Quel lungo sabato al Giro Women. Zambelli e la sua esperienza

29.07.2025
5 min
Salva

FORLI’ – Donne meravigliose quelle che hanno corso il Giro Women. D’altronde lo slogan della gara – wonderful women – inciso sulla copertina del road book della gara intendeva riunirle tutte assieme. Dalla prima all’ultima, letteralmente, perché per tante che vincono, ce ne sono sempre altrettante che chiudono le classifiche.

Per dare un riferimento ed entrare nello specifico, a Monte Nerone – traguardo della settima tappa che misurava 150 chilometri con 3.850 metri di dislivello – Sarah Gigante ha vinto in 4 ore e tre quarti. Le ultime invece sono arrivate con quasi 50 minuti di ritardo, ritrovandosi a pedalare per circa 6 ore contando i chilometri di trasferimento e lottando contro il limite del tempo massimo. Di questo passo quindi capita che alcune atlete, così come succede tra gli uomini, finiscano le grandi gare a tappe come se avessero corso una frazione in più.

C’è chi è più abituata e chi meno a queste situazioni, così assieme ad Alessia Zambelli della Top Girls Fassa Bortolo siamo ritornati a quel sabato di due settimane fa abbondanti. Lei ha diciannove anni, è bergamasca di Almenno San Bartolomeo (ai piedi della Roncola, come sottolinea) e quest’anno sta disputando la sua prima stagione da elite. Per lei la “Corsa Rosa” è stata un’avventura estremamente formativa di cui esserne orgogliose.

Per la bergamasca Zambelli, la crono iniziale del Giro Women corsa sulle strade di casa è stata una grande emozione
Per la bergamasca Zambelli, la crono iniziale del Giro Women corsa sulle strade di casa è stata una grande emozione
Innanzitutto com’è andato il Giro Women in generale?

Devo dire bene. L’ho finito e questo è un gran risultato per me considerando che ho saputo di correrlo solo al campionato italiano. Quindi non ho avuto modo di poterlo preparare a dovere, anche perché avevo la maturità (si è diplomata in amministrazione, finanza e marketing, ndr). L’obiettivo principale era quello di cercare di arrivare il più lontano possibile. Sono contenta di essere arrivata in fondo, se guardo anche il livello delle atlete in gara.

Quanto eri emozionata?

Tantissimo. Ero felice della convocazione, soprattutto perché sono al mio primo anno nella categoria. Poi considerando che la partenza è stata da Bergamo, casa mia, ero abbastanza tesa. Per la crono avevo molta ansia perché continuavo a pensare di essere alla gara italiana più importante con le migliori al mondo. Non volevo sfigurare del tutto, però è stata una bella sensazione.

Zambelli vuole concentrarsi sul ciclismo per scoprire meglio le sue caratteristiche (foto Ossola)
La settima tappa del Giro Women è stata una delle più dure degli ultimi 10/15 anni e va fatto un plauso a chi l’ha portata a termine. Ma come si vivono certe giornate più lunghe?

Non avevo mai fatto così tanta salita in vita mia, è stata molto impegnativa. Lo scorso inverno avevamo fatto tanto fondo con la squadra, però in questo caso c’era molto dislivello. La cosa più importante è stato alimentarsi molto durante la tappa. A dire il vero verso il finale ero rimasta a secco di cibo (sorride, ndr), ma per fortuna c’era l’ammiraglia che mi ha dato un po’ di gel.

Cosa ti eri preparata da mangiare per quella tappa?

Vi anticipo già che devo migliorare tanto sull’alimentazione. Avevo borracce con acqua e maltodestrine, poi le classiche barrette, i gel e i “fruttini” (gelatine di frutta, ndr). Prendevo qualcosa ogni mezz’ora. Non avevo nessun paninetto o rice cake perché faccio fatica a mangiarli in gara, però so che sarebbero tornati utili. Vedo le mie compagne e anche amici U23 che calcolano tutti i grammi da prendere, mentre io vado ancora ad occhio. Ecco, ho capito che devo assolutamente curare questo aspetto che è fondamentale.

La chiamata a Zambelli per il Giro Women è arrivata solo una settimana prima con l’obiettivo di arrivare il più lontano possibile (foto Ossola)
Oltre alla fatica fisica, è stato anche uno sforzo mentale?

