Il quarto Muro d’Huy cambierà il film della Freccia?

12.02.2024
4 min
Salva

«Partiamo da questo – dice Bartoli secco – alla Freccia Vallone dovevano cambiare qualcosa, perché non mi piace una corsa così che generalmente arriva agli ultimi 150 metri con 70-80 atleti. Non è assolutamente la classica che deve avere questo svolgimento. Quindi secondo me fare una volta in più il Muro d’Huy, visto il coraggio superiore che c’è in gruppo negli ultimi tempi, è sicuro che potrebbe far male».

Il quarto Muro

Per celebrare il quarantesimo arrivo in cima al Muro d’Huy, inserito nel programma della Freccia Vallone nel 1985, gli organizzatori di ASO hanno deciso che il 17 aprile, la 88ª edizione della Freccia Vallone che partirà nuovamente da Charleroi scalerà il celebre Chemin des Chapelles per quattro volte, cioè una in più del solito. Il circuito finale, lungo 140 chilometri, vedrà la scalata del muro ogni 31,6 chilometri. Non ci sarà la Cote de Cherave, ma fra un muro e l’altro i corridori dovranno scalare la Cote d’Ereffe.

«La tradizionale Cote de Cherave – ha spiegato Jean-Michel Monin, responsabile della corsa per ASO – quest’anno non ci sarà a causa di lavori nel centro di Huy. L’aggiunta di un quarto passaggio sul Muro non ha precedenti per la Freccia Vallone. Chissà come reagiranno i corridori a queste due salite extra. Nulla però dice che la formula verrà mantenuta anche nel 2025, perché la Cote de Cherave è molto bella nel finale e recuperarla potrebbe essere un nostro obiettivo».

Lo scorso anno Pogacar vinse la Freccia Vallone aspettando l’ultima scalata del Muro d’Huy
Lo scorso anno Pogacar vinse la Freccia Vallone aspettando l’ultima scalata del Muro d’Huy

Preparata a tavolino

Bartoli la Freccia Vallone la vinse con un’azione da lontano, resa ancora più eroica dalla giornata di tregenda, fra pioggia e neve. Il toscano non attese l’ultima scalata del Muro, pur avendo l’esplosività per giocarsela con i rivali di allora.

«Mi ricordo – spiega – che chiesi alla squadra di fare a tutta il penultimo Muro d’Huy. C’erano Steinhauser e Noè e lo fecero davvero forte. Avevamo programmato l’attacco sulla salita successiva. In quel modo fu facile fare selezione, scremammo un po’ gli avversari e nel punto prestabilito andammo via in tre e poi rimasi da solo. Mi sarebbe piaciuto avere un quarto passaggio, una gara più dura. Però si poteva attaccare anche prima avendone tre, si sfruttava quel che si aveva. Secondo me è soprattutto una questione di coraggio. Puoi mettere anche due muri in più, ma se poi li fanno piano, non serve a niente».

Il record di vittorie alla Freccia Vallone è di Alejandro Valverde, che nel 2017 siglò la quinta
Il record di vittorie alla Freccia Vallone è di Alejandro Valverde, che nel 2017 siglò la quinta

Questione di coraggio

Sta tutto a trovare chi avrà le gambe e la voglia di attaccare prima della scalata finale. Se anche l’imprevedibile Pogacar lo scorso anno si accontentò di fare la differenza sull’ultima, chi potrebbe anticipare sapendo che nel finale li avrebbe tutti sul collo?

«La Freccia Vallone – ribadisce Bartoli – deve essere più selettiva, è brutto aspettare la volatina negli ultimi 150, non ha senso. Quindi apprezzo questa scelta degli organizzatori, anche perché il Muro lo si affronta ogni 30 chilometri e non a troppa distanza una volta dall’altra. Ed è anche positivo che nel mezzo ci sia anche un’altra salita, in modo che il giro sia comunque impegnativo. Diciamo che chi si sente battuto nel corpo a corpo sull’ultima salita adesso ha il terreno per provarci. E’ una questione di tattica e di coraggio. Come all’Emilia con il San Luca. Non sempre si decide all’ultimo passaggio, qualche volta il colpaccio riesce…».

EDITORIALE / Cinque squadre che tramano nell’ombra

30.10.2023
6 min
Salva

La fusione sfumata fra Jumbo-Visma e Soudal-Quick Step è stata l’ammissione che così non si può andare avanti. Che i costi sono diventati difficili da sostenere anche per le squadre più grandi e che per continuare a dominare c’è bisogno di averne sempre di più, a fronte di sponsor che iniziano a farsi delle domande.

«Non credo che possano continuare così anno dopo anno – ha detto Pogacar da Singapore, parlando della Jumbo – sarebbe un po’ strano. Nel 2024 ci saranno anche alcuni cambiamenti. Primoz va alla BORA-Hansgrohe e con lui perdono un leader importante. E’ positivo che ci siano più squadre che hanno un forte blocco per i Grandi Giri, l’anno prossimo non sarà più Jumbo-Visma contro UAE Emirates. Ci sarà anche Remco e anche la Ineos sarà competitiva. Ciò non farà altro che arricchire ulteriormente il Tour de France».

Le parole di Pogacar sono giunte da Singapore, dove è impegnato nei Criterium del Tour (foto alenmilavec)
Le parole di Pogacar sono giunte da Singapore, dove è impegnato nei Criterium del Tour (foto alenmilavec)

Il tesoro del Tour

L’ultimo verbo, usato da Pogacar in riferimento ai contenuti tecnici della sfida, ha però anche altre sfumature: la corsa all’oro è nel vivo. All’indomani della presentazione del Tour de France infatti (foto ASO in apertura), l’agenzia di stampa Reuters ha diffuso una notizia sorprendente: cinque squadre di punta sarebbero in trattative per organizzare una competizione ciclistica alternativa. L’obiettivo è quello di limitare il potere dei grandi organizzatori e consentire l’afflusso di più denaro alle squadre.

Finora soltanto Flanders Classics, per bocca del suo CEO Thomas Van der Spiegel, aveva ventilato la possibilità di dividere i proventi dei diritti televisivi con le squadre. Stiamo parlando della società belga che organizza 70 prove in linea, tra cui il Giro delle Fiandre, la Coppa del mondo e il Superprestige di ciclocross. Gli altri soggetti dominanti del ciclismo, da ASO a RCS, hanno sempre preferito evitare il discorso. ASO non ha mai diffuso informazioni sul valore effettivo dei diritti del Tour. Tuttavia appare chiaro che per il gruppo, che pubblica L’Equipe e aveva fra le sue punte anche altre testate poi chiuse, la Grande Boucle rappresenti la principale fonte di guadagno.

L’ipotesi di rendere a pagamento salite come l’Alpe d’Huez è del tutto remota o rappresenta un fronte caldo?
L’ipotesi di rendere a pagamento salite come l’Alpe d’Huez è del tutto remota o rappresenta un fronte caldo?

