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A fine Giro, il punto con ACI sulla sicurezza. Cosa si fa?

02.06.2021
5 min
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«I numeri degli incidenti stradali non si fermano mai e invitano a riflettere sulla sicurezza delle nostre strade, in particolare a tutela dei ciclisti, dei pedoni, e della micro-mobilità in costante crescita». Non è male, soprattutto se a dirlo è un comunicato dell’Automobile Club d’Italia. Anche per quest’anno infatti l’Aci ha partecipato al Giro d’Italia con la sua campagna #rispettiamoci, lanciata nel 2019, per ribadire l’importanza di comportamenti sempre corretti alla guida, soprattutto quando l’automobilista incontra chi pedala o cammina.

I numeri, si diceva. I dati del 2019 sono ancora una volta raccapriccianti. Un decesso su quattro appartiene alla categoria dei cosiddetti utenti vulnerabili, con un forte aumento tra le vittime dei ciclisti (+15,5%) rispetto al 2018, dentro e fuori le aree urbane. I dati in elaborazione del 2020 confermano tale tendenza, nonostante la consistente riduzione della mobilità e dell’incidentalità complessiva. E se è cresciuto il numero delle biciclette circolanti, di pari passo è aumentato drammaticamente il dato sugli incidenti stradali che coinvolgono le bici (+3,3%).

Numeri spaventosi

Nel 2019 in Italia si sono verificati 172.183 incidenti con lesioni. Di questi 2.982 mortali con 3.173 morti. I feriti totali registrati sono stati 241.384. I pedoni feriti sono stati 21.430 e di questi 534 sono morti. I ciclisti feriti sono stati 16.371 e di questi 253 sono morti. I morti totali di pedoni e ciclisti sono stati 787, circa il 25% del totale, percentuale che sale al 42% se ci riferiamo ai morti solo nei centri abitati. I pedoni feriti entro l’abitato sono stati 20.449 di cui 407 i morti. I ciclisti feriti entro l’abitato sono stati 14.479 con 150 morti.

Già, ma chi lo spiega a camionisti, automobilisti e personaggi in vista che sui social e sulle strade continuano ad inneggiare alla mattanza? Abbiamo rivolto qualche domanda a Ludovico Fois, Responsabile Relazioni Esterne e Istituzionali di ACI, anche se la sensazione finale è quella della solita disgregazione tra le forze che operano sul fronte della sicurezza e del totale disinteresse da parte della politica.

Come si fa ad arginare quei numeri?

Bisogna insistere sulla cultura del rispetto reciproco, che è parte integrante delle regole della sicurezza stradale. Tutti, a seconda di come decidiamo di muoverci ogni giorno, siamo automobilisti, ciclisti, motociclisti, pedoni, condividiamo le stesse strade e lo facciamo insieme. Dobbiamo ricordarcelo sempre.

L’iniziativa proseguirà al di fuori dello spazio Giro d’Italia?

La campagna #rispettiamoci sta proseguendo da tre anni ed è partita in occasione della prima partecipazione di ACI al Giro d’Italia di ciclismo nel 2019. Siamo consapevoli che occorra una forte presa di coscienza per cambiare gli atteggiamenti e la cultura della guida, quindi un percorso di moral suasion che prosegua nel tempo anche oltre lo straordinario momento del Giro. Ed è quello che faremo. 

Presso i punti Aci è prevista cartellonistica in tal senso?

In passato abbiamo stampato e distribuito centinaia di migliaia di folder informativi, di adesivi da apporre sullo specchietto retrovisore per ricordare l’attenzione al possibile giungere di una bici e costantemente il tema è affrontato sui profili social di ACI e su tutti i nostri canali comunicativi. In questo momento, visto che la parte web e media della campagna è tutt’ora in corso, stiamo valutando con che forme proseguire per i prossimi mesi di quest’anno.

In che modo Aci può intervenire perché questi argomenti vengano introdotti nell’ambito delle scuole guida?

Bisogna partire dai giovani che affrontano i corsi per la patente di guida. Per questo ACI da anni opera per una guida sempre più sicura, partendo dai suoi Centri di Guida Sicura e proseguendo con il costante aggiornamento dei programmi e degli istruttori. Ma non solo nelle Scuole Guida aderenti al nostro network Ready to Go, stiamo lavorando per l’introduzione di uno specifico modulo formativo ad hoc, con appositi programmi di approfondimento e di pratica dedicati ai neo patentati, ben oltre dunque quanto richiesto dall’attuale norma.

La campagna fra un pubblico di ciclisti ovviamente riscuote consensi, si è pensato di esportarla nel mondo dei motori?

Assolutamente sì, ma di fatto già avviene. La scelta del Giro d’Italia è dettata dal voler raggiungere il più vasto pubblico possibile, composto certamente da tantissimi ciclisti ma anche da milioni di semplici appassionati. Entrambi questi soggetti sono anche automobilisti. Ed è anche una scelta simbolica, che vuole evocare vicinanza e assenza di steccati. Siamo tutti insieme, sulla stessa strada. Inoltre questa campagna tocca direttamente il milione di soci ACI, estremamente legati ai motori e le centinaia di migliaia di appassionati che seguendo i diversi profili social di ACI. Mi faccia però dire un’ultima cosa…

Prego.

Siamo di fronte a una straordinaria rivoluzione della mobilità, che grazie alla tecnologia, al web, ci permette di organizzare i nostri spostamenti utilizzando ogni volta il mezzo più idoneo tra l’auto (personale o condivisa), i mezzi pubblici, la bicicletta, uno scooter magari elettrico. In questa nuova mobilità siamo sempre tutti sulla stessa strada, dobbiamo solo imparare a rispettare gli altri e gli altri rispetteranno noi.