Tudor Pro Cycling al Giro, Cozzi dice cosa bolle in pentola

31.01.2024
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Alberto Dainese, Simon Pellaud, Matteo Trentin. Ancora: Arvid de Kleijn, Yannis Voisard, Sébastien Reichenbach. E con loro molti altri. Sono tutti corridori del Tudor ProCycling, una delle Wild Card del Giro d’Italia. La squadra elvetica si appresta ad affrontare il suo primo GT.

Uno direttori sportivi di questo team dalle tante potenzialità è Claudio Cozzi. Il tecnico lombardo ci aiuta a capire come lavoreranno in vista della corsa rosa. Cosa bolle in pentola per questo appuntamento che è super cerchiato di rosso. Le premesse sono buone.

«Siamo partiti bene – ha detto Cozzi – noi e i corridori siamo soddisfatti e abbiamo ripreso come abbiamo finito lo scorso anno. Vuol dire che il 2023 è stato ben memorizzato e abbiamo imparato qualcosa». Il riferimento è alle buone prestazioni di queste prime gare tra Europa e Asia.

Claudio Cozzi (classe 1966) è direttore sportivo della Tudor Pro Cycling già da due stagioni (foto @tudorprocycling)
Claudio Cozzi (classe 1966) è direttore sportivo della Tudor Pro Cycling già da due stagioni (foto @tudorprocycling)
Claudio, come è stata accolta la notizia della vostra presenza al Giro d’Italia?

Nel clan siamo contenti. C’è entusiasmo. Adesso ci dobbiamo mettere sotto a lavorare per fare una buona figura.

Avete già un’idea di squadra che porterete? 

Abbiamo una lista lunga, intendo 10-12 nomi, come si fa di solito. Abbiamo selezionato una rosa di atleti che hanno le caratteristiche per poter fare bene in una grande corsa a tappe. E poi man mano che andremo avanti faremo le scelte definitive. Faremo anche un training camp più in là da lì sapremo chi portare al Giro.

Noi da italiani speriamo in Trentin e Dainese…

Meglio non fare i nomi. In questo momento bisogna rispettare tutti.

Dainese è arrivato quest’anno nel team svizzero. Sarà al Giro? (foto @tudorprocycling)
Dainese è arrivato quest’anno nel team svizzero. Sarà al Giro? (foto @tudorprocycling)
Cosa possiamo aspettarci dal Giro della Tudor?

Direi una squadra completa ed equilibrata. Alla Tudor abbiamo diversi velocisti e uno sprinter lo porteremo. Vogliamo provarci in volata. Poi avremmo anche qualche scalatore. Noi non abbiamo grimpeur arrivati, pronti per stare davanti, ma abbiamo comunque gente che potrebbe fare bene, specie nella terza settimana. E infine ci sarà qualche corridore da fuga.

Tra le squadre che hai diretto nella tua carriera ce n’è qualcuna che ti ricorda questa Tudor?

Direi la Katusha del secondo anno. Avevamo un corridore veloce, un cacciatore di tappe come Pozzato, ideale anche per le fughe. E poi due scalatori come Karpets e Petrov. Due che erano forti, ma non da primissime posizioni. Sapevano andare bene. Anche se poi a dire il vero, ai tempi della Tinkoff, Petrov fece bene anche nella generale. Insomma avremo una squadra che si farà vedere, ma non solo per andare in fuga a tutti i costi, tutti i giorni. Vogliamo farci vedere perché possiamo fare bene, perché possiamo andare forte in tappe che ci sono adatte.

Voisard sfinito ma felice dopo la vittoria al Giro U23 2021. Lo svizzero è un ottimo scalatore
Voisard sfinito ma felice dopo la vittoria al Giro U23 2021. Lo svizzero è un ottimo scalatore
Claudio, torniamo alla lista lunga. In alcune squadre spesso accade che gli atleti per guadagnarsi il posto debbano passare una sorta di trials interni e poi quando arriva l’appuntamento clou sono sfiniti perché si sono dovuti spremere per guadagnarsi il posto. Qual è la vostra strategia?

No, no… da noi non funziona così. Ci si guadagnerà il posto con allenamenti specifici, un cammino di gare ben stabilito e anche in base a quello che accadrà strada facendo… E’ così che otterremo le nostre indicazioni. Non ci sarà nessuna guerra interna. I nostri atleti devono arrivare al Giro o all’appuntamento prescelto in condizione, per questo c’è una lista lunga. Basta che uno stia male, che salti un paio di corse e tante cose si rimettono in discussione. E poi, sempre di questa lista, non è che chi non fa il Giro non corre più. Nei grandi Giri non si scherza.

Nei grandi Giri non si scherza, interessante…

E’ il nostro primo GT, vogliamo farlo e arrivarci bene. Poi oggi con il livello che c’è e le velocità che si …fanno è ancora più importante. Tutti i team vogliono arrivarci con i ragazzi al top, per questo fare dei trials sarebbe pericoloso.

Una domanda che potrebbe sembrare banale. E’ il vostro primo GT, ma lo è anche per lo staff in qualche modo. Voi siete pronti?

Beh, io e Toso (Tosatto, ndr) e molti altri direttori qualche Giro lo abbiamo fatto! Però sì, anche lo staff deve capire a cosa siamo di fronte. Anche per questo è stata presa gente di esperienza. Ma siamo pronti su mezzi, materiali, logistica. Semmai sono io che manco dal Giro da un anno e magari sono fuori allenamento!

Le ambizioni della Tudor, con Trentin e Storer per crescere

16.08.2023
5 min
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In questo ciclomercato che da settimane riserva colpi ogni giorno, anche la Tudor ha fatto la sua parte. 7 nuove entrate nel team e neanche un’uscita e già questo è un segnale di rafforzamento che s’innesta in quel processo di crescita con obiettivo entrata nel WorldTour.

Parlando con Claudio Cozzi, uno dei diesse del team, si nota subito che è particolarmente soddisfatto della campagna acquisti svolta sino ad ora. Si parte dal concetto di quantità, per spiegare perché la bilancia pende completamente dalla parte degli acquisti.

Claudio Cozzi è al suo primo anno alla Tudor, ora sta guidando la squadra al PostNord Danmark Rundt
Claudio Cozzi è al suo primo anno alla Tudor, ora sta guidando la squadra al PostNord Danmark Rundt

«Nella scelta dobbiamo tenere conto che il nostro è un team che vuole crescere, che ha ambizioni, ma abbiamo visto quest’anno che con 20 effettivi non riesci a coprire il calendario come vorresti, basta un infortunio, un malessere e la coperta diventa corta. Abbiamo quindi fatto entrare nel team gente giovane e gente d’esperienza per alzare il tasso di qualità generale».

Con gli uomini che avete preso, pensi che anche gli inviti aumenteranno?

Il programma è già stato molto fitto in questo primo anno, chiaramente ci manca la partecipazione a un grande giro, ma considerando le due wild card già assegnate, i posti a disposizione sono pochissimi e privilegiano i team del posto. E’ chiaro però che se hai più cavalli nel motore anche gli organizzatori se ne accorgono e quindi qualche invito in più, da parte di gare prestigiose me lo aspetto.

Per Trentin un mondiale sfortunato. Alla Tudor avrà molte occasioni da leader
Per Trentin un mondiale sfortunato. Alla Tudor avrà molte occasioni da leader
Gli acquisti sono importanti e di nome, proprio il fatto di non avere grandi possibilità di entrare in un grande giro non rappresenta un handicap per squadre come la vostra?

