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Passa Benedetti e Montemarciano applaude

22.06.2021
4 min
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Domenica mattina, verso le 10, Gabriele Benedetti ha preso la sua Pinarello ed è uscito in bici nelle vie di Montemarciano, Arezzo, un borgo nel cuore della Toscana. Una di quelle domeniche mattine d’estate perfette per fare la sgambata. Fa caldo e la gente passeggia, magari va al bar o a messa. Quando però vede passare Gabriele, lo saluta, lo ferma, gli fa i complimenti per il campionato nazionale vinto il giorno prima.

Cose così te le porti dietro per sempre. «Sabato notte – racconta Gabriele che a letto aveva la maglia tricolore con sé – praticamente non ho dormito tanta era l’adrenalina per la vittoria, l’eccitazione per la serata. L’ho passata con amici e famigliari. Siamo andati “dal Cioni”, un ristorante di Loro Ciuffenna famoso tra i ciclisti».

Benedetti festeggiato dai compagni della Zalf Desirée Fior
Benedetti festeggiato dai compagni della Zalf Desirée Fior
Gabriele, prima di tutto complimenti, insomma: Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna, Montemarciano… vieni da una terra di grande tradizione ciclistica.

Eh sì. Di queste parti sono Nocentini, Bennati, ci sono parecchie corse e la Ruota d’Oro che è internazionale. Eh si, poi ieri erano davvero tutti in festa per me. Mi seguono da quando ero piccolo.

Come hai iniziato?

In pratica mi ha… costretto mio babbo Alessio – dice Benedetti in pieno accento toscano – lui è stato un dilettante. Mi ha messo in bici da bambino. Ho iniziato da G1 e ho vinto la prima gara e da lì mi sono appassionato anche io. Ne ho sempre centrate parecchie e questa cosa mi è piaciuta.

Il Giro U23 però non è andato benissimo, anche se non sei un corridore da corse a tappe…

Vero, ho sentito parecchio la pressione. Proprio perché non sono un corridore daclassifica cercavo di fare bene nelle tappe, soprattutto quelle all’inizio. Non ci sono riuscito e poi mi sono un po’ demoralizzato nelle successive. Avevo pressione perché avevo fatto bene in un paio di internazionali, la Zalf ci teneva a fare bella figura e invece non ho reso come volevo. E così quando è finito il Giro sono stato per due giorni senza toccare la bici. Dovevo “resettare”. Dovevo cambiare pagina e arrivare all’italiano senza pensieri.

E ci sei riuscito?

Eh sì. Ho passato una vigilia molto tranquilla, non ho pensato alla corsa, ho dormito bene tutta la notte.

L’arrivo di Benedetti a Bacchereto: la maglia tricolore è sua (foto Scanferla)
L’arrivo di Benedetti a Bacchereto: la maglia tricolore è sua (foto Scanferla)
Però sei stato subito attivo e sei andato all’attacco dopo una ventina di chilometri. Hai capito subito che quella poteva essere la fuga buona?

Sì, si era capito presto che poteva essere la fuga buona. C’erano dentro tante squadre, tra cui la Colpack con Petrucci. C’è stata una buona collaborazione, abbiamo preso un buon vantaggio e dovevamo crederci.

Sì, crederci: ma quando parti dopo 20-25 chilometri e la corsa ne misura 175, è lunghetta per andare all’arrivo…

L’abbiamo presa un po’ lunga in effetti! Ma quando abbiamo visto che avevamo quasi 6′, ci siamo un po’ risparmiati pensando che il gruppo nel finale avrebbe reagito. Insomma siamo stati un po’ furbi.

E poi all’ultimo giro hai dato una vera fucilata: cosa ti passava per la mente in quel momento?

Rabbia – dice secco Gabriele – volevo sfogarmi. Ho provato una prima volta e siamo rimasti io e Petrucci. A quel punto è stato anche costretto a tirare. Volevo dimostrare che quello del Giro non ero io.

Che corridore pensi di essere? E se dovessi paragonarti ad un pro’ a chi faresti riferimento?

Ho avuto la conferma di essere un corridore per le gare di un giorno a cui piace andare all’attacco, per questo dico che mi piace Thomas De Gendt. Sono un passista scalatore. In salita vado abbastanza forte, ma anche in pianura mi difendo.

Beh, vista come è andata sabato direi più che difenderti… A proposito, che rapporto tiravi? La tua cadenza ci è sempre sembrata buona…

In salita ho cercato di andare il più agile possibile, in pianura nel finale andavo anche con il 53×11. Vedevo che la velocità era alta, sempre sui 55-60 all’ora e… mi garbava! Sapevo che se andavo così dietro non mi prendevano. E infatti lì ho iniziato a crederci.

Il toscano è nato a Montevarchi il 9 giugno del 2000
Il toscano è nato a Montevarchi il 9 giugno del 2000
Solo lì?

Anche quando ho staccato Petrucci, che è una gran bel corridore, e ho sentito che la gamba era buona. Non mi sembrava vero in quei chilometri. Mi veniva da piangere, ho pensato ai tanti sacrifici fatti, ai momenti difficili. E’ stata una liberazione. E l’ho dedicata alla mia ragazza, Sara.

E adesso che programmi hai?

Ancora non lo so. Andrò presto a Castelfranco Veneto e parleremo del programma. Intanto c’è da fare la maglia e il body tricolore.

Hai avuto contatti con i pro’?

Qualche contatto c’è stato. Ma di queste cose si occupa il mio procuratore, Massimiliano Mori.