Dopo Bonifazio, numeri e sensazioni di Maestri, andato in fuga

23.03.2024
5 min
Salva

Ieri vi abbiamo parlato della Sanremo di Niccolò Bonifazio. Il corridore della Corratec-Vini Fantini era rimasto in gruppo e aveva corso “coperto”. Ciononostante abbiamo visto dati e tempi da capogiro. Stavolta analizziamo la Classicissima di Mirco Maestri, che invece è andato in fuga.

Il corridore della Polti-Kometa ha quindi preso tanta aria e ha corso in modo differente. E’ dunque interessante sapere come è stata gestita la sua gara. Di certo Maestri è stato più costante di Bonifazio, il quale ha dato tutto tra Berta e arrivo. Arrivo su cui Mirco è transitato in 44ª posizione a 1’16” da Philipsen. Quindi 42” prima di Bonifazio.

Mirco Maestri (classe 1991) era alla sua ottava Sanremo
Mirco Maestri (classe 1991) era alla sua ottava Sanremo
Mirco, insomma ancora una Sanremo in avanscoperta…

Su otto Classicissime a cui ho partecipato, sette le ho fatte in fuga. Stavolta all’inizio avevo delle sensazioni un po’ strane: il gruppo non ci dava grosso spazio, poi siamo andati, ma è stata una faticaccia. Credevo ci venissero a prendere prima della Cipressa. Mi sono dovuto dare da fare nella fuga.

Nel senso che hai tirato forte?

Intendo che mi sono fatto ascoltare perché c’era questa ansia di voler andare a tutta, perché avevamo solo un minuto e mezzo o due. Io gli dicevo: «E’ inutile spingere di più, perché l’andatura la fa il gruppo. E’ meglio che ci teniamo “le banane” nel sacco. Risparmiamo energie per quando scendiamo dal Turchino. Poi una volta sull’Aurelia diamo tutto quello che abbiamo». Il vento un po’ ci avrebbe aiutato. 

In effetti quel paio di minuti non era rassicurante come vantaggio…

Ma è così. E sempre agli altri in fuga dicevo: «Vedrete che comunque non ci vengono a riprendere presto. Non riapriranno la corsa a 150 chilometri dall’arrivo».

Il file della velocità (linea verde) tenuta da Maestri in relazione all’altimetria del percorso (in grigio). In basso il tempo di gara
Il file della velocità (linea verde) tenuta da Maestri in relazione all’altimetria del percorso (in grigio). In basso il tempo di gara
Insomma hai giocato d’esperienza…

Bisogna rischiare e fidarsi delle sensazioni. Poi avevo un compagno di fuga come Tonelli con il quale ci si conosce da una vita. Siamo stati bravi calcolatori. Ci siamo confrontati spesso ed è stata la scelta migliore.

Passo indietro: dicevi che le sensazioni non erano super nei primi chilometri: perché?

Venivo da una Tirreno impegnativa e da una Milano-Torino in cui forse non avevo recuperato benissimo, quindi non ero proprio tranquillissimo di testa. Avevo paura di non averne abbastanza perché conosco il livello e il dispendio energetico che ci vuole per questa corsa. Soprattutto se affrontata all’attacco. Però più passavano i chilometri, più stavo meglio. Sono una sorta di diesel e corse come la Sanremo sono ideali per me.

Mirco, parliamo invece un po’ di numeri: i battiti medi sono stati 124, quelli massimi 163. All’inizio salivano troppo o al contrario non salivano?

I battiti erano nel range. Però ci abbiamo messo una quindicina di chilometri ad andare in fuga ed è stato abbastanza stressante. Si andava veramente forte. Nella prima mezz’ora abbiamo fatto 54 di media. I primi 20-25 minuti sono stati tosti per andare in fuga. Ed ogni anno è peggio!

DATOVALOREDATOVALORE

Tempo
6h 15’43”FTP normalizzata w373

Km
285Watt Cipressa453
Velocità media
45,5 km/h
Watt Poggio438
Watt medi280FC media124
Watt max1.474FC max163
Watt sui 5′477Rpm medie89
Watt sui 10′453Calorie6.867
Watt sui 20′393Lavoro Kj6.225
La tabella con i dati forniti da Samuel Marangoni, coach di Maestri
Perché?

Perché le squadre dei grandi non solo vogliono un numero giusto di fuggitivi, ma non vogliono neanche che ci siano certi connubi di corridori. Chi può tenere troppo, collaborare. O essere pericoloso per il finale. Però anche loro ad un certo punto dovevano mollare. Altrimenti saremmo arrivati a Sanremo così!

Come hai gestito lo sforzo? Dai dati che ci ha fornito il tuo coach, Samuel Marangoni, si parla di qualcosa come 6.867 calorie.

