Lutsenko dominatore a Prati di Tivo: prossimo stop la Liegi

11.04.2024
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PRATI DI TIVO – Il Gran Sasso c’è, non si vede, ma si intuisce per l’aria che scende dalle piste senza neve. La signora del bar dice che quest’inverno non si è sciato quasi per niente e che per i gestori degli impianti il periodo è pesante. Lutsenko ha appena conquistato l’arrivo in salita del Giro d’Abruzzo, sullo stesso traguardo su cui a maggio si assegnerà l’ottava tappa del Giro.

Il kazako voleva vincere e l’ha fatto. Prima ha messo la squadra a tirare dalla discesa del Passo delle Capannelle, poi si è ben destreggiato nella morsa dei corridori del UAE Team Emirates. Dopo aver vinto ieri con Christen, questa volta sono stati loro a rimanere con un palmo di naso. Nonostante nel finale fossero in tre, non sono bastati per arginare lo sprint del vincitore.

Beffa per la UAE Emirates

Ulissi manda giù ancora un po’ d’aria di montagna e poi batte la mano sulla spalla di Adam Yates, che si è avvicinato quasi per scusarsi di non aver vinto. Sono fermi sulla destra della strada accanto alla transenna, con un massaggiatore che porge loro da bere e gli chiede se abbiano bisogno di altro.

Sivakov osserva in silenzio, lui che da U23 vinse il Giro d’Italia a Campo Imperatore, sull’altro versante del gigante d’Abruzzo. A guardarla nello schermo, è evidente che in questa corsa ci siano tre livelli sin troppo distinti e che i corridori WorldTour finiti davanti abbiano un livello persino imbarazzante pensando a quello degli altri.

«Sono rientrato sui primi perché ne avevo – dice Ulissi mentre si copre – ma soprattutto quanto ho tirato?».

Il secondo posto è un sapore amaro con cui si fatica a fare di conto, restano l’ultima tappa e poi le Ardenne, dove però tornerà in gioco capitan Pogacar. Meglio riprovarci domani…

Yates, gioia strozzata

Adam Yates è al rientro dalla caduta che lo fece ritirare dal UAE Tour. Recuperare dalla commozione cerebrale ha richiesto più tempo del previsto e il Giro d’Abruzzo come gara del rientro va più che bene per ritrovare la condizione. Si scusa davvero e allarga le braccia, ma nessuno se la sente di dirgli qualcosa: cosa vuoi pretendere dopo quasi due mesi che non corre?

«Ho impiegato tanto per tornare – dice il britannico, terzo nell’ultimo Tour – più di quanto avrei voluto, quindi essere qui a lottare per la vittoria è un grande orgoglio. Ovviamente mi sarebbe piaciuto vincere, ma dopo circa 25 minuti di salita ero vuoto e senza energie. Ho provato un paio di volte ad attaccare, ma Lutsenko è sempre parso a suo agio. Alla fine Diego è tornato sotto e ha fatto un bel lavoro, ma penso che oggi abbia vinto il più forte.

«Siamo venuti qui senza un vero obiettivo, senza alcuna ambizione. Solo per correre e scoprire a che punto siano le gambe. Sicuramente da inizio anno ho perso un po’ di condizione, ma quella tornerà con un po’ più di allenamento. E dalla prossima corsa, che sarà il Romandia, conto di essere un Adam Yates migliore di questo».

Il gatto e i tre topolini

Lutsenko ha lo sguardo sornione del gatto che ha giocato con i tre topolini e alla fine li ha messi in trappola. Sull’arrivo lo ha accolto Michele Pallini, che qui accolse anche la vittoria di Nibali nel 2012, anno in cui lo stesso Lutsenko avrebbe vinto il mondiale degli U23. Oggi ha risposto ai ripetuti allunghi di Yates poi di Sivakov, infine ha preso la ruota di Ulissi ed è uscito di forza vincendo lo sprint in salita quasi per distacco. Rispetto agli agguerriti rivali, il kazako è in corsa con un gruppo di giovani del devo team e per loro e il lavoro che hanno svolto avrà parole di elogio.

«Questi due chilometri finali sono stati duri – racconta – perché ho sempre dovuto seguire la UAE. Si può dire che oggi sia stato UAE contro Lutsenko e sono contento di aver vinto. Ieri avevo fatto secondo e ci ero rimasto male, come se non fossi più capace di vincere. La salita è stata dura per tutti. La mia squadra ha fatto un bel lavoro: prima la discesa veloce e poi la prima parte della salita a tutto gas. Secondo me questo ha un po’ cambiato il ritmo della gara e consideriamo che io sono qui con un gruppo di giovani, mentre la UAE ha solo capitani, se pensiamo a Ulissi, Adam Yates e Sivakov»

Con Lutsenko c’è Pallini, che vinse a Prati di Tivo nel 2012 con Nibali
Con Lutsenko c’è Pallini, che vinse a Prati di Tivo nel 2012 con Nibali

E adesso la Liegi

Dina Ibrayeva, che segue l’Astana Qazaqstan Team come Marketing Communication Manager, ha vissuto il finale in religioso silenzio. Appena un sorriso dai suoi occhi orientali e l’ammissione che Lutsenko stamattina avesse detto di voler vincere. Nel frattempo sul busto del kazako sono arrivate anche la maglia di leader e quelle dei punti e della montagna.

«Ho aspettato lo sprint – spiega – perché ho visto che riuscivo a rispondere bene agli allunghi di Adam Yates, quindi evidentemente ho una buona gamba. Era davvero una bella salita, credo di non averla mai fatta, ma il nostro direttore sportivo (Martinelli, ndr) me l’aveva descritta molto bene. Sono contento. Sto seguendo lo stesso programma che lo scorso anno mi fece passare dall’altura al Giro di Sicilia e vincere in avvicinamento alle classiche (nel 2023 Alexey fu quinto all’Amstel, ndr).

«Sono venuto qui direttamente dal Teide e il prossimo obiettivo saranno la Liegi e poi il Giro di Romandia. Domani resta l’ultima tappa, che ha più di 3.000 metri di dislivello, poco meno di oggi. Sarà una giornata dura, sempre su e giù come una classica. E’ importante aver vinto oggi, domani sarò qui e proveremo a tenere la maglia, ma chi può dire come finirà?».

Sul traguardo la processione dei ritardatari prosegue costante. Il fine gara è ancora lungi dall’essere segnalato. Quando sulla riga passano Edoardo Cipollini, Samuel Quaranta e Stefano Baffi, dall’arrivo di Lutsenko è passata quasi mezz’ora.

Fortunato punta Giro e Vuelta: la rincorsa è lanciata

25.03.2024
4 min
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A 27 anni, Lorenzo Fortunato sta vivendo la sua prima stagione nel WorldTour con l’Astana Qazaqstan e ieri ha concluso la Volta Catalunya al decimo posto. Nell’intervista post Tirreno-Adriatico ci ha raccontato le emozioni e sensazioni della sua prima gara importante nel nuovo team. Parlando è emerso come la sua stagione sia divisa in due blocchi. Il primo che include il Giro d’Italia, mentre il secondo verterà sulla Vuelta. Il 2024 sarà quindi il primo anno in cui Fortunato correrà due Grandi Giri, un cambiamento importante, che va preparato.

