Cosa c’è di nuovo in casa Abus? L’AirBreaker 2.0

25.06.2025
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CAMISANO VICENTINO – Il nuovo Abus AirBreaker nasce in Italia, nello specifico a Camisano Vicentino all’interno di Maxi Studio, la medesima azienda dove ha preso forma GameChanger, il casco aero dell’azienda tedesca. Maxi Studio è stata acquistata da Abus nel 2021.

Entriamo nello specifico del nuovo casco, anche grazie al Product Manager Lukas Tamajka. Rispetto alla versione precedente, la 2.0 ha un design molto simile, ma al tempo stesso differente. Vuole essere efficiente sotto il profilo aerodinamico e massimizzare (ancora di più) la ventilazione, configurarsi al meglio con gli occhiali (le forme di questi ultimi sono cambiate moltissimo negli ultimi anni), essere un riferimento per qualità.

Ci è piaciuto definirlo un casco elegante (foto Abus)
Ci è piaciuto definirlo un casco elegante (foto Abus)

L’alta gamma di Abus è Made in Italy

«Un nuovo casco è il risultato di un insieme di fattori. Io non sono un ciclista professionista – ci dice Tamajca – non lo sono stato, ma sono un disegnatore di caschi che si affida a diversi specialisti per lo sviluppo del prodotto. Gli specialisti sono i corridori in attività ed i performance manager dei team supportati, ai quali chiedo cosa serve e di cosa hanno bisogno. Quello è il punto di partenza. Oggi si tiene conto (anche) del posizionamento nel mercato e di conseguenza del parere del reparto marketing, ma non si prescinde dalla qualità finale e dalla qualità delle materie prime.

«Un casco significa sicurezza – prosegue Tamajca – protegge la testa, non un dettaglio. Il nuovo AirBreaker 2.0 è stato rivisto, aggiornato, migliorato dove possibile, ma il progetto originale non è stato stravolto. Il DNA AirBreaker è ben visibile. Potrei riassumere i punti chiave del progetto in quattro passaggi: ventilazione, aerodinamica e sicurezza, cura maniacale di ogni dettaglio, inclusa la produzione».

La produzione italiana è sinonimo di passione

Tamajca racconta che la prima volta che è stato in Italia, all’interno di Maxi Studio, e si è trovato a contatto con i designer, non è rimasto colpito soltanto dallo studio necessario alla progettazione e la realizzazione di caschi da bici.

«Ho percepito passione – dice – la volontà di creare qualcosa a favore della sicurezza, la ricerca del miglioramento e naturalmente del buon gusto nei termini dell’estetica. Questa passione è un valore aggiunto? E’ molto di più: è il valore che fa la differenza».

Uno dei punti chiave del nuovo casco: l’inserto superiore in carbonio
Uno dei punti chiave del nuovo casco: l’inserto superiore in carbonio

I punti chiave di AirBreaker 2.0

Il nuovo AirBreaker 2.0 si basa su una struttura portante composta da una gabbia anteriore annegata nel mold EPS, sull’inserto (Aero Blade) in carbonio superiore/posteriore, oltre “all’iconica stella” sul retro che funge principalmente da estrattore. Non in ultimo dai punti di ancoraggio interni dove si innesta il sistema di ritenzione (la gabbia ed il rotore sono prodotti in Svizzera da un’azienda partner).

Inoltre, sono da considerare anche le fibbie laterali anti sfarfallamento e le imbottiture interne Made in Italy, che ora diventano flottanti (completamente diverse rispetto alla versione precedente e usate nella versione standard senza Mips, mentre la ACE adotta Mips Air Node e la chiusura magnetica delle fibbie).

Rispetto alla versione precedente

AirBreaker 2.0 ha mantenuto un impatto estetico del tutto accostabile alla versione precedente, eppure le diversità ci sono e sono importanti. Anteriormente c’è una svasatura centrale e sono state aggiunte le due bocche laterali. Queste ultima sono fondamentali per aumentare la ventilazione in punti molto critici in fatto di termoregolazione. Inoltre, la rientranza centrale bene si abbina a modelli di occhiali dotati di frame particolarmente rialzato.

Sono stati aggiunti due inserti laterali che fermano le aste degli occhiali. Non è variato il numero di asole d’ingresso per l’aria, mentre è cambiata (aumentata) la superficie di ogni singola feritoia. La sezione posteriore è più arrotondata ed è stato eliminato il piccolo spoiler, lasciando completamente libero il punto di estrazione dell’aria.

