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Santini ti fa vestire come i leader del Tour

11.11.2022
3 min
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La divisa per chi pratica un’attività sportiva è da sempre elemento di aggregazione e identificazione, qualunque sia lo sport praticato. Per ogni sportivo la propria divisa non deve essere però solamente bella, deve essere anche performante, magari come quella di un professionista.

In concomitanza con la presentazione dell’edizione 2023 della Grande Boucle, Santini ha deciso di mettere a disposizione di qualunque squadra amatoriale la tecnologia e i materiali utilizzati per realizzare i capi tecnici che vestono i leader del Tour de France. Stiamo parlando delle maglie destinate ai leader delle classifiche individuali, la Maglia Gialla in primis, ma anche dei body da strada e da cronometro.

Santini ha ridisegnato e implementato la piattaforma dedicata alla linea custom
Santini ha ridisegnato e implementato la piattaforma dedicata alla linea custom

Come Vingegaard

Quando si pensa al Tour de France, il primo pensiero va alla Maglia Gialla, quest’anno conquistata dal danese Jonas Vingegaard (foto di apertura di BeardyMcBeard). Come tutte le maglie destinate ai leader delle singole classifiche, anche la Maglia Gialla è confezionata con due tessuti rigorosamente eco. Sono infatti provenienti da produttori locali, e sono totalmente riciclati da PET e filati di avanzo.

La parte anteriore e le tasche sono realizzati in “Think 606 Eco”. Per schiena e maniche si adotta il “Finally Eco”. Entrambi i tessuti presentano una trama orientata in modo da favorire la miglior termoregolazione sotto sforzo, durante le calde giornate di luglio sulle strade della Grande Boucle. Vestibilità Sleek a effetto seconda pelle, zip nascosta, maniche tagliate al vivo, e finitura interna a fondo manica in silicone sagomato.

La prima maglia gialla firmata da Santini è stata indossata da Jonas Vingegaard
La prima maglia gialla firmata da Santini è stata indossata da Jonas Vingegaard

Anche i body

Da oggi tutta la tecnologia e i tessuti utilizzati per realizzare maglie e body da strada e da cronometro sono a disposizione dei team amatoriali. A proposito dei body, questi sono il risultato di continui investimenti in ricerca e sviluppo basati su una attenta analisi della struttura dei materiali per trovare la migliore combinazione di tessuti, taglio e vestibilità.

La ricerca è finalizzata a trovare il materiale che per elasticità, posizione e struttura influisca positivamente sul flusso d’aria che entra in contatto con parti specifiche del corpo, creando una sorta di microflusso continuo che agisce da spinta aerodinamica. Testati in laboratorio e in galleria del vento per ottenere le migliori prestazioni in ogni situazione.

I team amatoriali avranno a disposizione le stesse tecnologie usate per cucire il body del vincitore del Tour
I team amatoriali avranno a disposizione le stesse tecnologie usate per cucire il body del vincitore del Tour

C’è anche una nuova piattaforma

A supporto di questa iniziativa, Santini ha totalmente ridisegnato e implementato la piattaforma dedicata alla linea custom, per guidare l’acquirente in ogni fase della personalizzazione della divisa della propria squadra, sotto ogni aspetto: stile, disegni, comfort e performance. Si tratta di una soluzione online immediata, che permetterà a chiunque di avere la propria “Maglia Gialla”, realizzata con la stessa esperienza, cura e manualità e con i medesimi tagli, processi e materiali che Santini utilizza per le divise del Tour de France.

Santini

Body Re Artù per BePink, scopriamolo con Silvia Zanardi

20.07.2022
5 min
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Caldo, freddo, vento e acqua. Le componenti esterne durante una corsa in bici sono infinite. Il nostro fisico le deve sopportare tutte e spesso il come è determinante per il risultato finale. La campionessa europea U23 su strada e pista Silvia Zanardi ci porta alla scoperta del body innovativo che Re Artù ha fornito a lei e alle sue compagne del Team BePink per questa stagione e per il Giro Donne appena conclusosi.

Fresca di medaglie d’oro ai campionati europei U23 su pista ad Anadia (Portogallo), nel quartetto, nella corsa a punti e nella madison, la Zanardi ci ha fornito un feedback diretto sul suo body da strada. Ad avvalorare le preziose parole dell’atleta emiliana ci sono anche gli spunti tecnici del suo team manager Walter Zini e del titolare di Re Artù Paolo Castellucci. 