Mi sono gestito molto a sensazione. Poi ammetto che i dati li ho visti dopo. Un po’ per non farmi condizionare, un po’ perché preferisco essere concentrato sulla gara. I battiti cardiaci per esempio non li metto mai nella prima pagina del computerino. Non li voglio vedere. Sentivo però che nei momenti di spinta, quando c’era da andare, la gamba rispondeva bene, vuol dire che i watt c’erano. E le spinte erano comunque sempre un po’ sotto controllo. In una corsa del genere devi controllarti altrimenti non ci arrivi al traguardo.

Si dice che sui Capi si capisce se un corridore sta bene o no. E’ così?

Vero, i Capi sono il primo banco di prova. E lì non menti, cominci ad avere un certo chilometraggio nelle gambe. Se lì non ne hai, si spegne tutto.

Sui Capi però aumentano vertiginosamente i watt…

Naturalmente, prima viaggi con un wattaggio costante, soprattutto se sei in fuga. Cerchi anche di spendere il giusto. Nella doppia fila classica hai dei momenti di più alto wattaggio quando sei in testa, ma poi lavori più basso. Sui Capi però passi a spingere in Z4 alta, anche Z5.

Maestri sulla Cipressa a ruota di Tonelli. Uno sforzo monster, ma la fuga ha tenuto botta grazie all’ottima gestione del passo
Maestri sulla Cipressa a ruota di Tonelli. Uno sforzo monster, ma la fuga ha tenuto botta grazie all’ottima gestione del passo
E sulla Cipressa?

Lì dai tutto quello che resta. Il tuo corpo ti dà una pacca sulla spalla e ti dice: «Non abbandonarmi!». Davvero il fisico non ne può più. Quest’anno ho avuto una giornata particolarmente buona, anche perché quando mi hanno ripreso dopo la Cipressa, col fatto che era partito il mio compagno Bais, sono riuscito a gestire e a “recuperare” prima del Poggio. In questo modo ho avuto un po’ più di gamba. Su quello strappo ormai si sale a 40 all’ora (la media di quest’anno è stata di 39,8 km/h, ndr) e l’ultimo tornante l’ho preso un po’ troppo esterno. Ho dovuto frenare ma a quel punto non sono più riuscito ad alzarmi in piedi. 

Parliamo di cadenze, ci si bada in una corsa tanto lunga come la Sanremo?

Come per le altre corse. Chiaro che se riesci ad essere un po’ più agile prima, tanto meglio visti i tanti chilometri. Salvi la gamba e nel ciclismo di oggi conta moltissimo. Io tendo ad andare abbastanza duro, però stare in fuga e girare regolari mi ha aiutato in tal senso e infatti un filo più agile del solito sono andato. Diciamo che il top è pedalare tra le 90-95 rpm. E’ stato così anche una volta sull’Aurelia, ma con un dente o due più duri.

E sulle salite?

Sulla Cipressa salivo a 80-85 rpm. Non so con che rapporto, ma con la corona grande, il 54, di sicuro. Ormai tutte le salite le facciamo a 30 all’ora o più. E in quasi tutte le corse si va via di 54.

Sanremo, numeri e sensazioni di Bonifazio che ha tenuto duro

22.03.2024
5 min
Salva

La Milano–Sanremo non smette di tenere banco. E’ il primo monumento dell’anno, è il “nostro” monumento e soprattutto è e resta una corsa particolarissima. Quest’anno ancora di più vista la velocità record con cui si è corsa: 46,113 chilometri orari di media. Tra i 175 atleti che hanno lasciato Pavia per Sanremo c’era anche Niccolò Bonifazio.

Il corridore della Corratec-Vini Fantini ci spiega, anche con i numeri, la sua Classicissima. Numeri che sono tempi di scalata e stime dei valori personali, in quanto non aveva il computerino. «Non lo avevo – ha spiegato Niccolò – per non condizionarmi». Bonifazio è un ligure. Vive lungo il percorso della Sanremo e come pochi sa essere tecnico in merito a questa corsa.

E’ giunto 68° a 1’58” da Philipsen. Da buon velocista ha fatto una corsa di rimessa. Puntando a restare il più possibile con il gruppo di testa, ipotizzando e sperando in una volata. Tenete bene a mente questo concetto perché è alla base di tutto questo articolo e della spiegazione di Bonifazio circa il suo sforzo.

Niccolò Bonifazio (classe 1993) era alla nona Sanremo (foto @niccolo_lucarini)
Niccolò Bonifazio (classe 1993) era alla nona Sanremo (foto @niccolo_lucarini)
Niccolò, come è andata la tua corsa? Raccontaci da quando è partita la fuga in poi…

Di base direi che stavo bene. Ho fatte nove Sanremo e strada facendo ho capito che avremmo fatto il record di velocità. La corsa è stata vissuta sempre con un certo stress, anche in gruppo. E anche dopo che è partita la fuga.

