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Fabio, Nicoletta, Edoardo e nonno Gianni: storie di Giro

30.05.2021
4 min
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Figlio del Giro d’Italia. Non c’è vittoria che tenga per Fabio Felline: «L’evento più importante della mia vita è la nascita di Edoardo». E come dare torto al trentunenne torinese dell’Astana-Premier Tech che venerdì pomeriggio, dopo aver sfidato le pendenze terribili dell’Alpe di Mera, si è fiondato giù in picchiata e, dopo aver avuto l’autorizzazione della squadra, si è recato in macchina all’ospedale dove l’aspettava la sua compagna Nicoletta Savio e il nascituro voglioso di uscire prima che terminasse la 104ª edizione della Corsa Rosa. 

Felline ha corso con l’Androni nel 2012 e 2013, qui dopo la vittoria di Gatteo alla Coppi e Bartali 2013
Felline ha corso con l’Androni nel 2012 e 2013, qui dopo la vittoria di Gatteo alla Coppi e Bartali 2013

Di buon mattino

Alle 5,17 di ieri mattina, ecco il nuovo arrivato. Fiocco azzurro, ma le sfumature rosa del Giro ci sono tutte.

«E’ stato un qualcosa di stupendo, davvero bellissimo – racconta ancora molto emozionato Fabio – Edoardo ha anticipato di qualche giorno la data prevista, già giovedì notte Nicoletta era stata ricoverata per delle contrazioni, ma tutto era sotto controllo. Poi, dopo la tappa dell’Alpe di Mera, mi ha confermato che era questione di ore e così dopo l’arrivo sono partito in direzione Torino. Sono stato lì dalle 3,30 di notte e ho assistito al parto, è stato speciale».

Insomma dopo aver scortato Aleksandr Vlasov per tre settimane era arrivato il momento di tagliare un altro traguardo, senza dubbio il più emozionante che un uomo possa raggiungere.

Dopo l’Alpe di Mera, è rientrato a casa e all’alba di ieri ha visto nascere suo figlio Edoardo
Dopo l’Alpe di Mera, è rientrato a casa e all’alba di ieri ha visto nascere suo figlio Edoardo

Un Giro strano

A marzo, dopo la grande prova alla Tirreno-Adriatico, Fabio ci aveva svelato della paternità imminente e che il primogenito sarebbe nato nel periodo immediatamente successivo al Giro d’Italia. Come il papà sfreccia in bici, anche Edoardo, evidentemente, andava di fretta.

«Se fosse nato un giorno dopo, avrei completato il mio compito per la squadra al 100 per cento nell’ultima tappa di montagna, ma credo comunque di aver fatto tutto il possibile. In generale – aggiunge Fabio – sono contento del lavoro svolto, anche se mi è mancato non avere ambizioni personali per inseguire il risultato di squadra come concordato. In fin dei conti poi, non siamo arrivati così lontani dal podio che era il nostro obiettivo ed era alla portata. Peccato aver avuto un po’ di sfortuna, come la mantellina che blocca la ruota nella tappa di Cortina o altre vicissitudini».

Da ieri le priorità sono aggiornate: «Adesso mi concentro sulla cosa più importante che è mio figlio, poi penserò alle prossime gare che, se tutto procederà per il meglio, saranno il Giro di Slovenia e poi il campionato italiano».

Nicoletta (a sinistra) e Fabio in un’immagine del 2018: i due sono molto discreti (immagine da Facebook)
Nicoletta (a sinistra) e Fabio in un’immagine del 2018: i due sono molto discreti (immagine da Facebook)

Nonno Gianni

C’è un’altra persona “in Giro” che non vede l’ora di conoscere e tenere in braccio Edoardo. E’ nonno Gianni Savio, team manager dell’Androni Giocattoli-Sidermec, che attende l’ultima fatica odierna prima di scoprire il suo nuovo ruolo familiare: «Fabio mi ha mandato subito foto e video già di primissima mattina, è stato molto emozionante diventare nonno mentre il Giro d’Italia era nel mio Piemonte. Per la nostra squadra l’obiettivo era di salire sul podio finale di Milano in una delle speciali classifiche e l’abbiamo centrato, perché oggi Simon Pellaud verrà premiato per il primo posto nella graduatoria relativa al numero di chilometri in fuga: 783. Un capitano non può abbandonare la nave, per cui dovevo seguire i miei ragazzi dall’ammiraglia e andrò a conoscere Edoardo soltanto stasera dopo la cronometro finale».