Questo body, spiega SIlvia Zanardi, sembra composto da due parti distinte, invece è un pezzo unico
Questo body, spiega SIlvia Zanardi, sembra composto da due parti distinte, invece è un pezzo unico

Il feedback della campionessa

Silvia Zanardi se ne intende di aerodinamica applicata e spunti veloci. Il suo commento sul body che il Team BePink ha in dotazione è preciso e tecnico come la sua indole in sella. Silvia raccontaci questo body…

«La parte alta – dice – sembra normale come se fosse una maglia. Cambia il fatto che non si stacca e che quindi risulta essere un’ottima soluzione aerodinamica. Al Giro Donne e durante la stagione ho praticamente sempre usato quello, perché a mio parere è molto comodo e filante per penetrare l’aria. Rispetto ai pantaloni e alla maglietta normale, questo body è più fresco nonostante sia un pezzo unico».

«Nel complesso – conclude Zanardi – è molto leggero e molto comodo. Quest’anno è stato implementato un fondello ancora più comodo e performante, che ha permesso di avere un comfort prolungato nelle corse più lunghe dove le ore in sella si fanno sentire maggiormente. La tasca posteriore è una svolta dal mio punto di vista perché permette di avere il numero senza che faccia effetto vela tramite le classiche spille da balia che ancora oggi si usano. Purtroppo la rete bianca non sempre permette una visibilità ottimale infatti in alcuni casi non è vista di buon occhio dai giudici. Ma è un ottimo punto di partenza per implementarla e renderla visibile in ogni condizione».

Il maglificio forlivese collabora con il Team BePink e lo supporta per quanto riguarda la customizzazione dei capi
Il maglificio forlivese collabora con il Team BePink e lo supporta per quanto riguarda la customizzazione dei capi

Parola al titolare

Il body è realizzato presso il il maglificio Re Artù che affonda le sue radici nella terra romagnola, in particolare a Forlì. I capi creati dall’azienda italiana sono il frutto della lavorazione artigianale dei tessuti speciali e della ricerca del dettaglio al servizio dell’atleta. Per questo body lo studio e la collaborazione tra team e maglificio sono stati fondamentali. 

«A differenza dei body tradizionali – spiega il titolare Castellucci – questo dispone di un materiale traforato nella parte superiore del corpo. E’ molto attillato e aerodinamico, ma con una freschezza sulla pelle che consente di portarlo per svariate ore. Apertura totale davanti, quindi in vita è libero e dà una libertà di movimento molto ampia. Nella parte inferiore il materiale utilizzato è quello classico dei pantaloncini da strada, con silicone per evitare fastidiosi movimenti e il taglio vivo per aderire al meglio e formare uno strato tutt’uno con la pelle. Il fondello ha caratteristiche da lunga distanza con un’autonomia assicurata per le uscite molto lunghe fino a sei o sette ore in tranquillità e comfort.

«Abbiamo collaborato con la squadra – racconta – per la realizzazione e per la struttura, in particolare assecondando le richieste e le esigenze delle atlete. Alcune di loro hanno misure particolari, più lunghe più strette… Cerchiamo sempre di fornire il miglior supporto costruttivo, caratteristica che contraddistingue il nostro maglificio per la tessitura su misura di molti articoli con un fitting specifico. Il body è acquistabile su richiesta».

A sinistra il titolare di Re Artù Paolo Castellucci, insieme al team manager di BePink Walter Zini
A sinistra il titolare di Re Artù Paolo Castellucci, insieme al team manager di BePink Walter Zini

Il commento del team manager

La collaborazione tra Re Artù e BePink va avanti grazie ai risultati e alla qualità condivisa nell’utilizzo dei capi tecnici. Walter Zini ha commentato così la partnership tecnica con la casa romagnola.

«Il vantaggio di vestire Re Artù – dice – significa avere una casa di produzione che fa capi a livello sartoriale. Ci hanno accolto negli stabilimenti per fare un fitting dedicato. Per alcune ragazze hanno customizzato l’abbigliamento ad hoc con misure particolari su quadricipiti e lunghezze di maniche ,oppure circonferenze per migliorare il comfort e la vestibilità sotto ogni aspetto. 

«La tasca integrata – chiude Zini – è stata una nostra richiesta per migliorare la comodità di riporre il numero sulla schiena. Il feedback delle nostre atlete è stato molto positivo. Sia dal punto di vista del comfort che di quello della prestazione in sé. Il vantaggio di utilizzare un body è quello di valorizzarne l’aerodinamica. Con questo modello di Re Artù la comodità non è stata messa in secondo piano, nonostante l’alto grado di performance. Garantito!».

