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La SD Worx, un’altra opera d’arte del museo di Anversa

18.01.2023
6 min
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Nel 2023 il team numero uno al mondo sarà ancora più affamato. E’ lo slogan della voce narrante che ha accompagnato alcuni video durante la presentazione della SD Worx, trasmessa in diretta streaming esclusiva su bici.PRO ed avvenuta ieri pomeriggio in un contesto particolarmente suggestivo: il KMSKA Museum di Anversa, riaperto lo scorso 24 settembre dopo undici anni di chiusura per un ammodernamento costato cento milioni di euro.

L’azienda title sponsor, con sede proprio nella città fiamminga, ha scelto il museo più grande del Belgio per la miglior formazione del ranking UCI del 2022, un riconoscimento già ottenuto in passato in altre cinque occasioni. Tra i dipinti di Rubens lo staff tecnico e le atlete del team olandese hanno preso ulteriore ispirazione per trasformare in opere d’arte le corse che andranno ad affrontare nelle prossime settimane.

Wiebes e il suo treno

La libreria del museo è il salone in cui il pubblico presente insieme a quello da casa può conoscere meglio le ragazze. Ormai tutte le squadre – maschili e femminili – sono strutturate e suddivise per specialità o reparti. Il primo blocco è il cosiddetto sprint team. A formarlo sono Cecchini, Uneken assieme alle nuove arrivate Wiebes, Guarischi, Bredewold e Markus. Con loro c’è Danny Stam, il responsabile dei diesse. L’annuncio dell’altoparlante di chiusura del museo (in tre lingue) spezza le sue considerazioni, nell’ilarità generale.

Selfie di gruppo. Lo spirito della SD Worx è l’arma in più del team olandese (foto Facebook)
Selfie di gruppo. Lo spirito della SD Worx è l’arma in più del team olandese (foto Facebook)

«Guardando un po’ indietro – spiega Stam, con un sorriso per effetto del piccolo fuori programma – non abbiamo mai avuto una vera sprinter. Avevamo già atlete veloci ma che non erano completamente adatte per fare volate di gruppo. Abbiamo avuto l’opportunità di prendere Lorena, la velocista più forte in circolazione, e lo abbiamo fatto, colmando quindi quel terreno in cui eravamo scoperte. Questo è il treno che lavorerà per lei e siamo pronti a questa nuova sfida con un’arma in più. Elena conosce bene il nostro team, ha esperienza e mi aveva suggerito di prendere Barbara. Sarà importante avere due atlete come loro all’interno di questo treno».

«Esordirò allo UAE Tour – dice la campionessa europea Wiebes, incalzata dal moderatore – con l’intento di vincere subito. Qui mi sono già accorta che c’è buona armonia anche giù dalla bici, aspetto molto importante. L’obiettivo stagionale? Diventare più forte e conquistare più delle 23 vittorie del 2022 perché so che posso dare molto di più».

La SD Worx è sempre alla avanguardia nella comunicazione. Qui la regia della presentazione del team 2023
La SD Worx è sempre alla avanguardia nella comunicazione. Qui la regia della presentazione del team 2023

Spazio ciclocross

Le “papere” e i gavettoni che scorrono tra le immagini girate durante gli shooting fotografici anticipano un nuovo blocco. C’è spazio anche per il ciclocross, disciplina in cui brillano Vas e Schreiber (che si aggregherà al gruppo strada dal primo di marzo). Per l’ungherese e la lussemburghese ci saranno le indicazioni di Lars Boom, uno dei diesse, ex specialista del cross ed anche amante di musei d’arte.

«Innanzitutto – commenta Boom mentre si guarda attorno – è bellissimo trovarsi qua in mezzo a questi quadri. Quando sono via per le gare, sia quando correvo che ora, cerco sempre di andare a visitare i musei che sono vicini alle città. Tornando a noi, il 2022 è stato davvero un grande anno. Abbiamo vinto tante corse e siamo migliorati anche come staff. A Blanka e Marie cercherò di insegnare quello che ho imparato durante la mia carriera. Sono entrambe giovani e possono crescere tanto. La prima ha già corso su strada facendo buoni risultati, mentre la seconda ha solo 19 anni ed un grande potenziale per il futuro».

A marzo di quest’anno su Amazon uscirà il documentario della SD Worx al Tour 2022 (foto Facebook)
A marzo di quest’anno su Amazon uscirà il documentario della SD Worx al Tour 2022 (foto Facebook)

Gruppo scalatrici

Il dietro le quinte del documentario della SD Worx al Tour Femmes (che uscirà in Olanda a metà marzo) intervalla la presentazione del team. Il terzo blocco della SD Worx è quello per le gare a tappe e per le classiche delle Ardenne. Le capitane (in ordine crescente) si chiamano Shackley, Fisher-Black (che utilizzerà una bici con una livrea che richiamerà il suo titolo iridato U23) e Vollering. Ad accompagnare loro tre c’è l’immensa Anna Van der Breggen.

«Girare questo documentario è stato particolare – racconta la 32enne diesse, oro olimpico a Rio e mondiale nel 2018 e nel 2020 – cercavo di non voltarmi mai indietro, anche se mi sentivo osservata dalla telecamera. Per quanto riguarda le ragazze, sono contenta di loro. Demi è diventata più forte e ha scoperto se stessa. E’ arrivata seconda al Tour Femmes, che quest’anno sarà il nostro vero obiettivo (confermato dalla stessa Vollering, che ha messo nel mirino anche Amstel, Freccia Vallone e Liegi, ndr).

