Exept Libera, quando la bici totale incontra il monocorona

14.07.2023
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Ancora una creazione su misura, ancora una volta Exept propone una bicicletta tutt’altro che banale. Exept Libera nasce da una piattaforma marcatamente stradale, leggera, elegante e con il giusto mix tra prestazioni e comfort.

Exept Libera è una sorta di bici buona per tutto, ma con una pronunciata vocazione al viaggio e a non fare pesare i chilometri che scorrono sotto le ruote (e anche i metri di dislivello positivo). L’abbiamo anche messa a confronto con la sorella Supera.

Supera vs Exept Libera
Supera vs Exept Libera

Libera vs Supera, cosa in comune?

Le due biciclette del marchio ligure sono tanto diverse tra loro. Lo sono per le performances che mettono su strada, lo sono per i numerosi dettagli che caratterizzano i due progetti e che diventano il DNA delle due bici. C’è però un fattore in comune e non è secondario, la base delle due piattaforme, ovvero quella produzione del monoscocca su misura. Entrambe sono ovviamente full carbon.

Exept Supera ha un’aggressività pronunciata, è piuttosto rigida in ogni sua parte, una rigidità che diventa anche un’arma a favore quando la gamba spinge con forza. Ha un’integrazione completa e il suo frame-set include anche il reggisella, disegnato per la Supera. Lo spazio per le gomme difficilmente permette di andare oltre i 30 millimetri di sezione, anche se molto dipende dalla forma del cerchio.

Exept Libera invece è più “esile”, con delle tubazioni leggermente più sfinate, soprattutto gli obliqui del retrotreno e per via di un seat-post rotondo con un diametro di 27,2 millimetri. Le guaine ed i cavi della trasmissione passano all’esterno del tubo dello sterzo, soluzione voluta per agevolare eventuali operazioni di manutenzione e setting; Libera è da considerare al pari di una bici all-round.

Rispetto alla Supera, la Exept Libera ha una forcella con steli più piccoli e offre un buon passaggio per la gomma. Intendiamoci, non è una bici gravel, ma le gomme stradali da 32/34 ci stanno e diventano “giuste” per questa tipologia di bici ed interpretazione.

La bicicletta in test

Il telaio è un monoscocca modulabile e fatto su misura in Italia (così come la Supera). Lo sterzo è svasato e ha delle sedi da 1”1/8, dove alloggia una forcella full carbon. Il frame ha la scatola del movimento centrale larga 86,5 millimetri, soluzione che gli permette di accontentare la linea catena ottimale nel caso di utilizzo con il monocorona. La tubazione orizzontale ha due asole che permettono di montare una piccola borsa. Le misure dei perni passanti sono classiche. Possono alloggiare dei dischi da 160 millimetri di diametro.

La trasmissione della bicicletta in prova è la Campagnolo Ekar 1×13, sempre Campagnolo le ruote, modello Shamal e gommate Vittoria. I componenti guida (manubrio, stem e reggisella) sono firmati Deda in alluminio. La sella è di Selle San Marco. Da considerare è la totale personalizzazione della Libera, anche in fatto di componenti, comunque disponibile per ogni bicicletta Exept. Abbiamo rilevato un valore alla bilancia di 7,7 chilogrammi (senza pedali).

Libera è più comoda

Non è solo una questione di comfort, o meglio, Libera esprime una maggiore elasticità ed è meno secca nelle risposte. Lo è davanti, grazie ad una forcella meno rigida, lo è nella sezione centrale e dietro, dove dissipa in modo maggiore le vibrazioni e le imperfezioni del terreno.

Exept Libera, rispetto alla Supera, mostra anche una maggiore possibilità di personalizzazione del mezzo. C’è una serie sterzo tradizionale, che offre meno pulizia rispetto all’integrazione della Supera e tutto lo sterzo è un po’ più magro e morbido. L’avantreno della Libera è più facile, ma per chi ama l’agonismo spinto, la precisione e la perentorietà della Supera ha pochi eguali.

Il reggisella accompagna e smorza

Il Seat post della Libera accompagna la pedalata e pur essendo in alluminio aiuta a sfruttare bene una certa comodità che si riflette in tutta la porzione mediana del telaio.

Anche il disegno del piantone influisce in modo esponenziale sulle prestazioni e di conseguenza sulla comodità. Quello della Libera ha il profilo tronco posteriore, ma non è estremamente voluminoso. E’ molto diverso da quello della Supera, che verso l’alto e nel punto di inserzione degli obliqui è più largo, strutturato e presenta due nervature importanti. Nell’economia prestazionale si sente parecchio.