ReArtù

Sportful Light Pro Jersey, leggera come l’aria

16.07.2022
3 min
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Sportful è da sempre alleato dei ciclisti in ogni condizione. Dalle sue innovazioni in campo tecnologico con i body da crono alle uscite di tutti i giorni. La Light Pro Jersey è una delle migliori maglie da ciclismo estive per allenamenti e gare con temperature roventi. La sua caratteristica predominante infatti è la freschezza sulla pelle dovuta all’alta efficacia di traspirazione. L’azienda italiana è leader nella progettazione e realizzazione di abbigliamento tecnico, anche per questo Peter Sagan è ambassador da oltre dieci anni. 

Le cuciture minimali sul collo migliorano il comfort e il fitting
Le cuciture minimali sul collo migliorano il comfort e il fitting

Fresca e leggera

Durante l’estate le temperature si alzano molto e per il ciclista ogni pedalata diventa una sfida contro caldo e umidità. Sportful per queste condizioni ha plasmato Light Pro Jersey con una costruzione extra-traspirante grazie ai nuovi tessuti leggeri. 

La termoregolazione è un aspetto determinante per il benessere d’utilizzo in sella. Questa maglia fa del suo tessuto l’alleato ideale per espellere ogni molecola di sudore nel minor tempo possibile. La trama del tessuto leggero e il suo peso ridotto fanno si che che risulti essere come una seconda pelle. 

La tasca porta numero è ideale per utilizzare questa maglia in gara senza dover forare la maglia con spille
La tasca porta numero è ideale per utilizzare questa maglia in gara senza dover forare la maglia con spille

Fitting ideale

Il comfort della Light Pro Jersey è apprezzabile fin dalle prime pedalate grazie alle cuciture minimali sul collo che donano un aspetto pulito e semplice. Il tessuto ad alta elasticità sulle spalle regala un fitting perfetto e asseconda i movimenti in ogni condizione.  Le maniche sono a taglio a vivo facili da indossare, avvolgono le braccia morbidamente senza comprimerle. 

Sulla parte posteriore sono presenti tre tasche aperte con soffietto per aumentarne la capacità. Inoltre questa maglia è un’alleata perfetta anche per la gara, infatti sulla schiena è presente un porta numero in microrete

Le maniche a taglio vivo permettono un fitting comodo e traspirante
Le maniche a taglio vivo permettono un fitting comodo e traspirante

Prezzo e taglie

La Light Pro Jersey è selezionabile in cinque differenti colorazioni: black galaxy blue, chili red carrot, masala cedar, cement light cement e prune cyclamen. Le taglie invece sono sei da XS a 3XL. Il prezzo consultabile sul sito è di 99,90 euro. 

Sportful

Ogni body ha un’anima diversa: comanda la velocità

29.10.2021
6 min
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Con Simone Omarini di HardSkin abbiamo più volte preso di petto il tema dell’abbigliamento correlato all’aerodinamica, ma il filone non si è esaurito. I mondiali in pista e prima quelli della crono hanno davvero messo in evidenza come si vinca spesso per frazioni di secondo e si debba ricercare il vantaggio in ogni possibile situazione. Così se nel precedente confronto avevamo parlato di quali siano le linee guida generali per realizzare un body davvero aerodinamico, ora la curiosità si è spostata sulla possibilità di personalizzarlo perché nello stesso quartetto, ad esempio, convivono giganti come Ganna e Milan e atleti più compatti come Consonni. Non pretenderete mica che si vestano tutti allo stesso modo?!

«L’obiettivo – inizia Omarini – è sempre limare per ottenere un piccolo contributo dovunque si possa. Ci sono body da crono, da pista e da strada. E se la gara in pista dura quattro minuti, quanto vale quel vantaggio/minuto in una corsa come la Sanremo che è lunga 300 chilometri? E’ un po’ come il limare del corridore, che sta a ruota il più possibile per risparmiare energie da usare quando serve nel finale di gara».

Body e velocità media

Il body nasce in base alla velocità media della prova in cui sarà usato. Così, come detto poco fa, il body del quartetto sarà diverso da quello da crono per due motivi. Il primo è il tempo di utilizzo, che in pista è di pochi minuti e in strada può arrivare fino a un’ora.  Così come cambia la posizione in bici, che per 4 minuti può essere ben più estrema e scomoda, anche il body può essere meno comodo di uno da crono.

E poi c’è da considerare la velocità media, che su strada si attesta intorno ai 50 all’ora, mentre su pista può arrivare ai 65. Quei 15 km/h fanno una bella differenza e permettono di progettare e poi testare body diversi.

