Pronostico rispettato: Balsamo campionessa d’Italia

26.06.2022
6 min
Salva

Se avessimo dovuto scommettere un centesimo sulla vincitrice del campionato italiano donne elite – descritto da tanti come un terno al lotto visto il suo percorso totalmente piatto – probabilmente lo avremmo puntato su di lei. Elisa Balsamo domina la volata tricolore a San Felice sul Panaro, battendo quasi per distacco Rachele Barbieri delle Fiamme Oro e Barbara Guarischi della Movistar. Quinta al traguardo e prima delle U23, Eleonora Camilla Gasparrini della ValcarTravel&Service che vince la maglia di categoria, messa in palio per la prima volta.

Uno sprint dei suoi, quello della 24enne della Trek-Segafredo (in apertura nella foto Isola). Avreste dovuto vedere l’espressione del cittì Paolo Sangalli quando la Balsamo esultava già a venti metri dall’arrivo. Una roba da “mamma mia”, da “senza storia”. La piemontese, che ha corso con la maglia iridata del suo club dopo l’uscita dalle Fiamme Oro, si è vista praticamente solo una volta, oltre a quella al podio firma. Una ma giusta.

Dopo l’arrivo per la neo campionessa italiana, una Coca ghiacciata. Il tricolore resta in Trek-Segafredo
Dopo l’arrivo per la neo campionessa italiana, una Coca ghiacciata. Il tricolore resta in Trek-Segafredo

Tutte contro Balsamo

Infatti proprio il fatto che Balsamo corresse da sola contro formazioni più numerose ed attrezzate era una delle incognite tattiche. L’intento era tagliarla fuori dalla contesa finale con una azione da lontano. Le Fiamme Oro hanno mandato Pirrone in fuga (con Pisciali della Mendelspeck e Monticolo della Top Girls Fassa Bortolo) sperando di usarla come appoggio per un loro contrattacco.

Ci hanno provato alternandosi con le Fiamme Azzurre in una fase agonistica fatta scatti e controscatti mentre le tre fuggitive erano state già riassorbite. Parte Bastianelli, chiude Longo Borghini. Riparte Bertizzolo e risponde Guderzo. A quel punto tutte si mettono l’animo in pace. Tirano anche BePink, Isolmant e Top Girls con i propri treni ed iniziano a comparire le sagome di altre atlete sole. Non c’è più spazio per tentativi disperati, sarà volata.

Sul podio, Balsamo onorata da Barbieri e Guarischi: un bel terzetto di atlete super veloci
Sul podio, Balsamo onorata da Barbieri e Guarischi: un bel terzetto di atlete super veloci

En-plein tricolore

«Ci tenevo molto a questo campionato italiano – racconta Balsamo che con quello elite completa l’en-plein tricolore dopo le vittorie tra le esordienti, allieve e junior – perché è qualcosa di sempre prestigioso. Stamattina sono partita con l’idea di fare il mio meglio. Sapevo che correndo da sola non sarebbe stato semplice. Dovevo guardare le altre squadre cosa volevano fare, ma ho visto che in molte avevano interesse ad arrivare in volata. Per me è stato il miglior scenario possibile».

Non potrà indossare però questa maglia tricolore. «Sicuramente mi dispiace non portarla – prosegue Elisa, giunta alla sesta vittoria stagionale – ma alla fine uno dentro di sé sa di averla vinta e questa è la cosa più importante. Ora mi concentro sul Giro Donne, dove ci sono tante tappe adatte alle mie caratteristiche. Questo successo mi dà morale e spero di arrivarci nelle migliori condizioni possibili. Noi ragazze italiane siamo molto orgogliose di creare interesse attorno a noi, grazie ai tanti nostri risultati».

Rachele Barbieri correva in casa ed era tra le favorite. Il secondo posto resta un grande risultato
Rachele Barbieri correva in casa ed era tra le favorite. Il secondo posto resta un grande risultato

Orgoglio Barbieri

Dietro Balsamo che volata è stata? «Sapevamo che Elisa fosse difficile da battere», spiega Rachele Barbieri, che aveva tutti i suoi tifosi ad attenderla dopo l’arrivo. «Noi abbiamo provato ad attaccare, io compresa cercando di entrare in qualche fuga. Siamo arrivate in volata, le mie compagne sono state splendide, ma Elisa è stata più forte. Ha vinto nettamente. Una come lei si batte se non la porti all’arrivo, ma ogni gara è a sé. Tuttavia i pronostici sono stati abbastanza seguiti.

«Non avevo battezzato nessuna ruota, mi sono fidata di Longo Borghini che mi ha pilotato fino all’arrivo. Era questa la tattica qualora fossimo arrivate allo sprint. Peccato, correvo sulle strade vicino a casa ma sono contenta di questo secondo posto dietro alla campionessa del mondo. E poi sono arrivata davanti a gente fortissima come Barbara e Chiara (rispettivamente Guarischi e Consonni, quest’ultima quarta e delusa, ndr) e tante altre che se la sono giocata. Non mi sento sconfitta, al Giro darò il meglio di me grazie anche al supporto della mia squadra. Penso che in futuro potrò vincere uno sprint di gruppo in una gara importante come il campionato italiano».

