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Il coltello del Tour nella piaga, ma Battistella ha già svoltato

09.07.2022
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Quando nella tappa di Longwy, due giorni fa, ha capito che Pogacar avrebbe messo il suo timbro, Samuele Battistella ha preso il cane ed è andato a farsi una passeggiata. La tappa era una di quelle che il veneto aveva cerchiato di rosso nei giorni di vigilia a Copenhagen, prima che il medico gli desse la brutta notizia.

«Ero partito dall’Italia avendo fatto il tampone – racconta Samuele (in apertura nella foto Astana/Getty) – ed ero a posto. Lassù ci hanno fatto prima i controlli del sangue, poi il tampone molecolare. Ero in camera a guardare il libro di corsa, quando il medico mi ha chiesto di scendere. Sono andato in paranoia. Ho pensato che non potessi essere positivo, perché ero stato attentissimo. Non avevo neanche visto gli amici. Invece la notizia era proprio quella. In più avevo un indice di positività molto alto e non se la sono sentita di farmi partire per tre settimane di corsa a quel modo. Il contrario di Jungels, che evidentemente era meno positivo e comunque corre per una squadra francese. Per cui sono tornato sopra. Ho richiuso la valigia e sono tornato a casa».

Nelle locandine dell’Astana, Battistella era parte del team. La squadra è andata alla presentazione con un uomo in meno
Nelle locandine dell’Astana, Battistella era parte del team. La squadra è andata alla presentazione con un uomo in meno

La mazzata tricolore

All’aeroporto lo ha accompagnato il massaggiatore Ballerini con il furgone Volkswagen a 9 posti dell’Astana Qazaqstan Team. Lui davanti con la mascherina Fpp2 e Samuele in fondo con mascherina identica. Finestrini tutti aperti e alta velocità per non rischiare niente. Il racconto fa sorridere, ma a tratti si mischia con il ricordo delle attese sul Tour durante i giorni di ritiro sul Pordoi, quando tutto sembrava possibile. Quando raccontava che sarebbe sceso pochi giorni prima dei campionati italiani in Puglia, per giocarsi anche quella carta.

«Invece – sorride amaramente – c’è scappata un’altra mazzata. Sono arrivato terzo, ma ho sbagliato tutto il finale. Dovevo attaccare in salita, perché sentivo di stare bene. Nei discorsi che si fanno dopo l’arrivo, ho capito che gli altri erano tutti giusti. Io sentivo la gamba, ma invece di attaccare come faccio di solito, ho aspettato e buttato un’occasione che non sarà facile da ricreare. Credevo che avrei sofferto di più il passaggio dal Pordoi alla Puglia. In realtà ho sofferto il caldo, ma i watt e i battiti erano quelli giusti. E’ stata una… cappellata tutta mia. E non è che la botta del Tour l’abbia cancellata, si è sommata. Nei primi giorni che non potevo uscire e dovevo restare chiuso in camera (sorride, ndr), credo di aver avuto un po’ di depressione».

Nel finale del tricolore sentiva di stare bene, ma non ha attaccato per troppi dubbi
Nel finale del tricolore sentiva di stare bene, ma non ha attaccato per troppi dubbi
Più che altro dispiacerebbe buttare la condizione trovata…

Ho faticato tanto per andare al Tour. La forma c’è ancora, magari è un po’ calata. Diciamo che ho riposato e ora va ritirata fuori la gamba. Sto cercando di mantenere la forma con uscite blande di tre ore e un po’ di palestra in attesa di avere il via libera per riprendere sul serio.

Hai già un obiettivo su cui concentrarti?

Stiamo definendo un programma. Non so bene quale sarà la gara del rientro, è ancora tutto da definire, ma potrei fare tutte le corse spagnole fino alla Vuelta. Se ho un obiettivo, riesco a seguire bene tutti i lavori.

Hai letto nei giorni scorsi le parole di Chicchi su di te?

Certo che ho letto. Francesco è stato per me un grande direttore sportivo, perché ha occhio ed esperienza. Uno che ha vinto così tanto da professionista è un ottimo riferimento per dei corridori giovani e credo che l’anno con lui sia stato il migliore negli U23. Eravamo quattro amici, con Sobrero, Konychev e Mozzato.

