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L’ultima “grande” di Vlasov in maglia Astana, poi sarà Bora

14.08.2021
4 min
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«Fa un grande caldo anche qui – dice Vlasov, fresco di firma con la Bora-Hansgrohe – io invece sono abbastanza fresco. Dopo il Giro ho riposato parecchio. Poi sono andato a Livigno. Le Olimpiadi sono state la prima corsa dopo i campionati nazionali, quindi sapevo che sarebbe stato un giorno duro. Peccato solo essere caduto nella prima tappa della Vuelta a Burgos, perché ancora mi fa un po’ male. La Vuelta è molto dura, per questo la vivrò tappa per tappa».

Destinazione Bora

La corsa spagnola che inizia oggi con la crono di Burgos sarà l’ultimo grande Giro di Alksandr Vlasov con la maglia dell’Astana. Sulla partenza del russo si erano addensate voci già nel 2020, quando aveva cambiato inaspettatamente procuratore e sembrava lanciatissimo verso il Team Ineos Grenadiers. Ma il mercato cambia ed essendosi liberata dell’ingaggio di Sagan, la Bora-Hansgrohe ha trovato gli argomenti giusti per convincerlo.

Futuro al Tour

«Aleksandr è sicuramente uno dei più grandi talenti per quanto riguarda le corse a tappe – ha detto Ralf Denk, manager del team tedesco – e siamo molto contenti che abbia deciso di unirsi a noi, nonostante ci fosse l’interessamento di altre squadre. Con lui punteremo sicuramente sui Grandi Giri. A medio termine l’obiettivo è il Tour de France, ma deve ancora imparare e crescere, così che potrebbe essere più facile al Giro o alla Vuelta».

Nessuna paura

Facile è un aggettivo che si fa fatica a declinare accanto ai grandi Giri, ma comprendiamo il senso dell’affermazione del manager tedesco, nella cui… casa stanno crescendo Fabbro e Aleotti che immancabilmente saranno coinvolti al fianco del russo in arrivo.

«Avevo avuto qualche proposta – dice Vlasov – e visto che si parla di lavoro, ho trovato interessante fare nuove esperienze. Il fatto che sia andato via il gruppo di Sagan fa sì che la squadra voglia spostarsi sui Giri e questo per me è importante. Prima di firmare, abbiamo anche parlato con l’Astana, poi si è presa la decisione. Non mi fa paura, anzi è uno stimolo grande. Ho parlato con lo staff dei preparatori, anche se non so ancora chi mi seguirà direttamente».

Aleksandr Vlasov è nato a Vyborg, la stessa città di Eugeni Berzin, il 23 aprile del 1996. E’ pro’ dal 2018
Aleksandr Vlasov è nato a Vyborg, la stessa città di Eugeni Berzin, il 23 aprile del 1996. E’ pro’ dal 2018

Mostro alla 18ª tappa

Ora basta, però, parliamo della Vuelta. Anche perché è Vlasov il primo a non voler parlare troppo del 2022, avendo ancora in basso sfide così grandi nel presente.

«La Vuelta – dice – è molto dura, con una serie di tappe impegnative, fra cui metto l’arrivo in salita del terzo giorno che può far male proprio a causa della caduta di Burgos. Poi di sicuro la 18ª tappa, con questo Atu d’el Gamoniteiru di cui parlano tutti con terrore. E poi la crono dell’ultimo giorno di quasi 34 chilometri, non proprio piatti e secondo me decisivi. Credo di avere un grande gruppo, con quasi tutti spagnoli, tranne Natarov e me. Per la salita ci sono gli Izagirre e Oscar Rodriguez. Per la pianura “Luisle” Sanchez e Fraile, credo che ce la possiamo giocare».

Fino al Lombardia

E proprio mentre si dice che una bella fetta del blocco spagnolo del team kazako starebbe per spostarsi verso la Movistar, le suggestioni nel calendario di Vlasov non si fermano alla Vuelta.