Il costo del biglietto

Le squadre investono sempre di più ed è comprensibile che gli sponsor cerchino il modo di rientrare seppure parzialmente dei costi. Il punto è capire se questo sia possibile anche nel ciclismo.

I grandi sport professionistici di squadra possono contare su diversi introiti. Ad esempio c’è la vendita dei biglietti. Essa da una parte comporta la manutenzione degli impianti, ma garantisce un’importante fonte di guadagno. Negli anni 60 fu fatto il tentativo di far pagare un biglietto di ingresso per il Mont Ventoux e lo stesso sarebbe possibile teoricamente per l’Alpe d’Huez o il Mortirolo. Ci sarebbero da controllare gli accessi mediante l’assunzione di controllori e l’installazione di varchi, ma bisognerebbe anche essere certi che i numeri non inizino a calare. I tifosi potrebbero viverlo come un vero e proprio tradimento.

Una differenza sostanziale del ciclismo rispetto ad altri sport di squadra è anche che in nessun altro mondo lo sponsor dà il nome al team, come invece succede da noi. La Juventus si chiama Juventus e non Jeep. Il Milan è Milan e non Emirates. E se pure è vero che nella stessa corsa ci sono più marchi a sfidarsi e non solo due come in una partita di calcio, le tappe dei Grandi Giri hanno più traguardi intermedi e classifiche in cui più o meno tutti possono brillare di luce propria. Quale sport assicura ore e ore di diretta a una squadra che porta il nome del suo sponsor?

In Belgio si paga per seguire le gare di cross: lo spettacolo è così popolare che nessuno si stupisce
In Belgio si paga per seguire le gare di cross: lo spettacolo è così popolare che nessuno si stupisce

I diritti televisivi

E poi ci sono i diritti televisivi, la cui entità è obiettivamente da capire. Tolti i grandi Giri e qualche altra classica, infatti, sono poche le corse che riescono a coprire i propri costi. Per questo e non per amore della mondializzazione, si organizzano gare negli Emirati e nei vari deserti del mondo. Per sommare risorse che creino ricchezza, ma permettano anche di tenere in vita corse di prestigio come la Tirreno-Adriatico e la Parigi-Nizza. Gli organizzatori che con i diritti televisivi realizzano profitti li condivideranno con le squadre? Probabilmente no, come hanno dimostrato i precedenti tentativi di riformare il ciclismo professionistico su strada.

Perciò, come già nel 2012, ecco nuovamente la suggestione di creare un calendario parallelo, per affrancare i team dal potere dei grandi organizzatori. E’ successo nel golf e nel tennis, ad esempio, dove nuovi tornei sono nati e hanno affiancato quelli della grande storia. Secondo la Reuters, fra le squadre coinvolte ci sarebbero la Ineos Grenadiers e la Jumbo-Visma, anche se i rispettivi responsabili hanno preferito non commentare. Stessa reazione da parte di CVC Partners, società che dal 2006 al 2016 ha gestito la Formula Uno e nel 2020 fece la sua offerta per gestire la Serie A di calcio. Nell’articolo della Reuters sarebbe molto vicina al nuovo tentativo.

«Il ciclismo è un gigante addormentato – ha detto alla Reuters Richard Plugge, il team manager della Jumbo-Visma – e merita un modello di business migliorato. Per tutte le parti interessate, ma soprattutto per i team del WorldTour. L’unico modo per arrivarci è la cooperazione».

Sir Jim Ratcliffe, proprietario di Ineos, nel 2019 con Brailsford e Froome: il suo team dietro l’operazione?
Sir Jim Ratcliffe, proprietario di Ineos, nel 2019 con Brailsford e Froome: il suo team dietro l’operazione?

L’esempio belga

Ma siamo certi che la torta da dividere sia così grande e che il pubblico del ciclismo sia intenzionato a pagare per assistere a uno spettacolo che da quasi due secoli si svolge su strade aperte?

In Belgio l’hanno digerita. Il clamoroso ridisegno del Giro delle Fiandre con la creazione del circuito finale ha permesso a Flanders Classics di prevedere delle aree a pagamento, senza però escludere la possibilità per gli altri di assistere alla corsa liberamente. Nelle gare di cross si paga per entrare e per consumare, ma qui si tratta di circuiti facili da controllare e lo sport è così popolare che nessuno trova insolita la necessità di pagare per un tagliando.

Contador intervista per Eurosport Guillen, patron della Vuelta. Quando costerebbe mandare commentatori dall’Italia?
Contador intervista per Eurosport Guillen, patron della Vuelta. Quando costerebbe mandare commentatori dall’Italia?

L’esempio italiano

Nel resto d’Europa, il discorso è più complesso: in Italia senza dubbio. Basti pensare che la maggior parte degli spettatori televisivi tende a preferire il ciclismo su un canale in chiaro o relativamente economico come Eurosport. I costi per seguire i campionati di calcio e tornei altrettanto prestigiosi all’estero sono decisamente superiori. Chi acquista quei diritti (pagandoli profumatamente) sa di poterne recuperare una fetta addebitandoli agli utenti televisivi, cui però vengono garantiti servizi superiori.

Quanto costerebbe a Eurosport Italia mandare degli inviati alle corse, affinché possano commentarle dal vivo? E quali ripercussioni ciò avrebbe nei costi d’abbonamento?

Brian Cookson, qui con Sagan al Gala dell’UCI 2016, resta un attento osservatore del ciclismo
Brian Cookson, qui con Sagan al Gala dell’UCI 2016, resta un attento osservatore del ciclismo

«Come ha recentemente affermato John Lelangue – scriveva in un suo blog del 2020 l’ex presidente dell’UCI Brian Cookson – il ciclismo è sopravvissuto per più di 50 anni nel modo in cui sopravvive oggi. Non ci sono meno corridori o meno sponsor rispetto agli anni ’90 o 2000. Perché mettere in discussione un modello che funziona forse non perfettamente, ma che sicuramente si è evoluto e sviluppato nel corso degli anni in qualcosa che è quanto di più vicino a un modello economico? E anche se noi fan possiamo approvare, disapprovare o ignorare qualsiasi persona, prodotto, governo o organizzazione che paga per lo spettacolo, è lo spettacolo che amiamo e continueremo ad amare. E il fatto che, a pensarci bene, non lo paghiamo molto, lo rende ancora migliore».

EDITORIALE / Il Giro, la FCI e il ciclismo da spolpare

23.10.2023
6 min
Salva

Un osso da spolpare. Volete un’immagine del ciclismo italiano? Questa è quella che ci sentiamo di consegnarvi, andando oltre certe analisi. Dalla lontana Cina, sfogliando giornali e siti, proprio nel bel mezzo del calcioscommesse 3.0, ci siamo imbattuti in un bilancio molto duro e obiettivo da parte della Gazzetta dello Sport sullo stato di salute del ciclismo italiano. Lo ha firmato Davide Romani, spaziando su vari temi, dalla nazionale al Giro d’Italia.

