Canturino 1902

Tutti in montagna. Gli juniores del Canturino ripartono così…

05.01.2026
6 min
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Il tema dei giovani resta caro a bici.PRO. E dopo tutte le polemiche, le analisi e le “fotografie” di un movimento che sta vivendo un’evoluzione mai così rapida, torniamo a parlare di fatti con chi sul territorio ci lavora ogni giorno. Andiamo quindi in casa del Canturino 1902, storica società giovanile lombarda.

Gli juniores del Canturino 1902 sono reduci da un ritiro in quota, o meglio in montagna, perché l’Alpe del Viceré è situata a circa 900 metri di altezza, sulle montagne che sovrastano Cantù. Altro che il caldo della Spagna: qui si fa di necessità virtù. Tutti sulle alture dietro casa, per stare insieme, conoscersi, ma soprattutto ossigenarsi e iniziare a lavorare per una stagione che, soprattutto per i ragazzi di secondo anno, potrebbe già rivelarsi cruciale.

A raccontarci come sono andate le cose è Marco Peraboni, direttore sportivo del Canturino 1902.

Canturino 1902
Giornate fredde ma soleggiate: si faceva la distanza sì, ma a piedi
Canturino 1902
Giornate fredde ma soleggiate: si faceva la distanza sì, ma a piedi
Marco, prima di tutto: come stanno i ragazzi?

Stanno bene, li ho visti anche ieri. Dopo i giorni in montagna abbiamo fatto la prima uscita in bicicletta, giusto per iniziare a prendere confidenza con il mezzo. Le nuove bici le abbiamo consegnate lunedì scorso.

Quanti ragazzi avete quest’anno?

Ne abbiamo dieci: uno straniero e nove italiani, equamente divisi tra primo e secondo anno. Più o meno lo stesso numero della passata stagione. Io sono entrato quest’anno assieme al mio amico e team manager Fabio Dante, che ha voluto affidarmi il ruolo di direttore sportivo. Avevamo già collaborato insieme nel lontano 2002-2003 alla Cervini da Santa. Ci siamo ritrovati dopo più di vent’anni, anche se siamo sempre rimasti in contatto. Io sono stato 12 anni alla NamedSport, che ha chiuso i battenti nel 2024.

E l’anno scorso cosa hai fatto?

Avendo saputo tardi della chiusura della squadra, sono rimasto fermo. Ho avuto un paio di offerte tra i dilettanti, una in Toscana e una in Veneto, ma non mi andava di allontanarmi troppo. Poi diventa difficile seguire davvero i ragazzi: gli spostamenti complicano tutto, sia dal punto di vista logistico che economico. A giugno Fabio mi ha chiamato, mi ha parlato dei cambiamenti in atto al Canturino ed eccomi qui.

I ragazzi riuniti attorno al tavolo con il preparatore Giacomo Conti, allenatore del Canturino 1902
Canturino 1902
I ragazzi riuniti attorno al tavolo con il preparatore Giacomo Conti, allenatore del Canturino 1902
Com’è stato l’approccio con questo nuovo gruppo?

L’approccio è stato molto entusiasta. Rientro dopo 13 anni nel mondo juniores e sapevo come funzionava, anche se negli ultimi 5-6 anni è cambiato parecchio. Ormai già dagli allievi vengono a prenderti e si fa a gara per assicurarsi i migliori corridori.

Perché avete scelto di fare un ritiro in quota?

Perché credo che la prima cosa in assoluto sia creare il gruppo. I ragazzi devono andare d’accordo tra loro: è essenziale. In questa fascia d’età, se non gli stai vicino e non dai anche input su certi valori, rischiano di perdersi tra cellulare, internet e social. E spesso, tramite questi mezzi, credono di sapere già tutto. Guardano i professionisti e cercano di copiare il loro idolo.

Cosa avete fatto in questi tre giorni?

Fondamentalmente conoscerci. Capire il loro carattere, vedere come stanno insieme. Visto che la stagione inizia il primo di marzo, abbiamo scelto qualcosa di alternativo: camminate in montagna, stare tutti insieme, creare un po’ di competizione senza esasperazione, divertendoci. Ho voluto dormire con i ragazzi, mangiare con loro, vivere il ritiro insieme a loro. La società ci ha messo a disposizione tutto e questo è stato molto positivo. Il primo giorno abbiamo anche sbagliato strada e alla fine sono venute fuori quasi sette ore e mezza di cammino! Ma l’hanno presa bene. Sono aspetti che mi mancavano.