Sul podio di Alberobello, la smorfia di Battistella la dice lunga sulla sua delusione
Sul podio di Alberobello, la smorfia di Battistella la dice lunga sulla sua delusione
Ti aspettavi che proprio Mozzato andasse così bene al Tour?

Ho sempre creduto in Luca, perché ha capacità di correre che altri non hanno. Se guardiamo i miei watt e i suoi alla fine di una corsa del Nord, lui spenderà sempre meno. Ha una capacità di limare davvero speciale. Quando deve essere davanti, sui muri o sul pavé, Mozzato c’è.

Stati sentendo i compagni in Francia?

Sento a volte i compagni. Ho sentito Lutsenko per sapere se stesse bene dopo la tappa del pavé, ma non li chiamo ogni giorno. Il Tour è già stressante per dover rispondere anche a me.

Da martedì in bici?

Lo spero, mi sento bene. Ho avuto un po’ di raffreddore, ma in bici mi sento già bene. Comunque sia è andata, voglio pensare ai prossimi obiettivi. Quello che mi scoccia è non aver ancora vinto, speriamo di cancellare subito almeno questo.

Il Tour di Mozzato, tra volate e pavé. Ma che paura le Alpi…

02.07.2022
5 min
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Sul treno del Tour partito ieri da Copenhagen e atteso oggi alla prima tappa in linea, è salito per la prima volta Luca Mozzato, vicentino di 24 anni (nella foto di apertura al cospetto della Sirenetta di Andersen a Copenhagen). Il battesimo nella crono lo ha visto penultimo, a 2’34” da Lampaert, ma dato lo stato delle strade quando è partito, è andata bene così.

Lo avevamo lasciato prima del Delfinato quando ancora sperava nella convocazione per la Boucle. E adesso che il sogno s’è avverato, è interessante sentire come si sia rimboccato le maniche e stia dando concretezza ai suoi sogni di ragazzino, passato presto nella B&B Hotels-Ktm e cresciuto un po’ ogni anno.

«Ma qui stavolta è tutto grande – dice – non come le altre corse. Avevo la percezione che fare il Tour per una squadra francese fosse importante, ma vedere con quanta grinta abbiamo corso per guadagnarci la wild card fa capire che sia davvero qualcosa di particolare. Immagino che lo vedrò anche meglio nei prossimi giorni».

Sul palco nel Tivoli Park di Copenhagen, un Mozzato emozionato per il debutto
Sul palco nel Tivoli Park di Copenhagen, un Mozzato emozionato per il debutto
Alla fine però ce l’hai fatta e ti hanno portato…

A un certo punto ho cominciato a sentirmela. Avevo fatto piazzamenti nelle corse alla mia portata, però inserite in un calendario più importante, con la Parigi-Nizza e le classiche. Dopo la Roubaix ho staccato ed ero nella lista dei 12 che si sarebbero giocati un posto e ho fatto tutta la preparazione come per venire al Tour.

Come è stato questo avvicinamento?

Un primo ritiro in altura sul Pordoi, vicino casa. Prima 12 giorni, poi altri sette dopo il Delfinato. Ricognizioni della tappa di Calais, poi quella del pavé a vedere i vari settori e quella del giorno dopo a Longwy. E intanto ci speravo. Sono andato bene nel weekend bretone e la squadra ha capito che in montagna avevo lavorato nel modo giusto e mi hanno convocato per il Delfinato.  Ma la certezza di venire è arrivata solo la settimana scorsa. Per le corse importanti aspettano sino all’ultimo. E altre volte è capitato che fossi certo di farne una e il giorno prima mi cambiassero Perciò, prima di crederci davvero, ho aspettato di vedere il nome sulla lista.

Squadra francese, un leader come Rolland, con quali obiettivi si correrà?

La classifica neanche col binocolo, non sarebbe realistico. Dovremmo lottare per un ventesimo posto, ma non avrebbe senso. Si prova a fare bene nelle tappe adatte. Per me fare bene significa essere protagonista. Non ho particolare pressione.

