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Un anno di imprese con gli occhi di Bennati

30.11.2022
7 min
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Dopo un paio d’ore di bici a ragionarci su, Bennati si fa vivo al telefono. Gli abbiamo chiesto di parlare delle imprese 2022 che gli sono rimaste negli occhi e il tecnico azzurro si presenta puntuale all’appuntamento con il suo elenco, anticipato nel frattempo con un messaggio.

Il finale di stagione è popolato di famiglia, alcuni impegni ufficiali, qualche pranzo con gli amici di sempre e la bici. A breve a Milano si farà un punto della situazione e poi sarà tempo di programmare il 2023.

Strade Bianche 2022: Pogacar all’attacco da solo per 51 chilometri. Siena conquistata
Strade Bianche 2022: Pogacar all’attacco da solo per 51 chilometri. Siena conquistata

Pogacar a Siena

La prima impresa che merita un pensiero è la vittoria di Pogacar alla Strade Bianche. Era il 5 marzo, lo sloveno ha tagliato il traguardo dopo 51 chilometri di fuga.

«Ero lì a vederla – racconta Bennati – con l’auto nel vivo della corsa. E’ stata un’impresa che solo lui poteva fare, una distanza esagerata. Solo lui o magari Evenepoel. Sono azioni che ti vengono perché non ti rendi conto, a me non è mai capitato. Ti viene da pensare che quelli dietro non andassero così forte e magari è vero che inizialmente, visto anche il vento, non lo hanno inseguito tanto forte.

«Non è stata un’azione come quella di Van der Poel alla Tirreno dell’anno precedente, perché quella volta fu proprio Tadej a voler bene all’olandese. Van der Poel ha dei fuorigiri impressionanti, ma non è tanto calcolatore. Pogacar invece difficilmente sbaglia. Credo però che certe imprese saranno sempre più difficili da fare. Le prime volte chi insegue calcola male i tempi, adesso invece li tieni a tiro e non lasci tanto spazio. C’è da dire che i 184 chilometri di gara della Strade Bianche hanno aiutato, fossero stati 250 forse sarebbe stato diverso».

Sanremo, 19 marzo: Matej Mohoric solleva la bici con cui ha appena stregato la Classicissima
Sanremo, 19 marzo: Mohoric solleva la bici con cui ha appena stregato la Classicissima

La Sanremo di Mohoric

La Sanremo di Mohoric è la seconda impresa del 2022 che Bennati ha messo in memoria, colpito dalla lucidità e dalla forza dello sloveno.

«L’idea di usare il reggisella telescopico – dice il toscano – è stata geniale, però magari avrebbe vinto lo stesso. Non credo che abbia fatto la grande differenza grazie a questo. Ha vinto perché oltre a essersi preso dei grandi rischi, aveva anche tante gambe. Per vincere non poteva che fare a quel modo. Tirare le curve al limite e poi spingere forte. Lui usa abitualmente il 55 o il 56 anche su strada…

«Non è stata una vittoria come quella di Nibali del 2018, perché Vincenzo si era avvantaggiato in salita, con un’impresa di quelle che si vedevano vent’anni fa. Mohoric sapeva che l’unica soluzione era attaccare nella discesa del Poggio, perché non ha la sparata di Vincenzo. Ha scelto il momento. Ha rischiato due volte di cadere. Una volta ha preso una canaletta di scolo e se fosse caduto nell’ultima curva, non so come sarebbe finita. Ma evidentemente era scritto che la Sanremo dovesse finire così».

I quattro italiani del Giro

La terza tappa di questo viaggio nella stagione secondo il “Benna” è composta dalle vittorie di tappa italiane al Giro d’Italia, proprio nel momento in cui si sparava a zero sul ciclismo italiano.

«Visto che non avevamo ancora centrato grossi successi – dice Bennati – sono state quattro vittorie importanti. La prima, quella di Dainese un po’ a sorpresa, ha dato l’attacco. Poi è venuto Oldani, che ha battuto Rota a Genova. Quindi Ciccone a Cogne e Covi sul Fedaia. Da tifoso, mi hanno colpito tutte. Da commissario tecnico, alla vigilia di un europeo veloce come quello di Monaco, la vittoria di Dainese è stata una bella boccata di ossigeno. Certo, anche lui deve fare un salto di qualità per dare delle garanzie, ma la sua vittoria è stata una bella cosa».