Soddisfazione Guarischi

Sorride soddisfatta della sua medaglia di bronzo anche Guarischi, che fa eco alle parole della Barbieri.

«Piazzarsi dietro ad una come la Balsamo – confida la lecchese che sarà impegnata ai Giochi del Mediterraneo – vale come un oro. Sono contenta del mio risultato perché Rachele è molto veloce, aveva il supporto di una grande squadra e lo stimolo di gareggiare nella sua provincia. Questo terzo posto mi dà morale, anche perché anch’io come Elisa correvo da sola e ho saputo muovermi bene, sprecando molto poco. La gara è andata come me l’aspettavo.

«Non ci credevo minimamente che sarebbe arrivata la fuga. Ho agito solo quando sono partite le Fiamme Oro e Azzurre, perché c’erano nomi importanti dentro a quei tentativi, ma me lo sentivo che sarebbe andata così. Ormai credo che sia una dote questa cosa di azzeccare molti pronostici (ride, ndr)».

Guarischi sul podio. I tanti chilometri a tirare per le compagne della Movistar non le hanno tolto lo spunto: grande!
Guarischi sul podio. I tanti chilometri a tirare per le compagne della Movistar non le hanno tolto lo spunto: grande!

«Nel finale mi ero messa a ruota di Rachele Barbieri – chiude la 31enne della Movistar – poi è arrivata Balsamo, ho perso la posizione e mi sono messa a ruota di Elisa. E’ stata una volata concitata. Probabilmente ho sbagliato ad uscire. Sono andata a sinistra, ma dovevo seguire la Balsamo. Ho pensato poi di restare chiusa tra Barbieri e Consonni e così ho continuato forte a sinistra fino alla fine. Adesso vado con la nazionale in Algeria in una formazione molto forte. Ci vado col morale alto. Indossare la maglia azzurra è sempre un onore. Indipendentemente da chi lo farà, l’obiettivo per noi è di portare a casa la vittoria ai Giochi del Mediterraneo».

Tutte contro Balsamo e Balsamo contro tutte? Italiano da capire

25.06.2022
6 min
Salva

Un tavolo da biliardo. Il percorso di domani del campionato italiano donne elite – organizzato da ExtraGiro e che si snoderà nella bassa modenese – sarà completamente piatto. L’epilogo più scontato potrebbe essere l’arrivo di una volata generale (che manca da tanti anni), ma il gran caldo di questo periodo ed il fatto che si corra anche con le maglie dei corpi militari potrebbero riservare qualche sorpresa.

Partenza da Piazza Garibaldi a Medolla alle 13,20, trasferimento di quasi 5 chilometri e poi il via ufficiale. Prima parte (per un totale di 94 chilometri) composta da due circuiti molto larghi che toccheranno i paesi di Finale Emilia, Camposanto, San Prospero, Cavezzo, San Possidonio, Concordia e Mirandola fino al primo passaggio sotto il traguardo di San Felice sul Panaro.

A quel punto si dovrà ripetere per due volte un circuito di 26,8 chilometri prima della chiusura. Arrivo a San Felice sul Panaro dopo 147,6 chilometri e circa tre ore e mezza di gara con un dislivello di qualche centinaio di metri.

Il cittì Sangalli pronto per campionato italiano, Giochi del Mediterraneo, Giro Donne ed europei U23 in Portogallo
Tour de force per Sangalli: tricolore, Giochi del Mediterraneo, Giro ed europei U23 in Portogallo

Lo spettatore più interessato sarà il cittì Paolo Sangalli che avrà modo di vedere da vicino tante delle sue azzurre, alcune delle quali guiderà qualche giorno dopo ai Giochi del Mediterraneo ad Orano in Algeria. Lo abbiamo sentito per sapere che tipo di corsa potremmo vedere.

Paolo eri stato interpellato nella scelta di questo tipo di tracciato?

Sì e no. Sapevo che inizialmente gli organizzatori avevano previsto due percorsi. Uno duro, che si sarebbe dovuto disputare ad Imola sul percorso del campionato italiano maschile dell’anno scorso. Un altro invece un po’ meno impegnativo nella zona collinare attorno a Bologna. Poi si è deciso per questo percorso pianeggiante, molto di più di quello del 2019 in Abruzzo. Questo rispecchia il circuito degli europei di Monaco, adatto a ruote veloci.

A San Felice dobbiamo aspettarci uno sprint di gruppo?

Vi risponderei di sì, ma non è detto che sarà così. Per me salterà fuori una gara dura, specie se continueranno ad esserci queste temperature e questa umidità. Bisogna dire che il campionato italiano donne è sempre una gara strana. Molte ragazze non corrono con le loro formazioni, ma con i propri corpi militari. Questo spesso cambia gli equilibri. Può evadere una fuga, anche ben assortita con buone passiste. E a quel punto diventa difficile capire chi andrà a chiudere.

Meglio o peggio avere un percorso totalmente piatto?