La stagione di Fortunato sarà focalizzata su due picchi di condizione, per il Giro e la Vuelta
La stagione di Fortunato sarà focalizzata su due picchi di condizione, per il Giro e la Vuelta

Stesso percorso

Con il team Eolo-Kometa (ora Polti-Kometa) il corridore nato a Bologna ha sempre incentrato le sue grandi aspettative sulla corsa rosa. La seconda parte di stagione, invece, era concentrata sul calendario delle classiche italiane

«La stagione – 2024 ci racconta Maurizio Mazzoleni, preparatore dell’Astana e di Fortunato – sarà incentrata su Giro e Vuelta. A livello di impegno non vedo molte differenze rispetto a quello che ha fatto in passato. Non ha mai corso un Grande Giro nella seconda parte di stagione, ma le gare di agosto e settembre. Non ci saranno grandi stravolgimenti rispetto ai suoi periodi di allenamento precedenti. Soprattutto per quanto riguarda la parte di stagione fino al campionato italiano».

La preparazione invernale è stata calibrata per arrivare al Giro al massimo della condizione (foto Instagram)
La preparazione invernale è stata calibrata per arrivare al Giro al massimo della condizione (foto Instagram)
Su quali aspetti vi siete concentrati durante l’inverno?

Tutti, non si può lasciare nulla al caso nel ciclismo moderno. Si è curata tanto anche la forza a secco, con esercizi in palestra mirati a migliorare le prestazioni. In bici ha fatto un bel carico di lavoro aerobico, senza cercare picchi prestativi, eppure alla Tirreno e al Catalunya ha fatto vedere buone cose. Alla Tirreno Vingegaard ha fatto registrare valori da Tour de France, quindi Fortunato ha dovuto spingere e ha dimostrato di farlo bene.

Avete cambiato qualcosa?

Non ci piace paragonare il nostro lavoro a quello degli altri. Posso dire che il nostro obiettivo con Fortunato è quello di farlo arrivare nella miglior condizione al Giro. In questo senso abbiamo deciso di far slittare in là il calendario. Prima della partenza di Torino farà un periodo di altura, sul Teide, dal primo al 17 aprile. Successivamente correrà la Liegi e poi il Giro, terremo alto il ritmo con il dietro moto.

Alla Tirreno, Fortunato ha fatto registrare ottimi valori in salita
Alla Tirreno, Fortunato ha fatto registrare ottimi valori in salita
Parlando con Fortunato è emerso come quest’anno abbia iniziato a correre più tardi…

Abbiamo fatto un’analisi delle stagioni precedenti. Negli ultimi due anni ha sempre lavorato bene, ma le vittorie sono arrivate sempre in gare che anticipavano il Giro. Nel 2023 ha vinto la Vuelta Asturias, mentre nel 2022 è arrivato secondo. Ci siamo accorti come poi, durante la corsa rosa, facesse fatica nella terza settimana

Come gestirete gli impegni dopo il Giro?

Il campionato nazionale sarà la terza settimana di giugno, ci potrebbe essere spazio per correre il Delfinato, qualora la condizione di Fortunato glielo conceda. 

La seconda corsa a tappe del 2024 è stata la Volta a Catalunya, ora altura in vista del Giro
La seconda corsa a tappe del 2024 è stata la Volta a Catalunya, ora altura in vista del Giro
Da lì in poi come gestirete i tempi?

La ripresa dopo la pausa estiva sarà più graduale, così da arrivare a fare la Vuelta in crescendo. L’obiettivo sarà essere prestante durante la corsa a tappe ispanica, il calendario che anticipa la Vuelta è strano, vista la presenza delle Olimpiadi di Parigi. 

In che senso?

Le corse che hanno sempre fatto da trampolino alla Vuelta, come Burgos e Giro di Polonia sono in dubbio. Anzi, il Giro di Polonia è da escludere, visto che si correrà durante la prima settimana della corsa spagnola. L’unica opzione percorribile, per correre prima della Vuelta, è andare a Burgos, dal 5 al 9 agosto, considerando che il giorno dopo si corre a San Sebastian. 

Nella corsa spagnola, Fortunato è entrato ancora nella top 15 in classifica generale
Nella corsa spagnola, Fortunato è entrato ancora nella top 15 in classifica generale
Si dovranno ricalibrare gli impegni?

“Giocheremo” con il calendario. Si andrà in altura a inizio luglio, poi probabilmente si faranno Burgos e San Sebastian. 

Anche la Vuelta con il mirino su qualche tappa?

L’obiettivo sarà essere performanti su tutte e tre le settimane di gara, non si tratta di crescere, ma di non calare. Solo i migliori tengono le prestazioni alte per tutta la durata della corsa, Fortunato è quel tipo di corridore. Siamo consapevoli che l’altura di luglio sarà il momento chiave per il secondo picco stagionale.

Fortunato: l’esordio alla Tirreno e i passi verso il Giro

19.03.2024
5 min
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Il miglior italiano in classifica generale alla Tirreno-Adriatico è stato Lorenzo Fortunato con la sua 14ª posizione finale. Il folletto dello Zoncolan era al suo primo vero impegno di rilievo con la maglia dell’Astana Qazaqstan Team. Doveva esordire alla Vuelta a Andalucia, ma la protesta degli agricoltori ha rallentato il tutto e dei 450 e più chilometri previsti ne ha corsi solamente 5. Così il primo appuntamento è stato il Trofeo Laigueglia, terminato in 25ª posizione

Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia
Dopo la cancellazione della Vuelta Andalucia l’esordio di Fortunato è arrivato al Trofeo Laigueglia

L’esordio tra i due mari

Quando sentiamo Lorenzo Fortunato è appena partito verso la Spagna, direzione Catalunya per disputare la corsa a tappe spagnola. 

«Ho fatto l’ultimo allenamento venerdì – ci racconta – poi sono andato da un amico a fare dei massaggi e ora mi trovo qui al Catalunya. Quella scorsa è stata una settimana di recupero dopo le fatiche della Tirreno. L’unico allenamento lungo è stato quello di venerdì con 4 ore, insieme al “Ballero” (Davide Ballerini, ndr).

«Ho recuperato bene dalle fatiche – continua – la Tirreno è stata la prima corsa importante della stagione, ma non era in programma. Solo che dopo la cancellazione dell’Andalucia sono stato chiamato in causa: non ero al top della condizione, ma non è andata male. Alla fine in salita ero davanti, più o meno. Nella prima tappa impegnativa, quella di Valle Castellana, ho pagato quasi tre minuti. Nelle altre ho tenuto di più il ritmo dei primi».

La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
La Tirreno-Adriatico non era in programma, ma il risultato è stato positivo
Di fatto la Tirreno-Adriatico ha stabilito l’esordio in maglia Astana, come lo giudichi?

Positivo tutto sommato. Ci tenevo a fare bene vista la nuova maglia, infatti mi sono fatto trovare discretamente pronto. 

Un esordio tardivo, come hai tenuto il ritmo alto?

In altura sul Teide e poi con tanti allenamenti a casa, l’obiettivo non era essere al 100 per cento fin da subito. Mi sono messo a fare tanto dietro moto e con quello ho tenuto alto il ritmo in vista della Tirreno. I grandi obiettivi saranno più avanti, diciamo con i Grandi Giri e la stagione calda in generale.

Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Fortunato correrà il Giro con l’obiettivo di vincere una tappa, come nel 2021 sullo Zoncolan
Il Giro d’Italia sarà un primo obiettivo?

Sì. Finito il Catalunya andrò in altura per preparare la corsa rosa. Correrò meno rispetto al 2023, ma è una scelta presa di comune accordo con la squadra, in particolare con Mazzoleni. Nel ciclismo moderno correre un pochino meno aiuta a essere più brillanti. La scelta di non fare tante gare, ma molta preparazione, è dovuta anche al fatto che al Giro dovrò essere al top nella seconda e terza settimana, quando ci saranno le salite importanti

Quindi niente classifica generale?