Certo, di fatica mentale ne ho fatta tanta che quasi al mal di gambe non ci pensi più. Tuttavia sapevo che dovevo arrivare in cima al traguardo, quindi sono salita di inerzia. E’ stato un test molto complicato da superare, però anche quel giorno, sommato a quelli prima e al quello successivo, mi ha insegnato molto.

Ha imparato qualcosa di particolare Alessia Zambelli dal Giro Women?

Ho fatto tantissima esperienza. Ho capito tantissime cose, a non mollare di testa e che si può cercare di resistere fino all’ultimo. Salendo verso Monte Nerone pensavo di essere già fuori tempo massimo, invece dall’ammiraglia mi hanno detto che avevo ancora dieci minuti da gestire. Certo, erano solo dieci minuti, ma mi hanno dato una piccola iniezione di fiducia e ritrovi morale. Infatti come dice sempre Lucio Rigato (il team manager, ndr), vale più una settimana di Giro d’Italia che un anno o due di gare open.

A parte le gare open, Zambelli aveva corso Trofeo Binda, Chambery e campionato italiano prima del Giro Women (foto Ossola)
A parte le gare open, Zambelli aveva corso Trofeo Binda, Chambery e campionato italiano prima del Giro Women (foto Ossola)
Da juniores sei andata molto forte e le tue caratteristiche erano da scalatrice. Finora com’è andata la stagione?

La squadra mi ha tenuta calma finché ho avuto la scuola e la maturità da preparare. Prima del Giro, con le pro’ avevo corso solo il Trofeo Binda, Chambery e l’italiano, mentre le gare open le ho fatte quasi tutte le domeniche. Abbiamo ripreso a correre solo domenica scorsa a Tarzo dopo un buon periodo di recupero. Devo ancora capire che tipo di corridore sono. Da juniores andavo bene un po’ dappertutto, adesso cerco di concentrarmi bene sul ciclismo e vedere cosa posso provare a fare, poi vedremo. Da qui alla fine dell’annata ci sono ancora un po’ di gare importanti in cui imparare e crescere.

Biesse-Carrera, crescono bene le juniores arancio-nere

11.08.2024
7 min
Salva

Con loro in corsa il tassametro viaggia veloce. Tredici vittorie condite da altri venti podi stagionali e numerose top cinque. Spesso i numeri non dicono tutto, ma finora hanno parlato molto chiaramente a favore delle juniores della Biesse-Carrera (in apertura foto Ossola).

Il conto si è aggiornato proprio ieri con l’uno-due messo a segno da Silvia Milesi ad Ornavasso nella doppia gara (cronoscalata e gara in linea) organizzata da Longo-Borghini. Al momento la formazione arancio-nera è la migliore del ranking italiano con un ampio margine sulle altre. La qualità nella Biesse-Carrera non manca grazie ad alcune ragazze nel giro delle nazionali di strada e pista, ma forse una stagione in questi termini ha destato qualche sorpresa. Con il diesse Andrea Manzini abbiamo fatto una chiacchierata per conoscere meglio la loro realtà.

Andrea ti aspettavi un’annata del genere?

Onestamente no, siamo andati oltre le nostre più rosee aspettative. Sapevamo che avremmo potuto raccogliere dei risultati, ma non così. Già dalle prime corse abbiamo vinto e abbiamo proseguito. Siamo contenti naturalmente, considerando soprattutto che siamo al primo anno di vita nella categoria. Io ed una parte dello staff arriviamo dallo scioglimento della Valcar e la nostra squadra è nata da un mix di altre società che cessavano l’attività nelle juniores.

Come funziona il rapporto con la Biesse-Carrera continental maschile?

Abbiamo il nome uguale e condividiamo il medesimo magazzino, però abbiamo due strutture separate nonostante il team manager sia lo stesso (Renato Galli, ndr). Loro sono affiliati a Brescia, noi a Bergamo dove abbiamo la nostra sede. Il nostro principale dirigente è Marco Zambelli, che oltre ad essere uno sponsor, tiene le redini della squadra.

Oltre a direttore sportivo, rivesti altri ruoli?