«Poi ci sono i body da triathlon – rilancia Omarini, dato che HardSkin è molto concentrata sulla disciplina – che sono tarati sui 40 all’ora. Quando si testa un atleta in galleria del vento, è importante capire cosa succede con l’aria alla velocità di gara, ma anche sopra e sotto quella soglia. In base a quello che emerge si valutano i tessuti e le loro tridimensionalità. Si studia atleta per atleta, anche per capire se le forme diverse incidono sul rendimento del body. Non succede spesso, ma è facile intuire che la risposta fra Ganna e Yates potrebbe essere diversa».

Tessuti diversi

Personalizzare significa progettare, ma partendo da basi di conoscenza già note. Nessuno inventa niente, semmai la frontiera degli studi si concentra parecchio sui tessuti, che vengono testati per capire in quali parti del corpo performino meglio con le loro rugosità.

«Si gioca col liscio e con le tridimensionalità – spiega Simone – si crea il prototipo e si testa in galleria del vento. Alla lunga, si migliora sempre e più si sta in galleria e più segreti si scoprono. Ci si rivolge a chi produce tessuti per impiego sportivo, difficilmente trovi l’azienda che produce un tessuto studiato per una determinata configurazione aerodinamica. Al massimo, se hai collaborazione con qualcuno che li produce, puoi offrire qualche feedback sulla resa di certe rugosità. La scelta degli ingegneri avviene fra vari tessuti, cercando di individuare quelli che si pensa possano essere i più veloci. A quel punto si fa il body di prova, giocando con le varie rugosità per ottenere il miglior risultato possibile».

Simone Omarini a Montichiari in una sessione di lavoro sulla posizione con gli azzurri
Simone Omarini a Montichiari in una sessione di lavoro sulla posizione con gli azzurri

I dettagli in gioco

E poi entrano in gioco i dettagli. La posizione della cerniera davanti o dietro, l’alloggiamento della radiolina. Non esiste una soluzione migliore di altre, semplicemente ciascun atleta avrà vantaggio da una soluzione o dall’altra.

«I test si fanno sui corridori – spiega – un manichino sarebbe comodo, ma costa tanto ed è statico. La variabile nell’uso degli atleti è che durante i test si stancano e quindi si muovono, anche se di solito i cronoman sono bravissimi nel mantenere a lungo la stessa posizione. Ogni variazione deve essere testata e ritestata, proprio perché magari l’atleta ha sovrapposto i pollici e le condizioni sono cambiate. Può andare subito bene, come anche il contrario. Magari si scopre che il tessuto non è così veloce o si prova una nuova cucitura perché quella pensata inizialmente non chiude bene e fa qualche piega.

«Si lavora finché non si ottiene la soluzione che funziona e di solito si crea una matrice di prova per essere certi della ripetibilità del test. Parliamo di 3 prototipi di body e 5 di calze. Si provano insieme, anche in combinazione. Poi si usano differenti tipi di casco per valutare se la sua azione danneggi o modifichi il comportamento del body. Visti i costi, in galleria si entra con i tempi già suddivisi e sapendo quali prove si faranno. Ogni tempo morto costa, quindi la giornata è già tutta programma al minuto».

Confini da varcare

Perché si cambia quando si raggiunge il body perfetto? Perché magari arriva il rappresentante di tessuti e ne propone alcuni più veloci, oppure perché il precedente aveva qualche criticità.

«Nelle grandi aziende magari si cambia anche per ragioni di marketing – dice Omarini – da noi invece la ragione è piuttosto tecnica».

E poi però ci sono le considerazioni finali sul fatto che in galleria del vento si riesca anche a studiare la scia. E si scopre allora che avere una moto alle spalle ti agevola e così pure portarsi qualcuno a ruota. Lo sgradito… ospite infatti in realtà allunga la forma e a parità di superficie frontale si ha un vantaggio aerodinamico. Mai come quello di chi sta dietro, questo è chiaro, ma avendo le gambe per farlo, conviene staccarlo il più vicino possibile all’arrivo.

E poi si potrebbe studiare e misurare gli effetti della ventilazione in un velodromo si potrebbe ragionare sulla ventilazione del velodromo. Capire se i record del mondo di Tokyo siano stati frutto di un ambiente favorevole. Ragionare sulla spinta che gli atleti in gruppo girando imprimono all’aria mettendola in moto, oppure se la ventilazione forzata di un velodromo possa influenzare la prestazione stessa degli atleti. Ci sono confini ancora inesplorati e menti vivide che stanno già pensando al modo per varcarli.

