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Lucca tra i pro’: emozioni e promesse mantenute

05.11.2022
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Spuntare la casella delle categorie di bici.PRO nella sezione “News” e “Professionisti” parlando di Riccardo Lucca ci riempie il cuore di gioia. “Succede a chi ci crede” così potremmo definire l’Odissea di Lucca, che nel 2023 sarà nelle file della Bardiani CSF Faizanè, che nella nuova stagione cambierà nome. Il trentino di Rovereto approda nel mondo dei professionisti all’età di 25 anni. Tardi se si considera la media di queste ultime stagioni, ma i sogni ed il destino non stanno a guardare i giorni o i mesi, loro passano, anche quando meno te lo aspetti.

Il 19 agosto arriva la notizia dai canali social della Bardiani: Lucca farà parte del team per le prossime due stagioni
Il 19 agosto arriva la notizia dai canali social della Bardiani: Lucca farà parte del team per le prossime due stagioni

L’inverno tanto atteso

Questo inverno, che ancora tale non si può definire viste le temperature anomale, è quello della certezza per Lucca. Ce l’ha fatta, ma da qui si riparte, guai pensare di essere arrivati.

«Dopo le corse – ci dice da casa sua – mi sono fermato per un bel periodo. Basta, avevo bisogno di fermarmi. Non sono andato in vacanza, non ne ho avuto modo. Ho cercato per un po’ qualcuno con cui andare via, poi ho deciso di godermi la tranquillità di casa. Stavamo ristrutturando e sono rimasto qui a lavorare, abbiamo demolito qualche muretto (dice ridendo, ndr). Ho iniziato in questi giorni a fare qualcosa: un po’ di corsa, qualche camminata in montagna, ma nulla di che. Il primo ritiro con la squadra sarà a metà dicembre».

La Bardiani ha già fatto un mini ritiro a fine ottobre, per conoscersi e fare gruppo
La Bardiani ha già fatto un mini ritiro a fine ottobre, per conoscersi e fare gruppo

Un’estate “leggera”

Il 19 agosto, sui social della squadra di Reverberi, è arrivata la notizia della firma di Lucca. Una gran bella notizia, per tanti motivi: il primo sicuramente personale per il corridore. Il secondo, è per tutti gli altri elite, mai smettere di crederci.

«A fine giugno ho avuto i primi contatti con la Bardiani – racconta Lucca – e avevo in programma un test con Pino Toni, poi slittato a causa del Covid. Avere un contratto per il 2023 mi ha fatto vivere gli ultimi mesi qui alla Work Service in maniera consapevole. L’obiettivo delle mie ultime stagioni era stato finalmente raggiunto, questo mi permetteva di andare alle corse libero di testa. Questa “spensieratezza” mi ha permesso di vincere ancora in stagione.

«Quando mi sono trovato il contratto firmato davanti ho fatto un bel respiro (dice ridendo, il buon umore non glielo toglie nessuno ora, ndr). Me lo sono proprio sudato, mi sono passate per la mente tante immagini. Quello che ho fatto prima non si cancella, anzi, mi deve aiutare a ricordare da dove sono partito».

Pochi giorni dopo l’annuncio della firma con la Bardiani la vittoria sullo Zoncolan al Giro del Friuli (foto Bolgan)
Pochi giorni dopo l’annuncio della firma con la Bardiani la vittoria sullo Zoncolan (foto Bolgan)

Il professionismo

Lucca ci ha corso con i professionisti, la sua non sarà un’esperienza “da zero”. Anzi, la sua vittoria più bella è arrivata proprio tra i grandi, all’Adriatica Ionica Race, nella soleggiata Sirolo.

«Sicuramente il livello si alzerà ulteriormente rispetto alle gare fatte fino ad ora, quando una professional corre tra i grandi alza le aspettative. Arrivo ad un’età più matura, questo non so se può essere un vantaggio o meno, dipende da tante cose. A 25 anni ho una maggiore consapevolezza delle mie qualità e delle mie caratteristiche, mi sento più sicuro e formato. Affronterò corse più lunghe, con chilometraggi che non ho mai fatto nemmeno in allenamento e gare a tappe più impegnative. I margini di crescita non mancheranno».

Lucca e il ds Contessa sono legati da una promessa fatta nel 2019 e finalmente realizzata: il passaggio di Riccardo tra i pro’
Lucca e il ds Contessa si sono fatti una promessa nel 2019: il passaggio tra i pro’. Matenuta!

La rivincita di Contessa

«Riccardo potrebbe essere un buonissimo gregario per una WorldTour, speriamo che almeno possa provarci in una professional». Queste le parole di Contessa, diesse della Work Service, dopo la vittoria di Lucca all’AIR

«Lui per me è contentissimo – racconta Riccardo – e io lo sono per lui. Questa è stata la nostra rivincita, Contessa in me ci ha sempre creduto. Avevamo già lavorato insieme quando ero al quarto anno, nel 2019. Mi aveva promesso che avremmo lavorato insieme per farmi passare e se non ci fossimo riusciti sarebbe stata una doppia sconfitta: per me e anche per lui. Ci siamo riusciti alla fine, anche se a distanza di qualche anno. La cosa bella è che quando sono tornato alla Work Service, non sapevo che ci sarebbe stato anche lui, forse il destino ci ha fatto riunire per mantenere quella promessa fatta qualche anno fa».

Covili riparte dalla Repubblica Ceca, sognando la Francia

30.07.2022
4 min
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Zitto zitto, Luca Covili si sta facendo una gran reputazione. In un ciclismo come quello italiano che soffre enormemente la mancanza di validi corridori per gare a tappe, il portacolori della Bardiani Csf Faizané si è ritagliato un ruolo importante. Al Giro d’Italia, chiuso al 24° posto è stato il quarto italiano, dietro Nibali, Pozzovivo e Fortunato. Subito dopo ha disputato l’Adriatica Ionica Race, ancora quarto ma questa volta in assoluto e bisogna considerare che il corridore di Pavullo nel Frignano ha solo 25 anni.

Dopo l’Adriatica Ionica Race, Covili ha staccato la spina un po’ obtorto collo: «Avrei tirato avanti ancora un po’, almeno fino al campionato italiano, ma sono stato male e quindi mi sono fermato in anticipo rispetto a quanto volevo».

Covili Adriatica 2022
Covili è stato protagonista all’Adriatica Ionica Race, 4° correndo in appoggio a Zana
Covili Adriatica 2022
Covili è stato protagonista all’Adriatica Ionica Race, 4° correndo in appoggio a Zana
Per quanto tempo sei stato fermo?

