gli sforzi fatti, ma in una squadra così forte bisogna anche sapersi mettere a disposizione. Io l’ho fatto spesso ed è stato bello quando oggi Marc (Hirschi, ndr) mi ha detto di provare a giocarmi le mie occasioni, quasi non ci credevo. E’ stato veramente gentile e ne sono davvero contento. L’anno scorso alla Veneto Classic proprio HIrschi era rientrato ed era andato via in discesa, io ero arrivato secondo e oggi me l’ha resa».

«Alla fine – conclude Formolo – noi siamo delle seconde punte rispetto ai vari Pogacar, Vingegaard o altri capitani. Però quando c’è l’occasione, saperla cogliere è importante, diciamo che ho fatto capire che anche io posso vincere».

Rebellin, trent’anni di carriera e tanta voglia di pedalare

23.10.2022
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Con trent’anni di carriera professionistica alle spalle, Davide Rebellin è testimone di un ciclismo passato, ha attraversato il secolo affrontando grandi gioie e profonde delusioni. Ha conosciuto i vertici assoluti del movimento internazionale ma anche il rifiuto di quello stesso ambiente. E’ diventato un riferimento per i giovani ma anche uno pseudo intruso nelle gare Elite. A 51 anni il corridore di San Bonifacio ha deciso di chiudere con la strada, ma resterà nell’ambiente perché la voglia di competere non viene meno con gli anni che passano.

Per ripercorrere tutta la sua storia abbiamo scelto di focalizzarci su alcuni momenti, una sorta di bivi attraverso i quali si è sviluppata la sua carriera. Ogni gara è come il capitolo di un romanzo, raccontato in prima persona e che attende ancora di conoscere la parola fine…

L’ultima passione del veneto, il gravel. Al mondiale Davide è stato 39° a 12’11” da Vermeersch
L’ultima passione del veneto, il gravel. Al mondiale Davide è stato 39° a 12’11” da Vermeersch

Gli anni da dilettante

«Già da junior mi ero fatto conoscere e avevo anche vinto un oro mondiale di categoria, nella 100 Chilometri a squadre a Mosca. Passato di categoria mi accorsi subito di quanto le cose fossero cambiate, si faceva sul serio, la concorrenza era spietata. Ebbi molte cadute e vinsi una sola gara, ma non mi persi d’animo. Nel 1991 invece la situazione cambiò drasticamente: oltre 10 gare vinte, successo al Giro delle Regioni, oro ai Giochi del Mediterraneo, argento iridato su strada.

«Quella era una generazione straordinaria, con Bartoli, Pantani, Belli, ma io sbocciai prima di tutti. Nel 1992 tutti parlavano di me come del favorito per i Giochi Olimpici, ma il percorso di Barcellona non era adatto alle mie caratteristiche, anche se avevamo lavorato con Zenoni per tutto l’anno pensando a quell’evento andando anche in altura. Il tracciato non era selettivo, quando Casartelli partì con altri due corridori, rimasi lì in copertura e a conti fatti fu la scelta giusta. La vittoria di Fabio la sentii un po’ anche mia».

A Stoccarda 1991, Rebellin 2° dietro Rzaksinskij (URS) e prima di Zberg (SUI)
A Stoccarda 1991, Rebellin 2° dietro Rzaksinskij (URS) e prima di Zberg (SUI)

Le prime classiche

«Passato professionista subito dopo, ci volle tempo per emergere. Nel 1997 ero passato alla Française des Jeux, che intendeva puntare su di me per il Tour. L’anno prima ero stato 6° al Giro e 7° alla Vuelta, mi avevano preso pensando che fossi un corridore da grandi giri. Invece quell’estate non andavo proprio, finivo sempre nel gruppetto dei velocisti nelle tappe di montagna. Solo che col passare dei giorni le cose cominciarono a ingranare e uscii dal Tour con una gran gamba. A San Sebastian volavo e vinsi la corsa in volata, sette giorni dopo mi ripetei al GP di Svizzera a Zurigo beffando Ullrich che veniva dalla maglia gialla al Tour. Quelle vittorie mi sbloccarono e trasformarono: non ero più un corridore per gare a tappe, ma un cacciatore di classiche».

A Zurigo una volata imperiale, il tedesco Ullrich si piega come anche il danese Sorensen
A Zurigo una volata imperiale, il tedesco Ullrich si deve piegare (foto Cor Vos/PezCyclingNews)

Una settimana da Dio…

«Mi parlano ancora spesso di quel che avvenne nel 2004, di come feci a vincere tre grandi classiche in una settimana. Io dico che fu la mia “settimana santa”. Spesso avevo sfiorato la vittoria alla Liegi, finendo 2° nel 2001 e 3° l’anno prima. Quella settimana avevo una forma mai vista, ma venivo da un periodo abbastanza scialbo e quindi avevo anche fame di vittorie. Iniziai con l’Amstel battendo Boogerd nello sprint a due, poi alla Freccia che correvo pensando alla Liegi feci la differenza sul Muro di Huy con Di Luca a 3”. Potevo dirmi appagato, sicuramente partii per Liegi con la mente sgombra, il mio l’avevo fatto. Così le cose ti vengono ancora più facili, rischi di più senza aver nulla da perdere. Finì che battei ancora Boogerd, per lui non fu certo una settimana felice…».

