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Ca’ Virginia: la magia dell’autunno in sella tra profumi e colori

23.09.2022
6 min
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Giornate miti e i colori di una stagione che si intrecciano con i profumi di una terra unica come quella delle Marche. Un momento dell’anno da vivere all’insegna della bici godendosi le temperature e le ore di luce ancora amiche del ciclista. Ca’ Virginia accomuna tutti questi desideri e li racchiude in un soggiorno dedicato alle due ruote rivolto ai profumi dell’autunno

Dalle escursioni alla tavola, partendo dal paradiso verde dove è immersa la Country House, tra le colline del Montefeltro a pochi chilometri da Urbino città patrimonio UNESCO e dalla calorosa e cugina Romagna. Un ambiente unico, storico, dove la cultura e la natura della campagna sono in grado di regalare una vacanza nelle Marche rilassante, memorabile e speciale.

La stagione più bella

I Bike Hotel sono un piccolo nido da cui i ciclisti possono spiccare il volo per le proprie escursioni. Un momento per godersi il tempo tra bici, famiglia e il benessere. L’autunno per Ca’ Virginia rappresenta un momento speciale da vivere assolutamente. 

«E’ la stagione più bella – spiega il titolare Giacomo Rossi – per andare in bici. Le giornate sono ancora miti e non troppo corte. I colori dell’autunno investono tutta la natura circostante con delle tonalità meravigliose, vedi il cambio delle foglie. Soprattutto nell’entroterra dove ci troviamo noi le eccellenze gastronomiche di questa stagione affiorano e ci permettono di gustarle a tavola tutti insieme. I funghi porcini, il tartufo bianco che dalla prossima settimana si può iniziare a raccogliere ma anche il nero che si può ancora trovare. Dal punto di vista ciclistico ed enogastronomico è una stagione d’oro da vivere con qualunque tipo di mezzo dal gravel, Mtb, ebike e strada. Io dico, mettiti in sella e goditi l’esperienza». 

I colori dell’autunno sono un aspetto iconico da vivere immersi nella natura
I colori dell’autunno sono un aspetto iconico da vivere immersi nella natura

I profumi dell’autunno

Il profumo del mosto e della vendemmia, i profumi dell’autunno, quelli che quando si pedala inebriano e fanno godere di ciò che sta intorno. Sapori ed escursioni in grado di rendere un soggiorno unico e ripetibile per un solo periodo l’anno. 

«Per questa stagione unica – spiega Rossi – abbiamo studiato un pacchetto dedicato. Due notti e tre giorni. Arrivo il venerdì e partenza la domenica tardo pomeriggio con late check-out per poter sfruttare al massimo la giornata: pernottamento in camere Fienile, colazione del ciclista con la specialità dello zabaglione fresco ogni mattina e tante cose buone fatte in casa con il giusto mix tra proteine e carboidrati, bike room sicura ed attrezzata per accogliere e coccolare le bici, lavanderia quotidiana con consegna sacca in camera, mappe a disposizione e possibilità di avere tracce su misura e personalizzate». 

Per chi prenota e farà la vacanza entro questo autunno, compresi nel prezzo anche percorso di due ore alla Spa centro benessere con sauna, bagno turco e piscina interna con acqua calda, escursione guidata del sabato con il titolare Giacomo con tappa degustazione in cantina. Il prezzo per l’offerta riservata è di 175 euro a persona. 

Giacomo Rossi è il titolare della struttura nonché anche Bike Manager
Giacomo Rossi è il titolare della struttura nonché anche Bike Manager

Servizi unici

Protagonista e vincitore della puntata di 4 Hotel di Bruno Barbieri in onda su Sky, nella puntata dedicata ai Bike Hotel, Ca’ Virginia propone i servizi e le attenzioni che si sono viste in tv. 

«Una delle nostre proposte dedicate – racconta – è quella che si è vista anche nella puntata di 4 Hotel. Non si parla di chilometri, è adatta a tutti. Si fa la ricerca del tartufo con il cavatore e i cani e poi si degusta qui da noi tutti insieme al termine della passeggiata in sella oppure anche a piedi. E’ un’esperienza da vivere per chi ama la bici ma è anche fattibile per tutti gli accompagnatori.

«Al termine di un’uscita in bici, se la giornata è un po’ più pungente si prenota la Spa e per chi vuole anche un bel massaggio sportivo rilassante in modo tale da rimettere a puntino le gambe per il giorno successivo. Un toccasana in grado di far recuperare mente e corpo da soli o con i propri accompagnatori». 

Terra di bici

Le strade sono quelle su cui si allenava Marco Pantani, tra queste a pochi chilometri si trova il Carpegna, una delle salite più iconiche dell’entroterra che circonda Ca’ Virginia. 

«Le strade da percorrere – dice – sono infinite, una più bella dell’altra. Tra queste la Gola del Furlo che è stata riaperta dopo essere stata chiusa per due anni. Poi le strade di Mombaroccio e tutta la parte che collega la vallata del Foglia alla vallata del Metauro. Poi c’è la Panoramica bella tutte le stagioni. E infine il Carpegna diventato ormai una tappa famosa e unica, la preferita del Pirata». 

Ad accompagnare gli ospiti oltre alle guide c’è proprio lo stesso Giacomo Rossi in prima persona che conosce queste strade a menadito. «Per me accompagnare i clienti e gli ospiti è sempre bello. E’ un onore e un piacere. Ti dà modo di legare e di capire ogni particolarità ed esigenza per migliorarsi sempre. Poi si condivide la stessa passione quindi diventa più facile anche far conoscere il nostro bellissimo territorio». 

Autunno in tavola

Il menù passa dalla stagionalità e da ciò che sta intorno a Ca’ Virginia proponendo le eccellenze del territorio rivisitate dallo Chef Massimo Emiliozzi anche lui appassionato di ciclismo. Chi arriva nella Country House trova una cucina specializzata nel tartufo, con un menù degustazione ogni giorno diverso, con piatti realizzati rigorosamente con materia prima stagionale di altissima qualità, proveniente da orto proprio e colli marchigiani.

A Ca’ Virginia ogni pietanza racchiude in sé una storia, che narra di stagioni e di territorio. La valorizzazione delle ricchezze agroalimentari locali giunge all’esaltazione dei sapori della terra e della tradizione, delle quali il tartufo è il testimone più prezioso perché nascosto proprio intorno alla struttura. Il tutto in una cucina a misura di ciclista dalla colazione agli spuntini extra realizzati ad hoc per ogni esigenza. 

Ca’ Virginia

4 Hotel: la puntata dei bike hotel la vince il Ca’ Virginia

26.07.2022
4 min
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Il format televisivo Bruno Barbieri 4 Hotel, produzione Sky Original realizzata da Banijay Italia e sempre disponibile on demand, ha recentemente mandato in onda una puntata dove a contendersi il successo sono stati quattro bike hotel, due romagnoli e due marchigiani, ben noti sia al pubblico degli appassionati ciclisti quanto agli addetti ai lavori.