Diciamo tre settimane, ma non sono mai state giornate senza bici. Facevo sempre un’uscita molto easy, da una a 3 ore, solo per tenermi in movimento, senza alcun lavoro specifico. Successivamente ho cominciato a lavorare sul serio.

Che cosa hai fatto?

Ho innanzitutto affiancato alle uscite in bici la palestra un paio di volte alla settimana, con esercizi di forza esplosiva e massimale, poi ho fatto un po’ di lavori di forza sulla bici, questo nelle prime due settimane. Nelle due successive ho effettuato lavori di qualità, VO2 max e dietro motori alternando salita e pianura.

Covili grinta
Il 25enne di Pavullo mette sempre una grande grinta in corsa. Prezioso per i compagni, sa curare la classifica
Covili grinta
Il 25enne di Pavullo mette sempre una grande grinta in corsa. Prezioso per i compagni, sa curare la classifica
Quando tornerai in gara?

Si ricomincia il 4 agosto con il Sazka Tour in Repubblica Ceka, gara di 4 tappe che conosco bene, lo scorso anno fui 6° correndo per Zana che portò a casa la vittoria in classifica generale. E’ una corsa che mi si addice, spero di avere già una gamba abbastanza buona per poter dire la mia in classifica generale.

E’ evidente ormai la tua propensione per le gare a tappe, sei uno dei pochi italiani che riesce a essere puntuale nei quartieri alti delle classifiche…

Ho sempre avuto grandi doti di recupero. Nelle corse a tappe così brevi, nel secondo e terzo giorno rispondo sempre meglio. Anche al Giro d’Italia sono andato in crescendo con la punta del 6° posto a Cogne nella tappa numero 15. Tra l’altro riesco a “digerire” bene anche le giornate di riposo che creano sempre problemi a molti corridori e non faccio molto, ma quando si riparte mi sento come nuovo.

Covili Cogne
L’evidente soddisfazione dell’emiliano al traguardo di Cogne, finendo 6° a 5’08” da Ciccone
Covili Cogne
L’evidente soddisfazione dell’emiliano al traguardo di Cogne, finendo 6° a 5’08” da Ciccone
Si è parlato molto, dopo il Giro, della difficoltà nel ciclismo italiano di trovare interpreti per le corse a tappe. Tu come giudichi la tua prestazione in prospettiva futura?

Credo di essere andato bene, oltre che quarto italiano sono anche stato 5° nella classifica dei giovani. E’ chiaro, non sono risultati da far accapponare la pelle, ma hanno un loro significato. In tre tappe sono riuscito a entrare nelle fughe e in altre ci ho provato, ma si sa che al Giro riuscire a centrare la fuga non è molto semplice. A Cogne stavo davvero bene, forse si poteva fare anche qualcosa in più.

A questo punto però non hai la sensazione di poter ambire a squadre più grandi?

Io con loro ho ancora un anno di contratto e mi trovo molto bene. Non posso negare che mi piacerebbe fare uno step in avanti, trovare un ingaggio in una squadra WorldTour per riuscire finalmente a coronare il mio sogno che è correre il Tour de France. Con Carera ne abbiamo già parlato, anche lui pensa che potrei trovare mercato in qualche grosso team, ma se ne parlerà fra un anno. Qui intanto posso crescere ancora e l’ambiente è quello giusto per farlo considerando anche il calendario che disputiamo, neanche poi tanto dissimile da quello di una WorldTour.

Covili Reverberi 2022
Covili insieme a Roberto Reverberi: il contratto con la Bardiani si prolunga nel 2023
Covili Reverberi 2022
Covili insieme a Roberto Reverberi: il contratto con la Bardiani si prolunga nel 2023
Che cosa ti aspetti da ora fino alla fine della stagione?

Vorrei fare altri passi in avanti, continuare su questo trend di corridore affidabile per le gare a tappe. La prova del Sazka Tour è molto importante per me. Sono tutte tappe con 3.000 metri di dislivello, con un paio di arrivi in salita, se la gamba risponde potrei anche puntare a un successo parziale che significherebbe dare un nuovo senso a tutta la stagione visto che aspetto ancora il mio primo centro da pro’. Se poi mi trovassi a lottare per la classifica non mi tirerei indietro, basta che non si dica che è una gara minore: ci sono almeno 3-4 squadre WorldTour e molte altre presenti col team Development. Sarà battaglia…

Persico tira le somme: bisogna far quadrare i conti

04.07.2022
4 min
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Davide Persico aveva preso di petto gli impegni di questa prima metà di stagione. Dopo la vittoria alla Milano-Busseto ed al Circuito del Porto (agli inizi di maggio, ndr) il morale non poteva che essere alto. Uno dei suoi obiettivi principali era il Giro d’Italia under 23, che però non è andato esattamente come sperava. Al campionato italiano lo abbiamo intercettato e dopo tanti proclami è giusto tirare le prime somme.

Davide Persico al campionato italiano è stato costretto al ritiro dal mal di gambe, gli sforzi del Giro si sono fatti sentire
Davide Persico al campionato italiano è stato costretto al ritiro dal mal di gambe, gli sforzi del Giro si sono fatti sentire

Buona preparazione

Se è vero che la condizione c’era, forse sono mancati i risultati per dare seguito a quanto di buono visto nei primi mesi di questo 2022 così importante per Davide. 

«Uno degli obiettivi di stagione era il Giro e ci sono arrivato ben preparato – racconta il bergamasco – alla prima tappa potevo e volevo fare bene. Purtroppo era anche una delle poche per velocisti ed in più offriva la prima maglia rosa. Insomma, è stata una volata bella caotica e non sono riuscito a ricavarmi lo spazio necessario per sprintare. Anche nella quarta tappa – riprende subito – non è andata come speravo, sono rimasto da solo e senza compagni che mi aiutassero a risalire il gruppo ho fatto solamente ottavo».

La Colpack Ballan è una delle continental under 23 più attrezzate del panorama italiano
La Colpack Ballan è una delle continental under 23 più attrezzate del panorama italiano

Mediterraneo, duro insegnamento

Nella seconda parte del Giro d’Italia under 23 Persico si è messo a disposizione del suo compagno Meris, più adatto a quelli che sono i percorsi mossi. 