Voglio fare come nel 2021, quando ho vinto sullo Zoncolan. Puntare alle tappe, senza stress. La classifica verrà fuori pian piano, ma non è un obiettivo. Alla fine il mio miglior risultato al Giro è un 15° posto finale: meglio una vittoria di tappa. 

Anche perché la squadra ha bisogno di punti e le tappe ne portano di più…

La classifica qualche punto lo porta, vedremo, chiaro che una tappa fa più gola. In Astana però non ho mai sentito questi discorsi. Noi corriamo per vincere, non per raccogliere punti, come fanno anche tanti altri team. In questo ciclismo molte squadre preferiscono piazzamenti sicuri.

Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Fortunato correrà due Grandi Giri nel 2024, prima il Giro e poi la Vuelta a fine stagione
Tu sei stato preso per far bene nei Grandi Giri e provare a vincere, senti questa pressione, in virtù della situazione della squadra nel ranking UCI?

Responsabilità sì, pressione no. In squadra non si respira un’aria diversa. E’ un tema sentito, non siamo messi benissimo, ma non c’è stress a riguardo, soprattutto su noi corridori. Ai piani alti indubbiamente si parlerà di questo, ma noi atleti ne siamo fuori. Dobbiamo fare del nostro meglio, come sempre. 

Alla Tirreno hai detto di non essere arrivato al 100 per cento, pensi di riuscire ad avvicinarti ai migliori? Alla top 5, ad esempio?

Penso che quando io migliorerò, durante la stagione, lo faranno anche loro. Alla Tirreno c’erano corridori che hanno vinto Giro e Tour, insomma il livello era alto. Arrivare nei primi cinque la vedo difficile, avvicinarmi di più assolutamente sì. 

Indossare la maglia di un team WorldTour ha cambiato qualcosa in gara?

Si riesce a correre un pelo più davanti, ma se non hai gambe serve a poco. Rispetto alla Eolo, dove arrivavo comunque con i primi, non sono mai da solo. Questa cosa mi dà una sicurezza maggiore, nel caso di problemi sai che hai qualcuno al tuo fianco. Essere più d’uno nei finali di corsa è utile, al Laigueglia, ad esempio, ero lì in appoggio a Scaroni e Velasco. 

Essere in una WorldTour apre le porte anche ad altri Grandi Giri: farai solo il Giro o ne hai altri in programma?

Dovrei farne due, l’altro dovrebbe essere la Vuelta. Due Grandi Giri in una stagione è un bel cambiamento, il calendario è stato modificato rispetto alle passate stagioni. Anche per questo ho iniziato più tardi del solito. Ora però andiamo verso il Giro, a piccoli passi.

Cavendish, un altro ritiro. Tutto bene verso il Tour?

15.03.2024
4 min
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La parola d’ordine è non dire nulla. Attorno a Cavendish non ci sono versioni ufficiali e tantomeno sirene d’allarme, al punto che il sospetto che qualcosa non vada ti viene da sé. Pur capendo le parole di Martinelli sull’importanza del britannico per l’Astana e consapevoli del fatto che Mark già in altre occasioni ha cambiato pelle in modo repentino, non è facile convincersi che le cose vadano secondo i piani.

La vittoria in Colombia è parsa davvero tempestiva, anche se l’espressione del battuto Gaviria non ha trasmesso la sensazione di uno sprint tirato alla morte. L’esclusione dalla Tirreno-Adriatico per essere arrivato fuori tempo massimo nel primo giorno di montagna potrebbe essere fisiologica, se non fosse per il fatto che Cavendish ha bisogno di correre per mettersi a posto e sperare di combinare qualcosa al Tour.

Tirreno, tappa di Giulianova. Cavendish è staccato, il giorno dopo si ritirerà
Tirreno, tappa di Giulianova. Cavendish è staccato, il giorno dopo si ritirerà

Il ritorno a casa

E’ riuscito ad allenarsi dopo il ritorno dal Tour Colombia? Chi era laggiù e lo ha incontrato nuovamente alla Tirreno ha storto il naso. E Max Sciandri, che lo conosce sin da quando era un ragazzo, al via dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico, ci ha detto che a suo avviso un corridore come Mark a questo punto della carriera avrebbe bisogno di correre anche il Giro d’Italia, per sperare di arrivare pronto al Tour.

Di certo sul volto del britannico non si riconoscono grandi sorrisi e anche mercoledì, al via della Milano-Torino, ha salutato restando però alla larga da taccuini e microfoni. Il ritiro ha reso il quadro ancora più nebuloso.

La vittoria di Roma, ultima tappa del Giro 2023, è stata un bel capolavoro di caparbietà
La vittoria di Roma, ultima tappa del Giro 2023, è stata un bel capolavoro di caparbietà

Fuori tempo massimo

Richiamato dall’Australia per stare vicino al suo vecchio capitano, Mark Renshaw è salito sull’ammiraglia della Astana, componendo il cerchio magico attorno a Mark, assieme a Morkov e l’allenatore Vasilis Anastopoulos. Il giorno dopo che il suo amico è finito fuori tempo massimo alla Tirreno, Renshaw ha provato in tutti i modi a spiegarne le ragioni, senza risultare tuttavia troppo convincente.

«Anche lui era stanco – ha spiegato – e forse anche per questo ha mancato di entrare nel gruppetto e si è staccato. Lui e Morkov hanno inseguito. Sono arrivati a un minuto e mezzo dal riprenderlo, ma non ci sono riusciti. E a quel punto era impossibile con due soli corridori contro tutti, in una tappa breve come quella di venerdì e con il tempo massimo al 12 per cento che ha reso tutto più difficile».

Questa la vittoria di Cavendish al Tour Colombia. Gaviria, accanto, non sembra troppo impegnato
Questa la vittoria di Cavendish al Tour Colombia. Gaviria, accanto, non sembra troppo impegnato

Nessun allarme

Se è vero che la concentrazione di un corridore la vedi anche nel modo in cui gestisce le crisi, la situazione attuale potrebbe tradire un malessere più profondo.

«Fino a un certo punto – dice Renshaw – credo che Mark fosse contento della sua prestazione. Hanno combattuto, ma ad un certo punto ha mollato la presa. Non avrebbe avuto senso andare a tutta per tutto il giorno, ma i dati di potenza dimostrano che si sono impegnati. Comunque hanno terminato la tappa ed essere finiti fuori tempo è stato deludente. Non entro nel merito della preparazione, che compete al nostro allenatore Vasilis, non voglio parlare al suo posto. Ma non credo che ci sia un campanello d’allarme. Il programma va avanti. Peccato che abbiano indurito il finale della Milano-Torino che altrimenti sarebbe stata un obiettivo. Ma Cav è un corridore che quando vede il traguardo, ci prova».

Sin dal primo ritiro di Altea, Cavendish è parso molto motivato
Sin dal primo ritiro di Altea, Cavendish è parso molto motivato

Il corridore di sempre

Peccato che Cavendish il traguardo non l’abbia riconosciuto e alla Milano-Torino si sia fermato prima del tempo. Su questo Renshaw non si esprime e allora per capire basta scrutare negli sguardi del personale.

«Dal punto di vista psicologico – spiega l’australiano – è il corridore di sempre. Mentalmente è forte e ha un’ottima squadra attorno a sé. No, non mi manca il fatto di essere con lui nel gruppo per aiutarlo (ride, ndr). L’ho fatto per qualche anno, ma ora sono piuttosto felice di essere sull’ammiraglia e mi diverto davvero. Eppure non è un ruolo facile, è come essere corridore. E io sto imparando molto da quelli che mi circondano. E intanto mi diverto».