Giacomo Rossi all’interno del suo bike hotel Cà Virginia Country House & Wellness (foto Sky)
Giacomo Rossi all’interno del suo bike hotel Cà Virginia Country House & Wellness (foto Sky)

A mettere in mostra le proprie caratteristiche, la personale predisposizione all’ospitalità e gli specifici servizi a beneficio degli ospiti-ciclisti sono stati il Lungomare Bike Hotel di Cesenatico, l’Hotel Dory di Riccione, l’Hotel Marinella di Gabicce Mare e il Ca’ Virginia Country House & Wellness che ha la propria sede a Montecalvo in Foglia, nell’entroterra marchigiano, esattamente a metà strada tra Pesaro ed Urbino. E ad aggiudicarsi questo originale “contest” è stato proprio quest’ultimo, il Ca’ Virginia, che ha avuto la meglio per un solo punto sul riccionese Dory (foto Sky in apertura).

Per meglio approfondire, e per farci raccontare qualcosa in più relativamente questa originale iniziativa televisiva di successo, abbiamo colto l’occasione per scambiare qualche battuta con Giacomo Rossi che del Ca’ Virginia Country House & Wellness è – assieme alla sorella Francesca – l’amministratore.

Bruno Barbieri nella suite che lo ha ospitato per la puntata dedicata ai bike hotel (foto Sky)
Bruno Barbieri nella suite che lo ha ospitato per la puntata dedicata ai bike hotel (foto Sky)
Allora Giacomo, una bella ribalta televisiva questa offerta da 4 Hotel di Bruno Barbieri…

Non vi nascondo che siamo davvero molto contenti per come sono andate le cose. In primis per aver avuto la possibilità di partecipare. In seconda battuta, ovviamente, per aver vinto! La competizione si annunciava difatti serratissima. Tutti e tre gli altri concorrenti sono bike hotel molto riconosciuti e di successo. Hanno dalla loro sia la storia sia servizi specifici di primissima categoria messi a disposizione dei loro clienti-ospiti-ciclisti. Cesenatico, Riccione e Gabicce Mare sono realtà dove l’accoglienza turistica dei ciclisti è buona, buonissima praticata da moltissimo tempo…».

Quali pensi siano stati i punti di vantaggio che hanno poi condotto il Cà Virginia al successo?

Riflettendoci a mente fredda e dopo aver rivisto la trasmissione, credo che un aspetto importante, diciamo persuasivo ed apprezzato per la formazione del giudizio finale di Bruno Barbieri, sia stato quello legato alla nostra forte attenzione per l’ambiente. La nostra struttura ad esempio ha un impianto fotovoltaico da 200KW installato nel 2003, siamo stati tra i primi nelle Marche. Nel nostro parcheggio sono installate due colonnine di ricarica veloce per le auto elettriche. E poi abbiamo eliminato l’uso della plastica in tutte le stanze. E nelle stesse camere effettuiamo una rigorosa raccolta differenziata dei rifiuti…

Questo è l’interno della suite dove ha soggiornato lo chef Barbieri (foto Sky)
Questo è l’interno della suite dove ha soggiornato lo chef Barbieri (foto Sky)
Servizi per i ciclisti ma anche tanta, tantissima attenzione al tema del “green” dunque…

Esatto. Credo sia stato proprio questo corretto mix tra servizi, bicicletta e attenzione per le buone pratiche ambientali a farci vincere. Senza naturalmente tralasciare la location, che a differenza delle altre tre in gara è l’unica situata nell’entroterra. La struttura del Ca’ Virginia Country House & Wellness si caratterizza per essere un riuscito recupero strutturale di una antica residenza rurale dei primi del millecinquecento. E anche questo vantaggio… geografico a mio giudizio ha pesato in sede di valutazione finale.

Vedendo la puntata, emerge anche molta attenzione per quanto riguarda la cucina del Ca’ Virginia: raccontaci qualcosa in più…

Assieme ai servizi e ai vantaggi che ci concede naturalmente la nostra location, puntiamo moltissimo sulla buona cucina e sulla Spa: quest’ultima perfetta, assieme alla piscina scoperta nel grande giardino esterno, per accogliere e coccolare i nostri ospiti una volta terminata la propria escursione in bici. Relativamente alla cucina, al Ca’ Virginia si è letteralmente nelle mani dello chef Massimo Emiliozzi: un marchigiano doc, oltretutto anche appassionato ciclista, che con i prodotti del territorio riesce sempre a deliziare i nostri ospiti. Non a caso, e mi piace poterlo sottolineare, da noi il tartufo è disponibile e proposto da chef Emiliozzi tutto l’anno…

Bruno Barbieri ha avuto modo di testare le bici a disposizione dei clienti di Cà Virginia (foto Sky)
Bruno Barbieri ha avuto modo di testare le bici a disposizione dei clienti di Cà Virginia (foto Sky)
E relativamente al territorio che circonda la vostra struttura cosa potresti aggiungere?

Il Ca’ Virginia ha certamente dalla sua la location. Chi vuole ritagliarsi un soggiorno all’insegna del relax e della tranquillità, da noi può trovare una destinazione veramente ideale. Ma un soggiorno rilassante non disdegna anche l’attività in bici oppure quella culturale… La meravigliosa Urbino, ad esempio dista dal Ca’ Virginia appena 15 chilometri. Carpegna, col suo mitico “Cippo Pantani”, il mio percorso preferito, si raggiunge in bici dopo 40 chilometri, mentre le prime spiagge affacciate sul mare non sono distanti più di 18/20 chilometri.

Cà Virginia

Nel silenzio del Carpegna, sotto il cielo del Pirata

14.07.2022
7 min
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Marche Outdoor propone varie soluzioni per gli amanti della bici da strada. Nella provincia di Pesaro Urbino ci sono tre anelli contigui per sbizzarrirsi a piacimento ma, oltre ad essi, nel portale web trova spazio anche la traccia della salita del Monte Carpegna. E noi abbiamo messo nel mirino proprio quella.

Carpegna vuol dire Pantani, non perché il Pirata vi abbia infiammato le folle, ma perché qui costruiva le sue imprese, scendendo da Cesenatico nei suoi allenamenti. Sentiamo che sarà una giornata particolare e che qualcosa succederà..

Via da Ca’ Virginia

Partiamo dal Ca’ Virginia, una country house nell’entroterra tra Pesaro e Urbino. Anticamente era un rustico padronale dei primi del ‘400, mentre ora è una pregiata sistemazione “amica” dei ciclisti. Giacomo Rossi, il titolare, è infatti un cicloamatore reduce dall’ultima Nove Colli e sarà lui a condurci in questo itinerario che lambisce il confine romagnolo.