«Niamhcontinua Van der Breggen – ha vinto il mondiale U23 in Australia e penso che sia una piccola cosa fra le grandi che è in grado di fare. E’ solo all’inizio, ma sta facendo sempre meglio. Lei punterà al Giro (anche questo ribadito da Fisher-Black, ndr). Invece Anna ha fatto buoni risultati e farà ancora nuove esperienze (mentre Shackley afferma di non avere particolari mire di vittorie, ndr)».

Pavé e dintorni

Per l’ultimo blocco torna Danny Stam. Assente per indisponibilità Reusser, ci sono la futura mamma Blaak, Kopecky e Majerus, al decimo anno con il gruppo della SD Worx che vorrebbe una torta per festeggiare questo particolare compleanno.

Lotte Kopecky intervistata tra i quadri del KMSKA. Il museo di Anversa contiene 2.400 dipinti e 700 sculture
Lotte Kopecky intervistata tra i quadri del KMSKA. Il museo di Anversa contiene 2.400 dipinti e 700 sculture

«Christine – risponde Stam alla richiesta della campionessa lussemburghese – è una grande atleta ma specialmente una grande persona. Ci tengo a ringraziarla pubblicamente per tutte queste stagioni. Lei è senza dubbio uno degli elementi più importanti del nostro team. Spero che queste parole siano meglio della torta che chiedeva (Majerus annuisce ridendo, ndr).

«Chantal – conclude – sarà di supporto a noi, condividendo la sua esperienza, finché potrà farlo. Tornerà a correre nel 2024. Con Lotte invece puntiamo a vincere la Parigi-Roubaix. Va bene anche rivincere il Fiandre o altre corse come l’anno scorso, ma nel 2023 vogliamo restare il team numero uno al mondo, aggiungendo più successi e più prestigiosi».

SD Worx 2023 in diretta (esclusiva) su bici.PRO

17.01.2023
3 min
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Il gusto delle presentazioni in grande stile. Dopo aver avuto in esclusiva per l’Italia lo show della Jumbo Visma, ecco oggi le immagini della squadra numero uno al mondo per il 2022: la SD Worx. Lo squadrone femminile, che per il 2023 ha per giunta rinforzato la rosa con la campionessa europea Lorena Wiebes e l’azzurra Barbara Guarischi, si presenta ad Anversa, presso il KMSKA Museum, riaperto dopo un’imponente ristrutturazione lo scorso 24 settembre.

Una struttura storica e prestigiosa, con un allestimento dinamico e audace. Un dialogo costante fra antico e moderno, a rappresentare in qualche modo anche l’anima del ciclismo: classico per la sua storia antica, con un piede nel futuro per la scienza che lo sostiene. La più grande collezione delle Fiandre, un’importante raccolta di Rubens e da oggi anche le ragazze dello squadrone (in apertura, Lorena Wiebes, foto Getty Sport).

Numeri uno nel 2022

Squadrone per il ranking, per le atlete e per i tecnici che lo guidano. A tirare le file c’è Lars Boom, vecchia conoscenza del ciclismo professionistico e di bici.PRO. Accanto a lui, l’immensa Anna Van der Breggen e Danny Stam.

Il parco delle atlete è di primissimo piano, soltanto la Trek-Segafredo nel 2022 è riuscita a tenere loro testa, ma alla fine ha dovuto cedere sia pure di pochi punti. Lotte Kopecky. Demi Vollering. Elena Cecchini. Niam Fisher-Black. Christine Majerus. Marlene Reusser. Anna Shackley. Lonneke Uneken. Chantal Van den Broek. Kata Blanka Vas. Lorena Wiebes. Barbara Guarischi. Femke Markus. Mischa Bredewold.

Made in Specialized

L’equipaggiamento è di livello stellare: la rivalità con il team di Luca Guercilena inizia già dalle bici, dato che la SD Worx è il team ufficiale di Specialized. Creata anch’essa con il marchio americana, la nuova maglia fonde colori vivaci come arancione, rosa, viola e giallo, in un design simmetrico ed energico. Pantaloncini blu scuro, nel segno della classicità. Una divisa elegante e anche facile da individuare in gruppo: un dettaglio che non guasta.

«Questo è un kit – ha detto Fisher Black – che in strada ti giri a guardare. Mi piace molto la simmetria del disegno. I colori della maglia si abbinano perfettamente con i pantaloni blu scuro. Quindi penso che sia un design di successo».

A VDP la prima sfida dei tre tenori. Ma Van Aert è vicino

04.12.2022
5 min
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Se li chiamano i “tre tenori” non è un caso. Come avveniva con i concerti dei vari Pavarotti, Domingo e Carreras, quando c’erano tutti e tre era uno spettacolo unico, che valeva il prezzo del biglietto. Nel ciclocross avviene qualcosa di simile: quando Van Der Poel, Van Aert e Pidcock sono tutti e tre in gara, il livello è talmente alto che si tratta di uno spettacolo unico, che appassiona chi è sul posto e incolla allo schermo chi guarda. Gli altri diventano comprimari loro malgrado e sanno di esserlo.