Dipende dai punti di vista. Su un percorso mosso o comunque duro, sai già più o meno chi se lo può giocare e quindi paradossalmente puoi prendere meno spunti. Su un tracciato come quello di domenica diciamo che posso avere dei riferimenti in vista della prova continentale di Monaco di Baviera.

Longo Borghini ci ha detto che lavorerà per la Barbieri. E’ lei la favorita?

Rachele è senz’altro la più veloce del gruppo, poi corre in casa e vorrà fare bene. Le Fiamme Oro hanno anche Martina Fidanza che però è più indietro di condizione dopo aver recuperato dal brutto infortunio. Bisogna considerare anche la stessa Elisa nelle opzioni a disposizione, così come Cavalli o Guazzini che stanno andando forte. Poi loro hanno anche Bertizzolo, che non è ferma in volata, e Pirrone che possono essere delle soluzioni qualora la gara andasse in un determinato modo.

Consonni invece ci aveva detto che sarà a disposizione di Bastianelli…

Sulla carta dovrebbe essere così, con Chiara e Cecchini a tirare lo sprint a Marta. Entrambe però secondo me sono pronte a giocarsi le proprie carte come alternativa.

Poi ci sono le atlete dei club.

Esattamente e possono fare tutte bene. Su tutte penso ad Elisa Balsamo, che correrà da sola e arriva da una bella vittoria al Tour de Suisse (foto di apertura). Lei può vincere tranquillamente una volata generale. Farei attenzione anche a Guarischi, che può fare bene, oppure ad Arianna Fidanza. Poi ci sono Sanguineti, Persico e Gasparrini. Le prime due possono sia buttarsi in volata che in una fuga. La terza invece la vedo in lizza per la vittoria del titolo U23, che quest’anno viene assegnato per la prima volta. Tra le giovani non dimentico nemmeno la Zanardi, che ha le potenzialità per vincere e parte favorita per il titolo U23. Nella BePink c’è anche Basilico ma credo che verranno rispettate le gerarchie.

Una tua favorita principale ce l’hai?

No, perché diventa quasi impossibile fare un pronostico. Ci sono tante altre che non abbiamo nominato che possono arrivare davanti. In un certo senso è più avvincente e più bello. Di sicuro posso dire che non sarà una gara banale.

Leggerezza Longo: «Tricolore per le Fiamme, Giro per le tappe»

24.06.2022
5 min
Salva

Così serena forse Elisa Longo Borghini non la è mai stata, quantomeno in vista degli imminenti appuntamenti che la attendono. Chiacchierando con lei si ha quasi l’impressione che voglia ridurre il peso delle vittorie conquistate per poterne ottenere altre. Ed infatti mercoledì – a San Giovanni al Natisone, in Friuli – ha rispettato questa nostra sensazione centrando il suo sesto titolo tricolore a cronometro, il nono contando anche quelli in linea, davanti a Guazzini e Cavalli per un podio tutto delle Fiamme Oro.

La trentenne di Ornavasso in questi giorni manterrà la divisa del corpo militare per il campionato italiano in linea di domenica a San Felice sul Panaro, poi tornerà a vestire i colori della Trek-Segafredo per il Giro d’Italia Donne (dal 30 giugno al 10 luglio) e Tour de France Femmes (dal 24 al 31 luglio). Alla vigilia del tricolore in linea abbiamo voluto sentirla per sapere come sta e che obiettivi si è prefissata nel prossimo mese.

Elisa che anno è stato con il verde-bianco-rosso addosso?

Da giugno della passata stagione a questo, è stato un anno particolare. Più o meno positivo… ma non al covid per il momento (sorride, ndr). Battute a parte, il primo ricordo è quello di aver portato il tricolore dentro al velodromo di Roubaix lo scorso aprile. E’ stata una grande emozione. Penso anche al Trofeo Binda del 2021 visto che avevo vinto il campionato italiano anche nel 2020. Diciamo che è stata una cosa continuativa, come se unissi due anni in uno. Il 2021 è stata una delle migliori annate. Per il resto peccato solo per la brutta sinusite di inizio stagione che ha compromesso la prima parte, ma ora sto bene.

Lo abbiamo visto al Women’s Tour. Una tappa conquistata e la generale vinta per 1” grazie all’abbuono del terzo posto in volata nell’ultima frazione dietro la Wiebes. Merito degli sprint che fai in allenamento col tuo fidanzato Jacopo Mosca?

Sì, di quelli che facciamo ai cartelli (ride, ndr). Noi due quando usciamo in bici ci alleniamo, ma soprattutto giochiamo, ci divertiamo. Però lui, dopo che mi ha visto fare qualche volata, si chiedeva come potessi fare quarta su cinque, indipendentemente dalle avversarie. E così, visto che ha fatto anche un po’ di pista, mi ha dato qualche suggerimento. In Gran Bretagna ero quasi disperata perché volevo vincere la corsa. Così ho messo in pratica ciò che Jacopo mi ha insegnato.

Ripensando alle tante volate ristrette del passato, ad esempio quella dei mondiali 2020 per il secondo posto, ora ti senti più sicura?