Tra nonno e papà, il futuro di Edoardo su due ruote sembra già delineato, ma Gianni con un sorriso aggiunge: «Lasciamo che vada dove lo porterà il cuore, altrimenti si rischia l’effetto contrario». 

Non è tempo per le risse, la maglia rosa usa la testa

28.05.2021
4 min
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Le sfide in montagna sono risse di strada, dove di solito vince chi mena per primo oppure, se subisce un colpo, è in grado di darne subito altri due. Spiegatelo voi a uno che è abituato a menare per primo come Bernal, che nel momento in cui Yates lo avrebbe attaccato, sarebbe dovuto rimanere fermo e lasciare che a difenderlo fossero i compagni.

Finito il lavoro della squadra, è partito in prima persona con Almeida
Finito il lavoro della squadra, è partito in prima persona con Almeida

Il tempo della saggezza

Egan ascolta il punto e ne conviene: è stato strano, eppure il realismo con cui spiega la difesa verso l’Alpe di Mera ci mette davanti un campione ben più lucido e completo di quanto a volte si tenda a immaginare.

«In questo momento – dice – il mio obiettivo è arrivare in maglia rosa fino a Milano e vincere il Giro d’Italia. Quando c’è bisogno di muovere la corsa e ne ho le gambe, sono il primo a scatenare le… risse. Ma so che in questo momento c’è un corridore più forte di me e quindi la cosa da fare è gestire il vantaggio accumulato nei giorni scorsi, quando ho potuto attaccare e muovere la corsa. Dietro questi due minuti e mezzo c’è il lavoro di tutta la squadra, non è solo il mio vantaggio. E’ anche il loro. E non voglio rischiare di sciupare la loro fatica commettendo degli errori. E oggi abbiamo fatto uno step molto importante verso la meta».

Sul traguardo Bernal ha perduto qualche secondo: non era tappa per le risse
Sul traguardo Bernal ha perduto qualche secondo: non era tappa per le risse

La paura alle spalle

Ha avuto paura. Durante uno scambio di messaggi con chi meglio lo conosce, ci era stato fatto notare che nell’intervista dopo Sega di Ala, Egan avesse gli occhi impauriti. Non gli era capitato molte volte di essere staccato in salita come aveva fato Yates e quella crisi rischiava di portarsela dietro anche nei giorni successivi.

«Questa è stata una giornata molto importante – conferma – dopo quello che è successo due giorni fa. Quella sera ho cercato di mangiare bene e recuperare. Ieri la stessa cosa. Ho mangiato bene durante la tappa e la sera ho cominciato a fare il pieno di carboidrati. Dopo le sensazioni di oggi, sono fiducioso per domani. Sarà importante recuperare bene anche stasera per arrivare alla crono con la forza che serve».

Firma della maglia rosa a margine della conferenza stampa
Firma della maglia rosa a margine della conferenza stampa

Effetto dell’altura

Però intanto lo scenario non è quello che si aspettava, anche se avendo studiato i suoi allenamenti su Strava, era abbastanza prevedibile che con lo scemare dell’effetto dell’altura le sue prestazioni si sarebbero normalizzate.

«Ma io pensavo succedesse il contrario – dice – cioè di perdere terreno nelle prime tappe e di finire in crescendo. Nella mia testa, la prima tappa in cui guadagnare era quella di Montalcino, invece quando ci siano arrivati, avevo già un vantaggio. Ma il punto di questi giorni non è che io sto male, perché io sto bene. Solo che Yates sta meglio.

Ad attenderlo in cima la sua Maria Fernanda
Ad attenderlo in cima la sua Maria Fernanda

«Per questo sono contento di aver avuto accanto un compagno esperto come Castroviejo. Mi ha detto: “Tranquillo, ci penso io!”. E’ difficile restare calmi quando scattano e guadagnano subito qualcosa. Ma ho pensato: io non vado piano e anche gli altri prima o poi dovranno tirare il fiato. Oggi abbiamo corso così, dopo che l’altro giorno ho sbagliato a seguirlo. Poi è vero che ho calato qualcosina nel finale. Forse avrei potuto impiegare 10 secondi in meno, non lo so. Ma avrei buttato via energie che sarà meglio ritrovarsi domani e domenica. A questo punto è meglio sfruttare il vantaggio che ritrovarmi a corto di gambe nella crono…»

Egan non abbocca, ma adesso Yates “punta” Caruso

28.05.2021
4 min
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Stavolta gli schiaffi di Yates hanno fatto meno male che a Sega di Ala, ma gli hanno reso la vittoria di tappa. Per questo il britannico in cima a questo monte così verde ha il sorriso dei giorni migliori. Chissà, forse è stato davvero il sole a dargli la forza per attaccare a 6,4 chilometri dall’arrivo. Ora dice che l’ha fatto per la tappa, ma il piano era ben più ambizioso e consisteva nel misurare la temperatura a Bernal. Questa volta però Egan è stato gelido nel reagire e l’attacco di Yates si è molto ridimensionato. Anche se ora il britannico punta dritto al secondo posto di Caruso.

