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Verre, prima stagione tra alti e bassi. E intanto pensa al debutto rosa

26.10.2022
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Alessandro Verre è uno di quei giovani italiani su cui porre le speranze. Ottimo scalatore, quest’anno il corridore lucano ha concluso la sua prima stagione da professionista nelle fila dell’Arkea-Samsic.

Una stagione che, soprattutto nella prima metà, era stata positiva. Verre aveva ottenuto anche una top ten nella prima corsa a tappe disputata, un ottavo posto nella quinta frazione dell’Etoile de Besseges e un quinto posto a primavera inoltrata al Giro dell’Appennino.

Verre si è ben integrato con la squadra francese, ha un contratto fino al 2024 (foto Instagram – @gettyimages)
Verre si è ben integrato con la squadra francese, ha un contratto fino al 2024 (foto Instagram – @gettyimages)
Alessandro, che stagione è stata dunque questa tua prima da pro’?

Una stagione di alti e bassi e non so ancora bene il motivo. Immagino perché in alcuni momenti precisi ci sono stati dei piccoli intoppi che non mi hanno consentito di fare un altro salto di qualità. E li abbiamo sottovalutati.

Per esempio…

Per esempio, eravamo in altura con la squadra e praticamente tutti ci siamo ammalati. Da lì sono andato a fare una corsa a tappe in Belgio (il Wallonie, ndr) e tra il carico dell’altura, la malattia e la fatica della corsa non ho più recuperato. E ormai era fine luglio.

Però, dicevamo, l’inizio è stato buono. Come te lo spieghi?

In effetti è stato meglio del previsto. Come me lo spiego? Boh! Forse perché nell’inverno precedente mi ero allenato molto bene. Non dico di più, anzi, le ore di lavoro nel complesso erano state anche meno, ma in Spagna in ritiro, per dire, non ci ero mai stato.

Spesso si è detto che Verre era uno di quei ragazzi che avrebbe dovuto attendere una stagione in più prima di passare. Col senno del poi era meglio attendere?

Sono convinto della scelta che ho fatto. E in Italia ancora di più: ogni anno che fai da under 23 sembra si abbiano meno possibilità di passare. Ormai diventano pro’ gli juniores…

Alessandro in stagione ha preso parte solo a due crono. Ci dovrà lavorare parecchio (foto Instagram – @gettyimages)
Alessandro in stagione ha preso parte solo a due crono. Ci dovrà lavorare parecchio (foto Instagram – @gettyimages)
C’è stato un momento particolarmente bello di questa stagione?

Ce ne sono stati tanti. Per esempio correre con Nairo Quintana è stato un privilegio, una bella esperienza. E ho potuto imparare molto su come ci si gestisce in corsa, sulla posizione in gruppo… E poi mi sono piaciuti alcuni piazzamenti che ho fatto, perché sia io che la squadra abbiamo capito che quando sono in giornata posso fare bene. Anche se nella seconda metà della stagione non è andata come volevo, almeno so che posso imparare dagli errori fatti.

A proposito di Quintana: si è sentita la “botta” della sua positività al Tour?

Sinceramente io in quel momento ero in ritiro, con un altro gruppo. Poi è stato lui che ha deciso di allontanarsi dal team. Non ne so molto di questa storia.

Con chi hai legato di più?

Con i colombiani – ride Verre – e rido perché vanno via tutti e mi tocca ricominciare! Loro sono molto simili a noi italiani: più calienti, abitudini quasi uguali e anche con la lingua era più facile.

Il lucano (classe 2001) ha concluso la sua prima stagione da pro’ con 45 giorni di corsa (foto Instagram – @gettyimages)
Il lucano (classe 2001) ha concluso la sua prima stagione da pro’ con 45 giorni di corsa (foto Instagram – @gettyimages)
Guardiamo avanti. Il 2023 si avvicina…

Io ho già ripreso ad allenarmi. Avendo finito prima (metà settembre, ndr) ho ricominciato prima. Ancora poca cosa e solo da qualche giorno. Non è ufficiale, ma dovrei iniziare a correre già a gennaio al Tour Down Under.