Intanto devo dire che quella del Women’s Tour è stata praticamente una volata di un chilometro. Avevo condizione e ho avuto una grande squadra che mi ha tenuta davanti tra le tante curve e rotonde. Però mi ha dato qualche certezza in più. Prima le perdevo perché ci arrivavo stanchissima, dopo aver dato tutto e non sapevo come impostarle. Nella volata secca non ho speranze di vittorie contro sprinter pure, ma adesso sono più consapevole che mi ci posso buttare se la situazione lo richiede. Come appunto in Inghilterra.

Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
Imola 2020: Longo Borghini è battuta da Van Vleuten nello sprint per il 2° posto. L’azzurra ora è migliorata nelle volate ristrette
Elisa Longo Borghini, Annemiek Van Vleuten, Imola 2020
Imola 2020: Longo Borghini è battuta da Van Vleuten nello sprint per il 2° posto.
Il campionato italiano di domenica è tutto piatto e sulla carta è roba da velociste. Tu però potresti centrare la decima maglia e la quarta doppietta…

Sarebbe bello, ma credo sia davvero impossibile. Lo affronterò con estrema leggerezza e con tanta voglia di mettermi al servizio delle mie compagne. Dobbiamo ancora parlare della tattica, ma lavorerò per Rachele Barbieri che dovrebbe essere la capitana designata e che oltretutto correrà sulle strade di casa. In seconda battuta c’è anche Martina Fidanza, poi vedremo come saremo messe.

Poi ti vedremo al Giro Donne e Tour Femmes per la classifica?

Arrivo ad entrambe le gare consapevole di avere una buona condizione, ma affronterò anche il Giro con leggerezza. Dove e se potrò, mi limiterò a puntare solo alle vittorie di tappa. Niente classifica al Giro, mentre invece la farò al Tour.

Come mai questa decisione?

Vorrei godermi il Giro, inteso sia come corsa che come manifestazione in senso generale. Sentire meglio il calore del pubblico, ad esempio. Finora tutte queste cose non le ho mai potute fare per un motivo o l’altro. C’era sempre da curare la generale (quinta nel 2014, seconda nel 2017 e terza nel 2020, ndr), ero sempre concentrata su qualcosa. Insomma, vorrei correre a cuor leggero e vedere cosa dirà la strada in queste due gare.

Quella alla Black Mountain al Women’s Tour 2022 è stata per Longo Borghini la 40ª vittoria in carriera
Quella alla Black Mountain al Women’s Tour 2022 è stata per Longo Borghini la 40esima vittoria in carriera
Torniamo ad un nostro quesito della scorsa primavera. Nel femminile secondo te si possono disputare Giro e Tour per vincerli entrambi?

Sinceramente penso proprio di sì. Si può essere competitivi e fare classifica sia in Italia che in Francia. I nostri grandi Giri a tappe sono corse di 8/10 giorni, non di tre settimane come quelle maschili. E’ fattibile, però per me bisogna essere molto forti di testa oltre che avere una buona gamba.

Se non dovessi vincerlo tu, cosa ti senti di dire a chi conquisterà il campionato italiano?

Innanzitutto le farò i complimenti. Poi le dirò di cercare di godersi la maglia tricolore e di onorarla il più possibile, in ogni gara. Tutti lo sanno, io sono sempre stata molto orgogliosa di indossarla, al pari di quella azzurra della nazionale, per me una seconda pelle. Questa è l’unica raccomandazione che mi sento di fare.

Cavalli, dal Ventoux uno sguardo a Giro Donne e Tour Femmes

18.06.2022
5 min
Salva

L’ultimo trofeo che ha portato a casa è una pietra miliare bianca e gialla, tipica delle montagne francesi. Chissà dove l’avrà posizionata in auto mentre rientrava con papà Alberto, di sicuro Marta Cavalli (in apertura foto Maheux) l’ha sollevata quattro giorni fa sul podio della prima edizione della Mont Ventoux Dénivelé Challenges. L’attacco decisivo a 2,5 chilometri dal traguardo per centrare in solitaria la sua terza vittoria stagionale, ottava della carriera.

L’ennesima dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, dello status da top rider che ricopre la 24enne cremonese della Fdj Nouvelle Aquitaine Futuroscope, attesa ora, come ci ha spiegato, dagli appuntamenti – forse i più importanti della stagione – con i colori della sua squadra prima di iniziare a pensare a quelli con la maglia azzurra nella seconda parte.

Marta, innanzitutto com’è il giorno dopo un successo? Ormai ti ci stai abituando…

E’ sempre emozionante. Dal punto di vista fisico è sempre tranquillo perché non pedalo e recupero. Dal punto di vista morale invece è sempre intenso, perché cerco di rispondere a tutti i messaggi di congratulazioni che mi arrivano. In realtà non ci si fa mai l’abitudine a giornate così.