Premesso che non sono io che sono andato a contattare gli atleti, c’è chi è deputato per questo, penso però che alla base della Tudor ci sia un progetto futuribile, ambizioni chiare, un’idea alla base tesa verso una crescita ai massimi livelli. Chi accetta sposa quest’idea per diventarne parte integrante, sapendo che guardiamo lontano e non solo all’immediato.

Partiamo allora nella disamina dei nomi principali partendo da Matteo Trentin

Può portare innanzitutto grande esperienza, parliamo di un ex campione europeo e argento mondiale, uomo che è emerso anche nelle classiche, che anche a Glasgow finché non è caduto era stato protagonista ed era molto promettente in quel che stava facendo. E’ un corridore di alto livello, che può farci fare anche più di uno step in avanti.

Storer vincitore del Tour de l’Ain, a conferma della sua propensione per le brevi corse a tappe
Storer vincitore del Tour de l’Ain, a conferma della sua propensione per le brevi corse a tappe
Ma lo ritieni ancora un vincente?

Io dico di sì, è uno che sa vincere, è un lottatore. Guardate quel che ha fatto al campionato italiano, su un percorso che certamente non era nelle sue caratteristiche ha lottato come un forsennato. Avrà le sue occasioni e lo appoggeremo per ottenere traguardi.

Colpisce l’ingaggio di Storer, uno dei corridori più apprezzati e vincenti nel panorama delle corse a tappe brevi, ma sorprende, tornando al discorso di prima, come abbia scelto un team con difficili prospettive di partecipazione a un grande giro…

Noi intanto siamo un team svizzero, quindi due partecipazioni importanti come al Romandia e al Giro di Svizzera sono assicurate, ma anche altre gare importanti come Tirreno-Adriatico e altre sono pressoché certe. Avrà un calendario adatto per mettersi in mostra, lui come altri ha sposato il progetto e se come tutti speriamo arriverà anche l’invito per un grande giro, si farà trovare pronto. D’altronde anche Michael ha ampi margini di miglioramento, io credo che per lui sia una grande opportunità.

Per Dainese due centri al Giro nel 2022 e ’23. Alla Tudor dividerà gli impegni con l’altro sprinter De Kleijn
Per Dainese due centri al Giro nel 2022 e ’23. Alla Tudor dividerà gli impegni con l’altro sprinter De Kleijn
Alberto Dainese rafforza il vostro comparto veloce…

Noi quest’anno abbiamo già avuto un velocista sugli scudi come Arvid De Kleijn, vincitore anche della Milano-Torino, con Dainese avremo più scelte, i due si potranno dividere, potremo coprire più eventi che è esattamente il nostro intento. Alberto è un ottimo velocista, si è ben visto al Giro 2022 e quest’anno, perché è resiliente, ossia sa emergere anche dopo due settimane di gara, anche il giorno dopo aver superato grandi montagne e non è cosa da tutti. Poi parliamo di un corridore di 25 anni, con tutta una carriera davanti.

Un altro nome da sottolineare è quello di Hannes Wilksch che viene promosso dal vostro team Development. Da molti è considerato uno dei migliori prospetti della sua generazione…

La penso anch’io così, ha fatto un grande Giro Next Gen e ora sarà al Tour de l’Avenir. E’ un ragazzo estremamente serio e molto adulto per la sua età, ho avuto modo di conoscerlo al training camp e l’ho guidato un paio di volte, sa quello che vuole.

Per Wilksch niente mondiali, per preparare al meglio il Tour de l’Avenir
Per Wilksch niente mondiali, per preparare al meglio il Tour de l’Avenir
Anche lui in prospettiva è un uomo da corse a tappe?

Io penso che ha fatto ottimi risultati ma dobbiamo metterlo nella condizione di maturare, come Storer e come tanti altri. Hannes deve anche continuare a formarsi fisicamente, dobbiamo dare tempo a lui come agli altri, senza fretta.

Voi siete ora al Giro di Danimarca, con che prospettive?

Abbiamo una squadra giovane e con un nocciolo locale, con Kamp e i fratelli Eriksson. Vogliamo guadagnarci il pane giorno dopo giorno, lo abbiamo fatto anche ieri in una tappa da tregenda, con una media di 7 forature a team. C’erano tratti dove siamo passati su un autentico pantano, soprattutto sui tratti in pavé sembrava che per terra ci fosse un lago. Tutto si deciderà nel weekend, come sempre succede. Noi forse non siamo della partita per la vittoria finale, ma certamente vogliamo farci notare.

Cozzi, un diesse dei pro’ tra gli U23. Come va la sua Tudor?

21.07.2023
5 min
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VERRAYES – Un direttore sportivo dei professionisti tra i dilettanti, o meglio tra gli under 23. E’ Claudio Cozzi, tecnico della Tudor Pro Cycling, incontrato sulle strade del Giro della Valle d’Aosta. La sua ci è sembrata una presenza insolita. E forse lo è stata anche per lui. Di certo Cozzi è interessato e divertito da questa “nuova” esperienza con la continental del suo gruppo.

Claudio Cozzi (classe 1966) direttore sportivo della Tudor, per l’occasione in ammiraglia con gli U23
Claudio Cozzi (classe 1966) direttore sportivo della Tudor, per l’occasione in ammiraglia con gli U23
Claudio ma cosa ci fai qui?

Eh – ride Cozzi – è una nuova avventura. E’ la prima volta che li guido in corsa. Non conoscevo bene i ragazzi. Li avevo visti solo qualche volta in allenamento questo inverno in ritiro. Sono molto soddisfatto perché hanno una buona mentalità e soprattutto noto che cercano di correre bene.

Come sta andando questa stagione per voi Tudor in generale? Siete nuovi come team professional, più esperti tra gli under 23.

Penso che abbiamo iniziato bene. Abbiamo anche ottenuto qualche risultato importante già prima di quello che ci aspettavamo. Sapevamo che non sarebbe stato un anno facile partendo con solo qualche ragazzo di esperienza e tanti giovani. Sapevamo che c’era da lavorare e che li avremmo dovuti aspettare e portarli nella giusta direzione.

De Kleijn, Pellaud che è tornato alla vittoria, Voisard… un bel colpo per essere al primo anno tra le professional.

Sì, sì, ma infatti va bene così. De Kleijn è stata una grandissima sorpresa per me, perché lo conoscevo poco, ma è davvero un buon velocista che può migliorare ancora un po’.

Primo anno tra le professional per la Tudor e già 8 vittorie, 3 delle quali firmate dal potente sprinter olandese De Kleijn
Primo anno tra le professional per la Tudor e già 8 vittorie, 3 delle quali firmate dal potente sprinter olandese De Kleijn
Le grandi squadre hanno tutte il team development e anche voi siete qua con la squadra under 23: ma è davvero così importante crearsi un bacino interno?

La maggior parte dei ragazzi che abbiamo noi in prima squadra vengono dalla development. E’ una bella realtà che li porta a crescere nel modo giusto e ad arrivare al momento opportuno al  professionismo. Per quanto riguarda i nostri, soprattutto quelli impegnati al Valle d’Aosta, dobbiamo aspettare un po’ perché sono di primo o di secondo anno. Quindi hanno 19 o 20 anni. Sono ragazzini, ma hanno voglia di imparare.

Hai detto che hanno una buona mentalità e voglia d’imparare. Spiegaci meglio.