Ad Anversa c’è stato il primo confronto fra i tre e gli spunti di riflessione non sono mancati. Sin dalla partenza. Guardate con molta attenzione le due foto a confronto: nella prima si vede la testa del gruppo, con Van Aert già impegnato in discesa e Van Der Poel alla curva. Il belga, sfruttando le vittorie dello scorso anno, ha comunque conservato un ranking più che valido, partendo dalla seconda fila. VDP invece è relegato in fondo al gruppo (nella passata stagione non ha praticamente mai gareggiato per colpa della schiena) ma il viso e la posizione del corpo dice chiaramente che sta recuperando.

Tre espressioni che dicono tutto…

L’olandese infatti è stato lestissimo a porsi alle spalle dei primi e questa volta i vari specialisti Vanthourenhout, Iserbyt, Sweeck non ci hanno neanche provato a fare la differenza e profittare della situazione. Idem per Van Aert, che a differenza di quel che avevano fatto all’esordio stagionale Pidcock e VDP (presentatisi in gara con solo pochissime ore di allenamento specifico) ha svolto una preparazione metodica. Ha provato la fuga iniziale con l’olandese Mees Hendricks, ma VDP è piombato su di lui già prima della fine del primo giro. E lì il belga ha capito come sarebbe finita.

Ma torniamo alle foto della partenza, la seconda. C’è la maglia iridata di Pidcock in evidenza, impicciato in mezzo al folto del gruppo. Il britannico, che solo il giorno prima nel Superprestige a Boom (complice anche una caduta di Mathieu) aveva inflitto all’olandese la sua prima sconfitta, ha vissuto una vera giornata no: intanto ha impiegato molto tempo per superare gli avversari e provare a recuperare, ma ormai i due avversari erano andati e Tom è andato avanti di conserva, finendo appena 8° a più di un minuto. Se si guarda la foto, si vede che nel campione della Ineos c’è la consapevolezza che la gara, appena iniziata, rischia di essere già compromessa non perché c’è troppa gente davanti, ma perché quei due sono già lontani.

Seconda vittoria in Coppa per l’olandese, con 25″ su Van Aert e 34″ su Vanthourenhout
Seconda vittoria in Coppa per l’olandese, con 25″ su Van Aert e 34″ su Vanthourenhout

La prima è di Van Der Poel

Alla fine Van Der Poel ha fatto valere la sua maggiore condizione specifica: nel secondo dei sette giri ha accelerato salutando la compagnia. Proprio la tattica che tante volte Van Aert ha messo in pratica logorandolo e questo nella mente dell’olandese accresce il sapore per la sua vittoria. Il campione della Jumbo Visma prima ha formato un terzetto all’inseguimento con Van Der Haar e Vanthourenhout, ma ha ben presto capito che non potevano dargli una mano e non che non lo volessero, considerato ad esempio che il campione europeo è in piena lotta per la conquista del trofeo di cristallo. Semplicemente, non potevano.

Così Van Aert ha provato l’inseguimento solitario, ma non riusciva mai a inquadrare il rivale, così alla fine si è adeguato al secondo posto. Almeno per stavolta. «Per oggi è bastato – ha sentenziato Van Der Poel – ma devo migliorare per tenergli testa, avevo detto che a Natale Wout sarà al massimo e dovrò esserlo anch’io. E’ stata dura correre due terzi di gara da solo, ma stavolta non ci sono stati errori tecnici come la domenica precedente e ho creato un margine di sicurezza».

Per Van Aert un esordio stagionale incoraggiante. Domenica a Dublino cercherà il primo centro
Per Van Aert un esordio stagionale incoraggiante. Domenica a Dublino cercherà il primo centro

In Spagna pensando alle classiche

Van Aert dal canto suo non se l’è presa più di tanto: «Ha fatto un giro super veloce e non ne avevo abbastanza per rispondere. E’ bello però aver tenuto a bada gli altri. Io un errore tecnico l’ho fatto e mi è costato una caduta sugli ostacoli, so che devo lavorarci sopra perché non l’ho fatto. Per il resto ho guidato un po’ sotto al mio limite per evitare proprio errori costosi».

Ora tutti aspettano la rivincita, ma non sarà immediata. Van Der Poel infatti parte per la Spagna, per il ritiro dell’Alpecin Deceuninck com’era previsto alla vigilia dell’inizio della stagione, visto come sono finora andate le cose, non ne è propriamente felice: «E’ un peccato perché sono appena entrato nel ritmo giusto, ci sto prendendo gusto e ritrovo sensazioni che pensavo di aver dimenticato dopo i problemi della passata stagione. Ma so che mi serve una base di lavoro per un altro grande obiettivo del 2023 che sono le classiche di primavera e non posso assolutamente saltare questa fase di allenamento. Il piano è questo e va rispettato».

Vanthourenhout è stato il migliore degli “altri”. Ha ripreso 3 punti a Sweeck, leader di Coppa
Vanthourenhout è stato il migliore degli “altri”. Ha ripreso 3 punti a Sweeck, leader di Coppa

Pidcock, rivincita a Dublino?