«Sono uscito bene dal Giro, o per lo meno pensavo. Forse ho accusato un po’ la fatica (ci dice sulle strade di Carnago dopo il ritiro al campionato italiano di sabato scorso, ndr). Ho avuto mal di gambe per tutta la settimana, l’idea era quella di recuperare bene perché avevo in programma di fare i Giochi del Mediterraneo con la Nazionale di Amadori. Non sono andati bene, purtroppo la Francia ci ha attaccato in un momento delicato della corsa, mentre eravamo tutti a fare rifornimento. Ci trovavamo in coda al gruppo e loro hanno fatto ventaglio e ci hanno sorpresi, abbiamo fatto una ventina di chilometri a rincorrere rimanendo sempre a pochi secondi di distanza ma non siamo mai riusciti a chiudere.

«Peccato, erano una bella vetrina, ed una gara importante per tutti i ragazzi che come me erano presenti. Abbiamo avuto la possibilità di correre con atleti di altri Paesi, ma soprattutto di farlo al di fuori dell’Italia che fa sempre bene per la crescita personale e sportiva. Sicuramente anche da questa situazione portiamo a casa qualche insegnamento, anche se doloroso».

Ecco i ragazzi della Colpack nella riunione pre gara al campionato italiano, il migliore dei loro è stato Romele, quarto al traguardo
Ecco i ragazzi della Colpack nella riunione pre gara al campionato italiano, il migliore dei loro è stato Romele, quarto al traguardo

Un finale da scrivere

Davide non è ancora certo di quale sarà il suo programma da qui a fine stagione. Molto dipenderà dagli impegni con la maglia azzurra, ma sarà Amadori a fare le sue scelte.

«Ora mi fermerò per una settimana e cercherò di recuperare bene – ci dice Persico – da una prima parte di stagione che sicuramente è stata impegnativa. Nella prima parte sono andato bene, ho ottenuto 3 vittorie tra cui il Circuito del Porto, diciamo che ho dimostrato di essere uno dei più forti in volata. Riprenderò ad agosto per il finale di stagione e vedremo come va, c’è ancora qualche gara importante, una di queste è il Tour de l’Avenir sempre con Amadori. Rimanere nel Giro della nazionale è importante, anche per giocarsi la possibilità di trovare un posto da professionista per il prossimo anno».

Persico nel 2021 alla prima tappa dell’AIR è arrivato secondo dietro Viviani conquistando la maglia bianca
Persico nel 2021 alla prima tappa dell’AIR è arrivato secondo dietro Viviani

Qualche gara con i pro’

Il giovane corridore di Cene (Val Seriana) classe 2001, non ha nascosto, anche in una nostra precedente intervista, il suo desiderio di passare nel ciclismo dei grandi. Quest’anno con la Colpack ha corso le prime due tappe dell’Adriatica Ionica Race, non ha preso il via per le successive ma un’idea se l’è fatta.

«Avevo già corso con i professionisti – conclude – sempre all’Adriatica Ionica già nel 2021, in quell’occasione nella volata della prima tappa sono arrivato secondo alle spalle di Viviani. Quest’anno sempre alla prima tappa la fuga ci ha preceduto, ma sono riuscito a regolare la volata di gruppo, dove c’erano comunque uomini forti come Malucelli, Fiorelli, Modolo. In quell’occasione ero da solo, non toccava a me chiudere ed aspettavo lo facessero gli altri ed ho fatto la volata sulle loro ruote. Si sa che loro vanno forte, non avevo nulla da dimostrare e quindi ero più sereno». 

AIR, il Food Project ha esaltato legame tra gastronomia e sport

14.06.2022
9 min
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Cinque tappe per un totale di 826,5 chilometri, intrecciate nelle quattro Regioni, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Marche, hanno ospitato il Food Project affiancato all’Adriatica Ionica Race 2022. Una corsa giovane ma affascinante che ha tracciato un nuovo modo di intendere una competizione internazionale, accompagnando lo sport insieme alla gastronomia. Cinque piatti tipici e molte aziende locali hanno infatti avuto la possibilità di mettere in mostra le proprie eccellenze nell’Hospitality alla partenza e all’arrivo di ogni tappa. 

La corsa vinta da Filippo Zana della Bardiani CSF Faizanè si è conclusa giovedì ad Ascoli Piceno. Con un bilancio più che positivo, grazie ai risultati sportivi di spessore dei corridori azzurri e non solo. L’occasione della manifestazione ha abbracciato i produttori locali e ha permesso in questi cinque giorni di avvicinare il territorio e le aziende a pochi metri dalla linea del traguardo. Siamo stati ospiti della terza tappa Ferrara-Brisighella dove abbiamo assaggiato e toccato con mano la passione e il legame della gastronomia locale con il benessere delle sport. 

L’Hospitality era aperto a giornalisti, televisioni e autorità del territorio
L’Hospitality era aperto a giornalisti, televisioni e autorità del territorio

Piatti tipici

L’obiettivo del Food Project è stato chiaro e semplice, a tal punto da diventare un esempio di come lo sport può essere ambasciatore di benessere fisico e salutare anche a tavola. Per l’occasione di ogni arrivo, i cinque piatti tipici hanno rappresentato l’eccellenza del contesto ospitante traducendola in un piatto. 

Abbiamo visto nella prima frazione il risotto all’acqua dolce con mela verde, zenzero, trota affumicata e aceto balsamico a cura dello Chef Kevin Gaddi, Ambasciatore del gusto del Friuli Venezia Giulia.

Per la seconda tappa, il risotto (Carnaroli La Fagiana) al Piave Stravecchio Lattebusche realizzato da Mirko e Alex De Luca in collaborazione con gli studenti dell’istituto Maffioli di Castelfranco Veneto.

In terra romagnola a Brisighella è stato proposto grazie al lavoro degli Agrichef di Coldiretti Ravenna, la pasta al ragù di mora.

Per il penultimo appuntamento è stato proposto un doppio piatto. In particolare, lo stoccafisso all’ancontina dallo Chef Roberta Carotti e il tortino di patate e alici & sorte di moscioli di Sirolo da parte dello Chef Elis Marchetti.

Infine a chiudere ad Ascoli Piceno lo Chef Enrico Mazzaroni ha proposto gli spaghetti al burro, acciughe e lenticchia di Castelluccio soffiata.

Da vicino

In occasione della terza tappa siamo andati tra gli stand presenti all’Hospitality del Food Project a conoscere e carpire cosa vuol dire per un azienda essere così vicino ad una manifestazione ciclistica.