Sono interessati, curiosi, fanno domande. Per esempio il Valle d’Aosta è un’università per i giovani che devono fare esperienza. E’ una gara dura, esigente anche nelle discese. Una gara che richiede sacrifici… però quando escono da qua lo fanno con un buon bagaglio. Ci mettono della memoria e delle buone informazioni per crescere. Al Valle, per esempio, era importante la gestione: sulle strade aostane se non sai amministrarti e vai oltre il tuo limite ci metti un attimo a perdere tanti minuti. E con loro ho spinto molto su questo aspetto.

Cosa può dare un diesse abituato al grande professionisti ai ragazzi?

Per prima cosa ho cercato di conoscerli, ascoltando anche i consigli che mi ha dato il responsabile della squadra development. Poi parlando con loro, soprattutto prima di arrivare qua, ho cercato di capire il loro carattere, il loro modo di stare in corsa, le loro qualità, le loro caratteristiche. E per ognuno di loro abbiamo stabilito un programma per la corsa, con una strategia che hanno seguito perfettamente. E questo mi piace perché corrono come squadra, si aiutano. A turno vengono a prendere le borracce… e lo fanno nei momenti gusti, senza sprecare energie.

I Tudor al centro della foto (di A. Courthoud) si sono ben comportati al Valle d’Aosta. Donzé ha chiuso 15° nella generale
I Tudor al centro della foto (di A. Courthoud) si sono ben comportati al Valle d’Aosta. Donzé ha chiuso 15° nella generale
La vecchia scuola…

Ogni sera parliamo e dopo aver fatto il briefing del mattino prima della corsa li vedo molto attivi: chiedono, si informano, vogliono sapere cosa è meglio fare in quel punto, dove è meglio prendere le borracce, cosa fare in quest’altro punto…

Quindi vale anche il contrario: sono loro che danno a te?

Credo proprio di sì. Sono tutti ragazzi molto intelligenti, non è come quando ho iniziato io, che c’erano pochi i laureati. Ma non perché all’epoca erano stupidi, ma perché c’erano meno possibilità e si cresceva prima per certi aspetti. Loro invece hanno più di possibilità di studiare, pertanto si ha a che fare con persone che hanno una certa cultura e bisogna saperli approcciare. Ho 57 anni, ma devo tornare a quando ne avevo 25 per cercare di relazionarmi con loro veramente. Devo aggiornarmi, essere al passo coi tempi. Una volta ci dicevano: “Tu fai così”. E noi zitti e muti. Oggi invece gli devi spiegare perché devono fare così.

Claudio, hai detto che per ognuno di loro avete studiato un programma. Cosa significa? Ci fai un esempio?

Per esempio Robin Donzé è un buon climber. Gli ho detto: “Questa settimana, proviamo a vedere dove puoi arrivare. Ci poniamo una top 20 per tutte le tappe di salita. Impara a gestire la corsa. Quando sei in salita e sei al limite, cala qualche watt e prendi il tuo passo. Se ne hai, negli ultimi 2 chilometri vai full gas”. Ebbene, questo ragazzo tutti i giorni ha fatto questo e spesso negli ultimi due chilometri ha recuperato posizioni. Sto cercando di insegnarli a conoscersi sostanzialmente.

Elia Blum a inizio luglio è diventato campione svizzero U23, prima vittoria di peso per la Tudor U23
Elia Blum a inizio luglio è diventato campione svizzero U23, prima vittoria di peso per la Tudor U23
Un lavoro di pazienza e mirato al lungo termine?

Esatto, vederlo nei primi 15 finali è stato un buon obiettivo, tanto più che è la prima volta che questi ragazzi affrontano un percorso simile con altimetrie che superano abbondantemente i 3.000 metri di dislivello. 

In effetti quest’anno sono andati molto forte: ti aspettavi un livello simile in questa categoria?

Premessa, io sono un appassionato di ciclismo, quindi quando sono a casa vado a vedere gli allievi, gli juniores, gli under 23, poi leggo, mi informo… Vedo gli ordini d’arrivo, i dati e mi aspettavo un livello alto. Anche nei pro’, se togli quella manciata di fenomeni…

Quindi i soliti Roglic, Pogacar, Van Aert, Vingegaard e Van der Poel?

Esatto, tolti loro poi ci sono 50-60 corridori che sono quasi alla pari e possono giocarsi la corsa. Segno che il livello medio si è alzato per i discorsi che facciamo sempre: materiali, vestiario, alimentazione… Penso all’allenamento: una volta era generalizzato, adesso è specifico per ogni corridore. E questo discorso vale anche qui in parte.

Le squadre del Giro. Per Cozzi sarà Ineos vs Jumbo

05.05.2023
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Poche ore e scatterà il Giro d’Italia numero 106. C’è grande adrenalina per lo scontro fra Remco Evenepoel e Primoz Rogic, ma ciò che bolle in pentola è molto di più. C’è anche uno scontro fra squadre. Una sfida che si estende anche a chi punta alle tappe.

Con Claudio Cozzi abbiamo passato in rassegna i team della corsa rosa. L’occhio di un tecnico esterno è quel che ci vuole per questa analisi. Cozzi, infatti da questa stagione è sull’ammiraglia della Tudor, e per la prima volta dopo 20 anni non è al via del Giro. Ma la speranza è che ci torni presto…

Claudio Cozzi (classe 1966) da quest’anno siede sull’ammiraglia della Tudor Pro Cycling
Claudio Cozzi (classe 1966) da quest’anno siede sull’ammiraglia della Tudor Pro Cycling

Sfide ai piani alti

Si parte dalle squadre che si giocano la classifica generale. La Jumbo-Visma, senza Foss e Gesink, è innegabile che perda qualcosa. Foss è campione iridato a cronometro e va fortissimo anche in salita. E Gesink è uno scalatore esperto che conosce molto bene il Giro. Di certo sono pedine molto importanti che Roglic non ha più.

«La squadra più forte a livello di qualità di corridori – dice Cozzi – sarebbe stata di gran lunga la Jumbo-Visma con quelle due pedine. Lo sono ancora, ma un po’ meno. Hanno inserito Dennis e Oomen, forse perdono qualcosa in salita ma guadagnano un filo sui percorsi misti.

«Anche la UAE Emirates ha una buona squadra. Loro hanno Almeida e lui davvero potrà essere il terzo incomodo. Un vero outsider, anche perché va abbastanza bene a crono. Sono ben attrezzati per la salita. Hanno Formolo, Vine, McNulty e Ulissi. Diego è ideale anche per qualche arrivo più esplosivo, tipo quello di Melfi. No, non sono messi male».

«La Jumbo-Visma è forte come detto, così come la  Ineos-Grenadiers e la Soudal-Quick Step: queste sono le più equilibrate. Anche la Bora-Hansgrohe nel complesso ha una buona squadra, ma la vedo un pelino sotto. Vlasov è bravo e può stare tra i primi cinque, ma ho qualche punto di domanda sulla sua tenuta».

Dennis ha sostituito Foss (Covid). Se sarà quello del 2020, determinante nel Giro di Tao, allora la Jumbo non avrà perso nulla. Anzi…
Dennis ha sostituito Foss (Covid). Se sarà quello del 2020, determinante nel Giro di Tao, allora la Jumbo non avrà perso nulla. Anzi…

Tattiche al risparmio?

«In generale vedo squadre abbastanza equilibrate e credo che alla fine la differenza la faranno i capitani. Vedete nel ciclismo moderno che differenze fanno certi corridori? I Pogacar, i Vingegaard, gli Evenepoel, i Roglic… questi fanno un’altro ciclismo. Sono di un’altra categoria, specialmente in salita. Forse in questo Giro non ci saranno delle sgasate come quando c’è Pogacar, ma il livello è molto buono».