Canturino 1902
Da sempre il Canturino 1902 ha svolto attività ad ottimi livelli tra gli juniores. Per il 2026 si propone con 10 ragazzi
Canturino 1902
Da sempre il Canturino 1902 ha svolto attività ad ottimi livelli tra gli juniores. Per il 2026 si propone con 10 ragazzi
In che senso?

Negli under 23, a fine stagione scendono dalla bici, fanno tre settimane di vacanza e poi ripartono subito, spesso ognuno con il proprio preparatore. Alla fine ti devi adeguare. Negli juniores questo aspetto è ancora gestibile. Noi abbiamo un unico preparatore che segue tutti. Io ho sotto controllo i loro programmi e i lavori svolti. E poi li ho tutti vicini, tranne lo straniero che arriva dalla Polonia e lo vedremo a metà gennaio.

Avete dormito tutti all’Alpe del Viceré?

Io sì, mentre Dante faceva avanti e indietro. Ma dalla colazione alla cena siamo sempre stati tutti insieme.

Come si svolgeva la giornata tipo?

La società ci ha prenotato un albergo e il gestore, che è amico del Canturino, ci ha trattato molto bene. Sveglia verso le sette e mezza, un po’ di ginnastica mattutina e colazione alle otto e un quarto. Un’ora dopo partivamo per le escursioni. Tolto il primo giorno, più lungo del previsto, nelle altre due giornate abbiamo camminato tra le quattro e le cinque ore. Prima di partire si indicava il percorso e si andava. Due ragazzi erano della zona e conoscevano un po’ i sentieri.

Canturino 1902
Questi giorni in montagna sono serviti ai ragazzi del Canturino 1902 a cementare il gruppo
Canturino 1902
Questi giorni in montagna sono serviti ai ragazzi del Canturino 1902 a cementare il gruppo
E al rientro?

Tornavamo intorno alle due e mezza e facevamo merenda. In squadra abbiamo una nutrizionista, Rossella Ratto, che ci ha indicato cosa mangiare. Un giorno è salito anche il preparatore, Giacomo Conti, che ha spiegato ai ragazzi alcuni concetti legati all’allenamento in sella, al potenziometro, al suo utilizzo, il recupero…

Come hanno reagito i ragazzi?

Con attenzione. Ho messo qualche paletto: si può ridere e scherzare, ma quando si parla di ciclismo e di cose serie servono rispetto e attenzione. Ognuno deve rispettare il proprio ruolo. I ragazzi che c’erano già, soprattutto quelli di secondo anno, stanno dando il buon esempio ai nuovi. Di quei cinque, solo due erano già in squadra nel 2025. Il gruppo è stato quasi rivoluzionato. Proprio questi due mi hanno detto che ora credono di più nel progetto e si sentono più coinvolti. Gli altri li abbiamo osservati io e Dante sui campi di gara, soprattutto tra gli allievi. Sono ragazzi che cercheremo di valorizzare nel tempo.

Cosa ti ha colpito di più in questi tre giorni?

I due ragazzi di secondo anno mi hanno fatto una buona impressione. Hanno l’approccio giusto, parlano molto e trascinano il gruppo. Per esperienza, se hai uno o due leader positivi diventa più facile creare un ambiente sano. Poi siamo tutti nuovi, anche noi dello staff, e c’è entusiasmo: questo aiuta molto.

Canturino 1902
Girare in doppia fila è necessario ma delicato in situazione di traffico aperto (foto Instagram)
Canturino 1902
Girare in doppia fila è necessario ma delicato in situazione di traffico aperto (foto Instagram)
Il dialogo resta centrale…

E’ la cosa più importante: ti ascoltano. Poi bisogna anche lasciarli fare. Un esempio banale: Remco Evenepoel ha “inventato” le leve girate verso l’interno e oggi tutti le usano così. I ragazzini lo imitano e tu glielo lasci fare appunto. Poi l’UCI ha messo dei limiti perché diventava pericoloso. Da lì ne è nato anche un discorso sulla sicurezza.