Eppure per le squadre francesi, il Tour è il Tour…

Si fa tutto per questa corsa. L’invito non era scontato. All’inizio dell’anno, mentre noi delle classiche andavamo abbastanza bene, il gruppo francese faceva fatica. Così il team manager Pineau ha fatto una serie di dichiarazioni in cui tirava le orecchie alla squadra, perché rischiavamo di restare fuori dal Tour. A marzo e aprile si correva per farsi vedere. Alle corse non sono stati portati i giovani, ma i corridori più solidi perché si facessero vedere e facessero risultato. La wild card al primo anno fu certamente un attestato del buon lavoro, ma niente affatto dovuta.

Sei nato nell’anno del Tour di Pantani, qual è la prima edizione di cui hai memoria?

Forse quella del 2011, quando Hoogerland finì nel filo spinato, buttato giù da un’auto. Oppure l’arrivo sul Tourmalet di Andy Schleck e Contador nella nebbia dell’anno prima.

A Montichiari, Mozzato durante il suo primo anno da pro’
A Montichiari, Mozzato durante il suo primo anno da pro’
Un paio di giorni fa, Fedeli ha parlato di quanto sia stato faticoso i primi tempi da neopro’ correre in una squadra francese, per calendario e aerei da prendere…

Dipende da come la vivi. Io sono contento di correre in Francia. Venire qua è stata la migliore opportunità per crescere. In una WorldTour avrei rischiato di fare due anni e poi tornare indietro. Forse non avrei neppure adesso la solidità che serve. Invece mi accorgo che qui ogni anno mi guadagno un pezzetto di fiducia in più. Faccio i miei piazzamenti nelle corse più piccole in cui acquisisco sicurezza e da quest’anno mi metto alla prova anche in quelle grandi.

L’obiettivo al Tour è essere protagonista, ma anche finirlo?

Vedendo le fatiche del Delfinato, non do niente per scontato. Ma forse qui ci sono più velocisti e ci si organizzerà meglio. Se capita la giornata storta, magari ci sarà un gruppetto in cui rifugiarsi.

Mozzato ha chiuso la crono del Tour in 175ª posizione, a 2’34” da Lampaert
Mozzato ha chiuso la crono del Tour in 175ª posizione, a 2’34” da Lampaert
A casa come l’hanno presa questa convocazione?

Da quando sono passato professionista, hanno iniziato a seguire di più anche loro e potrei dire che adesso sono più contenti di me. Ma è solo l’inizio. Spero di fare un buon lavoro e di sopravvivere. Sono un po’ preoccupato per la seconda settimana. La prima è abbastanza facile, se non altro come altimetrie. La seconda ha solo montagne e le Alpi sono molto dure. La terza con i Pirenei sembra più abbordabile. E’ il Tour, insomma. Se fosse facile perché staremmo qui a parlarne?

Tre ore alla crono, ragionamenti tecnici su Van Aert

01.07.2022
5 min
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Un’altra sfida fra quei due, dopo la crono di Bruges che fece piangere (simbolicamente ma neanche troppo) Van Aert ed Evenepoel, attoniti sul podio alle spalle di Ganna. Da allora non ci sono più state occasioni di scontro ad alta tensione, ad eccezione della crono del Delfinato, vinta da Ganna con 2″ sul belga. Ma oggi che c’è in palio la prima maglia gialla del Tour, evidentemente le motivazioni somigliano a quelle di settembre sul Mare del Nord.

Van Aert in azione nella crono del Delfinato di 31,9 chilometri, battuto solo da Ganna per 2″
Van Aert in azione nella crono del Delfinato di 31,9 chilometri, battuto solo da Ganna per 2″

Tre partenze stellari

Alla vigilia della partenza del Tour, Van Aert avrà una lepre d’eccezione: lo stesso Filippo Ganna che gli rovinò il giorno del mondiale. L’italiano partirà alle 17,03, il belga un minuto dopo, con Pogacar subito dietro.

