Calendari, Covid e WT: mancano le atlete? Sangalli a te…

17.04.2022
4 min
Salva

«Alla fine tra le donne corrono sempre le stesse e il più delle volte sono le più forti». Parole di Marco Villa, cittì della pista, con cui abbiamo parlato qualche giorno fa. E di cui parliamo anche con Paolo Sangalli, il collega per le donne.

Il “tecnico del parquet” lamentava le difficoltà di avere gli atleti sotto mano in un calendario sempre più fitto. E la cosa si accentua ancora di più con le donne. L’avvento del WorldTour, infatti, ha pressato non poco i loro impegni. Una “carenza di atlete” dettata anche dal fatto che le squadre femminili non hanno un organico corposo come quello dei colleghi uomini.

Paolo Sangalli (classe 1970) è il cittì del settore strada femminile elite e juniores
Paolo Sangalli (classe 1970) è il cittì del settore strada femminile elite e juniores

Scalatrici alla Roubaix?

A prescindere dall’impegno su pista, questi “pensieri ad alta voce” sul calendario femminile li abbiamo girati, come detto, a Paolo Sangalli. 

Con lui siamo partiti, dall’esempio di Marta Cavalli (ieri comunque ottima quinta) un’atleta molto leggera, quasi una scalatrice (il quasi è d’obbligo), che è stata schierata ieri alla Parigi-Roubaix. Ma sia chiaro, quello della Cavalli è solo un esempio. Come lei anche altre atlete.

«Nel caso della Cavalli – dice Sangalli – non bisogna lasciarsi ingannare. Anche se non ha un fisico possente, Marta è comunque un’ottima passista. Va forte a crono ed è portata per certi sforzi. E poi con l’asciutto, al contrario dello scorso anno, emergono ancora di più i valori di potenza vera. Emerge chi ha più watt. E lei per esempio li sa sprigionare.

«Io dico – continua il cittì – che piuttosto la scelta di far correre quasi sempre le stesse sia determinata principalmente dal momento storico che stiamo vivendo. Un momento legato al Covid. Anche molti team maschili si trovano in difficoltà con i corridori. Corrono le stesse atlete perché molte sono malate, è un qualcosa di fisiologico».

La Bingoal Chevalmeiere alla Freccia del Brabante ha schierato solo quattro atlete su sei disponibili
La Bingoal Chevalmeiere alla Freccia del Brabante ha schierato solo quattro atlete su sei disponibili

Il post Covid

«Prendiamo – continua Sangalli – per esempio la Trek-Sagafredo. Loro avevano la Deignan, campionessa uscente, che aspetta un bambino e quindi chiaramente non gareggia. Altre atlete invece sono ferme perché malate.

«Non solo, ma in alcuni casi si è trattato di scelta tecnica. Alla Freccia del Brabante, per esempio, non sono partite la Longo Borghini, la Bastianelli… proprio perché puntavano alla Roubaix. E alcune squadre sono partite con meno atlete del previsto (vedi Bingoal e Sd Worx, ndr).

«Che poi gli organici delle donne, non siano ancora alla pari di quelli maschili è sicuro. Ma ci sono margini per crescere, col tempo ci si arriva: ne sono certo. Ma ripeto, a mio avviso, il problema principale restano il Covid e il “non-Covid”. Vediamo gente che magari è positiva, non ha niente, ma è ferma a casa. Tra gli uomini col tempo sono emerse molte bronchiti, miocarditi… insomma c’è tutta una lunga coda che incide».

Per Sangalli le convocazioni delle juniores vengono fatte su altre basi, non solo in base al percorso
Per Sangalli le convocazioni delle juniores vengono fatte su altre basi, non solo in base al percorso

Juniores ed elite…

Per Sangalli il discorso del “corrono sempre le stesse” ha radici differenti. Per lui non esiste che il “Piepoli della situazione” vada a fare la Roubaix. Sangalli sceglie la formazione in base alla tipologia di percorso e le caratteristiche delle atlete.

«Per le elite, assolutamente è così – spiega il cittì – questo è come ragiono con loro. Con le junior invece il discorso è un po’ diverso. Con loro punto ad avere il gruppo, a creare lo zoccolo duro. Proprio in questi giorni sto valutando le ragazze da portare al Tour dell’Occitaine e ancora prima alla Gand e poi ai Paesi Baschi di agosto. Voglio appunto creare il gruppo per l’europeo e per il mondiale, quindi ci sta che possa schierare anche atlete non adattissime a quella corsa.

«Ma perché? Perché voglio fargli fare più esperienza possibile. Il risultato con loro non è la prima cosa. Poi è chiaro che si cerca sempre di fare bene. Se una ragazza giovane alla Gand non sa andare sul pavè ci sta, ma se mai inizia…».