E cosa avete detto loro?

Gli ho spiegato che oggi la strada è molto più pericolosa di una volta. Bisogna evitare gesti inutili, stare sempre attenti. Per uno sgarro rischi di finire a terra. Anni fa un mio corridore rispose a un’automobilista che, secondo lui, aveva sbagliato manovra: quello lo buttò giù apposta. Risultato: clavicola rotta. Da qui il rispetto verso gli altri, l’attenzione sempre al massimo ai bivi. Qualche giorno fa li ho fatti girare in doppia fila: sono meccanismi fondamentali a questa età, ma non facili da attuare nel traffico.

Conosciamo Mattia Sambinello, l’altro italiano della Hagens

18.11.2023
5 min
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La maturità scolastica ce l’avrà la prossima estate, quella agonistica sembra proprio averla trovata quest’anno. Un salto qualitativo, condito da quattro vittorie e una quindicina di piazzamenti, che ha permesso a Mattia Sambinello di essere preso dalla Hagens Berman Axeon-Jayco (in apertura foto Davide Morello).

Guardando lo score ottenuto quest’anno dal diciottenne varesino di Corgeno con la maglia del Canturino, si potrebbe dire che sia un corridore per tutte le stagioni. O quanto meno Sambinello ha dimostrato di saper vincere – ed esprimersi al meglio – da marzo a ottobre con grande costanza. Normale che anche su di lui fossero arrivati gli occhi degli osservatori stranieri. Il suo è l’ennesimo passaggio di un nostro junior in una formazione estera. Un trend che, al netto delle motivazioni, si sta allargando sempre di più ed è spesso sognato dagli stessi ragazzi. Abbiamo quindi voluto seguire Mattia nel suo cammino verso il team continental gestito da Axel Merckx, dove troverà Samuele Privitera.

Sambinello conquista la prima vittoria a marzo a Lodrino, in Svizzera. Battuti Arthur Guillet e Luca Giaimi (foto instagram)
Sambinello conquista la prima vittoria a marzo a Lodrino, in Svizzera. Battuti Arthur Guillet e Luca Giaimi (foto instagram)
Com’è andato il tuo 2023 in generale?

E’ stata una stagione molto buona, con tanti piazzamenti di valore, oltre alle quattro vittorie. Onestamente non mi aspettavo di fare così bene. Mi sono sentito più maturo rispetto all’anno prima ed ora lo sono ancora di più per il passaggio alla Hagens.

Cos’è cambiato principalmente dall’anno scorso?

Nel 2022 era normale che mi mettessi al servizio della squadra, che imparassi a conoscere la categoria. Però direi che quest’anno sono entrato più in sintonia col mio diesse Andrea Arnaboldi e col mio preparatore Ruggero Borghi (ex pro’ per dodici anni a cavallo del Duemila, ndr). Fra di noi c’è stata un’evoluzione e tutto è stato più semplice. Riuscivo a mettere in pratica meglio i loro tanti consigli. E poi c’è stato anche l’aspetto fisico. Ad esempio, avevo lavorato bene in inverno in palestra per essere pronto ai nuovi rapporti liberi da spingere. Quest’anno sentivo sempre la catena in tiro e ne ho beneficiato in corsa.

Che tipo di corridore sei?

Devo ancora scoprirmi fino in fondo, però mi definisco un passista veloce. Fisicamente sono 1,80 per 66 chilogrammi e per la verità me la cavo abbastanza bene anche in salita. Su quelle lunghe e regolari, anche se fatte forte, riesco a stare davanti. Soffro ancora invece i cambi di ritmo. Su questo e altro lavorerò per la nuova avventura che mi attende.

Sambinello ha doti da passista veloce e tiene bene anche sulle salite lunghe, ma soffre i cambi di ritmo (foto Davide Morello)
Sambinello ha doti da passista veloce e tiene bene anche sulle salite lunghe, ma soffre i cambi di ritmo (foto Davide Morello)
Cosa ti aspetti dal prossimo anno?