Con Hardskin vediamo come nasce un body aerodinamico

20.08.2021
6 min
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Torniamo sulla tecnica. Ormai sappiamo che nulla è lasciato al caso, che tutto è più curato in ogni dettaglio. Soprattutto quando si parla di aerodinamica ogni millesimo conta e quello che abbiamo scoperto parlando con Simone Omarini, ingegnere meccanico e super esperto in materia, è che il vestiario incide moltissimo. Omarini ci mostra come si lavora in Hardskin, azienda specializzata proprio nell’abbigliamento supertecnico ed aerodinamico (ma non solo).

Quando si va in galleria del vento il prodotto deve essere in uno stato molto avanzato. E se qualcosa non va… si ricomincia
Quando si va in galleria del vento il prodotto deve essere in uno stato molto avanzato. E se qualcosa non va… si ricomincia

Aerodinamica fondamentale

«L’idea di un abbigliamento tecnico – spiega Omarini- nasce dal fatto che l’aerodinamica conta per il 90% della potenza erogata dal ciclista. Poter controllare l’abbigliamento che lo stesso ciclista indossa è un vantaggio sensibile. Se pensiamo che a 40 all’ora l’aerodinamica incide per il 90% dello sforzo e a 50 all’ora passa a 95- 96%, va da sé che ridurre l’impatto aerodinamico è fondamentale. Ma come?

«L’altra volta quando parlavamo dei manubri abbiamo detto che il ciclista è l’insieme dell’atleta più la bici. Ebbene, la prima cosa su cui lavorare è la posizione del corridore, la seconda è come viene vestito il corpo umano».

Le rugosità della pallina golf le consentono di arrivare più lontano perché più aerodinamica
Le rugosità della pallina golf le consentono di arrivare più lontano perché più aerodinamica

Obiettivo, ridurre la scia

A questo punto Omarini fa un discorso più in generale sull’aerodinamica. E più precisamente sugli studi delle forme che portano poi alla nascita del body.

«Il corpo umano può essere paragonato ad una forma tozza, parlando in termini di aerodinamica. Non è una forma allungata o alare. E il modo migliore per rendere aerodinamici questi corpi tozzi è migliorarne la superficie. Come? Con delle rugosità. Che poi è lo stesso concetto della pallina da golf, che ha dei tondini più profondi, delle fossette che “energizzano il flusso”. Noi dobbiamo pensare che mentre pedaliamo siamo in un oceano di aria e più la scia che lasciamo è piccola e più l’impatto aerodinamico sarà minore. Pertanto, l’obiettivo è la riduzione della scia, questo significa che c’è meno differenza di pressione tra monte (alta pressione, aria frontale all’atleta) e valle (bassa pressione, area in uscita ed alle spalle dell’atleta). Se riduco la scia a valle, cioè la zona in bassa pressione alle spalle dell’atleta, la resistenza aerodinamica sarà minore».

In tutto non va dimenticato l’impatto frontale che più è piccolo e meglio è. E torniamo al discorso di prima: la cosa più importante è avere una buona posizione del ciclista. Una volta raggiunta questa posizione si va a lavorare sul vestiario e le scie. E ancora: una volta ridotto l’impatto frontale, si cerca di creare un tutt’uno con il resto del corpo, per quanto possibile. L’esempio più classico è creare un continuum tra casco schiena.

Hardskin all’avanguardia

Fatto questa doverosa introduzione per far comprendere meglio l’argomento di base, andiamo a vedere come nasce un body aerodinamico e nello specifico un body aerodinamico di Hardskin. Ore ed ore di lavoro. Si parte da un foglio bianco (visto che l’azienda è giovane ed ogni progetto è nuovo), si stabiliscono le caratteristiche che si vogliono creare e sulla base delle conoscenze e delle esperienze si lavora con tessuti, macchinari e galleria del vento.

«I punti più importanti sui quali siamo concentrati sono le zone tonde (spalla, manica e coscia) e le cuciture – riprende Omarini – In particolare sulle forme tonde è stato importante introdurre quelle rugosità che energizzano il flusso. Anche le cuciture sono importanti, soprattutto per i body più specifici come quelli per la pista o per la crono. E sono ridotte al minimo. Proprio questi body non hanno tasche, comprimono molto e tendono a chiudere le spalle. Non sono confortevoli quando si sta in piedi, ma debbono esserlo quando si sta in bici. Se ci facciamo caso, prima di una crono si vedono i corridori con le cerniere aperte sul petto. Sono body che comprimono molto, sono pensati per una determinata posizione, inoltre essendoci pochissimo materiale sulla pancia è anche difficile distendersi correttamente.