Così Zana vince il campionato italiano ad Alberobello. E’ il 26 giugno
Così Zana vince il campionato italiano ad Alberobello. E’ il 26 giugno

Il tricolore di Zana

Il quarto momento è la vittoria di Zana al campionato italiano, anche se il vincitore non era ancora un grosso nome.

«E’ giusto parlarne – dice Bennati – perché la maglia tricolore merita considerazione, allo stesso modo in cui è stato giusto portarlo al mondiale. Filippo era un po’ in calo, ma la corsa che ha vinto è stata bella e importante. Il prossimo anno passa in una WorldTour e deve fare uno step importante in avanti, per capire dove potrà arrivare. Spero che possa fare il Giro e far vedere la maglia tricolore».

Kuss andatura
La vittoria di Vingegaard ha ribaltato i pronostici del Tour, ma Pogacar ci ha messo del suo
Kuss andatura
La vittoria di Vingegaard ha ribaltato i pronostici del Tour, ma Pogacar ci ha messo del suo

Il Tour di Vingegaard

Il Tour di Vingegaard rientra tra i fuori programma meno attesi. «Tutti si aspettavano Pogacar – dice Bennati – invece è stato un bel Tour. Combattuto con tattiche non sempre comprensibili. Penso all’ultima crono di Vingegaard, che forse avrebbe potuto alzare il piede dall’acceleratore e invece stava per finire contro un muro. A volte fare due calcoli può essere utile. Se Pogacar non fosse andato alla caccia di ogni traguardo, avrebbe vinto nuovamente lui. Ma di una cosa sono certo, della sconfitta del 2022 faranno le spese i suoi avversari il prossimo anno.

«Comunque Vingegaard è stato bravo a restare sempre coperto nella prima settimana, non l’hai mai visto. E aveva accanto la Jumbo Visma che ha sempre creduto in lui, presentandosi con un organico impressionante».

Wollongong, 25 settembre: Evenepoel vince il mondiale con un attacco da lontano, come aveva annunciato
Wollongong, 25 settembre: Evenepoel vince il mondiale con un attacco da lontano, come aveva annunciato

Il mondiale di Evenepoel

Il mondiale di Evenepoel è la sesta finestra di Bennati sul 2022 e questa volta il discorso si fa personale, dato che a lottare per lo stesso traguardo c’erano anche i nostri.

«La cosa sorprendente – dice Bennati – è che tutti sapevano quello che avrebbe fatto, cioè partire da lontano. Remco ha sfruttato tutto nei minimi dettagli ed è un peccato che Rota non gli stesse attaccato, perché aveva la gamba giusta per rimanere con lui. Quando ha provato a inseguirlo all’ultimo passaggio sotto il traguardo, gli era arrivato a 50 metri poi ha dovuto rialzarsi. Magari Remco lo avrebbe staccato al giro successivo, perché mettendosi al suo livello lui ti logora. Infatti secondo me Lutsenko ha sbagliato ad aiutarlo, ma se Rota fosse andato con loro, almeno il podio era assicurato.

«Dopo un po’ ho smesso di pensarci. Ho fatto tesoro del buono e messo via quel che non serve. In proporzione, ci ho messo più tempo a dimenticare i mondiali di Doha…».

Grenchen, 8 ottobre: il record dell’Ora di Ganna ha mostrato il carattere del campione piemontese
Grenchen, 8 ottobre: il record dell’Ora di Ganna ha mostrato il carattere del campione piemontese

L’Ora di Ganna

Si chiude con il record dell’Ora di Ganna, che Bennati non ha potuto seguire per l’influenza. Il cittì aveva visto Pippo partire dall’Australia alla volta dell’Europa e del tentativo di Grenchen.

«Nonostante tutto quello che era stato detto alla vigilia – racconta – ero sicuro che ce l’avrebbe fatta. E’ stato un avvenimento importante e per lui il coronamento di un sogno. Dopo la delusione del mondiale, ha dimostrato carattere da grande campione».

Novità Assos da gara: RSR S9 Targa, in vendita da oggi

04.04.2022
5 min
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Quando si muove Assos, non è mai a caso e tantomeno per caso. E così il lancio di oggi sul mercato dei pantaloncini Equipe RSR Bib Shorts S9 Targa, con Fabio Aru come modello d’eccezione (il sardo è ambassador del marchio svizzero e di Specialized), è la risposta alle esigenze degli atleti in cerca di un capo più leggero e avvolgente che in qualche modo si trasformi in una seconda pelle. E’ l’orientamento nel mondo dell’abbigliamento tecnico e non si poteva assolutamente restare giù dal treno. Vediamo però nel dettaglio di cosa si tratta.