Vinci solo gare prestigiose in pratica. Ed inoltre eri l’unica italiana al via al Ventoux…

Non lo sapevo, non ci avevo fatto caso alla partenza. Amstel Gold Race e Freccia Vallone sono corse WorldTour, hanno tutt’altro valore, e so che la startlist in Provenza non aveva la migliore qualità in circolazione. Però a volte non è semplice lo stesso, perché tutti corrono sui favoriti. Ho fatto gara su me stessa, era un test per me. Con la squadra abbiamo gestito bene tutte le varie fasi ed io ho finalizzato il lavoro. E’ stata una vittoria molto sentita sotto questo aspetto.

Andiamo per ordine. Ti aspettano i campionati italiani. Obiettivi?

Correrò il tricolore a crono (mercoledì 22 giugno a San Giovanni al Natisone in Friuli, ndr). Sarà una prova di 35 chilometri, quindi lunga per noi donne. Sono contenta di farla perché voglio tenere allenato questo tipo di sforzo per il futuro anche se nelle nostre corse a tappe ce ne sono sempre poche. Il tricolore in linea invece sarà tutto piatto (domenica 26 giugno a San Felice sul Panaro, ndr) e quindi poco adatto alle mie caratteristiche. Vediamo però che tipo di gara ci salterà fuori.

Poi rotta sul Giro d’Italia Donne dove parti come una delle favorite anche grazie alla tua squadra…

Sono consapevole di essere una delle maggiori pretendenti, ma non ci do peso. Senza dubbio sarà entusiasmante sentire il tifo italiano sulle strade. Però ora penso solo ad arrivarci nelle migliori condizioni possibili, poi vedremo come staremo col passare dei giorni. E merito alle rivali che andranno più forte. Siamo una bella formazione e mi sarà di aiuto anche se con Cecilie (la danese Ludwig, ndr) ci divideremo un po’ di pressione agonistica.

Hai visto già qualche tappa?

Sì, ne ho approfittato mentre ero in ritiro in altura al Passo San Pellegrino. Ho fatto la ricognizione delle due frazioni trentine, mentre farò un sopralluogo al Passo Maniva prima dei campionati italiani. Sono tre tappe consecutive, le più dure, ma credo che oltre alle gambe conterà tanto anche la testa.

Quali saranno le avversarie da tenere d’occhio?

Credo che tutti si chiedano se qualcuna batterà la Van Vleuten. Sinceramente non ho ancora visto la startlist ufficiale, non so chi sceglierà il Giro e chi il Tour. La Longo Borghini secondo me rimane sempre l’atleta di riferimento, poi ci saranno Blanka Vas, Realini e attendo altri nomi. Però come vi ho detto guardo molto di più a me stessa.

Due settimane dopo la fine del Giro ci sarà il Tour. Andrai con gli stessi gradi di capitano?

In teoria no. In Francia dovrebbe essere al contrario che in Italia e quindi sarà Cecilie che partirà come prima punta. Fra noi c’è grande rispetto e sintonia. Ovvio che poi, sia da una parte che dall’altra, sarà la strada a decidere.

Del percorso del Tour cosa sai?

Ci saranno 8 tappe, ma in media molto più lunghe che al Giro. Una sarà addirittura di 175 chilometri (la quinta, ndr) e le ultime molto impegnative. Ho già visto l’ultima frazione, quella con arrivo alla Super Planche des Belles Filles dove Ciccone prese la maglia gialla nel 2019. Non so se rispetto ad allora lo sterrato sia peggiorato, ma il finale di tappa è davvero duro e tecnico. Si pedalerà su un fondo molto disconnesso. Sarà difficile gestire e guidare la bici perché si arriverà da uno sforzo intenso di più di venti minuti. Sarà un Tour sfiancante.

Infine c’è da guardare anche agli appuntamenti con la nazionale, ora che si sa meglio il tracciato dei mondiali, che avrà un bel chilometraggio oltretutto…

Ormai le corse lunghe sono la normalità e quella iridata sarà di quasi 170 chilometri. Paolo (il cittì Sangalli, ndr) mi ha aggiornata subito dopo il sopralluogo dicendomi che è abbastanza impegnativo. Lo capiremo meglio però quando faremo la prova qualche giorno prima. Comunque io dovrei partecipare solo al mondiale e non all’europeo anche se mi farei trovare pronta nell’evenienza. Ma penso che sia giusto che ci sia turnover in nazionale, è importante per tutti.

Interviene Dalia Muccioli: la testa vince sempre

19.10.2021
5 min
Salva

Questo pezzo segna un ampliamento della collaborazione di Dalia Muccioli con bici.PRO oltre l’aspetto delle video interviste, nelle quali ha iniziato a sperimentarsi sin dal Giro d’Italia Donne. Qui si parla della sua esperienza come atleta legata all’alimentazione, guarda caso dopo aver letto un pezzo scritto da Rossella Ratto, di cui è stata anche compagna di nazionale (foto di apertura).

Leggendo l’intervista di Rossella Ratto con Elisabetta Borgia, psicologa e mental coach, riguardante lo stress mentale collegato alle pressioni sull’alimentazione, inevitabilmente mi sono tornati in mente alcuni episodi degli scorsi anni, quando ero ancora un’atleta. Sicuramente un tasto dolente per molti ragazzi e ragazze che praticano sport ad alto livello.