«Un body con queste caratteristiche ha un coefficiente aerodinamico migliore del 3-4% rispetto alla media. Ma questa percentuale può arrivare anche al 7% rispetto ad un body o ad un abbigliamento di bassa qualità, che in uno sforzo di un’ora si traduce in minuti. Spesso si pensa che sia esagerato intervenire sul vestiario, ma il vantaggio è tangibile. Per fare un paragone, quando si sostituiscono le pulegge del cambio con quelle oversize il guadagno è davvero minimo».

Due modelli per il ciclista…

In Hardskin ogni colore corrisponde ad una disciplina. L’arancione per le specialità più veloci (pista e crono), il verde per il triathlon, l’azzurro per il ciclismo classico, ma tutti i capi hanno un taglio aero.

Lo Strouhal Aerosuit TT LS è il body top di gamma. E’ da prestazione pura, anche grazie alle maniche lunghe, una delle parti che incide di più. Questo body riassume tutte le caratteristiche che abbiamo elencato prima: compressione, poco materiale sul ventre, assenza di tasche, cuciture al minimo, materiale non troppo elastico per chiudere in modo corretto le spalle ed agevolare l’atleta a stare nella posizione da crono.

Il Reynolds è più o meno il corrispettivo dello Strouhal ma a manica corta. Resta un body molto aerodinamico. La cerniera arriva fin sopra l’ombelico e anche questo aspetto lo rende più versatile, tanto che può essere utilizzato sia per le gare più lunghe che per un allenamento, in quanto la la parte superiore si apre esattamente come una maglia. In più ha le tasche. Senza contare che con questo body posso stare eretto normalmente. Rispetto allo Strouhal il materiale è più traspirante.

Hardskin al vertice anche nel triathlon: ecco il Von Karman Arosuit Tri a manica corta
Hardskin al vertice anche nel triathlon: ecco il Von Kármán Arosuit Tri a manica corta

E uno per il triathleta

E poi c’è un terzo modello proposto da Hardskin: il Von Karman, specifico per il triathlon. La prima cosa che lo differenzia sono le cuciture, specie sulla spalla che deve essere più libera pensando alla frazione di nuoto. Il tessuto sulla spalla è lo stesso dei due precedenti in quanto la frazione in bici è piuttosto lunga e l’aerodinamica conta molto. Mentre la parte del dorso e della schiena sono più elastici e il materiale si “muove” in quattro direzioni. Non sono stati fatti troppi studi idrodinamici in quanto i triathleti utilizzano la muta che dice Omarini: «E’ esageratamente più performante del body in acqua (il body viene indossato sotto la muta)».

Il Von Karman è volutamente ottimizzato per la frazione in bici (la più lunga), dove è possibile guadagnare parecchi secondi o minuti, ma consente anche di risparmiare energie nella frazione di corsa. Ad esempio, pensando ad una frazione di bici di 70 chilometri percorsa ad una media di 38 all’ora, il miglioramento in termini di tempo indossando un body aero è calcolato intorno ai 2′, con un risparmio di circa 12-15 watt.

Per la crono olimpica occhio a body, caschi e ruote

21.07.2021
5 min
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Non solo strada. Tra pochi giorni (il 28 luglio) a Tokyo andrà in scena anche la cronometro individuale. Una crono che desta non poco la nostra attenzione visto che Filippo Ganna partirà con ambizioni importanti. Una crono che però non è facile. Misura 44 chilometri e 850 metri di dislivello (valori che sono la metà per le donne) e si corre in un contesto climatico affatto scontato. E più le situazioni sono complesse e più incidono i materiali.

Con Marco Pinotti, ex cronoman, tecnico del Team Bike Exchange e ingegnere, abbiamo fatto il punto su quali fossero i materiali chiave nella prova contro il tempo a cinque cerchi. E lui ce ne ha segnalati tre in particolare: ruote, body e caschi.

Presentate qualche settimana fa le maglie Castelli per Tokyo (da sinistra: Roberto Amadio, Elia Viviani, Alessio Cremonese)
Presentate qualche settimana fa le maglie Castelli per Tokyo (da sinistra: Roberto Amadio, Elia Viviani, Alessio Cremonese)

Body veloce e traspirante 

Secondo Pinotti le bici sono le stesse. Posizioni (soprattutto) e materiali legati alle stesse posizioni (vedi i manubri) sono collaudati e non verranno stravolti per le Olimpiadi. Si lavora quindi su altro, sui “dettagli”. Che poi dettagli non sono.