«Sempre più giù – si leggeva – la moneta di colore azzurro continua a precipitare nel pozzo del ciclismo mondiale, ma ancora non si vede il fondo. La fotografia del movimento italiano al termine del 2023 è un’immagine sfocata».

A seguire, l’analisi corretta dei vari ranking UCI, il fatto che correremo alle Olimpiadi con soli tre atleti (come nel 1992) e i numeri in ribasso dei professionisti italiani nel gruppo del WorldTour. Oltre, ovviamente, alla considerazione che l’ultima squadra azzurra nella massima categoria fu nel 2016 la Lampre di patron Galbusera.

Non è semplice per Bennati scegliere gli azzurri se la loro attività non è qualificata come un tempo
Non è semplice per Bennati scegliere gli azzurri se la loro attività non è qualificata come un tempo

Gli interessi di chi?

L’indomani, ancora sulla Gazzetta e sempre con la stessa firma, l’intervista a Sonny Colbrelli su come sia cambiato il meccanismo di accesso al professionismo e sulle sue paure di genitore nel mettere in bici i figli, visti i pericoli delle strade e l’assenza di ciclabili e piste riservate.

Il concetto è stato poi ripreso da Cristiano Gatti su Tuttobiciweb nella sua rubrica Gatti e Misfatti, parlando della paura dei genitori, delle poche corse giovanili, dell’annullamento della Adriatica Ionica Race alla vigilia della partenza, dei talenti nostrani che migrano nei devo team stranieri e del Giro che «deve elevare suppliche perché le grandi squadre mandino almeno una formazione B. L’Italia che vede il suo sport storicamente più popolare trasformarsi negli anni in un agonizzante sport residuale…».

L’episodio legato alla corsa di Argentin rimane una pagina torbida, in cui sono stati coinvolti anche attori che avrebbero potuto benissimo restarne fuori. L’Accpi, ad esempio. Dicono che lo scorso anno i premi sono stati percepiti dai corridori dopo 5 mesi. Quest’anno non lo saranno affatto, avendo dato il proprio assenso alla cancellazione della corsa. Si è fatto l’interesse dei corridori o si è preferito schierarsi con il palazzo? E’ questo il ruolo del sindacato?

La cancellazione della Adriatica Ionica Race è stata una delle pagine più brutte e poco chiare degli ultimi anni
La cancellazione della Adriatica Ionica Race è stata una delle pagine più brutte e poco chiare degli ultimi anni

Il ruolo del Giro

Il quadro è desolante, ma verrebbe da chiedersi quali siano le ragioni del degrado. Chi ha spolpato il ciclismo? E grazie a chi? Prima di parlare della FCI, qual è il ruolo del Giro d’Italia in questo gioco? RCS Sport è capace di fare promozione oppure fa semplicemente il proprio utile? La sua presenza sul territorio genera interesse oppure si limita al montaggio e lo smontaggio dei palchi nel giorno della gara?

Le squadre italiane non sono mai cresciute, fra l’altro, perché non hanno avuto la certezza del calendario. Ogni anno e per anni abbiamo assistito allo stillicidio delle Wild Card, con una rotazione… democristiana che ha impedito di avere la minima programmazione, utile per incentivare gli investimenti da parte degli sponsor. Non è per caso che le squadre preferiscano il Tour: ne hanno beneficio a molti livelli. Il fatto di dover pagare per avere un grosso nome al via del Giro è una disarmante ammissione.

Il Tour 2024 partirà da Firenze: l’investimento sarà ripagato. Qui Prudhomme con Cassani e il sindaco Nardella
Il Tour 2024 partirà da Firenze: l’investimento sarà ripagato. Qui Prudhomme con Cassani e il sindaco Nardella

Il ruolo del Tour

ASO, la società che organizza il Tour, la Vuelta, la Roubaix, le classiche Ardennesi e un totale di 20 prove di altissimo livello, iniziò sin dal 2000 una campagna ben precisa in sostegno di due squadre francesi che per varie vicende erano rimaste fuori dal ProTour, prima che questo diventasse WorldTour. Indipendentemente dallo status o dai risultati, la Cofidis e il Team Total Energies hanno ricevuto sempre l’invito per il Tour e le classiche. I due sponsor hanno così ottenuto un buon ritorno dal loro investimento, sapendo che ogni anno i loro team avrebbero girato la Francia portando il marchio ai francesi e al mondo. L’incentivo ad investire di più è stato una conseguenza.

Non basta. Certi sponsor sono arrivati alle squadre su indicazione della stessa ASO, che ha proposto loro di distrarre una parte della sponsorizzazione destinata al Tour de France a vantaggio degli stessi team che grazie al Tour sarebbero diventati grandi.

Il Giro d’Italia ha mai suggerito a un suo sponsor di entrare a sostegno di un gruppo sportivo? Quel che si nota è semmai la sponsorizzazione da parte del team a vantaggio delle corse RCS, per avere un barlume di possibilità di prendervi parte. Mentre la Drone Hopper-Androni stava chiudendo i battenti, gli striscioni pubblicitari che portavano il suo nome erano ancora sulla cartellonistica del Giro. Non li avranno pagati, ma era previsto che lo facessero. Lo stesso dicasi per Eolo, che per anni è stato il title sponsor delle corse Gazzetta, spendendo quello che magari gli avrebbe permesso di ingaggiare qualche buon corridore.

La Total Energies, come la Cofidis, ha sempre partecipato al Tour, e le corse ASO pur non essendo nel WorldTour
La Total Energies, come la Cofidis, ha sempre partecipato al Tour, e le corse ASO pur non essendo nel WorldTour

Il ruolo della FCI

E la Federazione cosa fa? In che modo ha tutelato e sta tutelando il ciclismo italiano? Esiste negli uffici dello Stadio Olimpico una visione che porti in futuro a una nuova primavera?

Quel che si nota è da un lato un notevole appoggio da parte del Coni che ha permesso di superare parecchi ostacoli, dall’altro un certo appiattimento sulle posizioni di RCS Sport, cui sono stati affidati il Giro d’Italia U23 e quello delle donne, con il famoso bando che tagliò fuori gli altri organizzatori.

L’investimento sulle nazionali è astuto e probabilmente darà anche buoni frutti. Si prende il meglio e si cerca di trarne il meglio in termini di risultati. Se però non si fa nulla per alimentare il bacino, alla fine non ci sarà più acqua da pompare nel campo ed è quello che in parte sta già accadendo.