E ti ritrovi in una WorldTour…

Aspettiamo a dirlo! Per i punteggi okay, ma poi per l’ufficialità della licenza vediamo come va…

Okay, ma di base potresti essere al Giro d’Italia. Alzerai il braccio per esserci?

Di sicuro ci provo a chiederglielo se dovessimo farlo! Ci sono diverse tappe vicino casa. Però è anche vero che dovrò dimostrare di essere all’altezza nelle corse precedenti, più che altro per capire se ho davvero la possibilità di correrlo bene o no.

Alessandro, quale sarà lo step successivo? L’obiettivo del 2023?

Fare qualche gara WorldTour, cosa che quest’anno non ho fatto. E poi riuscire a fare qualche allenamento con i freni più tirati.

Verre in salita ha mostrato un buon rendimento. E non è poi così lontano dai migliori
Verre in salita ha mostrato un buon rendimento. E non è poi così lontano dai migliori
Cioè?

Eh, lo scorso anno essendo stato anche abbastanza libero dal punto di vista della preparazione spesso in allenamento ho esagerato. Tra viaggi e sedute di allenamento mi sono finito! Quest’anno dovremmo essere seguiti di più. Con il fatto del WorldTour i preparatori passeranno da tre a quattro.

In relazione alle lunghe trasferte stai pensando di prendere casa altrove?

Sì, in Toscana per avvicinarmi un po’. Ma è tutto in divenire.

Cosa ti manca per essere con i migliori? Soprattutto in salita, il tuo terreno…

Come detto, quando sono in giornata posso fare bene, però anche quando capitano quei momenti buoni manca un po’ di esperienza. Ma in generale dico che manca un po’ di regolarità, di costanza di rendimento anche nelle corse a tappe. Io nella prima frazione faccio sempre un po’ troppa fatica e poi mi sblocco man mano, nonostante alla vigilia faccia allenamenti abbastanza intensi. Questa cosa la studieremo con la squadra. Magari bisognerà riposare di più. E tutto ciò rientrerà nel discorso più generale di tirare un po’ i freni in allenamento.

EDITORIALE / La sola salvezza per il ciclismo è la trasparenza

29.08.2022
4 min
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Vogliamo parlare di ciclismo. Solo ieri, Milesi ha vinto l’ultima tappa dell’Avenir. Fiorelli e Piccolo si sono piazzati nei 10 a Plouay. Battistella, Zambanini e Conca fra i primi 5 della Vuelta. I mondiali juniores di Tel Aviv su pista si sono chiusi con 4 ori e 3 argenti per gli azzurri. Ai mondiali di mountain bike il bronzo di Braidot e l’oro di Avondetto hanno chiuso la rassegna e prima ancora la messe di successi agli europei di Monaco ha offerto più di un motivo per brindare.

Ogni giorno decine di società e centinaia di atleti si spaccano la schiena rincorrendo i propri sogni e rispettando le regole che gli vengono imposte. Hanno il diritto di sapere cosa succeda alle loro spalle. Prima di loro. A monte. Dove tutto ha origine. Hanno diritto di essere guidati da chi le regole le scrive e a sua volta le rispetta.

Vogliamo parlare di ciclismo e continuare a ragionare su cosa si possa fare per restituire al nostro movimento la dignità che merita, a fronte di stranieri che crescono a velocità doppia, svincolati da lacci storici e insopportabili tare ideologiche.

Ieri nei primi 5 della Vuelta, Battistella, Zambanini e Conca (in coda)
Ieri nei primi 5 della Vuelta, Battistella e Zambanini e Conca

La trasparenza

Chi guida questo sport deve necessariamente sapere di essere al volante di una prestigiosa auto da corsa e l’idea che abbia deciso di guidarla con eccesso di disinvoltura non sarebbe accettabile. Che la progettualità venga sostituita dall’astuzia: questo sarebbe uno vero scempio.