«Io spero – conclude Sangalli – che con l’estate le cose possano migliorare. Anche perché ci sono il Giro e il Tour. E’ un periodo storico, tra Covid e i primi passi del WorldTour, che richiede un assestamento, un equilibrio, che sono convinto arriverà».

Cadel Evans Greta Ocean Race

Calendario 2021, vince l’ottimismo

20.11.2020
3 min
Salva

Che calendario ci sarà nel 2021? Se ci si volta indietro, ancora si sentono gli speaker, tanto la stagione è finita tardi, ma se si guarda avanti ecco che quella nuova non è così lontana. L’effetto covid però non solo non si è fermato, ma continua a porre punti interrogativi a dir poco giganteschi anche sul 2021. Tuttavia l’esperienza acquisita quest’anno da tutto il circus del ciclismo (team, organizzatori, Enti…) a qualcosa è servita.

Niente allarmismo

La situazione della pandemia su scala mondiale non è certo rosea nonostante l’annunciato arrivo del vaccino nei primi mesi del 2021. Se si dovesse organizzare adesso, partendo da zero sarebbe un bel problema. Sarebbe come tornare indietro di 10 mesi: nessuno sapeva come fare.

San Juan 2020, l’arrivo nell’autodromo Villicum
San Juan 2020, l’arrivo nell’autodromo Villicum

I calendari sono messi in discussione, tanto più dopo la rinuncia neanche così recente delle gare australiane e asiatiche, a partire dal Tour del Langkawi la più importante di quella zona. Queste infatti sono le prove che da diversi anni tengono a battesimo l’inizio della stagione del grande ciclismo. 

Lo stop dell’Australia è legato soprattutto ad una logistica lunga e costosa. La grande isola (quasi un Continente) è molto attenta ai flussi e alle contaminazioni da sempre, figuriamoci in questo periodo. A team, media, addetti ai lavori sarebbero stati imposti troppi giorni di isolamento preventivo. Pertanto Down Under e la Cadel Evans Great Ocean Race (foto in apertura) hanno dato l’arrivederci al 2022.

Argentina salva!

Sorride, invece, l’altra parte (ciclistica) del mondo. Almeno per ora infatti è stata confermata la Vuelta a San Juan in Argentina (24-31 gennaio), “l’alter ego” dell’Australia, nonostante il virus in Sud America viaggi più spedito che in Oceania. 

Gli organizzatori hanno previsto la bolla e potranno usufruire della logistica di un autodromo, il Villicum a una mezz’ora d’auto da San Juan. L’occhio lungo di Giovanni Lombardi (da sempre vicino all’organizzazione) e di Roberto Amadio durante i mondiali di Imola ha acceso sin da allora la speranza concreta di vedersi disputare questa bellissima corsa, che tra l’altro senza il DownUnder rischia di avere un super parterre. E in tal senso vince anche Marco Selleri. E’ stato il primo a riallestire eventi (Extragiro, luglio) e la sua speranza era anche quella di dare fiducia agli altri colleghi affinché facessero lo stesso: ci è riuscito! Sempre in Sud America, in calendario ci sono poi diversi campionati nazionali e il Giro di Colombia (9-14 febbraio).

In Medio Oriente semaforo verde anche per Oman (9-14 feabbraio), l’anno scorso fermata per la morte del sultano Qaboos bin Said, e UAE Tour (21-27 febbraio) dove scoppiò la pandemia anche in gruppo.

L’anno scorso la classica ligure si disputò regolarmente
L’anno scorso la classica ligure si disputò regolarmente

Della Casa e l’Europa

Quindi che calendari ci aspettano?

«La mia opinione – dice Enrico della Casa, segretario generale della UEC – è che le gare si faranno e saranno molte, specie in Europa. Come abbiamo visto il discorso della bolla ha funzionato e le corse siamo riusciti a portarle a casa. 

«I nostri eventi, vale a dire i campionati europei e alcune altre gare che controlliamo direttamente, sono tutti confermati per il 2021: strada, pista, ciclocross, Mtb e Bmx. Per la presenza del pubblico bisognerà attendere, immagino, soprattutto per quanto riguarda la pista che si svolge in ambiente chiuso. Però abbiamo dimostrato che con la buona volontà e le giuste competenze le corse si organizzano».

La prima gara in Europa, che in teoria dovrebbe ritrovare una centralità più forte che mai, sarà il Gp Valencia il 24 gennaio (addirittura una novità per i pro’), poi man mano tutte le altre “classiche”: le gara maiorchine, l’Etoile de Besseges, la Valenciana… fino ad arrivare al Trofeo Laigueglia, prima gara in Italia, in programma  il 3 marzo.