Amadio ha portato tutto quel che ha imparato in anni di gestione di grandi squadre, ma forse non è questo lo scopo di una Federazione, che dovrebbe spingere maggiormente la base a ritrovare solidità e credibilità. Il ciclismo italiano è in balia dei soldi altrui. E neanche si può impedire a un corridore di cercare fortuna all’estero, se la controproposta è un calendario asfittico popolato dalle squadre che sono rimaste. In Francia, la Federazione gestisce la Coupe de France, in cui vengono coinvolti professionisti e under 23 dei team continental. Avete fatto caso che nei Devo Team delle squadre del Belgio e d’Olanda è molto raro trovare un giovane francese? E’ così difficile immaginare un calendario formato dalle classiche internazionali per U23 e le altre corse professionistiche rimaste fuori dal WorldTour? E’ un tema che si è mai affrontato al tavolo della Lega commissariata?

Agli europei di Drenthe, il presidente Dagnoni con le tre azzurre del Mixed Team Relay juniores
Agli europei di Drenthe, il presidente Dagnoni con le tre azzurre del Mixed Team Relay juniores

La base spaccata

Quel che si nota è che, avendo lasciato ai Comitati regionali la possibilità di organizzarsi come meglio credono, non ci sono situazioni omogenee a tutto svantaggio della crescita del movimento. Esiste una prospettiva per il ciclismo italiano? La nascita del grande campione non dipende dalle strutture, la natura fa da sé, ma siamo certi di non averne persi perché anziché dedicarsi al ciclismo hanno preferito altri sport? Se la sola stella polare resta il profitto, non illudiamoci troppo. Intendiamoci: è legittimo che società private agiscano per fare soldi. La possibilità di fare promozione andrebbe nel senso di tenere alimentata la fiamma sotto il proprio investimento. Non raccontiamoci storie, insomma, certe cose non accadono per caso.

Carboni “inviato speciale” tra le fila della Kern Pharma

07.03.2023
6 min
Salva

Giovanni Carboni è ripartito, già da settembre della scorsa stagione, dalla Kern Pharma, team professional spagnolo. Il corridore di Fano aveva trovato continuità in vista del 2023, pronto a ripartire. Non tutto però è andato nel verso giusto, Carboni dopo le prime gare tra Spagna e Oman, si trova in questi giorni sul Teide

Il calendario di Carboni è iniziato con la Valenciana, poi Tour of Oman e Gran Camino, tanti chilometri per crescere di condizione
Carboni ha iniziato con la Valenciana, poi Tour of Oman e Gran Camino, tanti chilometri per crescere di condizione

L’incidente

L’obiettivo era lavorare con la squadra in vista dei prossimi impegni, gli allenamenti però sono stati interrotti da un macchina, che nel parcheggio dell’hotel in cima al vulcano ha deciso di mandare a terra il povero Carboni.

«Per entrare nell’hotel c’è una strada secondaria – racconta – con dei parcheggi a sinistra. La vettura in questione si è fermata ed io ho pensato che stesse per svoltare a sinistra ed entrare nei parcheggi, così sono passato a destra. Il passeggero ha aperto inavvertitamente la portiera e io nell’evitarla sono finito a terra. Mi sono fatto una “bella” notte in ospedale venerdì, i medici pensavano mi fossi rotto la rotula, per fortuna si tratta solamente di un ematoma. In compenso mi sono ritrovato con sette punti in volto, non ho capito bene in che modo me li sono procurati.

«Il ginocchio sta meglio – prosegue – oggi (lunedì, ndr) il fisioterapista mi ha detto che possiamo iniziare con un po’ di riabilitazione. Meglio perché non mi sono rotto nulla, ma sicuramente una settimana di allenamento la perderò. Non il modo migliore per iniziare, anzi proseguire la stagione. Anche perché nel frattempo, in ospedale, mi sono preso un virus gastrointestinale. Dovevo rimanere in ritiro con la squadra fino al 17 marzo e dal 19 avrei ripreso a correre con focus sui Paesi Baschi e sul Tour of the Alps».

Arrivato sul Teide venerdì per allenarsi in vista dei prossimi impegni, il giorno stesso l’incidente che lo ha rallentato (foto Instagram)
Arrivato sul Teide venerdì per allenarsi in vista dei prossimi impegni, il giorno stesso l’incidente che lo ha rallentato (foto Instagram)

La nuova squadra

Nonostante questo non sia un momento propriamente roseo, parliamo volentieri con Carboni. L’intento è quello di sbirciare all’interno della professional spagnola. Un mondo che abbiamo avuto poche opportunità di vedere da dentro, il marchigiano sarà il nostro “infiltrato”. 

«Mi sono buttato in questa avventura – dice Carboniho trovato un ambiente piccolo, ma di grande umanità. E’ un team con una mentalità buona e con tanta professionalità. Mi trovo bene qui soprattutto per questo, capiscono il corridore e si lavora su tutti gli aspetti: dalla preparazione ai materiali. Le bici Giant sono le stesse usate dalla Jayco-AlUla, chiaramente il team WorldTour ha la priorità nella fornitura dei materiali ,ma a noi non manca nulla».

Il marchigiano è approdato alla Kern Pharma nel settembre del 2022
Il marchigiano è approdato alla Kern Pharma nel settembre del 2022

Culture simili

Spagna e Italia sono caratterizzate da culture e tratti sociali, simili. Le differenze, come logico che sia, ci sono e con Carboni proviamo ad addentrarci in queste.

«Come ambiente mi sembra davvero similare all’Italia su molti aspetti – parla Carboni – ci sono ovviamente delle differenze. Devi essere, in primo luogo, pronto ad imparare la lingua. Io ho iniziato a studiare spagnolo per capire meglio i compagni e tutto lo staff. Serve per entrare meglio nei meccanismi perché a volte rischi di rimanere fuori dai legami. Anche se gli spagnoli, per indole, sono molto inclusivi. All’interno dell’ambiente squadra non c’è stress, si guarda più alla prestazione che al risultato. In gara, non si corre con l’eccessiva foga che a volte ho trovato in Italia, si ha più testa.

«Sono stato molto in Spagna in questi primi mesi, più per esigenza del team, visto il calendario. Dopo il debutto alla Valenciana avevamo solo pochi giorni prima di partire per l’Oman, così sono rimasto lì. Allo stesso modo, prima di iniziare il Gran Camino ho alloggiato a Pamplona, dove c’è la sede del team. In Spagna ho notato una grande cultura della bici e più rispetto per il ciclista rispetto all’Italia. Il clima è simile a quello di casa, forse leggermente più caldo».

Calendario

Carboni, nonostante il momentaneo stop, ha corso molto in questo inizio di stagione. La Kern Pharma ha preso parte a molte corse, sia di prima che di seconda fascia. Un calendario pieno nonostante sia una professional.

«Personalmente – riprende – ho svolto solo gare a tappe, mi servivano per alzare i giri del motore in vista delle prossime. Anche se questo stop un po’ rimescolerà le carte in tavola, spero di riuscire a partecipare comunque a Paesi Baschi e Tour of the Alps. Nonostante la Kern Pharma sia una professional, ha comunque una buona programmazione, poi chiaramente ci sono delle corse alle quali dovremo attendere l’ufficialità dell’invito.