«Siamo l’unica provincia – dice Roberto Belli Presidente del Consorzio Salumi Piacentini – in tutta Europa, ad avere tre salumi DOP: la coppa, la pancetta e il salame piacentino e questo la dice lunga sulla tradizione che ha il nostro territorio per i salumi. Partecipare alle manifestazioni sportive legando gastronomia e attività fisica è bello e importante, quando viene fatto attraverso il ciclismo lo è ancora di più».

Ci sono anche aziende che a pochi metri dall’arrivo vantano la produzione del proprio prodotto, come l’olio di Brisighella. «Siamo una cooperativa – dice Sergio Spada, Presidente di Terre di Brisighella – nata nel 1966 con la produzione di prodotti vinicoli del territorio. Poi dal 1971 abbiamo iniziato a produrre l’olio con l’implementazione del primo frantoio. Con la prima bottiglia di produzione nel 1975, che come caratteristica unica aveva tutta la filiera certificata.

«Il nostro disciplinare è stato preso come traccia dal ministero dell’agricoltura italiana e poi in Europa per mettere le basi per la DOP dell’olio. Siamo stati i primi in Italia. Per noi è importantissimo il discorso salutistico e il legame con il ciclismo è naturale. Il Brisighello DOP non è un condimento ma un alimento a tutti gli effetti. I suoi benefici sono riconosciuti scientificamente come sono quelli dello sport».

Promozione e sport

Il pasto per lo sportivo è un momento sacro e determinante. Le aziende del territorio che lavorano a contatto con lo sport lo sanno e fanno si che ci sia un legame indissolubile con la qualità.

 «Per Coldiretti Ravenna – dice Nicola Dalmonte, Presidente di Coldiretti Ravenna – l’arrivo a Brisighella è stato un appuntamento molto importante e un’occasione per la promozione del territorio. La collina ospitante in questo caso è ricca di peculiarità e aziende che producono eccellenze. Abbiamo accolto l’invito con entusiasmo. Questo Food Project ci ha dato la possibilità di fare assaggiare, su un palcoscenico internazionale, i nostri prodotti tipici e la nostra ideologia di gastronomia e produzione. Anche attraverso la fondazione di Coldiretti, Campagna Amica.

«L’agricoltura sta al centro delle nostre vite e in questo periodo storico sta tornando ad essere vitale quella che è l’autosufficienza alimentare. Lo sport valorizza tutti questi aspetti e ne esalta la ricerca costante della qualità per il benessere fisico e mentale».

Parola a Da Re

A seguire il progetto nato dalla spinta del patron della corsa Moreno Argentin, c’è Federico Da Re, Hospitality Manager dell’evento e responsabile del Food Project.

«Il bilancio è sicuramente positivo – spiega Da Re – A noi piace chiamare questa prima edizione del Food Project l’anno zero. Il fatto di unire la gastronomia al ciclismo in un evento sportivo è stato per noi una novità e ci ha dato l’opportunità di valorizzare le eccellenze dei territori toccati dalla corsa. Ci tengo a ringraziare gli Chef Alex e Mirko De Luca di Filo Eventi e Gabriele Tonon, della Birreria San Gabriel per il supporto nell’intera organizzazione. Nella prima tappa un plauso va ad AgriFood FVG per aver coordinato la presenza dello Chef Kevin Gaddi, al Consorzio del Prosciutto di San Daniele, al prosciuttificio Uniko e all’azienda di vini Cozzarolo di Cividale del Friuli.

«Per la tappa di Cima Grappa i ringraziamenti vanno all’Istituto Maffioli di Castelfranco Veneto che ha preparato il piatto tipico insieme ai nostri Chef, al Becher per la degustazione di salumi, a Lattebusche per i formaggi, ai Bibanesi, alle aziende agricole Ai Galli e Vanzella, al CNA di Asolo per la Ghisola e le ciliegie di Maser e a Forno Miotti, per aver fornito le proprie crostatine alla frutta a tutti gli addetti ai lavori».

Ringraziamenti finali

«La terza tappa – prosegue Da Re – ha visto la presenza della Coldiretti di Ravenna che ha coinvolto un cuoco contadino per la preparazione del piatto tipico. Ringrazio anche il Consorzio della Piadina Romagnola IGP che ci ha offerto il proprio prodotto da farcire con gli ingredienti tipici regionali. Il mio grazie va al Consorzio del Prosciutto di Parma DOP, al Consorzio dei Salumi Piacentini DOP, al Consorzio dello Squacquerone di Romagna DOP e al Consorzio della Mortadella di Bologna. Infine a Brisighella ringrazio la CAB Terra di Brisighella e il Consorzio Tutela Olio Brisighella DOP per la loro partecipazione e vicinanza all’evento.

«Per la quarta e la quinta tappa un ringraziamento speciale va a Copagri Marche che si è occupata degli inviti alle aziende regionali che con entusiasmo hanno partecipato alla due giorni marchigiana. Infine un plauso va all’azienda Cristianpack BIO che ci ha fornito le stoviglie ecosostenibili per tutto l’evento, garantendo così un occhio di riguardo anche a questa importante tematica attuale».

«In generale – conclude Da Re – è un progetto ben riuscito che ha portato alla partecipazione di molte persone, come giornalisti, televisioni, autorità e sponsor. Gli ospiti e i fornitori coinvolti sono rimasti entusiasti e questo per noi è molto importante. E’ un progetto che sicuramente riproporremo, rivisitato e maggiorato per le prossime edizioni. I miei ringraziamenti vanno anche alle città coinvolte: Tarvisio, Monfalcone, Castelfranco Veneto, Monte Grappa, Ferrara, Brisighella, Fano, la Riviera del Conero, Castelraimondo e infine Ascoli Piceno. Ultimo, ma non per importanza, un grazie a Moreno Argentin per la scintilla di questo progetto e per la bellissima corsa organizzata».

AIR, Giro U23 e Bike Day: Suzuki sempre più amica del ciclismo

14.06.2022
4 min
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Suzuki si conferma un brand realmente partner del grande ciclismo. E il mese di giugno può considerarsi con ragione un momento della stagione durante il quale la casa di Hamamatsu è particolarmente vicina ad alcune grandi manifestazioni agonistiche intrecciando rapporti di attiva e proficua collaborazione con altrettanti organizzatori.