Perché?

Perché il gruppo non è mai stato veramente “appallato” e siamo andati sempre in fila, spesso a due, ma in fila. Quindi si prendeva aria e non si stava poi così comodi. Insomma, per stare a ruota c’era sempre un po’ di difficoltà.

Non avevi il computerino, ma ti sei reso conto che andavate forte, come mai? E quando lo hai capito?

Quando siamo arrivati in Riviera. Di solito lì c’è sempre un buon vento a favore. Almeno così è stato nelle ultime tre, quattro edizioni. Da Genova a Sanremo ci mettevamo poco più di tre ore. E si andava via a 55 all’ora. Stavolta quel vento non c’era e andavamo lo stesso a quella velocità. In particolare è stato fatto forte il capo Berta, abbiamo demolito il record del tratto.

Anche nelle prime fasi gruppo allungato, non proprio in fila indiana, ma quasi
Anche nelle prime fasi gruppo allungato, non proprio in fila indiana, ma quasi
C’è un motivo particolare perché siete andati forte in quel punto?

Perché la UAE Emirates si è messa davanti, in modo molto agguerrito. Ha fatto un bel “casino”. E ho pensato subito: “Qui non si mette bene per la Cipressa”. 

Tu come stavi a quel punto?

Io bene. Tutto sommato sono stato bene per tutta la gara. Mi ero preparato a puntino… e anche il Berta l’ho superato benone, nonostante il ritmo elevato. Peccato che ho scelto la Sanremo sbagliata! Quella del record.

Hai detto dell’attacco alla Cipressa. Eravamo a bordo strada e volavate. Raccontaci quelle fasi.

La UAE l’ha presa come se fosse una volata. E’ stata fatta tutta “a blocco”. Lì, per me che sono un velocista, sono iniziati i guai. Dietro un po’ ci siamo sfilati e staccati. Però non sono andato alla deriva. Ho scollinato con 30” e in discesa, che conosco bene, ho recuperato un bel po’, circa 20″. Fino a rientrare nel gruppo di testa ad Arma di Taggia.

Poco prima del Poggio…

Esatto. E il problema è quello: se ti stacchi nella prima parte della Cipressa, anche se rientri, non recuperi più. E rientrare forse è stato lo sforzo maggiore. Vi dico un dato che è emerso da Strava. Nel tratto tra Poggio e Cipressa abbiamo fatto 58 di media. Se non è stato 58 preciso sarà stato 57,7, Se calcolate che sono rientrato, immaginate che sforzo abbia fatto. Una media assurda. E infatti appena è iniziato il Poggio mi sono staccato.

Bonifazio ha parlato dell’azione violenta della UAE sulla CIpressa, che ha sparigliato le carte
Bonifazio ha parlato dell’azione violenta della UAE sulla CIpressa, che ha sparigliato le carte
Niccolò, hai perso le ruote, ma visto come sono andati e il distacco finale, non sei naufragato. E’ lì che sei andato in acido lattico?

No, lì ormai no. Primo perché la corsa era fatta e si sapeva che non saremmo mai rientrati dal Poggio in poi. Si andava regolari, di buon passo. Semmai in acido ci sono andato sul Berta, il cui sforzo è durato poco più di 3′. Quello è un po’ il limite del tenere o meno quando manca ancora un bel po’. In quel caso poi si scendeva. E lo stesso sulla Cipressa. Solo che la Cipressa è più lunga di 3′ e non vai proprio oltre il limite del tutto, altrimenti salti e poi davvero naufraghi. Io comunque l’ho fatta in meno di 10′. Un dato ottimo. Pensate che quando feci quinto, la scalammo in 10’20”. Poi è chiaro che ho spinto fortissimo e ho speso molto, così come in fondo alla Cipressa stessa. 

Hai snocciolato dei numeri, riusciresti a dare una stima dei tuoi wattaggi?

Sulla Cipressa credo di averne fatti almeno 450-460 watt, calcolando il mio peso e il mio tempo. Qualcosa in meno sul Poggio 430-440: come ho detto a quel punto spingere a tutta per un 50° posto anziché un 60° avrebbe avuto poco senso. E poi il peso cala un po’ col passare dei chilometri e c’è qualche variazione ulteriore. Comunque anche il Poggio l’ho fatto benone, tra i 6’20”-6’30”.

Restava il tratto finale: anche negli ultimi 3.000 metri piano non andavate. Viaggiavate a 45-46 all’ora?

Anche 50… e abbondanti direi. Eravamo in tre (gli altri due Milan ed Eenkhoorn, ndr) e abbiamo girato regolari fin sull’arrivo.