«La squadra però ha una grande considerazione, non solo in Spagna. ASO la vede di buon occhio ed è spesso invitata alle corse francesi, grazie a questo nella prima parte di stagione abbiamo fatto costantemente doppia attività. In più, come detto prima questo bel rapporto con ASO ci permette di prendere parte anche a gare importanti nelle Ardenne. Siccome la Kern Pharma è uno dei migliori team spagnoli, siamo sempre in lizza per partecipare alla Vuelta».

Carboni (secondo da sinistra) è l’unico italiano del team, si è messo a studiare lo spagnolo per entrare meglio nei meccanismi
Carboni (secondo da sinistra) è l’unico italiano del team, sta studiando lo spagnolo per interagire meglio con compagni e staff

Sponsor e team

I dettagli differiscono non poco da quello che siamo abituati a vedere, le parole di Carboni ce lo confermano. Tutto ciò passa anche dall’atteggiamento dei manager e dello sponsor stesso. 

«L’organizzazione è elevata – replica Carboni – ma non si guarda solo allo sport, ma anche alla persona. L’opinione del corridore viene presa in considerazione ed ha un peso. Ogni decisione è condivisa, un dettaglio fondamentale nel ciclismo, ma anche nello sport in generale. Negli ultimi anni lo stress è aumentato tanto, bisogna avere il piacere di fare determinate cose. Altrimenti, come si è visto, si fa sempre più fatica a fare il corridore.

Un esempio, da questo punto di vista, arriva dallo sponsor stesso: Kern Pharma. La prima volta che ho conosciuto l’amministratore delegato dell’azienda, nel presentare il nuovo anno ha voluto specificare che la prestazione conta, ma fino ad un certo punto. La sua vittoria sarebbe quella di vederci di nuovo tutti a gennaio 2024, questo vorrebbe dire che tutti si è stati validi, seri e si è fatto un anno all’altezza. Uno sponsor che parla in questi termini e non esclusivamente di vittoria mi ha sorpreso, in Italia non ero abituato di certo in questo modo. Da noi si parla solo di vincere, qui no e anche per questo sono contento della mia scelta».

Prudhomme a Roma: il Tour e le strategie di ASO

08.02.2023
6 min
Salva

Christian Prudhomme a Roma. Il direttore del Tour de France ha firmato l’accordo per la partenza della Grande Boucle dall’Italia nel 2024. Da Firenze le ormai note tappe toccheranno anche Bologna e Torino, prima di rientrare in Patria.

La bellezza straripante di Palazzo Farnese, ambasciata di Francia, ha catturato il patron del Tour stesso. Anche lui non è rimasto insensibile di fronte a tutto ciò. In effetti gli ingredienti per questo momento storico c’erano tutti: una mano tesa fra Italia e Francia, Roma che col sole indossa la sua veste più bella, mura storiche e il grande tema del ciclismo a fare da filo delle perline.

Le grand depart 2024

«Sarebbe stata una grossa incongruenza – dice Prudhomme – se il Tour non fosse partito dall’Italia. Anzi, mi chiedo come mai non sia accaduto prima. Dieci anni fa c’era stata l’occasione di Firenze. Rifiutammo a malincuore quella candidatura, ma giusto l’anno prima un inglese, Bradley Wiggins, aveva vinto il Tour e così partimmo da Londra.

«L’Italia è bellezza. Il ciclismo, il Tour uniscono. Questa cosa doveva accadere e per me è un onore. E’ un onore passare nelle terre di Bartali, di Pantani, di Coppi».

Rispetto a tante occasioni simili, le parole durante l’incontro istituzionale non sono state solo di circostanza. Tuttavia con il direttore del Tour abbiamo parlato anche di altro. Prudhomme è anche il direttore del settore ciclismo di Aso, la società che organizza il Tour e molti, moltissimi altri eventi. E il peso di Aso anche nei confronti dell’UCI è enorme.

L’Arctic Race (in Norvegia) è una delle gare di Aso al di fuori dei confini francesi. Indirettamente “supervisionano” delle gare anche in Africa
L’Arctic Race (in Norvegia) è una delle gare di Aso al di fuori dei confini francesi. Indirettamente “supervisionano” delle gare anche in Africa
Signor Prudhomme, Aso organizza molti grandi eventi oltre i confini di Francia. Tra donne e uomini si contano 132 giorni di gare professionistiche. Avete in ballo altri progetti?

Abbiamo sempre dei progetti. Ovviamente tutto ruota intorno al Tour de France. Ho menzionato prima (nella presentazione, ndr) il legame tra il ciclismo di tutti i giorni e il ciclismo dei campioni, il ciclismo degli amatori… ogni aspetto è per noi un importante elemento di sviluppo. Parlavate di gare professionistiche, ma oggi abbiamo quasi 30 ciclosportive (eventi amatoriali, ndr) certificati. Abbiamo eventi in Australia, in Messico, in Canada, negli Stati Uniti, in tutto il mondo. Solo l’Etape du Tour vede al via 16.000 persone. Stiamo sviluppando questo modello accanto alle gare dei pro’ in altri 25 Paesi.

Perché?

Perché vogliamo incoraggiare le persone a praticare il ciclismo e vogliamo farlo sotto l’etichetta del Tour de France. Perché è da qui che la gente si avvicina al ciclismo e lo si promuove in tutto il mondo. Al di là della competizione, la bicicletta è qualcosa di molto, molto importante oggi nel nostro mondo. La bicicletta è l’anello di congiunzione tra la mobilità, la bici di tutti i giorni, e la bicicletta dei campioni. Vogliamo intensificare questo legame.

Tour de France Femmes 2022, un vero successo… Presentata già l’edizione 2023. Un progetto chiaro e definito
Tour de France Femmes 2022, un vero successo… Presentata già l’edizione 2023. Un progetto chiaro e definito
La vostra politica vede scorrere quasi parallelamente il ciclismo maschile e quello delle donne. Un paio di anni fa è stato rotto l’ultimo tabù: la Roubaix. Come mai ci avete creduto più degli altri?

Quando abbiamo rilanciato il Tour de France Femme avec Zwift, ci siamo detti che volevamo creare un evento di lunga durata, che sarebbe stato ancora vivo tra 50 anni, come il Giro, come il Tour… Ci sono stati molti duelli tra Jeannie Longo e Maria Canins negli anni ’80: esistevano, erano reali. Solo che purtroppo, per motivi economici, la manifestazione si è interrotta e tutti gli eventi successivi in Francia alla fine si sono tutti fermati per motivi economici. Così abbiamo voluto un evento equilibrato il primo anno. Un evento che fosse impattante per il futuro. Ma perché lo fosse, l’aspetto economico è fondamentale ovviamente.

E quanto è ancora grande la differenza d’impatto economico tra i due mondi?

La differenza è ancora notevole.