Suzuki ha difatti ricoperto un importante ruolo in termini di sponsorship in occasione della recentissima quarta edizione della Adriatica Ionica Race. La breve corsa a tappe è stata splendidamente organizzata da Moreno Argentin e poi conquistata da Filippo Zana sul traguardo finale di Ascoli Piceno. Suzuki ha “nominato” la Maglia Rossa indossata dal leader della classifica a punti: lo speciale ranking che somma i risultati ottenuti sia negli arrivi di tappa quanto nei traguardi intermedi.

Il brand nipponico ha messo a disposizione dello staff della AIR 2022 una speciale flotta di Swace Hybrid. Si tratta di uno dei modelli che compongono la gamma 100% Hybrid di Suzuki in grado di raggiungere, grazie alla sinergia tra motori elettrici e motori termici, il massimo dell’efficienza rispettando l’ambiente.

La collaborazione con ExtraGiro

Ma Suzuki, come oramai vuole la tradizione, affianca anche tutti gli eventi ciclistici organizzati da ExtraGiro, la società nata dalla collaborazione tra la Nuova Ciclistica Placci 2013, presieduta da Marco Selleri, e la Communication Clinic di Marco Pavarini. E dunque anche il Giro d’Italia Giovani Under 23, che proprio in questi giorni, fino a sabato 18 giugno, è in pieno svolgimento: partenza dallo splendido Castello di Gradara, nelle Marche, arrivo a Pinerolo in Piemonte.

E del 45° Giro d’Italia Giovani Under 23 Suzuki è main sponsor, caratterizzando con il proprio riconoscibilissimo logo anche la Maglia Rosa indossata dal leader della classifica generale… Il Giro Giovani ha contato al via 176 atleti in rappresentanza di 35 team provenienti da ben 14 paesi differenti. Le formazioni straniere in gara sono 17, quelle italiane 18 (compresa una “mista” interregionale). Sono state selezionate dagli organizzatori tra le oltre settanta richieste ricevute e a garanzia di una partecipazione di altissimo livello.

Suzuki ha messo il proprio logo anche sulla maglia della classifica a punti dell’Adriatica Ionica Race
Suzuki ha messo il proprio logo anche sulla maglia della classifica a punti dell’Adriatica Ionica Race

Arriva il Suzuki Bike Day

Ma l’impegno di Suzuki nel mondo del ciclismo non si esaurisce certo e solo qui… Il 9 luglio prossimo sarà difatti il momento in cui tornerà richiestissimo il Suzuki Bike Day, giunto quest’anno alla seconda edizione. E dopo la “prima” andata in scena l’anno scorso sulle rampe ben ripide del “Cippo” Carpegna, tra qualche settimana toccherà all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ospitare questo evento in bicicletta. Si tratterà di una vera e propria festa aperta a tutti!

Il percorso, interamente chiuso al traffico, sarà esattamente quello teatro dei Campionati del Mondo del 2020: 28,5 chilometri di pedalate, dalle 8,30 e fino alle 13,30, in totale sicurezza. Chi parteciperà al Bike Day avrà l’opportunità di far “viaggiare” la propria bici tra i cordoli del circuito (privilegio riservato a piloti e ciclisti professionisti). Si affronterà lo stesso percorso su cui si sono sfidati i professionisti durante la kermesse iridata dove a trionfare fu Alaphilippe.

Il 9 luglio, a Imola ci sarà il Suzuki Bike Day, si potrà pedalare sulle strade del percorso iridato del 2020
Il 9 luglio, a Imola ci sarà il Suzuki Bike Day, si potrà pedalare sulle strade del percorso iridato del 2020

Inoltre, il Suzuki Bike Day racconta della passione per la bicicletta, mette sotto i riflettori il tema della sicurezza sulla strada, non dimentica la questione della sostenibilità, ma soprattutto non manca di fare del bene… L’intero ricavato della manifestazione generato dalle iscrizioni verrà difatti devoluto alla Fondazione Marco Pantani, impegnata da diversi anni in progetti di sostegno nei confronti di persone e famiglie in difficoltà, al tempo stesso promuovendo la diffusione del ciclismo e dei veri valori dello sport tra i più giovani. 

Per informazioni sulle modalità di iscrizione al Suzuki Bike Day del prossimo 9 luglio: auto.suzuki.it/suzukibikeday/.

Suzuki

Maini al Giro U23. L’ultima volta 30 anni fa con Pantani…

10.06.2022
6 min
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Raduno di partenza a Castelraimondo, penultima tappa della Adriatica Ionica Race. Si fanno due chiacchiere e Orlando Maini sorride e dice: «Domani finisco questa, poi cambio il chip e vado al Giro d’Italia U23».

E’ il riflesso di un secondo. Il diesse bolognese negli ultimi anni ha lavorato per squadre continental, ma non era mai tornato al Giro U23 da primo direttore. Vuoi vedere che la sua ultima volta in quel ruolo risale a trent’anni fa, quando vinse la maglia (allora gialla) con Marco Pantani? Lui abbassa lo sguardo e quando lo rialza ha gli occhi lucidi. E’ proprio così.

Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti
Nel 1992 Maini guidò Pantani alla conquista del Giro dilettanti

«Quando l’ho fatto trent’anni fa con Marco – dice con orgoglio – venivamo da un terzo e un secondo posto, appoggiati da un’Emilia Romagna compatta attorno a lui, perché allora il Giro si faceva per regioni e non per team. E se ci penso, mi può solo venire la pelle d’oca».

Sta per aprirsi un mondo. E la chiacchierata per passare il tempo diventa una lezione di vita, fatta di regole ed emozioni. Benvenuti in sei minuti nel mondo del Maio.

Con quale obiettivo si va al Giro U23 con la continental dell’Astana?

Avere un team giovanile è un investimento che l’Astana ha fatto, per far sì che quando passano nella squadra WorldTour abbiano un trauma minore e siano più vicini alle qualità che servono per fare il professionista. Questa squadra è giovane e sta crescendo.

Con chi andrete al Giro?

Abbiamo Harold Lopez, un ragazzino ecuadoregno. Carlos Lopez, il colombiano. Danil Pronskiy e Nico Vinokourov, due ragazzi kazaki fra cui il figlio di Vinokourov. E anche il campione italiano di ciclocross che ci sta dando delle buone soddisfazioni, cioè Davide Toneatti.

Sarebbe stato il Giro di Garofoli?

Sarebbe stato adattissimo, ma non dobbiamo assolutamente mettergli fretta. Il fatto che possa tornare in bici ci dà molto morale. Gianmarco per primo deve essere bravo e avere pazienza, perché questo è quello che gli ho chiesto e non gli permetterò di sbagliare. In questi casi l’errore può essere fatale e lui non deve commetterlo.