Inforchiamo le bici sotto un cielo velato, a tratti plumbeo e la prima difficoltà che incontriamo è quella che porta a Sassocorvaro. Si costeggiano le paratie della diga che forma il Lago di Mercatale, si supera il livello dell’invaso e in pochi ma severi tornanti si arriva al paese che domina lo specchio d’acqua dall’alto. Alle nostre spalle si impone la Rocca Ubaldinesca, rinascimentale, soprannominata “Arca dell’Arte” perché durante la Seconda Guerra Mondiale custodì migliaia di capolavori di artisti del calibro di Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca, Mantegna… per evitare che fossero trafugati dai nazisti in ritirata o distrutte dai bombardamenti alleati.

Il museo degli spaventapasseri

Riagganciamo i pedali, diamo una tirata di freni per controllare che sia tutto in ordine e ci ributtiamo in discesa per poi puntare al secondo borgo, stavolta arroccato in cima ad uno sperone roccioso. Il suo nome è Frontino, non è molto noto come meriterebbe, ma si fregia di essere nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. E in effetti è un piccolo scrigno, dato che in un paio di vie ciottolate lunghe due centinaia di metri racchiude una torre dell’orologio completamente coperta da verdissima edera che lascia libero solo il quadrante con le lancette. C’è poi il museo degli spaventapasseri con i buffi manichini che sbucano da un porticato. Infine ospita il giardino intitolato a Giacomo Leopardi con tanto di busto del poeta portato in dono dalla cittadinanza di Recanati.

La salita è evidentemente dedicata a Pantani e al suo cielo
La salita è evidentemente dedicata a Pantani e al suo cielo

Destinazione Carpegna

Ma è tempo di riprendere il cammino. Ci avviciniamo di buon passo verso gli 800 metri del paese di Carpegna.

«Andrea vuoi due ciliegie?», chiede Giacomo che già si è fermato a bordo strada a saccheggiare l’albero. «Eccolo lì il Carpegna – dice – saliremo al Cippo dal versante est, quello classico».

Aggirato il seicentesco Palazzo dei Principi, iniziano ben presto i 6 chilometri al 10 per cento, tra faggi, querce e cerri. I primi due chilometri ce li prendiamo per studiare la salita, ma arrivati al tornante che mostra “il cielo del Pirata”, come indica la scritta sul muretto, ci rendiamo conto di dove siamo».

Andrea, vuoi un po’ di ciliegie? La stagione è quella giusta…
Andrea, vuoi un po’ di ciliegie? La stagione è quella giusta…

«E’ dura, d’accordo – prosegue – e ci affidiamo all’ultimo pignone. Ma nonostante ciò (o forse proprio per questo) nulla impedisce alla mente di vagare con l’immaginazione e vedertelo lì davanti a te. Pantani che si allena, sfuggire via sui pedali dietro uno dei ventidue tornanti, magari con la divisa rosa del Tour del 2000, oppure con quella classica gialla della Mercatone Uno, con la bandana o forse senza.

Una strada per pensare

«Questa è una salita da meditazione – dice Giacomo tra un respiro e l’altro – fra un po’ supereremo la sbarra che chiude il transito alle auto, la strada si restringerà ulteriormente e io spesso ci vengo apposta anche da solo. In autunno, poi, diventa un tappeto rosso».

Il Pirata romagnolo era solito allenarsi fin quassù
Il Pirata romagnolo era solito allenarsi fin quassù

Ha ragione, è una salita intima: per il suo fascino, per essere immersa nel bosco e dunque sempre all’ombra, per i suoi tornanti che si contorcono su di essa.

Nel silenzio più totale, alla nostra sinistra un piccolo ramo nel bosco si spezza e cade sull’erba. Poi una vocina sbuca dai faggi, taglia le fronde e arriva a noi.

«E’ sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie. Non ho bisogno, prima di un Giro o un Tour, di provare una ad una tutte le grandi salite. Una volta sola, se ricordo bene, sono andato a dare un’occhiata in anticipo al Mortirolo e al Montecampione. Ma in macchina. E non mi è servito neanche molto. Il Carpegna mi basta».

Anche Merckx brillò su questa salita nel 1973: un cartello lo ricorda
Anche Merckx brillò su questa salita nel 1973: un cartello lo ricorda

Una voce nel bosco

Giacomo, ma tu lo hai mai visto Pantani quassù? «Capitava a volte di vederlo sfrecciare in discesa davanti al bar di Carpegna. Oppure sai che faceva? Arrivava qui sopra al Passo Cantoniera, dal versante romagnolo. Li c’è la locanda “Il Mandriano” (dopo ti ci porto). D’inverno Marco… costringeva Roberto, il gestore di allora, a seguirlo con lo scooter per la discesa verso Carpegna che faremo anche noi. E poi di nuovo su per questa salita, in modo da essere più sicuro, in compagnia, soprattutto in questo tratto dove le macchine non passano. Ogni volta che Roberto lo racconta gli si inumidiscono gli occhi…».

L’acqua non manca. Qui ci si rinfresca prima della salita finale
L’acqua non manca. Qui ci si rinfresca prima della salita finale

Una pigna rotola giù lungo il ciglio della strada, la schiviamo con un supplemento di fatica e la voce del bosco si rifà viva: «Da Coppi in poi è una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c’è passato. Io non le conto più le volte che l’ho fatta, allenandomi. Direte che sono un tradizionalista…».

Anche Pogacar

Ci ritroviamo d’istinto a forzare la mano, scattando in presa bassa sul manubrio, anche se per pochi metri. Ci sono cartelli che suddividono l’ascesa in tratti dai nomi evocativi. Ad esempio il settore “Fuga Merckx” misura 2 chilometri, ha una pendenza media del 12 per cento e massima del 18…

Al Cippo sembra quasi di sentir parlare Pantani: la sua storia è qui
Al Cippo sembra quasi di sentir parlare Pantani: la sua storia è qui

E oltre alle ruote di Pantani, Coppi e Merckx, all’ultima Tirreno-Adriatico qui hanno “bruciato” l’asfalto anche quelle di Pogacar, con la doppia ascesa del Carpegna innevato, in una sorta di fil rouge che lega questi fuoriclasse e le loro epoche distanti decenni, ma non così lontane come sembra.

Finalmente in cima esce il sole, c’è anche una benedetta fontanella poco prima della divertente e panoramica discesa con vista sul Sasso Simone e Simoncello. Ottimo per asciugarsi il sudore prima di tornare in paese. E’ qui, sul valico posto a 1.415 metri di quota, al fianco della gigantografia di Pantani vittorioso a Courchevel nel suo ultimo Tour de France, che la voce degli alberi conclude il suo discorso.

«Direte che sono un tradizionalista. Forse sì. Sempre ad allenarmi sulle stesse strade di casa. Sempre a spingere gli stessi rapporti che uso in corsa. Sempre in giro senza borraccia, perché mi bastano quelle quattro fontane che so io dove sono. Una proprio a Carpegna».