Sono sulla stessa lunghezza d’onda di Samuele (Privitera, ndr). Anch’io, come vi ha detto lui, mi aspetterò di prendere delle bastonate. Sono preparato a questo. Dovrò abituarmi a tante situazioni difficili in corsa, ma credo che dopo tante “botte”, saprò anche reagire e prendere le giuste contromisure. Anzi, a tal proposito avere in squadra Samuele sarà importante. Ci conosciamo bene da tanto tempo e sono sicuro che ci supporteremo reciprocamente. Lo dicevo con lui che saremo un riferimento l’uno per l’altro.

Il contatto con la Hagens come è avvenuto?

Premetto che quest’anno, se avessi fatto un certo tipo di risultati, ero partito con l’intenzione di andare all’estero, soprattutto per un’esperienza di vita. Il tutto è nato grazie al mio procuratore che a maggio mi fece fare un test incrementale da mostrare a qualche squadra. La Hagens era una di queste e a giugno mi hanno contattato per approfondire il discorso. Devo dire che già a marzo/aprile si erano fatte avanti alcune squadre italiane, però era ancora un po’ presto per intavolare certe trattative.

Sambinello vorrebbe restare nel giro azzurro anche da U23. Quest’anno ha disputato il Trophée Centre Morbihan (foto CA Photographies)
Sambinello vorrebbe restare nel giro azzurro anche da U23. Quest’anno ha disputato il Trophée Centre Morbihan (foto CA Photographies)
Con chi ti sei sentito della nuova squadra?

Mi hanno chiamato sia Koos Moerenhout che Axel Merckx (rispettivamente diesse e team manager, ndr) e potete immaginare la mia gioia. L’impressione è stata subito ottima. So che troverò una squadra molto organizzata e con una bella mentalità. Mi sto già allenando con la nuova bici e finora non mi hanno fatto mancare nulla.

C’è qualcosa che ti ha colpito dai colloqui con loro?

Sì, certo, soprattutto la chiacchierata con Axel. Mi ha detto che nel 2024 dovrò mettere la scuola al primo posto (Mattia frequenta l’istituto aeronautico di Gallarate dove studia trasporti e logistica con una buona media voti, ndr). Anzi, se dovessi iniziare ad andare male, non mi farà correre finché non recupererò. Questo è un grande stimolo per me. Penso di avere più stimoli che pressioni. Potrò preparare la maturità con serenità e contestualmente crescere con calma senza l’assillo dei risultati con la squadra.

Il quarto ed ultimo successo Sambinello lo ottiene in Piemonte a metà settembre, superando Perracchione e Mellano (foto instagram)
Il quarto ed ultimo successo Sambinello lo ottiene in Piemonte a metà settembre, superando Perracchione e Mellano (foto instagram)
Mattia Sambinello che obiettivi si è prefissato per la nuova stagione?

Ne ho tanti, tutti legati fra loro. Mi concentrerò sull’essere ciclista a tutti gli effetti e su tanti dettagli pre e post gara. Tutti aspetti che accresceranno la mia esperienza, specie nelle gare al Nord o in quelle a tappe. Mi piacerebbe correre il Giro NextGen, ma dovrò organizzarmi bene con la maturità. Vorrei anche tenere vivo il legame con la nazionale dopo le corse di quest’anno. Ai risultati ci penserò in un secondo momento, non devo avere fretta. Ho firmato un contratto di due anni e so che alla Hagens, se uno è forte, prima o poi riesce a venir fuori.

Stage femminile, una rarità. BePink prima a farlo

06.10.2023
7 min
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Lo stage è sempre un momento importante nel quale l’atleta può scoprire il ciclismo del piano superiore e il diesse può verificare la sua opera di scouting. Tra gli uomini è ormai una consuetudine, con i “dilettanti” che possono provare tra i pro’, tra le donne invece è una novità, quantomeno per il ciclismo italiano. A sdoganare questa prassi è stata recentemente la BePink-Gold, che ha reclutato le junior Martina Testa e Vittoria Grassi per le gare di fine stagione.

L’impatto per le ragazze può anche essere più traumatico di quello dei colleghi maschi. Giovani di 18 anni abituate al massimo a gare open (miste tra elite e juniores) e di colpo catapultate in corse internazionali per capire cosa le attenderà l’anno successivo. Per capire meglio com’è andato questo periodo di apprendistato, abbiamo voluto sentire sia Testa (in apertura foto BePink) sia Walter Zini, team manager del team continental lombardo.