Come fu andare al Giro dilettanti col Panta?

Mi ricordo questo omino, come lo chiamavamo noi, che diceva: «Ma perché tiriamo sempre, se non ho la gamba?». Io gli dicevo non era un problema, perché in realtà la gamba l’aveva. Era una forma di rispetto che aveva verso i compagni, che poi ha dimostrato anche negli anni di professionismo. Per i compagni e lo staff, lui è sempre stato riconoscente al 300 per cento. Era un uomo vero, una persona che viveva anche di emozioni. Aveva dei valori che ha sempre rispettato, ma soprattutto aveva questo senso di grande rispetto verso i compagni, perché capiva che loro erano votati a lui. E la cosa lo gratificava tanto.

Gli sarebbe piaciuto il percorso del prossimo Giro U23?

Mamma mia, è durissimo. E’ quello che cercava lui, la salita lunga e questi tapponi interminabili. Sono le caratteristiche e i percorsi ideali per lui e per Scarpa. I due capitani che ho avuto, uno da dilettante e da professionista, l’altro solo da professionista. 

Secondo Maini, Lucca non deve pensare al ritiro, ma deve insistere puntando al suo meglio
Secondo Maini, Lucca non deve pensare al ritiro, ma deve insistere puntando al suo meglio
Vedi differenze fra un ventiduenne di oggi e uno di allora?

Grande differenza. E noi dobbiamo essere bravi ad adeguarci, ma soprattutto dobbiamo essere bravi ad ascoltarli. Una cosa che spesso invece non si fa, perché magari si dà per scontata l’onnipotenza dell’età e la convinzione che sappiano tutto. In realtà, se vuoi raggiungere l’obiettivo e avere delle soddisfazioni, bisogna che tu li ascolti e cerchi di porti con loro nel modo giusto perché possano assorbire gli input che gli dai.

Riccardo Lucca ha vinto una tappa alla Adriatico Ionica eppure non riesce a passare, perché dicono che sia vecchio.

Il problema, che come giornalisti avete riportato più volte, è che adesso a 28 anni rischi di smettere di correre. Una volta pensavi che l’avresti fatto a 34-35. Le generazioni adesso cominciano a 20 anni e a 28-30 rischiano di smettere. Lucca è a metà del percorso e magari a qualcuno è scappato di dirgli questa cosa. Se calcoliamo che la categoria juniores è sempre stata lo spartiacque del ciclismo e adesso lo è in toto, dato che a quell’età passano già nelle continental, si capisce che si è velocizzato tutto.

Quindi cosa deve fare Lucca?

Secondo me, non deve pensare di smettere. Il suo obiettivo deve essere fare tutto per raggiungere il massimo. Se poi non può raggiungerlo, non è che debba farsi delle colpe. Deve dirsi: io ci ho provato e non ce l’ho fatta a trasmettere quello che volevo. Però nel giorno che ha vinto, ha fatto veramente una grande corsa. Io ero sulla fuga ed è andato veramente forte, niente da dire.

Orlando Maini, Michele Scarponi, 2016
Con Scarponi nel 2016: dal 2014 Michele ha lasciato la Lampre ed è passato all’Astana
Orlando Maini, Michele Scarponi, 2016
Con Scarponi nel 2016: dal 2014 Michele ha lasciato la Lampre ed è passato all’Astana
Di cosa ha bisogno un ragazzo di vent’anni che passa pro’?

Devi lasciargli un percorso. Però anche il ragazzino ci deve mettere del suo, perché nel percorso di crescita è vero che ci devono essere risultati e attenzione, ma le due cose devono essere mixate bene. E lui quindi deve avere anche un comportamento ideale, perché adesso hanno veramente tutto per fare bene. Al contempo, noi dobbiamo essere bravi, come dico nel mio gergo molto semplice, a fargli trovare una spalla pronta. Con tutti questi dati, a volte si dà per scontato che non ne abbiano bisogno, invece secondo me hanno ancora necessità di appoggiarsi a qualcuno. E quando lo trovano, sono soddisfatti e danno il meglio. Effettivamente hanno questa maturazione più rapida per certe cose, ma per altri aspetti hanno ancora bisogno di essere seguiti. Alla fine sono ragazzi.

Ti capita spesso di pensare a Marco e a Scarpa?

Martedì nella tappa di Sirolo, mi son fatto il mio bel piantino in macchina. Prima ho salutato la mamma di Michele e poi non ce l’ho fatta. Sono passato nella zona di casa sua ed è successo qualcosa di particolare. Io sono uno che vive di emozioni, perché il mio lavoro riesco a farlo bene solo quando veramente sento dentro l’emozione. E a un certo punto sulla macchina si è appoggiato un maggiolino. E non si è più mosso, fino a che non sono uscito da Filottrano. Mi sono detto che non fosse possibile e magari una persona mi sente dire queste cose, pensa che Maini sia già vecchio e chissà cos’altro… In realtà per me è importante, perché so cosa mi hanno dato. E so cosa mi ha dato anche Vincenzo (Nibali, ndr). Lui l’ho frequentato solo prima del Giro, ma devo dire che la sua disponibilità verso i giovani, nonostante tanta carriera, mi ha colpito davvero.

Ecco la coccinella che si è posata sull’ammiraglia di Maini nell’attraversamento di Filottrano
Ecco la coccinella che si è posata sull’ammiraglia di Maini nell’attraversamento di Filottrano
Cosa ti hanno dato Marco e Scarpa?

Mi hanno dato veramente tutto quello che un direttore sportivo può ricevere da un corridore, perciò cosa posso chiedere di più? Adesso io tutte queste cose cerco di trasmetterle ai ragazzi, perché me lo sento proprio dentro. Glielo devo perché possano realizzare il loro sogno. Devo fare tutto perché ci riescano. Solo così mi posso sentire davvero tranquillo.

Spezialetti, Tesfatsion e gli obiettivi raggiungibili

09.06.2022
5 min
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Tesfatsion sul Monte Grappa sarà per un po’ il miglior biglietto da visita della Drone Hopper-Androni. Dopo un Giro d’Italia di tanti chilometri in fuga, ma senza l’effettiva possibilità di giocarsi una tappa, la vittoria del corridore eritreo sulla montagna regina della Adriatica Ionica Race ha parzialmente riequilibrato la bilancia. Non sarà come aver vinto una tappa al Giro, ma parlando con Alessandro Spezialetti, diesse del team di Gianni Savio, si capisce che esistono vari livelli di ambizione. E pur volendo sempre puntare al massimo, guai disdegnare conquiste di minor prestigio. Vincere non è mai facile.