«Eh sì, per me – spiega Pinotti – i body saranno molto importanti. Le le bici alla fine sono quelle. Lì in Giappone c’è molta umidità e questo può incidere moltissimo. Perché un body più veloce, come quelli che si vedono oggi, non è traspirante. Di solito aerodinamica e tessuti traspiranti non vanno molto d’accordo. Bisognerà vedere i produttori cosa hanno preparato».

Castelli che con gli azzurri della pista ha lavorato sodo e sotto ogni punto di vista, andando anche in galleria del vento, non ha lasciato scoperto il discorso dei body sulla crono su strada. Ma questo dei body è uno dei pochi casi, in cui Pinotti, non è a tutto e solo vantaggio dell’aerodinamica nella scelta di un “materiale”.

«Ho visto che in quella zona l’alba arriva presto e il sole tramonta poco dopo le 17, quindi il picco di calore dovrebbe esserci intorno alle 13 e non alle 15 come da noi. La gara maschile scatterà alle 14 e per quando partiranno i big (presumibilmente verso la fine, ndr) potrebbe essere un filo più “fresco”. Vedremo».

Il body Space Jet di Alè: è stato utilizzato al Tour. Nonostante sia aero, punta molto sulla traspirabilità
Il body Space Jet di Alè: è stato utilizzato al Tour. Nonostante sia aero, punta molto sulla traspirabilità

Ruote? Come al Tour

«Da quel che ho visto – dice Pinotti – la crono di Tokyo somiglia molto alla prima crono del recente Tour de France, che era più mossa rispetto alla seconda. Ha un bel dislivello, è vero, ma c’è solo un tratto al di sopra del 10% e non è neanche tanto lungo. C’è una salita di 4 chilometri, ma la sua pendenza è di poco superiore al 4%. Nel complesso quindi è un percorso veloce e neanche molto tecnico, a parte una curva nel finale in cui so che la careggiata sarà divisa a metà. Bisogna trovare un buon compromesso tra peso ed aerodinamica. Io non cambierei l’assetto utilizzato nella prima crono del Tour de France.

«Chiaramente al posteriore si userà una lenticolare e all’anteriore una ruota da 60 millimetri in su o una a tre razze. I corridori della Ineos-Grenadiers in quella crono del Tour che vi dicevo hanno utilizzato ruote Princeton da 60 millimetri all’anteriore (al posteriore ovviamente la lenticolare), mentre Thomas, Carapaz e Porte la AeroCoach Aeox Zephyr da 80 millimetri (78 per la precisione, ndr)».

Carapaz impegnato nella prima cronometro del Tour. Secondo Pinotti a Tokyo si dovrebbero mantenere gli stessi assetti
Carapaz impegnato nella prima cronometro del Tour. secondo Pinotti a Tokyo si dovrebbero mantenere gli stessi assetti

Vento scarso…

La scelta delle ruota è poi molto legata alle condizioni del vento. Vento che però secondo Pinotti non dovrebbe essere poi così determinante.

«Ammetto – dice l’ex tricolore contro il tempo – di non conoscere nello specifico le condizioni del vento del luogo che ospiterà la crono, ma da quello che so non è una zona molto ventosa. E questo ce lo dice anche il tasso di umidità. Le temperature infatti saranno calde, ma non caldissime. Si parla di 30° circa, ma con un tasso di umidità superiore al 70% e questo ci dice di un’area a scarsa ventilazione.

«Semmai bisogna vedere la variabilità del vento, più che la sua intensità. La crono infatti si svolge su un circuito da fare due volte e quindi non sarà mai in un unica direzione. Se poi dovessero fare due partenze, cioè due gruppi, e le condizioni dovessero cambiare, potrebbe esserci qualche sorpresa».

Questa annotazione ci rimanda a quel che accadde a Maurizio Fondriest al Atlanta 1996. Il trentino partì con la pioggia mentre altri favoriti, che stavano in un altro gruppo, corsero con l’asciutto.

«Buona memoria! Sì, il concetto è quello. E’ vero che le partenze sono stabilite secondo i punteggi Uci e quindi tutti i migliori partiranno ravvicinati fra loro, ma magari c’è qualche buon corridore che per un motivo o per un altro ha un punteggio basso, sta particolarmente bene e partendo prima potrebbe sfruttare un meteo migliore».

I caschi aero hanno poche prese per l’aria, ma qualche “feritoia” a Tokyo sarà necessaria
I caschi aero hanno poche prese per l’aria, ma qualche “feritoia” a Tokyo sarà necessaria

Casco aero ma non troppo

Un discorso simile a quello fatto per i body riguarda anche il casco. E Pinotti dà una spiegazione molto interessante.