Novità. Zini ha sperimentato con piacere lo stage e propone di promuoverlo maggiormente (foto BePink)
Novità. Zini ha sperimentato con piacere lo stage e propone di promuoverlo maggiormente (foto BePink)

Investimento per il futuro

«La nostra iniziativa – spiega il tecnico della BePink-Gold – è stata una novità per il ciclismo italiano. All’estero so che qualche squadra lo ha già fatto, ma qui siamo stati i primi. Dopo i campionati italiani di fine giugno ho iniziato a pensarci, visto che qualche contatto lo avevo già. I regolamenti consentono di provare un massimo di due atlete maggiorenni che corrono tra le juniores e quindi ho chiamato queste due ragazze. Onestamente devo dire che siamo contenti di aver sfruttato la possibilità e un pochino mi pento di non averlo fatto prima, anche se non tutti gli anni o le circostanze sono uguali. La Federazione non promuove molto questa situazione, ma dovrebbe incentivarla di più, magari anche per più di due ragazze. Per noi team è un piccolo investimento per il futuro.

Due atlete diverse

«Martina e Vittoria – prosegue Zini – sono due atlete agli antipodi non solo nelle caratteristiche fisiche ma anche in quelle caratteriali. Martina nasce passista scalatrice, però deve ancora capire quali siano le sue vere doti, visto che quest’anno si è buttata spesso e volentieri in volata. E’ piuttosto riservata, ma ha tanta grinta e del fondo. Ha debuttato al Gp Reynders in Belgio, corsa di oltre 130 chilometri che ha finito bene. E sapete bene come siano le gare in Belgio. Ha avuto un assaggio di quello che farà l’anno prossimo. Vittoria invece è una velocista ed è una vera agonista. E’ più abituata a certi contesti visto che è nel giro azzurro di strada e pista. Col suo team (la BFT Burzoni, ndr) aveva già corso all’estero. Entrambe hanno fatto buone gare, dandosi da fare, ed entrambe nel 2024 dovrebbero correre con noi anche se manca ancora l’ufficialità».

Testa e Grassi (seconda e terza da sx) dopo le gare da stagiste saranno compagne di squadra nel 2024 (foto Facebook)
Testa e Grassi dopo le gare da stagiste saranno compagne di squadra nel 2024 (foto Facebook)

Il tirocinio di Martina

Sette gare da stagista non sono poche, anzi sono proprio un bel banco di prova, soprattutto se le corri tra Belgio e nord della Francia. Martina Testa corre per il Canturino ed in stagione ha conquistato due terzi posti oltre ad una lunga serie di piazzamenti nelle top 10. Con la BePink-Gold però ha forse ottenuto qualcosa di meglio rispetto a quei risultati. Benché abbia un carattere abbastanza timido, la determinazione in bici è una risorsa che le ha consentito di farsi notare.

«So che Walter – racconta la bergamasca di Cene – stava controllando i miei risultati e il primo contatto con lui c’è stato a maggio. Mi ha chiesto se fossi disposta a fare lo stage dal primo di agosto in poi, ma che mi avrebbe voluto riparlare solo dopo il mio diciottesimo compleanno (17 luglio, ndr) per capire se nel frattempo fosse cambiato qualcosa. Queste gare da stagiste sono state dure, tutte di alto livello e con percorsi impegnativi. Tuttavia è stata un’esperienza incredibile, specialmente con la prima trasferta in Belgio dove c’è tanto pubblico e tanto tifo. Quell’atmosfera ti dà molta carica».

Assaggio di futuro

«E’ stato un anticipo di quello che troverò la prossima stagione – riflette – e ringrazio il Canturino, Walter e la BePink per avermi permesso di fare queste corse» Conoscevo le ragazze della BePink – continua Testa – solo di nome, non avevo mai parlato con nessuna nemmeno alle gare open. Mi hanno accolto molto bene, ho legato subito con tutte. Silvia Zanardi ha fatto gli onori di casa presentandomi tutte le compagne e lo staff. Sono stata spesso in camera con lei per ricevere tanti consigli visto che lei è la ragazza più esperta. Sinceramente mi sono tolta un bel po’ di ansia con questa sua introduzione, così l’anno prossimo posso arrivare più preparata».