Van Aert ne potrà approfittare? Probabile, visto come si è comportato ad Anversa: «Sto meglio del previsto, reggo bene anche gli alti ritmi purché siano costanti, ma devo lavorare sulle variazioni. Per essere al 100 per cento servono altre settimane di lavoro, ma intanto va bene così». Domenica a Dublino andrà a caccia della prima vittoria proprio contro Pidcock. E state sicuri che il britannico ha già il dente avvelenato…

Per Ken Vanmarcke, fra tattiche e sorprese, spunta Pedersen

03.04.2022
4 min
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Il bellissimo Hotel Hilton di Anversa va popolandosi di direttori sportivi. E’ al secondo piano di questo scrigno del lusso, nel cuore della Città dei Diamanti, che va in scena la consueta riunione dei direttori sportivi. Si chiacchiera, si sistemano i numeri nelle buste delle squadre e si aspetta la lista di partenza definitiva. Tra questi diesse c’è anche Ken Vanmarcke, della EF Education Easypost, la squadra di Alberto Bettiol, che in fin dei conti solo tre anni fa alzava le braccia al cielo ad Oudenaarde.

Alberto Bettiol sente molto questa corsa. Anche ieri ha postato il ricordo della sua vittoria nel 2019
Alberto Bettiol sente molto questa corsa. Anche ieri ha postato il ricordo della sua vittoria nel 2019

Bettiol per la squadra

«Come sta Alberto? Penso – dice il diesse fiammingo – che stia progredendo regolarmente. Migliora di gara in gara. Ha avuto un inverno difficile e sta lavorando per tornare al livello che gli compete».

«E’ un vincitore del Fiandre e credo che nella sua testa sia sempre motivato, per questa corsa. Ma sapendo di non essere al meglio è motivato principalmente a supportare la squadra fin dove potrà. L’idea è che possa portare il nostro leader (Valgren, ndr) più avanti possibile nel finale, perché Alberto ha molta esperienza. Sa esattamente come va la gara. La sente. Sarà un’arma in più per i ragazzi. E qui l’esperienza conta.

«E poi Alberto è sempre Alberto. Potrebbe anche farci una sorpresa. Presto potremmo vederlo ai suoi massimi livelli».

Con un VdP così forte, per Ken Vanmarcke dovrebbe toccare alla Alpecin Fenix l’onere della corsa
Con un VdP così forte, per Ken Vanmarcke dovrebbe toccare alla Alpecin Fenix l’onere della corsa

Corsa alla Alpecin

Vanmarcke, tra l’altro fratello maggiore di Sep che non è al via in quanto la Israel- Premier Tech non partecipa, continua a sistemare i numeri. Conosce ogni metro del percorso visto che è di Coutrai e ci è praticamente nato sui muri. Non a caso è lui a guidare l’ammiraglia. E il discorso con lui non verte solo su Bettiol.

Ci si chiede infatti come sarà la corsa senza Van Aert, che non solo era il favorito, ma era il favorito con la squadra più forte. Tanto più che, sembra (il condizionale è d’obbligo), la Quick step – Alpha Vinyl non sia al massimo. 

«Sono convinto – riprende Vanmarcke – che tutti guarderanno Van der Poel e la Alpecin-Fenix avrà l’onere della corsa. E’ lui il grande favorito. E poi c’è da vedere cosa farà Pogacar. Anche lui sarà un osservato speciale e sanno che non ha paura di attaccare da lontano. 

«Per me la gara vera e propria inizierà molto presto. Molte squadre vorranno andare avanti presto proprio per questa paura. E se si muove Pogacar il 95% del gruppo lo seguirà. Devi anticiparlo, perché se scatta poi è dura seguirlo da dietro. La speranza è che perda un po’ più di energie perché non è esperto».

L’ipotesi che lo sloveno possa scattare da lontano, per non sprecare energie a risalire o per stare in gruppo, è emersa più volte in questi giorni, parlando con diesse e corridori.

E sulla Quick Step? «Non penso – riprende Vanmarcke – che quest’anno abbiano un vero leader. Asgreen dà abbastanza certezze? Possono fare la corsa tutto il giorno davanti senza essere sicuri di vincere? Se fossi il loro diesse lascerei tutta la corsa in mano alla Alpecin-Fenix.

«Per controllarla servono molti corridori, quindi semmai proverei ad aprire la corsa presto, anticipando il finale e facendo lavorare gli altri».

Mads Pedersen quest’anno si è visto poco ma l’ex iridato con il freddo va molto bene
Mads Pedersen quest’anno si è visto poco ma l’ex iridato con il freddo va molto bene

Sorprese sì o no?

Prima di congedarci, con Van Aert fermo ai box, con meno favoriti del previsto e con il favorito numero uno (VdP) che forse non ha la squadra migliore, potrebbe essere il Fiandre delle sorprese. Regna incertezza.

«Mathieu – conclude Vanmarcke – è il favorito, ma sono molto curioso di vedere come andrà Mads Pedersen. Finora non ha mostrato qualcosa di eccezionale (ha comunque vinto due corse ad inizio stagione, ndr), ma è qui, è dato in crescita e col freddo lui va molto forte. Senza contare che questo percorso è adatto a lui».

Poco dopo incontriamo Stefano Zanini. Il diesse dell’Astana Qazaqstan però non vede una corsa particolarmente adatta alle sorprese. «Qui serve esperienza – ha sentenziato Zazà – altro che sorprese». Per lui il favorito è Van der Poel.