Compressione e leggerezza

Il tessuto ha un nome che dice già molto. Il Type.701kompressor è un tessuto ortogonale (formato cioè da due o più sistemi di fili incrociati tra loro perpendicolarmente) che comprime in modo energico i muscoli, riducendo l’affaticamento. Ad esso si aggiunge il tessuto Ossidia, che completa il sostegno e la compressione del Type.701, con un’elasticità superiore nelle aree sensibili. Questo aumento dell’elasticità e del sostegno non avviene a caso, giacché a fronte dell’aumento della compressione, l’uso di tessuti differenziati permette di ridurre la pressione dove essa non è necessaria.

La nuova struttura inoltre si asciuga più rapidamente, evitando che il sudore impregni il tessuto, portando disagio all’atleta e aumentando il peso. Come effetto secondario, ma non meno importante, si ottiene la riduzione degli odori e una migliore protezione dai raggi UV, grazie al fattore di protezione UPF 50+.

Disegno RacingFit

Trattandosi di capo per correre, per il taglio Assos ha fatto ricorso alla filosofia RacingFit, la più veloce della collezione, con la gamba leggermente più lunga rispetto ai pantaloncini delle linee Equipe RS e Mille GT. 

A sostegno del taglio, si riconoscono le bretelle rollBar, che concorrono a sostenere il peso sulla sella e insieme garantiscono stabilità e comfort senza sfregamenti durante gli sforzi più intensi. Essendo realizzate in materiale reversibile in carbonio X-Frame, hanno la capacità di ridurre il tempo di asciugatura rispetto alle versioni precedenti non reversibili.

La cucitura del fondello Assos non impedisce allo stesso di muoversi assecondando il corpo del ciclista
La cucitura del fondello Assos non impedisce allo stesso di muoversi assecondando il corpo del ciclista

A fondo gamba, il sistema skinGrip Finish ha una rifinitura con transfer in silicone grippante che impedisce al pantaloncino di sollevarsi o comunque scivolare sulla coscia, che al contrario riceve un forte sostegno compressivo.

Fondello e igiene

Completa il quadro il fondello Assos S9 Sundeck, anch’esso rinnovato per ridurne peso e volume, senza cedere nulla in termini di traspirabilità.

Il sistema Shock-Absorb Damping System Mono 9 discende dal mondo delle corse, è spesso 9 millimetri e ottenuto grazie a schiume compressive e pannelli in 3D Waffle per ridurre il peso e incrementare la circolazione dell’aria. La struttura termoformata aiuta inoltre a ridurre pieghe e irritazioni.

A ciò si aggiunge il sistema whirlKrater, caratterizzato da fori distribuiti lungo tutto il fondello e negli strati di schiuma, per creare un vortice di aria fresca: evitando l’aderenza totale tra fondello e pelle, si favorisce l’asciugatura quasi istantanea delle parti intime. Concorre a ciò anche il pannello Sundeck Superlight, costituito da un tessuto morbido e confortevole nella parte frontale del fondello per incrementare la circolazione dell’aria ed eliminare la pressione sulle aree sensibili.

Ultimo tocco molto interessante è l’adozione della tecnologia goldenGate. Si tratta di cuciture che fissano il fondello nella parte anteriore e posteriore, ma gli permettono comunque di muoversi per assecondare i movimenti del corpo.

I pantaloncini Equipe RSR Bib Shorts S9 Targa sono sul mercato da oggi e chi volesse un total look all’altezza di un team WorldTour (fino al 2021 Assos ha vestito il Team Qhubeka-Nexthash) potrebbe abbinarli alla maglia Equipe RSR Jersey.

Assos

Colbrelli in FSA/Vision: si lavora già al 2022

18.11.2021
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E’ stata una giornata importante quella vissuta dallo staff di FSA/Vision Europe, che nei propri uffici di Busnago (Milano) ha ricevuto in visita Sonny Colbrelli. Il corridore bresciano, campione italiano ed europeo in carica, e vincitore uscente della Parigi-Roubaix, ha dunque visitato gli uffici di FSA/Vision Europe. E’ stata l’occasione giusta per celebrare al meglio la stagione agonistica ad oggi più importante della sua ancor giovane carriera.