Siete partiti molto forte con le donne. Si è visto anche dallo sforzo mediatico (sociale e soprattutto tv), da come avete presentato l’evento: le schede delle tappe, le info sulle atlete, i vari approfondimenti di contorno, le dirette…

E’ stata incredibile la candidatura delle città. Lo abbiamo visto dopo la prima edizione: è stato un successo strepitoso. Non ci aspettavamo così tante persone a bordo strada. Non ci aspettavamo così tante persone davanti alla televisione. Ma dobbiamo continuare. Dobbiamo andare oltre. E questo significa anche affrontare le difficoltà. Per esempio nel 2024 ci saranno le Olimpiadi. I campioni vanno alle Olimpiadi sulla scia del Tour de France e così dobbiamo cambiare data. La scorsa volta uno dei successi è stato che i Giochi sono diventati una “quarta settimana”. Dopo la pandemia c’è stata la prima edizione femminile della Parigi-Roubaix ed anche quella è stata un successo oltre la difficoltà.

A La Toussuire, arrivo sia del Tour che del Delfinato, l’elenco dei vincitori. Una cultura sportiva d’insieme si costruisce anche così
A La Toussuire, arrivo sia del Tour che del Delfinato, l’elenco dei vincitori. Una cultura sportiva d’insieme si costruisce anche così
In Francia siete riusciti a “fare sistema” e in questo discorso rientra anche l’aiuto alle squadre francesi. Da sempre avete teso la mano ai vostri team professional. Quanto è grande il vostro aiuto per loro e quanto loro danno al Tour?

Le tre settimane del Tour de France incidono per circa il 57% delle ricadute economiche globali di un anno di ciclismo. Quindi è ovviamente un capitale per le squadre. Forte di questo impatto (e di circa 1,2 miliardi di spettatori al giorno, ndr) durante le tre settimane, i team possono fare parlare di sé, possono mettersi in mostra e così possono trovare sponsor per gli anni successivi, possono programmare. Va da sé che tutto ciò è importante per i team, ma è importante anche per noi.

Il Tour de France aiuta economicamente il Tour de l’Avenir?

Noi possediamo l’Avenir, abbiamo delegato ad altri la sua organizzazione, ma il gruppo Amaury (ASO, Amaury Sport Organization, ndr) possiede ancora questa corsa. Stanziamo 150.000 euro ogni anno, più auto e strutture varie per la sua organizzazione. Il delegato alla sua organizzazione è Philippe Folliot che è anche il responsabile del Tour de l’Ain. Lui è un ottimo organizzatore. In qualche modo appartiene al gruppo Amaury.

Una parte della carovana del Tour (e i suoi gadget) non mancano al Tour de l’Avenir (foto @anoukflesch)
Una parte della carovana del Tour (e i suoi gadget) non mancano al Tour de l’Avenir (foto @anoukflesch)
Quindi fate sistema! Cosa manca per lei al ciclismo italiano per fare sistema? Per farlo ad un livello così alto?

Io non lo so! L’Italia è un grande Paese del ciclismo e ha posti fantastici (mentre con le mani indica Palazzo Farnese, ndr). Poi va detto che forse più di altri voi seguite i campioni. Ne arriva uno e all’improvviso ha un grande seguito. La  forza del campione è avere un seguito… Quindi, sinceramente, non so cosa manchi in Italia. Se voi invece avete una ricetta per come far vincere il Tour de France a un francese, l’ascolto con interesse! Non abbiamo lezioni da dare all’Italia. 

Per esempio lei, signor Prudhomme, ha citato campioni e campionesse: non è così scontato per noi. E’ un bel cambio di mentalità…

Una delle più grandi atlete di Francia in assoluto è Jeannie Longo. Tutte le persone che hanno 40 anni e oltre sanno chi è la Longo, lei è andata oltre. Per dire l’importanza che hanno i campioni… e le campionesse.

EDITORIALE / Perché il Giro donne fa gola a RCS?

31.10.2022
4 min
Salva

Nel 2022 che si sta per concludere, ASO ha organizzato 19 corse e 2 criterium. Quelli in Oriente che si stanno svolgendo proprio in questi giorni. Per RCS Sport il conto è circa della metà. Le differenze sono anche altre. Non è leggenda, ad esempio, che se un’azienda si avvicina al Tour e loro sono al corrente di una necessità da parte di formazioni francesi, al nuovo sponsor viene proposto di affiancare la squadra. La sponsorizzazione di certo arricchisce il Tour, ma sostiene uno degli attori del movimento.

Total Energies è uno degli sponsor transitati da ASO e in questo caso andato alla squadra di Bernaudeau
Total Energies è uno degli sponsor transitati da ASO e in questo caso andato alla squadra di Bernaudeau

Tutto doppio

Abbiamo già raccontato il lento processo che ha portato ASO a ripartire con il Tour Femmes. Così la settimana scorsa a Parigi oltre a quello degli uomini, ha visto la luce l’edizione per le donne. Peraltro, i francesi si sono premurati di affiancare l’edizione al femminile alla Vuelta, la Liegi, la Freccia Vallone e, ultima arrivata, persino la Roubaix.

La sensazione è che nel mondo ASO il ciclismo viva perché chi lo gestisce cura il proprio interesse, ma anche quello dell’ecosistema in cui si muove.

Giovedì scorso, oltre al Tour de France, sono state svelate da Marion Rousse le 8 tappe del Tour Femmes
Giovedì scorso, oltre al Tour de France, sono state svelate da Marion Rousse le 8 tappe del Tour Femmes

Affari italiani

E’ storia recente la disputa sul Giro d’Italia U23 e quello delle donne, sovrapponibili al Tour de l’Avenir e al Tour Femmes. Anche se non ci sono dichiarazioni ufficiali , non è mistero che ai vertici di RCS Sport farebbe gola soprattutto la corsa delle donne. Quello che viene spontaneo chiedersi è se al centro del mirino ci sia anche l’interesse del ciclismo o soltanto quello dell’azienda. La quale in Italia fa la voce del padrone, forte degli accordi per il Giro. Andando così a recuperare risorse dovunque ce ne siano, per esempio in Sicilia e lasciando ben poco agli altri organizzatori. L’elezione recentemente invalidata di Mauro Vegni alla presidenza della Lega avrebbe probabilmente chiuso il cerchio.

Il podio del Giro Donne 2022. Van Vleuten tra Marta Cavalli e Mavi Garcia, a destra
Il podio del Giro Donne 2022. Van Vleuten tra Marta Cavalli e Mavi Garcia, a destra

Donne e U23

Di certo il Giro Donne potrebbe rappresentare un’ulteriore fonte di risorse, mentre quello degli Under 23 sarebbe un tributo per avere dalla Fci il pacchetto completo. Sa bene Marco Selleri quanto costi e quanto sia impegnativo organizzarlo. E sappiamo bene tutti che abbassare l’asticella significa svilirlo tecnicamente, privando l’Italia di un importante momento di verifica tecnica.

Se, come speriamo, a RCS Sport sta a cuore la forza del ciclismo, ci aspettiamo presto anche l’edizione al femminile per la Sanremo e il Lombardia, come è stato già fatto con la Strade Bianche.