Il peso rilevato nella taglia media
Il peso rilevato nella taglia media

Alcuni numeri e dettagli

Il nuovo Abus AirBreaker è molto leggero: 205, 210 e 220 grammi dichiarati nelle rispettive taglie, S, M (quella usata da noi) ed L. Il peso ridotto? E’ un vantaggio a patto che il casco sia fatto ad hoc, grazie a materie prime di qualità assoluta e senza compromessi. Qui non manca nulla di tutto questo.

Due i prezzi di riferimento: 349 e 299 euro, con e senza Mips. Otto le combinazioni cromatiche disponibili, tre delle quali con il Mips integrato.

I nostri feedback

Il fitting è del tutto accostabile alla versione AirBraker della prima generazione. Ovvero un casco impercettibile una volta indossato, con una calzata profonda e particolarmente avvolgente, soprattutto nella sezione temporale dietro le orecchie ed in particolare su tutta la zona occipitale. Il comfort è stato ulteriormente migliorato. Grazie alle imbottiture, migliorate e più stabili, soprattutto nella parte frontale e laterale. AirBreaker 2.0 sfrutta anche una ventilazione maggiore sulla fronte e una combinazione ottimale con occhiali che hanno forme al pari di mascherine. Le due bocche laterali (aggiunte) funzionano tanto e bene, sono un altro valore aggiunto del 2.0.

Non in ultimo le fibbie, uno dei punti chiave di Abus da quando ha introdotto questo tipo di accessorio. E’ vero, non sfarfallano quando si prende velocità, rimangono perfettamente aderenti al viso e non si inzuppano di sudore, ma soprattutto non presentano i passanti in materiale plastico (e non è poca cosa). E poi c’è la cura del dettaglio, a nostro parere migliorata una volta di più ed in ogni settore del casco.

In conclusione

Un casco Abus è qualcosa che va oltre i numeri, i dati, le performance evidenziate dai protocolli. Il nuovo AirBreaker 2.0 ha il merito di non discostarsi in modo eccessivo dal “vecchio” modello, simbolo di comodità e versatilità d’impiego. E’ molto leggero e nonostante questo mette sul piatto dei valori di sicurezza che sono diventati un riferimento e dove il Made in Italy non è un dettaglio.

Cosa comporta il Made in Italy nel caso del nuovo casco Abus? Cura del dettaglio e qualità, elevati standard di sicurezza e produttivi, la capacità di combinare tecnologie macchinari all’avanguardia alla manodopera super specializzata. Macchine e tecnologie completano un processo produttivo che vede le maestranze ancora al centro.

Abus

Abus AirBreaker vs StormChaser: qualità a confronto

14.04.2022
6 min
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Da una parte abbiamo un casco top di gamma, dall’altra un casco che fa parte di una fascia media, ma con delle soluzioni degne di un top level. Entrambi hanno qualità costruttiva che supera gli standard delle rispettive categorie. Abus AirBreaker e StormChaser sono anche i caschi utilizzati dai pro’.

Valverde indossa il modello AirBreaker
Valverde indossa il modello AirBreaker

Con Movistar e Alpecin

Il modello AirBreaker è adoperato da entrambi i team, mentre lo StormChaser lo abbiamo visto indossato dai ragazzi del sodalizio Alpecin-Fenix in più di un’occasione. A questi si aggiunge anche il più aerodinamico Abus GameChanger. Il nostro confronto si focalizza sui due modelli citati in precedenza, che rappresentano un riferimento anche per il consumatore finale. AirBreaker e StormChaser sono diversi tra loro, per tecnica, design e anche posizionamento nel mercato, fattore rappresentato da un costo diverso. Il primo ha un prezzo di listino di 249 euro, il secondo di 149.

Lo StormChaser, spesso utilizzato dai corridori del Team Alpecin-Fenix
Lo StormChaser, spesso utilizzato dai corridori del Team Alpecin-Fenix

AirBreaker, come è fatto?

E’ prima di tutto un casco leggero, che fa collimare una ventilazione ottimale e un’efficacia aerodinamica di altissimo livello. Il disegno arrotondato, combinato con la coda tronca, prende il nome di Multi Position Design e permette di sfruttare un’esposizione ridotta nei confronti dello spazio, frontalmente, lateralmente e con la testa curvata verso il basso. Questo spiega anche la struttura a nido d’ape della parte superiore/posteriore della calotta. L’AirBreaker ha una struttura In-Mold con dei canali interni che distribuiscono l’aria in entrata e agevolano quella calda verso il posteriore. Rappresentano una rastrematura del mold. La calotta EPS è un blocco unico che ricopre anche il perimetro del casco.