La vittoria nell’Amstel 2004 battendo Boogerd, che cederà anche sette giorni dopo a Liegi
La vittoria nell’Amstel 2004 battendo Boogerd, che cederà anche sette giorni dopo a Liegi

La Freccia del 2007

«La Freccia stava diventando la “mia” gara. Col passare degli anni avevo imparato a memoria ogni passaggio di quel muro decisivo, sapevo dove scattare, perché in quel frangente è fondamentale non sbagliare. Dicono che sia una gara per scalatori ma non è proprio così, è per gente esplosiva, serve tanta potenza per domare quelle pendenze. Devi prendere la salita nella posizione giusta, non partire troppo presto, affrontare le curve nella maniera corretta. Se hai la forma giusta te la puoi giocare. Io quel giorno non sbagliai nulla, dietro finì Valverde a 6” e mi fa strano che 15 anni dopo chiudiamo insieme…».

La Freccia è stata il regno del veneto: tre vittorie (2004-07-09) e 3° nel 2005 (foto Procycling.nl)
La Freccia è stata il regno del veneto: tre vittorie (2004-07-09) e 3° nel 2005 (foto Procycling.nl)

Il dolore di Pechino 2008

«Sono passati tanti anni e la sofferenza è un po’ smussata, ma di quella vicenda mi resta tanto dentro: la grande gioia per la gara e quell’argento a un soffio dallo spagnolo Sanchez. La sospensione arrivata sei mesi dopo, le spese per i legali che hanno prosciugato i miei conti. Persi due anni e volevo rientrare da vincente, ma mi accorsi che nell’ambiente molti giravano la testa, non volevano neanche ascoltare le mie ragioni e ciò non è cambiato neanche quando sono stato assolto. Potrei riavere quella medaglia, ma dovrei fare ricorso al Tas in Svizzera e ci vogliono troppi soldi…».

Rebellin in gara a Pechino 2008. Un argento poi cancellato (foto Cor Vos/PezCyclingNews)
Rebellin in gara a Pechino 2008. Un argento poi cancellato (foto Cor Vos/PezCyclingNews)

Vittoria a 44 anni

«La Coppa Agostoni del 2015 ha un sapore particolare: a 44 anni ho dimostrato che avevo ancora tanto da dare. Fu una vittoria bellissima perché ottenuta di forza, in fuga con Nibali e Scarponi con Michele che era quello che lavorava di più e poi cedette. Mi ritrovai a giocarmi la vittoria con Vincenzo Nibali che veniva dal trionfo del Tour, ma il gruppo stava tornando sotto, infatti guardando la foto sembra che vinco uno sprint di gruppo, ma non era così…».

La vittoria Agostoni del 2015. A 44 anni Rebellin batte Nibali con il gruppo in rimonta
La vittoria Agostoni del 2015. A 44 anni Rebellin batte Nibali con il gruppo in rimonta

Le ultime stagioni

«Ne ho viste di tutti i colori: chi mi tacciava di ridicolo perché stavo ancora in mezzo a corridori con meno della metà dei miei anni, chi invece si avvicinava incuriosito, mi chiedeva perché. Tanti ragazzi mi hanno chiesto consigli, mi hanno detto che avevano visto i video delle mie vittorie. Tanti bambini e i loro genitori mi hanno avvicinato, quasi spronati dal mio esempio. Anche sui social dove come per tutti ho avuto messaggi buoni e cattivi.

«E ora? Continuerò innanzitutto a collaborare con la Dynatek, società della quale faccio parte per lo sviluppo delle loro bici, ci tengo a far crescere l’azienda e nel contempo voglio scoprire sempre di più questo nuovo mondo del gravel. Mi entusiasma la possibilità di esplorare posti diversi pedalando. Magari qualche gara la faccio ancora, con queste nuove bici, così mi tengo in forma…».

Trentin e le volate ristrette: che cosa si è inceppato?

26.10.2021
5 min
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E’ possibile che una volata, nello specifico quella di Harrogate del 2019, ti rimanga nella testa e ti condizioni al punto da sbagliare le successive? Ce lo siamo chiesti parlando di Matteo Trentin, che da quel 29 settembre del 2019 non è più riuscito a vincerne una e per alzare le braccia è dovuto arrivare da solo al Matteotti dello scorso 19 settembre.

Quarto a Kuurne. Terzo alla Gand. Secondo nella 13ª tappa della Vuelta dietro Senechal, sprint a due. Secondo all’Agostoni dietro Lutsenko, sprint a due. Secondo al Giro del Veneto dietro Meurisse.