Fortunato studia da grande e Basso lo osserva. Sentite qua…

14.03.2022
5 min
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Nonostante un paio di buchi in discesa e un guasto tecnico che l’ha costretto a fermarsi, Lorenzo Fortunato sul Carpegna ha venduto la pelle a carissimo prezzo. Era la prima salita di stagione, affrontata per giunta in un clima da lupi, eppure lo scalatore bolognese ha chiuso prima di corridori ben più navigati come Uran e Barguil e tutto sommato non troppo lontano da Evenepoel. Intendiamoci, niente di stratosferico, eppure un piccolo segnale da un ragazzo che ha iniziato la stagione al piccolo trotto, avendo i suoi obiettivi da maggio in avanti. E che, soprattutto, sta vivendo in una dimensione per lui totalmente nuova.

Lo scorso anno di questi tempi, nessuno sapeva chi fosse. Ora è uno dei più attesi e salutati
Lo scorso anno di questi tempi, nessuno sapeva chi fosse. Ora è uno dei più attesi e salutati

Ne abbiamo parlato perciò con Ivan Basso. La Eolo-Kometa ha investito parecchio per trattenerlo ed è chiaro che si aspetti degli altri passi avanti dopo le vittorie del 2021. Abbiamo scritto di recente su quanto sia difficile confermarsi, perciò con Ivan cerchiamo di capire quali siano e quanto alte le attese.

Che idea ti sei fatto di Lorenzo?

E’ un ragazzo che sta tirando fuori quello che aveva fatto vedere nelle categorie giovanili e che poi aveva perso per troppo tempo. Lo smalto di correre nelle prime posizioni. Ha faticato un po’ a riprenderlo. In questo momento lo vedo che vuole correre da campione, ma ancora non può, non ce l’ha dentro. Non ha ancora la statura per farlo e l’esempio c’è stato a Carpegna.

Sul traguardo di Carpegna, Fortunato è arrivato con Uran e Barguil
Sul traguardo di Carpegna, Fortunato è arrivato con Uran
Che analisi hai fatto?

Ne ho parlato con lui dopo la tappa. Ha voluto fare corsa con i migliori e non ha osato. Non ha voluto anticipare insieme a Rosa perché aveva paura di staccarsi e ha portato a casa un dignitoso 17° posto. In una corsa così, può sembrare un risultato da poco, ma se guardiamo con chi era e dov’era un anno fa, quando non aveva fatto ancora un piazzamento nei primi 50…

Sta prendendo le misure?

Credo sia giusto che si metta alla prova, ma per ottenere dei risultati deve correre sicuramente in un altro modo, non come a Carpegna. Però a me piacciono i corridori che a volte prendono la responsabilità, fanno delle cose e poi capiscono che era meglio gestirla in un altro modo. Non li considero errori, li considero percorsi di crescita. E’ un corridore che secondo me ci farà divertire durante la stagione.

Con Gavazzi verso la partenza di Apecchio, nel giorno di Carpegna
Con Gavazzi verso la partenza di Apecchio, nel giorno di Carpegna
Che cosa poteva fare di diverso a Carpegna?

Ha fatto un’ottima gara, ma penso che se avesse osato nella prima scalata, avendo le gambe per arrivare 17° prima di Uran e gli altri, avrebbe potuto scollinare con 15-30 secondi e non avere poi problemi in discesa. Tra l’altro deve migliorare, perché ha preso due buchi proprio venendo giù.

Come si pone Fortunato davanti a certe osservazioni?

Ascolta i ragionamenti, li analizza e a volte ne propone altri. Fortunato è uno dei corridori più intelligenti che ho avuto nella mia gestione.

Fra gli aspetti da curare, la discesa, nella quale Fortunato a tratti è insicuro
Fra gli aspetti da curare, la discesa, nella quale Fortunato a tratti è insicuro
Stando così le cose, al Giro ha senso correre per fare classifica?

Il modo in cui correremo al Giro è un’idea in evoluzione anche nella mia testa, non ce l’ho ancora chiaro. Devo dire la verità: mi ha sorpreso positivamente questo suo inizio di stagione. Tenete conto che adesso deve fare un ritiro in altura di tre settimane, poi le ultime due gare di rifinitura prima del Giro. Quindi non pensavo fosse così avanti. Dopo lo Zoncolan si è confermato all’Adriatica Ionica. Ha fatto un ottimo Lombardia correndo con i migliori. Ha già fatto un secondo posto alla Ruta del Sol, ma non era preparato per andar forte. Doveva fare una buona primavera, ma il suo obiettivo è più avanti.

Sappiamo che va bene in salita, avete lavorato ad esempio sulla crono?

Quest’inverno, è andato con Sean Yates (uno dei diesse della squadra, ndr) a Londra per tre giorni in galleria del vento. Sean si sta occupando di lui per l’aspetto crono e la cura dei dettagli. Abbiamo Zanatta che cura di più programmi e risorse umane, in stile Liquigas diciamo. Mentre Yates invece si occupa di materiali e posizione.

D’inverno Fortunato è stato per 3 giorni a Londra con Sean Yates, studiando per la crono
D’inverno Fortunato è stato per 3 giorni a Londra con Sean Yates, studiando per la crono
Non c’è rischio che Lorenzo si metta addosso troppa pressione?

Deve farlo! Secondo me è una persona molto intelligente e poi abbiamo visto che la regge molto bene. Non solo quella che gli mettiamo noi, ma anche quella che si mette da sé, correndo e analizzando ogni cosa che fa. Lo vedo correre da grande. Io credo che Fortunato non abbia nulla da invidiare a Damiano Caruso o al Ciccone di turno.

Non gente qualunque…

Non posso proiettarlo in direzione Nibali ovviamente, però ricordo quando Damiano correva con noi alla Liquigas e vinse la tappa alla Coppi e Bartali. Avreste pensato allora che avrebbe fatto secondo al Giro? Era un ragazzo forte, che aveva fatto delle bellissime cose da under 23. Però doveva crescere, lavorare nel modo giusto, trovare sicurezza. Mancava la maturità che ora l’ha portato a ottenere dei risultati. Lorenzo può seguire il suo percorso. Di questo sono piuttosto sicuro. E può farlo con noi…

Pogacar a Carpegna fra le bandiere gialle del Pirata

12.03.2022
6 min
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Gli chiesero come mai gli piacesse correre all’antica, attaccando da lontano. Marco li guardò e in tutta risposta gli domandò se il suo attaccare da lontano non fosse in realtà troppo moderno. Vedere Pogacar attaccare da lontano sulla sua salita, in sella a una bici priva di freni a disco e in mezzo ai tifosi tutti gialli del Pirata, ha richiamato vecchi ricordi. Il Carpegna oggi è bastato anche a lui.

«Alla fine – dice Manuele Mori, che ha vissuto la tappa dalla seconda ammiraglia del UAE Team Emiratesci teneva a correre sulla salita di Pantani. Conosce la storia di Marco, Tadej conosce la storia del ciclismo. E oggi era importante vincere».

