Il Team Vangi Pirata padrone di Francia, il racconto della trasferta

27.03.2024
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La stagione del Team Vangi Sama Ricambi Il Pirata è iniziata con il botto grazie al doppio successo ottenuto in Francia. Prima corsa internazionale e subito una doppietta portata a casa. I ragazzi di Matteo Berti arrivano in territorio straniero e dettano legge. Il loro diesse ce lo aveva raccontato durante l’inverno che il team avrebbe fatto un passo in avanti per crescita e formazione.

«E’ stata un’esperienza formativa – racconta Berti – con un risultato che ci permette di crescere. La gara era da corridori del Nord, con tanta potenza e resistenza. Il parterre era dei più quotati, con tante squadre satellite di team WorldTour o U23. Siamo riusciti a piazzare tre ragazzi nei dieci: primo posto di Leonardo Meccia, secondo Enea Sambinello e decimo Giacomo Sgherri (i primi due sono insieme nella foto di apertura di @labernaudeaujunior, ndr)».

Pianificazione ottima

Le case però si costruiscono dalle fondamenta. Il successo in terra francese arriva dopo un inverno di pianificazione e programmazione. Berti e lo staff del team Vangi hanno lavorato bene e continuano a farlo.

«A inizio stagione – continua il diesse – abbiamo fatto un buonissimo lavoro, senza avere grossi problemi di salute o altro. Trovare la giusta sinergia per creare un gruppo coeso non è facile, ma stiamo facendo un bel lavoro e ne sono orgoglioso. Saremo anche l’unico team a correre la Nations Cup Eroica, corsa a tappe per nazionali. E’ un grande orgoglio e una bella sfida correre contro i ragazzi più forti al mondo.

«Il lavoro non è facile, proprio in questi giorni sto cercando di ottimizzare i costi di questa trasferta. Non è impossibile, ma in una squadra juniores il budget è contato. Anzi, noi dobbiamo ringraziare ogni giorno il nostro presidente, perché non ci fa mancare mai nulla. In futuro abbiamo in programma anche la Classic des Alpes e la Crono delle Nazioni».

La premiazione dei ragazzi del team Vangi insieme al diesse Berti (@labernaudeaujunior)
La premiazione dei ragazzi del team Vangi insieme al diesse Berti (@labernaudeaujunior)

La voce dei ragazzi

Una corsa in Francia a inizio stagione contro i più forti del movimento juniores e subito una vittoria in saccoccia. Leonardo Mecchi, vincitore della Bernaudeau Juniores ci racconta com’è stata questa esperienza e che cosa ha visto nel ciclismo d’oltralpe. 

«Ero curioso di scoprire com’erano i corridori fuori dall’Italia – ci racconta – capire cosa sarebbe cambiato. Vedere se fossero più o meno forti, più svegli o con capacità diverse di guidare la bici. Il livello alla fine è simile a quello che si trova in Italia, quel che cambia è il modo di correre, si va molto all’attacco. La partenza è stata parecchio turbolenta, tutti volevano stare davanti e si soffriva parecchio. Si correva principalmente su stradoni larghi, intervallati da strade strette che attraversavano paesini. In quei frangenti la corsa diventava frenetica, c’era gente che passava ovunque, anche dall’erba sul ciglio della strada».

Per il team Vangi Pirata questa è stata la prima di tante esperienze internazionali in programma nel 2024
Per il team Vangi Pirata è stata la prima di tante esperienze internazionali in programma nel 2024

Questione di abitudine

Certe esperienze servono per crescere e maturare, anche per adattarsi ad un modo diverso di correre. La sensazione parlando con Berti e con Mecchi è che questa gara in Francia sarebbe tornata utile comunque, con o senza un risultato di prestigio. 

«Vincere fa piacere – replica Berti – ed è giusto che sia così. Ma andare a correre in questi posti serve per far vedere ai ragazzi qualcosa di nuovo. Non era un percorso complicato altimetricamente, ma molto duro a causa dello stress e della poca pianura. All’inizio della corsa ero in ammiraglia dietro al gruppo, nei primi 20 chilometri non si è mai scesi sotto i 60 all’ora. Era una gara in stile Nord, forse più Liegi, dove non c’è pavé ma tanti strappi e bisognava saper limare per non fare troppa fatica».

«Gli strappi erano brevi – conferma il vincitore Mecchi – tutti sotto al chilometro e mezzo. Non durissimi, ma a ripetizioni poi rimanevano nelle gambe. Ad inizio corsa ero anche teso, poco sereno, quasi impaurito, poi sono caduto e mi sono tranquillizzato. Queste esperienze aumentano il nostro bagaglio tecnico, così, una volta tornati in Italia, abbiamo un’arma in più da giocare in corsa».