«Preferisco fare un passo per volta – ammette – la federazione mi ha chiesto di partecipare ai mondiali, anche se non hanno un percorso troppo adatto a me. E poi arriverò sino al Lombardia, passando prima per la Tre Valli Varesine e altre classiche come il Giro dell’Emilia (conquistato nel 2020, ndr). Per il resto almeno per quest’anno, farò la solita vita e credo che per ora terrò la residenza ad Andorra. Poi per il futuro vedremo».

Al Lombardia di agosto nel 2020, Vlasov decisivo per la vittoria di Fuglsang
Al Lombardia di agosto nel 2020, Vlasov decisivo per la vittoria di Fuglsang

Primi della classe

Alla Vuelta per migliorare il piazzamento del Giro? A Milano chiuse al quarto posto, dopo essere stato secondo fino al giorno dello Zoncolan. Le salite di grande pendenza sono bocconi da addentare con attenzione. Lo scorso anno arrivò secondo sull’Angliru, preceduto da Hugh Carthy per appena 16 secondi. Sullo Zoncolan, facendo corsa di testa, ha perso 1’01” da Simon Yates che gli ha soffiato il secondo posto nella generale. Due diversi approcci con la montagna, con l’auspicio suo e del team che anche questa volta possa e debba correre accanto o nei dintorni dei primi della classe.

Il Giro di Vlasov tra alti e bassi: il punto con Martinelli

15.06.2021
5 min
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Siamo nel pieno della stagione, ma il Giro d’Italia propone ancora qualcosa, o qualcuno, su cui riflettere. Anche in chiave futura. E un discorso lasciato in sospeso risponde al nome di Aleksandr Vlasov, il russo dell’Astana-Premiertech che ha conquistato la “medaglia di legno” a Milano.

Ne parliamo con il suo mentore, diesse e forse papà ciclistico: Giuseppe Martinelli che lo dirige ormai da tre stagioni.

Giuseppe Martinelli (classe 1955) è il diesse dell’Astana-PremierTech
Giuseppe Martinelli (classe 1955) è il diesse dell’Astana-PremierTech
“Martino” buondì: Vlasov. Che ragazzo troviamo al termine di questo Giro rispetto a quello che avevamo lasciato anzitempo l’anno scorso ad Agrigento?

L’anno scorso fu particolare per tutti. Il Giro in autunno è stata una difficoltà. Alex aveva una buona condizione: era uscito molto bene dal Lombardia e aveva vinto il Giro dell’Emilia. Era stato portato al Giro per essere la spalla di Fuglsang e imparare qualcosa per se stesso pensando a quest’anno. Poi le cose sono andate male già prima del via.

Prima del via…

Sì, la verità è che lui stava male già prima del prologo. Problemi intestinali, mal di testa… Sapete tutti che io mi sono anche arrabbiato con lui del suo ritiro, ma come ho già detto in passato, bisognava anche contestualizzare il periodo. Eravamo in pieno Covid. C’era paura che potesse creare danni al resto della squadra. Quest’anno invece aveva iniziato bene con il secondo posto alla Parigi-Nizza ed era arrivato al Giro con una condizione più “importante” grazie al terzo posto al Tour of the Alps. Ero ed era convinto di poter fare bene. Era una scommessa e quel che ha fatto è stato tanto.

Vlasov, lo ricordiamo ha chiuso il Giro al quarto posto…

Non nego che ho accarezzato più di qualche volta la speranza di salire sul podio, però sono anche conscio di aver fatto tutto il possibile.

Aleksandr Vlasov con Bernal nella tappa di Montalcino
Aleksandr Vlasov con Bernal nella tappa di Montalcino
Quando hai avuto questa speranza del podio?

Dopo Montalcino. Vlasov è uscito bene dagli sterrati e iniziavano le tappe più adatte a lui. Se guardo chi ha vinto, Bernal, era il più forte. Caruso e Yates anche sono stati forti. Per certi aspetti il quarto posto mi stretto, ma questa è stata anche la realtà dei fatti. Se proprio è mancato qualcosa è stata la vittoria di tappa.