Sonny Colbrelli con il manubrio K-force Compact
Sonny con il manubrio K-force Compact

Il “fattore ruota” di Roubaix

Colbrelli, che al gruppo di lavoro coordinato da Claudio Marra è legato da un rapporto davvero speciale. Il corridore del Team Bahrain Victorious è stato in assoluto il primo corridore professionista ad utilizzare quest’anno le nuovissime ruote Metron 60 SL Disc. Per questo nuovo set di ruote non poteva esserci debutto migliore se non quello del trionfo al Campionato italiano su strada nel mese di giugno. L’escalation agonistica di Colbrelli è poi proseguita con i buoni risultati colti al Tour de France e con il trionfo all’Europeo di Trento. Impreziosita dalla “perla” finale – il cui ricordo è ancora vivissimo nella nostra memoria – della Parigi-Roubaix.

In quest’ultima occasione proprio le nuove ruote Vision si sono rivelate un fattore fondamentale per il successo, grazie al canale interno più ampio (21 millimetri di larghezza interna nella versione copertoncino/TLR utilizzata dall’atleta bresciano). Un set specifico che ha consentito di montare un tubeless largo anche 32 millimetri. Ma non solo. Un altro vantaggio importante è stato quello garantito da un cerchio più largo, che ha permesso di utilizzare uno pneumatico maggiorato. Questo ulteriore dettaglio ha fornito maggior resistenza alle sollecitazioni di un terreno duro come il pavé francese.

FSA/Vision sta lavorando alle novità per la stagione 2022
FSA/Vision sta lavorando alle novità per la stagione 2022

Si valutano le novità in gamma

Oltre all’opportunità di celebrare assieme a tutto lo staff di FSA/Vision i trionfi della magica stagione 2021, la visita di Sonny Colbrelli in sede ha costituito anche lo spunto per conoscere in anteprima le principali novità tecniche proposte dalla gamma 2022.

Un gruppo di lavoro quello di cui Marra è il leader che è in grado di mettere il campione italiano ed europeo 2021 nelle migliori condizioni per poter ricalcare i successi di quest’anno.

FSA

Su il velo sulle RS4DB di Deda. Il segreto è (anche) nel mozzo

01.11.2021
6 min
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Casa Deda, autorizzazioni da riempire per entrare, poi la solita calda accoglienza da parte di Gianluca Cattaneo e Davide Guntri. Davanti, su un tavolo che per un giorno fa da catalogo, le novità 2022, anticipate per noi di bici.PRO, che da oggi sono pubblicabili. C’è da leccarsi i baffi davanti alle nuove ruote RS4DB, al manubrio Superzero RS e alla sua versione gravel. Sempre per il gravel, facendo uno strappo alla regola, vi avevamo già raccontato del manubrio e delle ruote Gera Alloy utilizzate dalla Bardiani-Csf alla Serenissima Gravel di dieci giorni fa.

La mission di Deda

«Il nostro viaggio continua a braccetto con i team dei pro’ – spiega Cattaneo, direttore commerciale di Deda Elementi – non solo per marketing, ma soprattutto per lo sviluppo. Quello che arriva ai consumatori nasce da queste collaborazioni. A monte di tutto, c’è la sostenibilità del progetto, con la riduzione progressiva dei materiali di cui si può fare a meno. Il packaging si fa con carta certificata 100% FSC (Forest Stewardship Council, ndr), che proviene da foreste gestite, mentre entro il 2025 puntiamo a ridurre l’uso della plastica di un 50 per cento, per eliminarla del tutto entro il 2030».

Bicicletta e ambiente, il binomio è indissolubile. E queste mascherine e la ventata di voler vivere green che si è sollevata dopo il Covid rende l’impegno ancor più apprezzabile. Ma veniamo alle ruote, che al primo sguardo hanno già qualcosa di affascinante.

RS4DB peso piuma

Le RS4DB sono leggere, ecco la prima cosa da dire prendendole in mano. Leggere e piene di contenuti tecnologici importanti. La coppia pesa 1.340 grammi e come tutte le ruote per copertoncini nascono tubeless ready.

Fra gli accorgimenti che ne puliscono la linea e incrementano l’aerodinamica e la rigidità, i nipples interni svolgono la loro parte, così come il perno passante da 12 millimetri e il mozzo center lock ugualmente molto leggero.

E proprio il mozzo è il primo zoom del giorno. Cattaneo spiega, gli appunti riempiono il taccuino.

«Il mozzo – dice – è stato alleggerito di 80 grammi rispetto alla serie SL. Le flange sono state ridotte e sul corpo è stata eseguita una rigatura (rifling deisgn, secondo il concetto che c’è alla base delle rigature nelle canne dei fucili, ndr) che stabilizza il flusso d’aria e spinge la ruota verso il basso, migliorando l’aerodinamica e amplificando l’effetto Magnus (deportanza della ruota) per una maggiore stabilità a velocità elevate».