Molte volte ci convinciamo che pesare meno significhi andare più forte e di conseguenza ottenere un risultato migliore nella competizione. In parte può essere vero, perché è inutile negare che il peso dell’atleta possa influenzare la prestazione finale. Ma bisogna anche ammettere che c’è un filo sottilissimo che delinea proprio quel limite: quello dell’anoressia o della bulimia.

Elena Cecchini conquista il titolo italiano nel giorno di cui parla Dalia Muccioli in questo pezzo
Elena Cecchini conquista il titolo italiano nel giorno di cui parla Dalia Muccioli in questo pezzo

Personalmente amo follemente mangiare e probabilmente questo è stata da sempre la mia fortuna. Non ho mai sofferto di disturbi alimentari, ma al tempo stesso posso ammettere che il peso sia stato un pensiero costante durante la mia carriera. Ero quasi “ossessionata” dal raggiungere quel numero sulla bilancia. Era come se nella mia testa si fosse innescato un meccanismo per cui solo così, con quel peso e con quella forma fisica, potessi andare forte sulla bicicletta.

Quel giorno a Varese

Ritorno al 2013, di preciso al 23 giugno. Quel giorno vinsi il campionato Italiano su strada donne elite a Rancio Valcuvia, vicino Varese. Vinsi con il cuore, con le gambe, ma soprattutto con la testa! 

Proprio quel giorno Dalia partì convinta e consapevole di poter vincere. Già dai giorni prima studiava, pensava a un modo per sorprendere le sue avversarie e cosi fu. 

Riuscii così a portare a casa quella bellissima maglia tricolore, in una giornata emozionante a dir poco. Avevo appena vent’anni, un bene o un male? Giovane promettente, nella mia testa tanto caos!

Gli anni seguenti continuai ad ottenere buoni risultati, ma non riuscivo a rispettare le mie aspettative e così ogni volta perdevo un pochino di fiducia in me stessa. Come detto sopra, il peso era un pensiero fisso nella mia vita.  

E quel giorno a Superga

Nel 2015, arrivai alla vigilia del campionato Italiano con l’arrivo sul Colle di Superga con 2 chili in più rispetto al peso forma

Così mi convinsi che seppur potesse essere un arrivo adatto alle mie caratteristiche, quel giorno non avrei mai potuto vincere.

Decisi in accordo con il team di anticipare la salita finale con un attacco da lontano, pensando ovviamente che la fuga sarebbe stata ripresa prima dell’inizio del Superga. Centrando la fuga giusta, arrivammo all’attacco dell’ascesa con 40” di vantaggio, ma nella mia testa era impensabile poter vincere con quel peso.

Decisi ugualmente di provarci fino in fondo e arrivai terza al traguardo assieme ad Elisa Longo Borghini, con vittoria finale di una grande Elena Cecchini, con la maglia delle Fiamme Azzurre, in fuga con me dall’inizio della corsa.

Sul podio di Superga, alle spalle della friulana sale Elisa Longo Borghini. Terza Dalia Muccioli
Sul podio di Superga, alle spalle della friulana sale Elisa Longo Borghini. Terza Dalia Muccioli

Due chili di troppo

Già dai giorni precedenti avevo pensato a una soluzione per rimediare ai quei dannati chili in più, ma ormai era troppo tardi: non c’era più nulla da fare. Così la mia testa si convinse che ero lì per partecipare, per fare il mio lavoro come gregaria e niente di più

Partii in parte arrabbiata con me stessa. Venivo da mesi in cui avevo anche altri pensieri per la testa e probabilmente in quel periodo ero stata un pochino distratta sul fronte dell’alimentazione e ne pagai le conseguenze. Pensieri, stress mentale, pressioni che mi auto imponevo sicuramente non aiutarono ad avere un’ottima forma fisica e mentale .

Quei 2 chili in più mi sembravano 10. Se ci penso ora mi sembra assurdo, ma a volte la testa quando parte per la “tangente” è irrecuperabile in alcune occasioni!

Dopo l’arrivo

Dopo l’arrivo provai un mix di emozioni: felicità mista ad arrabbiatura e delusione. Ho sempre pensato che se fossi partita più decisa e con una mentalità diversa, quel giorno magari avrei potuto giocarmela diversamente

Molte volte da fuori è facile criticare: «Avevi un rapporto troppo duro mentre scalavi il Superga, eri troppo pesante».

Ovviamente tanta gente non sa cosa ci sia dietro alla preparazione di un appuntamento o soprattutto di una stagione. A volte si pensa che la vita del ciclista sia una vita privilegiata: «Pedali, fai quello che ti piace». Sì, è vero, ma dietro c’è un lavoro duro per ogni giorno, ogni ora, ogni minuto dell’anno

Dalia Muccioli aveva già vinto il tricolore del 2013 a Rancio Valcuvia, davanti a Bronzini e… Rossella Ratto
Dalia Muccioli aveva già vinto il tricolore del 2013 a Rancio Valcuvia, davanti a Bronzini e… Rossella Ratto

Veri professionisti

Ad oggi penso sia fondamentale per uno sportivo essere accompagnato sia da un nutrizionista sia da un mental coach per ampliare la visione del mondo in cui si ritrova. E’ fondamentale capire che la testa vince sempre su tutto: puoi avere le gambe del campione del mondo, ma se non hai la testa in modalità ON, non vincerai mai! 