Quando ai primi di giugno affrontammo in modo critico il bilancio federale, la reazione del palazzo fu ferma e indignata. Ci salutammo con la promessa che quel bilancio sarebbe stato presto consultabile e stiamo ancora aspettando di parlarne.

Allo stesso modo oggi ci aspettiamo che, a fronte delle tante accuse, la reazione non sia (solo) la minaccia di un generico ricorso all’autorità giudiziaria, che potrebbe sembrare il modo per prendere tempo, ma la più semplice delle risposte: la trasparenza. Non servono troppe parole, basta pubblicare i dati. La mancanza di segnali netti autorizza a pensare che qualcosa non vada.

Ieri Milesi ha conquistato l’ultima tappa al Tour de l’Avenir (foto cyclingpro.net)
Ieri Milesi ha conquistato l’ultima tappa al Tour de l’Avenir (foto cyclingpro.net)

Progetti e astuzie

Servono progetti. C’è bisogno di una visione. Serve la capacità di snellire le procedure e liberare le società dalle gabelle e i pagamenti che ne limitano l’attività senza una logica apparente. Serve quel che si comincia a vedere nel settore della velocità, dove un tecnico appassionato come Quaranta, ben supportato da Villa, è stato capace di dare motivazione e mezzi a un manipolo di ragazzi che fino allo scorso anno pensavano di essere stati abbandonati. Se si lavora bene, le cose accadono.

Perché il meccanismo si metta in moto, occorre che la Federazione si adoperi istantaneamente per chiarire il garbuglio in cui si trova, che fa passare in secondo piano il buono che si sta facendo. Non ci sono vie di mezzo. Se si è fatto dell’astuzia il proprio metodo di lavoro, allora la situazione è grave. Se quanto contestato è frutto di illazioni e vendette trasversali, occorre che venga fatta subito chiarezza. Non possiamo permetterci scandali, segreti, dimissioni, emarginazioni e Consigli federali sospesi per fughe di notizie. Che poi, al di là di tutto, che cosa ci sarebbe di male se il mondo fuori sapesse di cosa s’è parlato?

Nessun tempo da perdere

Il ciclismo italiano ha bisogno di dirigenti capaci di immaginarne il futuro. Il ciclismo italiano non merita tutto questo: le dimissioni di Norma Gimondi e i motivi che le hanno prodotte sono una ferita che non sarà facile sanare. Per questo ci auguriamo che a breve il presidente eletto Dagnoni (in apertura con Zanardi e Barbieri a Monaco), il segretario generale Tolu e i loro collaboratori producano tutti gli elementi perché ogni aspetto venga chiarito.

Lo devono a Milesi. A Fiorelli e Piccolo. A Battistella, Zambanini e Conca. Ai ragazzini di Tel Aviv. A Braidot e Avondetto. A tutti i tecnici e ai ragazzi e le ragazze che a Monaco hanno portato in alto la maglia azzurra. La fuga dei talenti non inizia per caso. I figli se ne vanno quando si accorgono che in casa hanno da tempo smesso di crescere.

FCI: il bilancio 2022 non convince la vice presidente Gimondi

09.04.2022
4 min
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Norma Gimondi (in apertura seconda da sinistra – foto FCI Illarietti), vicepresidente della Federazione ciclistica italiana (Fci), ha la stessa scorza del padre. E’ dura all’esterno. E’ un vulcano di passione per il ciclismo che, tuttavia, non può mai venire prima dell’onestà e di una sincerità sempre limpida, volta a tutelare sani principi.

Lo ha dimostrato anche commentando l’attuale situazione della Federazione, guidata da febbraio 2021 da Cordiano Dagnoni, a margine di un evento che si è tenuto all’Università di Bergamo. Un evento che verteva sul turismo sportivo nelle valli che sono state spesso teatro di allenamento di Felice. 