«Quella vittoria rappresenta tanto – dice l’abruzzese – perché ci noi teniamo. Sono gare in cui possiamo vincere, abbiamo i corridori per farlo e sono una bella vetrina anche per i nostri sponsor. E poi, come ha detto Gianni, quella vittoria è servita per riscattarci da un Giro d’Italia in cui abbiamo ottenuto meno di quanto sperassimo».

Perché?

Siamo stati un po’ sfortunati, soprattutto in partenza. Sono mancati due corridori importanti come Restrepo e Grosu, quindi siamo partiti un po’ ridimensionati per quello che si poteva fare. Avevamo una bella squadra, anche se Cepeda non ha reso come ci si aspettava. Tesfatsion ha fatto il suo, ma partire senza quei due per noi è stato una grossa perdita.

Cosa pensi di Tesfatsion?

Natalino è fortissimo, vi dico la verità. E’ un bel corridore, che dall’anno scorso a oggi è cambiato tantissimo. Andate a rivedere il Giro d’Italia del 2021. Nella tappa di Sestola non riusciva a coordinarsi per infilarsi i guanti e non sapeva di dover mettere la mantellina prima che iniziasse la discesa. Quest’anno è cambiato totalmente. Mi piace tantissimo, soprattutto perché è veloce e va forte in salita. Se arriva in un gruppettino, al 90 per cento rischi che vinca la gara. E’ un bel corridore soprattutto per il futuro, beato chi lo prende

Pensi che andrà via?

L’anno prossimo credo di sì.

Spezialetti ha 47 anni ed è stato pro’ fino al 1997. E’ con Savio dal 2017
Spezialetti ha 47 anni ed è stato pro’ fino al 1997. E’ con Savio dal 2017
Poteva vincere prima?

Probabilmente sì, però i suoi progressi sono iniziati dall’inizio dell’anno. Ha vinto il Tour du Rwanda, che sicuramente non è una gara europea ed è una gara minore, però ha iniziato subito col piede giusto. Poi è arrivato in Europa, ha iniziato a capire come funziona ed è stato molto abile ad arrivare al livello attuale.

Quando torneranno Grosu e Restrepo?

Se tutto va bene, dovrebbero rientrare al Sibiu Tour, ma forse Grosu dovrebbe fare lo Slovenia la settimana prossima, si decide in questi giorni.

Benedetti, Grosu e Marengo nel ritiro spagnolo di inizio stagione. I primi due hanno ancora problemi
Benedetti, Grosu e Marengo nel ritiro di inizio stagione. I primi due hanno ancora problemi
Un corridore che ha corso pochissimo è Gabriele Benedetti, tricolore U23 in carica, dove è finito?

Benedetti purtroppo ha un problema al ginocchio, un ematoma che non riesce a guarire per il quale non farà nemmeno il campionato italiano. Ha corso il Sicilia, poi si è fermato ancora. Speriamo che torni dopo luglio. Fra noi cinque direttori sportivi, ci siamo divisi i corridori. Lui è con Daniele Righi, sono entrambi toscani, che lo segue passo dopo passo. E poi tra di noi ci si riporta le varie situazioni. Benedetti sa che è molto coccolato, perché è un corridore a cui teniamo molto. Lui e Marchiori, un altro che sta passando un brutto momento, ma speriamo che riesca a recuperare.

Cos’ha Marchiori?

Ha avuto un virus all’inizio dell’anno e non riesce più a trovare la condizione. E’ nel classico momento in cui deve sempre inseguire. Non gliene va bene una, ma anche lui tornerà.

Tornando al Giro, è vero che per le professional è difficile ottenere risultati perché i corridori WorldTour pretendono per sé la testa del gruppo?

La differenza c’è ed è tanta. Però se prendi i corridori giusti, non avrei dubbi che anche correndo in una professional potrebbero stare davanti a… rompere le scatole alle squadre WorldTour. Quando Spezialetti correva ancora, era lì davanti a limare anche se alla fine non era più in uno squadrone. Se i corridori sono validi, secondo me non devono avere timore reverenziale. C’è solo differenza economica, quella sì, però per il resto si deve e si può andare a testa alta. Lasciate stare la maglia rosa e i primi della classifica, poi se meni, là davanti c’è posto per tutti.

Doppietta Scaroni, qualcuno adesso farà qualcosa?

08.06.2022
4 min
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Questa volta non l’ha fatto con la rabbia, ma col cuore. Cristian Scaroni ha vinto la prima e poi anche l’ultima tappa della Adriatica Ionica Race, in una sorta di lungo e accorato appello per i destini dei corridori Gazprom. E vi possiamo giurare che in certi momenti ci sentiamo persino fastidiosi a ricordarlo, ma niente si muove e bisogna fare in modo che accada. Alla partenza i ragazzi della nazionale avevano detto che se si fosse arrivati in volata, avrebbero lavorato tutti per Malucelli. Per questo Scaroni è entrato nella fuga senza collaborare, mentre dietro il romagnolo pedalava sperando che li sarebbero andati a prendere.

«Non sapevo come stessi – dice con la fronte che gronda di sudore e aloni su tutto il corpo – perché dopo il Grappa ho avuto un affaticamento muscolare conseguente al crampo, per cui nei due giorni successivi, in cui avrei potuto combinare qualcosa, ho fatto peggio. Oggi sono entrato nella fuga, ma non per vincere. Volevo proteggere Malucelli, il velocista più forte di questa corsa…».

Corsa conclusa, foto ricordo di Argentin, con l’assessore regionale Castelli
Corsa conclusa, foto ricordo di Argentin, con l’assessore regionale Castelli
Negli ultimi 25 chilometri si è capito che non vi avrebbero preso…

E infatti sono stati tremendi. Ho dovuto chiudere tanti buchi e lo stesso hanno fatto Boaro e Zardini. Ci siamo parlati per impedire che se ne andassero quelli della Kern e della Eolo, che erano in due.

Dopo l’arrivo Stoinic ti ha urlato dietro qualcosa…

Quando sono partito ai 150 metri ero a metà carreggiata e mi sono spostato leggermente sulla destra, ma non mi sembra di aver fatto nulla di male. Mi dispiace che abbia avuto da dire, ma la volata di testa l’ho fatta io…

Per l’Italia tre vittorie di tappa e la certezza di aver aiutato tre ragazzi che lo meritano
Per l’Italia tre vittorie di tappa e la certezza di aver aiutato tre ragazzi che lo meritano
La prima vittoria è venuta di rabbia, questa?