Martin Heijboer, coach della Jumbo Visma ieri ha fatto il punto tecnico sul suo corridore con i giornalisti fiamminghi, cercando di spiegare e forse anche di capire come si giocherà la sfida. Ovviamente non ha detto tutto, ma ha lasciato intuire che dai numeri in suo possesso, il belga del Team Jumbo Visma potrebbe avere le carte per sovvertire un pronostico che parrebbe già scritto.

Mathieu Heijboer è il preparatore che segue i corridori di punta del team (foto Jumbo-Visma)
Mathieu Heijboer è il preparatore che segue i corridori di punta del team (foto Jumbo-Visma)
In che misura il percorso della crono si addice a Van Aert per puntare al giallo?

E’ abbastanza tecnico, con 22 curve. Dobbiamo ancora capire in che modo piazzeranno esattamente le transenne, perché questo potrebbe cambiare un po’ lo spazio e la velocità in curva, quindi lo vedremo sicuramente domattina (oggi, ndr). E’ una cronometro che gli piace molto. Se avesse dovuto disegnare lui il percorso, l’avrebbe allungata un po’, per sfruttare di più la sua potenza. Ma Wout è così versatile che saprà esprimersi anche su una distanza più breve.

Ti aspetti un altro duello con Ganna?

Proprio per la distanza inferiore, dovremo tenere conto di più concorrenti. E’ sicuro al 100 per cento che Ganna sia il favorito in assoluto, ma Bissegger può essere un cliente molto pericoloso. Bisogna fare attenzione a Küng e forse anche ad Asgreen, che corre sulle strade di casa, anche se non ha avuto un avvicinamento ideale.

Anche Ganna appare molto concentrato e in condizione. Qui sorride alla presentazione delle squadre
Anche Ganna appare molto concentrato e in condizione. Qui sorride alla presentazione delle squadre
Siete intervenuti sulla posizione e la bicicletta di Van Aert?

E’ la stessa dall’inverno scorso. Abbiamo svolto sessioni approfondite e quando si apportano modifiche, è importante abituarsi e non cambiare tanto presto. Devi allenarti e trovare confidenza, stabilità e forza. Devi essere capace di mantenere al meglio e a lungo la posizione, sono aspetti importanti. Solo il manubrio da crono è stato leggermente rinnovato. Una regolazione minima per le mani che non incide sulla posizione. La presa ora è leggermente più ergonomica e questo rende ancora più facile impugnarlo.

C’è un tratto in cui Van Aert può fare la differenza su Ganna?

Dipenderà principalmente dalla condizione nel giorno di gara. Noi siamo fiduciosi di avere una super giornata. Se è così, vittoria o sconfitta dipenderanno dai dettagli più piccoli. Abbiamo in mente un pacchetto di soluzioni che abbiamo adottato, per cui Wout potrebbe vincere. Inutile dire che non posso parlarne.

Pochi considerano tra i favoriti Van der Poel, ma Mathieu si avvicina sornione
Pochi considerano tra i favoriti Van der Poel, ma Mathieu si avvicina sornione
Van Aert si è allenato molto sulla sua bici da cronometro negli ultimi tempi?

Non tanto fino alla primavera, ma dal ritiro di Sierra Nevada, è andato sulla sua bici da crono almeno due volte a settimana.

C’è di buono che se anche non vincesse la crono, potrebbe prendere la maglia con gli abbuoni nei giorni successivi…

Abbiamo elaborato una strategia anche per questo. Abbiamo riflettuto a lungo su come suddividere le energie tra sprint intermedi e finali, ma alla fine puoi farne un piano concreto solo il giorno della gara.

Un tuttofare come Van Aert si allena ancora negli sprint?

Abbiamo aumentato la frequenza di questi allenamenti nel suo programma settimanale. Principalmente gli sprint più lunghi, perché sono la sua forza. Spesso li alterniamo con alcuni più brevi alla fine di un allenamento. Abbiamo già visto al Delfinato che quegli allenamenti hanno dato i loro frutti.

Cercate principalmente di aumentare il picco di potenza o la durata del suo sprint, mantenendo una velocità elevata il più a lungo possibile?

