A Busatto il titolo U23 con testa e gambe da campione

25.06.2023
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«Ancora devo realizzare di aver vinto il campionato italiano. L’ho sempre vista come una corsa difficile tatticamente. Credo sia l’apice di una crescita e spero di continuare così». Ha colto subito nel segno  Francesco Busatto neo campione italiano under 23. Il corridore della Circus-ReUz dopo l’arrivo ha parlato subito di gioia, di tattica e di crescita. 

Dopo l’alluvione in Romagna, Marco Selleri e Marco Pavarini, dirigenti di ExtraGiro, hanno fatto un altro piccolo miracolo (foto M. Isola)
Dopo l’alluvione in Romagna, Marco Selleri e Marco Pavarini, dirigenti di ExtraGiro hanno fatto un altro piccolo miracolo (foto M. Isola)

La corsa

La gara di Mordano si snodava sul circuito dei Tre Monti, quello famoso per il mondiale di Adorni e in parte di Alaphilippe

Da fare 171 chilometri e 2.300 metri di dislivello. Caldo, ma non impossibile e corsa subito vivace. Fuori c’è una fuga numerosa. Al quarto dei nove giri, sul forcing di Sergio Merisin, vanno via in otto, tra cui i tre del podio, Busatto appunto, Luca Cretti della Colpack-Ballan e Dario Igor Belletta della Jumbo-Visma Development. All’ottava tornata l’azione decisiva.

Busatto attacca deciso e solo Cretti riesce a rispondergli e anzi anche a rilanciare. Si capisce subito che i due ne hanno di più e scappano. E’ sprint a due… ma non c’è storia. Dopo la Liegi e l’Orlen Nations Grand Prix, Busatto infila un altro prestigioso successo.

«E’ un sogno che si realizza – ha detto Busatto dopo l’arrivo – non lontano da qui, sulla salita di Gallisterna, avevo visto vincere il mondiale ad Alaphilippe e anche io ci avevo corso su quelle strade. Strade che mi si addicevano oggi. Il percorso, con strappi pendenti alternati a tratti in cui la salita spianava, mi piaceva».

Partenza e arrivo a Mordano: 164 iscritti, 171 km, 2.300 m di dislivello percorsi a 40,343 di media oraria (foto M. Isola)
Partenza e arrivo a Mordano: 164 iscritti, 171 km, 2.300 m di dislivello percorsi a 40,343 di media oraria (foto M. Isola)

La tattica

Non è la prima volta che durante l’anno Busatto gioca bene le sue carte. E quando all’inizio ha parlato di tattica lo ha fatto a ragione.

«Della mia squadra – spiega il veneto – eravamo solo due e questo mi preoccupava. Abbiamo cercato di correre di rimessa all’inizio, lavorando per ricucire sulla prima fuga. Da lì però ho cercato di farmi trovare pronto su ogni attacco».

Come si dice: spesso la miglior difesa è l’attacco. Francesco aveva capito che non poteva permettersi di restare indietro nuovamente, meglio anticipare, anche perché era ben consapevole delle sue doti di finissseur.

Sul circuito dei Tre Monti sempre una bella cornice di pubblico (immagine Instagram)
Sul circuito dei Tre Monti sempre una bella cornice di pubblico (immagine Instagram)

Lucidità da campione

Nessuno gli aveva detto di correre così. Anche perché i diesse al seguito di Francesco e del suo compagno, Alessio Delle Vedove, non c’erano. E anche durante la settimana non si erano parlati poi così tanto.

«Non ci siamo parlati più di tanto – ha detto poi a mente fredda Francesco – ma ho cercato di correre secondo la mia esperienza, cercando di fare tutto il più diligentemente possibile».

«Sapevo di essere veloce, ma non ero sicuro di vincere. Ho capito però che potevo farcela quando all’imbocco dell’ultima salita il vantaggio continuava ad aumentare.

«In più io stavo bene ed ero pronto a rispondere a tutti gli scatti che avrebbe fatto Cretti, pur di cercare di arrivare in volata. Anche se devo dire che alla fine siamo andati abbastanza di comune accordo fino all’arrivo. E forse è stata anche un po’ più semplice di quello che mi aspettavo».

Busatto parla davvero con la lucidità del campione. Di chi ha tutto sotto controllo o semplicemente di chi è sicuro di sé. E questa sicurezza è un tassello di cui lui stesso ci ha parlato.