Questa col cuore. Ieri ero sofferente alla coscia, non credevo di avere più gambe per mettere insieme qualcosa. Proprio col cuore.

Ci voleva?

Ci voleva. Diciamo che adesso mi sono sbloccato definitivamente. Speriamo di trovare una soluzione per tutto il resto e magari anche una squadra per quest’anno.

L’abbraccio di Bertazzo a Scaroni ha molti significati
L’abbraccio di Bertazzo a Scaroni ha molti significati

Situazione assurda

Se le WorldTour non possono ritoccare i loro organici, sembra francamente incredibile che a fronte delle vittorie di questi ragazzi, non ci siano professional disposte a ingaggiarli sino al termine della stagione.

«Correrei anche gratis – diceva ieri mattina Malucelli – l’importante è correre per arrivare al prossimo anno senza essere rimasti fermi per otto mesi».

Sul traguardo di Ascoli, fra i primi ad abbracciare Scaroni è arrivato Liam Bertazzo, uomo d’oro della pista, che ha lavorato in vista della Nations Cup di Cali e ha aiutato i compagni. Come i ragazzi della Gazprom, anche lui alla fine del 2021 si è trovato a lungo senza squadra.

«Posso capirli bene anche io – dice – perché mi sono ritrovato a lungo senza niente. Allenarsi è dura, perdere completamente il ritmo gara rende difficile anche allenarsi. Da questi particolari si distingue che hanno testa, grinta e cuore».

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Zana, è fatta: «Adriatica Ionica, quarta settimana del Giro»

08.06.2022
5 min
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Seduto sotto i portici del Palazzo dell’Arengo ad Ascoli Piceno, Filippo Zana si gode la vittoria della Adriatica Ionica Race. Non l’ha mai data per scontata, anche se si era ormai capito che le strade per metterlo in difficoltà fossero finite. E così la stagione, che doveva essere quella del passo avanti dopo l’eccellente Tour de l’Avenir, si è rimessa in carreggiata.

La primavera e le corse fino al Giro, legate forse a un cambiamento di preparazione dell’ultima ora, non sono state formidabili. Avendo la corsa rosa nel mirino, la squadra aveva concordato che Zana andasse sull’Etna per fare l’altura e poi il Giro di Sicilia. Invece il suo preparatore Paolo Artuso, lo ha dirottato sul Teide con i corridori del Team Bahrain Victorious ed ha poi suggerito che andasse al Tour of the Alps, dove forse il livello era troppo alto e gli ha impedito di arrivare al Giro come avrebbe sperato. In quelle tre settimane s’è invece compiuto il miracolo della condizione. E sulle strade dal Friuli alle Marche, il corridore della Bardiani-CSF-Faizanè è riuscito a rialzare la testa.

Dopo la tappa, Zana serenissimo ha raccontato il suo stato d’animo
Dopo la tappa, Zana serenissimo ha raccontato il suo stato d’animo

«Adesso tutto è basato sui numeri – dice e un po’ sorride – e quando si vede che ci sono i numeri, si capisce che siamo in forma. Però diciamo che ho capito di stare veramente bene nella prima tappa, quando ho fatto l’attacco in salita e ho tirato sempre io. Ho scremato bene il gruppo e poi dopo la discesa ne avevo ancora per chiudere su tutti gli scatti. Quel giorno mi sono detto che la gamba stava tornando…».

E poi c’è stato il Grappa, no?

Sul Grappa mi sono sentito veramente forte. Ho ritrovato la gamba che avevo l’anno scorso quando stavo bene, per esempio al Tour de l’Avenir. Sono veramente contento, tutti i giorni è stata dura però le gambe c’erano, quindi è andata bene.

Per la Bardiani una festa attesa e necessaria nel centro di Ascoli
Per la Bardiani una festa attesa e necessaria nel centro di Ascoli
Si va in paranoia se la condizione non arriva?

Diciamo che ci sono stati momenti non facilissimi, però sono riuscito a rimanere concentrato e diciamo che questa vittoria ripaga un po’ di tutti i sacrifici e le difficoltà che ci sono state fino ad ora. Speriamo di continuare al meglio e che la ruota sia girata. Adesso si arriva fino ai campionati italiani e poi ci sarà bisogno di recuperare per fare una bella seconda parte di stagione.

Possiamo dire che il Giro sia stato per certi versi deludente, ma di certo allenante? 

Questa condizione viene da lì. Dal Giro si può uscire morti o con la gamba. Io per fortuna sono andato in crescendo, si è visto che per me questa è come fosse la quarta settimana del Giro. Avevo buone gambe e sono riuscito a giocarmi la gara.

Come è stato portare la maglia tutti i giorni?

Ho avuto una squadra super, quindi non è stato così stressante. Sicuramente bisognava sempre stare attenti agli attacchi degli avversari, anche perché la classifica era corta, quindi ho dovuto muovermi io in prima persona quando attaccavano i primi di classifica. Però la squadra ha lavorato veramente in maniera strepitosa per giorni e quindi è grazie a loro se sono riuscito a portare a casa questa corsa.

La vittoria cambia faccia alla tua stagione?

Diciamo che ripaga un po’ di sacrifici e di sofferenze avute quest’anno. Quindi adesso abbiamo un’altra metà di stagione bella tosta e sicuramente cercheremo di prepararla nel migliore dei modi, per riuscire a toglierci ancora qualche soddisfazione.

Sul podio finale oltre a Zana c’eranoanche Tesfatsion e Pronskiy
Sul podio finale oltre a Zana c’eranoanche Tesfatsion e Pronskiy

Ha lo sguardo sereno e le gambe che pulsano ancora di caldo e fatica. Adesso vengono a chiamarlo per la premiazione. Ora finalmente potrà salire sul podio e sentire che il discorso è chiuso. Piano con i voli pindarici. La sua carriera è appena agli inizi, ma la continuità nei risultati è di solito sinonimo di qualità. La Adriatica Ionica Race per il vicentino è la terza corsa a tappe vinta in due anni (prima il Sazka Tour e la Course de la Paix del 2021, oltre al terzo posto al Tour de l’Avenir). E questo, lasciandolo crescere come si deve, potrebbe essere un ottimo punto di partenza.