Norma Gimondi (classe 1970) è vice presidente della Federazione ciclistica italiana
Norma Gimondi (classe 1970) è vice presidente della Federazione ciclistica italiana

Dubbi sul bilancio

Una situazione positiva per quanto riguarda i risultati, ma instabile da un punto di vista finanziario e, di conseguenza, anche politico. Proprio sull’approvazione del bilancio preventivo 2022, sono emerse frizioni. Il Consiglio, infatti, lo ha approvato grazie alla maggioranza dei voti, ma Norma Gimondi insieme ad altri due consiglieri ha votato contro.

«Approvare un bilancio, seppur di previsione, con un disavanzo di 1,2 milioni di euro – ha spiegato la figlia del campione bergamasco – mi ha lasciato qualche perplessità. Anche perché si parla solo di attività ordinaria, quindi non prende in considerazione interventi di carattere straordinario».

La visione è sul lungo periodo e arriva fino al 2024, anno in cui scadrà l’attuale mandato.

«Rimanendo coerenti, se moltiplichiamo quel milione abbondante per tre, significa che la federazione potrebbe avere un “buco” da 3,6 milioni nel 2024, cosa per me inaccettabile. È vero, le federazioni non devono fare utili, ma non devono lasciare delle negatività di questo tipo. Negatività che dovrebbero poi scontare i nuovi consiglieri e il nuovo presidente». 

TCI, azienda leader nella produzione di componenti elettronici, è una delle sponsorizzazioni più recenti. Qui Bennati. (foto FCI)
TCI, azienda leader nella produzione di componenti elettronici, è una delle sponsorizzazioni più recenti. Qui Bennati. (foto FCI)

Caccia agli sponsor

Dagnoni ha rassicurato gli scettici, spiegando che quel margine verrà coperto con importanti sponsorizzazioni.

«Speriamo che mantenga fede alle promesse – spiega Gimondi – anche se noi aspettiamo di vedere i contratti firmati. L’importante è non fermarsi ai soldi che annualmente arrivano dai ministeri di Sport e Salute, ma andare a cercare nuove risorse in sponsorizzazioni ed eventi così da dare linfa al movimento, anche nelle singole sezioni territoriali. E’ su quelle che dobbiamo puntare perché è lì che nascono i nuovi talenti».

Soldi a parte, Norma Gimondi guarda con pragmatismo anche alle prestazioni.

«Abbiamo chiuso un 2021 straordinario, forse il miglior anno di sempre in termini di risultati. Basti pensare all’oro olimpico del quartetto su pista, al mondiale vinto da Elisa Balsamo e alla maglia iridata conquistata da Filippo Baroncini negli Under 23.

«Ci aspetta ora un 2022 altrettanto impegnativo perché ripetersi non è facile. Abbiamo cambiato tanti tecnici, c’è un manager, Roberto Amadio, che coordina tutte le selezioni nazionali. Confidiamo che questo lavoro di rinnovamento possa portare buoni frutti in vista delle Olimpiadi di Parigi 2024».

Gara giovanissimi Imola (foto Max Fulgenzi)
Una gara giovanissimi. Investire sui giovani e sul territorio è fondamentale (foto Fulgenzi)
Gara giovanissimi Imola (foto Max Fulgenzi)
Una gara giovanissimi. Investire sui giovani e sul territorio è fondamentale (foto Fulgenzi)

Pensando ai giovani

Nell’augurarsi di fare non solo il meglio, ma di “portare a casa risultati per il movimento”, la vice presidente della Federazione ha ben chiaro dove bisogna migliorare nel prossimo futuro.

«C’è – spiega Norma – un Giro d’Italia donne targato Fci che l’anno scorso è andato molto bene e che va ulteriormente migliorato visto che il movimento femminile riscuote sempre più interesse. Poi il Giro Under 23 con il quale dobbiamo andare avanti.