E mentre Renshaw fa esperienza, Cavendish è al lavoro per le prossime corse: Scheldeprijs, Giro di Ungheria e Tour de France. Domani, si sa, niente Sanremo. La sensazione di un distacco crescente affiora, ma per ora preferiamo credere alla serietà del professionista e alla sua voglia di fare la storia.

Martinelli e la strada in salita dell’Astana

13.03.2024
7 min
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La situazione dell’Astana è traballante. Non c’è un capitano carismatico, il budget non è più quello di un tempo, Cavendish fa tanto come immagine, ma forse non basta. Il sistema dei punti rende necessario fare risultati e se questi non vengono, si capisce lo scoramento del personale. L’attività è ugualmente intensa e a tratti frenetica, dice Martinelli, ma nessuno si tira indietro.

Il bresciano è l’ultimo tecnico ad aver vinto il Giro, il Tour e la Vuelta con un corridore italiano. In precedenza ne aveva portati a casa anche altri, l’elenco è lungo, ed è per questo che quando finalmente riusciamo parlare con lui alla vigilia della Milano-Torino (ieri), suona strano sentire che ormai si occupa principalmente di logistica e mezzi. Se a ciò si aggiunge che sua figlia Francesca, pilastro nell’ufficio del team, è passata alla Tudor, si capisce che la situazione sia piuttosto diversa da quella che Martino avrebbe immaginato per l’ultima parte della sua carriera. 

Nibali è stato a lungo la bandiera dell’Astana: Martinelli conferma che sostituirlo non è stato facile
Nibali è stato a lungo la bandiera dell’Astana: Martinelli conferma che sostituirlo non è stato facile
Martino, che momento è questo per l’Astana?

Un momento un po’ particolare. Sono qui dal 2010, veniamo da un passato importante, ma abbiamo pagato il dopo Vincenzo. Sia la prima volta che è andato via, sia l’ultima. Avevamo Fuglsang, ma abbiamo perso uno dietro l’altro Landa, Scarponi, Vincenzo e Aru. Abbiamo un gruppo di corridori buonini, ma quando ti manca un leader carismatico attorno cui costruire la squadra, diventa tutto un mettere insieme che crea confusione. Se non hai il campione, non dico che rischi di fallire, ma di non trovare una direzione unica. Cambi per cambiare e non porta da nessuna parte. E poi c’è una questione di budget.

E’ sceso il vostro oppure è salito quello degli altri?

Il nostro è diminuito e gli altri sono aumentati. Le cifre che si sentono sono pazzesche, c’è chi spende 45 milioni di euro e chi ne spende 15, perciò la differenza è impossibile da reggere. E’ anche uno dei motivi per cui il campione non lo prendi più e fai fatica anche a prendere i giovani talenti. Possiamo fare poco contro chi gli offre 5 anni, perché noi non abbiamo 5 anni di contratto davanti a noi e neppure il budget di 10 anni fa. Non possiamo competere, siamo a inseguire qualcosa che non arriva. Lo staff è ancora l’arma vincente, perché Borselli, Tosello, Possoni e Saturni ci sono, sono il top e vanno avanti. Però secondo me anche a loro ogni tanto vengono in mente le vittorie che facevamo e questo porta un po’ di sconforto.

La partenza di Aru ha interrotto quel ciclo…

Fabio è andato via solo per i soldi, non c’è niente altro da dire. Quando una squadra come la UAE ti offre, a quell’epoca, 3 milioni di euro per tre anni, tu cosa fai? Io personalmente gli dissi che avrebbe fatto bene ad accettare. Il corridore deve guadagnare, il futuro passa da quello. Il problema è che in quei tre anni si è spento, mentre i nostro progetto è ancora in salita. E’ inutile recriminare su un Moscon che non è stato all’altezza della situazione o Ballerini che abbiamo preso per fare le classiche del Nord e alla fine non ce l’abbiamo. Spero che dal Catalunya cominceremo a vedere Fortunato e poi speriamo veramente nel Giro d’Italia.

Aru ha corso all’Astana dal 2012 al 2017, voluto da Martinelli in persona, vincendo la Vuelta 2015
Aru ha corso all’Astana dal 2012 al 2017, voluto da Martinelli in persona, vincendo la Vuelta 2015
Quanto è importante Cavendish in questa squadra?

Tanto. A livello mediatico, lo conoscono tutti. L’ho conosciuto anch’io e non credevo che fosse così bravo. Mi sembrava sempre uno un po’ scorbutico, invece è un ragazzo molto intelligente e ha portato qualcosa alla squadra. Specialmente nel momento in cui le cose sembrano vacillare, quando c’è lui alla partenza, hai la sensazione di avere un gioiello. Senza di lui saremmo una squadra qualunque. Quando “Vino” mi disse che c’era la possibilità di prenderlo, dissi subito di sì. Non perché ha un milione e mezzo di follower, ma perché tutto il mondo lo conosce. Non abbiamo Pogacar, Vingegaard o Roglic, ma abbiamo Cavendish.

La scienza comanda: credi ancora nella possibilità di scovare un ragazzino e farlo crescere senza tanti condizionamenti?

Guardate, sono uscite le due cose che provo io in questo momento. Parlano tutti di watt per chilo. Io ascolto, so cosa significa, ma sono convinto che un ragazzino che crede ancora nel ciclismo, nell’andare in bicicletta col sogno di vincere il Giro d’Italia o il Tour de France, non dovrebbe guardare queste cose. Dovrebbe imparare che cos’è realmente il ciclismo. Ho incontrato dei ragazzi quest’inverno, ho parlato con loro senza numeri. Non mi interessava che procuratore avessero, non mi interessava il margine di miglioramento, ma se gli piacesse veramente il ciclismo. Perché questo sport non puoi non amarlo, è forse il ciclismo più bello che c’è. Lasciamo stare quello che ho passato, lo sanno tutti e sono contento di esserci stato. Ma adesso ti alzi la mattina e se in gara c’è Pogacar o Remco, ti godi veramente lo spettacolo. Credo che perdere da questi corridori non sia percepito come una sconfitta. Prima potevi anche inventare qualcosa tatticamente per farli saltare, adesso il livello è incredibile. Non è impossibile, ma molto difficile.

Cosa possiamo aspettarci da Garofoli, che ha lasciato la DSM per venire da voi?

Ho parlato insieme a Gianmarco per mezz’ora ieri all’ora di pranzo. Ha finito la Tirreno e adesso prepara i Paesi Baschi. Secondo me fatica perché è un po’ troppo esuberante e vuole sempre dimostrare qualcosa a se stesso e a tutto il mondo. Dovrebbe essere più tranquillo e capire che se ti manca solo un 10 per cento, forse ti piazzi, ma di certo non vinci. L’altro giorno leggevo la Gazzetta dello Sport, scusatemi ma vi assicuro che leggo sempre anche voi (ride, ndr), dove Ciro Scognamiglio descriveva il 14° posto finale di Fortunato come il peggior piazzamento italiano degli ultimi anni. Ma che corridori c’erano in gara e che corridori ci sono in Italia per fare meglio di un 14° posto? Perché il nostro ciclismo purtroppo è questo qua. Certo c’è Milan, ma è uno ogni tanto…

Cavendish ha portato esperienza, carisma e il senso di avere un obiettivo condiviso
Cavendish ha portato esperienza, carisma e il senso di avere un obiettivo condiviso
Un quadro pesante…

Nel ciclismo di oggi, l’Italia è una piccola parte e anche secondo me manca una WorldTour italiana. Giovani buoni li abbiamo e alla fine quello giusto arriverebbe. Ma se va alla Bora o alla Visma, quanti giovani stranieri si troverà davanti? Non crescerà mai come Nibali alla Liquigas. Qui sarebbe il miglior italiano, là sono dei buoni italiani in mezzo ai campioni di casa. Anch’io ho avuto dei corridori italiani nella mia squadra con un’anima italiana, che sono emersi più facilmente perché l’ambiente che li circondava gli ha dato qualcosa in più. Per un belga che corre in una squadra belga oppure olandese, non è come per un italiano che corre in una squadra belga, è tutta un’altra storia. Sei un numero e sperano che tu vada bene, l’altro invece è considerato un investimento nel vero senso della parola.