«Nelle prime nove tappe, dalla prima alla seconda cronometro, ce ne sono almeno tre impegnative nel mezzo e non è poco. Va da sé che la squadra per gli uomini di classifica è molto importante. Le energie vanno ben ponderate. E c’è poi un’altra variante alla quale bisogna stare attenti ed è il Covid – come abbiamo visto – che è ancora attivo».

«Il modo di correre delle squadre sta un po cambiando. Io non penso, ma magari mi sbaglio, che la Jumbo vada a prendere il controllo della corsa già dall’inizio, come fa di solito con quelle velocità folli. Penso per esempio alla Milano-Sanremo: normalmente alla fuga si lasciano 8-9 minuti, quest’anno hanno cominciato a tirare quando ne avevano solo 3. Loro hanno questo potenziale, ma non rischieranno di finire la squadra per chiudere su tutti. Tutte quelle tirate pesano sull’economia di una corsa di tre settimane».

«Anche per questo spero che arrivino le fughe come due anni fa. In quel Giro arrivarono perché di base dopo la prima settimana, col percorso che c’era, erano andati via tutti i velocisti e non c’erano squadre che controllavano».

Non solo Cavendish. Per Cozzi l’Astana può fare bene anche con Moscon e Luis Leon Sanchez
Non solo Cavendish. Per Cozzi l’Astana può fare bene anche con Moscon e Luis Leon Sanchez

Per le volate…

C’è poi la sfida per chi va a caccia di tappe e qui forse ci sono un paio di team che partono davvero ben attrezzati. Ci vengono in mente la EF Education-EasyPost, con tante pedine di qualità, e la Trek-Segafredo, tutta per Pedersen che potrà fare sia le volate di gruppo che quelle a plotone ridotto.

«In effetti – dice Cozzi – Magnus Cort (della EF, ndr) ha molte possibilità. Al Romandia per esempio era l’ultimo dei velocisti a staccarsi. Mollava solo quando la Ineos spingeva davvero forte, ma gli altri velocisti erano tutti dietro da un pezzo.

«E in tal senso ho visto bene anche Gaviria e la sua Movistar. Poi c’è Cavendish. Sempre al Romandia si è fermato dopo due tappe, però ho parlato con lui – eravamo in albergo assieme – e mi ha detto che non erano male le sue sensazioni.

«La DSM ha Dainese. Lui mi piace tanto. E’ uno velocissimo e che rimonta da dietro. E anche Groves della Alpecin-Deceuninck può fare gli sprint. Ma loro con la squadra che hanno, vedi Oldani, possono puntare anche ad altre frazioni».

«Bene anche la Intermarché-Wanty. Può andare a caccia di tappe sia con Bonifazio che è veloce e l’ho visto tenere bene in salita, sia con Rota. Non so perché non abbiano portato Meintjes e Goossens, sono due ottimi corridori per la montagna. Ma Valerio (Piva, ndr) è bravo, li fa correre bene. E vedrete che una tappa la vincerà».

Non l’ha inserita tra le primissime squadre per la classifica, ma per il tecnico della Tudor anche la Bahrain di Caruso è un team equilibrato
Non l’ha inserita tra le primissime squadre per la classifica, ma per il tecnico della Tudor anche la Bahrain di Caruso è un team equilibrato

Il favorito è…

Infine, a Cozzi chiediamo un commento sui ragazzi della sua ex squadra, la Israel-PremierTech, e un pronostico sul re del Giro 2023.

«Per quanto riguarda la Israel – dice il diesse – Simon Clark, sarà un cacciatore di tappe, dipende che lavoro dovrà fare ma lui è bravo per certe cose. E poi Riccitello non è male: ragazzo giovane, ottimo scalatore. Sono sicuro che nel futuro emergerà, non so se già quest’anno in qualche tappa di salita potrà essere davanti. E poi c’è Pozzovivo che vedo tra i primi dieci… come al solito»

«Per il Giro, invece, sarei contento se vincesse Evenepoel. Lui è un attaccante, un cowboy! Però io penso che sarà ancora una sfida fra Jumbo e Ineos. Sono squadre esperte, solide. Senza contare che Matteo (Tosatto, ndr) è sveglio.

«Ma questo vale anche per Bramati (della Soudal, ndr). Non perché sono miei amici, ma loro due sono due top player».


Alla Milano-Torino, prima vittoria Tudor: Cozzi racconta

15.03.2023
4 min
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La prima della Tudor nella classica più antica del mondo. Nessun olandese aveva mai messo il proprio nome nell’albo d’oro della Milano-Torino fino ad Arvid De Kleijn, che al sesto sigillo in carriera, il più importante, ha fatto sorridere la professional guidata da Fabian Cancellara.

Il ventottenne di Herveld è sfrecciato sul traguardo di Orbassano nella corsa di 192 chilometri scattata da Rho e durata meno di 4 ore (3h59’02), alla media monstre di 48,2 km/h (record di sempre, perché mai era stato superato il limite dei 48), sfruttando la scia del connazionale della Dsm, Casper Van Uden (poi terzo), e poi si è lanciato come un missile fino all’arrivo, senza lasciare scampo nemmeno all’esperto Fernando Gaviria (secondo).

Per il corridore olandese di 28 anni, alto 1,71 per 68 chili, si tratta della sesta vittoria
Per il corridore olandese di 28 anni, alto 1,71 per 68 chili, si tratta della sesta vittoria

Bus accanto

Casualmente, i bus della Tudor e della Movistar erano vicini nel lungo serpentone a poche centinaia di metri dall’arrivo e così il velocista colombiano, mentre intervistavamo Claudio Cozzi, si è subito avvicinato al ds della Tudor per fargli i complimenti e commentare lo sprint.

«Di solito parto lungo e mi fregano – dice – stavolta ho aspettato e mi han battuto lo stesso».

De Kleijn ha deviato leggermente nel finale, chiudendo Gaviria, ma si è trattato di una deviazione minima
De Kleijn ha deviato leggermente nel finale, chiudendo Gaviria, ma si è trattato di una deviazione minima

Studiato nei dettagli

Cozzi ha sorriso e si è goduto il momento storico, raccontando proprio come è stato preparato a tavolino il finale della Milano-Torino.

«Nel meeting di ieri sera avevamo guardato gli ultimi undici chilometri – racconta – con attenzione particolare agli ultimi 6 e mezzo, che erano molto complicati per via delle rotonde. Ognuno aveva il suo compito da fare e in pratica dovevamo entrare con due corridori davanti a lui ed è andata più o meno così. Poi, bisognava prendere a tutta l’ultima curva e cercare di portarlo più vicino possibile all’arrivo e lui doveva soltanto fare il suo sprint».

Preziosissimo il lavoro dell’ultimo uomo Maikel Zijlaard che, nell’insidioso finale, l’ha messo nelle condizioni migliori per regalarsi un mercoledì da leoni.

Claudio Cozzi arriva al Tudor Pro Cycling Team dalla Israel-Premier Tech
Claudio Cozzi arriva al Tudor Pro Cycling Team dalla Israel-Premier Tech

L’entusiasmo di Cancellara

Così è stato e il semi-sconosciuto velocista oranje, avvicinatosi al ciclismo a 16 anni, è stato scaltro abbastanza per chiudere gli spazi allo scafato Gaviria senza però commettere scorrettezze. E pensare che Arvid nasce scalatore, poi ha messo su chili ed è diventato sprinter.