L’anima del mozzo

Ciò che più piace del mozzo posteriore è il sistema grazie al quale funziona. All’interno della cassetta si trovano infatti due ghiere dentate (ratchet) dai diametri diversi che nel momento della trazione si innestano una sull’altra. La più piccola si trova nel corpo della ruota libera, mentre quella più grande si trova all’interno della flangia del mozzo. 

Questo alleggerisce l’insieme del 16 per cento rispetto al mozzo precedente. Il risultato che ne consegue è un miglior rotolamento grazie alla riduzione dell’attrito interno, mentre sul fronte della manutenzione non è più necessario disporre di attrezzi specifici.

Spessori variabili

Il cerchio è un altro bell’esempio di studio. Grazie alla tecnologia con cui viene stampato, ha spessori differenziati, che diventano più consistenti in prossimità dei nipples (56 millmetri) e più sottili nei tratti intermedi, permettendo come detto di contenere il peso e di migliorare l’inerzia della ruota. Il profilo della ruota è di 38 millimetri, con larghezza esterna di 26 e interna di 19.

Brevetto di Alpina

Raggi e nipples sono frutto di una collaudata partnership di Deda con Alpina Raggi, ben nota nel ciclismo, ma ancor più solida nel mondo moto. E proprio qui, nel regno delle vibrazioni più violente e continue, è stato brevettato il sistema anti-svitamento esportato in queste ruote.

Il nipple, esagonale come tradizione vuole, ha infatti dentro un pallino di gomma che impedisce la rotazione non voluta, come accade ad esempio con i dadi autobloccanti al cui interno si trova il classico anello di poliammide. Per consentire la corretta manutenzione, Deda Elementi fornisce alle officine una valigetta con tutti i ricambi necessari.

Zero compromessi

Le RS4DB hanno 24 raggi incrociati in terza come tutte le ruote per dischi di Deda e utilizzano lo stesso carbonio sia che si tratti di modelli a disco, sia per rim-brakes.

«Il mercato – spiega Cattaneo – si sposta decisamente verso i freni a disco. Ugualmente abbiamo ancora due ruote disegnate per freni tradizionali, di cui c’è ancora richiesta. Mentre sul fronte delle ruote per tubolari, le facciamo ormai soltanto per freni a disco. La differenza sul fronte del carbonio è che nelle ruote a disco la pelle esterna è di semplice copertura, mentre nel caso di rim-brakes, essa dovrà comprendere anche la pista frenante».

La finitura esterna è lucida, senza più l’assillo di un tempo di far vedere le trama della fibra per rassicurare che si trattasse effettivamente di carbonio.

«Abbiamo ottenuto una bella riduzione di peso – chiude Cattaneo – ma potremmo scendere di altri 50 grammi senza alcun compromesso con la sicurezza. Mentre uno dei prossimi step sarà estendere la tecnologia del mozzo RS sugli altri modelli di ruota».

Pro apre la finestra sul 2022 con il nuovo Vibe Evo

27.07.2021
4 min
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Oggi, martedì 27 luglio, PRO presenta il suo nuovo manubrio, il Vibe Evo ed essendo il centro di controllo del mezzo e al centro di continue evoluzioni, è immediato capire che i ciclisti prestino una particolare attenzione a questa parte della bici.

Bisogna aggiungere, inoltre, che l’aerodinamica la gioca da padrona nello sviluppo dei componenti. Il manubrio, in particolare, essendo situato nella parte frontale della bici, diventa un punto di studi e sviluppo proprio da questo punto di vista.

Nuovo livello di stile e aerodinamica

L’azienda, che fa parte della galassia Shimano, che produce ogni genere di componenti e ha la sede operativa in Olanda (Eindhoven), ha posto l’accento sullo sviluppo dell’attacco manubrio e del passaggio cavi. Hanno portato infatti il punto di attacco e di passaggio cavi ad una sezione superiore, così da renderlo più scorrevole e perfettamente adattato alle leve.

Il nuovo manubrio prevede una regolazione di +/- 2 gradi rispetto al punto di attacco precedente, con uno spessore di 1 1/8. Il montaggio di tubi sterzo da 1-1/4 è possibile con la rimozione dello spessore. Il Vibe Evo è disponibile in larghezze di 38, 40 e 42 centimetri con lunghezze dell’attacco manubrio di 105, 115 e 125 millimetri.