«Una sicurezza che ti viene con i buoni risultati e probabilmente adesso con questa maglia sarà ancora di più. Anche se un po’ di sicurezza l’avevo presa dopo la Liegi.

«In realtà poi non ero poi così sicuro. Anche perché la gamba non era proprio il massimo e soprattutto durante le prime salite ho avuto dei problemi di stomaco. Ho cercato di non mollare, di mangiare il più possibile… e per fortuna alla fine la gamba c’era. Forse perché anche gli altri non erano freschissimi».

Cretti (2001) all’attacco, Busatto (2002) lo incalza (foto Zannoni, come in apertura)
Cretti (2001) all’attacco, Busatto (2002) lo incalza (foto Zannoni, come in apertura)

Dediche speciali

Francesco racconta di un post Giro Next non facile. La stanchezza per la corsa rosa, unita al primo caldo lo hanno fiaccato. Ha detto che paga molto il primo caldo e anche per questo in settimana aveva fatto solo scarico.

«Nessun allenamento tirato – ha detto il bassanese – ho pensato solo a recuperare. Poi sarò uscito dal Giro Next anche con una grande gamba, ma a livello di sensazioni non mi sentivo proprio benissimo. Ripeto, la prima settimana di caldo la pago sempre un po’».

Prima di lasciarci c’è l’immancabile dedica: «A chi la dedico? Alla mia famiglia prima di tutto. Nei tanti anni in cui non ho avuto grandi risultati, quando facevo persino fatica a trovare squadra, loro ci sono sempre stati. Poi la dedico alla mia squadra. E ancora al mio preparatore, Paolo Santello. E’ grazie a lui se ho fatto un bel salto di qualità e se mi ha dato un modo diverso di vedere le cose.

«E infine una dedica va alla Campana Imballaggi Geo&Tex Trentino che mi ha ospitato due giorni per questa gara e che due anni fa mi ha preso quando ero praticamente “per strada”. Senza di loro non sarei qui adesso».

Il podio con Busatto, Cretti e Belletta. Quest’ultimo in volata ha regolato (a 1’47”) un drappello di 8 corridori
Il podio con Busatto, Cretti e Belletta. Quest’ultimo in volata ha regolato (a 1’47”) un drappello di 8 corridori

Parola a Piva

E poi c’è Valerio Piva, diesse della WorldTour di Busatto dal prossimo anno, la Intermarché-Wanty Gobert. Valerio è di ritorno dall’italiano dei pro’ quando lo intercettiamo. Da una parte gioisce, dall’altra meno, perché se Francesco ha vinto, Lorenzo Rota ha fatto ancora una volta secondo.

«Busatto è uscito bene dal Giro Next – dice Piva – e sapevamo che stesse bene. Sapevamo che si sarebbe potuto giocare le sue carte. Già durante il Giro ci era andato vicino due volte. Ancora non ho parlato con lui. Lo farò domani (oggi, ndr) e mi dirà bene come è andata la corsa».

Quella di Francesco è un’altra vittoria importante. Una vittoria che soprattutto arriva tra diversi piazzamenti altrettanto importanti, segno che il ragazzo ha una certa continuità di rendimento.

«E’ frutto di un lavoro di squadra, del suo direttore sportivo Kévin Van Melsen, del nostro staff. E infatti anche altri ragazzi stanno andando forte. Noi abbiamo investito su di lui. Ci abbiamo creduto. Fondriest ce ne aveva parlato bene. Lo abbiamo monitorato e lo abbiamo scelto. Ma questo non significa che ci fermiamo o che lui si dovrà fermare. Dobbiamo continuare a farlo crescere».

Tricolore U23 a Gabriele Benedetti, con una fuga magistrale

19.06.2021
4 min
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Gabriele Benedetti si è girato e dietro di sé aveva il vuoto. Solo una larga lingua di asfalto e due ali di pubblico con il tricolore che dominava. Bacchereto, era adornata a festa. E per il corridore della Zalf Euromobil Fior l’inno di Mameli ha iniziato a suonare già prima del traguardo. Almeno mille metri prima.

Ma quando si arriva così, da soli, specie nel ciclismo di oggi deve essere successo davvero qualcosa di grosso. E così è stato. Se non altro per l’andamento insolito della corsa.