«Ma, oltre al professionismo, non dobbiamo dimenticarci dei giovani: bisogna partire dalla base per salire e fare sempre meglio. Abbiamo anche qui degli eventi importanti, penso ad esempio al Meeting nazionale di Treviso che coinvolgerà i giovanissimi dal 23 al 26 giugno».

EDITORIALE / FCI, lo strano caso del bilancio (preventivo) in rosso

21.03.2022
6 min
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Avete mai scritto un bilancio preventivo? Chi organizza eventi, manda avanti aziende, gestisce associazioni sa di cosa si parla. Si fa la conta degli obiettivi, si stima quanto costerà conseguirli, si guarda quanto si ha in cassa e parallelamente si progettano le attività di finanziamento o autofinanziamento per arrivare a coprire tutti i costi. Il bilancio preventivo può quindi essere in perdita, a patto che si conosca il modo per appianarlo quando tutte le risorse saranno disponibili. Per fare le cose giuste, ci si potrebbe richiamare alla diligenza del buon padre di famiglia, che come spesso accade in questa parte di mondo discende direttamente dal Diritto Romano.

Nel Consiglio federale del 21 febbraio si è parlato del bilancio preventivo della Federazione (foto FCI)
Nel Consiglio federale del 21 febbraio si è parlato del bilancio preventivo della Federazione (foto FCI)

Bilancio in rosso

Nelle scorse settimane è stato varato il bilancio preventivo della Federazione per il 2022. E ci si è accorti che al momento della sua presentazione, il conto finale è in rosso. Nel clima permanente da campagna elettorale, in cui si assestano legnate in ogni occasione trovando il modo di sfogare il malcontento, ovviamente lo spunto non è stato lasciato cadere, dando vita a dibattiti, articoli e attacchi.

Possibile, ci siamo chiesti, che il presidente Dagnoni (in apertura, al via della Sanremo con Cairo, il sindaco Sala ed Enrico Della Casa) abbia deciso di farsi bersagliare fornendo spontaneamente gli spunti per farlo, dopo mesi a rivendicare il valore sociale del ciclismo? E allora siamo andati a leggere nel sito federale, cercando di capire qualcosa.

Perché febbraio?

La tempistica, per cominciare. Perché a febbraio? Le federazioni vivono a metà tra il pubblico e il privato, ma è innegabile che i fondi pubblici siano l’entrata più sostanziosa. Di solito i contributi vengono erogati a novembre e questo permette di anticipare la presentazione del bilancio preventivo. Quest’anno Sport e Salute, la Spa che veicola i finanziamenti del Governo alle federazioni, ha approvato lo stanziamento il 21 dicembre. Questo ovviamente ha fatto slittare tutto in avanti.

Sport e Salute è la Spa che fa promozione e attraverso cui le federazioni percepiscono i fondi pubblici (foto Sport e Salute)
Sport e Salute è la Spa che attraverso cui le federazioni percepiscono i fondi pubblici (foto Sport e Salute)

Il fondo di dotazione

La Federazione non può per legge fare utili, ma deve reinvestire nel movimento. All’inizio del quadriennio olimpico, leggendo fra i comunicati si è visto che è iniziata la preparazione olimpica. Stando a quello che risultava, il budget a disposizione oscillava fra 4-5 milioni di euro, che arrivavano a 6 con il Fondo di dotazione. Si tratta di un importo proporzionale al volume degli investimenti e alle dimensioni della Federazione stessa. Nel Consiglio federale del 21 febbraio 2022, tale Fondo è stato aumentato di 400 mila euro, passando a 1,2 milioni.

Tre sponsor in arrivo

A tale budget si fa ricorso per impostare l’attività, tenendo conto delle risorse disponibili e non di quelle che arriveranno. Ancora nel sito federale si legge infatti di tre contratti di sponsorizzazione in arrivo. Uno per la fornitura di auto. Un altro per un marchio da apporre sulla maglia azzurra per un importo di 350 mila euro (+Iva). Il terzo per la fornitura di integratori, per un valore complessivo di 780 mila euro (+Iva) di cui 480 mila in erogazione di denaro.