Per Wout, si tratta principalmente di mantenere la sua velocità di sprint per un tratto più lungo. Aumentare la sua potenza di picco significherebbe anche allenarsi per la forza. Però metterebbe massa muscolare extra, quindi aumenterebbe anche il peso e sarebbe svantaggioso in altre aree. La differenza tra Wout e i velocisti tipici è che può mantenere la sua velocità molto a lungo. E il suo sprint ha un calo minore dopo le tappe più dure. Abbiamo cercato di affilare il più possibile queste armi per essere all’altezza della maglia verde.

La gioia del Giro e il debutto al Tour. La calda estate di Dainese

29.06.2022
4 min
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Subito dopo la fine del Giro d’Italia e poco prima di correre quello del Belgio, ad Alberto Dainese hanno detto che avrebbe corso anche il Tour de France. Per il padovano di 24 anni, che l’anno scorso fu fatto debuttare alla Vuelta al secondo anno nella WorldTour, si tratta di una bella accelerazione.

«L’idea era venuta già alla fine del Giro – dice – ma certo è tutto un’incognita. La forma c’è, ma se non ho recuperato bene, il rischio è che dopo una settimana io possa calare. Vedremo, ormai ci siamo…».

Copenhagen ha accolto il Tour con uno sventolio di bandierine gialle e altre dei colori di tutte le maglie. Vedere bici nelle strade non è una notizia, vedere la Grand Depart del Tour de France è un’altra storia per la città che nel 2011 ospitò i mondiali vinti da Cavendish, rimasto a casa. Un velocista in meno con cui fare i conti, si potrebbe pensare parlando con Dainese, anche se il Tour è più grande dei suoi campioni e le difficoltà vengono dal suo ecosistema e non tanto dai pesci che vi nuotano dentro.

Copenhagen si è tinta dei colori del Tour. Stasera presentazione dei team, venerdì la crono e via…
Copenhagen si è tinta dei colori del Tour. Stasera presentazione dei team, venerdì la crono e via…
Come è andato il Giro?

Rispetto alla Vuelta è stato più facile da gestire. Il gruppetto si formava con una logica e non c’era da diventare matti. Poi chiaramente dipende dalla condizione. Se hai gamba e riesci a non staccarti subito nei tapponi, allora gestisci bene. E io non ho mai avuto una vera crisi, per cui sono uscito stanco, ma non a pezzi.

Aver vinto una tappa cambia la consapevolezza?

Più che altro ti fa pensare che se ce l’hai fatta una volta, puoi riprovarci. Sarebbe stato bello anche vincere a Treviso, la tappa di casa, però me ne sono fatto presto una ragione.

La vittoria di Reggio Emilia ha dato a Dainese la percezione di poterlo fare ancora
La vittoria di Reggio Emilia ha dato a Dainese la percezione di poterlo fare ancora
Che cosa hai fatto dopo l’ultima crono?

Cinque giorni senza bici. Poi l’ho ripresa per uscite al massimo di un’ora e mezza. Il ritmo gara l’ho ripreso al Giro del Belgio (15-19 giugno, ndr) perché le ore le avevo dal Giro. In questi casi non devi fare poco, ma neanche troppo poco.

Che vigilia stai vivendo, come al Giro o il Tour ha un altro respiro?

Un po’ di tensione c’è. Per adesso non la sento così tanto, ma immagino che dopo la crono e alla vigilia della prima volata, sarà diverso. La vigilia è quella, senti più pressione, ma l’organizzazione di squadra è la stessa.

Dopo il Giro d’Italia, ecco quello del Belgio, con il 6° posto nella 2ª tappa vinta da Philipsen. Alberto a sinistra
Dopo il Giro d’Italia, ecco quello del Belgio, con il 6° posto nella 2ª tappa vinta da Philipsen
Il Tour è notoriamente il banco di prova dei velocisti più forti.

La pressione viene anche da questo. Le prime tappe saranno super nervose, perché tutti vogliono stare davanti. Il mio obiettivo è sopravvivere alla prima settimana e poi provare a fare qualcosa.