Ancora una notte e sarà Ronde. Ultime considerazioni con Ballan

02.04.2022
6 min
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Un altro Giro delle Fiandre si avvicina. E finalmente sarà una Ronde come manuale impone: gente lungo le strade, freddo e (quasi) tutti i migliori al via. Gli ingredienti per un grande spettacolo ci sono tutti. Ed è lo scenario che più piace, anche ad Alessandro Ballan. Peccato non ci sarà al via Van Aert. Tantissimi tifosi belgi ci sono rimasti male, quassù è un semi Dio, come lo fu Tom Boonen.

Si parte da Anversa, il prossimo anno da Bruges: 7 tratti in pavè, 18 muri e 273 chilometri previsti per l’edizione numero 106.

Partenza alle 10, previsti 273 chilometri (19 in più dello scorso anno) e quasi 2.500 metri di dislivello
Partenza alle 10, previsti 273 chilometri (19 in più dello scorso anno) e quasi 2.500 metri di dislivello
Alessandro, ci siamo: ecco il Fiandre…

Eh sì. Non ci sarà Van Aert, come immaginavo ha preso il Covid. In ogni caso sarà un bel Fiandre. Dei tre più forti, Alaphilippe, Van der Poel e Van Aert manca il leader con la squadra più forte, appunto Van Aert. Ma per questo credo che sarà una corsa aperta.

Anche se l’iridato è stato visto in ricognizione… Tuttavia la Quick Step-Alpha Vinyl ha comunque smentito la sua partecipazione. Il team di Lefevere non è più la squadra più forte?

Anche loro per gli standard a cui ci hanno abituato sono partiti in “sordina”, mi aspettavo qualcosina di più. Il Fiandre è la loro corsa e di certo cercheranno di fare qualcosa. Hanno comunque Asgreen. E poi è prevista pioggia. Farà freddo. Soprattutto al sabato. Penso che se domani non dovesse piovere ci sarebbero comunque i rimasugli dell’acqua del giorno prima, una corsa umida. E con queste condizioni la corsa è molto più stressante.

Capitolo Pogacar: si dice che più di qualche volta alla Dwars door Vlaanderen lo abbiano visto risalire, rimontare da dietro. Davvero credi che questi possano essere i suoi percorsi?

Siamo davanti ad un fenomeno e con lui non bisogna dare nulla di scontato. Magari proprio perché fa fatica in gruppo potrebbe partire a 50-60 chilometri dall’arrivo e abbiamo visto che con le sue doti di cronoman può andare via. Senza contare che dopo una gara molto dura e lunga risulta essere anche molto veloce, in caso di sprint. Sì, l’unica cosa che gli va contro è che non conosce bene quei percorsi. Lo avrà provato in ricognizione, ma la corsa è un’altra cosa. Non ha l’esperienza di chi ha già fatto 4-5 Fiandre. Però nel ciclismo attuale, anche questa regola va a farsi benedire.

Cosa intendi?

Guardiamo Girmay alla Gand o Colbrelli alla Roubaix: alla prima partecipazione hanno vinto. Semmai non ha una super squadra per tenerlo avanti, a parte Trentin.

Quindi Matteo lo vedi come gregario? Ieri in casa UAE Emirates hanno lasciato intendere così…

In squadra si parte sempre con la doppia punta e poi chi sta meglio fa la corsa. Noi almeno anche ai tempi della Lampre facevamo così. Anche perché non sai cosa può succedere durante la corsa. Poi certo, se hai il leader super, super forte come potrebbe essere Van der Poel per la Alpecin-Fenix il discorso cambia.

Hai parlato di Van der Poel: adesso è davvero il favorito principale di questa edizione della Ronde?

Di sicuro! Lui però può sbagliare nel suo modo di essere impulsivo. Mi viene in mente la famosa tappa dei muri fermani alla Tirreno 2021. Se ci fosse stato un altro chilometro lo avrebbero ripreso. Ogni tanto va in crisi di fame. Insomma, dovrà correrlo bene questo Fiandre. E anche se non ha una squadra fortissima intorno a lui si sa arrangiare anche da solo. Lo abbiamo visto anche a Waregem: è scattato, è andato in fuga e si è anche tirato la volata che vinto! E poi mi ha stupito alla Sanremo: terzo al rientro. Ai miei tempi sarebbe stato impossibile.

Parliamo di Pidcock, che si sta riprendendo e col bagnato ha una certa dimestichezza nella guida…

Arriva dal ciclocross (e dalla Mtb, ndr) lui e VdP sanno guidare meglio di tutti. Però anche Pogacar ultimamente ha fatto qualcosa nel cross, certo non ai loro livelli… Il limite di Pidcock è che avrà la corsa tutta sulle sue spalle perché non vedo una grande Ineos-Grenadiers (in più anche lui è al debutto, ndr).

E gli italiani? Non abbiamo lame molto affilate…

No… Aspettavo Moscon, ma nulla da fare. Non si è ripreso dopo il Covid e non credo che avverrà un miracolo per domenica. Idem Bettiol. Poi è difficile trovare un altro protagonista. Però magari proprio per questo un italiano potrebbe infilarsi nella fuga di giornata e farsi vedere e magari anche andare molto avanti. Ma sinceramente la vedo dura.