Marco Villa è il responsabile del settore velocità, Ivan Quaranta il collaboratore tecnico
Marco Villa è il responsabile del settore velocità, Ivan Quaranta il collaboratore tecnico

Progetti regionali

Nei comunicati, si legge anche che il 70% delle risorse sarà destinato all’attività sportiva e per ogni settore è previsto un aumento fra il 25% e il 30%. Parallelamente si è deciso di aumentare di un terzo le dotazioni ai Comitati regionali, non semplicemente a fondo perduto, ma legando l’elargizione a progetti condivisi.

Al conto preventivo si aggiunge anche il movimento paralimpico. Se al primo sguardo potrebbe risultare un carico che accresce il passivo, i nuovi arrivati si sono presentati con una dotazione di fondi a progetto.

Settore velocità

Fra le voci di spesa è finalmente saltato fuori anche il settore della velocità su pista, che negli ultimi anni era finito nel dimenticatoio, con Miriam Vece spedita nel centro di Aigle e i suoi colleghi in attesa di una chiamata da parte dei corpi militari.

Nelle convocazioni di Marco Villa per questo specifico settore, si nota che l’Esercito Italiano ha raccolto la proposta, mentre Ivan Quaranta sarà il collaboratore tecnico che mancava.

Se la velocità ha borse di studio e l’appoggio dell’Esercito, come raccolto nelle interviste sul tema, forse una speranza c’è. E magari le Olimpiadi di Los Angeles potrebbero diventare un obiettivo ragionevole (una qualifica per Parigi però ce la giochiamo lo stesso, no?).

Miriam Vece, Elena Bissolati, europei pista 2019, velocità olimpica
Elena Bissolati e Miriam Vece, bandiere della velocità femminile su pista
Miriam Vece, Elena Bissolati, europei pista 2019, velocità olimpica
Elena Bissolati e Miriam Vece, bandiere della velocità femminile su pista

Una provocazione?

Un altro appunto è legato ai fondi pubblici che, come detto, arrivano alle federazioni da Sport e Salute. Il 21 dicembre, il suo Cda ha approvato l’assegnazione di contributi per un totale di 288 milioni di euro allo sport italiano, con un incremento di 8 milioni rispetto alla previsione di legge (9.661.243 euro per la FCI).

I due anni di stop totale o relativo causati dal Covid hanno permesso a tutte le federazioni di fare utile. Il contributo pubblico non è mai mancato, ma si sono abbattuti i costi delle trasferte, ora tornati a salire. Ad esempio per i mondiali in Australia si stima una spesa intorno ai 300 mila euro.

La ciclistica è una delle poche federazioni ad aver sempre fatto attività. Non ha messo in cassa integrazione i suoi dipendenti (tanti, quasi il doppio rispetto alla media) e ha comunque svolto la sua azione sul territorio. Eppure al momento di ricevere lo stanziamento per il 2022, a fronte di un lavoro che a detta della nuova dirigenza è di grande rifondazione, l’elargizione è stata pari a quella di altre federazioni che hanno interrotto l’attività.

Non sarà che la presentazione al Coni del bilancio preventivo in rosso sia anche una risposta indiretta a questa politica?

Nuove spese

Infine a quel rosso si sommano un po’ di spese che, facendo i conti… della serva, si sono aggiunte dall’avvio del nuovo corso. E’ uscito Cassani, ma è subentrato Amadio che lavora tanto, ma non gratis ovviamente. Si è spinto sul settore comunicazione che, al netto di alcune criticità, ha visto l’aumento dell’organico. E’ stato coinvolto il dottor Corsetti. Alcuni dipendenti sono stati pre-pensionati, alcuni hanno ricevuto un’agevolazione all’esodo. E ancora dai comunicati, emerge che si stanno cercando altri 4 preparatori per allargare la rosa.

Amadio, fra Scirea e Amadori, è il team manager delle nazionali
Amadio, fra Scirea e Amadori, è il team manager delle nazionali

Più soldi al presidente?