Secondo qualcuno – Paolo Bettini, ad esempio – il collegamento con quello sprint di due anni fa ha fondamento. Secondo altri, più semplicemente, Trentin spende troppo e arriva stanco alle volate. Allora partiamo da lui, dal trentino del UAE Team Emirates e sentiamo cosa dice.

L’esplosività perduta

Ieri è stato il suo primo giorno di vacanza e l’ha passato… lavorando. Tornato dal ritiro negli emirati, Matteo si è infatti dedicato con sua moglie Claudia all’organizzazione del criterium Be King che si svolgerà a Monaco il 28 novembre, con amatori accanto ai campioni e la raccolta fondi per due associazioni benefiche. Ma il tema è un altro e Matteo risponde.

«Ho perso qualcosa come esplosività – dice – è un po’ che ci ragiono su quelle sconfitte. Sono migliorato sui percorsi più duri, come ad esempio l’Agostoni, ma bisognerà mettersi a tavolino e fare una riflessione approfondita. Con l’età perdi sempre qualcosa, ma credo che una bella fetta di responsabilità ce l’abbiano avuta la pandemia e il fatto che le palestre siano rimaste a lungo chiuse. A casa puoi fare qualcosa, ma è diverso».

Manca la base?

Il discorso regge, anche se altri come ad esempio Colbrelli hanno lavorato in palestra per tutto l’anno e non hanno avuto questi problemi.

«Concentrarsi sulle volate va bene – dice – però mi è mancata la base di partenza. E poi quest’anno sono arrivato a farle solo nella seconda parte di stagione e ho trovato sulla mia strada sempre squadre piene di uomini veloci. La Deceuninck-Quick Step, ad esempio, e la Alpecin. Meurisse che mi ha battuto al Giro del Veneto è un signor corridore, ma di sicuro è al mio livello. Ci dovremo ragionare. Perché arrivo dove devo essere e a fine anno mi ritrovo 25° nella classifica Uci. Non male, considerati tutti i punti che ho buttato. Nella volata con Lutsenko, è stato bravo lui a mettermi al gancio e quando è partito io ero girato dalla parte sbagliata. Mi manca qualcosa, ma non la serenità. Quella è la stessa di sempre.

Sul podio della Agostoni, il pensiero di un’altra volata persa traspare nello sguardo
Sul podio della Agostoni, il pensiero di un’altra volata persa traspare nello sguardo

«E sul fatto che spendo troppo… Adesso lo dicono anche di Van der Poel perché hanno capito come fregarlo e non vince più. Prima quando vinceva era un fenomeno. E’ tutto relativo, questione di punti di vista…».

Bettini non è d’accordo

E proprio perché si tratta di punti di vista, Paolo Bettini ha una diversa visione del problema, partendo dall’esperienza personale.

«Vedete – dice – che trova già la scusa di non aver lavorato bene in inverno? Calato di potenza… Sì, ci può stare che magari ti manchi qualcosa a febbraio, marzo, aprile. Ma diciamo che poi arriva un certo punto che ti rimetti in pari. Non credo che sia quello. Anche perché vai forte e se poi arrivi lì e sei in due/tre e normalmente sei veloce, ci sta che ne sbagli una. Che ne sbagli due ci sta un po’ meno, ma è possibile. Se però ne sbagli tre su tre, dagli indizi si passa alle prove».

Pochi giorni dopo l’Agostoni, per Trentin battuta d’arresto al Veneto contro Meurisse
Pochi giorni dopo l’Agostoni, per Trentin battuta d’arresto al Veneto contro Meurisse

Quella volta con Riccò

Solita franchezza, ancor più credibile perché appoggiata sull’esperienza personale che, almeno quella, poco si presta a interpretazioni.

«E’ capitato anche a me – dice – personalmente. Una volata brutta, fatta male, ti rimane addosso. La superi facilmente se riesci a ricredere in te stesso e a rivincere. A volte ci vuole poco, a volte invece te la porti dietro. Di sicuro che quella volata lì, per il peso specifico che aveva, secondo me ce l’ha ancora addosso. Lui era già convinto di avere la maglia e abbiamo visto com’è andata a finire.

«Una che mi sta veramente sulle scatole è una volata in una tappa del Coppi e Bartali del 2006 a Sassuolo, pertanto si capisce che perdere una volata in quella situazione non pesa come perderla in un mondiale… Mi girarono abbastanza le scatole perché mi fregò un giovane di nome Riccò, che sottovalutai. Attaccai io, feci selezione. Questo ragazzino sempre a ruota. Feci la volata convinto di averla vinta e invece mi passò».

Dopo quella volata, Paolo arrivò secondo alla Liegi dietro Valverde, fece tre podi in altrettante volate del Giro e si sbloccò a Brescia, nella 14ª tappa, vincendo proprio in volata. E certo conveniamo sul fatto che una tappa alla Coppi e Bartali pesi meno dell’arrivo di un mondiale…