In conclusione

Exept Supera è una lama calda che entra nel burro, sempre e comunque, a prescindere dall’allestimento. Perdona poco o nulla e se l’asfalto non è in ottime condizioni, le vibrazioni si sentono. E’ una bici da gara, tanto, tanto gratificante quando si è in forma, in salita e alle alte andature in pianura, con le ruote basse, oppure con i ruotoni da 60 millimetri. E’ una bici precisa come poche ed è l’espressione corsaiola dell’azienda finalese.

Libera è più facile, perdona molto e si adatta meglio ai diversi stili di guida. E’ comunque una bici da strada, ma un sentiero, una strada bianca o di asfalto sconnesso non fanno paura (e a nostro parere trova un’interfaccia ottimale con pneumatici almeno da 30 millimetri di sezione). E’ anche leggera, una leggerezza che fa rima con stabilità e comfort di marcia. Libera non è una bicicletta complicata e anche per questo motivo riteniamo il montaggio con la monocorna, ottimale per questa tipologia di prodotto. Libera può essere tranquillamente il punto di unione tra la strada e la gamma off-road di Exept.

Exept

Exept, la bicicletta Made in Italy esiste ancora

07.03.2022
4 min
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Il nostro percorso di conoscenza di Exept ci porta in Veneto, da Compositex, azienda leader nella lavorazione e produzione delle fibre composite. Le biciclette del marchio di Finale vengono ingegnerizzate in Liguria, personalizzate all’interno dello showroom con le specifiche del cliente e prodotte da chi il carbonio lo plasma da anni. Sempre in Italia, perché l’identità Made in Italy del brand è forte e vuole essere un cardine.

La produzione italiana è un vanto
La produzione italiana è un vanto

Su misura: una svolta

La tecnologia monoscocca permette di raggiungere dei livelli di performance di altissimo livello, fattori che mettono insieme le caratteristiche tecniche, il peso e perché no, anche il design. E’ pur vero che nell’ottica di una produzione di massa, le biciclette monoscocca hanno “standardizzato” il mercato. Abbiamo perso quel senso di artigianalità che aveva caratterizzato le produzioni italiane, tanto ambite e ricercate. Si è smarrito il senso della personalizzazione, limitandoci a scegliere i colori (talvolta pochi), le grafiche e i componenti (talvolta neppure quelli). Eppure la bicicletta personalizzata nelle misure, nelle colorazioni e negli allestimenti, non è solo un vezzo, ma è capace di offrire dei vantaggi enormi anche in fatto di performances.

Un modulo creato ad hoc

Dopo il bikefitting e la creazione del modulo virtuale, il progetto viene spedito a Compositex. L’azienda opera nella categoria dei materiali compositi in differenti categorie e tra queste c’è anche il ciclismo. Per Exept avere un partner del genere è un vantaggio, una certezza e un riferimento.

I tecnici di Compositex, grazie al progetto creano la dima con le misure specifiche riportate dal progetto. Alcuni passaggi prendono forma grazie all’informatizzazione, come ad esempio il disegno delle pelli di carbonio, ma è la mano dell’uomo a fare la differenza. Si perché i pezzi di carbonio sono applicati a mano all’interno degli stampi.

Un procedimento lungo ed articolato

E’ difficile quantificare il numero di pelli di carbonio che vengono utilizzate per un singolo telaio. Il totale è soggetto a variabili; i valori antroprometrici del cliente ne sono un esempio. Non si tratta di un pezzo unico di carbonio che viene inserito nello stampo, ma di centinaia di pelli che trovano un’applicazione specifica e con un orientamento altrettanto specifico.

Ci vogliono molte ore di lavoro per produrre un telaio. Si esamina il progetto e si imposta la macchina che taglia i fogli di carbonio. Ancor prima, i rotoli di carbonio contenuti nelle celle criogeniche, sono portati all’esterno, scongelati lentamente e resi plasmabili. Si prepara la dima e l’operatore inizia ad applicare i fogli di carbonio. Normalmente si utilizza quello di matrice unidirezionale. La dima viene chiusa ed inizia la procedura di insacchettamento e sottovuoto, per mandare lo stampo in autoclave.

E poi c’è la verniciatura

E’ un ultimo passaggio, ma solo perché segue un ordine ben preciso delle fasi produttive, non per importanza. Sappiamo bene quanto la bicicletta sia una religione. Anche per quanto riguarda le livree cromatiche, i diversi passaggi trovano l’ausilio della tecnologia più moderna, ma è la mano dell’operatore che fa la differenza.

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