«E’ un sogno che diventa realtà – aggiunge Cozzi – va ringraziato tutto lo staff. Fabian mi ha chiamato subito dopo l’arrivo, già alla deviazione delle macchine. Ci aveva già chiamato anche stamattina, nel trasferimento e mi ha detto: “Oggi voglio vedere un bel team, che lavoriamo bene e dobbiamo ottenere il massimo risultato possibile”. Ce l’abbiamo fatta. In questa squadra non ci sono ragazzi di primo pelo, ma hanno grande entusiasmo. Questa è la seconda vittoria che ricorderò più di tutte, dopo quella di un gregario come Belkov al Giro d’Italia 2013 nella tappa di Firenze».

Fra astuzia e malizia

Festa in famiglia per De Kleijn: al traguardo ad applaudirlo c’erano anche mamma e papà, con quest’ultimo che teneva con orgoglio il trofeo.

«Ho sfruttato il lavoro di un grande treno – racconta – ci siamo ritrovati in testa dopo ultima curva, ho sentito che le gambe erano buone, sapevo di avere una grande opportunità che ho saputo sfruttare. Questa è una vittoria molto importante per noi, arrivata dopo un ottimo lavoro di squadra. E’ bello avere Fabian Cancellara con noi, è stato uno dei migliori corridori della storia, le sue vittorie mi hanno ispirato».

Poi, sul concitato sprint, aggiunge con un po’ di malizia: «Fernando aveva lo spazio necessario per superarmi, se avesse avuto le gambe per farlo. Non ho fatto niente di irregolare».

Non farà la Milano-Sanremo, a cui la Tudor prenderà parte, perché correrà in Francia, ma Arvid sogna già per l’anno venturo un’altra corsa Rcs Sport. «In futuro mi piacerebbe fare il Giro d’Italia». Chissà che non ci riesca in questa sua seconda giovinezza che è fiorita oggi.

Cozzi ci porta nel cuore del Tudor Pro Cycling Team

12.01.2023
5 min
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Entrando in contatto con il Tudor Pro Cycling Team, l’impressione è quella di approcciarsi a qualcosa in grande evoluzione. Il team svizzero voluto da Fabian Cancellara entra a far parte delle formazioni professional dopo un apprendistato nella categoria inferiore (dove comunque rimane la diramazione development) ma questa probabilmente è solo una tappa verso un approdo più lontano, chiaramente nella massima serie.

La squadra è stata costruita senza cercare grandissimi nomi e considerando i progetti a medio-lungo termine non sarebbe stato neanche corretto farlo. Si lavora soprattutto sui giovani e si costruisce l’infrastruttura, proprio perché il progetto è ambizioso e a lunga scadenza. Di questo progetto fa parte anche Claudio Cozzi, diesse fuoriuscito dalla Israel Premier Tech e approdato quasi per caso alla formazione elvetica.

Il team al lavoro sulla pista di Ginevra, sede degli allenamenti sulla tecnica (foto Tudor Pro Cycling)
Il team al lavoro sulla pista di Ginevra, sede degli allenamenti sulla tecnica (foto Tudor Pro Cycling)

Solo fino a poche settimane fa, Cozzi aveva altre idee per la testa: «Ero uscito dalla formazione israeliana con l’idea di prendermi un periodo di riposo – dice – da dedicare soprattutto alla soluzione di alcuni problemi di salute. Invece sono stato contattato da Ricardo Scheidecker, il responsabile sportivo del team, che mi ha convinto presentandomi il progetto. Ho trovato un ambiente entusiasta, di quell’entusiasmo contagioso che ti coinvolge. Soprattutto un ambiente nuovo. Non ho mai lavorato alla formazione di giovani talenti e la sfida mi solletica alquanto».

E’ qualcosa di completamente diverso dalla formazione israeliana, anche perché quella aveva un’età media molto più alta.

E’ effettivamente un team molto diverso, basato su corridori di grande esperienza che in passato hanno vinto molto. Avevamo a disposizione atleti già completamente svezzati, un calendario del massimo livello, sfide con i più grandi. Qui si lavora su basi concettuali completamente diverse. Significa rimettersi in gioco, almeno per me.

Il lussemburghese Luc Wirtgen e il francese Alois Charrin. Wirtgen è stato 3° al Tour of Antalya (foto Tudor Pro Cycling)
Il lussemburghese Wirtgen (3° al Tour of Antalya) e il francese Charrin (foto Tudor Pro Cycling)
Che cosa ti ha colpito di più nel tuo approccio con il team elvetico?

La grandissima professionalità, che credo sia il primo ingrediente se si vuole davvero crescere. Abbiamo un management e uno staff dirigenziale davvero molto buono, con tanta voglia di crescere e soprattutto con un’enorme voglia di lavorare. Ci sentiamo costantemente fra noi direttori sportivi: almeno una riunione settimanale per analizzare ognuno dei nostri corridori.

Com’è strutturata la squadra?

Abbiamo 20 corridori nell’organico, con 4 tecnici. C’è una ripartizione fra noi dei vari corridori, cerchiamo di mantenere uniti i vari gruppetti in base ai loro allenatori, tutta gente che ho visto essere estremamente preparata. C’è poi un direttore sportivo che è dedicato esclusivamente alla squadra Devo, per tenere un rapporto di filiera e questo dimostra che i progetti sono proiettati in là nel tempo. E poi c’è Cancellara…

Fabian Cancellara con i suoi ragazzi. Lo svizzero ora vuole puntare sui giovani (foto Tudor Pro Cycling)
Fabian Cancellara con i suoi ragazzi. Lo svizzero ora vuole puntare sui giovani (foto Tudor Pro Cycling)
Si sente la sua impronta nel team?

Enormemente. E’ un leader nato, ha un carisma fortissimo che gli deriva anche dal suo eccezionale palmarés. Sta trasmettendo in tutti quella voglia di vincere che è stata alla base delle sue imprese e non vale solo per i corridori, tutti ne siamo contagiati.

C’è un equilibrio tra il blocco svizzero e quello estero, con corridori di altre 7 Nazioni. La sensazione è che la squadra sia anche uno strumento di crescita del movimento nazionale, un po’ come si vorrebbe in Italia attraverso un team del WorldTour…

E’ così, sin dall’inizio Cancellara è stato chiaro: il progetto era creare un gruppo che consentisse ai ragazzi del suo Paese di seguire le sue orme. Anche per questo il progetto Tudor Pro Cycling è a lungo termine e vuole approdare nel WorldTour, per completare quel cammino che poi sarà a disposizione in primis di tutti i ragazzi svizzeri.

Che impressione hai della squadra, qual è il livello generale?

Molto buono, ci sono giovani ma anche elementi d’esperienza come ad esempio Simon Pellaud, che in Italia è ben conosciuto. Pellaud ma anche altri come Bohli, Kamp, Suter devono essere il collante del team e il riferimento per consentire ai più giovani di crescere e migliorare e soprattutto ambientarsi sempre di più nel ciclismo che conta.

Il 22enne tedesco Mika Heming, molto promettente. Nel 2022 ha colto 2 vittorie e ben 26 top 10 (foto Tudor Pro Cycling)
Il 22enne tedesco Heming: nel 2022 ha colto 2 vittorie e ben 26 top 10 (foto Tudor Pro Cycling)
Quali sono gli elementi più promettenti?