Alle spalle di Nibali che saluta al Lombardia, la scritta Drone Hopper, come negli altri eventi RCS del 2022
Alle spalle di Nibali che saluta al Lombardia, la scritta Drone Hopper, come negli altri eventi RCS del 2022

Il caso Drone Hopper

Ed è un’altra a ben guardare la differenza fra Italia e Francia. Conoscendo le drammatiche vicende finanziarie del team di Gianni Savio, lascia l’amaro in bocca leggere nei pannelli del Lombardia, il nome Drone Hopper. E’ prassi abbastanza diffusa che uno sponsor investa anche sugli organizzatori, vedi Cofidis che riempie dei suoi cartelloni la Vuelta. Succede così anche da noi, con Eolo ad esempio e anche con altri. E così Savio e Bellini avranno notato con sentimenti contrastanti il nome del loro sponsor su quei pannelli. E anche se i droni spagnoli probabilmente non avranno rispettato neppure gli impegni con RCS, i piemontesi si saranno chiesti se quei soldi non gli avrebbero permesso di trascorrere un’estate migliore.

Dovranno dire grazie alla Vos per questi giorni francesi

31.07.2022
3 min
Salva

Marianne Vos è probabilmente la migliore ciclista di tutti i tempi. Tre mondiali su strada. L’oro su strada di Londra 2012 e in precedenza a Pechino quello della corsa a punti. Otto mondiali di cross. Cinque volte la Freccia Vallone e 32 tappe del Giro d’Italia. 

Tra i sogni che restavano da esaudire all’atleta della Jumbo Visma c’era indossare la maglia gialla del Tour de France e l’ha esaudito, con la vittoria di Provins, i successivi cinque giorni da leader e l’altra vittoria a Rosheim. E’ stata lei a rilanciare l’idea rivolgendosi alla direzione del Tour, che aveva così ideato La Course by Le Tour, l’evento di un giorno da cui è nato il Tour Femmes.

Con la vittoria di Provins, Marianne Vos ha conquistato la prima maglia gialla della carriera
Con la vittoria di Provins, Marianne Vos ha conquistato la prima maglia gialla della carriera
Quanto è importante per te il Tour de France?

E’ uno dei più grandi eventi sportivi del mondo. Forse è più grande del ciclismo stesso. E’ eccezionale avere la possibilità di correre nella prima edizione della sua versione rinnovata. Non pensavo che sarebbe mai successo. Finalmente è giunto il momento.

Qual è stato il tuo ruolo nella rinascita del Tour Femmes?

Facevo parte di un gruppo di corridori attorno al tavolo con ASO, per discutere la possibilità. La prima volta è stata nel 2013. Nel 2014 è nata La Course, perché ASO ha reagito rapidamente. Poi abbiamo cercato di valutare cosa si potesse fare di più. Ci è voluto tempo. Abbiamo iniziato a parlarne nove anni fa e oggi c’è una corsa a tappe di otto giorni. 

Il ciclismo resta uno sport maschile?

Penso che se un atleta professionista dà il meglio di sé, non cambia nulla che sia uomo o donna. Storicamente, è uno sport maschile. Il ciclismo femminile non esisteva e c’è voluto del tempo perché si arrivasse al professionismo. C’è stata un’evoluzione enorme, il Tour ne è la conseguenza.

Si dice che quando eri una ragazzina, volessi fare il medico per curare le persone. E’ vero?

Non ho mai pensato di diventare una ciclista professionista. Molto semplicemente, non era possibile. Così ho studiato con l’idea di diventare medico. Ho fatto del mio meglio. Mi interessava tutto ciò che riguardava il corpo umano. Poi però ho scelto di diventare un’atleta a tempo pieno, ma non avrei mai immaginato che sarebbe durato così a lungo.

Vos ha indossato il primato per cinque tappe, cedendo poi il passo alla connazionale Van Vleuten
Vos ha indossato il primato per cinque tappe, cedendo poi il passo alla connazionale Van Vleuten
Prosegui nella doppia attività: cross e strada?

La combinazione delle due discipline significa diventare corridori più completi. Il susseguirsi di alte intensità nel ciclocross ti fa stare meglio su strada o anche in pista. Allo stesso modo, la velocità e la tecnica acquisite in pista ti rendono un corridore su strada migliore. Praticare diverse discipline ti aiuta.

La vera parità potrebbe essere il prossimo grande passo?

Non si può crescere troppo in fretta. Se forziamo le cose, lo sport non ce la fa. Negli ultimi cinque anni, ho visto il ciclismo crescere così velocemente che forse adesso è meglio non affrettare le cose. Ora i media lo hanno riconosciuto, le persone vogliono essere coinvolte, i fan vogliono andare a vedere le gare femminili e questo è fantastico. Altre squadre pro’ inizieranno ad avere la loro squadra femminile, ma non credo sia una buona cosa renderla obbligatoria. Sarà molto più prezioso se questa squadra sarà davvero ben fatta. Siamo in un momento in cui gli organizzatori vogliono allestire gare femminili o una versione femminile delle loro gare, gli appassionati vogliono vederne alcune. E’ il meglio che può succedere.

Con la vittoria di Provins, Marianne Vos ha esaudito il suo sogno di indossare la maglia gialla e le ragazze del gruppo, a partire dalla Van Vleuten che ieri ha conquistato la maglia gialla, dovranno un giorno dirle grazie. Non è frequente che un campione si preoccupi dello sviluppo del suo sport. Anzi, guardandoci intorno, si può dire che sia davvero merce rara.

All4cycling ti porta al Tour de France

05.07.2022
4 min
Salva

Per chi ama il ciclismo, luglio significa una sola cosa: Tour da France. La corsa a tappe francese è infatti un evento di portata planetaria in grado di catalizzare per tre settimane l’attenzione di tutti gli appassionati di ciclismo. Spesso scatta la voglia di emulare i propri campioni, protagonisti sulle strade di Francia, sognando magari di indossare la maglia gialla nelle pedalate con i propri amici. All4cycling, e-commerce di riferimento per tutti gli appassionati di ciclismo, può aiutare a realizzare questo sogno. L’azienda ha infatti definito un accordo con ASO in base al quale è rivenditore ufficiale per l’Italia di tutti i prodotti legati al Tour. Si tratta di un riconoscimento di grande prestigio in quanto riconosce a All4cycling il diritto di utilizzare in esclusiva il logo ufficiale della corsa a tappe francese.