Differenze e insegnamenti

Correre una gara internazionale tra le elite quando sei ancora una junior del secondo anno è un bel salto nel buio. Non ci sono solo il chilometraggio o il ritmo di diverso, ma anche tutti i momenti che non vengono mai indicati in un ordine d’arrivo.

«Ovviamente ho corso con la mia bici – va avanti Martina – usando il mio casco e le mie scarpe, ma l’abbigliamento, tra divisa estiva e qualche capo più pesante, era tutto preparato in modo impeccabile con le mie taglie. La prima differenza che ho notato è stato lo staff. Il Canturino è una squadra ottima per le junior, ma siamo abituate ad andare alle corse col nostro allenatore, che fa quasi tutto lui, e con altre poche persone. Alla BePink naturalmente c’erano più figure ed ognuna di loro con un ruolo ben definito. L’altra grande differenza è l’ammiraglia in appoggio, che per me è stato più mentale che pratico. In ogni caso in queste corse volevo rendermi utile per le compagne e un po’ di volte sono andata io dall’ammiraglia per prendere da bere e mangiare per loro. Ho avuto qualche problema a prendere le borracce, ma sto imparando come si fa.

Testa ha disputato il Giro di Lunigiana col Canturino vincendo la maglia a pois di miglior scalatrice (foto facebook)
Testa ha disputato il Giro di Lunigiana col Canturino vincendo la maglia a pois di miglior scalatrice (foto facebook)

I rifornimenti

«Sono rimasta sorpresa dai rifornimenti – va avanti – prima della partenza lo staff della BePink allestisce un tavolo su cui mettono gel, barrette energetiche o proteiche o ancora paninetti. Oppure le borracce con sola acqua o sali minerali o maltodestrine. In pratica è come se tu componessi il tuo sacchetto da prendere durante la corsa. Naturalmente tra le juniores non siamo abituate così. D’altronde prima del debutto in Belgio Walter mi aveva detto che sarebbe stato come il mio primo giorno di scuola. Tutto nuovo e diverso, dovevo scordare quello che avevo visto o fatto fino a quel momento. In generale mi ha detto che devo continuare ad essere determinata sempre, in ogni gara. Ho capito subito che Walter è un tecnico severo e che pretende molto dalle sue atlete, però è stato anche molto comprensivo con me, visto che stavo disputando le mie primissime gare internazionali tra le elite».

Obiettivi futuri

Martina Testa ha sicuramente tratto delle indicazioni per l’anno prossimo, oltre ad un bel ritmo nelle ultime uscite. Per il 2024 però dovrà fare i conti con una stagione che si dividerà per forza di cose tra maturità e bici. La sua determinazione si palesa anche su questi argomenti.

«Le gare all’estero fanno la differenza – spiega – e ho sentito che avevo un altro passo nelle corse juniores e open che ho disputato nel mezzo. Rispetto all’anno scorso, ho fatto una bella crescita. Da quando corro, questo è stato il primo anno in cui sono andata forte, facendo risultati. E’ stato un bel crescendo. A settembre, ad esempio, ho notato quanto fossi migliorata sotto tanti punti di vista, a cominciare dalle tattiche di gara. Devo ancora imparare molto, ma sono pronta a farlo».

Zanardi ha fatto gli onori di casa con Testa, presentandole staff e compagne (foto uff. stampa BePink)
Zanardi ha fatto gli onori di casa con Testa, presentandole staff e compagne (foto uff. stampa BePink)

Diploma e bici

«Nella prossima stagione – conclude Testa – vorrei diplomarmi senza problemi a scuola (frequenta a Bergamo un istituto tecnico con indirizzo ambientale, ndr) e fare bene nelle gare di inizio stagione. Tengo molto alla scuola, ma altrettanto al ciclismo. La mia intenzione è quella di portare avanti gli impegni da subito senza dover aspettare per forza la fine della maturità per dedicare più tempo alla bici. Di questo sono convinta, così come mi piacerebbe iniziare a lavorare sulle crono. Non ne ho fatte tante però mi piacciono e vorrei capire se ne sono portata o meno».