Sulla salita di Pantani, non sono mancati i tifosi del Pirata
Sulla salita di Pantani, non sono mancati i tifosi del Pirata

Il ricordo di Marco

Pogacar arriva e sorride. Si siede. Saluta e racconta. Gli occhi azzurri ti guardano fissi per farti capire che hai la sua attenzione. La montagna guarda il paese. Lassù dove tutto parla di Pantani, si è corso a zero gradi. E adesso che il sole inizia a nascondersi, gli sguardi si fanno intirizziti.

«Lassù tante cose ricordavano Pantani – dice – io non ho potuto seguirlo perché sono troppo giovane, ma oggi è stato speciale, perché i tifosi hanno riportato indietro la storia.

Pogacar ha attaccato a circa 4 chilometri dallo scollinamento e ha fatto subito il vuoto
Pogacar ha attaccato a circa 4 chilometri dallo scollinamento e ha fatto subito il vuoto

«Non mi sento mai imbattibile – prosegue – anche quando sono solo, penso sempre che qualcuno può venire a prendermi. Non sottovaluto nessuno, per questo quando attacco vado a tutto gas, senza sapere che cosa succederà. E oggi ero davvero a tutta, in questo freddo. In poche settimane sono passato dal caldo del deserto al gelo di queste montagne. Il mio corpo si adatta bene, ma certo non è troppo salutare».

L’orgoglio di Majka

In questa piccola antologia del giorno UAE, le voci compongono un quadro di entusiasmo diffuso. Non c’è esaltazione e nemmeno stupore. Semplicemente questo ragazzo sta rendendo tutto naturale e facile. I compagni sul rettilineo di arrivo avevano negli occhi l’orgoglio d’aver contribuito a un’altra impresa.

«E’ andata come è andata – diceva Rafal Majka – con il gruppo che si è un po’ spaccato nella discesa tecnica. Ma lui è un fuoriclasse. La squadra ha lavorato bene, ma nell’ultima discesa con i freni normali non è stato facile. Tadej è un fuoriclasse che può vincere tante corse. Manca un solo giorno e domani speriamo di vincere un’altra Tirreno».

Rispetto per Remco

Soler diceva che lavorare per lui è facile e che è davvero contento di aver scelto questa squadra. Intanto Mori continua il racconto.

«Vogliamo portare a casa la generale – dice – per questo tutti gli avversari ci facevano paura. In una corsa a tappa, soprattutto in giornate come questa, può succedere di tutto. Per questo uno come Remco meritava e merita rispetto».

Evenepoel ha perso con l’onore delle armi, arrivando a 4’01”
Evenepoel ha perso con l’onore delle armi, arrivando a 4’01”

Evenepoel si è staccato durante la prima ascesa del Cippo ed è arrivato al traguardo a 4 minuti dal vincitore. Il freddo è stato uguale per tutti, la fatica no. 

Discesa pericolosa

Fuori dalla tenda che ospita la conferenza stampa, i cori dei tifosi quasi impediscono di sentire. E anche la domanda in apparenza più banale, la mastica a lungo e risponde entrando nei dettagli.

Pogacar freschissimo e disponibile alle interviste: un recupero da campione
Pogacar freschissimo e disponibile alle interviste: un recupero da campione

«Soler ha fatto un buon passo sulla salita – sta dicendo – e quando Marc si è spostato, Landa ha attaccato. Ha cambiato ritmo varie volte, finché ho provato ad accelerare io e ho attaccato. Ho pensato che se non altro avrei ottenuto di andare giù da solo. Non ho capito perché il Bahrain abbia attaccato nella prima discesa. Prendendo il rischio di cadere e di rompersi qualche osso. Ma anche se sono sceso da solo, non è stato facile arrivare in fondo. Anche in discesa ero a tutta…».

Landa soddisfatto

Landa infatti le ha provate tutte e anche se alla fine è rimbalzato contro un muro, sul traguardo sembrava felice di aver ritrovato sensazioni sopite dopo un 2021 da dimenticare possibilmente alla svelta.

Landa ha chiuso al terzo posto, dopo una bella serie di attacchi
Landa ha chiuso al terzo posto, dopo una bella serie di attacchi

«Ho provato – sorrideva – ma era troppo freddo per fare di più. Ho una buona forma, ho cominciato piano ma sto crescendo e sono contento. Sapevamo che prima avessimo attaccato, più dura sarebbe venuta. Ma quando Pogacar parte, è di un altro pianeta. L’anno scorso avevo finito stanco, di testa e fisico, una giornata come questa, chiusa al terzo posto, mi dà grande motivazione».

La Sanremo? Perché no…

E mentre ormai si comincia a pensare al trasferimento verso San Benedetto del Tronto, dove domani si concluderà la Tirreno-Adriatico, la gente rientra nelle case e i tifosi sfollano. Manca una settimana alla Sanremo e la suggestione di vedere Tadej sulla Cipressa come prima di lui un giorno anche Marco, si fa largo in sala stampa.

Sul traguardo di Carpegna, un’altra fuga vincente dopo quella alle Strade Bianche
Sul traguardo di Carpegna, un’altra fuga vincente dopo quella alle Strade Bianche

«Ma la Sanremo è un’altra cosa rispetto a oggi – sorride lui bonario – è la corsa più facile da finire e la più difficile da vincere. Possono vincerla i velocisti e anche gli scalatori. Noi abbiamo un buon team, non riesco a pensare ora se davvero potrei vincere».

Questo non significa che ci abbia rinunciato. Trentin ha dovuto lasciare anzitempo la Parigi-Nizza. Quando le stelle sono allineate in modo così speciale, non esistono traguardi impossibili. Tadej Pogacar riesce a far sembrare semplici cose che si ritenevano ormai impossibili. Attaccare da lontano. Fregarsene delle convenzioni. Accettare la sfida a testa alta. Per questo forse sotto al palco lo acclamavano come uno di casa. Come se in qualche modo lo avessero già visto…

Simmons: barba rossa e maglia verde. Un americano sul Cippo

12.03.2022
5 min
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Capelli e barba rossa, lentiggini e un anello incastonato nel lobo dell’orecchio sinistro. I selfie col publico, il “dammi il cinque” con i tifosi e due occhi buoni. Quinn Simmons, 21 anni, è proprio il classico americano country. Gli manca solo la camicia di flanella a quadri!

Noi scherziamo, ma questo è un corridore vero. Il portacolori della Trek-Segafredo ha vinto il mondiale juniores al secondo anno in di categoria. E la scorsa stagione si è portato a casa una tappa e la classifica generale del Tour de Wallonie.

L’americano anche in corsa non ha lesinato “i cinque” col pubblico a bordo strada
L’americano anche in corsa non ha lesinato “i cinque” col pubblico a bordo strada

Obiettivo verde

E’ al terzo anno alla Trek-Segafredo ed è sempre cresciuto un po’. E la sua crescita è culminata oggi ai 1.367 metri del Cippo di Carpegna. Sulla salita dedicata a Pantani, con una grinta e una forza di quelle importanti, il barbuto americano man mano ha fatto fuori i suoi compagni di fuga. E parliamo di gente come Alaphilippe, Honorè, Aranburu… che sono ben più scalatori di lui. 