E’ una vita all’insegna di sacrifici e rinunce, questo meraviglioso sport: il ciclismo. Può toglierti tanto, ma al tempo stesso può darti e regalarti tanto.

Elisa Longo Borghini, Het Nieuwsblad 2019

Se la Longo sorride, per le altre sono guai…

30.10.2020
4 min
Salva

Chi la incontra di tanto in tanto, si è stupito nel vedere che quest’anno Elisa Longo Borghini sia come sbocciata. La piemontese ha vissuto la ripresa con un sorriso nuovo e questa leggerezza le ha portato anche risultati eccellenti. Campionessa italiana a crono. Due tappe e terzo posto finale al Giro Rosa Iccrea. Seconda ai campionati europei, terza ai mondiali di Imola 2020. Perché ciò sia successo è quello che abbiamo cercato di scoprire con lei, alla vigilia dei campionati italiani per i quali è una delle favorite d’obbligo.

Elisa Longo Borghini, campionato nazionale cronometro, 2020
Quest’anno Elisa ha già conquistato la maglia tricolore della cronometro
Elisa Longo Borghini, campionato nazionale cronometro, 2020
Quest’anno già tricolore della crono
Quasi in vacanza?

Quasi. Dopo l’italiano ci sarebbe la Vuelta Espana, dal 6 all’8 novembre, ma per la situazione attuale mi chiedo se sia il caso di correrla.

Che stagione è stata?

Pazzesca, forse la parola giusta è balorda. Sono partita il 5 luglio per il ritiro al San Pellegrino e fino a settembre sono stata a casa a dir tanto 12 giorni. Uno stress fisico e mentale mai visto prima. Dal ritiro siamo andate in Navarra, poi alla Strade Bianche, quindi un ritiro a Isola 2000 e da lì il Giro dell’Emilia, gli europei, Plouay, Giro d’Italia e mondiali. Ste stai bene, vai liscia, se hai un intoppo butti via l’annata.

Secondo Giorgia Bronzini, il lockdown ti ha impedito di sfinirti in allenamento.

Credo in effetti di aver lavorato meno, ma non di aver lavorato poco. Con Paolo Slongo abbiamo pianificato di fare una media di 18-20 ore a settimana, con un programma per ripartire tranquilli senza perdere troppa condizione. Nelle prime tre corse sono arrivata, seconda, terza e quarta.

Ritiro di San Pellegrino con Nibali e compagni?

Ed è andata molto bene. Ero nello stesso agriturismo con altre due compagne, Ragot e Plitcha e il gruppo Giro degli uomini della Trek-Segafredo. Il bello è che Slongo ha potuto seguirci ogni giorno. Quel ritiro mi ha cambiato la stagione, l’ho vissuto bene e ne sono uscita meglio.

Giro d’Italia: frustrante essere sempre dietro Van Vleuten e poi Van der Breggen?

Non provo fastidio, semmai mi dispiace per la seconda tappa, dove per il caldo torrido ho perso qualche minuto di troppo. Da un lato la classifica è andata, dall’altro senza quel blackout non mi sarei divertita tanto nel resto della corsa.

Traduci, per favore?

Ho perso tanto tempo e ci è successo quello che al Giro degli uomini è capitato alla Ineos-Grenadiers dopo aver perso Thomas. Ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette che avremmo puntato alle tappe. E’ iniziato per noi un Giro divertente, magari un po’ meno per le ragazze che hanno dovuto tirare. Non tutti i mali vengono per nuocere, ma intanto abbiamo vinto tre tappe con la musica a tutto volume e tante risate.

Può essere la chiave per affrontare le prossime corse importanti?

Di sicuro un po’ di leggerezza non guasta, anche se essere sempre controllati tende a disperderla.

Elisa Longo Borghini, campionati europei Plouay, 2020
Nel 2020 seconda agli europei e poi terza ai mondiali di Imola
Elisa Longo Borghini, campionati europei Plouay, 2020
Nel 2020 seconda agli europei
Davvero al mondiale non avresti potuto seguire Van der Breggen quando è partita?

Sono stata colta di sorpresa. Non avevo considerato Anna, perché avevo testa solo per Annemiek Van Vleuten, che mi ha mandato fuorigiri e poi ha bloccato la corsa. A quel punto ho aspettato la squadra, ma era già tutto scritto.

In che posizione collochi questa stagione?

Al netto del marasma generale, è strano, ma la metto in pole position. Non ci credo neanche io, per come si era messa. Ero serena, lo sono ancora. Amo correre, penso di essere fatta per correre. Essere stata per tanto tempo sui rulli, sia pure per una buonissima causa, mi ha fatto capire quanto io ami andare in bicicletta. Volevo correre e forse la paura di perdere ciò che più amo mi ha fatto cambiare anche stato d’animo.

Bello anche il tuo piglio al mondiale nel rispondere a Van Vleuten, secondo cui le olandesi vanno più forte perché sono più libere di scegliere il loro sport.