Avrai un treno o un ultimo uomo dedicato?

Dovrebbero esserci Nils Eekhoff e John Degenkolb, sicuramente meglio che al Giro, ma è anche molto più alto il livello del Tour.

Proprio oggi i corridori della DSM hanno avuto in prova la nuova Scott Foil RC (foto Team DSM)
Proprio oggi i corridori della DSM hanno avuto in prova la nuova Scott Foil RC (foto Team DSM)
Hai provato la nuova bici, che abbiamo presentato proprio oggi: che effetto ti ha fatto?

La Scott Foil RC è tanto reattiva, si sente che scorre. Ce l’hanno consegnata da poco, dovrò abituarmi in fretta. Normalmente uso ruote da 50 per tubolari, con cui mi trovo molto bene. Ne avevamo già parlato al Giro. Sarà anche solo un fatto mentale, ma le sento più maneggevoli nei rilanci e scappano meglio dalle curve. Gli esperti dicono che con le 60 andrei meglio e infatti comincerò con quelle. Faremo la prova per le prime tappe, anche perché non dovrebbe esserci troppo vento. E poi semmai proverò a cambiarle di nuovo…

Dai Campi Elisi a Copenhagen: Tour 2022 a casa di Vingegaard

24.07.2021
3 min
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Si sa, il Tour de France non finisce mai, Tadej Pogacar stava ancora festeggiando ed ASO era già nel mezzo dell’organizzazione della prossima edizione della Grande Boucle. Per il 2022 la corsa a tappe più importante del mondo parlerà danese, infatti, prenderà il via il 1° luglio da Copenhagen. Saranno tre le tappe da svolgere nella terra della sirenetta, una cronometro di 13 chilometri e due frazioni in linea, rispettivamente di 199 e 182 chilometri.

I mondiali del 2011 partirono dal centro di Copenhagen: possibile l’identico scenario
I mondiali del 2011 partirono dal centro di Copenhagen: possibile l’identico scenario

Un’altra bandiera

La Danimarca è il decimo paese ad ospitare la partenza del Tour de France, in passato era toccato a: Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda e Principato di Monaco.

E’ stata Brest, in Bretagna, a passare il testimone al nuovo paese designato per la Grande Départ del 2022. Un passaggio non solo simbolico, infatti sul podio di Parigi il direttore di gara Christian Prudhomme ha consegnato il trofeo Grande Départ al presidente del comitato danese Lars Weiss.

Il ciclismo a Copenhagen è seguitissimo e la bici è il principale mezzo di trasporto
Il ciclismo a Copenhagen è seguitissimo e la bici è il principale mezzo di trasporto

Queste le sue parole: «Sapere che l’inizio della prossima corsa ciclistica più importante del mondo sarà in Danimarca mi riempie di emozione. D’ora in poi, gli occhi di milioni di fan del Tour saranno puntati su di noi in attesa della partenza. Non vedo l’ora di presentare al mondo intero il nostro paese nel 2022».

Scelta non casuale

Copenhagen è stata dichiarata miglior città a misura di bici nel mondo, un vanto per una nazione da sempre legata ai pedali. Quello danese è un popolo tra i più appassionati di ciclismo, non a caso la scuola danese sta sfornando atleti di grande livello.

Al via del mondiale, vinto da Cavendish, con l’arrivo a Rudderford
Al via del mondiale, vinto da Cavendish, con l’arrivo a Rudderford

Sarà di certo un’emozione particolare per il giovane talento della Jumbo-Visma Jonas Vingegaard che vedrà passare vicino a casa sua la carovana del Tour. Il talentuoso compagno di Roglic sfiorerà lo zerbino di casa, perché nella terza tappa, da Vejle a Sønderborg, il gruppo passerà accanto alla sua città natale: Hillerslev.

Chissà se Jonas abbia già segnato sul calendario il 1° luglio con un bel cerchio rosso. Noi appassionati di ciclismo abbiamo già iniziato il conto alla rovescia, mancano 342 giorni alla partenza di Copenhagen.