«E’ stata dura? Certo che è stata dura – racconta Simmons in zona mista – E’ stata una lunga giornata: 215 chilometri con così tanti metri di dislivello non sono mai facili. E’ stato un lungo viaggio tra queste montagne».

«Avevamo un obiettivo con la squadra. E l’obiettivo era mettere almeno uno di noi in fuga per andare a prenderci definitivamente questa maglia. Ce l’abbiamo fatta. Quando puoi conquistare una maglia in una gara del WorldTour è davvero bello. E per me è la prima volta. Quindi, ovviamente, sono felice».

«Sono soddisfatto della mia prestazione e di quanto sto facendo. Alla fine sono davvero solo al mio secondo anno da pro’. Penso che sia difficile contare il primo anno con il Covid e tutto il resto».

Con quel “tutto il resto”, probabilmente Simmons, fa riferimento alla squalifica impostagli dal team per un presunto Tweet a sfondo razzista. Ma evidentemente deve aver imparato la lezione. Tanto che la stessa Trek-Segafredo gli ha già prolungato il contratto di un anno, fino al 2023.

Simmons (classe 2001) in fuga durante la Apecchio-Carpegna. Alto 182 centimetri per 72 chili, non è uno scalatore puro
Simmons (classe 2001) in fuga durante la Apecchio-Carpegna. Alto 182 centimetri per 72 chili, non è uno scalatore puro

Motore grosso, grosso

Obiettivo centrato dunque. La maglia verde Simmons se l’è presa nel corso della quarta tappa di questa Tirreno-Adriatico e l’ha proprio cercata. Anche quel giorno, verso Bellante, c’era un circuito finale. Anche quel giorno era in fuga. E anche quel giorno Quinn è stato l’ultimo a cedere al ritorno del gruppo e a rilanciare proprio per andare a caccia di punti sui Gpm. 

«Questa maglia la cercavamo – spiega Paolo Slongo, uno dei diesse della Trek-Segafredo – oggi volevamo la fuga a tutti i costi. In realtà anche ieri Quinn ci aveva provato. E ci era pure riuscito, a dire il vero. Solo che sul primo Gpm si era toccato con Alaphilippe, aveva danneggiato una ruota e per fermarsi cambiarla aveva perso la fuga appunto. Ma soprattutto aveva perso i punti dei Gpm».

«Ha un gran bel motore questo ragazzo. Ha vinto da giovane e si è presto adattato al ciclismo dei grandi. Ha un grande potenziale anche in prospettiva. E’ un corridore da classiche. E’ uno da Fiandre, anche se tiene bene in salita ed è molto veloce. Gli piace un sacco la Strade Bianche (la scorsa settimana è stato settimo, ndr)».

L’americano è stato un’ottimo biker. E ogni tanto la usa ancora. Tra le sue passioni anche arrampicata e scialpinismo (foto Instagram)
L’americano è stato un’ottimo biker. E ogni tanto la usa ancora. Tra le sue passioni anche arrampicata e scialpinismo (foto Instagram)

Dna da biker

E questo non è un elemento da poco. Simmons infatti un po’, un bel po’, di offroad ce l’ha nel Dna. Questo ragazzo viene da Durango, Colorado, uno dei templi della Mtb. Una delle località dove è nata la ruote grasse. E con la quale lui stesso ha mosso le prime pedalate, tanto da prendere parte anche alla Coppa del mondo juniores e da vincere il titolo nazionale nel cross country.

Forse anche da questo si capisce il suo stile. Il suo modo di essere molto biker appunto.

«Eh sì – riprende Slongo – Quinn è un tipo naif. Ma nel senso buono! E’ un ragazzo a cui piace proprio andare in bici, stare nella natura. Lo vedete così grosso, con la barba, ma è un compagnone, in squadra scherza. Non è un taciturno».

Quinn dopo l’arrivo. Con 10 punti di vantaggio su Pogacar la maglia verde è matematicamente sua
Quinn dopo l’arrivo. Con 10 punti di vantaggio su Pogacar la maglia verde è matematicamente sua

Uomo squadra

E a questo giudizio di Slongo, si sposano bene le parole dopo l’arrivo (e i fatti in corsa) dello stesso Simmons.

«Ho fatto il mio lavoro – dice Simmons – Una volta presi i punti del Gpm, in discesa sono andato regolare e così al giro dopo ho anche potuto aiutare “Cicco” nella scalata finale. Anche per questo è stata una giornata di successo per noi della Trek».

Dicevamo un tipo naif. Poco prima del passaggio sotto la campana dell’ultimo giro, quando era già nel tratto transennato, Quinn ha messo il piede a terra. Ha visto un massaggiatore e all’improvviso ha fermato la bici. 

Cosa era successo?

«Oh – ribatte quasi stupito – come cosa era successo? I miei piedi erano freddi! Mi sono infilato i copriscarpe – mentre ce li indica – avevo visto quanto faceva freddo lassù e mi sono coperto».

Domani il Carpegna, luogo di fatica e ricordi: parla Siboni

11.03.2022
5 min
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«L’aneddoto più bello – ricorda Marcello Siboni, una vita al servizio del Pirata – è dei tempi alla Carrera, quando partì senza aver fatto colazione e poi come al solito decise di allungare. Fece il Carpegna e quando finì la discesa si rese conto di essere svuotato e di non avere in tasca neanche una lira. Allora entrò in un negozio. “Sono Marco Pantani, non ho un soldo e ho una fame nera. Mi date un paio di barrette di cioccolata per arrivare a casa?”. Ovviamente gli diedero quello che chiedeva e lui ripartì. Mi disse che quando arrivò all’incrocio di Savignano, dove adesso c’è la rotatoria, era talmente sfinito che non ricordava nemmeno di essersi fermato al semaforo. Il giorno dopo ovviamente tornò su e gli portò i soldi per pagare quel che aveva mangiato».

Siboni raggiunse Pantani alla Carrera nel 1995 e ci rimase fino al 1999
Siboni raggiunse Pantani alla Carrera nel 1995 e ci rimase fino al 1999

Una vita da gregario

Domani c’è il Carpegna, che probabilmente deciderà la Tirreno-Adriatico del 2022 e come ha detto ieri Ciccone a fine intervista, è la salita del Panta. Chi meglio di Siboni può raccontarci che cosa abbia rappresentato quella salita per Marco e cosa possiamo aspettarci?