Canturino 1902, un’annata da ricordare

12.11.2020
3 min
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C.C. Canturino 1902, un nome, una storia, tanti campioni. Da questo mitico club ne sono passati tanti di corridori con la C maiuscola. L’ultimo della serie risponde al nome di Andrea Bagioli, ora in forza alla Deceuninck-Quick Step.

Tricolore e Buffoni

«Da una parte è stata una delle più belle stagioni di sempre – commenta il direttore sportivo Andrea Arnaboldi – 25 corse disputate, vittorie nel Trofeo Buffoni e soprattutto nel Tricolore e anche in altre gare. Un team di ragazzi affiatati in cui tutti, anche il campione italiano Andrea Montoli, dava una mano e si sacrificava per il gruppo. Dall’altra parte penso: ah se si fosse corso tutto l’anno…! Ma va bene così.

Ultimi preparativi prima del via di una gara
Ultimi preparativi prima del via di una gara

«Il merito di questa stagione proviene dall’anno scorso. Abbiamo individuato i ragazzi già da allievi, li abbiamo fatti crescere e abbiamo raccolto i frutti. Durante il lockdown a volte abbiamo tenuto duro per tenerli su di morale. Non è stato facile per un ragazzo restare allenato quando non si sapeva nulla».

Gara, Livigno, gara…

I giallo-blu hanno lavorato davvero bene. Lo staff è stato compatto e ha trasmesso questa compattezza ai ragazzi. Dopo il debutto stagionale ad Extragiro, il Canturino si è fermato subito, stavolta per scelta, spiazzando un po’ tutti, vista la brama di corse. 

«In accordo con il nostro preparatore, Ruggero Borghi, abbiamo mandato i ragazzi a Livigno – riprende Arnaboldi – hanno fatto due settimane di altura e si sono allenati ognuno prestando attenzione agli aspetti in cui erano più carenti. Da agosto in poi siamo andati alle corse in forma, fino a quel 5 settembre, quando a Padova abbiamo vinto il campionato italiano. Ci mancava dal 1972, è stata la mia vittoria più bella da direttore sportivo. Anche Bagioli ci ha chiamato».

Il Canturino 1902 nell’ultimo ritiro sul Garda
Il Canturino 1902 nell’ultimo ritiro sul Garda

Più scuola, meno ciclocross

In Canturino la scuola viene prima di tutto. Ai ragazzi viene data la giusta pressione. Per questo motivo il cross e la pista non sono in primo piano.

«La nostra filosofia – dice Arnaboldi – è che per fare pista serve tempo e da noi (Cantù, Como) i velodromi sono lontani. Per quel che riguarda il ciclocross qualcuno che lo faceva lo abbiamo avuto e con Guerciotti come sponsor tecnico non avremmo certo problemi, ma se devi iniziare da juniores non so quanto ne valga la pena. Quindi meglio concentrarsi sulla strada e non perdere altri giorni di scuola. Già facciamo il ritiro pre-stagionale sul Lago di Garda…

«Una volta in zona c’erano molte più squadre, sia di allievi e che di juniores, e ci si allenava tutti insieme. Adesso invece c’è chi è della provincia di Lecco, chi di Como, chi di Varese… e allora creiamo dei micro gruppi».

Per il prossimo anno il CC Canturino 1902 vedrà una rosa di 11 corridori, 4 di secondo anno e 7 di primo, anche se quasi certamente si arriverà a 12 unità con il tesseramento di un atleta del Nord Europa.

Montoli, dalla paura alla gioia del tricolore juniores

26.09.2020
3 min
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Andrea Montòli, con l’accento sulla seconda O. Anche per il grande Gino Bartali c’era un problema di pronuncia del suo cognome quando era agli inizi: a Ginettaccio l’accento glielo mettevano sulla seconda A. Speriamo che questa similitudine sia di buon auspicio per il giovane lombardo.

Scherzi a parte, Andrea Montoli, classe 2002, veste i colori del mitico C. C. Caturino 1902 e questa estate a Montegrotto Terme (Padova) si è laureato campione italiano juniores.