In gruppo si sussurra che le Olimpiadi potrebbero chiudere il ciclo dell’Astana…

No, abbiamo ancora i contratti fino al 2025, credo però che l’Astana andrà avanti ancora a lungo. Finché c’è Vinokourov, c’è speranza nel vero senso della parola. Lui ha delle conoscenze talmente importanti da poter andare dove vuole. Il problema è che in questo momento avremmo bisogno di più soldi, per crescere veramente. Se li avessimo avuti, magari avremmo potuto trattare lo stesso Milan. La squadra va avanti, ne sono convinto. Invece penso che tutto sommato la mia carriera sia terminata.

Perché?

Mi piace ancora essere qua e dare l’anima, però dico la verità: in questo ciclismo valgo poco. Eppure penso che se trovassi un interlocutore cui far capire veramente certi meccanismi, mi piacerebbe ancora da morire stare in mezzo e fare la squadra. Se non vado alle corse, non è perché non mi piaccia più, ma perché mi sento inutile.

Zanini, Martinelli e Maini: il 2023 è stato l’ultima stagione in Astana per il bolognese, sulla destra
Zanini, Martinelli e Maini: il 2023 è stato l’ultima stagione in Astana per il bolognese, sulla destra
Anche la mancata riconferma di Maini va in questa direzione?

Questa è una delle sconfitte che mi hanno segnato di più. Non perché Orlando sia un mio amico, perché l’amicizia è una cosa, la capacità e l’intuizione di gestire certi passaggi è un’altra. Non le compri al supermercato e non le compri ad Aigle con un timbro che dice che sei direttore sportivo. E’ stata una scelta dettata dal fatto che sta cambiando tutto e probabilmente non interessa neanche avere un Martinelli. Al giorno d’oggi vale di più un direttore sportivo che ha smesso di correre l’anno prima, piuttosto di uno che ti dice cosa si potrebbe fare e cosa non si deve fare.

Iniziano le classiche, sabato c’è la Sanremo, dove ti troviamo?

Se tutto è confermato, ci vediamo al Giro d’Abruzzo.

Ballerini, che sfortuna. Il ginocchio fa ancora male, niente Nord

23.02.2024
4 min
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La notizia è di quelle che non vorremmo sentire: Davide Ballerini non prenderà parte all’Omloop Het Nieuwsblad e con ogni probabilità ad una grossa fetta della Campagna del Nord. Il problema al ginocchio, già manifestatosi nella passata stagione quando Davide saltò proprio le prime due classiche belghe e la Sanremo, è tornato a farsi sentire. E in modo ancora più violento a quanto pare (in apertura foto Astana Qazaqstan Team).

Un vera beffa per il “Ballero” e per la sua nuova “vecchia” squadra. Il lombardo infatti era tornato all’Astana proprio per poter essere leader, protagonista in queste corse. Tre stagioni alla Soudal-Quick Step, dove era maturato e dove aveva anche vinto proprio l’Omloop Het Nieuwsblad nel 2021, e quindi il ritorno da uomo pronto.

Stefano Zanini, uno dei direttori sportivi dei kazaki, lo aspettava a braccia aperte. L’entusiasmo per potersi giocare queste corse con un uomo come Ballerini era stimolante non poco. Adesso il diesse varesino, che si trova in Belgio già da lunedì, sta ridisegnando la squadra che appunto faceva perno attorno a Ballerini.

Stefano Zanini (classe 1969) è uno dei direttori sportivi del team kazako. Lui è uno degli habitué del Nord (foto Instagram)
Stefano Zanini (classe 1969) è uno dei direttori sportivi del team kazako. Lui è uno degli habitué del Nord (foto Instagram)
Stefano, non una grande notizia quella di Ballerini. Sembrava che forse poteva non esserci dopo aver passato un gennaio complicato…

E invece proprio non c’è, poverino. Purtroppo questo problema al ginocchio c’è ancora. O meglio, lo sta risolvendo, sta migliorando. Davide è tornato in sella, ma per queste classiche non c’è. Non può essere pronto chiaramente.

E adesso come ridisegnerai la tua squadra? Alla fine Ballerini lo avevate preso con il grande obiettivo proprio di queste corse…

Abbiamo abbiamo Cees Bol, Alexey Lutskenko e, almeno per l’apertura, anche Yevgeniy Fedorov che secondo me può fare molto bene. Poi vediamo anche con Max Kanter e Ide Shalling cosa riusciamo a fare.

Però Ballero era il vostro uomo di punta: lui, con una squadra intorno…

Eh sì. Io e noi tutti ci contavamo molto. Io ero contento di venire quassù con lui. Sono contentissimo del suo ritorno. Dispiace parecchio che non ci sia. Era un uomo importantissimo per queste gare. Però guardo avanti e allora penso che Bol sul pavé è bravo, che si muove molto bene. E che gli altri ragazzi stanno bene. Possiamo essere protagonisti: abbiamo una buona squadra.

Era il 2021 e Davide Ballerini (classe 1994) vinceva l’Omloop Het Nieuwsblad
Era il 2021 e Davide Ballerini (classe 1994) vinceva l’Omloop Het Nieuwsblad
Vero, e questo aumenta il dispiacere. Da un punto di vista “romantico”, mettiamola così, immagini che qualche consiglio ai compagni Davide lo darà? Tanto più che è stato l’ultimo italiano a vincere l’Het Nieuwsblad due anni fa? Arriverà qualche messaggio da remoto?

Perché no! Potrebbe essere una motivazione per la squadra. Già da questo inverno Davide ci teneva molto a questa corsa. Sono le classiche che piacciono a lui: sul pavé si diverte. Qualche consiglio da lui magari farebbe bene all’economia della squadra e al morale.

Più o meno quando pensi di poterlo riavere?

Non lo so di preciso. Ma secondo me, visti i tempi, non lo vedremo neanche per le prossime gare del Nord.

Neanche per il Fiandre (31 marzo, ndr)?

Per ora è ancora nelle liste e nei programmi della squadra, ma è troppo indietro. La vedo difficile. A questo punto non è il caso di forzare i tempi. Vogliamo che la cosa si risolva nel miglior modo possibile e soprattutto che Ballerini non abbia altri intoppi, altre ricadute. Se le classiche dovessero essere perse del tutto, meglio recuperare senza fretta, ma bene per tutto quello che viene dopo.

Le poche foto di Ballerini con la nuova maglia dell’Astana. Per ora lo possiamo vedere solo in allenamento (foto Astana)
Le poche foto di Ballerini con la nuova maglia dell’Astana. Per ora lo possiamo vedere solo in allenamento (foto Astana)
E tu “Zazà”, sappiamo che sei in Belgio da lunedì. Hai provato anche il percorso dell’Omloop Het Nieuwsblad?