Marcello (in apertura nella foto Facebook) parla poco, abituato per una vita a starsene da parte. Amico, prima che compagno di squadra. Erano sempre insieme, anche quando Marco scoprì i rollerblade e lo convinse a seguirlo. Erano gli anni alla Carrera. Li incontrammo a Cesenatico, Marcello aveva il gesso al polso destro. Era caduto dai pattini, ma a Boifava dissero che era successo con la bici

Dal 1997 Siboni ha corso alla Mercatone Uno, nata attorno al suo capitano
Dal 1997 Siboni ha corso alla Mercatone Uno, nata attorno al suo capitano

Ritorno di fiamma

E’ stato professionista dal 1987 al 2002, con Ariostea, Jolly Componibili, Carrera e Mercatone Uno. Dopo qualche anno a riprendere le misure della vita, ha aperto la sua bottega di bici a Cesena. Cicli Siboni, zona Ponte Vecchio. Prima della pandemia vendeva anche qualcosa, ora si occupa soltanto di riparazioni. E soprattutto ha ripreso a pedalare.

«La passione si attenua – sorride abbassando lo sguardo – ma non si spegne. Seguo le corse. Sto vedendo i numeri di Pogacar, è fortissimo. Seguo anche voi su bici.PRO, ho visto quando siete nati. Mi piace tutta la parte dell’allenamento e dell’alimentazione, perché da quando ho ripreso a pedalare, ho capito che è cambiato il mondo. Di quel periodo è passato tutto, normale che sia così. Per fortuna qualcuno a volte si ricorda…».

Nel 1998, c’era anche lui nel team che conquistò il Giro d’Italia
Nel 1998, c’era anche lui nel team che conquistò il Giro d’Italia
Il Carpegna mi basta…

La sua frase, mi viene la pelle d’oca. Molte volte andava su da solo, perché aveva bisogno di ascoltare le sue vocine. La salita è dura, ma non lunghissima. Eppure valutando le sue sensazioni, Marco riusciva a capire se stesse bene. Niente strumenti, solo quello che gli dicevano gambe e testa.

Andavate mai insieme?

E’ capitato, però fino al Cippo non tante volte. Invece a Carpegna capitava più spesso (il paese si trova circa a metà salita e domani sarà sede di arrivo, ndr).

A Cesenatico con Tonina e Paolo, davanti alle due biglie dedicate a Marco
A Cesenatico con Tonina e Paolo, davanti alle due biglie dedicate a Marco
Pensi mai a quel periodo?

Non potrei mai fare finta di niente, non è che ti dimentichi o lo metti da parte. Sono stati periodi brevi ma intensi, tra una sfortuna e l’altra. Indimenticabili.

Segui le battaglie di Tonina per arrivare alla verità?

Capisco il dispiacere che ha addosso. A volte mi chiedo chi glielo faccia fare, perché Marco comunque è sempre ricordato, ma quello che è riuscita a dimostrare su Campiglio è stato eccezionale. La dimostrazione che ci fu qualcosa contro di lui. Ognuno ha il suo carattere, quello di Marco era unico. Si sentì subito tradito dall’ambiente ed era da capire.

Perché?

Era il portavoce del gruppo, a volte gli dicevo che forse si sentiva troppo indistruttibile. E infatti al primo intoppo l’ambiente e chi governava il ciclismo non fecero nulla per aiutarlo. Marco si è buttato giù perché capì di essere da solo. Non è facile da accettare.

A settembre fino al Cippo per un’intervista con Marangoni (foto Facebook)
A settembre fino al Cippo per un’intervista con Marangoni (foto Facebook)
Ti senti più con quei compagni di squadra?

Abbiamo creato un gruppo whatsapp con Zaina, Conti, Fontanelli, Fincato. Propongo sempre di organizzare una rimpatriata. Una volta in Romagna, una volta in Veneto… Si dice ma non si fa. Anzi, scrivilo, così magari si convincono.

Sei più tornato in bici a Carpegna?

Ci sono tornato a settembre, perché Marangoni mi ha proposto di fare un video. Prima abbiamo girato a Cesenatico. Poi siamo andati a Carpegna con la macchina e abbiamo fatto l’ultimo tratto.

Siboni ha la sua officina a Cesena: si occupa di riparazioni (foto Facebook)
Siboni ha la sua officina a Cesena: si occupa di riparazioni (foto Facebook)
Pensi che farà male al gruppo?

La faranno due volte, si farà sentire e l’arrivo è vicino all’ultimo scollinamento.

La discesa com’è?

Sempre stretta, ma con meno curve rispetto all’altro versante. Magari non ci saranno distacchi abissali, ma vedrete che faranno un po’ di casotto. Soprattutto se Pogacar corre lassù come alla Strade Bianche. Ci farà divertire.

La settimana inizia con la Tirreno: attesa per il Carpegna

06.03.2022
5 min
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Un giorno dopo la Parigi-Nizza, la Toscana saluta la partenza della Tirreno-Adriatico che quest’anno cambia pelle e distribuzione, con la conclusione di domenica, anziché il classico martedì. Non solo. Cronometro in partenza a Camaiore, volata finale a San Benedetto del Tronto e al sabato il doppio Carpegna. Non ci sarà l’arrivo in salita, ma la tappa farà comunque male. Non mancano neppure i muri fermani, che richiameranno il pubblico marchigiano nel venerdì che annuncia il gran finale. Eppure, nonostante tutto ciò, la sensazione è che sarà meno dura che in passato. Staremo a vedere…

Difficile dire se la nuova collocazione in calendario farà perdere alla Tirreno la palma di miglior avvicinamento alla Sanremo, che troverà un ultimo test nella Milano-Torino che si correrà di mercoledì.

Lo scorso anno Pogacar corse la crono finale in maglia di leader
Lo scorso anno Pogacar corse la crono finale in maglia di leader

Pogacar su tutti

L’elenco degli iscritti è come al solito sontuoso. E anche se la Parigi-Nizza può vantare quest’anno un parterre decisamente interessante, per caratteristiche del percorso la Tirreno richiama nuovamente gente tosta, con Pogacar a minacciare la doppietta e i soliti show.

Ci saranno uomini di classifica, capitanati appunto dallo sloveno, che arriverà a Camaiore fresco dell‘impresa alla Strade Bianche. Fra gli sfidanti il Mas rigenerato dal lavoro con Piepoli, Vingegaard, Ciccone, Richie Porte, Carapaz, Kelderman, Evenepoel, Mohoric, Caruso, Bardet, Wellens, Uran, Lopez, Fuglsang e Fortunato. Viene quasi male alle dita, scrivendoli tutti.

Poi ci sono i cacciatori di classiche, tirati da Alaphilippe, il solito Pogacar (che gioca da jolly come Van Aert in Francia), Sagan, Cosnefroy, Asgreen, Merlier, Van Avermaet e Kristoff.

E siccome la volata finale li attira di molto, ecco i velocisti: Cavendish, Merlier, Demare, Nizzolo, Viviani, Ackermann, Ewan, Bouhanni, Meus e Dainese.

Le sette tappe

Il percorso conta sette tappe, una meno della Parigi-Nizza, ma con un totale di 1.133,9: appena 62,5 chilometri meno della corsa francese. E a guardare il dettaglio giornaliero, è evidente come la media giornaliera della Tirreno sia di 161,98 mentre quella della Parigi-Nizza si attesti a quota 149,55.