Esperienza di guida migliorata

Il nuovo manubrio è realizzato in carbonio T700, che fornisce una leggerezza incredibile, il peso è di soli 390 grammi. Il tutto unito ad una resistenza mai vista su un componente di questo tipo: i test di laboratorio dicono che è adatto anche alla potenza impressa negli sprint.

PRO ha ben cinque comode opzioni di impugnatura (sulla parte superiore, in posizione di inseguimento, presa d’angolo, presa alta sulle leve e presa bassa sulle estremità).

Meno nastro, più grip

La piega del manubrio può essere avvolta dal nuovo Ergonomic Drop Grip, un nastro progettato da PRO che fornisce un grip maggiore, per offrire un ottimo controllo della bici in tutte le condizioni meteo.

L’innovazione è sulla parte superiore del manubrio, dove la possibilità di cambiare le impugnature permette di non adoperare più il nastro in quella zona. Un concetto nuovo, derivante dal fatto che i manubri aero rendono difficile l’uso del nastro per ricoprire i tubi tagliati.

Posto l’accento sullo sviluppo dell’attacco manubrio e del passaggio cavi
Posto l’accento sullo sviluppo dell’attacco manubrio e del passaggio cavi

Nuovo attacco per il ciclocomputer

Sta diventando sempre più importante, anche dal punto di vista aerodinamico, il punto di attacco del ciclocomputer, PRO Vibe Evo, nella parte inferiore del manubrio, ha messo due viti per attaccare il supporto del computer o eventualmente anche borse o altri accessori

www.pro-bikegear.com/it

Dai Campi Elisi a Copenhagen: Tour 2022 a casa di Vingegaard

24.07.2021
3 min
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Si sa, il Tour de France non finisce mai, Tadej Pogacar stava ancora festeggiando ed ASO era già nel mezzo dell’organizzazione della prossima edizione della Grande Boucle. Per il 2022 la corsa a tappe più importante del mondo parlerà danese, infatti, prenderà il via il 1° luglio da Copenhagen. Saranno tre le tappe da svolgere nella terra della sirenetta, una cronometro di 13 chilometri e due frazioni in linea, rispettivamente di 199 e 182 chilometri.

I mondiali del 2011 partirono dal centro di Copenhagen: possibile l’identico scenario
I mondiali del 2011 partirono dal centro di Copenhagen: possibile l’identico scenario

Un’altra bandiera

La Danimarca è il decimo paese ad ospitare la partenza del Tour de France, in passato era toccato a: Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Irlanda e Principato di Monaco.

E’ stata Brest, in Bretagna, a passare il testimone al nuovo paese designato per la Grande Départ del 2022. Un passaggio non solo simbolico, infatti sul podio di Parigi il direttore di gara Christian Prudhomme ha consegnato il trofeo Grande Départ al presidente del comitato danese Lars Weiss.

Il ciclismo a Copenhagen è seguitissimo e la bici è il principale mezzo di trasporto
Il ciclismo a Copenhagen è seguitissimo e la bici è il principale mezzo di trasporto

Queste le sue parole: «Sapere che l’inizio della prossima corsa ciclistica più importante del mondo sarà in Danimarca mi riempie di emozione. D’ora in poi, gli occhi di milioni di fan del Tour saranno puntati su di noi in attesa della partenza. Non vedo l’ora di presentare al mondo intero il nostro paese nel 2022».

Scelta non casuale

Copenhagen è stata dichiarata miglior città a misura di bici nel mondo, un vanto per una nazione da sempre legata ai pedali. Quello danese è un popolo tra i più appassionati di ciclismo, non a caso la scuola danese sta sfornando atleti di grande livello.

Al via del mondiale, vinto da Cavendish, con l’arrivo a Rudderford
Al via del mondiale, vinto da Cavendish, con l’arrivo a Rudderford

Sarà di certo un’emozione particolare per il giovane talento della Jumbo-Visma Jonas Vingegaard che vedrà passare vicino a casa sua la carovana del Tour. Il talentuoso compagno di Roglic sfiorerà lo zerbino di casa, perché nella terza tappa, da Vejle a Sønderborg, il gruppo passerà accanto alla sua città natale: Hillerslev.

Chissà se Jonas abbia già segnato sul calendario il 1° luglio con un bel cerchio rosso. Noi appassionati di ciclismo abbiamo già iniziato il conto alla rovescia, mancano 342 giorni alla partenza di Copenhagen.