Sarebbe antipatico fare una distinzione, ci sono tanti corridori che possono far bene e anche i più anziani, quelli di cui prima non sono qui solo per pensare agli altri ma anche per trovare le loro occasioni. Se proprio devo fare un nome ricorderei Robin Froidevaux se non altro perché è il campione svizzero in carica e perché viene dalla vittoria nella Serenissima Gravel.

Proprio a proposito di gravel, come viene vista la multidisciplina?

Non c’è una chiusura, anche se chiaramente essere un progetto sul nascere bisogna ancora prendere le misure. L’esempio di Froidevaux è però indicativo, ma bisogna considerare che l’attività su strada è logicamente primaria. Magari qualche altra sortita a fine stagione nel gravel la faremo, per il resto si vedrà con il tempo.

La Israel retrocessa, il WorldTour e le critiche di Cozzi

09.11.2022
5 min
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«Non è vero che nessuno ha protestato – dice Claudio Cozzi con la voce risentita – avete mai partecipato a una riunione dell’UCI sul WorldTour? Ci sono le 18 squadre che, avendo comprato la licenza, sono soci della stessa organizzazione. Arrivano alle riunioni e gli viene detto: «Abbiamo deciso di fare così!». Punto. Avete mai sentito di qualche decisione presa in accordo con le squadre? Tante si sono lamentate per la situazione. Era a rischio anche la Movistar, come anche la Bike Exchange che ha la licenza da 10 anni…».

Claudio Cozzi era già alla Katusha, da cui la Israel-Premier Tech ha comprato la licenza WorldTour
Claudio Cozzi era già alla Katusha, da cui la Israel-Premier Tech ha comprato la licenza WorldTour

Calendari diversi

La Israel-Premier Tech invece è retrocessa. Nel ciclismo stupendo ma per certi versi disfunzionale degli ultimi anni, quel che si fatica a considerare credibile è il sistema dei punti – promozioni e retrocessioni – varato dall’UCI. E’ palese che se le squadre non disputano lo stesso… campionato, è impossibile che la classifica risulti attendibile. Così c’è chi ha gareggiato per tutto l’anno nel WorldTour e chi invece ha fatto razzia di punti nelle corse più piccole. Come quando nel dilettantismo dei prima e seconda serie, si andavano a disputare le tipo pista al Sud che davano gli stessi punti delle corse al Nord.

La squadra del miliardario israeliano Sylvan Adams è finita tra le professional a capo di una stagione non certo brillante, anche se ha presentato ricorso. E siccome meglio di loro ha fatto anche la Total Energies di Sagan e compagni, nel 2023 la squadra israeliana sarà soggetta agli inviti. Le wild card, spiega infatti Cozzi, spetteranno infatti alla Lotto Dstny e al team francese.

La vittoria di Woods al Gran Camino è stata uno dei momenti migliori della primavera
La vittoria di Woods al Gran Camino è stata uno dei momenti migliori della primavera
Come l’avete presa?

Non bene. Sono stati spostati i mondiali di calcio, sono state rimandate le Olimpiadi, non so perché abbiano continuato con questa situazione, visto che già a dicembre qualcuno si lamentava. Il nostro percorso è stato molto accidentato dall’inizio della stagione. C’erano corridori che arrivavano alle corse e li dovevi rimandare a casa subito perché stavano male. Vomito e dissenteria nel periodo del virus intestinale, oppure Covid o febbre. Per problemi come questo abbiamo perso tutta la parte importante della stagione. Abbiamo avuto un po’ di luce al Gran Camino dove Woods ha vinto la tappa, poi è arrivato secondo in classifica.

Siete mancati soprattutto a primavera…

Ben Hermans non ha mai corso quest’anno ed è uno che ha sempre portato punti. Mancando corse importanti come Tirreno, Sanremo, Strade Bianche, Catalunya, Paesi Baschi e classiche, sono tanti punti che perdi. Alla fine dell’anno scorso eravamo a metà classifica. L’anno prima eravamo entrati nel WorldTour con i contratti in essere, quindi il team era quello, con rispetto per i corridori che c’erano. Non era andata neanche male. Avevamo vinto una tappa al Giro con Dowsett e una alla Vuelta con Dan Martin, che era arrivato quarto. Anche l’anno scorso è stata una buona stagione con una tappa al Giro e altre vittorie. Invece quest’anno purtroppo non abbiamo mai potuto essere competitivi. La gente parla, però io so quanto abbiamo lavorato.

Al Tour de France, la commovente vittoria di Houle, con dedica al fratello. L’abbraccio di Woods
Al Tour de France, la commovente vittoria di Houle, con dedica al fratello. L’abbraccio di Woods
Per provare a salvarvi?

Abbiamo lavorato per cercare di risolvere la situazione, anche mettendo sotto stress staff e corridori. Per andare a cercare le corse, rendendoci conto che non è logico il modo in cui è stata fatta la divisione dei punti fra le corse di seconda categoria e quelle WorldTour. C’erano dei momenti in cui noi facevamo contemporaneamente 2-3 corse WorldTour, mentre altre squadre di cui non faccio il nome, andavano nelle corse minori a fare tutti i loro punti.

Retrocedere significa non avere più il calendario di prima.

Un’altra cosa che secondo me non è normale è il periodo di tre anni fino alle prossime promozioni e retrocessioni. Se così vogliono fare, allora il meccanismo deve essere secondo me annuale, come in tutti gli sport. Per come è adesso, le wild card le avranno la Lotto e la Total Energies che è finita davanti a noi, mentre noi saremo soggetti agli inviti. Poi guardi il livello delle squadre e pensi: le due che sono salite hanno l’organico per fare i tre grandi Giri? Forse la Alpecin, che però ha perso Merlier e Jay Vine, che gli ha vinto due tappe alla Vuelta. Hanno Philipsen e Van der Poel, ma anche loro dovranno barcamenarsi.

De Marchi Giro 2021 Regeni
Alessandro De Marchi in rosa al Giro del 2021: il friulano lascia la Israel e passa alla Bike Exchange
De Marchi Giro 2021 Regeni
Alessandro De Marchi in rosa al Giro del 2021: il friulano lascia la Israel e passa alla Bike Exchange
Quanto è stato stressante per staff e corridori?

Io vi dico che non ho mai finito stanco come quest’anno. C’erano più corse da fare. A un certo punto Verbrugghe (altro tecnico della Israel, ndr) mi ha chiesto se dovessimo fare ancora più corse. Ma cosa volevi fare di più? Abbiamo corso tantissimo. Quando è finita l’ultima, la Veneto Classic, ha ricominciato a circolarmi il sangue, dopo mesi di biglietti da fare e rifare, corridori da mettere insieme per le corse, biciclette da spostare, i mezzi. Mostruoso, non potete immaginarlo. Non ho mai fatto così tanto lavoro in vita mia…

Cambia qualcosa nella squadra 2023?

L’organico rimane uguale, alla fine saranno 26-27 corridori. Non puoi averne tanti di meno, almeno da quello che ho capito, se vuoi provare a ritornare nel WorldTour. Smantellare sarebbe deleterio, perché comunque l’idea è costruire una squadra che diventi un riferimento. Sylvan Adams qualcosa per il ciclismo l’ha fatto. Ha organizzato la grande partenza del Giro da Israele. Ha aiutato le ragazze afghane a venire qua. Ha istituito la Fondazione per costruire un centro in Rwanda, che partirà presto. Insomma, io spero che lui possa rimanere nel WorldTour perché se lo merita.