Nella fuga del mattino un brillante Aleotti: il “ragazzino” ha grande recupero
Nella fuga del mattino un brillante Aleotti: il “ragazzino” ha grande recupero

Avvio faticoso

Che cosa sia successo fra il Tour of the Alps e l’inizio del Giro non è chiaro e magari neanche c’è tanto da spiegare.

«Sono arrivato al Giro con una buona forma – dice il capitano del Team Bike Exchange – poi ho cominciato a perdere terreno qua e là, soffrendo anche il freddo. Ho avuto male alla gamba destra e anche problemi di torcicollo. La verità è che in una corsa di tre settimane non puoi permetterti di lasciare troppo tempo per strada, per cui forse è vero che la condizione sia arrivata in ritardo e proprio per approfittarne domani cercheremo di fare il massimo, ma sarà difficile, perché il distacco è ancora grande».

Yates è partito da solo a 6,4 chilometri dall’arrivo: uno scatto notevole e ora punta alla rosa?
Yates è partito da solo a 6,4 chilometri dall’arrivo: uno scatto notevole

Caruso in trappola

Oggi alla sua trappola ha abboccato Caruso e nel sentirlo parlare dopo l’arrivo, mentre ammetteva con la solita onestà l’errore, ci si è stretto il cuore. I 20 secondi che li dividono sono davvero poca cosa e domani sarà un altro giorno duro, con la crono di domenica che sulla carta potrebbe favorire Damiano, ma di solito nell’ultima settimana premia le forze più fresche.

«L’ho fatto per le persone cui l’ho promesso – ha detto il siciliano – non potevo lasciarlo andare. Lo devo a me stesso e chi mi ha chiesto di provarci. Onore a Yates che oggi in salita è stato il più forte. Io andrò avanti una tappa alla volta e domenica tireremo le somme».

Sarà per averne letto l’intervista poche ore fa, nel sentirlo parlare abbiamo immaginato gli occhi lucidi di sua moglie Ornella e pensato che domani saremo tutti al suo fianco spingendolo col cuore.

Questa volta Caruso ha risposto allo scatto di Yates che minacciava il 2° posto e ha pagato…
Questa volta Caruso ha risposto allo scatto di Yates che minacciava il 2° posto e ha pagato…

Sfida in alta quota

A Yates ridono gli occhi e basta poco per ricordare la sfortuna che l’ha colpito negli ultimi mesi e come la vittoria sia il balsamo migliore.
«Sono davvero contento – dice – la squadra ha fatto un lavoro fantastico oggi, ha davvero controllato l’inizio, ha lavorato molto e sono riuscito a finirlo, quindi sono davvero molto felice. Ho visto che i ragazzi di Ineos erano felici di scandire il tempo e ho avuto la sensazione che mi avrebbero lasciato andare oggi. Non appena ho attaccato, ho visto che avevo pensato giusto, quindi ho provato a dare tutto gas, anche se la tappa non è stata dura. Loro però si sono confermati fortissimi e questo per la tappa di domani rende tutto più complicato. Sarà molto dura, di nuovo in alta quota. Vedremo cosa posso fare, sto facendo del mio meglio..».

La vittoria basterà a Yates o domani proverà ancora? Punta al 2° posto
La vittoria basterà a Yates o domani proverà ancora? Punta al 2° posto

Giro, mon amour

Il Giro gli si attaglia alla perfezione, peccato che spesso sia lui ad essere fuori sincro.

«Il Giro – dice – lo guardavo in televisione quando ero più piccolo. Vedevo le immagini dei tapponi di montagna. Mi piacciono i percorsi, mi piace il cibo, mi piace la gente che ha grande passione. C’è un solo modo per riaprire questa corsa ed è attaccare da lontano, ma Ineos ha una grande squadra e io dovrò capire come staranno le mie gambe. Di certo darò il 100 per cento. E poi si vedrà…».