L’arrivo di Benedetti. Per il toscano il rettilineo finale è stato una vera parata (foto Scanferla)
L’arrivo di Benedetti. Per il toscano il rettilineo finale è stato una vera parata (foto Scanferla)

Verso il paradiso

Pronti via. E poco dopo c’è già la fuga buona. Al ventesimo chilometro va via un drappello in cui ci sono anche corridori importanti, tra cui proprio Gabriele Benedetti. Il gruppo tentenna, davanti invece spingono forte. Pancia a terra e il vantaggio arriva a sfiorare i sei minuti. Si va d’amore e d’accordo ma un po’ il caldo, un po’ la stanchezza e un po’ qualcuno che non tira più, bisognava a prendere in mano la situazione, prima che dietro si scatenasse l’inferno.

Benedetti mena forte al penultimo passaggio e sulla salita di Madonna del Papa restano in due all’imbocco della tornata finale. Con il corridore di Terranuova Bracciolini c’è Mattia Petrucci della Colpack Ballan. All’ultimo giro ancora un affondo. Quello buono, quello decisivo, quello che fa sognare e spalanca le ali del paradiso a Benedetti. Solo che il paradiso dal Gpm è lontano 14 chilometri e dietro il gruppo arriva come un falco. Spingono tutti, dalla Colpack alla Biesse Arvedi, dalla General Store alla Petroli Firenze Hoppla.

«Gabriele ha fatto un’impresa – dice il diesse Gianni Faresin – mantenere 40” di vantaggio è un qualcosa di estremamente difficile e che dà un grande valore al ragazzo. Dietro tiravano forte, soprattutto la Colpack. Ma alla fine Benedetti è arrivato con 16” su Baroncini».

Il podio finale con nell’ordine: Benedetti, Baroncini e Petrucci (foto Scanferla)
Il podio finale con nell’ordine: Benedetti, Baroncini e Petrucci (foto Scanferla)

Tattica azzardata

In effetti in molti attendevano la Colpack: aveva gli uomini più forti e anche i più veloci. Comunque la si metteva, la squadra di Colleoni era la favorita.

«Per questo bisognava giocare d’anticipo, bisognava fare qualcosa – continua Faresin – in un italiano non puoi aspettare sempre, te lo devi giocare. Abbiamo azzardato, ma ci siamo riusciti.

«Gabriele capitano? Diciamo che era tra i nostri ragazzi che poteva fare bene. Noi diamo a tutti la possibilità di avere i propri spazi in relazione alle esigenze della squadra. Bisognava entrare nelle azioni e così abbiamo fatto».

Intanto da “casa” Luciano Rui seguiva la corsa con attenzione. E pochi istanti dopo la vittoria era con noi a gioire: «Questo ragazzo – racconta Ciano – era un prodigio da juniores, Faresin lo ha ricostruito. Lui può fare davvero il corridore da grande, soprattutto per le corse di un giorno. E poi ascolta. E’ un ragazzo con i piedi per terra. Spesso è con noi in ritiro in Veneto e non è facile lasciare casa (la Toscana, ndr)».

In casa Zalf si fa festa nella calura toscana
In casa Zalf si fa festa nella calura toscana

Talento ritrovato

E quello che dice Rui ce lo ricordiamo anche noi. Proprio Faresin, questo inverno, ci disse che Benedetti era un talento da recuperare: ma in cosa? Come? In ogni caso sembra esserci riuscito.

«Beh, lo abbiamo recuperato direi – spiega con orgoglio Faresin – Aveva iniziato bene a La Torre, ha colto due buoni quarti posti in altre gare internazionali, mancava un acuto… Non è un uomo di classifica, ma al Giro voleva fare bene. Ha provato ad andare in fuga, ma è stato un Giro corso in modo molto chiuso e di conseguenza ha raccolto poco, nonostante abbia corso bene e ci abbia provato spesso. Tuttavia ne è uscito bene e questo risultato lo ripaga di tanti sacrifici. Ha rimediato bene alla sua “delusione”.

«Come lo abbiamo recuperato? Dandogli responsabilità in corsa, facendolo credere in sé stesso. Io lo vedo sempre tranquillo, ma proprio ieri mi ha detto che al Giro U23 sentiva un po’ la pressione, mentre oggi era più sereno».