Più che altro ho provato fatica in generale! Ho fatto alcuni muri in bici: il Kwaremont, il Paterberg, qualche strada in pavé. E ho provato il finale, gli ultimi 40 chilometri, della Kuurne-Bruxelles-Kuurne, che è stato un po’ modificato. Ci sono più stradine laterali e per domenica mette vento forte. Vento laterale e questo potrebbe fare la differenza.

Anche i ragazzi sono già lì con te da lunedì? 

No, loro sono arrivati ieri sera. La verità è che io fino a domenica ero in Portogallo, all’Algarve. Sarei dovuto venire su in macchina. Sarei passato da casa solo per un giorno, ma con mille chilometri in più da fare. E così ho tirato dritto.

Caspita! Tornando a Ballerini, ripensando anche a come è andata con Moscon l’anno scorso, e a tutti i malanni dell’Astana-Qazaqstan negli ultimi anni, qualche scongiuro in più non guasterebbe…

Servirebbe un tuffo nell’acquasanta! E’ vero. Ripeto, è un peccato. Noi e Ballero ci tenevamo molto. Avevamo fatto le cose per bene. Pensate che il 4 dicembre eravamo venuti quassù in Belgio per fare dei sopralluoghi, per testate i nuovi materiali: per dire quale motivazione c’era. Poi a gennaio è tornato, improvviso, questo dolore al ginocchio.

Un viaggio a ostacoli nei silenzi di Maini

10.02.2024
6 min
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Maini e il ciclismo sono una cosa sola. Quando lo intercettiamo, Orlando ha appena assistito alla vittoria di Pedersen al Tour de la Provence, osservando e annotando come fanno i direttori sportivi. Quello è un ruolo che non passa e non impari studiando le tabelline. Ce l’hai dentro, anche se la squadra per cui ha lavorato negli ultimi due anni ha deciso di portarlo a fine contratto senza dire una parola.

Maini non mostra le ferite, perché sa che se le mostrasse, farebbero male a lui e non a chi gliele ha inflitte. Per cui parlando del più e del meno, saltando da un argomento all’altro per quasi mezz’ora, lo capisci subito quando arrivi a un tema caldo, perché chiede subito di non scriverne. E’ un vero slalom: chissà cosa si proverebbe per una volta a essere maleducati…

«Può succedere – dice – alla fine credo che si debba rispettare quello che ha deciso la dirigenza, anche se non lo condividi. Non so esattamente il perché. Quelle che faccio sono supposizioni, ma non voglio parlarne perché risulterei antipatico. Il contratto terminava a fine anno e non si è mai parlato di prolungarlo. A un certo punto l’ho capito che finiva così, ma non so bene perché».

Maini è stato porfessionista dal 1979 al 1988. Qui nel 1984 in maglia Alfa Lum
Maini è stato porfessionista dal 1979 al 1988. Qui nel 1984 in maglia Alfa Lum

Suo “fratello Martino”

Dopo quattro anni nelle continental (fra il 2018 e il 2021, il bolognese è stato con Petroli Firenze e Beltrami TSA, ndr), Maini approda all’Astana. Suo “fratello Martino”, come continua a chiamare Martinelli, riesce a tirarlo dentro approfittando della nascita del devo team della squadra kazaka. Maini con i giovani ci sa fare. E’ stato accanto a Pantani, poi a Scarponi, Pozzato e Ulissi. Ha inciso sulle loro vite e fatto salvo il Panta che lo volle alla Mercatone Uno, nessuno dei suoi corridori si è mai esposto più di tanto per averlo accanto. Sarebbe cambiato qualcosa? Forse no, ma chi può dirlo?

In ogni caso, Maini approda all’Astana e lentamente il baricentro della sua attività si sposta verso la squadra WorldTour, in una Astana che però si stava discostando sempre più dall’italianità che l’ha resa forte. La gestione Martinelli, simpatico o meno che possa risultare, ha portato due Giri d’Italia, un Tour e una Vuelta. Quella successiva fa ogni anno i conti con un ranking faticoso. In ogni caso, alla fine del 2023, Maini resta a casa. Il suo inglese sarà pure elementare, ma con i corridori riesce a parlarci lo stesso, forse perché di solito si rivolge alla loro anima.

Lo scorso anno al ritiro dell’Astana ad Altea, Maini con Martinelli e Zanini
Lo scorso anno al ritiro dell’Astana ad Altea, Maini con Martinelli e Zanini

Il Maini di sempre

A voler fare i conti della serva, la considerazione che facemmo non vedendolo al ritiro di dicembre, fu che per riassorbire Dimitri Sedun (restato a piedi dopo il caso Gazprom) e tirare dentro Mark Renshaw in supporto di Cavendish, l’Astana abbia pensato di tagliare lui, mantenendo Zanini, Cenghialta, Manzoni e ovviamente Martinelli, che al sacrificio di Maini ha reagito piuttosto male. Anche perché nel frattempo l’Astana ha aggiunto alla WorldTour e al devo team anche la squadra femminile: un direttore sportivo in più non sarebbe ugualmente stato utile?

«Dopo quattro anni nelle continental – racconta – per me tornare nel WorldTour è stato un entusiasmo grandissimo. Mi hanno messo sul palcoscenico che sognavo dalla mattina alla sera, quello delle corse. Sono riuscito a farne diverse, purtroppo neppure un grande Giro. Effettivamente dentro di me si è riaccesa quella sorta di fuoco. E poi la maggioranza delle corse le ho fatte con “Martino”, con cui ho un’intesa particolarissima. Per me è stata un’esperienza importante, ma sono sempre rimasto Maini, con i giovani o con la WorldTour. Ho il mio carattere e il mio modo di lavorare, che può piacere oppure no».

Con Cavendish al Giro di Sicilia del 2023, preparando il Giro
Con Cavendish al Giro di Sicilia del 2023, preparando il Giro

Una questione di rispetto

Gli era già successo a fine 2017, quando la UAE subentrò alla Lampre e il bolognese fu messo alla porta. Dissero per l’inglese e l’internazionalità del team. Ci sono persone nei cui confronti la mancanza di rispetto viene facile, un altro come lui è stato Giuseppe Petito. Nella carriera di quest’uomo così roccioso e troppo buono, che da professionista vinse una tappa al Giro e una alla Vuelta, ci fu anche chi valutandolo come direttore sportivo, gli chiesse se avesse la patente C per guidare eventualmente il camion. Forse essere educati è davvero un limite.

«Le dinamiche di queste due chiusure – dice – si assomigliano molto. Però diciamo che l’ultima, forse per sensibilità mia e perché è più fresca, mi rimane dentro. Sei anche consapevole di avere 65 anni e magari la cosa ti spaventa perché ti chiedi adesso cosa succederà. Nella mia testa sono sempre stato un attaccante e sempre lo sarò. E’ innegabile che ci sia un cambio generazionale importante anche fra i direttori sportivi, con tutta questa tecnologia e il fatto che il gruppo sia sempre più internazionale. Sono punti che fanno la differenza, però poi c’è la corsa e lì io so riconoscere i movimenti».

Con Pozzato nel 2009 alla Katusha, Maini riuscì a vincere il campionato italiano avendo al via solo il vicentino e Mazzanti
Con Pozzato nel 2009 alla Katusha, Maini riuscì a vincere il campionato italiano avendo al via solo il vicentino e Mazzanti

Il confronto fa crescere

Il direttore sportivo che non parla inglese ma ha trent’anni di esperienza fa ancora la differenza. Questo non significa sminuire i giovani, perché è innegabile che il metodo di lavoro sia cambiato e le competenze vadano riconosciute.