Tornerà il pubblico a bordo strada. Ci si attende ben oltre un milione di persone lungo il percorso
Tornerà il pubblico a bordo strada. Ci si attende ben oltre un milione di persone lungo il percorso
Tu Alessandro hai fatto sia il vecchio percorso, quello con il Grammont, che il nuovo, quello col circuito dell’Oude Kwaremont: c’è qualche piccola differenza nell’identikit del vincitore finale?

Ho vinto sul vecchio e sono andato a podio in quello nuovo, nel 2012 il primo anno che lo proposero (nella foto d’apertura, ndr). No, non cambia di molto, i due percorsi si rispecchiano un bel po’. Semmai il nuovo tracciato è un po’ più duro. Fare tre volte il giro con Kwaremont e Paterberg non è poco. E poi nel nuovo percorso i muri sono più vicini all’arrivo. Il Kwaremont è davvero il trampolino di lancio.

Però il più delle volte la Ronde si decide su chi svolta prima sulla curva a sinistra in cima al Paterberg. Lì chi prende una manciata di secondi poi va all’arrivo…

Arrivi lassù con le gambe in croce e con i muri più vicini all’arrivo poi è difficile recuperare. Il problema è che andando ad Oudenaarde da quella parte spesso il vento è contrario e scappare in solitaria non è facile.

Il meteo è decisamente migliorato rispetto alle previsioni di qualche giorno fa. Sarà freddo ma non dovrebbe piovere (c’è giusto un leggerissimo rischio verso le 14), tuttavia prima hai detto che con il bagnato la corsa è più stressante. E’ anche più dispendiosa a livello energetico visto che sembra farà anche molto freddo?

Si consuma sicuramente di più, perché oltre alle energie spese nello sforzo, se ne spendono altre per mantenere la temperatura del corpo a 37°. Io credo che ci serviranno 200-250 calorie di più ad ogni ora. Di solito tra un Fiandre col sole e uno con la pioggia di sono 1.000-1.500 calorie di differenza.

Fiandre: un luogo tutto da scoprire… in bici

21.02.2022
3 min
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Le Fiandre sono uno dei luoghi più iconici al mondo quando si parla di arte, cultura e soprattutto ciclismo. La bici scorre lenta e ci fa da comodo mezzo di trasporto tra i festival del mare del Nord e le mostre di arte contemporanea e fiamminga della città di Bruges. Con il piacere di fermarsi ogni tanto e mettere le gambe sotto al tavolo per assaporare tutti i piatti della tradizione. Il tutto è fattibile grazie alle Icon Cycle Route, nove itinerari che si snodano lungo i territori fiamminghi, ognuno con le sue caratteristiche.

Gli itinerari si snodano lungo percorsi ciclabili attraverso tutto il territorio delle Fiandre
Gli itinerari si snodano lungo percorsi ciclabili attraverso tutto il territorio delle Fiandre

Bruges e l’arte contemporanea

Ogni tre anni la Triennale di Bruges apre le porte della città all’arte ed all’architettura contemporanea. Una mostra che permette ad artisti ed architetti di sbizzarrirsi presentando nuove installazioni temporanee.  La città, capoluogo delle Fiandre Occidentali, dal 2000 è diventata patrimonio dell’UNESCO e nel 2002 è stata capitale europea della cultura. Non sorprende quindi vedere la città proliferare di innovazione e di attività legate alla cultura. 

Le Fiandre sono famose anche per il cioccolato, alimento presente nella regione da più di cinquecento anni (foto sito Visit Flanders)
Le Fiandre sono famose anche per il cioccolato, alimento presente nella regione da più di cinquecento anni (foto sito Visit Flanders)

Le Fiandre: cibo, leggende e… birra

Le Fiandre sono famose non solamente per mostre e musei, ma anche per un’altra tipologia di arte, quella culinaria. Da queste parti, da più di 500 anni, si può assaggiare una grande prelibatezza: il cioccolato. Nei primi del ‘900 il maitre Jean Neuhaus fece un ulteriore passo in avanti, inventando il primo cioccolatino ripieno che chiamò “pralina”.

Oltre a gustare il famoso cioccolato potrete anche perdervi tra le 1.600 tipologie di birre artigianali prodotte in questo territorio. Sul suolo fiammingo si contano più di 220 birrifici attivi, e potrete assaggiare quasi 700 profili aromatici diversi al grido di: Schol! …che corrisponde al nostro Salute!

Visit Flanders, Fiandre, Turismo, Anversa, Antwerpen
Davanti al municipio di Anversa, la statua della leggenda secondo cui la città avrebbe preso il suo nome (foto sito Visit Flanders)

Ultime ma non meno importanti ci sono le leggende che caratterizzano questi luoghi. Ed è proprio da una di queste che si dice che Anversa (Antwerpen in fiammingo, ndr) abbia preso il suo nome. Si narra infatti che un gigante ostacolasse il passaggio delle navi dal fiume Schelda tagliando la mano a coloro che non pagavano il pedaggio. Così un soldato dal nome Barbo lo sfidò e vinse liberando la città dalla sua tirannia, e in segno di vittoria lanciò la mano del gigante nel fiume. Dalla combinazione di “hand” (mano) e “werpen” (lanciare) ebbe vita il suo attuale nome di Antwerpen.