All4cycling è diventato rivenditore ufficiale del merchandising del Tour de France e del Tour de France Femmes
All4cycling è diventato rivenditore ufficiale del merchandising del Tour de France e del Tour de France Femmes

Ecco la maglia gialla

Il prodotto che attrae maggiormente l’attenzione di tutti gli appassionati è naturalmente la maglia gialla che da quest’anno è realizzata da Santini e che rappresenta il “vero” trofeo destinato al vincitore. Non mancano poi la maglia verde per il leader della classifica a punti e quella bianca per il migliore giovane. Un posto particolare nel cuore di tutti gli appassionati lo occupa sicuramente la maglia a pois, un capo iconico, destinato a vestire il leader dei gran premi della montagna. Tutte le maglie possono essere abbinate alla relativa salopette per formare un kit completo.

Non mancano naturalmente le maglie “speciali” che Santini ha realizzato per celebrare le tappe più importanti dell’edizione 2022 del Tour de France.

Una delle maglie più iconiche e più amate dai tifosi è quella a pois, dedicata al miglior scalatore
Una delle maglie più iconiche e più amate dai tifosi è quella a pois, dedicata al miglior scalatore

Anche gli accessori

La passione per il Tour può essere soddisfatta non solo indossando la maglia gialla o una delle bellissime maglie riservate ai leader delle altre classifiche individuali. Su all4cycling.com è infatti possibile acquistare tutti gli accessori ufficiali “griffati” Tour de France. Oltre ai classici calzini, guanti e cappellino, troviamo anche il casco modello Valegro di Kask, con una livrea particolare di colore giallo a ricordare le sette vittorie al Tour ottenute da atleti con in testa un casco Kask. Al casco è possibile abbinare l’occhiale Jawbreaker firmato da Oakley con richiami gialli sulla montatura. Per chi desidera aggiungere un tocco di giallo alla propria bicicletta Selle Italia ha realizzato ben tre edizioni speciali della sella Boost Superflow.

La maglia bianca per il Tour de France Femmes sul fondo ha una sfumatura in color aubergine, lo stesso del marchio Liv
La maglia bianca per il Tour de France Femmes sul fondo ha una sfumatura in color aubergine, lo stesso del marchio Liv

Ecco i gadget

Per chi desidera avere un ricordo indelebile del Tour sul sito di all4cycling.com è possibile trovare di tutto: zaini, portachiavi, borse, magneti, borracce. Tutto naturalmente griffato Tour de France. Per i più attenti allo stile ecco l’orologio modello T-Race in edizione speciale con la lancetta dei secondi di colore giallo e con una bicicletta al centro.

Non solo sito

Tutti i prodotti dedicati al Tour de France sono disponibili sul sito di All4cycling nella pagina dedicata.

Chi desidera invece recarsi presso il punto vendita di Gazzada Schianno in provincia di Varese troverà ad attenderlo un corner dedicato al Tour con tutti i prodotti presenti sul sito.

Troverete tutte le maglie ed i gadget del Tour anche presso il negozio di All4cycling a Gazzada Schianno, provincia di Varese
Troverete tutte le maglie ed i gadget del Tour anche presso il negozio di All4cycling a Gazzada Schianno, provincia di Varese

Qui sarà possibile vedere da vicino anche le maglie di leader del Tour femminile che scatterà da Parigi il prossimo 24 luglio in concomitanza con la conclusione della corsa degli uomini. Una sorta di vero e proprio passaggio di testimone fra le due gare.

A livello di grafica le maglie sono identiche a quelle della corsa maschile ad eccezione di quella riservata alla migliore giovane che ha un richiamo nella parte inferiore al colore aubergine del marchio Liv, sponsor di questa particolare classifica.

All4cycling

Santini Maillot Jaune, il nuovo brand dedicato al Tour de France

07.05.2022
4 min
Salva

Una collezione esclusiva, esordio di una collaborazione più ampia. Santini celebra attraverso il nuovo brand Maillot Jaune l’unicità del Tour de France. Una collaborazione tra il maglificio bergamasco e ASO che si sta consolidando sempre più di cui vi abbiamo già anticipato i retroscena con la visita nella nuova sede

Questa inedita capsule collection si inserisce come un arricchimento della partnership con ASO che prevede la fornitura delle maglie leader per il Tour de France. Un primo step verso una celebrazione che omaggia la Grand Boucle con indumenti tecnici e performanti pronti per essere indossati dagli appassionati. 

La maglia Esprit è ideale per essere utilizzata nei mesi estivi più caldi grazie alla sua freschezza
La maglia Esprit è ideale per essere utilizzata nei mesi estivi più caldi grazie alla sua freschezza

Il logo

La comunicazione attraverso lo stile è un elemento caratterizzante dell’azienda italiana. Il logo Maillot Jaune può essere interpretato come riproduzione stilizzata di un ciclista visto dall’alto, o come atleta con le braccia alzate in segno di vittoria. Il tutto rigorosamente giallo a riprendere il colore iconico della maglia del leader della corsa a tappe francese. 

La collezione realizzata da Santini è composta da due maglie, un pantaloncino, un’intima, una T-shirt tecnica, una giacca, un gilet e vari accessori. I colori scelti per Maillot Jaune sono il blu oltreoceano, il verde petrolio e il giallo, per una collezione dal look minimal ed elegante.

I due capi antipioggia sono facilmente richiudibili per essere riposti facilmente in tasca
I due capi antipioggia sono facilmente richiudibili per essere riposti facilmente in tasca

Le maglie

Sono due le maglie che caratterizzano questa iconica collezione. La prima è Allez che replica esattamente il taglio della Maglia Gialla ufficiale ed è realizzata al 100% con tessuti derivanti dal riciclo di materiali plastici in PET e di filati di scarto. Il design esprime uno stile minimal, colorato di un blu oltreoceano abbinato a maniche verde petrolio. La vestibilità è sleek per una migliore fluidità aerodinamica. Disponibile sul sito aziendale ad un prezzo di 140 euro.

La seconda è la Esprit, ideale per le calde giornate estive grazie ai tessuti ultra traspiranti e leggeri utilizzati per strutturare questa maglia. Il colore di fondo rimane lo stesso blu oltreoceano con però striature gialle che regalano un risultato estetico finale elegante e lineare. Disponibile sul sito ad un prezzo di 100. Euro.

La collezione

La collezione proposta è ricca di capi tecnici per completare uno stile unico ed esclusivo, firmato Santini. E’ presente la T-shirt tecnica, con lo stesso design della maglia Allez, ideale da indossare tutti i giorni. Disponibile sul sito ad un prezzo di 60 euro. Un pantaloncino con fondello C3 con superficie ergonomica 3D a densità differenziata e inserti in gel nella zona delle ossa ischiatiche. E’ disponibile ad un prezzo di 180 euro. Infine una maglia intima in microrete disponibile sempre sul sito Santini ad un prezzo di 30 euro. 

Per la pioggia e il vento la collezione Maillot Jaune offre un gilet (prezzo 130 euro) e una giacca (prezzo 180 euro) 100% anti acqua, entrambi richiudibili nella tasca laterale con zip e con loghi Maillot Jaune rifrangenti. Per completare il look gli accessori: calzini (15 euro), guantini (30 euro), cappellino (19 euro) e scalda-collo (15 euro).

Santini