«Ogni anno smettono in 3-4 e diventano subito direttori – spiega Maini – e questo va bene.  Non è scritto che da nessuna parte che io ho fatto trent’anni e quindi debba sapere tutto. No, il confronto fa crescere. Per me è sempre stato così, anche con i corridori. Sono stato spesso additato perché ero particolarmente attaccato a loro, ma questo è il mio modo di lavorare: dentro e fuori la corsa. E ha sempre pagato perché ogni volta mi hanno dato il 110 per cento.

«Adesso è comodo spingere un bottone e mandare un whatsapp o una mail, ma guardarli in faccia secondo me fa ancora la differenza. Magari non la pensano tutti come me, non è neanche facile avere questo tipo di empatia con gli atleti. Per confrontarti direttamente con un uomo serve il carattere per dirgli le cose in faccia».

Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti, poi è stato suo diesse anche nei pro’
Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti, poi è stato suo diesse anche nei pro’

La giovane Italia

I saluti, con la promessa di risentirci presto, li dedichiamo proprio ai giovani. L’Astana ha un bel pacchetto di ragazzi italiani, che però finora hanno faticato per venire fuori.

«Ci vuole pazienza – dice Maini – molta pazienza. Faccio fatica a sbilanciarmi sui ragazzi che c’erano l’anno scorso. Potrebbero far bene, ma non è scontato. Allargando lo sguardo, io credo che quest’ultima infornata ci darà un po’ di soddisfazioni. De Pretto o Busatto ci hanno già fatto intravedere qualcosa. Come loro Pellizzari e magari anche Garofoli, però è arrivato il momento che vengano fuori. Le squadre straniere prima di noi hanno cominciato a mandare degli osservatori in giro per il mondo. E adesso si ritrovano una generazione di ventenni che vincono le grandi corse, a tappe e classiche. Lasciamo stare i 5 fenomeni, quelli stanno in un olimpo tutto loro, ma gli altri che sono sotto sono comunque dei buoni corridori.

«Non credo che andando nelle squadre straniere i nostri siano penalizzati, guardate Zana come sta trovando spazio alla Jayco-AlUla. Pellizzari andrà alla Bora dopo tre anni con Reverberi? Penso che avrà la solidità per starci. In questo momento siamo in difficoltà, però l’anima italiana che c’è nelle squadre straniere ha la forma di ottimi corridori e direttori sportivi che hanno una marcia in più. Io ci spero che si torni a com’era prima, quando c’erano Marchino e Scarponi. Quello che mi fa ancora male pensando a loro, è che non ci siano più da così tanto tempo».

L’ascesa e la caduta di Dombrowski. In tempi troppo brevi

03.02.2024
6 min
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Tra coloro che hanno chiuso la propria carriera quest’anno, Joe Dombrowski rappresenta un caso a parte. Il perché è presto detto: non più tardi di un paio di stagioni fa l’americano aveva vinto una tappa al Giro e sfiorato il successo alla Vuelta, sembrava davvero un corridore quantomeno da classifica per corse a tappe medio-brevi, insomma un riferimento sicuro per ogni team che cercasse risultati e quindi punti. Un atleta ormai maturo per risultati importanti. La sua parabola è declinata rapidamente, fino a portarlo a 32 anni alla dolorosa decisione.

Dopo il suo annuncio, molti sono rimasti con la curiosità di sapere che cosa è successo e l’unica risposta poteva venire dalla sua stessa voce, per capire che cosa l’ha portato al ritiro: «In realtà il mio piano era quello di continuare, ma non ho trovato una squadra per la nuova stagione. È semplice ma è proprio così che è andata a finire».

L’americano ha cercato fino all’ultimo un ingaggio. All’Astana non c’era più posto
L’americano ha cercato fino all’ultimo un ingaggio. All’Astana non c’era più posto
Nel 2021 hai vinto una tappa al Giro e ci sei andato vicino alla Vuelta. Pensi che il passaggio all’Astana ti abbia penalizzato?

Non voglio dare la colpa alla squadra dicendo che non ho reso per questa o quella ragione, ma penso che per me l’ambiente era un po’ complicato. Qualcosa mi è mancato, in particolare nel mio secondo anno. Io sono approdato all’Astana con due grandi corridori per corse a tappe come Nibali e Lopez. E in realtà, mi è piaciuto molto correre il Giro nel 2022, stavo andando davvero forte. Forse dai risultati non sembra così tanto, ma in tutti i momenti chiave della gara ero lì con i migliori. Poi Vincenzo si è ritirato, Lopez ha avuto i suoi problemi come tutti sanno. Risultato, l’anno scorso non c’era più un vero leader per i grandi giri e la squadra era un po’ più concentrata sugli sprint con Cavendish. Io non sono un corridore che poteva aiutarlo, ero un pesce fuor d’acqua.

Nel senso che non avevi un ruolo?

Sì, ma c’è anche altro. Non controllavamo la gara all’inizio, dove molte volte vedi le squadre dei velocisti mettere un ragazzo davanti per tirare. All’Astana non lo facevamo. Sembrava una caccia al palcoscenico, dovevo cercare la fuga ma essa deve arrivare fino al traguardo. Io poi ero abituato a lavorare per qualcuno, ma chi? Non avevo più un ruolo.

Alla Sky due anni d’esordio difficili per Dombrowski, a causa di incidenti e problemi fisici
Alla Sky due anni d’esordio difficili per Dombrowski, a causa di incidenti e problemi fisici
Dopo la vittoria al Giro Under 23 con quali speranze eri passato professionista?

Potevo andare in quasi tutte le squadre perché ero giovane. E quando vinci qualcosa come il Girobio o il Tour de l’Avenir, hai un bel biglietto da visita. Il ciclismo è sempre alla ricerca di giovani talenti. Quindi avevo molte opzioni diverse e alla fine ho scelto Sky perché all’epoca era la squadra migliore e sembrava essere la più all’avanguardia o la più organizzata. Penso che all’epoca fossero un gradino sopra tutti gli altri.

Mentre oggi?

Ancora oggi la reputo come la squadra più grande nella quale ho corso. La combinazione tra l’essere neopro’ e la giovane età rendeva tutto magico. Sono stati un paio d’anni difficili. Ho lottato con un infortunio. Avevo un’endofibrosi dell’arteria iliaca e non ho fatto l’operazione fino al secondo anno, perché c’è voluto molto tempo per trovare il problema. Sono stato fermo tre mesi e anche questo ha reso le cose un po’ complicate.

In casa Cannondale (oggi EF Education EasyPost) il corridore di Marshall ha vissuto una grande maturazione
In casa Cannondale (oggi EF Education EasyPost) il corridore di Marshall ha vissuto una grande maturazione
Alla Cannondale sei stato 5 anni, che ambiente era e come ti sei trovato?

Credo che sia stata la squadra più divertente che ho avuto tra tutte le squadre del WorldTour in cui ho corso, forse perché a quel tempo era in fase di transizione. Quando era Garmin, forse era una delle squadre più americane del gruppo. Quindi con molti corridori americani, un po’ come la Movistar così spagnola o l’Astana kazaka per licenza, ma molto italiana. Avere tanti connazionali rende tutto più facile. Sentivo che molti corridori della squadra erano miei amici. Ho anche amici di tutte le squadre in cui ho corso, ma lì di più…

Alla Uae hai vissuto l’esplosione di Pogacar: quanto spazio avevi per le tue personali ambizioni?