Innanzitutto sono contento che a fine 2023, quando ero libero, mi abbiano chiamato per portare avanti questo progetto. Sono anche il preparatore atletico delle ragazze, a parte di due. Non ho problemi se le atlete hanno il loro allenatore, tuttavia ho notato rispetto al passato che se hai la possibilità di seguire direttamente le atlete, puoi gestire meglio l’avvicinamento alle gare. La tipologia di allenamento la faccio in base alle gare nelle quali posso dare spazio alle ragazze più adatte.

Che tipo di squadra avete?

Abbiamo una formazione estremamente equilibrata, come tradizionalmente mi piace allestirle. Abbiamo il blocco delle velociste e quello delle scalatrici. Vengo dall’esperienza in Valcar dove avevamo Venturelli, che era il faro. Qua invece non abbiamo una vera e propria leader, ma ci sono tante ragazze che si giocano le proprie carte con buone probabilità di fare bene. Infatti la nostra squadra quest’anno ha avuto un rendimento costante, nel senso che quando calavano certe ragazze, ne avevamo altre che erano al top. Abbiamo raccolto tredici vittorie con quattro atlete diverse. Non è una frase fatta per noi, ma l’unione fa ed è la nostra forza.

Risultati alla mano, vuoi parlarci di queste quattro ragazze che sono anche azzurre?

Quando mandi delle atlete in nazionale è sempre una soddisfazione per noi tecnici e per la stessa società. Se poi portano a casa anche delle medaglie internazionali, tanto meglio come agli ultimi europei U23 e juniores di Cottbus. Bianchi ha vinto il bronzo nella velocità a squadre, mentre hanno fatto altrettanto Milesi e Iaccarino nell’inseguimento a squadre. Bianchi e Iaccarino fra poco dovrebbero partire per i mondiali juniores in pista in Cina (dal 21 al 25 agosto, ndr) e poi si concentreranno per gli europei su strada. Zambelli e Milesi invece che hanno caratteristiche per corse dure, inizieranno a preparare il mondiale su strada. Tutte e quattro in primavera erano state chiamate dal cittì Sangalli per Omloop Van Borsele e Tour du Gevaudan Occitanie, le due prove di Nations Cup su strada. Dobbiamo far conciliare tutto al meglio e non ci fermiamo qui…

Passista-scalatrice. Alessia Zambelli ha centrato due vittorie ed è nel giro della nazionale juniores. E’ in lizza per il mondiale (foto Ossola)
Passista-scalatrice. Alessia Zambelli ha centrato due vittorie ed è nel giro della nazionale juniores. E’ in lizza per il mondiale (foto Ossola)
Continua pure.

Milesi dal 13 al 22 agosto andrà a fare lo stage con la BePink-Bongioanni. A fine agosto al Giro di Toscana (gara a tappe di classe 2.2, ndr), oltre ai team continental parteciperanno anche le rappresentative regionali. La Lombardia ha convocato Giorgia Manzini e Giorgia Giangrande che saranno compagne di Magri, Valtulini ed altre elite. Per loro sarà molto importante confrontarsi con atlete più esperte e straniere. Sono sicuro che in quei quattro giorni faranno molta esperienza. Non dimentichiamo che c’è anche Pighi nel giro della nazionale del ciclocross.

Hai riscontrato qualche difficoltà in questa stagione?

Per fortuna non ci sono stati lati negativi finora. Anche quando non andiamo bene, lo prendiamo come una occasione per crescere con estrema serenità. Pensate che qualche mese fa al termine di una corsa, abbiamo brindato perché avevamo sbagliato tutto quello che potevamo sbagliare (racconta divertito, ndr). Le ragazze recepiscono, chiedono e abbiamo un bel rapporto. Tutte hanno sempre atteggiamenti educati e rispettosi, prerogativa che peraltro guardo quando faccio scouting e che dico subito ad inizio stagione. Ed anche a scuola vogliamo che quella sia la priorità prima del ciclismo.

In una formazione così vincente come la Biesse-Carrera, quali sono i prossimi obiettivi?

Adesso nel breve termine, vogliamo lavorare sulle nostre quattro azzurre affinché possano garantirsi le convocazioni presentandosi al meglio ai ritiri. Per il resto noi siamo sempre andate alle gare per dare il massimo, a prescindere dal risultato. A noi interessa fare la corsa, prendere in mano la situazione per imparare a correre e non giocare di rimessa. Attacchiamo, ma soprattutto non abbiamo paura di prenderci delle responsabilità.