A un certo punto ci sono state indiscrezioni anche a proposito di un possibile aumento dell’appannaggio del presidente. Cercando di leggere negli statuti federali, tuttavia, una Federazione non può per legge adottare in autodeterminazione una simile misura. Il rimborso spese del presidente resta quello stabilito dalla Legge Melandri di 36 mila euro lordi. E anche se da anni al Coni e trasversalmente fra le varie federazioni, si parla di mettere mano a questo aspetto, ad ora la situazione sembra invariata.

Insomma, prima di tornare a parlare di sport e in attesa di avere ad aprile il bilancio consuntivo del 2021 (quello sì, più importante!), sospendiamo il giudizio su quello preventivo almeno finché non sarà concesso di leggerlo. Sarà il Coni a decidere se firmarlo o respingerlo. Per ora lasciamo questa pagina con una domanda. E’ meglio un bilancio preventivo che sottostimi le entrate e metta la FCI di fronte alla necessità di aumentarle, oppure uno più tranquillizzante, che porti dritto al default?

Un po’ quello che è successo con il velodromo di Spresiano, mezza cattedrale nel deserto, per il quale è necessaria una riprogettazione che lo renda fruibile e a misura delle reali esigenze. E che soprattutto permetta di costruirlo con costi sostenibili.

Amadori sul Giro U23: «Bene per le tappe, meno per la classifica»

17.06.2021
5 min
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Partenza da San Vito al Tagliamento, mancava solo l’ultima frazione che andava appunto da questa località in Friuli a Castelfranco Veneto. Sotto un sole finalmente estivo (anche il Giro U23 come quello dei grandi ha preso la sua bella dose di pioggia) era tempo di tracciare un bilancio con il cittì degli U23, Marino Amadori.

Un bilancio, lo anticipiamo, positivo. Soprattutto se si pensa a come doveva andare. Lo stesso Amadori (giustamente) non aveva lanciato urli di battaglia o sperato in grandi successi.

Gianmarco Garofoli tra i più attivi in assoluto del Giro U23: ha tirato moltissimo per la sua Dsm
Gianmarco Garofoli tra i più attivi in assoluto del Giro U23: ha tirato moltissimo per la sua Dsm

Marino, da come dovevamo partire a com’è andata c’è stata è bella differenza…

Beh, sul discorso delle tappe direi che è andata benissimo. E non solo per le vittorie, ma per il loro complesso: ho visto tanti e tanti atleti, e le squadre stesse, che hanno corso questo Giro in modo aggressivo. Non hanno subito la corsa, si sono proposti con fughe e controfughe. 

Quattro vittorie per gli italiani, se pensiamo che solo Ayuso se ne è portate via tre…

Esatto, abbiamo vinto quattro bellissime tappe. E lo ammetto è stato un po’ inaspettato. Per quel che riguarda la classifica invece forse è mancato qualcuno che avevo pronosticato. Però c’è anche stata qualche novità. Abbiamo visto un Alessandro Verre molto bravo, un Davide Piganzoli spesso davanti e lui è un primo anno. Lorenzo Milesi, anche lui giovanissimo, sta venendo fuori molto bene. E poi c’è stato un ottimo Gianmarco Garofoli che praticamente ha tirato per tutto il Giro. Ho visto tanti primo anno andare bene e darsi da fare e questo mi fa molto piacere. Ah Riccardo Ciuccarelli, quasi dimenticavo: lui ha vinto una grande tappa. Nella classifica generale abbiamo un sesto, un nono, un decimo… insomma parecchi ragazzi messi bene. Siamo sulla strada giusta.