Era già prima una super squadra. Un team con molti campioni dove c’era meno spazio per le ambizioni personali. Se vai a ogni gara e i tuoi compagni di squadra sono tra i migliori al mondo, è normale che in molti casi sia necessario lavorare per gli altri. Penso di avere avuto il mio spazio e penso che abbiano cercato di gestirlo bene come avviene per ogni corridore. Ad esempio, nei grandi Giri, hai una possibilità quando è il tuo giorno di andare in fuga, puoi puntare alle tappe. Se non ti concentri sulla classifica generale, è davvero un bel modo di correre se hai un leader e puoi essere lì intorno a lui, ma poi hai anche la libertà per scegliere i giorni in cui vuoi giocarti le tue chance. Sai che gran parte del tuo lavoro è supportare qualcun altro e i diesse vedono quando sei qualcuno che può essere un buon compagno di squadra.

La vittoria di Sestola al Giro 2021, un’azione imperiosa che l’ha portato alle soglie della maglia rosa
La vittoria di Sestola al Giro 2021, un’azione imperiosa che l’ha portato alle soglie della maglia rosa
Qual è stata per te la vittoria più importante?

Direi che la vittoria di tappa nel Giro è stata bella. Forse è stato un po’ agrodolce perché il giorno dopo sono caduto, quindi non l’ho potuta davvero assaporare, anche perché puntavo a vestire la maglia rosa. In testa c’era De Marchi e nella successiva tappa di montagna, dato che avevamo un buon distacco dai favoriti della classifica generale, avrei avuto un davvero un’ottima occasione per conquistare la maglia rosa. Credo comunque che sia stata davvero una bella vittoria.

Tu sei stato fra i più grandi talenti americani di questo secolo: il ciclismo americano di oggi è più o meno forte di quando sei passato professionista?

Direi che è più forte adesso. Ci sono così tanti bravi corridori americani. Guarda cos’ha fatto Kuss, ma anche Matteo Jorgenson ora suo compagno di squadra oppure Powless o McNulty. Ma ne dimentico sicuramente qualcuno, perché in realtà ce ne sono molti e anche molto giovani.

Vuelta 2021: lo statunitense insieme a Taaramae, che lo staccherà togliendogli il successo a Picòn Blanco
Vuelta 2021: lo statunitense insieme a Taaramae, che lo staccherà togliendogli il successo a Picòn Blanco
Tu hai vissuto per anni a Nizza: intendi tornare a casa o rimarrai in Francia?

Sto bene adesso, per ora abbiamo intenzione di restare qui. Non ho davvero intenzione di tornare negli Stati Uniti. Non ho un piano immediato per quello che farò. Amo il ciclismo e amo lo sport nel profondo. Ma ho interessi anche in altre cose. E penso che nei prossimi mesi vorrò prendermi del tempo per esplorare tutte le diverse cose che sono interessanti per me e poi sapere dove mi portano. Quello che ho imparato dal ciclismo è che amo il ciclismo. Vedremo cosa sto facendo e anche dove vivremo. Per ora continuo ad andare in bici, ma mi prendo del tempo anche per sciare…

Come si prepara una stagione senza grandi Giri?

11.01.2024
4 min
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Samuele Battistella (foto Instagram in apertura) è pronto a mordere l’asfalto torrido dell’Australia, per il quale serve un adattamento specifico. Il corridore dell’Astana vuole riprendere il feeling con la vittoria e tanto passerà dai suoi obiettivi della stagione. Battistella stesso in una nostra precedente intervista ha usato parole molto chiare. 

«Non credo di fare grandi Giri – ha detto – ma mi concentrerò solo ed esclusivamente su gare di un giorno e brevi corse a tappe. Ho visto che con i mostri sacri che ci sono, anche andare in fuga e fare risultato è sempre meno possibile. In questo modo, senza partire con la classica preparazione per il Giro d’Italia, eviterò di sacrificare delle corse di primavera che si fanno nel periodo dell’altura». 

Battistella avrà come primo obiettivo di stagione la campagna delle Ardenne
Battistella avrà come primo obiettivo di stagione la campagna delle Ardenne

Tre macrocicli

Come si prepara, nello specifico, una stagione senza grandi corse a tappe? Cosa varia nella preparazione? Nella gestione della condizione e nella cura dei dettagli? Di tutto questo parliamo con il suo preparatore: Maurizio Mazzoleni, che si trova in Spagna per il secondo training campo dell’Astana Qazaqstan Team

«A livello generale – ci dice il preparatore – si modificano i macrocicli. Quando si corrono uno o due grandi Giri si fanno due macrocicli di lavoro. Con una fase di recupero tra l’uno e l’altro. Per quelli che sono gli obiettivi di Battistella nel 2024, quindi senza grandi Giri all’orizzonte, cambiano delle cose. I macrocicli saranno tre: uno che parte dall’Australia e termina con le Ardenne. Il secondo con il focus del Giro di Svizzera e del campionato italiano ed il terzo previsto per settembre».

Battistella passerà comunque dal Giro di Svizzera, tappa fondamentale del suo cammino
Battistella passerà comunque dal Giro di Svizzera, tappa fondamentale del suo cammino
Tante corse a tappe di una settimana o corse di un giorno…

Servono per far crescere la condizione. Battistella dopo il Tour Down Under andrà all’Algarve e poi alla Parigi-Nizza. Da lì si fermerà per andare in altura e preparare le Ardenne. Successivamente faremo una fase di recupero, a maggio saremo ancora in altura per preparare Svizzera e campionato italiano. Samuele è segnato come riserva al Tour de France, quindi fare il Giro di Svizzera è utile qualora dovesse essere chiamato in causa. 

Poi come prosegue la stagione?

Finito il campionato italiano, ci sarà la fase più lunga di recupero, per poi iniziare il terzo ed ultimo macrociclo di lavoro. In quel caso prepareremo al meglio il finale di stagione: tra settembre e ottobre. 

Nello specifico in che modo si lavora senza l’obiettivo di un grande Giro?

La differenza vera e propria sta nei microcicli dove si tende a privilegiare l’intensità prestativa e la freschezza, così da poter fare tanti lavori specifici. Si faranno meno triplette (tre giorni di carico, ndr) ma si faranno due giorni di allenamento intensi intervallati da un recupero. 

I periodi di altura saranno più intensi e dedicati a lavori di qualità (foto Instagram)
I periodi di altura saranno più intensi e dedicati a lavori di qualità (foto Instagram)
Che differenza ci sarà per Battistella?

Quando ha fatto i grandi Giri, andava a caccia di tappe oppure era a supporto del leader. In questi casi si lavora nelle settimane prima della corsa cercando la condizione. Si fanno gare minori come Tour of the Alps o Svizzera per definire la condizione, lasciando comunque un margine di crescita. Per obiettivi secchi come le Ardenne si fanno blocchi di lavoro più intensi e si passa da gare di avvicinamento come Giro di Sicilia o Paesi Baschi. Il prima non cambia, l’obiettivo sì.

Serve maggior freschezza per essere competitivi…

Le quattro o cinque settimane alla fine dell’altura non avranno uno sforzo unico, ma più gare singole. Le tipologie di allenamento fatte in precedenza, quindi, variano. Faremo lavori più intensi e intervallati e tanto dietro motore. 

La stagione si concluderà a ottobre dopo il terzo e ultimo macrociclo di preparazione
La stagione si concluderà a ottobre dopo il terzo e ultimo macrociclo di preparazione
Il recupero come viene gestito?

La fase di recupero è più corta, abbiamo bisogno di meno tempo. Una settimana di scarico e poi si comincia a costruire la condizione. 

E l’altura?

Faremo due o tre periodi. La prima in preparazione alle Ardenne, la seconda pre Svizzera. Se Battistella, come previsto, non dovesse fare il Tour de France, faremo una terza altura a luglio. Ma la gestiremo diversamente: sarà un’altura di recupero, senza lavori specifici.