La guerra dei punti. La classifica UCI cambia anche le tattiche

26.08.2022
7 min
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La questione dei punti sta assumendo sempre più peso. Ormai influenza in modo visibile l’andamento delle corse. Tattiche, formazioni… si sta scatenando un vero rush finale. Al termine di questa stagione infatti scadrà il triennio che determinerà chi resterà nel WorldTour e chi no.

La maggior parte dei team è al sicuro, ma ci sono gli ultimi 5-6 in classifica e gli ultimi due in particolare che se la stanno passando davvero brutta. Rischiano di perdere una licenza che all’epoca fu pagata e che dopo l’ultima riforma (fatta nel 2019, attiva dal 2020) si è trasformata in uno status che si ottiene per merito: la classifica, appunto.

Marcatura a uomo. Tour du Limousin: scatta un Movistar, chiude un Lotto, rispettivamente 18° e 19° nella classifica UCI
Marcatura a uomo. Tour du Limousin: scatta un Movistar, chiude un Lotto, rispettivamente 18° e 19° nella classifica UCI

Coltello tra i denti

Sportivamente parlando sarebbe anche giusto, ma ci sono due “ma” che non vanno sottovalutati.

Uno: di questa classifica fanno parte anche i team che non sono WorldTour, i quali si ritrovano per regolamento ad essere avvantaggiati sulla gestione degli obblighi di calendario e delle conseguenti formazioni da schierare.

Due: l’avvento del Covid è stato un terremoto che ha sparigliato le carte e mandato a monte tante programmazioni.

Dicevamo dell’andamento tattico. Giovanni Ellena ci ha detto di aver visto al Tour du Limousin una Movistar stile Tour per la formazione schierata, i mezzi, lo staff e la cattiveria agonistica nell’affrontare la corsa. Filippo Conca, della Lotto Soudal (una delle squadre a rischio), che non rientra nei primi dieci corridori del team e quindi non “porta punti”, sa già che sarà costretto a fare quasi sempre il gregario. Dovrà lavorare per quei dieci compagni che invece contribuiscono alla causa del team. E come lui moltissimi altri atleti.

All’Arctic Race Lafay ha vinto, ma non ha portato punti al team in quanto 11° della Cofidis, ma ha limitato i diretti rivali della Israel (3° e 5°)
All’Arctic Race Lafay ha vinto, ma non ha portato punti al team in quanto 11° della Cofidis, ma ha limitato i diretti rivali della Israel (3° e 5°)

Damiani: è caccia ai punti

«Purtroppo – dice Roberto Damiani diesse della Cofidis – bisogna essere realisti e dico che ha ragione Conca. L’UCI ha creato questa spaccatura che è devastante per i team e fa male soprattutto ai giovani. Quando il loro livello non è eccelso non hanno modo di fare la corsa. E se in gara ci sono i top team sono costretti a lavorare anche per non vincere.

«Anche noi ci siamo ritrovati a tirare per fare i punti o per non far vincere gli altri. Una marcatura a squadre che di certo taglia lo spettacolo».

Damiani riprende la situazione che si era venuta a creare quando c’era la Coppa Italia. In pratica si correva per portare più atleti nei primi, piuttosto che farne vincere uno. Perché un 5° e un 7° posto davano più punti che una vittoria.

«Oggi ci sono 13-14 squadre che tutto sommato sono tranquille, poi è bagarre totale. Basta sbagliare una settimana di corse che ti ritrovi in piena lotta retrocessione.

«Non solo la Movistar ha corso così al Limousin – ha commentato Damiani – ma anche noi all’Arctic Race. Per forza: sei costretto. Abbiamo corso col coltello tra i denti: abbiamo vinto due tappe, indossato una maglia, portato due corridori nei primi cinque e preso 250 punti, una boccata d’ossigeno.

«Ci siamo ritrovati in questa situazione in virtù di un 2020 pessimo a causa del Covid. Un 2021 che ne ha risentito ma discreto e un 2022 direi buono. Adesso, avendo la tripla attività, la squadra è ripartita con tre (o quattro) atleti dei primi dieci che portano punti in ogni corsa e tutti gli altri a tirare per loro. Non solo, ma ci siamo ritrovati a partecipare o a richiedere di partecipare a corse che un tempo neanche avremmo preso in considerazione».

Cozzi nell’ammiraglia della Israel. Al momento questa squadra, 20ª, avrebbe la wild card 2023 solo per le gare WT di un giorno
Cozzi nell’ammiraglia della Israel. Al momento questa squadra, 20ª, avrebbe la wild card 2023 solo per le gare WT di un giorno

Israel nella burrasca

Chi chiude la classifica delle WorldTour e in questo momento sarebbe fuori dalle “fab 18” è la  Israel-Premier Tech. La squadra ha in Claudio Cozzi uno dei suoi direttori sportivi di maggior esperienza. E anche lui ricalca quasi per filo e per segno le parole di Roberto Damiani.

«La situazione – dice Cozzi – è così quasi per tutti. Non dico che siamo sotto stress, ma da giugno a settembre ci siamo ritrovati a fare un sacco di corse. Corse che non pensavamo di dover fare. La situazione è questa e ognuno cerca di portare acqua al suo orto… altrimenti i frutti non nascono».

E i frutti si chiamano WorldTour. Cozzi punta fortemente il dito contro il 2020 e l’avvento del Covid. E’ quello che più di altri ha scombinato le cose, ha mescolato così tanto le carte in tavola da vanificare molte delle programmazioni fatte. Fatto che non è stato preso in considerazione.

«E anche in questa stagione – dice Cozzi – il Covid si è fatto sentire. Noi abbiamo dovuto rinunciare al Giro delle Fiandre perché non avevamo corridori a sufficienza. Ma vi rendete conto? Il Fiandre…

«Anche la Movistar è crollata. Prima si reggeva quasi con i punti del solo Valverde, adesso è con noi a rischio. E’ un vero caos. E anche la questione dell’assegnazione dei punti deve cambiare. Non può essere che molti team che erano al Giro abbiano raccolto meno di squadre che non c’erano e che non avendo l’obbligo di partecipazione hanno potuto scegliere dove correre».

Il riferimento è al caso Arkea-Samsic, di cui parlammo a giugno.

«Quello che dice Damiani è vero. Spesso si corre per non far fare punti agli altri che per vincere. Non ci sono poi vincoli sul numero delle gare e si può cercare di correre su più fronti. Il che in teoria è vantaggioso. Ma anche fare la tripla (o quadrupla, ndr) attività non è facile. E’ dispendioso sotto ogni punto di vista e anche avendo tutti i corridori non ci si arriva con lo staff e la logistica. E’ un impegno importante.

«Per le formazioni si cerca di mandare quell’uomo o due più appropriati per la determinata gara e gli si mette loro una serie di gregari. Non puoi fare altro. E anche in questo caso penso che i punti dovrebbero portarli tutti gli atleti e si dovrebbe consentire di schierare più corridori nelle corse, almeno quelle a tappe. Tanto più con il Covid. Noi quest’anno, per esempio, al Giro dopo meno di una settimana siamo rimasti con cinque corridori. Come fai a fare un gioco di squadra?».