Andrea Montoli primo sul traguardo tricolore di Montegrotto Terme lo scorso 5 settembre
Andrea, partiamo da quel giorno tricolore…

Già dopo pochi chilometri ero in fuga con un gruppetto di 17. Poi ci hanno ripreso e sono ripartito con un altro drappello. Man mano ci sgranavamo e alla fine siamo rimasti in due, io e Lorenzo Germani. In totale ho fatto 110 chilometri di fuga su 140. Ho pensato che se volevo quel risultato me lo sarei dovuto cercare.

Hai sentito la pressione? O meglio, in generale senti la corsa?

Stavo bene e la corsa così ondulata era adatta alle mie caratteristiche, tuttavia non mi aspettavo di vincere. Non ero tra i favoriti. Quel giorno ero un po’ teso, però alla fine mi sono detto che era una gara come le altre. Soprattutto quest’anno, col fatto del covid, eravamo sempre gli stessi. Diciamo che ero più determinato che teso. Di solito non sono uno che si chiude prima del via, non sto in silenzio, scherzo coi compagni.

Hai una storia particolare. Un problema di salute che ti aveva anche impedito di correre e non solo…

Mi hanno trovato un linfoma tre anni fa, ho fatto sei cicli di chemio fin quando a novembre 2017 mi hanno dichiarato ufficialmente guarito. Ora continuo a fare dei controlli. Durante quel periodo ero debole, ho perso i capelli, però un paio di giri al mese con mio padre Mario riuscivo a farmeli. La bici era la mia passione. Quando i medici mi hanno detto che potevo risalire in sella è stato come ripartire da zero.

Come hai vissuto quei mesi?

Sono sempre stato molto motivato. Sapevo che la malattia c’era e che andava combattuta. Era una “cosa da fare” e così l’ho fatta, senza starci a pensare troppo. Ammalarsi a 15 anni non è da tutti. Spero che la mia storia possa essere da esempio per gli altri. Non bisogna arrendersi mai, i limiti si possono superare. Ho sentito la forza di un guerriero, perché è così che mi sentivo. Inoltre dire che i miei genitori me l’hanno “venduta” bene, mi hanno accompagnato pian piano e non hanno mai usato la parola tumore.

Quando sei tornato a correre? E soprattutto tutto ciò ti ha reso più forte?

Sono tornato a correre da allievo di secondo anno. Ora in corsa quando sono in difficoltà mi dico sempre di stringere i denti, che questa fatica è una vera cavolata. Per il resto ci sono le tattiche, i movimenti, i lavori di squadra che sono quelli e che si acquisiscono sempre di più. E in tal senso noi compagni della Canturino ci troviamo e ci muoviamo bene.

Prima hai detto che il percorso ondulato si adattava alle tue caratteristiche: che tipo di corridore ritieni di essere?

Un passista veloce. Mi sono piazzato bene anche nelle gare in salita, però preferisco gli strappi o al massimo le salite di 3-4 chilometri, avendo un buono spunto negli sprint ristretti posso dire la mia.

Dallo scorso anno Montoli corre per il C.C. Canturino, eccolo in posa con la maglia tricolore
E quindi all’italiano ti andava bene arrivare in volata? Conoscevi Germani?

Lui lo conoscevo, sapevo che era tra i migliori. Ho capito che ce l’avrei potuta fare ai 300 metri perché ero in seconda posizione, quella migliore per uno sprint a due.

Ti alleni da solo o con i tuoi compagni?

Esco spesso con i compagni di squadra e mi piace perché è più divertente che allenarsi da soli. Seguiamo i programmi di Ruggero Borghi. Facciamo le sue tabelle, ma senza potenziometro, almeno io. Ancora mi trovo bene solo con il cardio.

Hai un campione preferito?

Vincenzo Nibali, ho anche avuto modo di conoscerlo. E’ stato prima di una Coppa Bernocchi di qualche anno fa. Il nostro medico sociale era Carlo Guardascione che era anche il medico della Bahrain-Merida. Quando siamo andati nel suo hotel il dottore lo ha chiamato e Vincenzo è sceso. Abbiamo fatto le foto e ci ha fatto gli in bocca al lupo. Mi piace anche Peter Sagan e spesso ascolto le storie di Giuseppe Saronni, anche lui è di Parabiago come me.