Semplicemente non la trovavo una ricostruzione congrua con la realtà. Loro hanno un maggior bacino di utenza, per cui vengono fuori più ragazze di talento. Non è un fatto di emancipazione e forse non era nemmeno quello che intendeva.

Che inverno sta per cominciare?

Metterei la firma ora per un buon periodo di preparazione e una stagione come l’ultima. Di sicuro mi allenerò il giusto e lo farò con leggerezza.

Come arrivi al campionato italiano?

Bene, con la testa leggera. Il tricolore è sempre una corsa particolare e so benissimo che mi guarderanno. Vado forte, forse c’è anche il terreno per fare selezione. Andrò a farci prima qualche giro per capire.

Cosa ti è parso del Giro di Ganna?

Del Giro e della sua stagione. La nostra provincia del Vco è tornata dai mondiali con due medaglie ed è stato bello seguire Pippo al Giro. Come ho già detto a Imola, siamo simili. Entrambi nati nella stessa terra, entrambi figli di sportivi, entrambi legatissimi alla famiglia. Lui ha vinto tanto, ma resta sempre uguale. E quando lo senti parlare in inglese, capisci che è di Vignone. Ed è bello anche questo…

Bastianelli al tricolore con 10 corse appena

29.10.2020
3 min
Salva

Un paio di giorni al via del Campionato italiano elite donne, nella cornice vicentina di Breganze. Un anello di 26,3 chilometri con una salita di 4,5 chilometri da ripetere cinque volte, attende le ragazze. 

Sarà una corsa impegnativa, anche perché arriva al termine di una tribolata stagione.

Marta con la maglia tricolore in azione in Belgio
Marta con la maglia tricolore in azione in Belgio

Un anno difficile

La campionessa uscente è Marta Bastianelli, una delle colonne portanti del nostro ciclismo rosa. La laziale, un iride e una bacheca grossa così, però non ci arriva nelle migliori condizioni.

«Per me è un anno da cancellare – dice Marta senza tanti giri di parole – dopo la quarantena mi sono accorta di avere la mononucleosi. Alla ripresa degli allenamenti sentivo che qualcosa non andava. Avevo mal di testa, una stanchezza ingiustificata e mi bruciavano le gambe anche per fare le scale. Davo la colpa ai rulli, ma le analisi hanno chiarito i dubbi. Così mi sono dovuta rifermare.

«Quando ho ripreso sono iniziate le corse. Siamo andate in Belgio ma dopo due gare ci hanno fermato di nuovo per dei casi sospetti. Insomma avrò fatto 10 giorni di corsa in tutto. In Belgio le altre ragazze hanno gareggiato fino al 18 di ottobre partecipando a De Panne. Non arrivo all’italiano al top».

Katia Ragusa, uno dei nomi più accreditati per Bastianelli
Ragusa, uno dei nomi più accreditati per Bastianelli

Rivali o compagne?

Bastianelli correrà il tricolore con la maglia delle Fiamme Azzurre e nonostante non sia nella migliore condizione vuole onorare chi la supporta. Ci tiene. E il gruppo per lei resta centrale.

«Con le ragazze delle Fiamme Azzurre corriamo insieme praticamente una volta all’anno. Però ci sentiamo spesso e abbiamo un bel feeling. Noi siamo sei, in Polizia sono undici: è un po’ più facile trovare l’intesa!  A volte in corsa quando senti per radio: vai a riprendere magari la Cecchini tentenni un po’. E’ un’amica, una compagna nelle Fiamme Azzurre, ma poi chiaramente emerge il senso di responsabilità e facciamo il nostro lavoro. Salvo poi scherzarci su a fine corsa. Con Tatiana Guderzo corriamo insieme anche all’Alè. Elena Cecchini è un po’ stanca mentalmente, perché ha corso un po’ di più, ma nel complesso sta bene. Poi ci sono Rossella Ratto e Letizia Paternoster.

«Ci aspetta un percorso che non lascia spazio all’inventiva. In una tappa di pianura o in un’altra tipologia di gara, magari qualcosa t’inventi, ma così no: o sei allenata o nulla».

Un terno al lotto

Nonostante gli stop, la stagione di Marta e delle ragazze in generale è stata lunga. Alla fine non si sono mai fermate. Di testa sono provate e l’incertezza sui calendari non le ha aiuta. Pensate che ancora non sanno se correranno le tre tappe della Vuelta dopo l’italiano. Così non è facile. E allora chi sarà la favorita?

«Ci sono molti nomi in ballo – conclude Bastianelli – Elisa Longo Borghini è certamente la favorita. Marta Cavalli è cresciuta molto ed è in uno stato di forma psicofisico molto buono. Sofia Bertizzolo e Soraya Paladin corrono in casa. Senza contare che ad organizzare la corsa è il papà di Katia Ragusa. La mia esperienza tuttavia mi dice che un italiano non sempre va secondo pronostico. Ci si può aspettare di tutto. Anche una sorpresa, magari proprio da una ragazza che ha solo dieci giorni di corsa nelle gambe!».