«Anche per il casco: okay la sua aerodinamicità ma non andrebbe trascurata anche la sua aerazione – conclude Pinotti – Si parla di una crono che sfiorerà la durata di un’ora, o comunque 50′ sicuro. Un lasso di tempo importante in cui si suda parecchio e là dentro (pensando alla testa, ndr) si sviluppa un grande calore. Molti dei recettori della pelle e della temperatura si trovano proprio sulla testa e se si surriscalda, il cervello invia impulsi al corpo di abbassare la temperatura. Come? Rallentando…

«Il famoso colpo di calore parte da lì. La testa si surriscalda e il cervello ordina al fisico di “staccare”. Ed è il motivo per cui spesso vediamo il corridore che si getta l’acqua in testa».

Crono del Tour: Space Jet, l’arma in più per Bahrain Victorious

17.07.2021
4 min
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Il primo a partire della Bahrain Victorious è stato Marco Haller alle 13,27. Crono finale del Tour de France 2021: 30,7 chilometri da Libourne a Saint Emilion. Bici Merida Wrap TT e un body tutto nuovo, lo Space Jet, fornito da Alé per le prove contro il tempo. Il Tour de France volge al termine e la squadra guidata da Franco Pellizotti ha potuto utilizzare il nuovo capo speciale messo a punto proprio per la corsa francese.

«L’abbigliamento è insieme al casco – ci dice Alessia Piccolo, direttore generale Alè – uno dei componenti esterni che possono fare la maggiore differenza a livello aerodinamico, quasi più della bici. I body da noi proposti nascono dalle esigenze dei team, noi creiamo dei prototipi e li sviluppiamo insieme alle squadre».

Haller è stato il rpino corridore del team a partire nella seconda crono del Tour
Haller è stato il rpino corridore del team a partire nella seconda crono del Tour

La continua ricerca dell’azienda veronese, nell’ambito dei tagli, dei tessuti e delle soluzioni più ergonomiche ed aerodinamiche, ha prodotto un nuovo eccezionale risultato. Il body Space Jet à un capo rivoluzionario, studiato in galleria del vento, con l’obiettivo di fornire un guadagno di tempo da quantificare in decimi, migliorando così la performance dell’atleta.

Tre tessuti

Per questo body sono stati utilizzati tre tessuti diversi, in funzione delle porzioni di corpo che fasciano, a conferma che lo studio è anche anatomico.

Four Way Stretch. Corpino e parti stampate sono creati con questa fibra tecnica, la quale offre ottima elasticità multidirezionale, utile per il busto e le gambe, che in questo modo rimangono più liberi di seguire i movimenti dell’atleta. L’azione di leggera compressione permette al muscolo di reagire meglio ai piccoli shock dovuti all’asfalto e allo sforzo del corridore.

Zaffiro. La lycra power, con cui è fatta tutta la parte del cavallo, quella con il maggiore sfregamento, dovuto alla sella. Studiato per durare nel tempo ed avere un ottimo grip

Space Jet. Infine, su maniche, spalle e fianchi c’è il materiale che dà il nome al capo. Si tratta di un tessuto a navetta, bielastico, caratterizzato da un’inconfondibile struttura tridimensionale, posizionato proprio nei punti di delaminazione del flusso d’aria. La sua superficie ruvida, con diverse altezze e intrecci, risulta vincente nella corretta ed efficace gestione del “drag”: creando turbolenze nel flusso d’aria ne ritarda conseguentemente il punto di taglio.

Il body Space Jet ha debuttato al Tour de France
Il body Space Jet ha debuttato al Tour de France

Galleria del vento

La collaborazione con le squadre è ormai cruciale per il disegno del loro abbigliamento, per cui dopo aver registrato le volontà degli atleti, il passo successivo è lo sviluppo del prodotto in galleria del vento anche per la messa a punto e la scelta dei tessuti più redditizi. Infine si passa per il body fitting con gli atleti, per riscontrare che il lavoro fatto si adatti effettivamente alle loro misure.

«Questo prodotto è nato studiando i flussi d’aria in galleria del vento – precisa Alessia Piccolo – ormai alla base dello sviluppo, soprattutto su indumenti così tecnici. Abbiamo visto come nella parte delle spalle e delle braccia l’attrito fosse ancora elevato. Il tessuto Space Jet ha delle canaline che permettono al flusso d’aria di scorrere via evitando così l’effetto vortice».