Abus AirBreaker a sinistra, più tondeggiante nelle forme
Abus AirBreaker a sinistra, più tondeggiante nelle forme

Uno scheletro all’interno

La struttura ha un rinforzo interno, una sorta di scheletro (ActiCage Lite) che aumenta la resistenza agli impatti e stabilizza il composto In-Mold. Questa gabbia non è integrata nel modello StormChaser. Il sistema di chiusura si sviluppa grazie alla gabbia posteriore regolabile in altezza e da un rotore micrometrico che agisce sui filler laterali.

Inoltre ci sono le fibbie, piatte, morbide a anti-sfarfallamento. Questo non è un dettaglio secondario che genera anche un maggiore comfort quando ci sono temperature da canicola. Le imbottiture interne hanno gli spessori differenziati e sono più scaricate nella parte superiore dove l’accumulo di sudore e calore sono maggiori.

StormChaser, come è fatto?

In un certo senso è il casco che non ti aspetti. Il suo comfort, il fitting e la cura dei dettagli, la qualità del prodotto in genere, vanno ben oltre la media della categoria e riprende alcune soluzioni di pregio adottate per l’AirBreaker. Rispetto al precedente è leggermente più spigoloso nelle forme, con delle linee più marcate. Mantiene comunque una sorta di fil rouge aerodinamico che lo accosta al fratello maggiore.

Non presenta la struttura micro-forata sulla calotta, ma ha 7 asole di entrata dell’aria, allungate a ben disposte e 16 totali in uscita, tra laterali e posteriori. Inoltre le asole frontali agevolano l’asciugatura delle imbottiture, proprio grazie alla loro disposizione. I canali laterali danno modo di inserire le aste degli occhiali. Nonostante una calzata tonda e profonda, il casco non scende eccessivamente sopra le orecchie e non copre l’orizzonte; anche la sicurezza ne guadagna. Il sistema di ritenzione è il medesimo e trovare le fibbie piatte in un casco di questo segmento non è cosa scontata.

StormChaser a destra, AirBreaker a sinistra (foto Sara Carena)
StormChaser a destra, AirBreaker a sinistra (foto Sara Carena)

Le nostre considerazioni

Le performances elevate da parte di un casco come AirBreaker è un qualcosa che ci si aspetta, perché è un top di gamma ed è un casco che si presenta con una elevata tecnicità. E poi è davvero confortevole. Colpisce in modo positivo Abus StormChaser, superiore alla media sotto ogni punto di vista. Per finiture, perché il sistema di chiusura è comune ai top di gamma Abus. La calotta EPS copre il mold anche nella zona del perimetro. La longevità del casco si dilata. Per la qualità della calzata, che nella zona interna non presenta protuberanze e zone di pressione, oltre a collimare con la chiusura perimetrale che non da mai la sensazione di schiacciare sulla testa. E poi c’è quel design moderno, più schiacciato verso l’anteriore, rialzato sopra e con la coda tronca, sempre bello da vedere indossato.

Le fibbie antisfarfallamento

Quante volte ci siamo infastiditi per le fibbie che stringono troppo, o troppo poco. Sono dure e non troviamo la giusta regolazione, oppure troppo morbide e si allentano continuamente, oppure continuano a sbacchettare contro il viso. Oppure hai dei divisori in plastica grandi e fastidiosi. Abus AirBraker, StormChaser e anche GameChanger hanno le fibbie piatte e morbide. Non ci sono inserti in plastica nel mezzo, solo il terminale per la chiusura. Lo sfarfallio è pari a zero, comunque minimo e impercettibile quando si pedala anche ad alta velocità. Inoltre il materiale non accumula sudore e umidità.

AirBreaker, una volta indossato è compatto e comodo, con un fit profondo (@chiara_redaschi)
AirBreaker, una volta indossato è compatto e comodo, con un fit profondo (@chiara_redaschi)

In conclusione

Il rapporto tra la qualità ed il prezzo dei due caschi Abus è ottimale. AirBreaker è un casco race top di gamma e per questo motivo deve trovare la corretta interpretazione ed approccio. Potremmo dire che rispetto a molti pari categoria è più leggero, perché 210 grammi nella taglia M sono pochi e nulla è lasciato al caso. StormChaser è un gran bel prodotto, che grazie al suo design aggressivo va ad accontentare una schiera più ampia di potenziali utenti che vogliono spendere qualcosa in meno ed avere un casco qualitativamente eccellente. Inoltre il valore alla bilancia, a parità di taglia è praticamente il medesimo, pochissimi i grammi di differenza.

Abus