Andrea Pietrobon con Renzo Boscolo. Il corridore del Ctf non ha reso quanto ci si aspettava
Andrea Pietrobon con Renzo Boscolo. Il corridore del Ctf non ha reso quanto ci si aspettava
Si parlava di nomi che un po’ sono mancati, ci vengono in mente tre ragazzi su tutti: Frigo, Pietrobon e Zambanini…

Vedo che siete attenti! Ognuno di loro ha una scusa. Che poi scusa… una valida motivazione direi. Pietrobon e Zambanini non sono usciti bene dall’altura: era troppo freddo a Livigno. Il livello atletico mostrato non è il loro. Frigo (con Amadori nella foto di apertura, ndr) invece si porta dietro gli strascichi di una caduta al Giro di Rodi e adesso ha paura. Scollina davanti con i primi cinque e in fondo ha un minuto un minuto e mezzo di ritardo, come è successo giù dal Valles. Purtroppo ha questa difficoltà e mi auguro che la risolva presto e non diventi un problema serio. E gli altri due, come detto, purtroppo hanno fatto un avvicinamento che non ha dato i suoi frutti, anzi li ha penalizzati. Però la stagione non finisce qui: dopo il Giro d’Italia ci sono tante belle corse. 

Tasto crono: ti aspettavi la vittoria di Filippo Baroncini?

Mah, sicuramente è un atleta in crescita. Lui fa parte di questi giovani che non sai dove possono arrivare. Filippo per primo non lo sa. E forse è anche giusto che sia così. Ogni anno deve mettere su un tassello e lui lo ha fatto. E’ anche veloce e in salita non va piano. Di conseguenza diventa un ragazzo molto importante anche in prospettiva della nazionale.

Prima hai nominato Garofoli, che giudizio dai sulla tattica di corsa della Dsm?

Eh – allarga le braccia Amadori – non mi pronuncio! Posso dire che hanno corso come se avessero loro la maglia rosa. Tiri forte per cercare di mettere in difficoltà Ayuso? Se ti va bene arrivi secondo o terzo. Forse non hanno visto come andava…

La Aran Cucine – Vejus è tra le piccole squadre che hanno tenuto botta contro team più attrezzati
La Aran Cucine – Vejus è tra le piccole squadre che hanno tenuto botta contro team più attrezzati

Colpack, Dsm, Uno-X… hanno dominato. Sembra di vedere Ineos, Deceuninck e Uae nel WorldTour in cui agli altri restano solo le briciole. Insomma un bel gap dalle altre, anche grandi come General Store, Palazzago…

Un po’ si sapeva. Il Giro d’Italia è una grande corsa. D’altra parte è così quando presenti 17 squadre straniere di questo livello. Ed è giusto che lo sia. Il Giro d’Italia deve essere una vetrina importante per i nostri migliori under 23. Si dà ai nostri ragazzi una grande occasione di confronto. Ci sono squadre molto attrezzate a livello mondiale che fanno regolarmente gare 1.1, 2,1 2.2… quando vengono a fare queste manifestazioni sono “cattive” e hanno dei corridori talentuosi. E purtroppo i nostri team dilettantistici, ma anche continental, hanno qualche difficoltà ad essere competitivi. Tuttavia questa è la strada se vogliamo crescere.

Però un ragazzo che fa parte di team più piccoli e deve confrontarsi con questi squadroni cosa deve pensare? Dice a sé stesso che non ce la farà mai o deve avere come obiettivo quello di approdare in uno quegli stessi team?

Innanzitutto devono riuscire a finire Giro d’Italia U23, come hanno fatto del resto, e per questo faccio i complimenti a tutti loro: davvero bravissimi. Da qui devono imparare a vedere i loro coetanei a che livello sono. Devono avere uno stimolo in più per fare le cose al meglio a casa, per fare certi allenamenti anche più intensi è più “cattivi”. Il livello internazionale è questo. Però abbiamo visto che si possono fare bene le cose anche essendo “piccoli”. La squadra dell’Emilia-Romagna per esempio ha vinto una tappa con Cantoni, ha preso la maglia rosa. Un team che seppur dilettantistico è ben organizzato. Quando hanno potuto non hanno subito la corsa. E per me è tanta roba.