Aranburu vince al Limousin, mentre sprintano anche i compagni Garcia Cortina e Serrano, contro ogni manuale del ciclismo
Aranburu vince al Limousin, mentre sprintano anche i compagni Garcia Cortina e Serrano, contro ogni manuale del ciclismo

Movistar: parla Unzue 

Se la Cofidis di Damiani tutto sommato si è un po’ ripresa e adesso è al 15° posto, la Israel-Premier Tech naviga in acque burrascose. Al momento il team è ventesimo, quindi fuori. E la Movistar, 18ª, è appesa ad un filo. La filosofia della squadra di Eusebio Unzue è sempre stata quella di fare bene nei grandi Giri, ma si è visto che sono le piccole corse di un giorno quelle che pagano: le 1.1 e le 1.Pro.

Ma dopo un Giro e un Tour sotto tono questa Vuelta diventa più che un ancora di salvezza: è la vita.  

«Questo sistema di punti – ha detto Unzue a L’Equipe – è stato creato con buone intenzioni. Ma non funziona. Credo che dobbiamo correre per garantire lo spettacolo e non mi sembra logico come si corre adesso. Ora si va a caccia di punti UCI per restare nel WorldTour».

Anche nel giorno della vittoria di Aranburu al Limousin, la squadra spagnola ne ha piazzati tre nei primi sei: primo, quinto e sesto, col rischio di perdere la volata principale.

Il team, forse per la prima volta o comunque dopo moltissimo tempo, prenderà parte al Tour of Langkawi, l’importante corsa in Malesia, lontana anni luce dalla filosofia di ciclismo del manager spagnolo e della sua squadra.

Ma la Movistar come le altre squadre a rischio non ha scelta. Perdere il WorldTour significa perdere certezze sul futuro, fatica a reperire sponsor, possibilità che alcuni contratti con i corridori possano decadere poiché firmati per una squadra il cui status non c’è più. Insomma, una patata a dir poco bollente.

Quindi se dovessimo vedere, anche in questa Vuelta, tattiche poco chiare e andamenti della corsa che apparentemente non hanno senso, magari la spiegazione potrebbe essere proprio nella guerra dei punti.

Cozzi e il circolo virtuoso di Froome. I segnali positivi di Chris

08.06.2022
4 min
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«Chris finalmente non ha più dolori e può allenarsi bene». Il Chris in questione è Froome, chiaramente. Queste parole Claudio Cozzi, direttore sportivo della Israel-Premier Tech, ce le aveva dette al Tour of the Alps e ce le aveva ripetute al Giro d’Italia.

E in effetti qualcosa si muove per il britannico. I segnali positivi ci sono stati sia nelle sue sensazioni, sia in corsa, e nel suo computerino che è tornato a parlare di wattaggi importanti.

Mentre Froome pedala il Tour de France al Delfinato, torniamo a parlare con Cozzi.

Claudio Cozzi (classe 1966) è uno dei diesse della Israel-Premier Tech
Claudio Cozzi (classe 1966) è uno dei diesse della Israel-Premier Tech

Dolori giù, watt su

«Confermo tutto – dice Cozzi – nelle ultime settimane ci sono stati dei miglioramenti in allenamento, ma anche in corsa. E lo abbiamo abbiamo visto al Mercan’Tour. So che in questi primi giorni del Delfinato le sue sensazioni sono buone. Io non sono con la squadra adesso, ma ho sentito Chris anche pochi giorni fa in quanto voleva provare una nuova radio e mi ha ripetuto che non ha dolori e per questo ragione è motivato e contento».

La cosa più importante, ancora prima dei valori espressi in bici che sono tornati ottimi, è proprio l’assenza di dolore. Questo cambia tutto. Cambia l’umore, aumenta l’ottimismo e ti fa tornare la voglia di allenarti forte. Cosa che comunque a Froome proprio non è mai mancata. Lui è uno stakanovista del lavoro. S’innesca il famoso circolo virtuoso.

«Al Tour of the Alps per la prima volta ci aveva detto che non avvertiva più i soliti dolori. Che rispetto allo scorso anno stava meglio e quindi sapeva di essere sulla buona strada. In quanto a chilometri e volumi di lavoro, non che sia cambiato molto: Chris non è mai stato restio ad allenarsi, neanche quando stava male.

«Riguardo ai valori che crescono, in questi giorni non sono in grado di quantificarli e non posso, però il fatto che qualche giorno fa, quando ha vinto Fuglsang (il Mercan’Tour, ndr) sia stato con il gruppetto dei primi fino ai 10 chilometri dall’arrivo è un’ottima notizia. E’ qualcosa che fino a qualche mese fa sarebbe stata impossibile».

Il britannico sta ritrovando il sorriso
Il britannico sta ritrovando il sorriso

Forza mentale

Come lo squalo che fiuta mezza goccia di sangue e fa scattare il suo istinto killer, anche Froome se sente “mezza gamba” come si dice in gergo, cambia i suoi orizzonti. 

Il britannico può davvero fare bene, può davvero essere ad una nuova svolta della sua carriera. E già la crono o un arrivo di tappa in salita fatte bene al Delfinato possono dire molto. Se dovesse arrivare con i primi… automaticamente ritornerebbe la testa del campione di vertice.

«Vedendo che va si carica – riprende Cozzi – questo è sicuro. Chris già è carico di suo. Mi diceva: «Io non sono sicuro se tornerò a vincere un grande Giro, ma non voglio finire così”. 

«Se riuscirà a tornare in alto, il 90% sarebbe da attribuire proprio alla sua voglia, alla sua testardaggine, alla sua forza mentale. Poi se dovesse arrivare una volta davanti sì, ripeto, sarà contento e motivato, gli scatterà qualcosa nella testa ma non ha comunque la bacchetta magica».

«Froome non si pone obiettivi di corsa o di posizioni al Tour. Tra l’altro per correttezza devo dire che neanche è ufficiale la sua presenza alla Grande Boucle: ci sono in lista 11 atleti per 8 posti e lui ne fa parte. L’obiettivo è tornare ai suoi livelli e quello sarebbe un punto di partenza. Se Froome torna Froome, poi può vedere una volta per tutte cosa fare».

Cozzi, per onestà dice che non c’è ancora una convocazione ufficiale, ma di certo il Tour de France è l’obiettivo di Froome: uno come lui vuole e “deve” esserci in Francia.

Froome è al Delfinato pensando al Tour, anche se ufficialmente non è ancora certa la sua presenza
Froome è al Delfinato pensando al Tour, anche se ufficialmente non è ancora certa la sua presenza

Meglio in sella

Il lavoro una volta era impostato per il Tour e provare a vincerlo, adesso è sempre per il Tour, ma come detto, prima ancora per ritrovare se stesso. E in tale senso il Tour è una delle tappe da affrontare.

«Si è allenato bene ad Isola 2000 con la squadra. Tanta quantità e tanta qualità: non sono mancati lavori specifici, fuori giri che riproducano le situazioni di gara e dietro motore.

C’erano Woods, Fuglsang, Clark… ne hanno approfittato anche per fare delle ricognizioni. Ma lui ha poco da scoprire sul Tour, visto che ne ha vinti quattro!».

Cozzi parla poi di un Froome visto bene anche in sella. L’assenza di dolori hanno migliorato anche questo aspetto.

«Non che Chris sia un grande “stilista” in bici – conclude il diesse della Israel PremierTech – però da quel che ho visto al Tour of the Alps e da quel che vedo nelle corse alla tv, mi sembra meglio dello scorso anno. Per esempio nella corsa che ha vinto Fuglsang l’ho visto bene quando era davanti con i primi. E quando dico bene intendo che si muove meno in sella. E’ più stabile.

«Con Gary Blem, il meccanico che si porta dietro dal vecchio team, hanno lavorato bene. Chris si fida ciecamente di lui».