Più di qualche volta voi avete tirato per ottenerla…

Soprattutto nel giorno dello Zoncolan. L’anno scorso alla Vuelta, Aleksandr è arrivato secondo sull’Angliru e pensavamo che su salite con quelle pendenze fosse competitivo. Non ci siamo riusciti, ma non abbiamo nulla da recriminare. Abbiamo provato a fare la corsa e lui meritava di provarci.

Se tornassi indietro quindi non cambieresti nulla?

No, nulla. Non dico che non abbiamo sbagliato niente, ma alla fine c’è chi è andato più forte. Noi siamo arrivati quarti e per di più con una squadra di primo pelo. Battistella, Tejada e Pronskiy erano al primo grande Giro. Sobrero ne ha fatto uno ma è comunque giovanissimo. Poi gli esperti, Felline, Boaro, Gorka Izaguirre e Sanchez sono stati bravissimi. Ma tutti, e dico tutti, hanno svolto un lavoro eccezionale.

Il Giro di Vlasov ha vissuto di alti e bassi
Il Giro di Vlasov ha vissuto di alti e bassi
A proposito di giovani, che fine ha fatto Andrea Piccolo?

Ha avuto dei problemi di salute che lo hanno tenuto lontano dalle gare. Adesso sta finendo di risolverli e presto lo vedremo in corsa.

Torniamo a Vlasov: da lui invece ti aspettavi qualcosa di più?

Faccio fatica a dirlo. Ha avuto degli alti e bassi, ma non è crollato. Anche nel giorno per lui più duro, quello del Giau, ha avuto una scusante incredibile: gli è finita la mantellina nella ruota posteriore. Si è dovuto fermare. Analizzando i dati Gpx alla sera abbiamo visto che ha perso 40”. E perdere quel tempo ai piedi del Giau in pratica lo ha fatto inseguire per tutta la salita. Uno sforzo esagerato nel pieno della bagarre.

Il russo come ne esce?

Sa di essere forte e che davanti a sé ha un bel futuro. Credo che adesso sappia di poter competere con i migliori. Semmai bisognerà vedere se resterà con noi, visto che è in scadenza di contratto. Alcune voci lo danno in uscita. Anche se lui volesse rimanere e noi vorremmo tenerlo, ci sono squadre che hanno potenzialità economiche maggiori delle nostre.

Il russo ha finito la corsa rosa in crescendo con un’ottima crono (settimo)
Il russo ha finito la corsa rosa in crescendo con un’ottima crono (settimo)
E tu Martino sei soddisfatto del suo Giro?

Abbastanza. Anche nella crono finale è andato molto forte. Ma ripeto, con tutto quello che è successo, per come è andata la corsa, quello è il suo posto. I valori in campo erano quelli. Mi sono rivisto le classifiche a fine Giro. Se Alex fosse crollato sarebbe arrivato ottavo, così come coloro che erano dal quinto al settimo posto potevano arrivare quarti. Nessuno poteva togliere dal podio quei tre. Bernal, anche se ha avuto dei momenti difficili, aveva un super squadra. Caruso è stato regolare. Yates ha vinto una tappa e comunque ha sempre combattuto. E anzi, Martinez se non avesse fatto il gregario puro di Bernal sarebbe potuto finire sul podio.

Hai ricordato dello Zoncolan e del lavoro fatto dalla tua Astana: la sera Vlasov era abbacchiato? Si è “scusato” con i compagni per il tanto lavoro fatto e il bottino scarso raccolto?

Più che abbattuto era certo di aver dato il massimo. Ma io sono abituato a lavorare molto, a prendere in mano la corsa, e a non raccogliere altrettanto. Se poi il risultato viene siamo tutti più contenti, è chiaro. La sera mi ha detto: cavoli, andava tutto bene fino a 5 chilometri dall’arrivo, poi quando hanno accelerato ero vuoto. Cosa volete che vi dica, magari ha pagato il fatto di stare tutto il giorno davanti, di avere la pressione addosso… ma non è né il primo, né l’ultimo a cui è successo tutto ciò.

Beh, si cresce anche con questi passaggi, no?

E’ quello che gli ho detto io. Non devi pensare sarebbe stato meglio fare “così o cosà”. Fai la tua corsa e poi puoi raccogliere, 50, 80 o 100.