Visit Flanders

Per conoscere i nove itinerari visitare il sito:

https://www.vlaanderenmetdefiets.be/en/

Toh, Benedetti con la Polonia. Ecco il “Cece” biancorosso

26.09.2021
3 min
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Scorrendo l’ordine di partenza balza agli occhi un nome che desta curiosità. O meglio, la Nazione a cui è associato. Il numero 118 infatti dice: Cesare Benedetti, Polonia.

Il corridore trentino della Bora Hansgrohe lo abbiamo incrociato poco prima del via da Anversa del mondiale 2021. Serio e anche un po’ teso, ma sempre super disponibile, ci ha raccontato questa sua storia.

Tantissimi i tifosi polacchi in Belgio
Tantissimi i tifosi polacchi in Belgio

Polonia seconda patria

«Ormai da quasi quindici anni sono legato alla Polonia – racconta Benedetti – la mia compagna con la quale sono sposato da otto anni è polacca e così ho ufficializzato questo legame. Ho avuto la possibilità di avere il passaporto polacco e di conseguenza anche a livello sportivo ho potuto prendere questa decisione. Che dire: sono motivazioni e possibilità in più.

«Sono molto contento e mi sono anche ben integrato in Polonia. Mia moglie Dorothea è del sud, nella zona dove negli ultimi anni c’è stato anche il Tour de Polonia, a 30 chilometri da Katowice».

Cesare Benedetti (34 anni) dopo la Vuelta ha corso anche a Francoforte. Per lui quest’anno anche il Giro (in foto)
Cesare Benedetti (34 anni) dopo la Vuelta ha corso anche a Francoforte. Per lui quest’anno anche il Giro (in foto)

Tutto all’improvviso

Benedetti ha dovuto attendere a lungo per ottenere il doppio passaporto. E una volta che questo è arrivato, in estate, ha fatto richiesta all’Uci. Lui immaginava che il tutto potesse partire dal 2022 e invece…

«Pensavo che il processo durasse un po’ di più – continua il trentino – Sapevo che c’erano dei tempi da rispettare per cui ho fatto la richiesta a luglio e ad inizio agosto era tutto tutto fatto. A quel punto ho iniziato davvero a pensare al mondiale. In Bora ci lavora Sylwester Szmyd, che è anche il tecnico nazionale. Con gli altri ragazzi poi ci siamo incontrati spesso in corsa. 

«Come l’ho preparato? Ho corso talmente tanto che non ho dovuto fare chissà cosa. Siamo qui per Michael Kwiatkowski. Lui sta bene, anche a Denain è andato forte e sa come si vince un mondiale! Non parte da favorito e questo può essere anche un vantaggio. A livello emotivo può stare tranquillo, non ha niente da perdere».

Kwiatkowski in zona mista, prima del via da Anversa. Sembra assonnato!
Kwiatkowski in zona mista, prima del via da Anversa. Sembra assonnato!

Debutto iridato

Per Benedetti questo è il primo mondiale. Un qualcosa di simile lo avevamo visto l’anno scorso con Enrico Gasparotto, che corse ad Imola per la Svizzera. Dice che è una vera emozione. Che si respira un’atmosfera particolare, tanto più che si corre in Belgio.

«Sicuramente è una grande emozione. Non nascondo di essere un po’ nervoso, anche se poi è una corsa come le altre… Come parlo in corsa? In polacco. Per ottenere il passaporto ho dovuto superare degli esami e anche a casa con nostra figlia si parla anche polacco. Tornare indietro? Si può cambiare due volte, ma dubito che a 34 anni suonati avrò ancora molte possibilità!».

Ballerini, un mese all’università del ciclismo

04.04.2021
2 min
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Proprio mentre Davide Ballerini sta correndo il Fiandre, ecco quello che ci ha raccontato alla partenza da Anversa. La Deceuninck-Quick Step è davvero come l'università del ciclismo, dalle ricognizioni al rapporto con direttori e staff. E il comasco sta così scoprendo la sua nuova dimensione.

Alla partenza di Anversa, al via del Fiandre nella grande università del ciclismo fiammingo, Ballerini è stato fra i più richiesti dai giornalisti di quassù. Quando vinci la Omloop Het Nieuwsblad e il tuo nome rievoca fantastiche Roubaix, la gente del Nord di adotta e ti vuol bene.

E così, prima che si allineasse sulla riga di partenza, sapendo già di avere sulle spalle un ruolo fondamentale per la Decenuninck-Quick Step, Davide Ballerini ci ha raccontato il punto della situazione. Aveva salutato l’arrivo in squadra come l’approdo all’università del ciclismo e questi primi mesi fra ritiro e corse lo stanno confermando.

Le ricognizioni sono state una delle scoperte di Ballerini al Nord
Le ricognizioni sono state una delle scoperte di Ballerini al Nord

Prima di partire

Fermo accanto alla transenna dietro cui erano contenuti i giornalisti, proprio di fronte al palco su cui continuavano a sfilare (rumorosamente) le squadre del Fiandre, Ballerini ha raccontato la sua avventura.

«Sto imparando tantissimo – ha detto – soprattutto in queste gare è veramente fantastico. Conta tutto, conoscere a memoria i percorsi. Siamo pilotati da grandissimi direttori in ammiraglia, che ci aiutano molto. Abbiamo fatto tante ricognizioni e secondo me questo è un punto fondamentale per approcciare a certe corse. Perché quassù una gara si può perdere per una frazione di secondo. Quindi è molto importante essere al punto giusto nel momento giusto».