TAPPAGIORNOPARTENZA-ARRIVOCHILOMETRI
1ª tappa7 marzocronometro individuale: Lido di Camaiore-Lido di Camaiore13,9
2ª tappa8 marzoCamaiore-Sovicille219
3ª tappa9 marzoMurlo-Terni170
4ª tappa10 marzoCascata delle Marmore-Bellante202
5ª tappa11 marzoSefro-Fermo155
6ª tappa12 marzoApecchio-Carpegna215
7ª tappa13 marzoSan Benedetto del Tronto-San Benedetto del Tronto159
La tappa dei muri marchigiani nel 2021 fu croce e delizia per Mathieu Van der Poel, quest’anno assente
La tappa dei muri marchigiani nel 2021 fu croce e delizia per Mathieu Van der Poel, quest’anno assente

Volate e muri

Andando nel dettaglio, la crono di apertura ricorda il percorso di quella a squadre a Camaiore, con la differenza del giro di boa collocato prima. Crono totalmente piatta e media stellare. Non a caso fra i cronman al via spiccano Ganna, Asgreen, Evenepoel, Pogacar, Affini e Vingegaard.

La seconda tappa potrebbe già essere occasione per velocisti. Ci sono saliscendi per tutto il giorno, ma è tale il livello dei velocisti al via che, se non va via una fuga, è assai probabile la prima volata della Tirreno 2022. E se così sarà, la rivincita verrà già l’indomani sul traguardo di Terni, prima che i velocisti cedano il posto ai cacciatori di tappe e agli uomini da classiche.

Il circuito finale di Bellante del giovedì, dopo la triste sfilata sulla Salaria del terremoto e della mancata ricostruzione, proporrà tre scalate della salita finale che, dopo 200 chilometri si farà rispettare: 4,7 chilometri con pendenze intorno al 7% e uno strappo all’11% nell’ultimo chilometro.

Il giorno di Fermo, un assaggio di Liegi. Monte Urano. Capodarco. Primo passaggio a Fermo. Madonna d’Ete e ancora Fermo, con quel passaggio al 21% (in tutto 800 metri al 12,6% di pendenza media) che dal fondovalle riporta il gruppo sulla strada principale verso l’arrivo.

Doppio Carpegna

La musica cambia l’indomani con la doppia scalata del Carpegna, salita che deve la sua fama agli allenamenti di Marco Pantani. Sarà affrontata per due volte negli ultimi 45 chilometri, in cui il termine pianura perde di ogni significato. La salita misura 6 chilometri, ha dislivello di 594 metri e pendenza media del 9,9%, con punte del 15% in avvio. A questo punto tutto sarà deciso, con l’ultimo chilometro in leggera ascesa a chiudere le danze.

L’indomani a San benedetto del Tronto, cinque passaggi sul traguardo e poi lo sprint, per un circuito che ricalca il classico e piattissimo percorso della crono. E a quel punto non resterà che sollevare il classico forcone di Nettuno e incoronare il nuovo Re dei Due Mari.

Suzuki Bike Day, ciclismo e sicurezza sulla salita di Pantani

08.06.2021
3 min
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Qualche giorno fa, in occasione della giornata mondiale della bicicletta, Suzuki ha ufficialmente annunciato una bellissima iniziativa ciclo turistica dedicata agli appassionati di ciclismo.

Appuntamento il 10 luglio

Il Suzuki Bike Day, questo il nome dell’evento, sarà una manifestazione cicloturistica non competitiva patrocinata dalla Federazione Ciclistica Italiana, e si svolgerà sabato 10 luglio a Carpegna, in provincia di Pesaro Urbino, proprio al confine tra le Marche e l’Emilia Romagna. Tutti i partecipanti al Suzuki Bike Day avranno la possibilità di percorrere un tracciato ad anello lungo 16 chilometri, sfidando i propri limiti su una salita leggendaria, il Cippo Carpegna, e trascorrendo una giornata speciale all’insegna di sicurezza e di performance sostenibili: due valori perfettamente condivisi dalla filosofia Suzuki.

Al Suzuki Bike Day parteciperà anche Davide Cassani
Il Suzuki Bike Day si terrà il 10 luglio a Carpegna
Al Suzuki Bike Day parteciperà anche Davide Cassani
Il Suzuki Bike Day si terrà il 10 luglio a Carpegna sulle strade di Pantani

«Il Carpegna mi basta…»

Come anticipato, il tracciato del Suzuki Bike Day misurerà sedici chilometri e comprenderà l’impegnativa ascesa al Monte Carpegna. Con il punto più basso posto a 627 metri sul livello del mare, e lo scollinamento posto a quota 1.367 metri, il percorso prevederà un dislivello complessivo di 740 metri, con tratti in salita che raggiungeranno anche punte al 15%.
Il Monte Carpegna è una delle salite più conosciute in Italia, memorabile in quanto è stata la preferita da Marco Pantani per i propri allenamenti.
«Lì ho iniziato a costruire le mie vittorie – affermava Pantani – non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare una ad una tutte le grandi salite: il Carpegna mi basta».

Si “sale” con Cassani

In occasione del Suzuki Bike Day, il percorso sarà chiuso, presidiato da volontari locali, regolato da segnaletica e arricchito con due punti di ristoro: alla fine della salita e all’arrivo. Il traffico veicolare sarà completamente azzerato, in modo tale che i ciclisti potranno percorrere il tracciato in assoluta sicurezza, dalle 9:00 e fino alle 13:30. Ospiti d’onore della giornata saranno Davide Cassani, il Direttore Tecnico delle squadre nazionali italiane, ed alcuni atleti che pedaleranno a fianco dei partecipanti.

Davide Cassani parteciperà al Suzuki Bike Day
Davide Cassani parteciperà insieme ad altri atleti importanti al Suzuki Bike day

Il ricavato alla Fondazione Scarponi

Partecipare al Suzuki Bike Day è davvero semplice. Sarà necessario iscriversi entro il prossimo 8 luglio tramite il portale dedicato e compilare l’apposito modulo online. La conferma della partecipazione avverrà invece a seguito del versamento della quota di iscrizione pari a 5 Euro. La quota comprenderà il pacco gara, il frontalino personalizzato con il proprio nome, ma solo per chi si iscriverà entro venerdì 2 luglio. Inoltre, sarà compresa la copertura assicurativa, l’accesso ai due ristori e l’assistenza sanitaria. Ciascun partecipante potrà percorrere il tracciato con qualsiasi tipologia di bicicletta: da corsa, Mtb oppure e-bike.
Importante: il ricavato del Suzuki Bike Day sarà interamente devoluto alla Fondazione Michele Scarponi, la nota iniziativa istituita in memoria del campione marchigiano prematuramente scomparso che finanzia progetti al fine di educare al corretto comportamento stradale e alla diffusione di una cultura nel rispetto delle regole: due temi condivisi e particolarmente cari a Suzuki.

suzukibikeday@suzuki.it
endu.net/it/events/suzukibikeday