Il resto è nel video che vi proponiamo, per darvi la sensazione di essere stati lì con noi. In attesa che in Fiandre entri nel vivo…

Fiandre, pressioni basse e vestiario “pesante”

04.04.2021
5 min
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Partenza del Giro delle Fiandre. Le soluzioni tecniche sono state molto personali. Ruote, gomme ed anche vestiario… tanto è stato lasciato alla scelta dei singoli corridori.

Alaphilippe bardato

Al via c’erano sei gradi, ma grande umidità, tanto più che lo start era sul lungofiume di Anversa. In parecchi tuttavia sono partiti senza guanti e con i normali pantaloncini corti, senza neanche i gambali o i “tre quarti”. La maggior parte però aveva sia i guanti lunghi che i gambali fino alla caviglia. A mani nude erano davvero in pochi: il Fiandre è molto esigente anche per i suoi tratti in pavé e il guantino, benché sottile, attutisce un po’.

In casa Ineos Grenadiers si è optato per una soluzione intelligente: Gabba a mezza manica, con “cuciture” termiche, quindi piatte, ma pantaloncino corto. «Anche se fa freddo qui ci si scalda presto e volevamo essere liberi», ci ha confidato Leonardo Basso.

Altra particolarità: più di qualche corridore, tra cui Giacomo Nizzolo ha posizionato il numero più in basso del solito, anziché sulla parte bassa della maglia o del boby. Perché? Perché con i tagli attuali molto aderenti, e le mani presumibilmente fredde e con meno mobilità, è più facile prendere e mettere le cose nelle tasche.

Chi era ben coperto era Julian Alaphilippe (in apertura). Per il campione del mondo, scaldacollo, maglia, guanti e gambali lunghi e copripunta sulle scarpe. Meglio risparmiare energie che spenderle per difendersi dal freddo. Poi si spoglierà strada facendo.

Gomme

E veniamo alle gomme, il capitolo che più merita attenzione. Il Fiandre, quasi come la Roubaix, impone soluzioni differenti. Ma se alla Roubaix c’è da fare i conti “solo” con il pavé, qui ci sono anche i muri, quindi la componente peso conta. O al contrario conta meno quella aerodinamica. Le pressioni sono state per tutti, anche per i pesi “massimi”, intorno ai 5,5 bar al posteriore e 5,3 all’anteriore. Ma c’è chi è andato oltre.

Sonny Colbrelli ci ha studiato un bel po’. E’ in Belgio da diverse settimane e ha svolto più test. Il bresciano ha optato per dei tubeless da 28 millimetri, con uno speciale liquido sigillante all’interno che gli ha permesso di scendere al di sotto dei 5 bar. Pensate: 4,5 all’anteriore e 4,8 al posteriore. «Sto provando queste soluzioni già da un po’ – ha detto Colbrelli – le ho testate anche in gara, alla Gand, e mi sono trovato bene. La bici saltella davvero poco».

In casa UAE, il solo Matteo Trentin è rimasto fedele al vecchio setup composto da tubolari e ruota Bora tradizionale. I suoi compagni avevano il tubeless con il nuovo modello Campagnolo, le Wto One, già avvistato alla Sanremo.

Ruote

E qui si apre un mondo. Un po’ come per il vestiario si tratta di una scelta del tutto personale. I corridori dei piccoli team belgi avevano quasi tutti le ruote da 30 millimetri (che ormai sembrano bassissime), ma poi si è visto di tutto. Van Aert per esempio si è presentato con ruote da 60 millimetri, tubolari da 25 millimetri e la Cervelo S5, la bici aero e decisamente rigida e massiccia della Jumbo Visma. Sembrava la bici per una gara piatta e veloce. Evidentemente si sente sicuro così, anche per una gara tecnicamente impegnativa come il Fiandre.

Intelligente, sempre per restare tra gli italiani, la scelta di Basso. Leonardo ha optato per un profilo differenziato. Le sue Shimano Dura Ace, erano da 60 millimetri al posteriore e 40 millimetri all’anteriore: soluzione che agevola un po’ la guida.

La regola però è stato il profilo da 50-60 millimetri (a seconda dei marchi) per tutti. Evidentemente questo standard è quello che i corridori preferiscono. L’avvento del freno a disco con il perno passante e la sezione del cerchio un po’ più larghe rende queste ruote anche confortevoli e ben guidabili.

Particolarità da Fiandre

E poi ci sono le particolarità. Daniel Oss da una settimana sta utilizzando la sella Specialized in “schiuma” 3D. Una sella che a quanto pare è ideale per i fondi in pavé. «Direi “morbida”, ma non perché affondi, piuttosto perché attutisce bene i sobbalzi», ha detto Daniel.

Qualcuno ha montato il cambio Shimano Ulterga anziché il più pregiato Dura Ace: scelta tecnica o ritardo della fornitura?

Infine un’occhiata ai classici “promemoria” che si attaccano sui manubri. La maggior parte dei corridori aveva il numero del muro e il chilometraggio corrispondente al suo inizio, ma Bettiol aveva persino i tratti in pavè, questi erano evidenziati in arancione.